DIARIO DON GIANCARLO

Domenica 3 marzo 2024, III° di Quaresima

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre celeste, fa che prendiamo coscienza della gloria della tua presenza e colmaci di meraviglia e di rispetto quando prendiamo coscienza del tuo amore per noi. Tu ci chiami ad essere un popolo scelto per cantare le tue lodi. Togli dai nostri cuori l’indifferenza e ogni attaccamento ai beni temporali, che ci impediscono di vedere la tua presenza nella creazione e nei nostri cuori. Aiutaci a cercare di conoscerti in Cristo e ad affidarci senza riserve al tuo amore, affinché la nostra vita sia in te, per Gesù Cristo nostro Signore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2,13-25

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.

 

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

Parola del Signore.

 

 

È istintivo nell’uomo il desiderio di “vedere” Dio. La nostalgia della casa paterna non si estingue neanche quando viene colpevolmente abbandonata, anzi la lontananza spesso l’accresce. Per questo gli uomini di ogni tempo e di ogni religione hanno cercato di sentire sempre più viva la presenza della divinità, identificandola in diversi modi e collocandola in luoghi particolari, dove poter esprimere meglio i propri atti di culto. Il tempio, in modo particolare quello di Gerusalemme, è un culmine ed un approdo; viene realizzato per volere divino, che quasi ne diventa l’artefice e l’architetto. Lì stabilisce la dimora con il suo popolo e per questo assume una sacralità ed una inviolabilità riferite alla stessa persona di Dio. “La mia casa è casa di preghiera” e come tale va usata e rispettata. I credenti percepiscono di fatto quella misteriosa presenza e vedono in quelle mura il segno visibile della propria fede, della propria appartenenza, della stessa identità religiosa. Scorgono giustamente nel tempio anche la patria ultima e celeste, il che ne accresce il fascino e il rispetto. Il Cristo più volte aveva fatto il suo ingresso in quel luogo sacro santificandolo ulteriormente con la sua presenza e giungerà ad identificare la sua persona di Figlio di Dio con il tempio stesso. Parlando della sua morte dirà: “Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo riedificherò”. L’evangelista ci ricorda che egli parlava del tempio del suo corpo. Comprendiamo quindi lo sdegno che anima il Signore Gesù nel vedere profanato quel luogo, nel vederlo trasformato in una spelonca di ladri. Comprendiamo anche i gesti che compie nel rovesciare a terra quella merce e quel denaro e nello scacciare con la frusta i venditori. San Paolo ammonirà i primi cristiani dicendo loro: “Cercate le cose di lassù e non quelle della terra!”. Nei vecchi libri che dettavano le norme di comportamento, ora caduti purtroppo in disuso, si leggeva in un capitolo importante come comportarsi nell’entrare e nello stare in chiesa. Dovremmo rievocare quelle norme che riguardano in prima persona, lo stesso Signore e indirettamente anche il nostro prossimo. Essere maleducati con il nostro prossimo è già cosa grave e disdicevole, molto di più quando lo siamo con il nostro Signore. Buona Domenica

 

Sabato 2 marzo 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

“Mi leverò e andrò da mio Padre”. Liberaci dall’orgoglio della vita che ci impedisce di rialzarci dal fango nel quale il peccato ci ha trascinati. Salvaci dall’accecamento suicida che non riconosce la misericordia nella ostinazione e nell’indurimento del cuore. O Cristo, tu hai aperto le porte del Paradiso; là non vi è più l’angelo che ne vietava l’ingresso e per mezzo della tua voce il Padre chiama di nuovo Adamo, che aveva cacciato. Ero piegato, abbattuto dalle mie turpi colpe, ero prostrato e rifiutavo la consolazione, ma ti ho sentito e mi alzerò e andrò da mio Padre.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-3.11-32
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

 
In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: 
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore.

 

 

 

Con spregiudicatezza e superficialità il figlio parte dalla casa paterna perché vuol sentirsi figlio libero e non servo. Si sente ormai grande, autonomo, “posso fare quello che mi pare”, crede. Brama percorrere la sua strada di indipendenza, vuole vivere in piena libertà la sua vita, come ogni figlio che cresce. Si separa dunque dal padre perché si sente oppresso e schiacciato dall’ambiente familiare, o dall’impotenza della stessa figura paterna e dal bisogno di una libertà senza confini. Nella sua esperienza di autonomia, così bramata, però, il figlio disgraziatamente non sa organizzare la vita da uomo “libero”, si dimostra immaturo. Sperpera ogni cosa ricevuta in eredità dal padre, comportandosi in modo da perdere ogni possibilità di vita. Finisce nella miseria. È costretto a vivere non più nel decoro e nella dignità del figlio, ma come garzone, umiliato e asservito, privo delle più elementari necessità di mantenimento. Nell’ambiente giudaico non esiste cosa più vergognosa di pascolare i porci, di stare continuamente a contatto con gli animali impuri. Nel fondo dell’abisso una luce lo scuote. È il risveglio della coscienza, che non cessa di indicare un cammino. Allora ricorda la casa paterna e, con vergogna e pentimento, vi fa ritorno. Lì, per lui inaspettatamente, lo attende non il rimprovero o un meritato castigo, ma l’abbraccio del padre che mai lo ha dimenticato e che lo attende con amore misericordioso. Di fronte al padre il figlio sinceramente si riconosce infedele, come solo un figlio può fare, un figlio “colpito” dall’amore del padre che è stato offeso dall’ingratitudine. Il figlio ne sente tutto rimorso e dispiacere e ne soffre profondamente. E’ deciso. Si confessa al padre, in tutta verità: “Ho peccato contro il cielo e dinanzi a te”. Lui non cerca giustificazioni per ridurre la sua colpa, riversandola magari sugli altri. Ora è leale e non si vergogna di apparire un disgraziato, perché sa che il padre lo conosce e lo comprende. E’ convinto che il genitore lo accoglierà, nonostante la sua infedeltà. Il cuore del padre va al di là di ogni aspettativa. “Ti ho atteso…, da tempo atteso…, vieni nelle mie braccia”. Meravigliosa ma dal punto di vista umano sconvolgente la persona del padre. La può capire solo chi è povero e si lascia amare. Non sempre l’uomo è in grado di intendere i gesti del padre, il suo intenerirsi, il correre incontro a quello scapestrato, stringerlo al cuore e baciarlo. È incapace di accettare quelle braccia spalancate in un gesto smisurato di perdono e di resistere alla tentazione di rifiuto chi non ama e non perdona. La facciamo nostra come domanda umile al Padre celeste. Padre, per tutte quelle volte che abbiamo preferito le nostre strade, le strade del mondo alla tua… e alla fine ci siamo accorti che solo nella tua casa c’è non solo il pane ma anche il tuo calore, perdonaci. Facci ritornare dai crocicchi del mondo per rimanere con te, nell’amoroso abbraccio paterno. Buona giornata

 

Venerdì 1 marzo 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Fra tutti i popoli della terra scegliesti una vigna, Israele, alla quale donasti una terra in cui facesti scorrere latte e miele. La mia vigna non l’ho custodita, le volpi devastatrici l’hanno invasa. Ti ho già respinto abbastanza, Signore, vieni ora a prendere possesso del tuo bene. Nelle mie vene scorre il sangue del Figlio che i vignaiuoli assassini uccisero. Fa che la linfa del ceppo trasmetta la vita sino all’estremità dei tralci. Voglio recare un frutto abbondante che persista, e accetto il torchio della croce affinché la mia vita serva a nutrire la tua gloria.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21, 33-43.45-46
Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!


In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore.

 

«Voi avete devastato la vigna; le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case. Qual diritto avete di opprimere il mio popolo, di pestare la faccia ai poveri?». Già il profeta Isaia, ai suoi giorni, aveva da muovere rimproveri alle autorità d’Israele. Gesù, con un linguaggio sottile, facendo ricorso ad una parabola, traccia nelle grandi linee, la storia d’Israele evidenziando in particolare le infedeltà dei capi al mandato divino. Avevano tramutato la loro missione di promotori di un patto e di una alleanza universale con il vero ed unico Dio, in una serie di privilegi. L’incuria emerge e la si nota nel tempo del raccolto, quando il padrone chiede i frutti della sua vigna. È allora che esplode tutta la violenza dei vignaioli iniqui. Quando Dio, che ci ha colmato di doni, riponendo in noi la sua fiducia, ci trova poi sterili ed infruttuosi, se non matura il pentimento, esplode in noi soltanto la rabbia e la vendetta contro chiunque viene a scuotere la nostra coscienza. Accadeva al già citato Isaia, che lamentava: «Gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli stessi accenti di lamento e di accusa sono proferiti dal profeta Neemia: «Sono stati disobbedienti, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno offeso gravemente». Lo stesso Gesù, ai suoi giorni, non potrà far a meno di apostrofare Gerusalemme, la città simbolo del potere religioso: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi

 

i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!». I privilegi divini, i suoi doni, i suoi talenti, sono sempre segni di predilezione, implicano però una responsabilità ed una risposta: debbono produrre frutti e non sono da consumare nell’egoismo o stravolgere per manie di grandezza o per ammantarsi di potere. Buona giornata

Giovedì 29 febbraio 2024

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,19-31

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.


In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma".
Ma Abramo rispose: "Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".
E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"».

Parola del Signore.

 

 

Se la pagina del vangelo di oggi si fosse limitata a descriverci soltanto la situazione iniziale dell’uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e che ogni giorno banchettava lautamente, ignaro del povero mendicante Lazzaro, coperto di piaghe, fuori della sua porta, bramoso di sfamarsi delle briciole che cadevano dalla sua mensa e poi fossimo stati invitati a scegliere noi la sorte dell’uno o dell’altro, sicuramente avremmo preferito la ricchezza e il benessere alla miseria estrema del povero mendicante. Il Signore però ci trasferisce in una dimensione ultraterrena, dove i criteri di giudizio non sono più quelli umani, ma scanditi da Dio stesso. Qui i ruoli si invertono: il povero Lazzaro è stato ritenuto degno di un premio eterno con Abramo e tutti i giusti. Il ricco, sazio dei suoi beni e delle sue ricchezze, di cui ha goduto egoisticamente nella vita terrena, si è privato colpevolmente di quelle, promesse da Dio in cielo per l’eternità. Fra i due c’è ormai un abisso e le grida e le richieste del dannato non possono essere accolte da Abramo perché egli per primo, quando era in vita, non ha voluto ascoltare i gemiti del povero Lazzaro. La mancanza di amore genera distanze incolmabili. Il ricco, pur tra i tormenti, conserva un briciolo di pietà verso i cinque fratelli che, ancora nel mondo, stanno vivendo dissolutamente come lui è vissuto. Sostiene che «se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». Quando la fede è spenta, l’amore è affogato nell’egoismo e tutte le speranze sono riposte nei beni di questo mondo «non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti». La conversione a Dio e al suo volere non è mai frutto di paura, sgorga dalla grazia, è dono dello Spirito. Anche gli apostoli avevano sentito parlare dallo stesso Cristo di risurrezione, eppure non capivano e non smettevano le loro errate convinzioni. Fin quando il nostro spirito rimane invasato dalla cupidigia, dominato dai falsi idoli, chiuso nella morsa dell’egoismo, l’amore vero e santificante dell’unico Dio non trova spazio. Si rimane legati al tempo e alle cose e la stessa risurrezione non ci convince. Buona giornata

 

 

Mercoledì 28 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore, vorrei seguirti proprio come la roccia che si spostava nel deserto, vorrei bere al tuo costato ferito, vorrei succhiare il sangue prezioso dell’amore. Come l’apostolo, vorrei essere sempre con te e solo con te, anche se dovessi versare il mio sangue nell’estrema testimonianza. Voglio seguirti sulla terra ed entrare con te nelle regioni celesti. Non ho rifiutato il calice che il Padre mi ha dato da bere, perciò ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20,17-28
Lo condanneranno a morte.


In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

 

 

La brama di occupare i primi posti e di avere il potere non è conforme al Vangelo. Gesù è venuto a capovolgere la situazione, è venuto per essere consegnato alle autorità e per affrontare la grande prova della Passione. Tre volte Gesù prepara e annuncia agli Apostoli il suo destino a Gerusalemme. E ogni volta nel Vangelo si ripete lo stesso contrasto: i discepoli hanno altri pensieri, non capiscono, non riflettono su ciò che Gesù presenta con chiarezza, ma pensano alla soddisfazione della loro ambizione, del loro desiderio umano. Dopo il primo annuncio è Pietro che si scandalizza dicendo a Gesù “Questo non ti accadrà mai”; la seconda volta “i discepoli discutono su chi di loro è il più grande; dopo il terzo annuncio sono i figli di Zebedèo a presentare lo loro domanda ambiziosa tramite la madre. Nel Vangelo Gesù ha parlato di umiliazioni e gli Apostoli domandano onori, domandano posti privilegiati. Questo ci dimostra che la passione era necessaria per cambiare il cuore dell’uomo: le parole, neppure quelle di Gesù bastano. Nonostante le parole buone del Signore, crescono in noi pensieri non buoni, pensieri di orgoglio, di egoismo. Cristo sceglie per sé e indica a noi il cammino dell’obbedienza, dell’umiltà, del sacrificio. Tutto questo ci torna come eco dell’antica profezia di Geremia in cui egli predice il servo sofferente che intercederà per il popolo e si renderà disponibile a portare su di sé il peso delle loro colpe. Apriamo il nostro cuore alla passione di Gesù, comprenderemo la vera gioia, la vera gloria, la vera vita: servire, fare la volontà non la nostra, ma la volontà del Padre, fino a sacrificare noi stessi per il Signore. Buona giornata

 

 

Martedì 27 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

“Contempla, o anima mia, Isacco offerto in olocausto, contempla il nuovo Isacco legato sul legno della croce, nuova vittima offerta in mistero per il peccato del mondo. Signore, tu non hai ignorato il sacrificio di Isacco, accogli in sacrificio il mio spirito affranto, poiché tu non disprezzi un cuore affranto e spezzato”. Guarda le mie mani legate dal peccato e il legno della maledizione sulla mia schiena, a frenare il mio cammino verso di te. Ti rendo grazie, o mio Salvatore, poiché il coltello s’era avvicinato alla mia gola e per il tuo sacrificio. Agnello senza macchia, tu hai allontanato da me la condanna.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 23,1-12
Dicono e non fanno.


In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Parola del Signore.

 

 

Oggi meditiamo insieme le esortazioni del profeta Isaia “Lavatevi, purificatevi” e “anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”. Sono esortazioni rivolte al popolo eletto ma anche alla nostra comunità monastica e cristiana. Il profeta Isaia ci manifesta la sua grande preoccupazione perché vuole il cambiamento, la conversione, vuole una novità di vita e di Spirito, una vera vita di comunione. Gesù nel Vangelo ci conferma, in un suo invito, di amarci gli uni gli altri. Queste esortazioni ci devono fare riflettere, in modo particolare in questo periodo di Quaresima. Abbiamo bisogno di conoscerci a fondo. Nessuno può progredire nel cammino della vita spirituale senza una profonda conoscenza di sé stesso, delle sue qualità e dei suoi limiti, delle tendenze del proprio carattere e della propria personalità, delle possibilità che effettivamente possiede. Chi ha un vero interesse di avanzare nel cammino della vita cristiana deve compiere dei passi necessari: – conoscersi, – accettarsi, – superarsi. Già l’antico filosofo Socrate diceva: “conosci te stesso”. Ognuno è chiamato in causa a fare un’introspezione personale. Se non conosciamo noi stessi rischiamo di avanzare nel buio, nelle tenebre, e di sbagliare la strada della vita. Abbiamo tutti bisogno di luce e di amore. Questo amore ci viene dalla riflessione, dal contatto con gli altri che ci possono consigliare o aiutare, ma, soprattutto dalla preghiera, dai sacramenti e dallo Spirito Santo. Conoscersi è far morire sé stesso, per fare l’esperienza con Dio. Solo chi si avvicina in questo modo a Dio trova garanzia di vita e certezza del cammino. Ma poi però non basta conoscersi. Dobbiamo accettarci come siamo, con grande realismo ed umiltà. Diceva Santa Teresa d’Avila che “l’umiltà è la verità”. Non si tratta quindi di mortificarci per le nostre mancanze e miserie, ma oltre a riconoscere queste dovremmo saper ringraziare il Padre Eterno anche per i doni ricevuti, le qualità e le virtù che, per sua grazia, possiamo praticare. Dobbiamo impegnarci, quindi, nel conoscere meglio noi stessi, per comprendere quali virtù e quali difetti dominano in noi. Tutto questo per intraprendere un sano cammino di crescita spirituale. Il tempo di quaresima è un tempo di grazia molto propizio per la nostra metanoia. Buona giornata

 

 

Lunedì 26 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Tu hai fatto di noi, Signore, un regno di sacerdoti, un sacerdozio regale, e noi stiamo di fronte a te con le mani alzate: non giudicare il mondo secondo le sue colpe, ricordati dei figli del giusto Abramo che intercedette per Sodoma, ma anche dei figli di Noè, dell’alleanza e della promessa che facesti con questo patriarca al tempo del diluvio. Non disprezzare l’opera delle tue mani. È da parte del mondo intero che noi veniamo verso di te con tutto il cuore, ed è per ogni creatura che noi facciamo penitenza. Noi piangiamo per coloro che non piangono, affinché abbondi in loro la consolazione.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,36-38
Perdonate e sarete perdonati.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore.

