Verso il Giubileo - da Ottobre 2015

23 ottobre 2015 Venerdi 

"Sono venuto a portate il fuoco sulla terra, e come vorrei fosse già acceso". Scintille nel cuore e rinnovato slancio interiore. Prego che questo nuovo inizio trovi proporzionata corrispondenza. 

Ecco le tappe: a. Riordino di tutti gli ambienti di lavoro e riposo. b. Preghiera, studio, riflessione (meditazione 34 di Padre Andrea Gasparino - inizio dossier su Liturgia e Preghiera) c. Uso della bicicletta dopo aver chiuso la Assicurazione della moto. d. Lezione in youtube di Goffredo Boselli su "il senso spirituale della liturgia", sguardo sereno sulla secolarizzazione come "disincanto" nei confronti di una religione non evangelica. Rapporto positivo col presente, non solo irto di difficoltà, ma ricco di opportunità, proprio per la sua natura "non religiosa". 

 

E' una strada che presenta i suoi rischi: confondere il difficile con quello che non piace, lo sbagliato con quello che non capisci. La conferenza del prof Boselli, della Comunità di Bose, è fatta all'interno delle Settimane Liturgiche, dunque in un contesto ecclesiale sicuro, tuttavia percepisco rischi di deriva protestante e mondana. "Ogni liturgia esprime una immagine di Dio" dice il relatore. Approvo e mi chiedo: le nostre Liturgie quale Dio esprimono? Un Dio incomprensibile o comunicativo? Un Dio misericordioso o giudice? Un Dio gioioso o noioso? ...  

Bologna 22 ottobre 2015 Concelebrazione per la Dedicazione della Cattedrale
Bologna 22 ottobre 2015 Concelebrazione per la Dedicazione della Cattedrale

Durante la Messa in Cattedrale faccio una fatica grande a partecipare. Mi sforzo di stare raccolto, di corrispondere con amore a parole e gesti, ma con l'unico frutto che nasce dalla pazienza. Non mi piacciono i canti, i gesti, quella ostentata gerarchia. Quella parvenza di solennità, col cantare il vangelo, col cantare perfino la preghiera dei fedeli, con le vesti sontuose dei celebranti principali e cerimoniere. A parte il grande numero di sacerdoti, ammirevoli per obbedienza e unità, la chiesa è deserta, non perchè non sia invitato nessuno, ma perchè probabilmente quel rito non dice niente a nessuno. I canti soprattutto ... 

 

Il tema è delicato, è la chiesa che deve cambiare, o il mondo che deve cambiare? La risposta in teoria è facile: tutti e due devono cambiare, tutti e due devono accogliersi. Il mondo è accompagnato da uno Spirito che aleggia ovunque, anche nelle cose più piccole e apparentemente lontane. Così la Chiesa vive nella storia la sua "kenosi", la sua povertà, che può essere anche nella sua chiusura, paura, freddezza. Ma Gesù è qui proprio per cambiare, soprattutto la Chiesa, il suo gregge, perchè è attraverso esso che vuole salvare tutti. "A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; a chi è stato dato molto, sarà richiesto di più". 

 

Abbiamo fra le mani mezzi potentissimi, la Parola, i Sacramenti, una straordinaria Tradizione. Rimboccarci le maniche e ripartire. Non per sfidare il mondo, non per ricostruire una improbabile e problematica cristianità, ma per testimoniare, con umiltà, sapienza e gioia, il Dio del vangelo. E' giusto ripartire sempre, "estrarre dal proprio tesoro, cose nuove e cose antiche". Occorre chiedersi "quale Dio manifesta la nostra comunità?" Quale Dio manifestano i miei gesti, il mio abito, quello che dico, il mio volto, il mio sguardo? Lui, che ha tutto creato con la sua Parola potente, vuole farsi presente con le nostre parole deboli. Non è la debolezza un problema, è piuttosto la direzione in cui la indirizziamo. A Piumazzo ci sono tesori comuni a tutte le altre chiese, ma ce ne sono altri che appartengono solo a noi: la Chiesa di S. Giacomo, la Scuola Materna, la comunità delle Minime ... Occorre ripartire da lì, e andare verso il nuovo, verso questo nostro mondo concreto, esso stesso nuovo! E ne vedremo la bellezza, se sapremo vedere la nostra bellezza.    

Comumità delle Minime di Piumazzo, bellezza antica e nuova.
Comumità delle Minime di Piumazzo, bellezza antica e nuova.

23 Ottobre 2015 Venerdi

Nella campagna vedo una gigantesca macchina seminatrice. Cosa vuole dire il Signore con questo? Di cosa è simbolo? Penso voglia suggerire una semina abbondante della Parola ... Ma come è una "seminatrice gigante" nello Spirito? ... e il "trattore" chi è? Il seme della Parola può essere offerto individualmente, allora occorre moltiplicare il numero dei seminatori; ma può essere offerto anche comunitariamente, come una seminatrice che versa contemporaneamente in tanti solchi ... Questa semina sovrabbondante avviene attraverso la divina Liturgia. 

La "seminatrice gigante" di via Noce
La "seminatrice gigante" di via Noce

Ispira riordinare la biblioteca mettendo in un unico scaffale tutti i libri sulla Liturgia. Scopro di averne pochissimi, nessuno acquistato con interesse specifico, arrivati quasi a caso, scarsamente letti, alcuni forse mai aperti. Da dove nasce questo disinteresse per la liturgia? Come correggerlo? Come trovare quel senso profondo ed essenziale che i maestri tutti indicano? Ho bisogno di trovare come la chiave di questo universo; forse la ristrutturazione della chiesa, la celebrazione della Dedicazione, la conferenza di Boselli, il desiderio di cominciare a raccogliere dossier su eucaristia, confessione, matrimonio ... anche il semplice mettere ordine nei libri e vederne la povertà, è uno stimolo e una traccia ... 

 

Da un volume cadono due fogliettini, scritti a mano. Penso siano appunti, ma la calligrafia, ordinata, rotonda, diligente, non è mia ... sono note di una catechista, durante un Campo Scuola dell'Azione Cattolica, a Domadoi, nel 1987. Commuove un poco leggerle e le trascrivo.

"Caro don Remo, mi aveva chiesto di ridarle il brano "il sole e le nuvole". Purtroppo si è rovinato e in un momento di momentanea "disoccupazione" (di pausa) l'ho ricopiato ed ora eccolo qui. Vorrei complimentarmi con lei, per la sua semplicità, la chiarezza, la bravura con cui stamane ha parlato al ritiro, e più in generale come riesce a rendere piacevole ogni "predica" (di qualunque genere). Sono veramente felice che abbia apprezzato tanto la mia frasetta:

 

"AMORE NON SIGNIFICA TROVARE LA PERSONA GIUSTA

AMORE SIGNIFICA ESSERE LA PERSONA GIUSTA" 

Livia

24 ottobre 2015 Sabato

TEMPO SANTIFICATO: IL MATTINO

"Il volto del mattino risplende energico e luminoso più di ogni altra ora. E' un inizio: il mistero della nascita che si rinnova ogni mattina. Ci ridestiamo dal sonno in cui tutto il nostro essere si è ringiovanito, e percepiamo netto e forte: "io vivo, io sono!" E questo essere rivivificato si fa preghiera: "Sei tu, Signore, che mi hai creato e io ti ringrazio della vita. Ti ringrazio per quello che possiedo e sono"  E la vita rinnovata percepisce le sue forze e si protende all'azione: "Signore, io comincio la giornata nel Tuo nome e nella Tua forza. Essa vuole essere un operare per Te!" Questa è l'ora santa del mattino. Comprendi quanto dipende dalla prima ora del giorno? Essa è il suo inizio, Non la si può incominciare senza un inizio; non vi si può avanzare senza un pensiero e un proposito. Altrimenti non è affatto una "giornata", bensì un brandello di tempo, senza un senso senza un volto. Una giornata invero è una strada, essa esige una direzione. Una giornata è un'opera: esige perciò un illuminato volere. Una giornata è la tua vita intera: E la tua vita è come la tua giornata: perciò questa deve avere una fisionomia. Una volontà, una direzione, un volto fisso in Dio: tutto questo è opera del mattino" (Romano Guardini I santi segni)

26 ottobre 2015 Lunedi 

Attenti, coinvolti, quasi preoccupati dal dispiegamento di forze, i catechisti di Piumazzo, sabato scorso, all'inizio del percorso parrocchiale di formazione a Casa Beata Vergine delle Grazie. Sr. Pavana, Eleonora, Alice, Anna, i partecipanti, sono tutti bravissimi. La cosa più bella, è lo spettacolo di un lavoro di gruppo, che accanto a contenuti validi, offre una immagine solida e gioiosa di cosa succede quando si portano avanti le cose insieme.

 

A sostegno dell'offertorio Caritas, alla messe di domenica parlo della importanza di "non presentarsi a Dio a mani vuote" (Levitico), suggerendo di offrire "in una mano un dolore, nell'altra il nostro punto di conversione" (A. Gasparino). Non avrei mai immaginato che contenuto del mio personale "offertorio", sarebbe stato offrire la umiliazione del viso sfregiato, da un maldestro uso del rasoio da barba, tanto più doloroso per il suo risvolto un pò ridicolo. 

 

Leggendo Carlo Talamo, personaggio importante nel mondo delle due ruote, scopro Marco Lodoli, scrittore romano, sincero, acuto, insegnante di scuola, che dice: "Un giorno senza un pò di bellezza è un giorno sprecato". Che bellezza trovo oggi? Quella di Madelein Delbrel, una apostola laica francese, che affascina, anche con la fotografia riportata sotto, scatta tre mesi prima di morire, con quell'atteggiamento di disponibilità, quel volto, quella attenzione gioiosa ... 

Madelein Delbrel
Madelein Delbrel

"La vita è fatta per esplodere, per andare più lontano, per farsi dono. Quando la si conserva per sè soffoca, quando la si conserva per sè diventa triste; è magnifica invece quando la si comincia a donare, perchè il mondo non sia più come prima


"Ogni piccola azione è un avvenimento immenso, in cui ci è dato il paradiso e in cui possiamo dare il paradiso. Parlare o tacere, rammendare o fare una conferenza, curare un malato o battere a macchina. Tutto questo non è che la scorza di una realtà splendida: l'incontro dell'anima con Dio, incontro ogni minuto rinnovato, ogni minuto che diventa, nella grazia, sempre più bello per il proprio Dio. Suonano? Presto, andiamo ad aprire: è Dio che viene ad amarci. Una informazione?... Eccola: è Dio che viene ad amarci. È l'ora di mettersi a tavola? Andiamoci: è Dio che viene ad amarci. Lasciamolo fare»


"Dobbiamo essere dolci ... la dolcezza è un toccare senza ferire"   (Madelein Delbrel)   

27 ottobre 2015 Martedi 

Alle ore 12,00 proprio mentre, fra le altre intenzioni, sto pregando anche per il nuovo vescovo "perchè lo Spirito Santo lo illumini, lo accenda, lo guidi, e noi possiamo corrispondere al suo servizio" viene comunicata la nomina di S. E. Mons. Matteo Maria Zuppi ad Arcivescovo di Bologna. Non lo conosco. Vedo dalle foto che è magro, alto, ha un viso empatico, un pò sciupato, scopro che ha sessanta anni.

Tutti i miei superiori ora sono più giovani di me. Posso serenamente chiamarmi vecchio ...

Un bolognese con l'accento romanesco
Un bolognese con l'accento romanesco

Colgo la notizia con un certo distacco. So che per la chiesa di Bologna è un evento importantissimo, che cambieranno tante cose, e sono pronto e desideroso a corrispondere, eppure ad una certa età non si è facili a nuovi entusiasmi. Più che curiosità sul personaggio in arrivo, sulla sua linea culturale e operativa, sento che conta la umile preghiera per lui e il proposito di volergli bene. Ciò non mancherà.

 

il nuovo Pastore, nel messaggio immediatamente mandato a seguito della nomina, oltre a sottolineare per tre volte la categoria umana del "limite", vede davanti a sè la strada della "semina", la possibilità di una nuova "pentecoste", la disponibilità ad una "simpatia immensa" ...

 

In youtube cerco qualcosa su di lui: c'è una predica per l'inizio dei "50 giorni di fuoco". Colgo che è un vero romano, sveglio, intuitivo, diretto nella espressione, incline alla ironia, alla sincerità, all'affetto, alla concretezza popolare ...  Collego la sua figura ad altri due intelligenti "romani", incontrati di recente nei miei vagabondaggi in cerca di "bello": Carlo Talamo e Marco Lodoli ... io che verso i romani non ho mai avuto particolare simpatia! Ora mi piace proprio, un "romano" a Bologna! In quella predica, sembra che risponda al mio senile scetticismo: "la incredulità più grande la manifesta la nostra tiepidezza, la mancanza di entusiasmo, che ci da impressione di essere intelligenti, perchè vediamo solo noi stessi. La fede è entusiasmo!" 

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RIFLESSIONI SU HALLOWEN

Nell'immaginario di famiglie e bambini è ormai un appuntamento che vedo ineludibile.

Ne vedo tre letture, reciprocamente intrecciate:   

Prima lettura: Una festa di origine anglosassone, celtica, trasformata da noi latini come occasione ludica, una specie di piccolo Carnevale autunnale, per animare, come già quello di fine inverno, una stagione climaticamente grigia e  tendenzialmente triste. Un semplice gioco da bambini, che piace anche agli adulti, con tutto il suo risvolto creativo e commerciale.

Seconda lettura: Hallowen è un modo laico per affrontare un tema drammatico, quello della morte e dell’angoscia esistenziale, con uno stile ironico, per non prendere troppo sul serio incubi e paure, per libertà e difesa: si scherza sulla morte e i sui timori per non esserne schiacciati. 

Terza lettura: E’ una visione della vita e della morte proprio contrario a quella cristiana. Gesù, con la sua risurrezione, spazza via le tenebre e annuncia la luce; con la sua passione spazza via l’angoscia e annuncia la speranza; con la sua bontà  spazza via i “mostri” e annuncia i Santi. In conclusione si possono scegliere due strade: o eliminare Hallowen dalla propria vita, senza neppure considerarlo, come cosa che non ci riguarda, o prenderlo come sottile e lucida manifestazione del mondo, prima o fuori Gesù. Un mondo che ha le sue strade, comprensibili, anche se non condivisibili, che alla fine, paradossalmente, possono essere “vangelo”, al suo contrario. Lo splendore del Paradiso appare più chiaro confrontato con il buio dell’Inferno, anche se ridicolizzato da una ingenua mascherata, non priva di oggettivi pericoli. Alle famiglie cristiane proponiamo di vivere con i bambini questi giorni con intelligenza e fede, occasione di una semplice e dolce insegnamento, alzando lo sguardo al Paradiso, per il tramite dell’affetto ai defunti, una preghiera per loro, una visita alla raccolta sacralità dei luoghi di sepoltura.