 

 

 

La Quaresima, come insegna il vangelo di oggi, è un forte richiamo a disporre il nostro cuore in modo nuovo. Esercitare la misericordia, non giudicare, non condannare e dare senza misura sono i contrassegni del cristiano autentico, ciò che lo deve distinguere dagli altri. La prima lettura ci parla del pentimento. Il libro di Daniele ci presenta il cambiamento di Israele dopo una grande sconfitta: quando il popolo è vinto dai nemici, il tempio e la città distrutti, allora ci si rende conto della sua colpa e si prega il Signore confessando i propri peccati. Il profeta sottolinea il sincero pentimento del popolo e nello stesso tempo la fiducia nel Signore: “A noi conviene la vergogna sul volto, a te la giustizia, la misericordia, il perdono… Noi siamo stati ribelli, non abbiamo ascoltato la tua parola, abbiamo peccato”. Noi cristiani, solo nell’atteggiamento di grande umiltà possiamo ricevere tutte le grazie del Signore e capire l’immensità del suo amore per noi. Pensiamo a sant’Agostino, un santo pieno di amore per il Signore, perché aveva coscienza che molti grandi peccati gli erano stati perdonati. Lodava, e ringraziava il Signore con cuore umile e sincero per il perdono ricevuto e per essere stato preservato da altri peccati. Anche in san Paolo troviamo la confessione e riconoscenza dell’amore e della misericordia del Padre: “Dio ha dimostrato il suo amore per noi perché, mentre eravamo peccatori, ha dato il suo Figlio per noi”. I nostri confessori ci insegnano che la grazia di essere perdonati è sorgente di generosità e di amore, di umiltà e di tante grazie per noi e per gli altri. La vera generosità nostra viene dall’umiltà. Un cristiano che è stato perdonato da Dio, quando dà qualcosa agli altri, lo fa senza orgoglio o mormorazione, senza spirito di superbia o di arroganza. Si sente invece solo un servo inutile o strumento della misericordia di Dio. Beata Madre Teresa di Calcutta diceva: “La mia vita è carità e perdono per i poveri”. “Date e vi sarà dato…”. Cristo ci ha dato ciò che è prezioso e sacro, ci ha offerto il suo corpo e suo sangue per la remissione dei nostri peccati. Questo gesto diventa per noi un nuovo comandamento: “Fate questo in memoria di me”. Cristo è modello e sorgente di amore. Dio è infinitamente più generoso di noi. Per questo non dobbiamo esitare di dare il massimo di noi stessi, di dare tutto. Lui è fedele alle promesse e premierà ognuno secondo le proprie opere, ispirate dall’amore. Buona giornata

 

Domenica 25 febbraio 2024, II° di Quaresima

PREGHIERA DEL MATTINO

Chi ci farà comprendere l’immenso amore con cui Dio ci ha amati? Chi ci farà penetrare questa follia che è saggezza infinita, chi ci farà accettare l’inaccettabile e credere all’incredibile misericordia divina, pronta con tutte le forze ad amare, a dimenticare, a perdonare? Quando capiremo che Dio ci chiama ad essere suoi figli; immagini perfette, immagini rassomigliantissime del suo amore verso gli uomini? Quando ameremo come tu ami, Signore, dicendo di coloro che ci perseguitano: “Padre, perdonali, non sanno quello che fanno”?

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,2-10

Questi è il Figlio mio, l'amato.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

 

 

 

La liturgia della seconda domenica di Quaresima ci propone la trasfigurazione del nostro Signore Gesù Cristo sul monte Tabor, dinanzi ai suoi discepoli, Pietro, Giovanni e Giacomo. È un raggio di luce che brilla lungo il cammino oscuro che porta Gesù verso la sua passione. Ricordiamo che il mistero di Dio è un evento grandioso e molto difficile da capire e da spiegarne la profondità, però per noi è facile credere con il dono della fede o sperare con amore. Il Cristo Gesù, Figlio Unigenito del Padre, l’eletto di Dio, di cui lo stesso Padre ci dice nel Vangelo: “Ascoltatelo”, è l’unico uomo che ci viene presentato soffuso di gloria divina. Cristo è l’Amato e la gloria del Padre. In questa voce gli apostoli sono consolati, assicurati e certificati, trovano in Cristo un vero Dio e un vero Uomo, un uomo eccezionale. Oggi, Dio ci garantisce, ci assicura il cammino, ci affida il suo mistero, Gesù Cristo come segno visibile della grazia invisibile, e come segno vittorioso su tutta la nostra umanità decaduta. Per questo siamo stati chiamati ad ascoltare la sua Parola, a partecipare ai suoi sacramenti e a chiedere il suo Santo Spirito. L’evangelista Marco ci presenta la trasfigurazione come manifestazione gloriosa di Dio. Cristo anticipa il suo destino glorioso e fa pregustare ai suoi la bellezza celeste, la santa dimora del Padre, il Paradiso, luogo della luce perpetua. Un luogo in cui tutti quanti sogniamo o desideriamo di essere o di arrivare. I discepoli al vederlo si meravigliano e manifestano il loro desiderio di restare in celestiale contemplazione insieme ad Elia e Mosè. Alla discesa dal monte, Cristo comanda di non riferire a nessuno questa bellezza ed esperienza. Perché? Perché, la Sacra Scrittura ci dice, ciò che è divino è divino e ciò che è umano è umano. Gesù ha la retta intuizione che i suoi discepoli avevano visto, ma non avevano capito la realtà profonda. I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. La via di andare al Padre non è dunque facile, il cammino è durissimo, non c’è una scorciatoia. Cristo rimane l’unico mistero, l’unica Via, Verità e Vita. Il silenzio degli apostoli trova la piena risposta a Gerusalemme, quando Cristo dovrà patir e soffrire la passione, la morte ma poi risuscitare. A Gerusalemme Cristo in croce trasformerà tutto in gloria, cioè trasformerà la miseria, la sofferenza, la tristezza, la morte, il peccato in un atto di carità e di amore che rigenera. In questo tempo di quaresima, Cristo si trasforma sul monte Tabor per indicarci la via dell’amore, la via della salvezza. Di non avere paura di affrontare le grandi difficoltà della vita, anzi di capire che la croce è un cammino sicuro se lo si percorre con amore e per amore, per giungere alla mèta desiderata. Siamo chiamati ad adorare Cristo nel sacramento dell’Eucaristia con un amore sincero e pieno di fede. Nell’adorazione eucaristica, gli offriamo gioie e dolori. E gli chiediamo sostegno, forza e aiuto di portare serenamente la nostra croce. Egli è il sacramento della nostra salvezza. Buona Domenica

 

Sabato 24 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Chi ci farà comprendere l’immenso amore con cui Dio ci ha amati? Chi ci farà penetrare questa follia che è saggezza infinita, chi ci farà accettare l’inaccettabile e credere all’incredibile misericordia divina, pronta con tutte le forze ad amare, a dimenticare, a perdonare? Quando capiremo che Dio ci chiama ad essere suoi figli; immagini perfette, immagini rassomigliantissime del suo amore verso gli uomini? Quando ameremo come tu ami, Signore, dicendo di coloro che ci perseguitano: “Padre, perdonali, non sanno quello che fanno”?

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,43-48
Siate perfetti come il Padre vostro celeste.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.

 

 

In una grande teofania il Signore sul monte Sinai, aveva scritto con il suo dito il Decalogo, quelle dieci parole, con cui intendeva stabilire un patto ed una alleanza con Mosè e con il suo popolo. Molte false interpretazioni e limitazioni erano succedute a quella rivelazione divina al punto che lo stesso Cristo dirà, rimproverando scribi e farisei, che le tradizioni degli uomini avevano preso il posto della legge di Dio. L’amore al Signore e al prossimo, il primo dei comandamenti, aveva subito le più gravi mutilazioni. Per cui Gesù, volendo correggere tanti errori e dare compimento alla legge, fino a poterci parlare di perfezione, comincia col dire: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”. Quindi per essere figli di Dio, nei fatti e non solo a parole, dobbiamo assumere l’impegno di amare tutti e perfino i nostri nemici e la nostra preghiera, per essere autentica espressione di amore, dovrà includere anche i nostri persecutori. La motivazione di questo arduo impegno deriva dal fatto che Dio per primo estende il suo amore a tutti indistintamente, prediligendo proprio gli ingiusti e i peccatori: il sole splende su tutti e la pioggia non si trattiene dal fecondare la terra dei cattivi. L’arte di amare, già difficile di per sé, diventa davvero la prova del fuoco per il cristiano, quando la persona da amare è un nemico o addirittura un persecutore. Ci affascina l’esempio di Cristo, che morente sulla croce, grida il suo perdono ai suoi crocifissori, ma non serve a spegnere il nostro orgoglio e a mortificare la nostra logica, se la grazia di Dio non ci pervade completamente. L’amore che Cristo ci propone è un apice ed una perfezione, che possiamo attuare solo ed elusivamente con la forza dell’intervento divino. Buona giornata

 

 

Venerdì 23 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

“O tu, Signore, amico degli uomini, tu che vedi nei cuori e conosci i pensieri segreti, strappa il velo di menzogna da cui sono coperto, consuma con il fuoco della tua verità il peccato che mi attanaglia”. Poiché conosco la tua legge, tu l’hai incisa nel mio cuore, e io ho chiuso gli occhi e mi sono accecato sulle tue vie, ho preteso la giustizia quando tu parlavi di misericordia e ho invocato senza diritto la tua misericordia per sottrarmi alla tua giustizia. La confessione della mia colpa spalanchi le porte alla tua luce.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,20-26
Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geenna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».

Parola del Signore.

 

 

L’odierna Liturgia della Parola ci suggerisce il tema della conversione, del cambiamento possibile. Siamo ancora in cammino, abbiamo ancora tempo per cambiare: non siamo ancora davanti al Giudice per essere giudicati. Siamo ancora lungo la strada, in viaggio e possiamo metterci d’accordo con il nostro “avversario”. Il profeta Ezechiele, nella prima lettura ci rivela chi è il nostro avversario. È il fratello con il quale non siamo d’accordo. La grande tentazione di oggi, così largamente estesa, e che proviene dallo spirito del male, è che è inutile tentare di cambiare, “tanto non è possibile cambiare!”. Invece Dio proclama che cambiare è possibile, che lui stesso ci spinge a cambiare. Il grande desiderio di Dio è di vederci cambiati, trasformati, santi. Certo, il cambiamento, cioè la conversione costa… Ma Dio diminuisce le difficoltà. Per questo oggi ci promette che il peccatore non morirà, ma vivrà, se si convertirà. “Va’ a riconciliarsi con il tuo fratello”, ci dice. Gesù afferma che per fare parte della vera e nuova giustizia è necessario trascendere quella degli scribi e dei farisei. È la condizione senza la quale non è possibile accostarsi all’altare. Cristo esige la conversione perché l’uomo è tempio dell’amore di Dio e dello Spirito Santo. La conversione è un ripartire, un ritorno alla sorgente della Vita. Gesù chiama i peccatori e anche ciascuno di noi, per il suo regno, regno di giustizia e di amore, di pace e di perdono. Domandiamo dunque al Signore il dono della speranza nella buona, completa conversione, nostra e altrui, per poter diventare migliori, con la grazia del Signore. Buona giornata

 

 

Giovedì 22 febbraio 2024, Festa della Cattedra di San Pietro

PREGHIERA DEL MATTINO

Preghiamo lo Spirito Santo affinché la Chiesa sia pronta su questa terra ad offrire la sua vita per gli uomini e a lasciarsi ferire come ha fatto il Signore. Pronta ad offrirsi per la miseria del mondo; affinché venga il regno di Dio. Noi ti preghiamo: fa che giunga presto il giorno in cui potremo indirizzarti le nostre preghiere e servirti d’un solo cuore e d’un solo spirito nella pace e nell’amore del corpo di Cristo.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.


In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

 

 

La liturgia odierna proclama la funzione dell’apostolo Pietro: roccia sulla quale Gesù ha edificato e costruisce sempre la Chiesa. “Sei Pietro (pietra, roccia); su questa roccia costruirò la mia Chiesa, e la potenza della morte non avrà il sopravvento su di essa”. Pietro, attraverso i suoi successori, prosegue quella missione affidatagli fin dal suo primo incontro con Gesù. Anche se situata in tempo di Quaresima, la festa di oggi costituisce un invito ad esaminare il nostro modo di essere anche noi Chiesa, per rivedere il nostro rapporto con Cristo costruttore della comunità, la nostra fedeltà ai Pastori e la nostra collaborazione alla vita ecclesiale. L’affermazione profetica del Signore è espressa al futuro: “costruirò”. La storia della Chiesa dimostra l’esistenza di tante circostanze nelle quali quella profezia è stata tradita da battezzati che hanno negletto l’obbligo di essere costruttori della Chiesa, corpo mistico del Signore. Ma l’assistenza dello Spirito Santo ha consolidato la fede e ha assicurato la continuità del valore infallibile del magistero di Pietro. “Ho pregato per te, che non venga meno la tua fede, e tu, quando ti sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (antifona d’inizio). Pietro ricorda che i pastori devono essere modelli del gregge. Ma l’unione con lo stesso apostolo, che possiede “le chiavi del regno dei cieli”, è certezza di un cammino sicuro nella ricerca di Dio. La fedeltà nei confronti della Chiesa implica la fedeltà nei riguardi dei pastori. La festa di oggi ci sia particolarmente di sprone per la preghiera per il Papa Benedetto e per il suo successore in questa situazione in cui la Chiesa s’è trovata. Buona giornata

 

Mercoledì 21 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

“Dal ventre degli inferi, come Giona, grido nella miseria. Tu mi hai respinto nel profondo dei mari e i flutti mi hanno circondato; non respingermi, Signore, ritira la mia vita dall’abisso delle acque. Il diluvio del peccato mi inonda con i suoi flutti mortali. Allunga su di me la tua mano come facesti per Noè, come facesti per Pietro sul mare scatenato”. Poiché io ti ho riconosciuto, o figlio di Dio, tu sei il mio Salvatore e sei il Salvatore di questa generazione perduta e già i miei occhi vedono il tuo corpo disegnare tra cielo e terra il regno della riconciliazione.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,29-32
A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona.


In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Parola del Signore.