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28 ottobre 2015 Mercoledi 

Mi sto letteralmente "zuppizzando". Il distacco iniziale verso il nuovo Vescovo si cambia in passione. Cerco di capire cosa è nel suo cuore e mettermi in sintonia con lui. Dalle sue interviste non è difficile capire cosa pensi, dove volga lo sguardo. Il tema dei poveri è centrale. Per questo Papa Bergoglio lo ha scelto. Un tema in cui mi sento indietro. Ok cominciamo il cammino! 

 

Consapevole che i problemi sono grandi, chiede di non abbandonarci alla rinuncia. "Almeno proviamoci a cambiare qualcosa!" Spesso richiama l'aforisma: "Chi salva anche una sola persona salva il mondo intero". Coltiviamo grandi progetti, consapevoli di realizzarne solo dei piccoli frammenti, ma vitali, come il granello di senape. Tenere fermo il principio di realtà, la passione per le persone concrete, per chi ha bisogno. Senza differenze. La carità è una.

 

Intervistato da Sat 2000, Mons. Matteo Zuppi si mostra tranquillo, umile, ha il vezzo di gesticolare, come di chi si schermisce, con le mani, gli occhi, le spalle, di chi vuole stabilire amichevolmente un contatto. Lo aiuta il vangelo di domenica, il cieco cui Gesù chiede: "Cosa vuoi che io faccia per te" è come dire: "Parlami di te, dei tuoi problemi, dei tuoi desideri ... Questo mi tranquillizza, come il pensiero che siamo una comunione, che affronteremo il cammino insieme"  Poi commenta il suo motto episcopale, utile dice per mantenere una rotta: "La gioia del Signore è la nostra forza", accanto ad un altro, che gli piace molto, tratto dal vangelo di Giovanni "Alzate lo sguardo". Parla dell'anno della Misericordia, del sacramento della Confessione: "Può essere doloroso per un istante fare i conti con se stesso, ma è tanto gioioso essere accolti, sostenuti da Gesù. Quando manca la gioia, è segno di qualche malattia, qualcosa che non va ... Nel mondo c'è tanta sofferenza, che aspetta di incontrare l'olio della misericordia. Il programma  del Concilio è "mettere cuore" nelle nostre città"  

 

Vedo già qualcosa cambiare in me. Una mamma viene a chiedere di preparare la sua ragazzina già grande, alla Prima Comunione. Invece di un "disturbo", lo prenderò come occasione della Provvidenza: un bisogno, cui rispondere con un tale amore, una tale larghezza di orizzonti, da farne un cammino nuovo, non solo minimalista per l'interessata, ma aperta a tanti altri ragazzi, nella collaborazione, con un metodo "a fuochi artificiali", fino alla comunità, al servizio, alla vocazione, alla missione ...

 

Quale fantasia lo Spirito Santo! Dopo un teologo come Biffi, dopo un moralista come Caffarra, un pastore della carità come Zuppi. Dobbiamo percorre il nuovo corso, senza dimenticare i tesori dei predecessori: la dimensione dottrinale, quella morale, soprattutto l'esempio di virtù e santità, commossi dalla umiltà e bontà del Card. Caffarra. 

 

Un parroco è:

sacerdote che prega

maestro che insegna

capitano che combatte

madre che nutre

padre che ama

bimbo che sogna 

A quando una nuova partenza?
A quando una nuova partenza?

3 Novembre 2015 Martedi

La liturgia è la strada per entrare in comunicazione col "mondo grande", Dio, la sua vita, la sua opera. Nella liturgia noi "lavoriamo", perchè richiede un apporto di intelligenza, sentimento, azione, anche se fisicamente minimale: respirare, voltare pagina, leggere, ascoltare ... Rimanendo "consapevoli" davanti a Dio, ci rendiamo destinatari e strumenti di Lui. Fuori della liturgia ogni lavoro è più facile e oggettivamente più appagante, perchè coinvolge il nostro orgoglio "terreno", la nostra natura egoistica. Ma appena cresciamo, nella fede e nell'amore, sempre di più ci gratifica l'opera che non pone al centro in noi stessi, ma quello che "collega", con Dio. Forma anche essa di orgoglio, meglio di dignità, ma di qualità affatto diversa.

Proprio per la sua irrilevanza agli occhi degli uomini è un lavoro prezioso agli occhi di Dio e forma quella umiltà, dolcezza, visione lontana, libertà ... le qualità dei santi.  

  

Su indicazione di Gerry, guardo il film "Qua la Mano" di Pasquale Festa Campanile, con Adriano Celentano e Lilli Carati, girato nel 1980 (anno della mia ordinazione) in parte al Kiwi Cathedral di Piumazzo. Commuove vedere quel nostro locale nel periodo del suo splendore! Storia di un prete che ama Dio e la sua gente, con allegrezza e un giorno dice a Gesù: "S. Agostino dice che chi canta, prega due volte ... chi balla allora prega tre volte". In un contesto da Peppone e don Camillo, per schiettezza e senso positivo della fede, il film auspica una religiosità più gioiosa, di cui il "ballare" è un simbolo. Prete che ama la natura, ha la moto e qualche problema con le donne. Non da parte sua, ma ne offre l'occasione. "Sono sposato e sarò sempre fedele a mia moglie" dichiara sincero e renitente ad una focosa Rossana. Cerco dove siano ora Pasquale Festa Campanile e Lilli Carati: dopo un percorso di successo e molto di declino, per Lilli drammaticissimo, entrambi sono già morti. Il loro ideale di giovinezza non è male, ma perfettibile ... desiderio di gioia profonda, che forse essi non trovato o solo in parte.  

 

Nella chiesa si innalza il ponteggio interno. I ragazzi che lavorano sono giovani, agili come atleti, lucidi come computer, coordinati come un box di Formula uno. Non perdono un istante, sono esperti e orgogliosi del loro lavoro. Giovinezza come forza e progetto, che spero trovi completamento a casa, in una bella famiglia, una sposa o una fidanzata che li aspetti, dei figli e qualche sana passione, magari il dono di saper pregare. Non me li vedo col vangelo in mano, ma spero abbiano ad incontrare qualche persona buona, alla mano, immediata, tipo Papa Francesco: per entrare nel cuore dei giovani a Gesù basta poco, una semplice connessione, una piccola porta USB dell'anima ...  Il nostro affetto e liturgia siano quella porta.  

Nella chiesa giovani operai, un pò artisti e acrobati
Nella chiesa giovani operai, un pò artisti e acrobati

4 novembre 2015 Mercoledi 

Notte a lavorare sulla "Laudato sì". Un certo ritardo organizzativo porta a questa "tirata" con le sue conseguenze penose, per chi giovane non è più. Qualche volta le "tirate" fanno bene all'anima: scuotono, fanno uscire dalla inerzia, dal pigro torpore, per l'esperienza di un bel "viaggio" interiore e intellettuale. Ecco una sintesi del lavoro, in sette punti: 

 

1. E' una enciclica difficile, perchè intreccia più piani: spirituale, sociale, scientifico, politico, economico, morale. Richiede molte letture e la assunzione di linguaggi non propri: per il tecnico la difficoltà di un linguaggio spirituale e viceversa. Ma è questo il bello della enciclica! Costringe a uscire da sè, ad abbracciare sguardi più ampi, cui non si è abituati. Papa Francesco, come già nella Evangelii Gaudium e nei suoi discorsi alle Nazioni Unite, mostra tanta intelligenza e forza.

 

2. Il tema è la "malattia grave" della Terra, trattata male dall'uomo, benchè "sorella e madre", primo dono di Dio.  E' innanzitutto consapevolezza di un danno, una ingiustizia, un grande rischio per il futuro della umanità. L'enciclica su basi scientifiche, riportando i risultati delle varie Conferenze internazionali di Ecologia, fa il punto sulla drammaticità della attuale situazione.

 

3. L'origine del problema sta nella nostra cultura individualistica e materialista, un pensare che l'orizzonte di vita sia il proprio benessere, al quale si sacrifica tutto, riducendo felicità a consumo, il progresso a ricchezza individuale, ignorando gli altri, l'ambiente e il futuro. Col risultato di accrescere le ingiustizie, i conflitti, e alla fine anche la infelicità del consumatore, turbato da ansia e insicurezza, al pari del povero e sfruttato. 

 

4. E' un problema che riguarda tutti. Come già l'enciclica "Pacem in Terris" di Giovanni XXIII°, questa si rivolge sia ai credenti che a tutti gli uomini di buona volontà. Appello e disponibilità ad una solidarietà nuova, a ragione di una sfida universale. Da questo punto di vista, è anche una occasione di unione per l'umanità, minacciata da uno stesso nemico. Anche la soluzione del problema può trovarsi solo in una sinergia di tutti, di popoli e religioni, di singoli e istituzioni. 

 

5. Papa Francesco introduce un termine: "Ecologia Integrale", indicando che problemi ambientali e relative soluzioni sono sempre intrecciate e interdipendenti. Alla ecologia classica, va unita quella sociale e quella spirituale: rispetto del mondo, degli altri e di sè. Questo unire costantemente i piani, è uno dei tratti più importanti e belli della enciclica.

 

6. La soluzione proposta si chiama "conversione" ed "educazione". Comporta pure essa un intreccio di interventi, a livello politico, culturale e spirituale. Senza chiedersi che per prima deve cominciare. Tutti hanno la loro responsabilità e ciascuno, operando nel suo ambito proprio, può condizionare positivamente l'insieme, avendo chiaro il problema e l'obiettivo. Non più una politica succube della economia, non più una economia succube della tecnocrazia, ma un intreccio di interventi, attenti ai i principi etici, garanti della umanità, del suo bene presente e futuro.

 

7. "MENO E' DI PIU!" L'enciclica finisce con una serie di slogan, incoraggiamenti a cambiare "stile di vita", proponendo la gioia della sobrietà, la ricchezza di nuove risorse nel dare rilevanza ai poveri, attraverso gesti semplici, alcuni dei quali esemplificati, avendo come prospettiva non tanto la mortificazione delle cose, ma la felicità di un loro apprezzamento maggiore, quando esse siano assaporate veramente, insieme agli altri, davanti allo sguardo compiaciuto di Dio.

  

Fiume Panaro, in una sera di ottobre, dal sentiero presso i laghetti di San Gaetano, a San Cesario
Fiume Panaro, in una sera di ottobre, dal sentiero presso i laghetti di San Gaetano, a San Cesario

8 Novembre 2015 Domenica-  Festa del RINGRAZIAMENTO

Lo Spirito Santo vuole che oggi ringraziamo. Chiede di fidarci e dire al Padre e a Gesù: "Grazie!" E se qualcosa, o tanto, non va, aggiungere con la liturgia del giorno: "O Gesù, re di gloria,/ unisci i tuoi fedeli / al trionfo pasquale / sul male e sulla morte". Ringraziamo per il dono della conversione, per la possibilità di chiedere perdono e fare gesti concreti di cambiamento. Il primo gesto è la preghiera, perchè il primo peccato è non pregare. Gesù ci perdona e dice "Coraggio!" 

 

Nella intervista di Mons. Matteo Maria Zuppi, all'inviato di Bologna (Youtube - intervista integrale) parlando di Lercaro e dei suoi predecessori, il nuovo Vescovo dice: "Noi abbiamo ricevuto tanto, da chi ci ha preceduto, e forse stiamo sperperando un tesoro molto grande ... dobbiamo anche noi lasciare qualcosa di buono a quanti verranno dopo".  Ho avuto come un lampo, nell'interpretare il declino presente, non quale fisiologico e inarrestabile cambiamento del tempo, ma anche come frutto di trascuratezza, da cui convertirci. 

 

Nel logo della Festa ci sono tre motivi: la Chiesa restaurata, Papa Francesco, la Famiglia. Il vangelo del giorno, quasi agganciandosi ai fatti di cronaca, condanna i rappresentanti di Dio per il loro pensare a se stessi, al proprio onore e benessere, e presenta come modello contrario la povera vedova: "che nella sua miseria ha dato più di tutti ha dato tutto quanto aveva per vivere". Io mi sento quel ricco che pensa a sè e chiedo a Gesù la grazia di sapere donare, cominciando subito, in concreto, dal tempo, dal cuore, dalle risorse, dalla preghiera. Donare anche le proprie ansie, e ricevere dal fratello il conforto del sollievo. Un regalo che continuamente facciamo e riceviamo è il dono della comunità. L'immagine riportata sotto rappresenta la comunità: tutti sono belli, tutti importanti, nell'insieme e nel dettaglio, e l'artista che compone, armonizza, esalta la bellezza dell'insieme e del particolare, con divina semplicità. 


Corona del ringraziamento è l'umiltà e la gentilezza.

 Festa del Ringraziamento 2015: bellezza dei particolari, evidenziata da una composizione semplice e armonica, che alterna il no e il si, il vuoto e il pieno, la ripetitività di una accoglienza, per esaltare la diversità  di ogni dettaglio.
Festa del Ringraziamento 2015: bellezza dei particolari, evidenziata da una composizione semplice e armonica, che alterna il no e il si, il vuoto e il pieno, la ripetitività di una accoglienza, per esaltare la diversità di ogni dettaglio.

9 Novembre 2015 Lunedi 

" Rinnovare il nostro incontro personale con Cristo, o almeno prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, e di cercarlo ogni giorno, senza sosta. Non cè motivo che qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui. Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. Ci fa tanto bene ritornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: "Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia". Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla Risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada ..." Papa Francesco E.G. n. 3 

 

La Festa del Ringraziamento è bella e partecipata. Schema confermato nei momenti mattutini e rivitalizzato nel pomeriggio, ad opera di tanti, dei giovani e i genitori della Scuola Materna. Al suo termine, contento, ringrazio e cerco ora quale passo avanti compiere. Finito il grande libro "La Montagna incantata", alla sera guardo sconsolato la mia piccola biblioteca: cerco un nuovo libro per entrare nel mistero della vita, non con la particolare eloquenza del dramma, ma qualcosa ispirato alla bellezza della serenità. Una lettura dolce, ma non sciocca; serena ma non superficiale, umoristica ma non stupida, contemporanea ma non riduttiva; italiana ma non provinciale ... Una vocina dice: scrivilo tu quel libro!  Non ne sono capace e allora "mi rifugio" nel punto massimo, il vangelo del lunedi: " Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato! " Penso alla nostra chiesa in restauro, alla persona di Gesù-tempio, all'anima-tempio, alla comunità-tempio ... Non trovo parole poetiche che dicano l'incanto della vita, ma guardo fuori, all'inesauribile racconto del creato-tempio ... libro che anche il mio cuore sa scrivere. 

9 novembre 2015, panchine come altare, cielo come abside, prato come aula ... liturgia della luce e del silenzio
9 novembre 2015, panchine come altare, cielo come abside, prato come aula ... liturgia della luce e del silenzio

Con don Severino Stagni, compagno di Seminario, prendiamo accordi per l'incontro di classe, mercoledì prossimo. Parla della sua "scoperta" di don Divo Barsotti, e di un articolo sulla spiritualità di Papa Bergoglio, letto su La Civiltà Cattolica, di cui riporto una sintesi: 

 

La riforma della chiesa secondo papa Francesco

e S. Ignazio di Loyola


“Papa Francesco è Papa gesuita e la sua idea della riforma della Chiesa corrisponde alla visione ignaziana”. La riforma è “un processo davvero spirituale che cambia anche le strutture”. Non a caso “uno dei grandi modelli ispiratori di Bergoglio è il gesuita San Pietro Favre, chiamato ” il "prete riformato".


In Bergoglio la riforma della Chiesa è frutto degli Esercizi Spirituali

“Papa Francesco – scrive padre Antonio Spadaro – è un frutto degli ‘Esercizi Spirituali’ e la sua visione della riforma della Chiesa è radicata nella riforma di vita, che è frutto degli Esercizi”. D’altro canto, prosegue l’articolo, il riformatore – come il gesuita – per Francesco deve essere uno “svuotato”, non deve essere centrato su se stesso ma nel Signore, è chiamato ad un abbassamento, ad uno "svuotamento". “La riforma per Francesco – scrive il direttore di ‘Civiltà Cattolica’ – si radica in uno svuotamento di sé. Se non fosse così, se fosse solamente un’idea, un progetto ideale, frutto dei propri desideri, anche buoni, diventerebbe l’ennesima ideologia del cambiamento”.

 

Il Papa non ha “programma”, al centro c’è il “discernimento”

 Papa Francesco, si legge ancora, non ha un “programma”. Il Pontefice “avanza sulla base di una esperienza spirituale e di preghiera che condivide nel dialogo e nella consultazione”. Questo “modo di procedere si chiama discernimento: è il discernimento della volontà di Dio nella vita quotidiana”. Compito del riformatore “è dunque quello di iniziare o accompagnare i processi storici”. Per Bergoglio, annota padre Spadaro, “riformare significa avviare processi aperti e non tagliare teste o conquistare spazi di potere. E’ proprio con questo spirito di discernimento che Ignazio e i primi compagni hanno affrontato la sfida della Riforma”. Tuttavia “la strada che intende percorrere è per lui davvero aperta, non è una road map teorica: il cammino si apre camminando. Dunque il suo progetto è, in realtà, un’esperienza spirituale vissuta che prende forma per gradi, che si traduce in termini concreti, in azione”. “Il pontificato bergogliano, e la sua volontà di riforma non sono e non saranno solamente di ordine amministrativo, ma di avviamento e di accompagnamento di processi: alcuni rapidi e folgoranti, altri estremamente lenti”.


Con il  Sinodo, Papa ha impresso movimento alla Chiesa

Per Francesco, quindi, è più importante avviare processi che occupare spazi. “Ne è esempio notevole il movimento impresso alla Chiesa intera” con il doppio Sinodo sulla famiglia che “è stato pensato come un processo” dal Papa. Bergoglio “vive una costante dinamica di discernimento, che lo apre al futuro. Anche al futuro della riforma della Chiesa, che non è un progetto, ma un esercizio dello spirito, che non vede solamente bianchi e neri, come vedono coloro che vogliono sempre fare battaglie”. Del resto, Francesco ritiene che “non bisogna neanche aver paura dei conflitti, che a volte scuotono e impauriscono”. Per il Papa gesuita, bisogna “accarezzare i conflitti”, “armonizzare le contraddizioni”. Al contempo, Papa Francesco “è ben consapevole che la riforma della Chiesa richiede una formazione ampia e profonda, specialmente dei pastori. In questo senso è anche in linea con l’esigenza profonda, sempre avvertita come missione da parte della Compagnia di Gesù, di formare il clero, di formare i pastori”.


La riforma vive una proficua tensione tra Spirito e istituzione

L’articolo si conclude sottolineando che per “Papa Francesco la riforma della Chiesa vive una forte e proficua tensione dialettica tra spirito e istituzione”. Esiste una “tensione dialettica intra ecclesiale nel discorso che fa Papa Francesco tra Spirito e istituzione”, “in modo da contrastare l’introversione ecclesiale, come l’aveva definita San Giovanni Paolo II, che resta sempre una grande tentazione”. “E’ interessante notare questa tensione fruttuosa tra la Chiesa come popolo pellegrino e quella come istituzione, che rispecchia le due definizioni di Chiesa predilette da Papa Francesco”: “popolo fedele di Dio in cammino” (Lumen Gentium) e “santa madre Chiesa gerarchica” (Sant’Ignazio di Loyola). “La riforma della Chiesa, per Francesco – conclude Antonio Spadaro – in fondo è questo: far sì che la santa madre Chiesa gerarchica, sia sempre il popolo fedele di Dio in cammino”. 

10 novembre 2015 Martedi

Il vangelo del giorno "Siamo servi inutili" -  assai arduo e per taluni versi "inaccettabile" -  ci libera dalla schiavitù della gratificazione, esaltando il lavoro ben fatto, per se stesso, come atto di fede, di carità e di speranza, consumato entro l'orizzonte soprannaturale della propria umiltà. Vangelo della laboriosità continua, diversificata, incalzante; con momenti di riposo, ma sempre "dopo". Neppure valutazione sulla qualità del lavoro, ma sul semplice dato della obbedienza. Collego questo al vangelo della "povera vedova", quello liberava dalla schiavitù della quantità, questo dalla schiavitù della gratificazione, dei risultati. Libertà difficile, da chiedere, ed esercitarsi ... 

 

"Tutte le famiglie felice si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". Inizio del romanzo di Leone Tolstoi, Anna Karenina. 

Dalla prima frase si capisce un libro, dalla prima azione del mattino la qualità di una giornata.

Alla luce del vangelo, pensiamo che anche la felicità sia diversa e unica, per ogni anima buona


Giornata alla Casa del Clero, per la riunione annuale di bilancio e programmazione amministrativa. Prima dell'incontro, dialogo con Mons. Stanzani da alcuni mesi ospite della struttura, di cui ne è anche l'attuale Direttore. "Qui si perde tutto: senza più casa, famiglia, incarichi, neppure la predica possiamo più fare; normale che qualcuno dopo un pò inizi a dare problemi. Si salvano le persone molto virtuose che pazientano e accettano. Siamo accuditi e serviti, ma anche comandati"  Il cuore sente un appello a dedicarmi con più amore a questi confratelli, che la vita mi ha reso particolarmente prossime.


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Alla riunione serale coi catechisti del vicariato, don Bruno Bignami di Cremona (che mi ricorda - in bello -  la fisionomia di Gru, il protagonista di Cattivissimo Me)  sviluppa in un modo eccellente il tema della misericordia, sul versante del "fare". 

Partendo dalla parabola del Buon Samaritano, la dimensione del "fare" è corollario essenziale di quella dell'"essere" , come già nella domanda del giovane ricco. "Cosa devo fare per avere la vita eterna?"  Tutto inizia dalla "compassione", sentimento "generativo" che, diremo alla fine, risiede in un particolare "sguardo".


Da essa nasce una molteplicità di gesti, attraverso i quali tu ti fai "prossimo" di colui che incroci ferito, lungo il tuo cammino. Gesti forti, che riguardano 1. il tempo per fermarsi; il primo modo per fare misericordia è dare la possibilità alle anime di incontrarsi  2. il lenire con mezzi appropriati, olio e vino. Le ferite sono di vario tipo: a. il peccato, che si cura con l'olio della confessione; b. le ferite del dolore o della malattia, con l'olio degli infermi; c. le ferite dalla stanchezza della vita, col vino della speranza, l'Eucaristia  3. infine l'uso e il valore del denaro. In Matteo 25 cresce la gamma delle opere di misericordia, che da un lato parlano di Cristo: lui è l'affamato nel deserto, l'assetato sulla croce, il carcerato da Pilato, il forestiero in Egitto, ecc;  da un altro mettono in luce il rapporto fra misericordia e salvezza. Riconoscere la presenza di Cristo, ora, nel ferito. Spesso le necessità si intersecano, perciò chi è affamato è anche prigioniero, ecc. Sono il luogo in cui si manifesta la prossimità di Dio nella mia vita, Io sono l'aiuto di Dio per gli altri, essi sono la presenza di Dio per me, sia nel dare che nel ricevere. 


Le "opere di misericordia spirituale", declinano, con finezza psicologica, le necessità interiori, che non sono meno gravi di quelle fisiche, così le prime tre opere di misericordia spirituale, verso gli ignoranti, dubbiosi e afflitti, attengono a pesi che affliggono il prossimo; le atre tre, ammonire i peccatori, perdonare le offese, sopportare i molesti, attengono alla riconciliazione; l'ultima al dolore più grave, la morte. Imparare a leggere negli occhi il pianto del tuo fratello, per "custodirci reciprocamente". Le tre opere sulla riconciliazione ci dicono che il peccato è un processo, che comincia quando tu ti sei allontanato dal tuo amore e poi gradualmente ti sei inoltrato per strade che davano più spessore alla vita ideale, che a quella reale.  Da qui una paralisi, un blocco, una accidia, che è lo scoraggiamento interiore, il dire non ce la faccio, non ne vale la pena. Depressione spirituale. Occorre che qualcuno ci ammonisca, bisogno di una comunità, pur con tutte le resistenze che si mettono in campo, qualcuno che vigili su di te. Come? 


Con uno "sguardo nuovo". Convertire lo sguardo, capace di accorgersi quando qualcuno attorno sta male, capace di fermarsi, di lasciare muovere l'emozione materna, le viscere. Imparare a riconoscere dietro una domanda, mille altre, entrare gradualmente e con rispetto nella profondità dell'altro. Adam Smith diceva di guardare alla gente di successo, per essere stimolati a somigliare loro; Gesù ci chiede di guardare a chi sta male. Chi ha ragione? Il segreto è "il modo di guardare". Assumere quello di Gesù verso Zaccheo, "dal basso verso l'alto", non dall'alto verso il basso. Guardiamo agli altri non per giudicare ma per assumerne il destino. Cercare di possedere lo sguardo degli ultimi, perchè noi stessi siamo per primi dei feriti.  "Consigliare i dubbiosi" non significa fare lezioni di cultura, ma offrire la credibilità della propria vita come risposta alle medesime fatiche, non con parole, ma la semplicità eloquente dei gesti, una presenza, un tendere la mano, un abbraccio ... A tutto questo "ci si allena", la vita cristiana ha a che fare con l'allenamento.


La misericordia è una sorta di "ministero ecclesiale", richiede vigilanza per saper custodire la dignità della persona, dentro la sua vulnerabilità, luogo entro cui più facilmente si sperimenta la grazia del vangelo. Il Ministero della misericordia è un servizio di "uscita", "attenzione" e "accompagnamento", senza il quale molte anime si allontanerebbero dalla fede.


Nelle domande ai catechisti, ci si chiede "come vivere  e comunicare ai bimbi la misericordia". I catechisti sottolineano l' importanza di sperimentarla nella propria vita, testimoniarla nella unità fra di loro, nella vicinanza a chi in parrocchia ne ha il carisma (Caritas), nell'accogliere come opportunità i bambini difficili, nel cercare di dare tempo all'incontro personale, per la attenzione e l'accompagnamento, sia dei bimbi che dei genitori.  

 

11 Novembre 2015 Mercoledi San Martino

"Tutto quello che è donato non è perso. Questo vuole dire, Gesù, quando al giovane ricco propone di dare tutto ai poveri e seguirlo. Proposta impossibile per regola, ma non per amore. "Nulla è impossibile a Dio". Dio ci chiama e apre le porte chiuse del nostro cuore e ci vuole insieme nel suo sogno di cambiare il mondo, di essere noi stessi, senza nasconderci dietro alle ricchezze e alle cose. Ci coinvolge nel suo sogno di un amore senza confini. Gesù gli chiede di lasciare tutto, perchè gli vuole dare tutto, tutto quello che serve per davvero, per dargli molto di più" (Matteo Maria Zuppi - dal libro Confessione)

 

Realizzo che la mia moto ideale è proprio la piccola 125, agile, immediata, per andare veloce e vicino. Non vedo l'ora che sia già primavera per andare incontro alla gente "veloce e vicino", con umiltà, allegria e "purezza". Le moto più grandi sono sicuramente più proporzionate, ci si sta meglio, specie per i viaggi lunghi. Ma io non devo e non voglio fare lunghi viaggi. Il mio "andare lontano" è andare "presto e vicino", verso le persone e non verso i luoghi e le città. Voglio "andare qui", "entrare di più qui", non allontanarmi. La moto piccola è più adatta per "avvicinarsi". Moto e non bici, per essere più sollecito, per colmare le piccole distanze o le medie distanze, senza essere spaventati dagli ostacoli, il traffico, la complessità, i molti impegni. Non dimenticare nessuno, essere prossimo a tutti, non tardare, l'entusiasmo dell'amore, del fare, del cercare, dell'incontrare. Ecco cosa rappresenta la mia piccola, leggera, dolce, silenziosa, Yamaha ibr 125 anche un pò risibile. Non si dà arie, non ostenta, non attira lo sguardo, è solo veramente un simbolo di amore operoso e delicato. Non vedo l'ora che sia primavera; ma cosa impedisce che sia già ora primavera? Oggi è estate di San Martino! 

 

Amo la letteratura ...  "La poesia ci prepara alla ricerca di Dio. Essa opera lo smantellamento della crosta che copre la realtà, mette a nudo il nostro cuore, ci apre ad una comprensione più profonda e totale della vita e delle sue espressioni: la sua notte e il suo giorno, il suo esteriore e il suo rovescio, la sua parola e il suo silenzio"  (J.T. Mendonca - introduzione a F. Pessoa)

 

12 novembre 2015 Giovedi 

Continua l'eco della bella meditazione di don Bruno Bignami, sullo "sguardo nuovo". Vedo nel cuore nascere un nuovo senso per la parola "povertà", superando il fastidio per la retorica pauperista e soprattutto la resistenza del mio abito borghese, difficile da svestire. Perchè ha le sue buone ragioni. Nessuno toglie la consapevolezza che i valori "borghesi" del lavoro, della ascesa, della conquista, della raffinatezza, siano buoni. Ma la via della misericordia fa scoprire qualcosa di meglio e in qualche modo contrapposto. 

 

"Vicinanza alla gente e preghiera, sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto". Papa Francesco, a Firenze per il Convegno della Chiesa Italiana, continua ad indicare la strada di Gesù. Sottolinea tre aspetti del volto di Gesù: "umile", "disinteressato", "beato". Mette poi in guardia da due tentazioni: quella "pelagiana" il confidare in un cristianesimo delle regole, e quella "gnostica" il cristianesimo della spiritualità intimista. La strada è la vicinanza alla carne di Cristo e alla carne della gente, specialmente dei poveri. 