 

Verranno da oriente e da occidente e ci passeranno avanti nel regno dei cieli… Già per la generazione di Gesù la salvezza è perenne, ma tanti non la vogliono riconoscere. Ed egli ha un nome proprio per loro: “generazione perversa e malvagia” che non coglie i veri segni della manifestazione di Dio pur così chiari. È Cristo stesso il segno per eccellenza del Padre, con la sua vita, la sua passione e la sua risurrezione. La cecità dinanzi alle manifestazioni di Dio è resa ancora più evidente dal fatto che i “lontani” invece sanno riconoscere la grandezza di quei segni i vicini invece no. L’evangelista Luca ci dimostra le grandi mancanze del popolo di Israele. È un popolo cieco, sordo, muto…, un popolo che sta camminando nelle tenebre, nel buio. Guarda ma non vede, sente ma non ascolta, parla ma non dice, chiede ma non sa che cosa… Sembra rappresentare una vera confusione, un disordine. Chiede un ulteriore segno, vuole portare Gesù a livello dei maghi per, un’altra volta, illudersi e non per fidarsi, non per credere. Tanti oggi cercano questa illusione. E spesso la trovano. Nella ricchezza pongono lo scopo della loro vita. Nella droga tanti giovani si fidano… L’alcool e il sesso diventino i segni chiari di ricerca ma sbagliata, di illusione, di non vita ma di morte. Dio ha dato ad ogni uomo un segno di vita indelebile, un soffio di vita. Con questo dono l’uomo è chiamato a collaborare, a lavorare, a costruire il regno di Dio, a portare la buona notizia ovunque per salvare le anime lontane o smarrite. Dio non vuole la morte dell’uomo ma ch’egli si converta e viva. Il rifiuto, la fuga, la disobbedienza, l’egoismo, la chiusura di Giona, della prima lettura di oggi, è stato trasformato dalla misericordia del Padre al suo perdono. “Dio vide le loro opere che cioè si erano convertiti e si impietosì”. La Quaresima è il tempo favorevole, il tempo di conversione, della confessione. È il momento di lasciarsi interpellare da Dio, che spesso trova in noi una risposta indifferente, mediocre, dinanzi alla grandezza del suo amore. È il tempo di cogliere appieno “il segno di Giona”, cioè il passaggio di Dio, misericordioso, che vuole trasformare la nostra vita e portarla definitivamente verso la strada della santità e della piena realizzazione. Buona giornata

 

 

Martedì 20 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

“Ho offuscato la bellezza della mia anima, o Creatore; l’oscurità ha invaso il mio cuore e il mio desiderio si è legato alla terra, ho fatto a brandelli i vestiti originari che tu mi avevi tessuto. Ho contemplato la bellezza dell’albero del male e il mio spirito ne è stato sedotto. Mi sono trovato nudo e mi sono nascosto. Non ho risposto, Signore, quando mi chiamavi per nome”. Ma oggi nel deserto di questa Quaresima ho di nuovo sentito la tua voce, e non chiuderò più il mio cuore; entra nella tenda della mia carne affinché da questo tempio spirituale si innalzi il sacrificio di una preghiera continua.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,7-15
Voi dunque pregate così.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore.

 

L’umile, il povero, l’indigente, colui che nutre viva fiducia, spontaneamente implora aiuto. Chi è grato intona inni di lode e di ringraziamento al benefattore. Chi sa entrare nel mondo dello spirito, varca i confini angusti del mondo e della materia per elevarsi in più spirabil aere. Chi è puro di cuore vede Dio e lo riconosce, lo ascolta e l’invoca come Padre. Sono questi i presupposti perché l’essere umano si apra alla preghiera autentica. Non è quindi questione di parole o di formalismi esteriori. Il nostro Dio e Padre sa di quali cose abbiamo bisogno. Essendo egli bontà infinità, non deve essere convinto da noi a piegarsi alla nostra volontà. La prima cosa da chiedere, convinti che il volere divino è ispirato solo ed elusivamente a bontà e sapienza infinite, è che si compia quella volontà in perfetta armonia tra cielo e terra. Così affermiamo il primato di Dio nel mondo e, allo stesso tempo, la mèta finale a cui tutta la nostra esistenza deve tendere. Implicitamente chiediamo anche di conoscere, per quanto ci è possibile quella divina volontà, per poter poi conformare ad essa la nostra vita. Esaudite ed implorate le urgenze primarie dello spirito, chiediamo a Dio Padre il pane quotidiano. Diciamo il «nostro» pane per affermare l’impegno a condividere con i fratelli quel pane, affinché come quello che viene consacrato sugli altari, divenga strumento di carità e di comunione fraterna. È in questo spirito e con questo impegno di fraternità vissuta che chiediamo infine la remissione dei nostri peccati. Manifestiamo così la nostra vera ed estrema povertà e quell’anelito di perdono e di riconciliazione che ci restituisce la vera dignità di figli e ci consente di poter pregare Dio e chiamarlo con il dolce nome di padre. È importante riflettere sugli effetti delle nostre eventuali chiusure nei confronti del prossimo: «Se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». Buona giornata

 

 

Lunedì 19 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore, io non ho seguito la via dei giusti e dei patriarchi, non sono stato innalzato nella luce con Enoc, non sono salito con Noè nell’arca della salvezza. Ho seguito invece l’omicida Lamec e il fratricida Caino, li ho imitati nella durezza del cuore, perché non ho osservato quanto piace al Signore. Non sono riuscito a distinguere il volto del Figlio dell’uomo nel carcerato a cui nessuno fa visita, non ho considerato i più piccoli degli uomini come il vero tesoro della Chiesa. Non ho diviso i miei averi con colui che ha un misero salario; mi sono dunque allontanato da te pur continuando a cercarti, Cristo nostra salvezza.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,31-46
Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi".
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato".
Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me".
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore.

 

 

 

C’è un momento finale dinanzi al quale il Signore anticipatamente ci pone, che da soli non avremmo potuto mai prevedere o immaginare. Ci trasferisce in un’altra dimensione, quando il Figlio dell’uomo, Cristo Signore, ci si porrà dinanzi come giusto giudice di tutte le genti. Egli vuole anzitutto raccogliere i frutti della redenzione e dare il meritato premio a coloro che gli sono rimasti fedeli, chiama infatti i suoi «Benedetti dal Padre». C’è una inevitabile selezione tra capri e pecore; l’individuazione avviene in base ad un esame sull’amore che abbiamo espresso nei confronti di Cristo o sul rifiuto della sua persona. È interessante costatare come la persona del Cristo s’identifichi con le estreme debolezze degli uomini: tutti noi sin da bambini siamo stati educati alla fede orientata verso l’eucaristia. Sin dalla prima comunione abbiamo fermamente creduto che Gesù si nasconda in un’ostia consacrata, la via che egli stesso ha scelto per donarsi totalmente a noi. Non altrettanto è avvenuto nei confronti del Cristo nascosto nell’affamato, nell’assetato, nel forestiero, nell’ignudo, nel malato e nel carcerato. Eppure proprio su questa fede e su questo amore saremmo giudicati e per questo saremo premiati e introdotti nel regno di Dio o cacciati via nel regno dell’odio e della morte. Vuole insegnarci il Signore Gesù sin da ora, che esiste un indissolubile legame tra l’eucaristia sacramentale e quella legata alle estreme povertà degli uomini: li unisce l’elemento essenziale del sacramento che è l’amore legato ai segni: la candida ostia e le miserie umane. Dobbiamo guardare con pari intensità di fede le due eucaristie. Non ci è consentito ricevere il Cristo come cibo e bevanda di salvezza e poi non dare amore concreto allo stesso Cristo nascosto nel povero che incontriamo sulle nostre strade. È lui il povero, l’assetato, il forestiero, il nudo, il malato, il carcerato: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». È quindi un dovere consequenziale per noi credenti, inondati gratuitamente dall’amore da Cristo, ridargli amore e gratitudine in coloro nei quali Egli s’identifica, solo così adempiremo il comandamento nuovo, che ci orienta a Dio e al nostro prossimo. Buona giornata

 

 

Domenica 18 febbraio 2024, I° di Quaresima

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre che sei nei cieli, al momento di incominciare, questa mattina, il nostro pellegrinaggio di Quaresima, fa che il nostro spirito e il nostro cuore si concentrino su Gesù Cristo tuo Figlio. Aiutaci a respingere le tentazioni e le numerose distrazioni che ci porterebbero a rivolgerci a cose materiali e a cercare soddisfazioni passeggere. Questo tempo sacro della Quaresima sia per noi un periodo di rinnovamento nella fede e di progressiva presa di coscienza del fatto che Cristo è in noi e noi in Lui. La nostra preparazione alla Pasqua sia una riconciliazione completa con te, per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,12-15

Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli.

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore.

 

 

Si apre dinanzi a noi il grande mistero della Quaresima, alla quale ci ha introdotti la Liturgia delle Ceneri. È un invito ad inoltrarsi nel deserto insieme a Gesù, che in questo modo si dispone per la battaglia decisiva alla quale si è preparato nel corso di tutta la sua vita nascosta a Nazareth, in Galilea. L’evangelista Marco ci dà notizia dell’inizio della vita pubblica di Gesù e del suo ministero per le strade della Palestina, dopo aver trascorso quaranta giorni nel deserto. Il “Vangelo di Dio”, che Gesù andava predicando, la “buona notizia” che andava diffondendo, è tutta concentrata in queste parole: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. Per l’evangelista Marco “il tempo è compiuto”, significa che si è concluso il tempo delle promesse divine e delle attese, ed è giunto il tempo della realtà dell’avverarsi delle profezie nella persona di Gesù; l’ora messianica è arrivata. “Il regno di Dio è vicino”, cioè è giunto il momento in cui Dio, in Cristo, realizza il suo progetto di salvezza e vuole instaurare la sua sovranità e signoria sul mondo. La possibilità della salvezza è offerta a tutti, l’occasione è propizia, il momento è favorevole, bisogna prendere coscienza e decidersi a seguire Gesù. “Convertitevi e credete al Vangelo”: è la condizione indispensabile, la disposizione d’animo essenziale se si vuole cogliere il momento favorevole ed entrare nel regno di Dio che Gesù Cristo dichiara di essere venuto a inaugurare. È l’invito che con sollecitudine materna la Chiesa ci rivolge oggi all’inizio della quaresima. “Conversione” è una parola tanto ripetuta che si rischia di farne l’abitudine, e che pertanto non abbia eco nella nostra anima, non scuota più salutarmente la nostra coscienza. Eppure è una delle parole più necessarie, una di quelle che conservano validità e attualità perenne; una parola che dovremmo ripetere continuamente a noi stessi, perché siamo tutti peccatori, ricadiamo spesso nelle nostre mancanze. Convertitevi, dunque, ci ripete giustamente la Santa Chiesa oggi, all’inizio di un tempo sacro, che deve vederci tutti impegnati in una seria revisione della nostra vita. Questo invito della conversione ci apre alla nuova dimensione di spirito e di vita, di rinnovare i nostri impegni battesimali all’adesione del messaggio di Cristo. Il Vangelo è tutto ciò che Gesù è venuto a dirci e a rivelarci in nome del Padre. Allora credere al Vangelo significa fidarsi di Cristo, abbandonarsi a Lui, accogliere con piena disponibilità la sua azione di salvezza, soprattutto la sua Pasqua gloriosa, perché nell’evento pasquale Gesù diventa la buona novella di liberazione e nella pasqua il regno di Dio si fa presente in tutta la sua potenza salvifica. Credere al Vangelo comporta soprattutto l’impegno sempre rinnovato a seguire gli esempi di Gesù e a mettere in pratica il suo insegnamento. E questo significa porsi in un cammino di continua conversione o confessione, perché alla luce del Vangelo troveremo sempre tante cose nella nostra vita che non quadrano con il progetto di Dio. Buona Domenica

 

 

Sabato 17 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Ho peccato più di Matteo il pubblicano, perché da sempre conosco il tuo Nome. Ma tu mi chiami di nuovo a seguirti. Come lui voglio alzarmi, rovesciare la tavola della mia vita quotidiana, carica di false ricchezze e di commercio con lo spirito del mondo; come Levi, io ti dico: Entra da me e che la tua saggezza immoli la vittima sull’altare della mia vita. Che io divenga l’ostia dell’azione di grazie per la vita ritrovata. O Gesù, per la tua bontà, degnati di chiamarmi con il mio nome.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,27-32
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano. 
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Parola del Signore.

 

 

 

Non si può digiunare quando lo sposo è con noi, abbiamo sentito ieri. La sua presenza, il suo intervento nella vita di Levi, un pubblicano disprezzato da tutti, ha significato la sua conversione. Il banchetto organizzato per il Signore nella sua casa è un momento di festa e di doverosa gratitudine. Gesù è intervenuto come medico a sanare una vita e s’intravede già in tutto ciò un preannuncio della Pasqua, un annuncio del suo sacrificio sulla croce e contemporaneamente la gioia della risurrezione dal peccato per un povero pubblicano. Levi è un vero risorto, perché strappato dalla schiavitù del peccato e rinato a vita nuova. Vengono così infrante le barriere che i scribi e i farisei, chiusi nel loro falso puritanismo, avevano eretto verso il mondo degli impuri e dei peccatori. Gesù invece viene a convincerci che la sua missione privilegia proprio i malati e i peccatori, tutti noi che in questo periodo di confronto e di conversione veniamo a scoprire, con più evidenza, le nostre umane debolezze, che ci abbatterebbero se la speranza della redenzione e del perdono si spegnesse in noi. Ci convinciamo ulteriormente che, pur venendo dalla triste esperienza del peccato, stiamo per sperimentare ancora in noi i frutti della redenzione e vediamo ravvivata la fede, la certezza di una vita nuova in Cristo.  Possiamo già approntare i primi preparativi per il banchetto e per le festa, ci separano solo quaranta giorni dalla Pasqua. Anche in padre misericordioso, al ritorno del figlio perduto, gli corse incontro, lo baciò e, dopo averlo rivestito degli abiti migliori, fece preparare per lui un grande banchetto. Buona giornata

 

Venerdì 16 febbraio 2024

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,14-15
Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.


In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Parola del Signore.

 

 

 

Quando Gesù si dona a noi nella preghiera, non è il momento di digiunare. Bisogna ricevere appieno il suo amore, lasciargli una libertà completa, sapendo che il regno di Dio può realizzarsi molto bene in noi in quel momento. Non ci lasceremo mai colmare troppo da una gioia che viene direttamente dalla presenza di Gesù. Perché colui che entra nell’intimità del cuore di Gesù conosce sofferenze interiori molto profonde: sofferenze per il suo peccato e per il peccato del mondo, prove, assilli, tentazioni e dolorosissimi digiuni spirituali nel momento in cui Gesù si nasconde, e non fa più percepire la propria presenza... La Chiesa sa che le nostre forze sono limitate, e che noi dobbiamo essere disponibili alle sofferenze più intime, più profonde, che vengono direttamente da Gesù. È questo il motivo per cui essa ha ridotto i digiuni che un tempo erano d’obbligo. Essa ne dispensa i vecchi, i malati: se il digiuno impedisce loro di pregare, se essi hanno appena la forza per restare vicino a Dio, che restino con lo Sposo: è questo l’importante! Buona giornata

 

Giovedì 15 febbraio 2024

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,22-25
Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina sé stesso?».

Parola del Signore.

 

 

Commento al Vangelo – Lc 9,22-25

Chi perderà la propria vita per me, la salverà.

Alla vigilia della sua passione, Gesù annuncia ciò che lo attende a Gerusalemme e indica la via della croce come il cammino da percorrere, per sé e per chi vuole essere suo discepolo. Aggiunge: “Ogni giorno”: tutta l’esistenza è coinvolta. La croce non è l’appuntamento finale, è la strada stessa, il Golgota quotidiano su cui salire. Sbaglia però chi identifica la croce con la sofferenza; non è il dolore in quanto tale che salva; la via della croce, che Gesù apre e ci propone, è la via dell’amore. La salita del Calvario è la vetta del dono di sé. Il cristianesimo è la religione della gioia, non un peso da sopportare. Siamo noi che abbiamo ridotto “la nostra croce”, e spesso anche la sua, all’ostacolo del momento, all’imprevisto che ci piomba addosso e scombina i nostri piani. Il Figlio dell’uomo, dice l’evangelista Luca, “deve soffrire molto”. Ma “deve” nel senso che, avendo scelto la condivisione piena dell’esperienza umana, sa che l’amore viene anche rifiutato e tradito, perché lascia libero l’altro. È questa debolezza, d’altronde, la sua forza. Occorre rinnegare noi stessi, prosegue Gesù. Dobbiamo annullarci completamente? Annientare la nostra volontà, i sentimenti, i desideri come richiede ad esempio l’inflessibile dottrina buddista del nirvana? No, Dio non ci identifica con il nostro peccato. Se così fosse, cancellato questo, cosa rimarrebbe di noi? La fede ci svuota sì, ma dall’egoismo, dalla falsità, dalla superbia, e così ci restituisce il nostro volto autentico. Buona giornata

 

 

Mercoledì 14 febbraio 2024, Le ceneri

REGHIERA DEL MATTINO

 

Noi ti benediciamo, o Dio, in questo giorno che comincia, per il periodo santo della Quaresima, che tu ci concedi in preparazione alla Pasqua. Portaci, attraverso il digiuno, ad avere fame di te e a non essere schiavi delle creature. Insegnaci, attraverso la pratica dell’astinenza, a dividere i nostri beni con coloro che ne hanno bisogno. Aiutaci, attraverso la preghiera e il silenzio, a trovare nella croce di tuo Figlio il nostro riposo e la nostra gioia (Pensieri di Fenelon per la Quaresima).

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore.

 

Incomincia oggi il cammino di Quaresima. Un tempo favorevole, propizio che dura quaranta giorni. La sua mèta è la Pasqua: un memoriale che rinnova la grazia della passione e della morte del Signore. È un tempo di penitenza, che vuole dire conversione e combattimento contro lo spirito del male. È anche un tempo che invita a ritornare al Signore con tutto il cuore, con digiuni e preghiere. Ecco, il tempo della salvezza, ovvero della riconciliazione con Dio, è giunto. Il Vangelo odierno ci indica quale deve essere il nostro atteggiamento e insiste sulla rettitudine interiore, dandoci anche il mezzo per crescere in questa purificazione di intenzioni: l’intimità con il Padre. Il Vangelo è davvero bellissimo e dovremmo leggerlo spesso perché ci dice anche quale era l’orientamento stesso del Signore Gesù, che “non faceva niente per essere ammirato dagli uomini ma viveva nell’intimità del Padre suo. L’evangelista Matteo ci presenta tre esempi: dell’elemosina, della preghiera, del digiuno e mette in evidenzia in tutti e tre una tentazione comune, direi normale. Quando facciamo qualcosa di bene, subito nasce in noi il desiderio di essere stimati per questa buona azione, di essere ammirati: di avere cioè la ricompensa, una ricompensa falsa però perché è la gloria umana, la nostra soddisfazione, il nostro piacere. E questo ci rinchiude in noi stessi, mentre contemporaneamente ci porta fuori di noi, perché viviamo proiettati verso quello che gli altri pensano di noi, lodano, ammirano in noi. Il Signore ci chiede di fare il bene perché è Bene e perché Dio è Dio e ci dà anche il modo per vivere così: vivere in rapporto col Padre. Per fare il bene noi abbiamo bisogno di vivere nell’amore di qualcuno. Se viviamo nell’amore del Padre, nel segreto, con il Padre, il bene lo faremo in modo perfetto. Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto, dove solo il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta. Certo, le cose esteriori sono importanti ma dobbiamo sempre sceglierle e vivere alla presenza di Dio. Se possiamo fare poco, facciamo nella preghiera, nella mortificazione, nella carità fraterna quel poco che possiamo fare, umilmente, sinceramente davanti a Dio; così saremo degni della ricompensa che il Signore Gesù ci ha promesso da parte del Padre suo e Padre nostro. Buona giornata

 

Martedì 13 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Effondi, Padre buono, il tuo Spirito su di noi: la sua voce interiore ci guidi in questo nuovo giorno ad alzare i nostri occhi alla Provvidenza tua che sempre ci previene. Rafforza in noi la fede nel tuo amore. Dacci “occhi per vedere e orecchi per udire” il tuo Figlio Gesù in ogni prossimo che incontreremo e fa che riconosciamo sempre la sua voce fra le mille voci di questa giornata.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,14-21
Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Parola del Signore.

 

I discepoli di Gesù sono ancora attaccati alle cose materiali, non ancora pronti per quelle spirituali. Nonostante la presenza del Maestro in mezzo a loro, essi hanno ancora il cuore indurito. Non si ricordano del segno compiuto da Gesù, quando egli spezzò i cinque pani, e moltiplicò i pesci. I discepoli sono incapaci di affidarsi totalmente a Cristo. Come capita anche a noi, essi si affidano a ciò che conduce alla corruzione, alla ipocrisia e alla incredulità. Questo richiamo del Maestro verso i discepoli rimane di attualità anche oggi nella nostra esperienza di vita. Lo sviluppo del mondo moderno ci apre verso delle concezioni di incredulità, l’uomo pretende di farsi un dio, abbiamo tanti esempi come quello di voler essere padroni della vita e della morte… e ciò non solo nella manipolazione genetica. Abbiamo un solo Maestro, è Gesù Cristo, ascoltiamolo, egli ci dà il vero pane di vita e la certezza della sua Parola. Buona giornata

 

 

Lunedì 12 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO 

Mi hai dato la grazia di risvegliarmi questa mattina, o Signore, e di iniziare una nuova giornata nel tuo amore. Oggi avrò tanti incontri, tanto lavoro, tante preoccupazioni, forse qualche sofferenza e delusione. Fa che io veda in ogni fatto della mia vita il segno della tua presenza accanto a me. Sei sempre tu che ti manifesti e mi chiami alla conversione e all’amore. Signore, aumenta la mia fede! 

 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Gv 8, 11-13

Perché questa generazione chiede un segno?

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Parola del Signore.

 

 

 

Chi si rende infedele al contratto d’amore matrimoniale è un adultero. Perciò Gesù chiama generazione adultera gli ebrei suoi contemporanei, che si ostinavano in una infedeltà con l’alleanza contratta con Dio. Non hanno perciò diritto di pretendere un particolare segno oltre ai molti segni che egli offriva a tutti, per poter credere al Cristo. O meglio, verrà dato loro un segno ma non ora: allorché il Messia penderà, crocifisso, dalla croce a cui lo hanno ingiustamente condannato e quindi dopo un breve “soggiorno” nel sepolcro, risorge glorioso, sarà allora quel segno di Giona, rimasto nell’abisso per tre giorni, a testimoniare ancora più chiaramente a favore di Gesù. C’è un richiamo evidente alla fedeltà nei confronti del Signore, fedeltà alle promesse battesimali e ai nostri impegni contratti successivamente anche verso il nostro prossimo. La fede e la certezza della risurrezione ci aiutano a superare gli ostacoli della vita presente in vista di quella futura. Non ci mancano i segni, è solo troppo debole la nostra fede per saperli riconoscere. “Signore, aumenta in noi la fede”. Buona giornata

 

Domenica 11 febbraio 2024, VI° del Tempo Ordinario

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, all’inizio di questa domenica ci avviciniamo a te, perché il tuo volto ci rischiari. Crea in noi un cuore luminoso e puro, un cuore trasformato affinché la nostra vita, quando ritorneremo tra i nostri fratelli, sia completamente una lode di colui che ha creato in noi cose così grandi. Così tutti renderanno gloria al Padre celeste. 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,40-45
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.


In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

 

La scena che oggi ci presenta l’evangelista Marco è quanto mai significativa: è un lebbroso che osa venire verso Gesù. Secondo la legge non avrebbe potuto farlo perché il suo male lo relegava nella schiera degli immondi e doveva di conseguenza vivere segregato dalla società. Sicuramente è mosso da una grande fiducia verso il Signore. Egli infatti non solo si accosta, ma poi si prostra in umile preghiera: “Se vuoi, puoi guarirmi”. Gesù risponde toccandolo, quasi a voler prendere su di sé l’impurità del lebbroso, e dicendo: “Lo voglio, guarisci”. Gesù gli impone il silenzio sull’accaduto, ma non lo dispensa dall’adempimento che avrebbe sancito ufficialmente la sua guarigione: “Va, presentati al sacerdote”. Così il Signore risponde a tutti coloro che, sempre più numerosi, rifiutano la mediazione sacerdotale e pretendono di confessarsi direttamente con Dio. Ci colpisce particolarmente quel tocco di amore da parte di Cristo. Egli davvero non si schifa delle nostre umane miserie anche quando sono ributtanti e sporche. La misericordia del Signore non conosce limiti quando è invocata con umiltà e con fede. Il suo amore è sempre più grande del nostro peccato. Non ci scandalizza perciò la disobbedienza del lebbroso guarito: egli non può tacere. Deve proclamare e divulgare il fatto. Quando veniamo soccorsi dalla gratuita bontà divina, è doveroso rendergli gloria ed esprimere con la migliore intensità la dovuta gratitudine. In un’altra circostanza dieci lebbrosi furono guariti, ma uno solo tornò a ringraziare il Signore ed egli giustamente domandò: “Gli altri nove dove sono?”. Per tutti noi esiste un modo meraviglioso ed efficace per lasciarsi toccare dal Signore; avviene nell’eucaristia, quando egli non solo ci tocca per guarirci, ma si immerge totalmente nella nostra persona per assimilarci a sé. Buona Domenica

 

 

Sabato 10 febbraio 2024, Memoria di Santa Scolastica, sorella di San Benedetto

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore, tu conduci chi ti segue nel deserto per parlare al suo cuore e per nutrirlo di un pane essenziale. La moltiplicazione dei pani è il segno e l’annuncio del grande mistero del tuo corpo offerto e diviso fra tutti gli invitati. Il popolo ti ha seguito come un tempo aveva seguito Mosè al di là delle acque della morte; tu fai scendere per lui la manna dal cielo, per i loro corpi, preparando così i loro cuori al miracolo più grande compiuto dal tuo amore, al miracolo che rinnoverai costantemente nell’Eucaristia, fino a quando tu ritornerai nella gloria per farci entrare nel Regno.

 

Dal Vangelo secondo Marco 
Mc 8,1-10
Mangiarono a sazietà.


In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». 
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Parola del Signore.

 

 

Un sentimento nobile di Gesù, pieno di umanità che significa prontezza al servizio ed alla donazione; una volontà a guardare l’altro come sé stesso e rinunciare alla sua superiorità per servire l’altro. Un sentimento umano che Gesù mostra nel brano del vangelo di oggi. Il gesto lo rende partecipe dei nostri dolori e delle nostre sofferenze. È umano, nel senso più nobile e concreto del termine, nel riconoscere l’altro che mi sta di fronte come soggetto dell’amore e non come oggetto da sfruttare. È umano perché è la volontà di unire gli uomini in un nuovo legame di solidarietà. Ma è anche divino perché proviene da Dio, è divino perché Gesù rende grazie sui sette pani e sui pochi pesciolini, è divino perché Gesù opera il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è divino perché ci induce a contemplare con maggior profondità il Mistero di Cristo. È la compassione divina che è il preannuncio della sua Passione. Dio sente le nostre passioni, e ci dona la sua Passione. La sua compassione ha questo doppio movimento. Da Dio all’uomo per assumere tutte le passioni umane e dall’uomo a Dio per partecipare alla Sua Passione. È qui, nella compassione umana-divina che troviamo il valore delle nostre celebrazioni eucaristiche che sono incontro tra Dio e l’uomo; un incontro di amore, di salvezza e di redenzione. Poniamo sull’altare la nostra vita perché possa essere benedetta da Gesù e inserita nel suo progetto di Amore. Buona giornata

 

 

Venerdì 9 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO 

 

Ecco che i popoli pagani proclamano la tua gloria: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”. Noi ti preghiamo, in particolar modo oggi, Signore, per i missionari, perché possano assomigliarti in ogni cosa e possano portare con loro le opere meravigliose che accompagnano la proclamazione della Buona Novella. Rinnova in noi lo zelo e lo spirito di preghiera perché riflettano la tua meravigliosa immagine. 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,31-37
Fa udire i sordi e fa parlare i muti.


In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

Parola del Signore.

 

 

A volte ci avviciniamo a coloro che soffrono ma nei nostri cuori c’è una ribellione che acceca e ci impedisce di vedere la luce di Gesù nella persona che soffre. A volte possiamo utilizzare i poveri come oggetto della nostra carità o della nostra competenza professionale per affermare il nostro valore, per manifestare la nostra gloria. Fratello mio, sorella mia, queste poche righe vogliono dirti di non scappare dalle persone che soffrono e che sono ferite. Osa avvicinarle, toccarle. Osa entrare in comunione con loro. Allora scoprirai dentro di te e dentro di loro una sorgente di vita, dei semi di risurrezione. È il grande segreto di Gesù e del suo vangelo. In ogni persona, non importa se ferita, indurita, autoritaria, crudele, apparentemente chiusa a Dio e peccatrice, c’è una sorgente nascosta di acqua viva pronta a zampillare. Se tu cammini con Gesù su questa strada, ti condurrà verso il povero, il debole, l’isolato e l’oppresso, senza paura né disperazione, senza collera ne ribellione, senza teorie ne soluzioni belle pronte, senza sensi di colpa né sentimenti di impotenza. Per farti gustare la pace che nasce dalla comunione dei cuori Gesù ti rivelerà il senso nascosto della sofferenza e delle tenebre e come la gioia può sgorgare da tutto ciò che è ferito e spezzato. Ti rivelerà che lui stesso è nascosto nel povero, nel debole e nell’oppresso. Ti rivelerà che è anche nascosto nel povero, nel debole e nell’oppresso che è in te. Ti rivelerà come riscoprire, rinnovare ricostruire e ricevere questa comunione d’amore e di fedeltà che è l’origine e la sorgente di ogni vita, dell’unità e della pace. Te lo farà scoprire come un seme piccolo capace di crescere per rinnovare il mondo. Se vuoi, camminiamo insieme su questa strada; con i nostri fratelli e sorelle che soffrono in questo mondo diviso camminiamo insieme, con Gesù, nostro fratello prediletto, per scoprire che è una strada di speranza. Buona giornata

Giovedì 8 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Beato il sonno che facesti scendere su Adamo, per formare, dal suo costato, l’opera mirabile a lui destinata. Beata la notte dell’anima grazie alla quale tu trasformi l’amato nel suo diletto. Rendimi docile, Signore, ai moti dello Spirito Santo che fa scendere la notte e fa spuntare il giorno. Beata la notte in cui tu m’insegni a camminare nella fede pura e in cui rendi forti in me la volontà e la determinazione di seguirti fino in fondo, senza condizioni. Voglio amarti fin nel tuo sonno sulla barca, voglio amarti anche nella tua assenza.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,24-30
I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli.


 In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.
 

Parola del Signore.

 

Che cosa ci insegna la pagina evangelica di Marco? Anzitutto ci parla della forza della compassione che opera, prima di tutto, nella madre. Avrebbe potuto reagire male di fronte alla risposta di Gesù, avrebbe potuto risentirsi e andarsene via esasperata. Ella, invece, pur soffrendo, non vive questi atteggiamenti, perché è preoccupata non di sé, ma della figlia che sta male. Non dice: guarda che cosa mi è capitato, sono proprio disgraziata; ma dice: mia figlia soffre a causa di un demonio e, costi quel che costi, devo aiutarla. Piena com’è di compassione per la figlia, dimentica sé stessa, si lascia respingere e umiliare pur di ottenerle la guarigione, prega e insiste con parole tenerissima, con la capacità di ribattere in maniera positiva sulla stessa immagine dei figli e dei cagnolini usata da Gesù. Una compassione, la sua, potente e creativa. La compassione è quell’atteggiamento per cui il lamento (che pure può esserci ed è normale che ci sia) e l’esasperazione per condizioni difficili, sono superati dal bene che voglio al fratello. Ancora ci parla della forza della fede. La fede in Gesù l’ha portata prima ad avvertire la presenza di Gesù nella città, quindi a muoversi subito, per cercarlo finché non lo trova, poi a buttarsi ai suoi piedi e a non fermarsi davanti alle parole dure che le vengono rivolte. Ella è certissima della misericordia del Signore, è certissima di Gesù che opererà la guarigione. È la fede che deve sostenerci nella vita, nella nostra preghiera per noi e per coloro che amiamo; è la certezza che siamo fondati sul Signore, un Signore buono che viene per così dire “tradito” dalla sua stessa misericordia a cui non può resistere. Infine la forza della parola umana. Gesù, infatti, non dice: per la tua fede, bensì: per questa tua parola. Significa che la forza della parola umana, quando è sorretta dalla fede, è grandissima. La parola dell’uomo è forte come la parola di Dio, se è portata da una grande fede e da una grande compassione. Buona giornata

 

 

Mercoledì 7 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

La tua Provvidenza, Signore, governa il mondo e tutto quanto mi capiterà oggi avverrà, dunque, per tuo volere. Spesso, quando soffro, ho voglia di porti l’eterna domanda: “Perché?”. So che non è questa la domanda da farti, dovrei piuttosto chiederti qual è il significato di ciò che tu mi fai accadere, “che cosa mi vuoi dire” con ciò. Tutto il resto è inutile, sterile. Oggi voglio provare ad afferrare e a capire un avvenimento, almeno come una tua parola che si rivolge “esplicitamente a me in persona”. Se non riesco a vederti in ogni cosa, voglio cominciare a vederti in un avvenimento che già mi attende.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,14-23
Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo.