 

Giornata passata a Linaro (Imola) alla riunione annuale coi compagni di Seminario. Impressione sempre più bella, anno dopo anno, allo spettacolo di fedeltà, pace interiore, composta letizia dei miei amici. Molti però sono ingrassati e un pò disordinati, nell'abito e nello stile. Io pure. Poca cosa, rispetto alla fondamentale direzione di carità e missione. Tuttavia credo che vada recuperato, assieme alla sobrietà, un santo decoro, equilibrio esteriore, segno di quello interiore. Parliamo con entusiasmo di Papa Francesco, amareggiati per gli ennesimi scandali "che tolgono sempre di più credibilità alla chiesa, in mezzo alla gente" ma "è bene che il marcio venga fuori, così è più veloce il rimedio" Nessun orgoglio o giudizio, ma amore e volontà di perseverare. Il più armonioso in mezzo a noi, forse è Luciano Sedioli, l'unico a non essere diventato sacerdote, ma in una vita professionale e famigliare, con moglie, figli, ora quasi nonno, coltiva una dedizione alla fede e alla chiesa veramente ammirevoli. Parliamo delle nostre scoperte, di anime belle, di persone "vive" che hanno qualcosa da dire, come Fr. Enzo Biemmi sulla catechesi, don Luigi Verdi di Arezzo, Padre Barban, nuovo abate di Fonte Avellana ... Io taccio: in mezzo a tanta teologia e spiritualità, parlare del fascino di Anna Karenina di Tolstoi, o del valore simbolico della moto Yamaha, non so proprio come farcelo entrare ... 

Don Severino Stagni, parroco di Rastignano e a destra Luciano Sedioli

 

13 Novembre 2015 Venerdi  (Anniversario nascita di S Agostino) 

Tramite il parrocchiano Vincenzo Galletti, arriva una piccola icona russa, di fine ottocento, acquistata da un turista ad una bancherella popolare, sequestrata dalla polizia, poi riconsegnata di nascosto, con l'ordine di "farla sparire" ...  Penso alle peripezie della povera immagine, a chi l'abbia dipinta, quale famiglia abbia pregato davanti ad essa, quali ragioni di povertà l'abbiano fatta vendere, o abbandonare, poi passare di mercatino in mercatino, fino ad arrivare, dopo venti anni di armadio, nelle mie mani incerte. Guardandola, profondamente attratto, colgo come qualcosa di "vivo", una presenza come fisica della Madonna e del mondo divino. La metto in camera, non per impossessarmene, ma per tenerla più vicino, ed è spontaneo rivolgere a lei le ultime preghiere della sera, le prime preghiere del mattino, dal piccolo vecchio inginocchiatoio che le sta davanti. Desiderio di darle un nome ... ispira chiamarla "Madonna della conversione". 

 

Chiamato a Spilamberto a presenziare un funerale, imparo che il modo drammatico di quella morte, sospetta un suicidio. I famigliari Piumazzesi, per pudore e rispetto, giustamente tacciono queste circostanze. Metto da parte le letture e omelia preparati, non conformi allo spirito dell'evento, affidandomi totalmente, con umiltà, al cuore e allo Spirito. C'è anche il Pastore della Comunità Evangelica (G. ne frequenta le riunioni), chiede di potere dire qualcosa alla fine. Solitamente imbarazzato a queste commistioni, nello spirito di Papa Francesco accolgo volentieri la condivisione di preghiere, ed essendo io a presiedere, introduco col massimo onore il Pastore Aldo. Senza esseri messi d'accordo, noto che nel suo discorso scritto ci riferiamo allo stesso identico testo del vangelo, sviluppato in riflessione concorde. E' molto commovente!

 

Dopo i parenti, mi fermo a salutare il Pastore Aldo; essendo lui più anziano di me e con indole più pedagogica della mia, ascolto i suoi ammonimenti: "Dobbiamo portare alle fede le anime!" "In che modo?" chiedo. "Col Vangelo! E' la stessa Parola di Dio che suscita la fede, dobbiamo dire la Parola di Dio, così come è! La maggior parte non conosce la Parola di Dio, così dilagano i nemici dell'anima: occultismo, idolatria, superstizione, e molti si fanno tanto male"

 

16-17 Novembre 2015 Lunedi e martedi

su un tappeto di foglie

PELLEGRINAGGIO ALLA TOMBA DI S. AGOSTINO A PAVIA

 

Non è certo stagione di pellegrinaggi in bicicletta, ma "Il grigio non stanca gli occhi", recita una poesia, dedicata al Po, a Corte S. Andrea, antico guado sulla via Francigena. Da tempo avevo programmato questi giorni, per ricarica fisica e spirituale. La meta principale è Pavia, alla tomba di uno dei più grandi Padri della Chiesa, S. Agostino. Si trova in una chiesa appartata, con piazzetta di ciottoli, coperta ora di piccole foglie, dorate, morbidissime: un tappeto gentile, per avvicinarsi silenziosi al grande Santo. I fatti tragici di Francia, ricordano come anche il Vescovo di Cartagine visse il dramma della caduta della civiltà romana, per opera dei barbari. Allora scrisse una opera monumentale, sul senso cristiano della storia: la Città di Dio. A S. Agostino chiedo "la medesima luce di fede, la conversione e una rinnovata dedizione pastorale"

Antico luogo di traghetto sul Po; a destra, piazzetta di S. Pietro in Ciel d'Oro a Pavia. 

 

Parto da Piumazzo in bicicletta, per Modena, da qui in treno per Piacenza. Durante la Messa nel Duomo, commuove la parola di Gesù al cieco di Gerico: "cosa vuoi che io faccia per te?". Visita alla tomba del Beato Scalabrini, grande vescovo piacentino, scoperto coi giovani a Loreto: apostolo del catechismo, dei migranti e buon pastore per tutti.

Da Piacenza a Pavia, il percorso in bicicletta è quasi tutto su argine, in gran parte asfaltato, tranquillo, sicuro, fra distese di campi, pioppeti, costeggiando paesini, or vicini or lontani dalle sponde del Po. Luogo di meditazione, silenzio, pace, piacere del pedalare. Un minuscolo borgo, chiamato Paradiso, fa considerare quanto sia vero questo nome, in questo momento. Uno scorrere di paesini: Orio Litta, Lambrinia, Alberone, Bosco, S. Margherita, San Giacomo, San Leonardo, fino alle porte di Pavia, dove arrivo ormai al buio, lungo il Ticino, presso il suggestivo Ponte Coperto. Il contrasto fra la solitudine del giorno e la vivacità della sera, rendono più magico l'ingresso in città e la sua mirabile eleganza. Con la bici a mano, attraverso lentamente le vie del centro, rivivendo il senso del tutto, cercando luoghi di bellezza, di storia, arte e fede, come San Michele e il Duomo, solenne e armonioso.

 

Martedi è il giorno del grande incontro con S. Agostino! Alla messa davanti alla sua tomba c'è il vangelo di Zaccheo: "Scendi subito, oggi devo fermarmi a casa tua". Rispondo con gioia alla Parola del Signore, chiedendo a S. Agostino, la grazia della conversione, come per Zaccheo, come per Lui, e ricevo l'ispirazione di "non stancarmi mai di chiedere questa grazia".  

Per tornare a casa, mi dirigo verso Milano. Se tornassi a Piacenza, dovrei fare 80 kilometri, invece per Milano, dove alla stazione di Rogoredo caricano la bici, sono appena 40 kilometri. Così posso passare accanto alla famosa e magnifica Certosa di Pavia.

A fianco del Naviglio Pavese, il percorso è tutto su ciclabile, fino quasi al centro di Milano, a Porta Ticinese. Attraverso la grande capitale, ancora a piedi, per timidezza e rispetto, soprattutto per lasciar spazio all'incanto e alla consapevolezza. Spettacolo del Duomo, davanti al quale lacrime di commozione dicono la bellezza del momento. Ormai al buio, sulla ciclabile verso casa, pedalo di nuovo leggero, su un tappeto di foglie, verso la meta vera, del gioioso pellegrinare.

Simboli della Francigena a fianco del fiume Po; Tomba di S. Agostino in S. Pietro in Ciel d'Oro

Certosa di Pavia, facciata e chiostro - Duomo di Milano -  ciclabile di notte, verso Spilamberto.

 

18 Novembre 2015 Mercoledi

Ascolto il Papa, cercando una parola sui fatti di Parigi. Oggi, come domenica, la dice dopo avere annunciato la parola ordinaria di Gesù e del vangelo. E' un metodo che ci insegna: anche nei momenti più cruciali, quelli con le domande più acute, si comincia con l'ascolto diligente della Parola di Gesù. Parla il Papa del Giubileo, della Porta Santa che simboleggia la "apertura" di Dio al perdono, raccomanda alla Chiesa di "tenere le porte sempre aperte". Poi pronuncia la frase: "Usare il nome di Dio per la violenza è una bestemmia!" 

 

Visita ad Anna, moglie di Manferrari di cui sono stati fatti i funerali ieri: "Mi ha commosso fare il funerale in Teatro, perchè Guerino vi ha lavorato molti anni, come maschera, quello che staccava i biglietti". Alla messa, vangelo delle "mine", segno della fiducia e benevolenza divina, a fronte di una lettura opposta, da parte dell'uomo, di un Dio severo e oppressivo, di cui liberarsi. Saremo giudicati sul metro della nostra idea di Dio: severo se lo vediamo severo, assente se lo vediamo assente, misericordioso se lo vediamo misericordioso.    

19 Novembre 2015 Giovedi 

Io fragile, ad ogni passo incontro persone fragili, minate dall'ansia e dalla paura, che chiedono una "grazia" che pare mai arrivare. Ringrazio Dio di questi incontri. Se le anime vengono, significa che trovano "porte aperte". Se tornano, significa che trovano nel nostro cuore una casa accogliente. Gli operai montano il ponteggio attorno alla cupola: tutto il paese vede i segni del lavoro che procede. Quale chiesa ci sarà riconsegnata? Quella "dalle porte spalancate", per fare "uscire" Cristo verso le persone, per "accogliere" quanti bussano, in cerca di forza e rifugio.


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Continua la frequentazione di S. Agostino, dopo il pellegrinaggio a Pavia. Nasce il 13 novembre (giorno del mio viaggio!) 354 e muore il 28 agosto del 430 mentre la sua città, Ippona, è assediata dai Vandali. Stanno mettendo a ferro e fuoco tutta la regione circostante; Roma e Bisanzio, sono lontane e troppo deboli per venire in soccorso. Atrocità di ogni tipo aumentano il terrore. Il vecchio Vescovo sostiene il suo popolo con la preghiera, la parola, la speranza nella "Città di Dio". "Tempi difficili, Tempi difficili, dicono gli uomini. Ma i tempi siamo noi! Quali siamo noi, tali sono i tempi!"  "Di fronte al destino che getta una società nell'abisso, il vecchio vescovo si richiama ad un'altra, fondata su quei principi che egli non si stanca di formulare e ripetere. Ciascuno dei suoi appelli è una scelta per l'avvenire"  (Daniel Rops) 

 

"La traccia di Dio nel giovane Agostino è l'inquietudine, quella trepidazione del cuore davanti agli enigmi del mondo e della vita. C'è in questo ragazzo il tormento inappagato, inappagabile, di chi cerca risposte ai veri problemi. Se è vero, come dice Newman, che un'anima senza inquietudine è un'anima in pericolo, come è misteriosamente protetta l'anima oscura e patetica di Agostino! "

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Toccante è l'omelia di Papa Francesco a Casa Santa Marta:

“... oggi Gesù piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell’odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi … tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace”

“Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo adesso?” “Rovine, migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: tanti!, e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi. Una volta, Gesù ha detto: ‘Non si può servire due padroni: o Dio, o le ricchezze’. La guerra è proprio la scelta per le ricchezze: ‘Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’, e andiamo avanti con il nostro interesse’. C’è una parola brutta del Signore: ‘Maledetti!’. Perché Lui ha detto: ‘Benedetti gli operatori di pace!’. Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti. Una guerra si può giustificare – fra virgolette – con tante, tante ragioni. Ma quando tutto il mondo, come è oggi, è in guerra, tutto il mondo!: è una guerra mondiale – a pezzi: qui, là, là, dappertutto … -  non c’è giustificazione. E Dio piange”.

“E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita”. Come fece “un’icona dei nostri tempi, Teresa di Calcutta” “con il cinismo dei potenti, si potrebbe dire: ‘Ma cosa ha fatto quella donna? Ha perso la sua vita aiutando la gente a morire?”. Non si capisce la strada della pace…”

 

“Ci farà bene anche a noi chiedere la grazia del pianto, per questo mondo che non riconosce la strada della pace. Che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Chiediamo la conversione del cuore. Proprio alla porta di questo Giubileo della Misericordia, che il nostro giubilo, la nostra gioia sia la grazia che il mondo ritrovi la capacità di piangere per i suoi crimini, per quello che fa con le guerre”.

20 novembre 2015 Venerdi 

Amare

Amare Gesù

Amare ogni istante

Amare la preghiera

Amare le umiliazioni

Amare il lavoro

Amare la pace

Sperare

Sperare nell'oggi

Sperare nella Parola

Sperare negli altri

Sperare nel dolore

Credere

Credere nel Padre

Credere in Gesù

Credere nello Spirito

Credere nella Chiesa

Credere nella Eucaristia

Credere nella gioia

21 Novembre 2015 Sabato Presentazione di Maria al Tempio 

Al risveglio, nelle orecchie e nel cuore, odo la canzone

Volare

Penso che un sogno così non ritorni mai più
mi dipingevo le mani e la faccia di blu
poi d'improvviso venivo dal vento rapito
e incominciavo a volare nel cielo infinito

Volare oh, oh
cantare oh, oh
nel blu dipinto di blu
felice di stare lassù
e volavo, volavo felice più in alto del sole
ed ancora più su
mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù
una musica dolce suonava soltanto per me

Volare oh, oh
cantare oh, oh
nel blu dipinto di blu
felice di stare lassù
ma tutti i sogni nell'alba svaniscon perché
quando tramonta la luna li porta con sé
ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli
che sono blu come un cielo trapunto di stelle

Volare oh, oh
cantare oh, oh
nel blu degli occhi tuoi blu
felice di stare quaggiù
e continuo a volare felice più in alto del sole
ed ancora più su
mentre il mondo pian piano scompare negli occhi tuoi blu
la tua voce è una musica dolce che suona per me

Volare oh, oh
cantare oh, oh
nel blu degli occhi tuoi blu
felice di stare quaggiù
nel blu degli occhi tuoi blu
felice di stare quaggiù
con te

 

Preparazione della Festa di Cristo Re 

"Il mio Regno non è di questo mondo ... "

Mi vengono in mente il grido "Viva Cristo Re" dei giovani martiri della persecuzione messicana.