In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».

Parola del Signore.
 

 

 

Gesù contesta l'interpretazione restrittiva della Legge messa in atto dai farisei. Contesta il fatto di porre sullo stesso piano le norme che derivano dall'alleanza da tanti piccoli precetti osservati scrupolosamente, ai quali sono attaccati come una seconda pelle. L'idea dei farisei era che osservando tutte le prescrizioni (!) si diventa graditi a Dio.
Gesù, invece, ci ricorda che a Dio siamo graditi sempre, con o senza osservanza delle Leggi e che, eventualmente, le norme servono a farci vivere meglio, e a realizzare ciò per cui siamo stati pensati, voluti e creati e non a meritarci Dio che è gratis. Quelle che regolano la purità rituale, ad esempio, vengono ricondotte al loro significato profondo di regole di igiene alimentare, senza far impazzire le persone. Ma, si sa, fatichiamo ad imparare e se le prescrizioni dell'Antico Testamento sono finite in soffitta, noi cattolici siamo stati bravi a ricreare tante piccole norme per sentirci la coscienza a posto.
L'amore non è anarchico, si assume delle responsabilità, certo, e la fedeltà si manifesta anche nell'osservanza di alcune regole.
Ma tutto e sempre nell'orizzonte di una manifestazione d'amore e non nell'illusione di metterci "in regola" davanti a Dio! Dio ci chiede di essere figli e responsabilmente liberi, non dei burattini. Buona giornata

 

Martedì 6 febbraio 2024, Memoria dei Santi Paolo Miki, presbitero e compagni martiri

PREGHIERA DEL MATTINO

La pace è una fattiva conquista di ogni giorno.
Ben più che il silenzio delle armi, la pace richiede quel ben-essere che è l’essere a posto con la nostra coscienza.
Se persino la tua coscienza ti accusa, chi mai si accingerà a prendere pienamente la tua difesa? Costruisci la pace nel tuo cuore ed essa si irradierà nel mondo e nelle persone che ti circondano.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,1-13
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.


In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini".
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Parola del Signore.

 

Le mani pulite

Se per un attimo riuscissimo a non leggere il vangelo in maniera solo moralistica forse riusciremmo a intuire una grandissima lezione, nascosta proprio nel vangelo di oggi: "Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate (...) quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?»". Leggendo frettolosamente questo brano è inevitabile schierarsi subito dalla parte di Gesù. Approfondendolo invece potremo scoprire meglio ciò che Gesù rimprovera loro, che non è cioè l'essere scribi e farisei, ma piuttosto la tentazione di avere un approccio alla fede solo di natura giuridica, legata alle loro antiche tradizioni. La fede non coincide con l'osservanza. La fede in Cristo è più grande della mera osservanza. Siamo chiamati a passare dalla osservanza al credere, perché solo così potremo incontrare veramente Dio che si è fatto carne e non un insieme di norme. Il disagio che questi scribi e farisei vivono, scaturisce dal rapporto che essi hanno con la sporcizia, con l'impurità. Per essi diventa sacra una purificazione che ha a che fare con le mani sporche, ma pensano che con un gesto esterno possano esorcizzare tutta la impurità che una persona potrebbe accumulare nel proprio cuore. È chiaro che è più facile lavarsi le mani che convertirsi. Gesù vuole dire loro esattamente questo: l'osservanza, anche se perfettamente religiosa, non ha senso, se non porta all'esperienza della fede, all'esperienza di quell'incontro con Dio. Il Signore rimprovera ai farisei e agli scribi che quella loro è solo una forma di ipocrisia, travestita da sacro. Diamoci da fare anche noi per un'esperienza autentica, per un incontro con Gesù, perché la fede nasce, cresce e matura da e in questo incontro. Buona giornata

 

Lunedì 5 febbraio 2024, Memoria di Sant'Agata,            Vergine e Martire

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre, comincia un’altra giornata, fatta di incontri, di compiti e di richieste a cui dovrò rispondere. Tu mi parlerai attraverso tutto questo. Dammi la tua luce perché io possa sentire la tua voce e possa rispondere alla tua chiamata. Dammi la forza perché agisca secondo la tua volontà.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,53-56
Quanti lo toccavano venivano salvati.


In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Parola del Signore.

 

 

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Questa sentenza del Signore ci indica verso chi egli indirizza di preferenza la sua missione e, paragonandosi ad un medico, dice di voler anzitutto soccorrere i malati e non i sani e, volendo mostrare visibilmente al mondo la misericordia del Padre, afferma ancora che i primi destinatari, non sono i giusti, che già hanno accolto quel dono di Dio, ma i peccatori che ne sono privi. Questo ci spiega la natura della missione di Cristo e i motivi che l’inducono a cercare, ovunque si trovino, i malati del corpo e dello spirito. Il vangelo di oggi ci fa incontrare Gesù in Galilea, nella regione dei Geraseni, disprezzata dagli abitanti di Gerusalemme; qui il Signore viene riconosciuto come colui che porta la vita e la salvezza. Con questa convinzione accorrono da lui, lo cercano dovunque, per poi condurgli gli ammalati nel corpo e nello spirito. Ecco un ruolo ed una missione che dovrebbe essere costantemente nel cuore di ogni credente: cercare Gesù e condurre a lui gli affaticati e gli oppressi di questo nostro mondo. Non basta procurare loro un buon ospedale e affidarli alle buone cure dei medici; quasi sempre alla malattia del corpo si accompagna uno stato di spossatezza dell’anima, un’infermità dello spirito, che merita la migliore attenzione. Quando riponiamo tutte le nostre speranze solo ed esclusivamente nell’apporto della medicina e delle cure esterne degli uomini, rischiamo di trascurare la parte più importante e preziosa dell’uomo, la sua anima. Capita troppo spesso di trovarci impreparati dinanzi al malato, soprattutto dinanzi al malato terminale, quando la medicina e i medici hanno smesso, perché impotenti, il loro compito, quando in tono di passiva rassegnazione sentiamo dire o diciamo a noi stessi: «Non c’è più nulla da fare». È un inganno. Quando non c’è più nulla da fare da parte dei medici e della medicina, dovrebbe iniziare un amorevole premura, che aiuti il paziente ad affrontare nel modo migliore possibile il dramma della morte. Questa è la proposta cristiana per una vera morte dolce, che da credenti in Cristo accompagna all'incontro con Lui. Dio solo sa quanti nostri fratelli e forse anche persone a noi care, vengono lasciate nella più penosa solitudine proprio quando avrebbero più urgente bisogno di presenze e di cristiana collaborazione. Quando si spengono in noi le umane attese abbiamo bisogno più che mai di ravvivare la speranza cristiana nei beni futuri ed eterni. Buona giornata

Domenica 4 febbraio 2024, V° del Tempo Ordinario

PREGHIERA DEL MATTINO

O Signore, fa che oggi, sempre nel tuo nome, sia capace di riconoscere e di alleviare le sofferenze di coloro che incontrerò. Fa che, pur nella mia grande povertà, riesca ad essere, anche per chi ancora ti cerca, un segno trasparente del tuo amore misericordioso e del dono della tua guarigione. Signore, donami la gioia di saperti contemplare per poterti meglio servire nei miei fratelli e nelle mie sorelle.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,29-39
Guarì molti che erano affetti da varie malattie 


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

 

 

Gesù interviene ancora per guarire; stavolta lo fa in una casa a lui familiare. Entra nell’abitazione di San Pietro ed è informato della malattia della suocera. Sembra non sia una malattia pericolosa. Gesù non interviene come altre volte in simili situazioni drammatiche. Guarisce la suocera di San Pietro, ed ancora abbiamo un insegnamento per noi. Guardiamo da un lato la tenerezza del gesto di Gesù e dall’altro la risposta pronta della suocera. Il gesto di Gesù è delicato ed in sintonia con l’ambiente; non ci sono demoni da scacciare, non vi sono ossessi da calmare o paralitici da guarire. La donna è poi riconoscente di questa particolare attenzione e la sua disponibilità pronta al servizio è segno di ospitalità, gratitudine, riconoscenza e consapevolezza che quello di Gesù non è una semplice guarigione ma un gesto di salvezza. Tutte le azioni di Gesù sono azioni salvifiche che devono avere una risposta pronta. L’azione di Dio è un dono gratuito ma se ad essa non corrisponde una risposta adeguata dell’uomo non può essere garanzia di salvezza. È un bell’insegnamento per noi ed una indicazione per la nostra vita. Sappiamo riconoscere infatti l’agire salvifico di Gesù Cristo? È l’invito ad alzare i nostri cuori al Signore in un perenne rendimento di grazia. È l’apertura della nostra vita all’azione dello Spirito. Il servizio pronto della suocera di San Pietro è l’esortazione che anche la nostra vita sia aperta con la stessa disponibilità e la stessa generosità. In ciò troviamo la vera risposta alla grazia donata. L’amore e la grazie che Dio ci dona si devono tramutare in amore e riconoscenza verso i fratelli. Buona Domenica

 

 

Sabato 3 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Ogni battezzato è un inviato, un missionario. Quando guardo la carta del mondo, del mio paese o anche della mia città, mi sento sorpassato, Signore. Le statistiche sembrano dire che il numero dei cristiani non aumenta velocemente, che la scristianizzazione invade intere regioni, che le vocazioni religiose e sacerdotali non sono abbastanza numerose… Cosa fare, Signore? “Fai come Maria, mia madre”, mi rispondi. Portando in cuore il mondo intero, ella sorrideva e faceva del bene a coloro che incontrava. Che io sia, come lei, un missionario permanente, là dove tu mi hai posto, Signore.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34
Erano come pecore che non hanno pastore.

 
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

 

 

Quello che oggi il vangelo ci narra è un bel momento di intimità, tra Gesù e gli Apostoli, reduci dalle loro fatiche missionarie. Hanno da raccontare le loro gioie e le loro delusioni, tutto ciò che hanno detto e fatto, ma ciò che appare più evidente agli occhi del loro maestro è la fatica e la stanchezza dei dodici. Le parole di Gesù hanno accenti materni e pieni di premura per loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». La calca della gente, l’andirivieni delle persone, l’anelito di annunciare e sanare per adempiere il mandato ricevuto dal Signore, i lunghi e ed estenuanti trasferimenti di villaggio in villaggio, spesso sotto il sole cocente, avevano davvero messo a dura prova la loro resistenza: «non avevano neanche il tempo di mangiare». È bello e consolante costatare che Gesù amorevolmente si accorga dei loro e dei nostri disagi, delle loro e nostre stanchezze fisiche e spirituali e ci chiami in disparte per consentirci di riposare. È il richiamo del giorno del Signore, la domenica, ma non solo. Molto spesso gli apostoli di oggi, nonostante le innumerevoli ed evidentissime testimonianze contrarie, vengono tacciati come nulla facenti. Solo chi lo vive può comprendere il duro ed indefesso lavoro spirituale e fisico di tanti ministri, spesso posti in situazioni di grande disagio. Non sempre ci si rende conto delle loro situazioni difficili a causa di una mentalità diffusa che ritiene che i preti siano solo da criticare e non da aiutare, definendoli inaccessibili e inossidabili. Le premure di Gesù verso gli apostoli ora sono spesso trasferite a persone buone, umili e silenziose, che come le pie donne del Vangelo, provvedono alle necessità dei ministri del Signore. C’è però un insegnamento ed un invito per tutti: per non lasciarsi sommergere dalle faccende del mondo e dalle sue frenesie, occorre ogni tanto, come si suol dire «staccare la spina» e cercare un luogo solitario, in disparte, fuori dal ritmo vertiginoso che rischia di travolgerci, per riposare un poco. Buona giornata

 

 

Venerdì 2 febbraio 2024, Festa della Presentazione                del Signore

PREGHIERA DEL MATTINO

In questa festa della luce donami, o Signore, la fedeltà di Maria e la sua capacità di abbracciare la croce, la trasparenza della fede del vecchio Simeone e la capacità di parlare di te della profetessa Anna che ti offrì la sua vita nella lode e nel servizio. Aiuta oggi, o Signore, in modo particolare tutti i più anziani, rendili capaci di continuare a vivere in te, sapendo accettare con serenità il compiersi del tempo. Dà a tutti la gioia della consapevolezza del cammino verso la Luce.

 

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.


Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore -  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo 
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

 

 

L’incontro con il Signore Gesù è sempre un incontro decisivo per tutti: grazie a lui, conosciamo l’amore di Dio per noi, comprendiamo il significato più vero della nostra vita e dell’intera storia umana, e veniamo resi capaci di agire con potenzialità nuove, nella gratitudine per i doni ricevuti, nell’imitazione di colui che ci ha amato per primo. Se condividiamo questa esperienza dell’incontro con il Signore Gesù, senza dubbio ci aiuteremo insieme a comprendere come tale incontro può cambiare le nostre vite, e ci sostenteremo vicendevolmente nella missione di testimoniare agli altri la grandezza e la potenza del suo amore. Purtroppo, sovente ci sono incontri non riusciti. Gesù ci insegna che la forza di un incontro riuscito sta nella gratuità, nella condivisione e nel sevizio. Così il Signore Gesù ci viene incontro, e tale è il progetto divino, motivo che deve suscitare gioia e gratitudine come ad esempio di Maria, Giuseppe, Anna, e il vecchio Simeone. Un vero incontro esige un atteggiamento di apertura e di accoglienza. L’incontro con il Signore, non può attuarsi senza che in noi avvenga una profonda purificazione, l’offerta della nostra vita. Buona giornata

 

 

Giovedì 1 febbraio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Gli uomini giusti e santi, come Giovanni Battista, non sono comodi. Essi disturbano e alcuni, come Erodiade, sarebbero ben lieti di farli sparire. L’autentica santità ha sempre qualcosa di rivoluzionario. Tu, o Signore, tu ci hai comandato di essere santi come il Padre celeste è santo. E la tua Chiesa, attraverso il Concilio Vaticano II, ci ha ricordato la necessità che ogni cristiano sia un santo. Cioè una persona che si lascia abitare da te. Concedi, o Signore, che oggi io faccia un nuovo passo sul cammino della santità.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,7-13
Prese a mandarli.


In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore.

 

 

La missione di Cristo non potrà finire con la sua ascensione al cielo. Egli ha già scelto dodici uomini, gli apostoli, ai quali affidare prima un ruolo di diretta collaborazione e poi una vera e propria missione da espletare in tutto il mondo. Il compito primario sarà per loro quello di scacciare, dovunque si annidi, lo spirito immondo, tutte quelle immondezze cioè, che hanno invaso i cuori degli uomini e che non consentono più a Dio di entrare per costituirvi il suo regno di amore. Li manda a due a due «E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche». È una caratteristica essenziale dell’inviato da Cristo non affidarsi per nulla alle proprie risorse o alle umane sicurezze, che dovrà trarre invece solo ed esclusivamente da Colui che lo invia e dalla forza del messaggio che ha da annunciare. Tutto il resto diventa pesante e d’ingombro quando si è guidati da Dio, quando si è chiamati ad andare oltre i confini delle umane attese, quando gli interessi prevalenti riguardano non l’affermazione di un proprio prestigio, ma la diffusione del regno di Dio. Il missionario, l’apostolo non è un immigrato o un giramondo in cerca di fortuna, ma un portatore, in nome di Cristo, di un messaggio di salvezza. Non deve però attendersi né accoglienza e tanto meno successo personale, anzi, benché dotato di poteri speciali dallo stesso Cristo, dovrà mettere in conto rifiuti, allontanamenti e persecuzioni. Il mondo per questo lo riterrà uno sconfitto, Gesù però dirà: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Che lezione per noi sacerdoti e consacrati, ma anche che utili indicazioni per ogni credente che vuole essere anche un testimone. Buona giornata

 

Mercoledì 31 gennaio 2024, Memoria di San Giovanni Bosco

 

PREGHIERA DEL MATTINO

 

Signore Gesù, tu sei nato falegname, figlio di un falegname e figlio di Maria, abitante di Nazareth. Tu ti sei incarnato per davvero, senza temere di “perdere il tuo tempo” nel corso di trent’anni di vita nascosta, sconosciuto da tutti. Non avevi dunque fretta di salvare il mondo? È questa vita nascosta, fedele, apparentemente inutile che salva il mondo. Quando bisogna salvare, parlare e agire, tu allora parli e agisci. Controcorrente, se ve n’è bisogno. Signore, nel corso di questa giornata, questa vita sia la mia vita.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

Parola del Signore.