Mi viene in mente la scena dei cristiani copti, portati in fila dai soldati dell'Isis, sulle spiagge della Libia, ordinati come una liturgia, inginocchiati, prima di morire, immolati come agnelli e sul labiale la invocazione del nome di Gesù ... 

Mi viene in mente la vita di S. Agostino, spesa in gran parte a lottare, sul piano delle idee e della comunicazione, per confutare gli errori del momento: Manichei, Donatisti, Pelagiani ... 

Mi viene in mente la mia inerzia, l'immobilità spirituale e pastorale e insieme come una chiamata a conversione, per una nuova vita di amore e di lotta ... ma verso chi e contro cosa ? 

Una telefonata, tanto improvvisa quanto toccante di Albachiara, mi chiama ad una riunione a Vignola col Vescovo Negri, promotore del Documento della Conferenza Episcopale della Emilia Romagna su Religiosità alternativa, sette, satanismo ... Sono temi che non amo, da cui scapperei lontano, ma forse luogo di una svolta, inizio di battaglia, per Gesù, le anime, i giovani. 

 

Alla riunione ci si prepara col rosario. Bellezza e forza di questa invocazione, per diventare anime di preghiera. Chi prega permea di luce nuova tutto quello che fa e dice. Il presentatore inizia citando una frase del Genesi: "Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la sua stirpe e la tua stirpe" Capisco il tono del convegno, accostamento di Maria alla dimensione apologetica della fede. "Siamo in lotta, fin dalla fondazione del mondo; non possiamo sottrarci ... l'odio del mondo è garanzia di essere nella vera fede". Anche l'intervento di Mons. Luigi Negri ha tono battagliero; viene in mente la citazione che Mons. Zuppi fa di Papa Giovanni, "di quelle persone che in buona fede vedono attorno solo guai e rovine". Non mi piace la relazione, per il taglio inquietante, intellettuale, presuntuoso. Però tocca temi importanti su cui confrontarsi. Parla di "chiesa in confusione", mancanza di certezze, "il male peggiore è quando non si conosce la strada da percorrere". In questo ha un pò ragione e mi interrogo sulla mia strada. Vedo all'orizzonte profilarsi una immagine, che dice l'unità fra persona e comunità, fra pace e battaglia, fra intelligenza e semplicità, vedo la fila delle celle nella Certosa di Pavia ... 

Sicuramente una immagine "storica", una chiesa improponibile oggi, ma gli elementi giusti ci sono tutti: rigore e libertà, individuo e comunità, bellezza e povertà, serenità e impegno, Dio e mondo. Papa Francesco in questa immagine vedrebbe un grande assente: il popolo e la sua povertà, il popolo e la sua gioia: questa è la strada evangelica del presente! Lo sguardo dei convegnisti di Vignola è troppo univocamenete rivolto ai "cattivi maestri". Il combattere la buona battaglia "con le armi della preghiera e della formazione" va bene, senza dimenticare la presenza dello Spirito Santo, forza attiva nella storia, e la gioia che viene dall'amore al popolo, dalla fede e martirio. Anche adesso dunque, nella condizione presente, può "Volare"!

Next is Now

23 Novembre 2015 Lunedi - San Colombano. 

Giornate belle, sabato e domenica, per l'incontro fra genitori, bambini e catechisti di seconda elementare sul "Padre Nostro", appuntamento preparato con cura, e nonostante le assenze, di grande spessore comunicativo e formativo. Poi iniziativa del Coro Parrocchiale di venticinque anni fa, i "giovani di una volta", ritrovatosi per riproporre, anche episodicamente, il proprio servizio liturgico, a continuità di un cammino di vita, legato alla fede, che si fa relazione e storia.

 

Il convegno di Vignola consegna ai presenti il documento sulle nuove religiosità, che le definisce "cattive risposte a buone domande". Lo collego all'impegno di S. Agostino a difendere la verità e le anime, combattendo anche a livello intellettuale. Al di là dell'effetto pratico di tale azione, impossibile da verificare, ha il significato di una risposta concreta e seria al problema.

 

Sul Corriere della Sera leggo intervista all'architetto Renzo Piano, che ha uno studio a Parigi e nell'attentato ha perso un giovane collaboratore. Con un gruppo di giovani architetti si occupa di "rammendo urbano" nelle periferie delle piccole e grandi città. Collegamento col tema delle "periferie" di papa Francesco. Amore e passione non solo per lo splendore monumentale dei centri, ma per la umanizzazione delle periferie, in un'opera di "rammendo", quindi delicata, minimale, umile, concreta, popolare, ergonomica, impegno epocale dell'ora presente. 

 

Il santo del giorno, S Colombano, oltre ad essere compatrono di Piumazzo è anche il patrono dei motociclisti: "La spinta che porta il santo irlandese a muoversi incessantemente, per incontrare nuove persone, per trasferire loro la conoscenza di convinzioni profonde, un atteggiamento da eremita, ma la piena disponibilità al confronto, la ferrea determinazione a non arrendersi di fronte alle avversità, si possono infatti ritrovare in pieno nel comportamento dei motociclisti di oggi, pronti a partire alla ricerca di nuove scoperte, senza timore di spostarsi da soli, ma ugualmente disponibili a dividere gioie e fatiche con altri appassionati e, soprattutto, capaci di affrontare difficoltà apparentemente insormontabili pur di conquistare la meta prefissata

Anche i motociclisti hanno un loro patrono: San Colombano!
Anche i motociclisti hanno un loro patrono: San Colombano!

Su iniziativa di Marco, Riccardo, Massimo, Andrea e consorti, frutto della giornata dei "giovani di una volta", proposta di un pellegrinaggio a Roma, per il Giubileo, a Luglio, in bicicletta ... Gioia!

Chiedo solo di valutare, e magari aspettare, la fine lavori chiesa e sua data di inaugurazione ... 

 

Vangelo della vedova povera che getta i suoi pochi spiccioli nel tesoro. 

Lo collego ai risvolti pastorali delle idee di Renzo Piano sul "rammendo urbano"

"piccoli interventi di ricucitura delle banlieue nostrane, lacerate da abbandono e incuria. Dobbiamo smettere di denigrare le periferie e deciderci ad amarle. Scoprire le "perle", chi lavora per il suo ambiente di vita. Non costruire muri, ma luoghi dove la gente possa trovarsi. La pace si costruisce giorno dopo giorno, sta nelle piazze, nei posti della nostra convivenza. Per salvare i centri storici ci abbiamo messo anni. Serve tempo. E le periferie sono meno fotogeniche. il bello e il buono coincidono. La gente bisogna ascoltarla, non per fare tutto quello che ti chiede, perchè questa non è partecipazione, è soltanto sbagliato. Ma a volte le voci più importanti sono quasi impercettibili. I problemi sono sempre complessi, ma si risolvono facendo qualcosa di concreto"

 

Lo collego anche alla predica di Papa Francesco a Casa Santa Marta, nella identificazione fra quella vedova e la Chiesa, che "piange la mancanza del suo sposo, Gesù, e sempre aspetta e prega "Vieni Signore Gesù", che piange per la morte dei suoi figli, per la loro morte alla fede. E non cerca consolazioni mondane, alla sua assenza dello sposo; non cerca sicurezza in cose che prendono il posto e quindi non piacciono al suo Signore" 

24 Novembre 2015 Martedi

Per una cosa piccola, ho avuto una reazione di rabbia grande. Io che non mi arrabbio mai con nessuno, se non con me stesso, perchè ho avuto questa reazione? Gesù, Tu mi chiedi di non pensarci, non perchè non sia importante, ma per non fare il gioco del Maligno: il rinchiudersi in sè, il rimuginare risentimenti. Invece la strada è guardare fuori, guardare a Te, guardare agli altri, prendendo forza proprio dal male, fatto e subito, trasformato dalla misericordia Tua. 

Cosa fare in questo anno della Misericordia? Non è un anno di grandi iniziative esteriori, ma di continuo richiamo alla riconciliazione, al perdono, a questo alzare lo sguardo, dal male al bene, da sè agli altri, dal mondo a Te. Le manifestazioni esteriori valgono se richiamano ciò. E' un anno di rinnovata vita interiore, cioè di vita nello Spirito, dove ogni sentimento, parola, azione è guidata dallo Spirito. Vita interiore non è chiusura in se stessi, ma al contrario apertura a Te, per essere aperti agli altri. E le difficoltà, gli errori, i crolli, anche di reazioni, sono il punto di partenza, il grido del bisogno, la ragione per ripetere sempre la grande preghiera: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore" Preghiera ripetuta nel cuore, instancabilmente, non per avere soluzione ai problemi, ma luce piena in se stessa, la grazia del peccatore che chiede pietà. 

S. Serafino di Sarov, pregava sempre: "Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore"
S. Serafino di Sarov, pregava sempre: "Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore"

Il fine di tutto è l'unità, il male la divisione. La situazione presente è fatta di limite e tentazione. Non sarebbe un problema la prima, se si vigilasse sulla seconda. Nelle relazioni non si è mai omogenei: cè chi ha più o meno ragione; chi ha più o meno colpa; chi ha più o meno saggezza. "A chi molto è stato dato, sarà richiesto molto di più" Quel "più", può essere un ruolo, sacerdote, suora, genitore; oppure un carisma, di intelligenza, forza, equilibrio, ecc. 

In un conflitto il primo passo è chiedere scusa, il secondo è perdonare. Tu stai perdonando nel cuore? Come si fa a sapere se stai perdonando? Quando non ci si pensa più, o quando ricordi quella persona con serenità, nella pace della penitenza. Occorre raccogliere i punti del dolore dell'altro, che magari a te non sembrano veri, ma sono veri per lui, e tu ne devi tenere conto perchè il suo cuore è lì. Poi vergognarsi di fare soffrite tanto un altro e della propria ipocrisia, che a fronte di tante belle parole, presenta fatti contrari. Infine proporti cambiamenti concreti, che non è il fare tutto quello che dice l'altro, ma un andargli incontro, pregare per lui, compiendo azioni di pace e collaborazione. Sapere che ci vuole tempo ...

 

Ci sono situazioni in cui uno dei due interlocutori non vuole la pace, ti si fa stabilmente nemico. Non sai se lo fa per debolezza, o per un dolore troppo grande, o sfiducia invincibile. Non giudicare. Accetta che ti sia nemico, lo amerai da nemico. Se non ti vuole più parlare, non volerlo forzare, con le tue insistenze e raggiri. Se ti ostini, il tuo non è più amore, ma debolezza ed egoismo. Dedicati agli altri con rinnovato slancio. Spesso la Provvidenza permette l'allontanamento di qualcuno, per offrirci la vicinanza di altri, non come surrogato consolatorio, ma ampiezza di dedizione. Un amore che si rinnova dopo una sconfitta, ha la luce della Risurrezione. 

 

Al funerale di Tralli Lazzarina, nella chiesa di Pragatto colpiscono due immagini: la statua di S. Antonio Abate davanti alla colonna, e la ghirlanda che incornicia il quadretto di Maria sull'altare maggiore. Alla preghiera penitenziale del mattino, lo Spirito aggiunge così quella apostolica del Padre Nostro, e quella contemplativa della Ave Maria: penitenza, azione, pace.

4 Dicembre 2015 Venerdi 

Il proposito del giorno è quello di S. Anselmo nell'Ufficio di Letture: " Fuggi via, anima mia, per breve tempo dalle tue occupazioni, lascia per un pò i tuoi pensieri tumultuosi. Attendi un poco a Dio e riposa in lui. Entra nell'intimo della tua anima e rinchiusa la porta cercalo

 

Tutto si coalizza per impedire la preghiera del cuore: preoccupazioni, imprevisti, vicende che turbano la serenità. Questa opposizione del Maligno dimostra l'importanza di continuare coraggiosamente oggi la strada della preghiera. Ricominciando sempre.

 

"La testimonianza è la grande missionarietà eroica della Chiesa. Annunciare Gesù Cristo con la propria vita! Io mi rivolgo ai giovani: pensa a cosa vuoi fare tu della tua vita. È il momento di pensare e chiedere al Signore che ti faccia sentire la sua volontà. Ma non escludere, per favore, questa possibilità di diventare missionario, per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri Paesi. Non per fare proselitismo: no. Quello lo fanno quanti cercano un’altra cosa. La fede si predica prima con la testimonianza e poi con la parola. Lentamente. " (Udienza di mercoledi 2 Dicembre)

Prego per i giovani e la strada della vocazione missionaria, come testimonianza, non come proselitismo. Mi chedo come essere testimoni del vangelo qui, ora. 

 

Credo sia tempo di una Nuova Pentecoste. L'effusione dello Spirito Santo, che genera e anima una chiesa missionaria, si accompagna con ogni genere di difficoltà. La fatica è il segno di un organismo vivo, perchè assediato, perchè in crescita. Il torpore che vivo è simile a quello degli adolescenti, sempre stanchi, sempre affamati, sempre bloccati. Il 20 dicembre 2015 ricorrerà il 50° anniversario della mia vocazione. Andrò quel giorno in pellegrinaggio al luogo e alla persona che ne fu lo strumento. Una funzionaria dell'INPS annuncia la vicinanza per me della pensione. Paradossalmente voglio e prego che questa sia la data di un nuovo inizio. Consapevole della natura della vecchiaia, col dovere conseguente di un saggio ritirarsi, si alimenta insieme una speranza di una nuova azione, sorprendente, che nasca dalla fede. 

 

Come il cieco del vangelo prego, urlando: "Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me". Supplico lo Spirito, la Vergine Santa e S Giuseppe di mettere fede in questa preghiera. Chiedo di "vedere" la strada davanti a me, la mia vocazione, la parte nuova della mia antica missione, la gioia ... 

 

Al cieco Gesù raccomanda: "Guarda di non dire niente a nessuno di quello che ti è accaduto" Cosa significa per me Gesù? Interrompere la vita apostolica per una solitaria ed errante? Quale carità è mai questa, allontanarsi da rapporti stabili, per un eterno ringraziamento, celebrato nel silenzio del cuore? Sta di fatto che, in un eventuale pellegrinaggio a Roma per l'Anno Santo, il cuore riposerà nella chiesetta di S. Maria in Montis, presso la tomba del Santo Benedetto Labre. 

 

"E' bello per noi stare qui" Eppure Gesù coi discepoli scende dal Tabor, per ritornare in mezzo alle folle e testimoniare là, quella luce, meravigliosa, cui è stato avvolto. E' il senso della nuova vocazione e missione: prossimi alla passione, divenire testimoni della luce radiosa della Gloria. Non più importante quello che farai ! Sarà importante, ma non del tutto. Il "modo" conterà! La sua bellezza, il suo amore, la sua gioia, la sua forza, ... in una parola attuale la sua "qualità".  