 

Quanto Gesù fa è sotto gli occhi di tutti, le sue parole tutti l’ascoltano, gli stessi testimoni però giungono spesso a conclusioni contrastanti ed opposte. Lo stupore e la meraviglia non costituiscono da soli un valido elemento di giudizio, occorre ben altro per comprendere il messaggio di Cristo. Senza la fede tutto viene ridotto a categorie umane, troppo al disotto delle dimensioni di Dio. Le affermazioni degli ascoltatori di Cristo, sembrerebbero inizialmente scaturire da valutazioni positive: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?». Vengono quindi riconosciute al Figlio di Dio doti eccezionali ed incomprensibili di sapienza, le sue mani operano evidenti ed incontestabili prodigi, ma poi, nonostante ciò, tutto viene fatto ripiombare pesantemente entro i limiti umani: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Gesù non è più il Messia, l’inviato del Padre, non è più colui che compie prodigi ed è adorno di divina sapienza, ma semplicemente il «figlio del carpentiere». Molti di coloro che giungono a tale mortificante conclusione sono, tra l’altro, compatrioti e conoscenti di Gesù e alcuni, della sua famiglia. Dovrebbero quindi essere più ben disposti ad ascoltarlo ed accoglierlo, ma nessuno è profeta in patria. È l’errore che ancora ai nostri giorni capita a chi vorrebbe ridurre tutto ciò che è di Dio ai limiti angusti della ragione umana. Sono ancora molti coloro che, privi di fede, azzardano giudizi e sentenze sull’operato di Dio, di Cristo e dalla sua chiesa. Assomigliano a degli astrologi sprovveduti, che pretendono di scrutare i cieli senza dotarsi di strumenti idonei. Buona giornata

Martedì 30 gennaio2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore, durante questa giornata, chi incontrerò? Incontrerò sicuramente la mia famiglia, alcuni amici, i colleghi di lavoro, la gente che incrocio abitualmente per la strada senza conoscerla. Farò forse altri incontri. Alcune persone ti conoscono e ti amano, sono molte, ma i più sono indifferenti, persino ostili. Alcuni addirittura si burlano di te. Tu mi dici: “Non temere, ma credi solamente”. Anche per loro tu sei venuto, ti sei fatto uomo. Che io sia oggi, per loro, colui attraverso il quale essi possano vederti.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

Parola del Signore.

 

Gesù si presenta a noi come il modello della fedeltà, come fonte e fondamento della fede, come suo compimento e mèta finale: è Gesù l’autore e il perfezionatore della fede. Egli, infatti, ha affrontato, per restare fedele a Dio, la morte infame e dolorosa della croce, e ora è intronizzato alla sua destra. Nella sequela di Gesù, la prospettiva del martirio cristiano è la scelta di fedeltà estrema anche a costo della vita. È per una felicità grande che, come Gesù, accettiamo, la sofferenza per essere fedeli a Dio. Non cerchiamo la sofferenza per la sofferenza, ma affrontiamo quella che ci colpisce per il regno di Dio. Gesù ha ottenuto per noi la capacità di ripetere le sue gesta. Ora tocca a noi, come ci sprona il salmista, di diventare la gloria di Dio, affinché anche di noi si possa dire: ecco l’opera del Signore. Gesù annuncia per chi ha fede il superamento della morte e lo conferma con il suo gesto e le sue parole. Noi che ascoltiamo oggi questo vangelo della ragazza richiamata alla vita, siamo invitati a guardare in avanti, alla resurrezione di Gesù. Infatti senza questa piena vittoria sulla morte non si possono annunciare come vangelo, come “buona notizia”, i gesti prodigiosi di Gesù. Buona giornata

 

 

Lunedì 29 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, grazie per questo regalo di un nuovo giorno. Un regalo che viene ad aggiungersi ai tanti altri che ho ricevuto da te. Apri i miei occhi affinché io mi renda conto che tutto ciò che sono, che tutto ciò che ho viene da te. È dunque normale che tutto ciò che sono e possiedo lo metta al tuo servizio e al servizio del mio prossimo. Aiutami ad annunciare a coloro che incontrerò oggi “tutto ciò che tu, Signore, hai fatto per me nella tua misericordia”.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,1-20

Esci, spirito impuro, da quest'uomo.

 

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Parola del Signore.

 

 

Il miracolo descritto oggi, così movimentato e per certi versi paradossale, si comprende in queste parole che Gesù rivolge all’indemoniato guarito. Il miracolo si svolge nella Decàpoli, nella terra dove regna il paganesimo. Nella scena vi è un contrasto netto del comportamento dell’uomo; prima lo vediamo posseduto da una forza sovrumana, che lo fa vagare tra i sepolcri. In quella regione dobbiamo immaginarci luoghi impervi, solitari ed aspri dove è difficile la sopravvivenza. Dopo il miracolo ritorna in sé, calmo, rivestito ed è pronto per tornare alla sua casa, alla sua attività. Al centro l’intervento portentoso di Gesù. Non fermiamoci a considerarlo un episodio, anche imprevisto, ma poniamolo su un livello esistenziale e notiamo subito che l’esortazione di Gesù è per tutti noi! Proprio dove regna il massimo della incredulità, laddove vediamo e scorgiamo elementi che ci fanno pensare ad un nuovo paganesimo, proprio lì è il momento dell’annuncio è il luogo di mostrare la misericordia di Dio. È la vicenda di ognuno di noi; troppe volte legati da tante preoccupazioni, da tanti affanni dove la vita sembra che ci faccia vagare nel buio ed invece in Cristo troviamo la pace e la possibilità di una vita pienamente vissuta. La salvezza personale diventa, quindi fonte di evangelizzazione, diventa messaggio di speranza. Buona giornata

 

 

Domenica 28 gennaio 2024, IV° del Tempo Ordinario

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, all’inizio di questo giorno, voglio lodarti e benedirti in comunione con tutta la Chiesa e insieme a tutto il creato. Voglio glorificarti, poiché “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono”. “Tu hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” e “liberandoci dal potere delle tenebre, ci hai trasferiti nel regno tuo”, che è regno di amore, di giustizia e di pace, e ci hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti. A te lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli. Amen!

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,21-28

Insegnava loro come uno che ha autorità.

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, (a Cafàrnao) insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

 

 

San Marco, all’inizio del suo Vangelo riunisce alcuni episodi della vita di Gesù nell’arco di una sola giornata. Vi è un motivo preciso in questa scelta narrativa. L’intento di San Marco è mostrarci l’opera di Gesù in tutti i suoi aspetti: dalla predicazione nel tempio, dalla cura agli ammalati, nel dire parole di conforto ai sofferenti, dal cacciare i demoni, come nel vangelo di oggi. Per tutti riesce a riservare parte del suo tempo e a tutti dedica uno sguardo, una parola o un’attenzione qualsiasi. Non trascura neanche la sua crescita spirituale trovando anche il tempo per la preghiera, senza la quale tutte le opere hanno un valore solo umano. Dovremmo imparare qualcosa! Sembra sempre che il tempo ci sommerga, ci travolga con le tante cose da fare – forse manca l’equilibrio per poterle affrontare tutte nel modo adeguato. A questa ricerca interiore, spirituale ci spinge la lettura della cosiddetta “giornata di Cafarnao”. Viene oggi da pensare intensamente all’uso del tempo: alle nostre frenesie e per contrasto alla noia che attanaglia tante giovani vite. Il tempo è come un prezioso contenitore che il buon Dio ci ha donato e che dobbiamo riempire ogni giorno con le nostre buone azioni; quando il contenitore rimane vuoto o si riempie di cattiverie, è la vita che resta vuota o diventa malvagia. I saggi hanno detto che l’ozio è il padre dei vizi. Per il cristiano significa anche disprezzo di un dono, disprezzo della vita, lasciarsi consumare dal tempo senza imparare a viverlo fruttuosamente. La giornata di Gesù è piena e feconda di bene e la tua com’è? Ritengo che ogni cristiano si debba così interrogare, ma particolarmente i pastori di anime, i sacerdoti, i consacrati… Buona Domenica

 

 

Sabato 27 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

La luce della fede si levi, Signore, nei nostri cuori per guidarci nella nostra traversata del mare burrascoso di questo mondo, nella nave della Chiesa, dove tu sei sempre presente. Fa che il timore e la paura non ci pervadano mentre navighiamo verso di te, anche se la nave della nostra vita viene brutalmente scossa dalla tempesta delle tentazioni. Che non venga mai a mancare la fiducia in te, perché tu sei presente nella Chiesa, e in ognuno di noi.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,35-41
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?


In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore.

 

 

 

Stiamo costatando, dopo secoli di storia, quanto sia facile ancora oggi, in nome di una fede e di una appartenenza religiosa, creare steccati e muri di divisione. Molti con zelo si sono posti a difesa dei propri recinti, rendendoli di fatto inaccessibili. Gesù invita i suoi a passare all’altra riva! Bisogna avere il coraggio di valicare i confini e remare insieme ad altre barche. Bisogna affrontare insieme i rischi della traversata della vita quando le mete ci accomunano. Quando poi, come spesso accade, si solleva la tempesta del vento e i flutti inondano le barche, è lo stesso Signore che sgrida i venti e impone al mare, con la sua forza divina, di tacere e calmarsi. Anche gli occupanti le altre barche godono dello stesso prodigio, anche se non hanno con sé il Cristo. Quella tempesta di vento ci ricorda in modo evidente, l’infuriare delle passioni umane. Ci ricorda le dispute e le divisioni, l’oltranzismo e l’integralismo religioso. Gesù fa tacere questi venti e rimprovera i suoi per la poca fede manifestata nel pericolo. È vero che mentre infuriano le tempeste e la paura ci assale, egli ci dà talvolta l’impressione di una colpevole assenza, ma, dopo tante testimonianze di amorose premure, non dovremmo più dubitare neanche quando egli dorme. Evidentemente è la mancanza e la debolezza di fede a convincerci dell’assenza e del disinteresse del Cristo nei nostri confronti. Non dovremmo forse concludere che purtroppo solo in momenti di crisi ci interroghiamo sulla nostra fede e desideriamo la sua presenza salvifica del Signore? Non dovremmo invece vivere costantemente in comunione con Lui in modo da sentirlo sempre vicino e presente? Buona giornata

 

Venerdì 26 gennaio 2024, Memoria dei Santi Timoteo e Tito, Vescovi e collaboratori di San Paolo

PREGHIERA DEL MATTINO

In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Grande è il Signore e degno di ogni lode. (Sal 95, 3-4)

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.


In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».

Parola del Signore.

 

 

 

Sono due gli atteggiamenti cristiani messi in luce dalla Parola di oggi e dalla vita dei santi Timoteo e Tito: testimoniare e servire. Paolo ci invita al coraggio della testimonianza da rendere al Signore e al vangelo, con una vita animata dallo spirito ricevuto nel battesimo, confermata nella cresima, ravvivata nella partecipazione all’eucaristia. Una vita cristiana coerente è la testimonianza che il mondo si attende dal cristiano, anche se a volte ci si espone alla derisione e, in alcune situazioni, anche alla persecuzione. Ma è Gesù stesso che nel vangelo si propone come colui che serve la nostra vita, donandoci se stesso. Il suo esempio di umiltà ci indica la strada da percorrere e la promessa del regno sostiene la perseveranza nelle prove che dobbiamo affrontare per essere fedeli al dono ricevuto. Buona giornata

 

Giovedì 25 gennaio 2024, Conversione di San Paolo

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore, che hai buttato a terra san Paolo per convertirlo e renderlo missionario del tuo nome fra le genti, butta giù anche me dai miei binari di vita tiepida e di peccato. Dammi lo zelo per la tua gloria che infiammò il cuore dell’Apostolo, rendimi testimone gioioso del tuo Vangelo. Se ci riesci a convertire uno come me, o Signore, tutti vedranno e sapranno, come hanno visto e saputo per Paolo, che c’è ancora un Dio onnipotente che regge e guida la vita degli uomini. Amen.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-18
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.


In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Parola del Signore.

 

 

Gesù aveva iniziato la sua predicazione con un messaggio semplice, essenziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Egli parlava del tempo “compiuto”, dalla realizzazione cioè delle promesse antiche con la sua venuta tra noi, parlava dell’avvento del Regno, ormai prossimo a stabilirsi definitivamente nel mondo, parlava di fede ed infine esortava tutti alla conversione. Oggi festeggiamo proprio una grande conversione, quella di Paolo di Tarso. Da persecutore di Cristo, folgorato dalla grazia sulla via di Damasco, diventa l’apostolo delle genti. Una conversione, quella di Paolo, che egli stesso racconta con accenti di commozione e di gratitudine e che ha segnato come una corsia preferenziale, sulla quale si sono immessi dopo di lui, una schiera innumerevole di persone che, come lui, con esperienze di vita, prima lontane da Dio e talvolta nemici dichiarati di Lui, hanno poi ritrovato la strada del ritorno. La conversione è un rinnegamento degli errori passiti, una inversione di rotta rispetto ai percorsi del male, un sincero pentimento degli errori commessi e il conseguente innamoramento di un bene nuovo, vero, autentico. Coinvolge l’uomo in tutta la sua esistenza, ma è sempre frutto della grazia divina: è Dio che agisce. Spesso il Signore dopo la chiamata, sollecita ad un impegno e ad una missione speciale. Anche Paolo, come gli altri apostoli, sentirà imperioso il comando del Signore ad andare in tutto il mondo a predicare il vangelo ad ogni creatura. Egli diventerà, insieme a Pietro, la colonna portante dell’edificio della Chiesa. Coronerà la sua missione, dopo fatiche e persecuzioni di ogni genere, con la palma del martirio. Come fedeli in Cristo e convertiti dal paganesimo, dobbiamo immensa gratitudine a questo Apostolo: lui per primo ci ha annunciato la vera fede e con i suoi scritti a reso perenne quell’annuncio. La conversione, in quanto costante ed indefessa tensione a Dio, è dovere di ogni cristiano ed è un impegno che non dobbiamo mai smettere. Buona giornata

 

Mercoledì 24 gennaio 2024, Memoria di San Francesco          di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa

PREGHIERA DEL MATTINO

Come figli noi ci riuniamo intorno a te, Signore, per ascoltare la tua parola, che dà la vita e produce frutti. Fa che riceviamo il tuo messaggio nel più profondo di noi stessi con fede e apertura. Fa che portiamo frutti di santità e di giustizia alla tua presenza durante le nostre giornate. Fa che restiamo uniti a te, come i tralci alla vite, per renderti gloria e portare frutti abbondanti nella Chiesa.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,1-20

Il seminatore uscì a seminare.

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in sé stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Parola del Signore.

 

 

È bella e suggestiva l’immagine del seminatore che esce nel campo arato a spargere il buon seme: è un gesto misurato, solenne, impregnato di sacralità. L’immagine, rapportata al buon Dio, ci fa comprendere tutta la meravigliosa opera della rivelazione, con la quale Egli si è fatto conoscere all’uomo, gli ha rivelato la sua vera origine e dignità e lo ha guidato, dopo il peccato, sulla via della salvezza. Non possiamo quindi dubitare della bontà del seme, dobbiamo invece scrutare con attenzione che tipo di terreno lo accoglie. Sì, perché, dopo il distacco da Dio con il peccato, abbiano dentro di noi un inquinamento atavico e altri ostacoli e gramigne s’insinuano continuamente dentro il terreno della nostra anima. La strada è il luogo del transito, della confusione e dell’anonimato e anche il luogo percorso spesso dal maligno: lì il seme non può attecchire; c’è sempre pronto qualcuno a carpirlo dal cuore dell’uomo. Neanche gli incostanti o i malfermi nell’animo consentono al seme di crescere e germogliare in loro; l’accolgono con gioia infantile, ma non sono in grado di resistere alle tentazioni e alle prove della vita. Le preoccupazioni del mondo, l’inganno della ricchezza e le più svariate bramosie sono altri gravi impedimenti perché il seme della parola attecchisca e porti frutto: molti ai nostri giorni si ritrovano in queste ultime categorie. I super affaccendati, gli ammagliati dal denaro, i malati delle più disparate bramosie non hanno più né orecchie né cuore per ascoltare ed accogliere il sussurro della Parola: c’è troppo chiasso dentro e fuori di noi per sentire Dio: molti non hanno tempo, altri non hanno voglia, altri ancora hanno mente e cuore inzavorrati, non c’è più spazio per l’ascolto. Grazie a Dio, però esiste anche il terreno buono, o bonificato dalla misericordia divina; lì il seme attecchisce e cresce portando, in misura diversa, frutti di buone opere. Capita allora che il seme sfama e nutre abbondantemente non solo chi lo ha accolto e fatto fruttificare, ma anche altri accedono, nella carità fraterna e nella genuina testimonianza, alla stessa mensa. Buona giornata

 

 

Martedì 23 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

All’inizio del nuovo giorno, Signore nostro Dio, noi siamo qui per fare la tua volontà, imitando tuo Figlio prediletto. Spiegaci come fare per riconoscere i tuoi desideri, e concedici la forza di seguirli come figli fedeli. Gesù si offrì a te, Padre, in una offerta perfetta. Fa che il nostro impegno quotidiano assomigli al suo, per la nostra obbedienza continua alla tua volontà, Padre nostro.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,31-35
Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.


In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Parola del Signore.

 

Nel Vangelo Gesù non nega i rapporti parentali, ma li relativizza. Quello che conta è la volontà di Dio che egli ora rivela con i suoi gesti e con la forza della sua parola. Quanti ascoltano e compiono questa volontà di Dio costituiscono la sua nuova famiglia. Dio, infatti, è l’unica figura paterna che Gesù rende presente per mezzo della sua attitudine di Figlio. Non a caso egli lo invocherà in modo unico ed eccezionale con l’appellativo inconsueto di Abbà, che rievoca l’abbandono fiducioso e confidenziale del bambino, il quale si rivolge al proprio genitore chiamandolo: “paparino mio”. Buona giornata

 

 

Lunedì 22 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Cristo, luce del Padre, illuminaci al nascere di questo nuovo giorno e dissipa e ombre delle menzogne per mezzo della luce della tua verità. Tu, che hai distrutto il nostro peccato con il tuo sacrificio per salvare definitivamente coloro che sperano in te, difendendoci come tua carne e tue ossa contro le insidie del male. Noi crediamo nella tua potenza e nella tua vittoria, perché Dio è con te, e tu stai davanti a lui, per intercedere per noi. Noi vogliamo vivere la tua vittoria sul male.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,22-30
Satana è finito.


In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in sé stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in sé stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro sé stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Parola del Signore.

 

 

Il regno del male vuole esercitare la sua influenza sull’intelligenza stessa dell’uomo. Quando gli scribi ebrei giudicano equivocamente la persona di Gesù, essi sono sottomessi a colui che semina nel cuore dell’uomo il sospetto sull’azione di Dio. E non si può impunemente chiamare lo Spirito di Dio spirito del male, senza rendersi colpevoli di ingiuria. L’accusa contro Gesù, che si pretende posseduto dal demone e liberatore di Satana con il potere di Satana, non può reggersi per la sua assurdità e cattiveria. Cristo è più forte del principe di questo mondo e può immobilizzarlo, scacciarlo e distruggere la sua casa e i suoi demoni. Cristo è il vincitore che mette tutti i nemici ai suoi piedi. E con lui, anche noi siamo dei vincitori. Il Dio della pace presto distruggerà Satana. Buona giornata

 

Domenica 21 gennaio 2024, III° del tempo Ordinario

PREGHIERA DEL MATTINO

O Dio, Signore di tutti i tempi, nelle tue mani collochiamo anche il tempo di questo nuovo giorno, che la tua bontà ci ha donato. Desideriamo che esso sia illuminato e guidato dal tuo Figlio crocifisso e risorto, pienezza di ogni tempo. Perciò, per la grazia di Gesù, che visse nel tempo senza lasciarsene dominare, ti chiediamo di liberarci dalla tirannia delle ore che noi chiamiamo libertà e vita. Non permettere che perdiamo l’ora della tua misericordia e della nostra conversione. Amen.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20
Convertitevi e credete nel Vangelo.

 
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

 

 

Gesù inizia la sua missione pubblica e lancia al mondo intero il suo messaggio: “Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino”. Pone una condizione inderogabile perché la luce che emana dalla sua persona e dai suoi insegnamenti, siano accolti; si richiede un atteggiamento di conversione permanente. Il ritorno a Dio dell’umanità e di ognuno di noi, si compirà per la sua opera di salvezza; sarà il suo martirio sulla croce a riconciliarci pienamente con il Padre e tra noi. Sarà quindi un dono gratuito di amore, che sgorgherà per tutti dalla croce e troverà il suo sigillo nella gloriosa risurrezione di Cristo. È proprio l’immensità e la gratuità di quel dono che deve costituire il motivo e il motore della nostra personale conversione. La redenzione è pregnante di grazia, di santa energia spirituale, quella che ci occorre per essere determinati e perseveranti nelle nostre scelte, per uscire dai meandri del male ed entrare in una intima comunione con Cristo, per poterlo toccare nella fede, per sentirci costantemente animati nella speranza dei beni futuri, per vivere concretamente il precetto dell’amore. In questo consiste sostanzialmente il grande ideale religioso, che sostiene ed alimenta tutta la nostra esistenza. Gli apostoli, che chiamati da Cristo, rispondono immediatamente alla sua chiamata, ci offrono un limpido esempio di conversione: non solo, come promesso dal loro Maestro. Da pescatori di pesci nel mare di Tiberiade, diverranno pescatori di uomini in tutto il mondo, ma la loro stessa vita è destinata a cambiare radicalmente, a cominciare dalle attività quotidiane, nelle quali spendevano prima tutte le loro energie, per assumere il compito definitivo di testimoni e annunciatori del regno. Dalle loro storie con Cristo e da tutto ciò che seguirà per loro, fino al martirio, comprendiamo che la conversione non si attua mai in un momento e non si racchiude in un episodio, per quanto determinante della vita, ma in una ininterrotta laboriosità dello spirito. Vivranno anch’essi le loro debolezze, le incertezze della fede, le paure e i rinnegamenti, ma la grazia di Dio li sosterrà fino al martirio. È significativo poi che il Signore abbia voluto affidare la continuazione della predicazione del Regno e la stessa sua chiesa, a degli uomini fragili, ma convertiti dalla sua chiamata e sorretti dalla sua grazia. Spetta quindi a noi essere, doverosamente e per vocazione, i continuatori di quell’opera, iniziata da Cristo, proseguita dagli apostoli e dai primi testimoni della fede e ora da tutti noi, battezzati in Cristo. Tutto ciò dovrebbe avvenire nella perfetta unità, nella piena concordia, nell’unanimità degli intenti. In questi giorni, sulla scia della esortazione di San Paolo, del quale ricordiamo due mila anni dalla sua nascita, tutto il mondo cristiano prega con Cristo per l’unità della chiesa. Siamo fiduciosi perché lo stesso Signore, in quell’ultima cena, ha rivolto intensamente la sua preghiera al Padre per la stessa intenzione: è ancora Lui ha mettersi in preghiera per noi e con noi. Buona Domenica

 

 

Sabato 20 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Colui che annuncia la verità deve essere disposto a non essere compreso. Fa, Signore, che nei momenti di incomprensione sappiamo metterci al tuo posto. Fortificaci in modo tale che siamo coerenti rispetto a ciò a cui crediamo. Accordaci la grazia di vivere a volto scoperto, e non permettere che cediamo alla tentazione della viltà: le viltà che si affermano come rivelazioni, o quelle che si nascondono come tradimenti. Infondi nella nostra vita la luce della verità e fa che sia nostra guida sul cammino della giustizia.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,20-21
“I suoi dicevano: «È fuori di sé».


In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Parola del Signore.

 

Gesù, come fa il sommo sacerdote ebraico annualmente, è entrato nel santuario una volta sola, con il proprio sangue. Ma nel caso di Gesù si tratta del santuario della sua umanità trasfigurata dalla potenza di Dio. Lo spirito eterno sta all’origine della sua offerta per amore. Di qui deriva l’efficacia radicale dell’autodonazione di Gesù che fa passare i credenti dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. In questa nuova prospettiva si intuisce qual è il nucleo del culto cristiano come partecipazione all’offerta di Gesù. Nella donazione di Gesù a Dio, l’umanità, di cui egli è rappresentante, passa dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. È un dono gratuito del Dio di Gesù ad ogni uomo che si affida a lui. Con Gesù possiamo allora applaudire Dio ed acclamarlo perché ci chiama a lavorare per il suo regno. Nel vangelo, Gesù, secondo il buon senso comune, è esagerato. Questo è il primo sintomo di quella tensione con l’ambiente parentale che attraversa la prima parte del vangelo di Marco. In tal modo egli mette in guardia i lettori di tutti i tempi contro la tentazione di ridurre l’immagine di Gesù a quella commisurata ai propri schemi, fossero pure suggeriti dal cosiddetto buon senso. Non basta la vicinanza fisica o il legame di parentela per capire il mistero di Cristo. Buona giornata

 

 

Venerdì 19 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

La Chiesa è apostolica, cioè essa contiene la missione e l’autorità affidata da Gesù Cristo per essere mezzo di salvezza nella storia degli uomini. Talvolta, Signore, siamo coscienti della grande responsabilità che abbiamo noi cristiani, membri della tua Chiesa. Permettici di riconoscere sempre i successori degli apostoli: papa e vescovi. Essi sono eletti perché attraverso il loro ministero il popolo di Dio diventi più forte e più fedele, attivo nella società. Accordaci la grazia di vivere in comunione con gli insegnamenti di coloro che tu stesso hai scelto come araldi del vangelo.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,13-19
Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui.


In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Parola del Signore.

 

Gesù sale sul monte! Si sottrae alla folla, s’immerge nella preghiera, deve operare scelte importanti. Deve chiamare, convocare, costituire il primo nucleo della chiesa nascente. Deve scandire dodici nomi che stessero sempre con lui e diventassero i messaggeri, gli apostoli del suo regno. Deve affermare una autorità umano divina per garantire una continuità al suo messaggio. In modo sostanzialmente identico ripeterà quella chiamata e quell’invito speciale un numero infinito di volte affinché dopo i dodici, tanti e tanti altri assumessero la stessa missione. L’evangelista Marco nel suo stile stringato, essenziale sintetizza così quell’evento: «Salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni». È l’inizio della storia di tutte le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Tutto sembra estremamente semplice, immediato, spontaneo, secondo Marco. Effettivamente è sempre difficile resistere alla Voce che chiama. Il Signore esercita un fascino irresistibile. Se Egli chiama e perché ama di un amore di predilezione gratuito coloro che dovranno appartenergli in modo speciale. Diventare collaboratori di Cristo è un dono e un privilegio unico. Se oggi sono pochi coloro che l’ascoltano dipende forse da una mancanza di fiducia in Colui che chiama, dipende ancora dall’incapacità di valutare l’importanza della chiamata divina o forse ancora da una specie di sordità spirituale che non consente ai giovani del nostro tempo di udire quella Voce. Serpeggia nelle famiglie, anche in quelle cristiane, un diffuso senso di sfiducia che ostacola ulteriormente l’assecondare una vocazione. Non bisogna infine nascondere che talvolta concorre negativamente anche la mancanza di esempi e di modelli nella schiera dei sacerdoti e dei religiosi. Buona giornata

 

 

Giovedì 18 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Fa di noi, Signore, degli uomini disposti a seguire il migliore Maestro, e ad essere dei buoni apprendisti del messaggio evangelico, dei testimoni viventi del suo amore e della sua donazione. Accordaci la grazia di vivere nella fede e di gridare a tutti che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Concedici la forza di essere suoi discepoli e di non rinnegare mai questa chiamata.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,7-12
Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.


In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore.

 

 

Usando un linguaggio moderno, verrebbe da dire che Gesù, durante la sua esperienza terrena, è stato un trascinatore di folle, soprattutto di quella massa di gente povera e delusa dai comportamenti e dagli insegnamenti di quei maestri, i quali imponevano agli altri pesanti fardelli che loro non osavano neanche toccare. Gesù invece attrae per la limpidezza del suo messaggio, per la coerenza della vita, per il potere divino di sanare corpi e anime. Egli parla con autorità umana e divina e vuole innanzi tutto calarsi nella realtà più viva della storia dell’uomo. Stando tra la gente ne percepisce e sperimenta tutta la profondità e la drammaticità nella debolezza della nostra stessa natura, corrotta dal peccato. Si accostano a lui famelici e assetati di verità; gente di ogni ceto. Molti sono malati nel corpo e nello spirito. Gesù teme di essere schiacciato da tanta miseria per cui «egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero». Noi sappiamo che il peso dell’umanità si tramuterà in passione, croce, calvario e morte per Cristo. Intanto come preannuncio e in vista di quella risoluzione finale, molti vengono prodigiosamente guariti. Per Cristo però i miracoli sono soltanto segni tangibili del suo amore e della sua missione e non vogliono essere espressione di potere o, ancor meno, motivo di trionfo. Ecco perché fa tacere gli spiriti immondi, che gli prostrano dinanzi e lo proclamano figlio di Dio. I destinatari del vangelo di Marco erano provenienti dal mondo pagano, quel mondo dove la spettacolarità e le grandezze erano misurate dalle acclamazioni e dai trionfi negli stadi e nella vita; egli vuole distoglierli dal valutare allo stesso modo gli interventi di Dio nella loro vita. Dio agisce di preferenza nel silenzio e opera nelle profondità dell’anima: vuole non dar spettacolo agli uomini, ma garantire loro la salvezza. Buona giornata

 

 

Mercoledì 17 gennaio 2024, Memoria di Sant'Antonio Abate

PREGHIERA DEL MATTINO

Gesù, noi siamo tutti figli di Dio. Facci sentire la vicinanza del Padre, in modo tale da vedere in ogni uomo e in ogni donna i nostri fratelli. Le leggi fredde e rigide possono velare questo rapporto di carità con gli altri. Dacci un cuore di carne e distruggi quello di pietra, in modo da essere sempre uniti a coloro che ne hanno bisogno.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,1-6
È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?


In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Parola del Signore.

 

 

Più volte nel corso della lettera agli Ebrei si parla di Gesù sacerdote secondo l’ordine o alla maniera di Melchìsedek. Questi è l’unico personaggio biblico conosciuto come sacerdote, pur non essendo della famiglia sacerdotale di Aronne. Melchìsedek, secondo il racconto della Genesi (14, 18-20), re di Gerusalemme, si fa incontro ad Abramo e lo benedice. Nel salmo 109 il re ideale, discendente di Davide a Gerusalemme, è proclamato da Dio “sacerdote al modo di Melchìsedek”. L’autore della nostra lettera applica questo titolo a Gesù perché egli è il Cristo, cioè il Messia discendente di Davide. Chi è Gesù per noi? Balbettiamo una risposta con parole antiche e nuove. Egli è il Signore potente, il sacerdote mediatore tra noi e Dio, il re della giustizia e della pace. Che cosa vuole veramente Dio? È la domanda che pone Gesù a quelli che lo stanno osservando nella sinagoga, nel giorno di riposo, davanti ad un uomo handicappato che può essere guarito in giorno di sabato. Gesù non ha esitazioni. La legge del riposo sacro è subordinata al criterio etico fondamentale: fare il bene vuol dire difendere e promuovere la vita. Gesù fa la sua scelta a favore dell’essere umano anche a rischio della sua stessa vita. Tutta la logica che guida l’azione storica di Gesù, modello per i credenti, è racchiusa in questo piccolo brano evangelico di Marco. Buona giornata

 

 

Martedì 16 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Solo colui che percorre il cammino dell’amore che tu ci hai indicato può trovare la via. Fa, o Signore, che siamo attenti a rispettare tutti gli uomini. Non sono le leggi in se stesse che danno valore all’uomo. L’uomo lo porta dentro di sé. La filiazione divina supera qualsiasi legge. Accordaci, in questo giorno, la grazia di non lasciarci sottomettere alle leggi che privano della dignità umana. Concedici la forza di vivere nella speranza che ci assicura tuo Figlio Gesù Cristo e di costruire così l’umanità nuova che ci ha promesso.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,23-28
Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato.


In quel tempo, di sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: 
«Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abitar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».

Parola del Signore.