6 Dicembre 2015 Domenica II di Avvento

L'incontro coi catechisti, bimbi e genitori della Prima Comunione lascia una grande gioia. E una iniziativa "di qualità", sul contenuto, sul modo, sul coinvolgimento, sul rispetto, sul futuro. Numerosi gli assenti, ma lo metto in conto delle difficoltà del cammino apostolico. Qualcuno si allontanerà, ma ne verranno di nuovi, non sappiamo l'effetto della "parola". A noi il compito di seminare e farlo bene; oggi lo Spirito realizza una di queste belle "missioni".

 

Dopo l'azione occorre ritornare a Gesù. "Venite in disparte e riposatevi un po". Chiedo a mamma se posso programmare il pellegrinaggio a Roma in bici dopo l'Epifania e la sua risposta è negativa. "Con questo freddo, cosa vai in giro ad ammalarti!" Le rispondo in modo tranquillo e sincero che una delle motivazioni è proprio la salute, ma non è il momento di insistere. Come altre volte, programmo, rimanendo sospeso e sereno fino all'ultimo. 


La Parola invita alla gioia: "deponi le vesti della afflizione e rivestiti della gloria che ti viene da Dio", invita alla formazione: "che il Signore aggiunga alla vostra carità la conoscenza", invita alla interiorità: "la parola di Dio scese su Giovanni Battista nel deserto", per una rifioritura di Gerusalemme e del mondo intero: "ogni uomo vedrà la salvezza di Dio". Gioia, formazione, interiorità, speranza.

 

L'incontro coi bambini della prima comunione è sulla figura di Maria e sulla preghiera della Ave. A Messa presentazione del progetto "Zaino della Preghiera" per le famiglie. Devo compiere questo cammino per primo. Dopo avere insegnato agli altri, occorre esserne testimoni.

Comincio con una decina del rosario, invocando con Maria lo Spirito.

Ispira vivere un poco di silenzio e di immobilità. Ordine fisico attorno a me. La preghiera richiede bellezza e pulizia. Apro la Scrittura a caso: ultimo capitolo del profeta Baruc: "Lettera di Geremia" contro gli idoli. Noto che il capitolo precedente è quello letto questa mattina a messa: ritorno glorioso del popolo di Dio dall'esilio dopo la lunga deportazione: "Deponi, o Gerusalemme, le vesti del lutto e della afflizione e rivestiti per sempre dell'ornamento della gloria che ti viene da Dio" Poi un passaggio dolce, che ricorda i bei cammini su ciclabili pianeggianti e fiorite: "Le foreste e tutte le piante odorose faranno ombra a Israele che ritorna, Dio ricondurrà il suo popolo nella gioia, alla luce della sua maestà, facendolo scortare dalla sua misericordia" 

 

Assente mamma, parlo col babbo del progetto Piumazzo-Roma e si dice favorevole: " Se è per me, io mi sento benino, quindi puoi andare ... anche se la bicicletta proprio non la capisco!"  I miei pellegrinaggi sono sempre stati momenti di grande gioia e la descrizione dal profeta Baruc rappresenta bene quello che si prova. Non è un "andare verso", ma un "ritorno a casa", percorso che in fondo non si conclude mai in questa vita, perciò vorresti sempre ripartire, sperimentando, ogni volta, la dolcezza di dirigerti alla meta del cuore e, scortati dalla sua misericordia, commozione nell'attraversare luoghi ameni, magnifici e ospitali.


Apro il libro di Padre Gasparino: "Maestro, insegnaci a pregare". La pagina che appare è la159: "La nostra vita è immersa nei doni di Dio. Il primo dono siamo noi, come siamo stati pensati dal suo amore dall'eternità, e poi chiamati all'esistenza attraverso i nostri genitori, in questo momento della storia. Ma tu sei consapevole di essere uno straordinario dono di Dio?  Hai già pregato tante volte con le parole del Salmo 139: "Ti lodo, Signore, perchè mi hai fatto come un prodigio"? Un miracolo io? Sì, un miracolo, anzi, una catena di miracoli. Dio fa le cose per bene, sa fare solo miracoli, Dobbiamo prenderne atto e accoglierci con fede e riconoscenza dalla sue mani. E' essenziale imparare a riconoscere i doni più belli che costituiscono la nostra persona, per purificarli, svilupparli, e metterli a servizio degli altri, con amore. In noi, tutto è dono e deve diventare dono. Siamo stati progettati così! Fa pena incontrare persone con doni meravigliosi che vivono nella persuasione di essere niente, di non valere niente. Sono persone depresse, che soffrono e non possono dare il meglio di se stesse, nella libertà. Perchè? Perchè non sono state aiutate a vedere i miracoli di Dio, il miracolo che sono loro stessi. Forse conoscono i loro difetti e lottano con tenacia per correggerli, ma non osano guardare ai doni stupendi che Dio ha deposto in loro. Solo se saranno molto amate e stimate da qualcuno, queste persone impareranno ad avere uno sguardo positivo verso se stesse".

 

Recito una decina del rosario per una persona depressa che vorrei aiutare.

Poi preghiera di compieta con ringraziamento per i doni che trovo in me e nella mia vita.  

7 Dicembre 2015 S. Ambrogio 

Dopo una bella serata di preghiera e un saluto d'obbligo alla sognata Bonneville, senza disdegnare amicizia per la bianca CB500f MY2016, sto per coricarmi, col tablet in mano e percorrere con la fantasia le assolate stradine giubilari della riviera tirrenica. Una voce interiore suggerisce di cambiare proposito e finire invece il giorno leggendo il racconto della Valtorta sulla nascita di Maria. Si manifesta così l'effetto della preghiera: il perfezionamento dei desideri. Senza disdegnare le cose belle del mondo, l'anima si protende a tesori più alti, puri, amorevoli.

 

Al risveglio non vedo l'ora di riprendere la preghiera e portare al cospetto di Dio tutte le sollecitazioni, le emozioni, le difficoltà, mie e di tutti. Ascoltare Dio, adorarlo, invocarlo, ringraziarlo, conoscerlo, lasciarci ispirare per azioni di servizio e carità ... Affido a S. Ambrogio, incontrato a Milano nell'ultimo pellegrinaggio, il cammino di preghiera oggi, verso l'Immacolata. 

"L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?" Salmo 41
"L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?" Salmo 41

Carissimo Don Remo! 

 Che bello che vi è utile questo strumento! (lo zaino della preghiera). Una delle cose più importanti - secondo la nostra esperienza qui - è il Diario, nel quale le persone e famiglie hanno scritto preghiere, testimoni, richieste di preghiera, esperienze, e hanno inserite foto della famiglia o dello "spazio di preghiera" (creato nella loro casa tramite il contenuto dello zaino). Tutti quelli che hanno ricevuto lo zaino, hanno esplorato il contenuto per poi cominciare con la lettura di ciò che i “pellegrini di preghiera” prima di loro avevano affidato al diario dello zaino della preghiera. Vi auguro buone esperienze, ore di preghiera, nuove scoperte, conversazioni ... e sicuro che mi aggiungo alla vostra preghiera. 

Dopo gli anni di lavoro all’università, ho ricominciato di lavorare nella pastorale della nostra diocesi, in uno dei vicariati, per accompagnare progetti di approfondimento e diffusione della fede e in una parrocchia a 50 km dalla capitale, dove organizzo e accompagno la preparazione di 48 giovani alla cresima – durante quest’Anno della Misericordia, con un concetto sotto il motto: “... un cuore grande come nostro Dio …”.

Poi ho anche aiutato di ospitare dei rifugiati nella parrocchia dove abito (in 4 mesi abbiamo ospitato circa 12.000 persone nella sala parrocchiale) molti di quelli che hanno lavorato di più, non sono membri della parrocchia, ma abitanti del quartiere, persone di buona volontà, disposizione, che non solo parlano, ma s’impegnano fattivamente senza fare differenze. Ancora ci sono molti rifugiati qui, senza vitto e alloggio adeguato, sembra che i politici scaricano la loro responsabilità sui volontari della società civile.

Nella diocesi stiamo in mezzo di una riforma delle strutture (2 a 6 parrocchie devono formare un “spazio di sviluppo” per poi diventare nei prossimi anni una grande “parrocchia NUOVA”), riforma che corre il rischio di essere l'intento di alcuni pochi di "re-inventare" la chiesa o di dare un nuovo "design" alla chiesa (ispirato fortemente nel modo delle chiese libere) -  significa, a volte, più una pastorale di eventi che la vita spirituale comune delle persone nelle parrocchie. E io spesso non riesco a non dire quello che molti pensano, ma non hanno il coraggio di dire: come la bambina della favola "il re è nudo", dico quello che vedo e posso discernere - ma come non sono bambina, devo sopportare le conseguenze. Vedremo quanto durerà. So che non aiuterà lottare, ma solo aiuta pregare e non "vendere la propria anima" in una collaborazione con quelli che adesso hanno voce e troppo potere.


Trovo consolazione nella convinzione di non essere invitata ad una semplice passeggiata, ma di essere chiamata alla sequela di Quello che è fedele … Ciò che mi aiuta di più sono la eucaristia diaria, la confessione frequente, gli incontri con il padre spirituale ed incontri di preghiera. Dopo le feste di Natale spero di poter andare alla casa nelle montagne, per godere di quasi due settimane di aria più pura, neve, sole, stelle, amici e silenzio,

Don Remo, grazie per il tuo testimonio di fedele parroco e cristiano.
Ti prego di pregare anche per me.

Ti auguro già oggi un buon compleanno il 22 (per me sarà uno tondo quest’anno), e dapprima un inizio dell’Anno Santo pieno delle grazie che la Immacolata ci supplica e ci porta - ad alcuni magari col aiuto del vostro Zaino della preghiera! Buona Immacolata!
                                                                                                                            Raphaela

 

****

Ore 15,00 - Cerco di pregare la Sapienza. Leggo la parte conclusiva del Sinodo su "La missione della famiglia" colpito solamente un pò dal paragrafo finale: "famiglia, soggetto della nuova evangelizzazione". Con qualche speranza in più apro l'Evangelii Gaudium. Ma cosa leggere? E' dicembre, n. 12; è il giorno 7; così leggo pagina 127! Paragrafo toccante su Maria, modello della nuova evangelizzazione. Preparo la sua Solennità e l'Anno Santo, con indicazioni che sono anche risposta alla domanda di Raphaela, quale strada percorrere per riformare ora la chiesa: la strada di Maria e Giuseppe, strada della fede, della accoglienza dello Spirito, del servizio umile, domestico, del nascondimento, di una fede operosa, capace di pregare, servire e aspettare. 


In spirito di fede, guardo il film di Pupi Avati "Le nozze di Laura", trasposizione bella del tema evangelico "le nozze di Cana" e "l'Attesa dello sposo". La lunga notte di veglia, con l'invito da parte del giovane "pazzo" a pregare con forza e credere all'arrivo dello sposo è il momento più toccante del film. In questa vigilia della Immacolata, ringrazio per il dono della preghiera di attesa. "Vieni Signore Gesù" ,"Riempimi del tuo amore" ,"Accendi questa notte del tuo arrivo"   

8 Dicembre 2015 IMMACOLATA CONCEZIONE

INIZIO ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

Vieni mio Sposo! Dove sei? Ti cerco nella notte, quando arrivi? 

Continuo ad aspettarti, o forse sei già qua e non ti vedo? 

O Spirito Santo, che io veda la presenza dello Sposo, quando arriva!

Vergine Maria, fa che io lo aspetti, in santità e purezza di spirito

che io lo generi, secondo il disegno divino,  

"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola"

 

La mia sorellina si interroga, come i Magi, cercando la strada del Re, 

viaggia su una Honda Transalp 680

come un tempo su cammelli e cavalli 

In mezzo ad una Gerusalemme distratta e turbata,

seguendo gli astri, per incontrarti, offrire doni preziosi, 

e ripartire con fede, speranza e amore. 

 

" Maria è la donna di fede, che cammina nella fede. La sua eccezionale peregrinazione della fede, rappresenta un costante punto di riferimento per la chiesa. Essa si è lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede verso un destino di servizio e fecondità. Noi oggi fissiamo lo sguardo su di lei, perchè ci aiuti ad annunciare a tutti il messaggio di salvezza e perchè i nuovi discepoli diventino operosi evangelizzatori. In questo pellegrinaggio di evangelizzazione non mancano fasi di aridità, di nascondimento e perfino di una certa fatica, come quella che visse Maria negli anni di Nazareth mentre Gesù cresceva. "Eì questo l'inizio del vangelo, ossia della buona lieta novella. Non è difficile, però, notare in questo inizio una certa fatica del cuore unita ad una sorte di "notte della fede", per usare le parole di S Giovanni della Croce - quasi un "velo" attraverso il quale bisogna accostarsi all'invisibile e vivere nella intimità col mistero E' infatti in questo modo che Maria, per molti anni, rimase nella intimità col mistero del suo Figlio e avanzava nel suo itinerario di fede.

 

Vi è uno stile mariano nella attività evangelizzatrice della chiesa. Perchè ogni volta che guardiamo a Maria, torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell'affetto. In lei vediamo che l'umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti , che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. Guardando a lei scopriamo che colei che lodava Dio perchè "ha rovesciato i potenti dai troni" e " ha rimandato i ricchi a mani vuote" è la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia. E' anche colei che conserva premurosamente "tutte queste cose, meditandole nel suo cuore". Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti e anche in quelli che sembrano impercettibili. E' contemplativa dEL mistero di Dio nel mondo, nella storia e nella vita quotidiana di ciascuno e di tutti. E' la donna orante e lavoratrice a Nazareth ed è anche nostra Signora della premura, colei che parte dal suo villaggio per aiutare gli altri "senza indugio". Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di lei un modello ecclesiale per l'evangelizzazione. Le chiediamo che, attraverso la sua preghiera materna, ci aiuti affinchè la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli, e renda possibile la nascita di un mondo nuovo. E' il Risorto che ci dice, con una potenza che ci riempie di immensa fiducia e di fermissima speranza: "Io faccio nuove tutte le cose". Con Maria avanziamo fiduciosi verso questa promessa"  EVANGELII GAUDIUM nn 287-288

 

Il figlio di Rino Ferrari con sua moglie, incontrandomi in chiesa dice: "E' ancora qui a Piumazzo? Da tanto non la vediamo ... forse va meno in giro ... ". Questa frase "non la vediamo" la accolgo, non come rimprovero, ma come grande luce per me. In questo interrogarmi continuo, su quale sia la mia strada, quale "modo" di fare il parroco, qui, oggi, su quale "Gesù" cerchi, veda, ami, serva, ho come una risposta, chiarissima e personale. "Andare in giro", visitare le persone, cominciando dalle più deboli, da quelle che aspettano, da quelle che gradiscono, e poi piano piano aprire le strade verso i più lontani, con l'esempio della carità. "Straordinaria potenza dell'affetto e della tenerezza" dice il Papa.  Questo lo so fare, lo posso fare, lo debbo fare, subito.

 

Mi commuove considerare che l'Anno Santo comincia nel 50° anniversario del Concilio Vaticano secondo. Proprio in quel giorno, con quella messa del 8 Dicembre di 50 anni fa, nacque la mia vocazione, poi "manifestata" il 20 dicembre 2015 a Pieve e ad Argile. Perciò mi posso considerare un frutto del Concilio e considerare l'Anno Santo il mio "anno", la mia vocazione e missione, da sempre, la direzione della mia rinascita.

9 Dicembre 2015 

Alla dolcezza della mattina della Immacolata, con "l'infiorata" dei bimbi e delle famiglie, segue un pomeriggio tanto drammatico quanto intenso. Un piccolo incidente a mamma, immette in un sentiero di apprensione per il futuro dei genitori anziani, percorso "naturale" di fragilità, innestato su terreno e volontà di rinnovamento. Non nella direzione della efficenza ma della carità. Allora anche queste piccole o grandi apprensioni, diventano terreno buono, favorevole e benedetto per il rinnovamento.

 

Scoperta della prospettiva meravigliosa, indicata da Paolo VI alla fine del Concilio Vaticano II. Leggo di un fiato quel discorso, capendo tante cose, riconoscendomi pienamente, in un cammino cercato, sperimentato e aperto ad fervido futuro. Ne riporto l'inizio, col proposito di farne meditazione graduale, in questi giorni di inizio Anno Santo. 

 

Paolo VI 

DISCORSO DI CHIUSURA DEL  
CONCILIO VATICANO II

7 dicembre 1965

Noi concludiamo quest’oggi il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo.  
Lo concludiamo nella pienezza della sua efficienza: la vostra tanto numerosa presenza lo dimostra, la ordinata compagine di questa assemblea lo attesta, il regolare epilogo dei lavori conciliari lo conferma, l’armonia dei sentimenti e dei propositi lo proclama; e se non poche questioni, suscitate nel corso del Concilio stesso, rimangono in attesa di conveniente risposta, ciò indica che non nella stanchezza si chiudono i suoi lavori, ma nella vitalità che questo Sinodo universale ha risvegliata, e che nel periodo post-conciliare, con l’aiuto di Dio, rivolgerà a tali questioni le sue generose e ordinate energie. 
Questo Concilio consegna alla storia l’immagine della Chiesa cattolica raffigurata da quest’aula, piena di Pastori professanti la medesima fede, spiranti la medesima carità, associati nella medesima comunione di preghiera, di disciplina, di attività, e - ciò ch’è meraviglioso - tutti desiderosi d’una cosa sola, di offrire se stessi, come Cristo nostro Maestro e Signore, per la vita della Chiesa e per la salvezza del mondo.  

11 Dicembre 2015 Venerdi 

Cerco di raccogliere i mille frammenti, di luce e sfida, di questi giorni. La presenza dei bimbi della scuola materna, in chiesa a preparare i Natale, riporta ordine, senso e fine al nostro operare. Sguardo della piccola Lara, immobile, "contemplativa", distaccata, quasi regale nella sua composta piccolezza ... bisogno di rivederla! Operai che lavorano alla chiesa, Gerry, il Gruppo Presepe e, più lontani ma non meno incombenti, "i rumori del mondo" e l'inquietudine mia. 

 

E' appena iniziato l'Anno Santo. "Il Regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono" Parola evangelica, enigmatica, che invita a "decidersi", "combattere", "difendere". Verbi di azione e di un qualche eroismo. Direzione di lotta indicata dal discorso di Paolo VI, a fine Concilio (a seguire un nuovo brano) e ripreso dalla Evangelii Gaudium. Lotta contro il pessimismo, la sfiducia, l'inerzia, la rassegnazione. Nella piena consapevolezza della condizione tragica e contraddittoria della condizione umana, presente ed eterna. 

 

"L'umanesimo laico profano alla fine è apparso nella sua terribile statura e ha in un certo senso sfidato il Concilio. La religione del Dio che si fa uomo si è incontrata con la religione (perchè tale è) dell'uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto, uno scontro? un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto. L'antica storia del Samaritano è stato il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso ..." 


... Il suo atteggiamento è stato molto e volutamente ottimista. Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori sì, perchè ciò eside la carità non meno che la verità, ma per le persone solo richiamo, rispetto e amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia: I valori del mondo contemporaneo sono stati non solo rispettati, ma onorati e gli sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate  e benedette.

 

Tutto questo ha forse deviato il Concilio verso la  direzione dell'antropocentrismo moderno? Deviato no, rivolto sì. Sull'uomo e sulla terra si piega, ma al Regno di Dio si solleva. Nel volto di ogni uomo, specie se reso trasparente dalle lacrime e dai dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Dio ... "dal Quale allontanarsi è cadere, al Quale rivolgersi è ritornare, nel Quale rimanere è stare saldi, al Quale ritornare è rinascere, nel Quale abitare è vivere" (S. Agostino)

 

Chiedo allo Spirito Santo di accendere questo giorno, custodendone il fuoco e la speranza. 

Giornata normale, esternamente non succede nulla di nuovo, ma deve succedere qualcosa di nuovo, per accorgersi che Dio passa? Impercettibile è il suo passo, lo si scopre in piccoli dettagli. Durante la messa serale, cui partecipano solo le suore e mamma, avverto tutto il senso di quell'atto, e in omelia dico: "in mezzo alla dispersione quotidiana, alla frammentazione, alle fatiche, ai limiti, alle illusioni, alle speranze, in questo momento, così semplice e povero, tutto si raccoglie, in perfetta unità, in una redenzione, in una santificazione, in una infinità, umana e divina. Quello che facciamo qui, ora, da senso al colossale restauro della chiesa e la nuova chiesa, a sua volta, da senso tutta la fatica e speranza di ogni persona ...".


Le letture aprono il cuore: "Io sono il Signore tuo Dio, che ti insegno per il tuo bene e ti indico la strada su cui devi andare ... Presta attenzione a ciò che ti comando e la tua  prosperità sarà come un fiume, la tua discendenza come la sabbia del mare, mai sarà cancellato il tuo nome, davanti a me" ... Davanti a me! Durante la visita ai malati, la famiglia di Franco Maestri e Simonetta, si offre di prendere per primi lo "zaino della preghiera", assieme alla famiglia di Anna Bortolotti ... Sento tutta la bellezza, la luce, di questi piccoli segni ... Durante la visita all'Asilo, la piccola Chiara piange ... "il volto di Dio riflesso nel volto dell'uomo, specie quando è reso trasparente dalle lacrime e dal dolore" (Paolo VI) 

12 Dicembre 2015 sabato

A Bologna ingresso del nuovo Arcivescovo Mons. Zuppi. Ai preti è riservato un posto piccolissimo e lo "stagno ecclesiastico" ribolle nel tentativo di occupare zone proibite. Stalli riservati a canonici, sedie per i concelebranti in casula, divengono materie di poco caritatevole contendere. In un impeto di subitanea virtù, decido di lasciare il mio posto (proibito) furtivamente occupato, per trasformare in merito la lunga celebrazione in piedi. La virtù paga, riscalda, esalta. Quella attesa è occasione per meditare il bel stemma episcopale di Zuppi e preparare le letture liturgiche. Più della fatica di stare in piedi, mi irrita all'inizio della celebrazione, il tono retorico del saluto del sindaco di Bologna e il saluto di Mons. Silvagni. Quell'ostentato, confidente e maleducato "tu", con cui il Vicario si rivolge al nuovo Arcivescovo, pur immaginando un accordo fra i due in tal senso, mi dispiace al punto da ispirare il proposito di dare del "lei" a tutti, anche ai bimbi dell'asilo. La fraternità non deve togliere il dovere e, diciamolo pure, l'eleganza del rispetto e delle forme minime della buona educazione.  

 

Il nuovo Arcivescovo mi piace molto. Anche io appartengo al novero di chi lo ha atteso e ha pregato tanto per lui. Mi piace la sua affabilità, libertà, sincerità. Pur soverchiato da una folla incontenibile (in chiesa), mantiene una lucidità totale e una forza dolce che lo sostiene e difende. "E' tempo di grande rinnovamento e gli esiti sono imprevedibili" Motivi ormai diventati famigliari con Papa Francesco, che lasciano intravedere volontà sapiente e generosa di guidare la diocesi 

 

Esco prima della fine, perchè l'ora si fa tarda e sono in bicicletta. Penso al babbo che, sconsolato, aveva detto prima di partire: "In questo sono d'accordo con tua madre, che andare a Bologna con questa nebbia, in inverno, di notte, significa non capire proprio niente!". Nel viaggio di ritorno, un velo silenzioso e dolcissimo, sulla quale i fari delle auto proiettano la figura del ciclista solitario. Ogni tanto, cullato e distratto dai pensieri, mi guardo attorno smarrito, chiedendomi dove sia. Per fortuna conosco metro per metro il percorso e basta un dettaglio a riconoscere la posizione. Capisco l'apprensione dei miei, ma la gioia di quel viaggiare è tanta che, pedalata dopo pedalata, mi avvicino presto a casa, contento dell'oggi e di più del domani. 

13 dicembre 2015 Domenica

"La speranza è vedere quello che non c'è ancora". Le parole della omelia di Zuppi accompagnano il risveglio. Il mio Anno Santo, vorrei fosse innanzitutto riferimento a Dio Padre: "Misericordiosi come il Padre" dice il motto. Riprendere la spiritualità del "cerco Dio solo", non per escludere gli altri, in un solitario misticismo, ma vera "porta santa" per includere. Poi i poveri e le opere di misericordia, protocollo dell'agire quotidiano, con attenzione speciale alle famiglie, alla comunità delle Suore, nel loro carisma e fatica. In terzo luogo i giovani. "La speranza è vedere quello che non c'è". Il mondo giovanile è lontano, forse rimarrà a lungo lontano, ma per questo, raccogliere tutte le forze che in parrocchia si dedicano a loro, per incoraggiarli, aiutarli, e insieme costruire un cammino nuovo, di speranza e missione, con e verso i giovani. 

15 dicembre 2015 Martedi

Giornata bellissima domenica, proprio "zuppiana". Messe partecipate al mattino, animo sereno e gioioso, Il "cosa devo fare" del vangelo ispira la trilogia "gioia, preghiera e rinnovamento". Rito dell'apertura "Porta Santa" parrocchiale, bello nella sua semplicità, segno della raccolta Caritas, fervore per il pomeriggio di Festa con l'Asilo. Incontro dei giovani sulla Laudato sìì, consegna degli Zaino della preghiera ad Anna Bortolotti - Franco Maestri e Simonetta, serata in casa Piccinini per il lutto di Annibale, conclusione a Panzano col Concerto del Coro S. Giacomo. 

Naturalmente in bicicletta, in una notte limpida e mite.

 

Ogni tanto la mente divaga, alla notizia dell'arrivo a Piumazzo, in una casa amica, di una Bonneville grigio perla, sorella maggiore della mia piccola irrinunciabile "purezza", in un delicato colore "tortora", che tanto ricorda il vangelo del giorno: "sarete battezzati in Spirito Santo" Presenza potente, rispettabile e rispettosa, nella sua perfetta e discreta bellezza. 

Una vera opera d'arte
Una vera opera d'arte

La figura di Zuppi occupa per intero la mente e il cuore. Credo che non parteciperò al "bagno di folla" di questi giorni attorno a lui. Si moltiplicano le occasioni di incontro, ritiro, convivenze fraterne, e i sacerdoti, come tutti, accorrono per vedere, ascoltare, toccare, farsi conoscere dal nuovo Pastore. Mi impressiona il bisogno che tutti abbiamo di una guida, di un modello, un riferimento e il bisogno di novità. Mi impressiona anche la "piccolezza" ingenua della cosa: alla tre giorni invernale di solito partecipavano stancamente in pochi, adesso che c'è il nuovo vescovo tutti vogliono esserci. Avrò tempo per "interiorizzare" le sue indicazioni, gli voglio un gran bene, ma non ho alcuna fretta di spintonare, per farmi avanti. Prego per lui, che le regga la salute, che le si conservi la serenità, che le si accresca la sapienza ... 

 

Comincio a ricredermi, sul significato dello stile minimalista e famigliare, "imposto" dal nuovo Vescovo. Anche i giornali si sono allineati su una abitudine, e probabilmente un mandato, che Zuppi cavalca. Nessuno lo chiama Monsignore, o Eccellenza, o Arcivescovo ... tutto lo chiamano da subito "don Matteo" e si capisce che a lui piace. Anche se ci pare un nuovo vezzo, una nuova piaggeria, di stampo opposto. Si parla già del suo abitare non in Arcivescovado ma alla Casa del Clero coi sacerdoti anziani, del suo celebrare la Messa ogni mattina in Cattedrale, del suo andare in giro senza neppure la talare. Non che che abbia nostalgia delle forme gerarchiche ecclesiastiche, che anche esteticamente non mi piacciono, simbolo di distanza tutt'altro che affettuosa. Ma anche un eccesso di famigliarità, non dico che non va bene, dico che stanca, diventa presto noioso. 

 

Comunque stiamo ricevendo un grande esempio, da questo "parroco diocesano". La sua gioia, la sua disponibilità, la sua intelligenza nel costruire un programma simbolico, la sua cura delle relazioni - e come è la cura delle relazioni? vivendole - la sua preghiera profonda, probabilmente. Poi ognuno è come è, nella umanità. Se a lui le fisime estetiche non importano, va bene; se il buon gusto non gli dice gran che, va benissimo. In questo momento storico, da un punto di vista spirituale, alla estetica delle cose si sostituisce l'estetica delle persone. Alla cura per i programmi, dottrinali o operativi, si sostituisce la cura per i rapporti. Dio ha creato l'uno e l'altro. Ora è importante cogliere "i segni dei tempi" e con la propria umanità, uscire, con fiducia, verso il Dio riflesso sul volto degli uomini. E nel nostro proprio volto, anche se a volte sembra fuori tempo.

 

C'è un tratto che nessuno ha sottolineato di Zuppi: laureato con una tesi sul Card. Schuster di Milano, il vescovo-monaco, integerrimo nella morale, nella disciplina, di somma austerità, laboriosità sovrumana, famigliarità che nulla aveva di sentimentale, appassionato di storia dell'arte e archeologia ... Dunque l'estetica raffinata, la nobiltà del bello, della cultura, non è estranea al cuore del nostro vescovo che non teme presentarsi in giacca e pantaloni sgualciti. Cosa unisce questi mondi apparentemente opposti? La gioia del vangelo !!!!

16 Dicembre 2015 Mercoledi

Giornata spesa a stendere un dossier su Piumazzo, in vista dell'incontro richiesto dal Vicario, per riflettere e decidere sul futuro della nostra zona pastorale. Le analisi sono terreno non per me: richiedono razionalità e completezza. Mi appartiene più l'intuizione del dettaglio, la sensazione di una prospettiva, magari anche inconsapevolmente sintetica. Però è un lavoro utile, aiuta a fare il punto, a vedere le cose belle, che ti si erano nascoste, e le brutte, cui ti eri abituato. Mi ha colpito sopratutto la frase, subito cancellata perchè troppo dolorosa: "Abbiamo tante strutture, bellissime, in ordine, ma sottoutilizzate", cambiata una espressione più morbida: "relativamente utilizzate". Che futuro dare alla parrocchia, con tanti spazi, raramente pieni?

 

Un incontro allarga il cuore: "Da tanto tempo stavo male, poi ieri, alla messa, per le cose che ho visto, per le parole che ha detto, tutto nella mia anima è come andato al suo posto, e ho sentito una grande pace. Questa stessa esperienza l'hanno fatto anche altre persone attorno a me. Grazie don!" Se il nostro compito è consolare, illuminare, "mettere le cose (dell'anima) a posto" allora dobbiamo ringraziare di Dio che "oggi ha adempiuta questa parola".

 

La Novena dei bimbi è bellissima. Una cinquantina partecipa, anche molti genitori, animatori, e il ritmo delle canzoni, preghiere, giochi a tema, è incalzante, coinvolgente, gioioso. Complimenti ai catechisti. In serata, prima della Messa, mi ispira aprire un istante la Tv, per cercare una parola su Zuppi. Il telegiornale regionale lo segue, come il nazionale segue Francesco. Sono persone che hanno tanto da dire e da dare e fanno audience. A me allargano il cuore. A fronte delle analisi mattutine, velate di preoccupazione, sta la "marcia trionfale" del nuovo vescovo, la sua gestualità aperta, la sua espressione gioiosissima, la sua carica e capacità di coinvolgere, la sua fede .. Con quel viso affilato, non bello, ma tanto espressivo, "bellezza della bontà", con quella mobilità, acuta, mite, disarticolata, ricorda san Vincenzo de Paoli ... 

 

Di impulso, decido di rinunciare alla mia Piumazzo-Roma di gennaio in bici, per partecipare alla tre giorni sacerdotale col nuovo Vescovo. Io che non conosco la carità, la voglio imparare. Lui si è messo in gioco tutto con noi, occorre che anche i sacerdoti si mettano in gioco tutti con lui, per potere donare alla chiesa le stesse braccia aperte, la stessa gioia, la stessa carità di Cristo. 

18 Dicembre 2015 Venerdi 

Doveva essere il grande giorno di Zuppi (e in qualche modo lo è stato) e invece è stato il giorno di Mons. Zarri. Il primo incontro-ritiro dei sacerdoti col nuovo vescovo è affollatissimo e fervido: nessuno vuole perdersi niente. C'è veramente grande attesa, attenzione, voglia e disponibilità a ripartire. Mons. Zuppi è perfetto, nella sua semplicità, affettuosità, sincerità, spessore. Lo si ama subito, lo si ama tutti e ci si sente amati. Però alla fine della giornata, il fulcro pare rappresentato dalla meditazione di Mons. Zarri, un pampleth sulla misericordia e in definitiva ritratto del "buon pastore", esemplificato in alcuni volti sacerdotali "ovvi", grandi agli occhi di Dio e portatori di pace: don Bruno Salsini e di don Paolo Scannabissi.  

 

La meditazione inizia su "Gesù, volto misericordioso del Padre". Avendo ancora in testa il desiderio di conoscere S. Vincenzo de Paoli, maestro di carità, realizzo quanto sia più importante cercare Gesù, non darlo per scontato. I Santi ci fanno da testimoni, stimolo, ma la guida vera all'amore è solo Gesù. Un secondo punto è che "la grazia della misericordia mira alla conversione". "Vorremmo un Dio che ci faccia le grazie, ma poi si ritiri. Una sua presenza maggiore, la sentiamo ingombrante e invadente". Invece la grazia di Dio porta a "seguire Gesù, che è con noi, tutti i giorni".

 

Per essere maestri di perdono occorre fare noi esperienza del perdono. "Il sacerdote deve essere il primo a vivere il sacramento della riconciliazione". Non accada come in quel villaggio "dove chi aveva i capelli in disordine era proprio il barbiere". Grazia speciale è trovarmi in chiesa davanti al Santissimo, col mio confessore provvidenzialmente a fianco, e potere celebrare col sacramento della Penitenza l'inizio dell'Anno Santo e la preparazione al Natale. 

Cappella del Seminario, durante l'adorazione
Cappella del Seminario, durante l'adorazione

L'Eucaristia è il "sacrificio offerto in redenzione del peccato". Gesù compie questo gesto e insegna a "fare della nostra vita una offerta". Importante vivere la messa, prima di tutto come sacrificio, poi comunione, "anche chi è nel peccato, può partecipare alla messa attraverso il dono di sè". Culmine del sacrificio è la croce "dove si realizza lo scontro più alto, fra il massimo di bene e il massimo di male". Valore cristologico della mortificazione: "vivo nel mio corpo quello che manca alla passione di Cristo, a favore della chiesa". Concretezza dell'amore riparatore. 

 

Il vescovo Zuppi, nel suo incontro coi preti di Bologna, richiama alcuni punti:

1. L'accoglienza e la attesa che ho sentito, venendo a Bologna, è l'accoglienza e l'attesa verso tutti noi, verso la nostra chiesa, e questo ci deve interrogare. 

2. Chiedo ai preti di "volersi bene" ne ho bisogno. Quando ci vogliamo bene, e la gente se ne accorge, cambia tutto. 

3. La Misericordia è vedere con occhi nuovi le cose vecchie

4. il Papa mi chiede di non smettere di essere "prete per strada", chiedo a voi di fare altrettanto. 

5. Il nostro programma è il vangelo e la comunione non è solo un fine, ma un metodo

6. Il modo migliore di dialogare è fare qualcosa insieme 

7. I passi concreti che propongo, sono quelle indicate da Francesco alla conclusione del Convegno di Firenze (ne riporta alcuni passaggi): i pastori siano pastori; inclusione sociale dei poveri; chiesa inquieta, vicina agli imperfetti, che sappia innovare con libertà; in ogni parrocchia ci siano gruppi di lavoro e concretizzazione della Evangelii Gaudium ... E' più che un programma, è una visione ...

 

l presbitero, secondo il cuore di Francesco, è un prete che sa stare con la folla, in una prossimità che non mette limiti o barriere, che sa condividere ferite, in un dialogo aperto e sincero, con il desiderio di nutrire col pane buono del vangelo. A fronte della tentazione del moralismo, dell'intellettualismo, del protagonismo e dell'accidia, il prete sognato dal Papa ha uno sguardo contemplativo sulle persone, confida speranzoso sull'aiuto del Signore, è umilmente accogliente e santamente gioioso.

 

Bellezza di un ministero sacerdotale, acceso da vero entusiasmo missionario, che brucia ma non consuma, proteso in un generoso servizio che stanca ma non esaurisce, convinti che Gesù «…ci hai scelto per essere in un equilibrio strano. Un equilibrio che non può stabilirsi né tenersi se non in movimento, se non in uno slancio. Un po’ come in bicicletta che non sta su senza girare» (Madeleine Delbrêl). 

S. Pietro in Ciel d'Oro - Pavia - alla Tomba di S. Agostino
S. Pietro in Ciel d'Oro - Pavia - alla Tomba di S. Agostino

19 dicembre 2015 Sabato

"Se non rinascete da acqua e da Spirito non entrerete nel Regno". Nicodemo replica " Come può  rinascere, uno che è vecchio? " Questo dialogo intercetta il mio problema. Questa risposta di Gesù la mia attesa. Ormai umanamente ho visto tutto quello che posso fare, sopratutto tutto quello che non posso più fare. Sono "vecchio", nel corpo e nell'anima. La speranza riposa nello Spirito. Da vecchi si può rinascere. Si deve rinascere! Gesù lo vuole, Gesù lo rende possibile. 

 

***

Ispira raccontare a papà la storia della mia vocazione, nella ricorrenza dei 50° anni e il modo in cui lui fu protagonista. "Se ti ricordi, babbo, era il 20 Dicembre del 1965, quando nostro cugino, Padre Silvano, ordinato sacerdote a Torino, veniva al paese a celebrare la prima messa. Tu come padrino di Cresima, fosti invitato. Io no, allora avevo appena iniziato la terza media. Al tuo ritorno commentasti con una sola frase: "Ho visto un uomo veramente felice!". Quella parola smosse qualcosa dentro di me e pensai "Se è così per lui, perchè non può essere per me? Da quel momento considerai seriamente la mia vita come qualcosa che avesse a che fare con Dio"

 

Questo racconto al babbo, smuove in lui una serie di altri ricordi, come il giorno in cui annunciai la decisione di andare in Seminario e tutti i particolari: dove eravamo, in quale posizione, cosa ci dicemmo, ecc. Ad un certo punto, gli viene in mente un altro episodio, di molti anni prima: "Avevi otto o nove anni, una sera d'inverno, con gli amici eravamo a giocare a carte a casa nostra. I Bovina, gli Atti, i Balboni ...Il discorso andò sui rispettivi figli e ciascuno esaltava propri. Io dissi: "Mio figlio non mi ha mai detto di no! e aggiunsi: volete una prova? Ti chiamai e chiesi: "Siamo rimasti senza sigarette, te la senti di andare ad Argile a comprarcele?" Era una sera freddissima, era buio, saranno state le 21, fuori snevischiava. Tu rispondesti: "Non è una gran sera per andare in paese, ma se vuoi ci vado" e ti mettesti subito il cappotto e la sciarpa. (Argile dista 3 chilometri da casa nostra) Allora aggiunsi: "Penso che sia meglio fare con quelle che abbiamo, rimani ben a casa!" Avevi superato la prova e fui contento anche che dicesti: "Non è una gran sera per uscire" dimostrando tra l'altro di non essere proprio un deficiente

 

Caro babbo, grazie di questo racconto, commovente e lusinghiero; mi pare significhi anche che fin da piccolo avevo il gusto della avventura, che mi piaceva la notte, la neve, il viaggio e la soddisfazione di fare contento qualcuno, anche un babbo che vuole le sigarette, per una serata con gli amici. Domani andrò a Pieve, per il 50° anniversario di Padre Silvano Cacciari, tu rimarrai a casa, ma nelle mie preghiere di ringraziamento, non mancherà un bel "magnificat" per te.     

Papà Misaele, angelo gabriele della mia vocazione
Papà Misaele, angelo gabriele della mia vocazione

20 Dicembre 2015 Domenica

Importanza dei luoghi! La prima lettura della messa, parla di Betlemme. Per Gesù è un luogo importantissimo, quello della sua nascita. Così nella nostra vita i luoghi sono importanti. Andando nel pomeriggio a Pieve, attraverserò i luoghi della infanzia: Bagno di Piano, nascita e battesimo; Castello d'Argile, formazione umana; Pieve di Cento, formazione sacerdotale. Tanti altri luoghi importanti: le parrocchie dove ho "servito", Anzola dell'Emilia, Angeli Custodi, Pizzano. Anche le montagne sono stati luoghi di gioie intensissime, Dolomiti, Bernina, Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino ... poi il Cammino di Santiago, Lourdes, Medjugorie, Piumazzo ...

 

Riesco a partire in bicicletta, in un pomeriggio assolato e mite, pedalando senza giacca. Sosta alle Budrie, alle tomba di Suor Raffaella Juliani, di Suor Luciana Iezzi e anche alla mia casa natale a Bagno di Piano. E' disabitata, gli infissi alla finestra della camera in cui sono nato sono sfondati. Con una preghiera affido a Dio la grazia di questo giorno speciale. 

 

A Pieve sono già arrivati Padre Silvano e Padre Giuseppe, compagni di ordinazione. Realizzo che sono "missionari" e penso alla valenza "missionaria" del Concilio Vaticano II, di cui oggi ne comprendiamo la portata. A casa ispira leggere una pagina della Evangelii Gaudium e commuove il n 3:  "chiedo che in ogni parrocchia si rinnovino gli Organismi di Partecipazione, non per organizzare meglio la chiesa, ma per realizzare il sogno missionario di arrivare a tutti"

 

Un velo di tristezza  avvolge la celebrazione eucaristica, pur connotata da ringraziamento sincero, per il dono di 50 anni di ministero. Tutto trasuda di vecchiaia: i gesti, le parole, i pensieri, specialmente quando la si vuole superare con battute, velleità imperative, stanche dichiarazioni di affetto. I cuori di tutti, sacerdoti e parrocchiani, sono sinceri, cosa dunque non va? Il fatto che a "gestire" la cosa siano i protagonisti. A 75 anni, e anche molto prima, occorrerebbe una decenza, una umiltà, una finezza, che manca. Gli anziani, specialmente preti, si sentono in dovere di "dare","fare", "organizzare", "insegnare", "dirigere", mentre il loro ruolo proprio, sarebbe solo quello di "guardare", "pregare", "ringraziare" (senza parole), "offrire".

 

Gli anziani sono molto belli e preziosi, però pochi sanno fare bene gli anziani. Non si vuole togliere loro quella dolorosa fragilità, quei mancamenti che aumentano con l'avanzare degli anni, ma sarebbe bella una nuova dignità, composta e sapiente. Non dico ai preti anziani di ritirarsi dal ministero, ma più cresce l'età, più deve diminuire l'"impegno attivo", consapevoli che nella vita dello spirito, le azioni più alte sono quelle "passive". Per essere un buon prete, e anche un buon parroco, non è necessario essere i conduttori della comunità - che al limite lo potrebbe essere efficacemente anche una donna -  ma un "servo" che prega, celebra e testimonia.  

 

"Small change, can make big difference". Unire la piccolezza dell'impegno, alla totalità del dono e del sogno. Cercare di dare tutto, non desiderare di meno che la salvezza universale. Sapendo che il nostro potere è modesto, ma il desiderio e la tensione devono essere grandi. In questa dialettica fra limite e volontà, ci spinge lo Spirito. Sempre cominciare e ricominciare, facendo di ogni istante un sacrificio, una conquista, una conoscenza, un atto d'amore.

 

Nella nebbia della notte invernale rientro. Indosso giubbotto ad alta visibilità, cerco di essere prudente, specialmente verso la mia salute, andando adagio, vestito in modo giusto. Si sta bene nello scaldacollo, nei guanti, nei pantaloncini col fondello, nascosti sotto quelli normali in wind stopper. Sotto un'apparenze minimalismo sono un concentrato di tecnologia ciclistica. Mi fermo ad un bar, alla Biancolina, a prendere a quell'ora un inconsueto cappuccino, mentre decine di persone fanno ressa attorno al banco, per un freez e le tartine. Sono strano, sono diverso, sono solo, sono felice. A casa al babbo racconto gli incontri, i saluti che tutti gli mandano, la gioia di questa giornata. L'unica cosa che gli nascondo, è un dettaglio che per me è bellissimo, ma che lo umilierebbe, pensando di avere un figlio deficiente: quella bici nella notte, nel freddo e nella nebbia, che ti fa vivere tutto come un sogno, un film, una favola.