 

Nella Lettera agli Ebrei si alternano le esortazioni pratiche con le riflessioni spirituali. Nella prima parte del brano proposto per la lettura liturgica emerge l’invito alla perseveranza attiva, che si sostanzia di lavoro, carità e servizio resi ai fratelli. La seconda sezione indica le ragioni profonde della speranza cristiana: la fedeltà di Dio. Questa appare in modo palese nella storia di Abramo, al quale Dio ha promesso un futuro di benedizione e lo ha confermato con un giuramento. Ora quest’impegno irreversibile di Dio è diventato definitivo nella vicenda di Gesù. Egli infatti come sommo sacerdote costituito da Dio è penetrato nel cielo, il mondo di Dio, come precursore della

 

nostra salvezza. Il racconto delle meraviglie compiute da Dio per Israele ci assicura che Dio è fedele agli uomini che credono nella giustizia. Dio è pietà e tenerezza. Egli ci dona il cibo in abbondanza: non abbandona chi ha fame e sete di giustizia, come non ha abbandonato Gesù sulla croce. Questa certezza intima ci sostiene in ogni momento. Gesù si appella alla tradizione biblica dove si prevede la sospensione di una norma disciplinare o religiosa in caso di necessità. Dunque, conclude Gesù, l’intenzione ultima della legge divina è il bene degli esseri umani. Egli quindi nella sua missione storica, come Figlio dell’uomo, propone in modo autorevole l’interpretazione autentica del riposo. Buona giornata

 

Lunedì 15 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Colui il cui cuore è aperto è capace di ospitare la vita nuova che viene dalla fonte dell’amore di Dio. Fa che noi ti apparteniamo, Signore. Sì, noi ci allontaniamo talvolta dalla fede e deformiamo i tuoi disegni. Concedici il tuo Spirito. Concedici la grazia di riempire di vino nuovo le botti nuove, cioè di spirito di amore e di misericordia, per aprire nel nostro mondo le vie della giustizia, della solidarietà e della pace.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20
Convertitevi e credete nel Vangelo.


Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

 

 

Il digiuno è un atto penitenziale che la chiesa pratica sin dalle sue origini ed è comune a molte altre espressioni religiose. Ha lo scopo di distoglierci dai beni temporali, predisporre l’animo ai valori dello spirito e renderci vigilanti nell’attesa della salvezza. Ha anche un valore di espiazione e ascetico. Oggi noi viviamo il digiuno come partecipazione alle sofferenze di Cristo. Alcuni santi lo hanno praticato in modo eroico. Al tempo di Gesù lo praticavano anche i discepoli del Battista e i seguaci dei farisei. Da qui la domanda provocatoria rivolta a Gesù: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». La risposta di Gesù, come sempre, è ricca di significati e di insegnamenti. Egli vuole proclamare la novità che sta sbocciando per tutti con la sua presenza nel mondo e con l’opera redentrice che sta già attuando. Il regno di Dio è in mezzo a noi. Nascono tempi nuovi alimentati non più da paure e timori, ma dall’amore dello «sposo» verso l’umanità riconciliata. È ormai in atto il tempo nuovo, il tempo delle nozze, il tempo della gioia e della festa, circostanze che non si conciliano più con il digiuno e con il lutto. «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?». Soltanto se privati di questa gioia, inizierà il tempo del lutto e del digiuno. La novità del Cristo è totale e sconvolgente, non è assolutamente da paragonare ad un rattoppo sul vecchio e sul passato. Il vino è un vino nuovo, è quel vino, prima sorbito da Cristo come calice amaro e poi offerto a noi come bevanda di salvezza. «Verranno tempi…» – dice però il Signore. È una velata allusione alla sua morte, alla passione sua e del mondo, al «già e non ancora», che crea la perenne ansia di una pienezza che ci sfugge. Buona giornata

 

Domenica 14 gennaio 2024, II° del Tempo Ordinario

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, ti prego: fa che oggi ti incontri sulla mia strada; fa che il tuo amore mi cambi; fa che ti segua ovunque tu mi conduci; fa che comunichi agli altri la letizia e la speranza che tu fai sorgere in me. Donami di essere docile alla tua chiamata. Donami di risponderti con tutte le forze, senza riserve e per sempre.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,35-42

Videro dove dimorava e rimasero con lui.

 

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro - dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

Parola del Signore.

 

 

 

Come esseri umani e ancor più come credenti dovremmo orientare tutta la nostra vita in una continua, assidua ed incessante ricerca di Dio. Trovarlo e conoscerlo dovrebbe essere lo scopo primario della nostra vita. Dal Vangelo e da tutta la scrittura sacra apprendiamo che prima ancora che noi ci muoviamo verso di Lui, egli è già alla nostra ricerca. Gesù, additato da Giovanni battista come l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo, suscita immediatamente l’attenzione di uno dei discepoli del battezzatore. È Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli si mette senza esitazione alla sequela di Cristo. Ha creduto alla testimonianza del suo primo maestro ed è sicuro ormai che l’Agnello di Dio e il Messia atteso. La buona notizia, il felice incontro non può essere taciuto; il nuovo discepolo si trasforma subito in testimone. Incontra il fratello Simone e gli dice: «Abbiamo trovato il Messia che significa Cristo e lo condusse da Gesù». Ecco un bell’esempio per ognuno di noi che ci diciamo cristiani: dopo aver incontrato e conosciuto Cristo dobbiamo impegnarci attivamente con la genuinità della nostra testimonianza, a condurre da lui i nostri fratelli. Questa è la vocazione del credente: assumere gli insegnamenti del Signore, viverli coerentemente, farli diventare testimonianza ed esempio per gli altri. Non basta quindi dire «Eccomi, Signore, parla che il tuo servo ti ascolta» come afferma Samuele, chiamato dal Signore, occorre che dopo la chiamata orienti tutta la vita in conformità all’invito ricevuto. Una delle più belle espressioni della nostra fede, una delle migliori conseguenze derivanti dall’aver trovato Cristo, è proprio l’impegno di farlo conoscere ad altri. Per secoli la chiesa ha intessuto una splendida catena di trasmissione mediante la quale, dagli apostoli fino a nostri giorni, il messaggio di Cristo si è diffuso e si diffonde ancora in tutto il mondo. Quando questa catena s’inceppa ne soffre la chiesa, che viene così meno al suo primario dovere di essere missionaria con tutti i suoi membri. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha fatto riscoprire questo ruolo anche ai laici, chiedendo loro un apporto più incisivo nella vita della chiesa. Forse per troppo tempo l’annuncio è stato ritenuto una prerogativa quasi esclusiva dei preti e dei religiosi. La chiesa ha urgente bisogno di testimoni autentici e numerosi e nessun fedele può ritenersi dispensato o escluso. Buona Domenica

 

Sabato 13 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Non voglio più proteggermi contro di te, o misericordioso che conosci la nudità della mia esistenza. Con sicurezza, io mi do alle tue misteriose intenzioni, alla tua opera rigeneratrice. Con la tua spada folgorante tu puoi troncare la sozzura del peccato, intenerire chi vuole indurirsi negandosi ancora alla dolcezza della tua parola di vita. Aiutami a lasciarmi inondare dalla tua voce nelle Scritture, incenerisci chi non risparmia nulla, fino al midollo del suo essere. Allora io loderò con un cuore purificato la tua infinita misericordia, chinata continuamente sulla mia miseria che l’attrae.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,13-17
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

 
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore.

 

 

L’evangelista Luca, con il suo linguaggio pittorico, semplice, essenziale, pone oggi sotto i nostri occhi una scena viva e significativa: Levi, seduto al banco, intento al suo lavoro di chiedere, riscuotere e magari estorcere, le imposte ai passanti. Un mestiere ingrato e che forse produce ricchezza, ma che genera sempre tante antipatie, come tutti quelli, che per ragioni diverse, hanno il compito di esigere tasse, multe, dazi e denaro dagli altri. Chi ci tocca il portafoglio, a torto o a ragione, non ci è mai simpatico. Proprio questo personaggio, con questo mestiere, con queste credenziali, non tra le migliori, suscita invece l’interesse e la simpatia di Gesù. Gli dice semplicemente: «Seguimi!». Egli evidentemente, quando assume il suo ruolo di salvatore dell’uomo, stravolge le nostre stime e i nostri giudizi: egli comincia dagli ultimi, dai più lontani, dai più bisognosi. Si rivolge in modo preferenziale a coloro che, pur immersi nel male o invischiati nelle cose del mondo, o sedotti dal dio denaro, anelano a qualcosa di diverso e di migliore, anche se non sono ancora in grado di vedere da dove, da che cosa, da chi potranno ricevere quanto desiderano. Quell’anelito è l’embrione della fede, che il Signore Gesù sapientemente riesce a far crescere. Così fa con Levi, così fa ancora con tanti del nostro tempo. Sfida poi i suoi nemici, ipercritici e puritani, andando a mensa a casa di Levi, ritenuto da tutti un pubblicano e un peccatore. È in quella famosa cena che Gesù proferirà una delle sue affermazioni più solenni e scultoree, dicendo ai convitati di allora, ma a tutti noi: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori». Questa verità è destinata a restare immutabile nei secoli: è una delle prerogative principali del Cristo e dei suoi ministri. Dovrebbe essere una dote sempre viva ed attuale della sua chiesa e una ferma ed irremovibile convinzione di ogni cristiano, di ognuno di noi. Buona giornata

 

Venerdì 12 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

“Non abbiamo mai visto nulla di simile”. E non si era mai vissuto nulla di simile. Egli ha portato su di sé il fardello dei nostri peccati. Perché è lui l’Agnello senza macchia. Concedici, o Signore, di comprendere l’opera insondabile del tuo potere sul male, tu che scendi nel profondo dell’essere per spezzare i lacci con cui i nostri errori ci avevano stretto e che ci tenevano schiavi della malattia e della morte.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,1-12

Il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.

 

Gesù entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». 
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

 

Parola del Signore.

 

 

Fa parte della missione della Chiesa e di ogni cristiano farsi portatore delle altrui infermità. Tale dovere deriva dalla esperienza che felicemente ci è toccata, quando Cristo, il figlio di Dio, si è caricato, Lui per primo dei nostri peccati, pagando il nostro debito a prezzo della vita. C’è sempre sulla nostra strada qualcuno malconcio che implora il nostro aiuto. Noi stessi potremmo aver bisogno di un buon samaritano che si prenda cura selle nostre ferite o ci conduca dove e da chi poter recuperare la salute. Questo dovere e questa missione sembrerebbe sia in crisi ai nostri giorni, visto il comportamento di certi pirati della strada e non solo loro. Capita troppo spesso di fare del male agli altri e poi abbandonarli stremati a se stessi. La carità, quando è vera e disinteressata, costa sacrificio: i quattro del vangelo di oggi debbono superare non poche difficoltà per calare dal tetto il povero paralitico. La loro fede viene però abbondantemente premiata: “Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». È quindi la fede dei portatori che ottiene prima il perdono dei peccati e poi la guarigione al paralitico dal suo male fisico. Gesù ribadisce così alcune importanti verità: la paralisi dello spirito è più grave di quello che immobilizza il corpo. Egli è il figlio di Dio e ha il potere non solo di guarire, ma anche di rimettere i peccati, checché ne dicano gli scribi. La finale dell’episodio risuona come un inno di lode e di ringraziamento: “tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». Buona giornata

 

 

Giovedì 11 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Come dice lo Spirito Santo in un salmo: “Ascoltate oggi la sua voce: Non indurite il cuore…”. L’oggi è unico, l’oggi è nel cuore dell’eternità, come è detto: di eternità in eternità, cioè dall’eternità passata all’eternità futura. Signore, tu sei tutto in quest’oggi e io voglio rispondere: “Presente”, di un’intensa presenza alla tua Presenza. Poiché tu solo sei davvero presente e mi chiami a raggiungerti intensamente in questo oggi unico.

 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,40-45
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.


In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

 

 

Sperare oltre ogni speranza. È un sentimento umano che sgorga solo quando siamo animati da una fede in qualcosa o qualcuno che supera le ordinarie possibilità. La speranza del povero lebbroso, prostrato ai piedi di Gesù, in atteggiamento di supplica, è davvero ben riposta. Non sappiamo se egli abbia udito dal Maestro la solenne affermazione con la quale si proclamava medico e portatore di misericordia: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”, sicuramente però, in qualche modo, è sgorgata in lui la fede, la speranza e la certezza di potersi accostare a Gesù senza incorrere in un rifiuto e in un allentamento per la sua lebbra, malattia, considerata da tutti, immonda. Gesù infatti lo accoglie, lo tocca e lo guarisce. Gli impone il silenzio, “ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte”. Capita di non poter tacere la gioia di una vita recuperata. È più che perdonabile la disobbedienza del lebbroso guarito: si sente rinato e deve dire a tutti chi è stato l’autore della sua prodigiosa rinascita. Dovremmo anche noi essere i cantori della bontà e della misericordia divina, ogni volta che siamo liberati dalla lebbra del nostro peccato. Dopo ogni nostra confessione ben fatta. Buona giornata

 

 

Domenica 7 gennaio 2024, Festa del Battesimo del Signore

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre, se non ci avessi donato tuo Figlio, potremmo percepire il riflesso della tua bellezza solo nella creazione. Saremmo illuminati soltanto dalla fiduciosa luce della nostra coscienza e dalla Legge del tuo popolo prediletto: ma chi ce l’avrebbe svelata? Ma tu non hai permesso che continuassimo a brancolare nel buio: ci hai mandato il tuo Figlio unigenito, e la tua voce benedetta ce lo indica con tenerezza e ammirazione. È il tuo Figlio prediletto in cui ti compiaci; ha tutto il tuo favore e ci stringe già nel suo perdono, abbagliati dalla sua gioia. È l’immagine perfetta ed esatta del tuo splendore. Ci ha battezzati nello Spirito. Non siamo più percorsi dal freddo o dalle fiamme, ma siamo dentro il suo fuoco. Ci educa nelle nostre lunghe peripezie spirituali. E noi non siamo più soli.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,7-11

Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento.

 

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

 

 

In questo giorno ci piace fermare lo sguardo, come in una splendida icona, su Gesù, immerso nelle acque del Giordano, mentre riceve il Battesimo da Giovanni. Gesù è all’inizio della sua missione, probabilmente prima di trascorrere i quaranta giorni di digiuno nel deserto, prima di essere stato additato come l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo. Ha bisogno quindi di un mandato ufficiale, come diremmo noi; un mandato ed una consacrazione, che dovranno essere scanditi con solennità e potenza dallo stesso Dio. Il battesimo è l’occasione propizia per operare il misterioso incontro tra la debole umanità di Cristo, tra il flebile segnale che poteva emanare dal rito sacramentale di Giovanni e la grandezza di Dio, il mistero di una incarnazione del Verbo finalizzata alla salvezza del mondo. Cristo, immerso nelle acque, prelude con quel gesto di profonda umiltà, la sua morte e la sua sepoltura. S’immerge non per sé, egli non ha colpa alcuna da cui essere lavato, ma per tutti noi, che carichi di colpe e di peccati abbiamo urgente bisogno di un lavacro totale e di una salutare e definitiva purificazione: è la prima volta che Gesù sperimenta su di sé il peccato del mondo. È il momento in cui mostra ufficialmente il suo ruolo di Salvatore e di Redentore dell’umanità. A questo punto, dopo aver fissato lo sguardo, porgiamo l’orecchio per ascoltare la Voce dal cielo: “Tu sei il figlio mio prediletto: in te mi sono compiaciuto”. Non abbiamo dubbi, è Dio che parla, anzi è il Padre che si rivolge al suo Figlio prediletto; viene quindi affermata la divinità del Cristo, tutto il mistero della Trinità palpita in quelle parole. La predilezione del Padre verso il Figlio è scandita dall’Amore. L’amato è indubbiamente il Figlio, ma non possiamo dimenticare che Egli è amato perché calandosi nelle acque sta dando il proprio assenso a tutta l’opera della redenzione, anzi viene da dire che già sta operando la redenzione, autorizzandoci così a fare nostre le parole che il Padre rivolge a Gesù. Oggi, poi, che tutto è compiuto, che il Battesimo di “fuoco” ci ha rigenerati a vita nuova, possiamo legittimamente credere che su ognuno di noi il nostro Padre celeste ripeta: “Tu sei mio figlio”. Questa è per noi la grande epifania, la grande rivelazione, il grande dono! Buona Domenica

 

 

Sabato 6 gennaio2024, Solennità dell'Epifania del Signore

PREGHIERA DEL MATTINO

Gesù, nostro Salvatore, allontana ogni ostacolo dal cammino di coloro che ti cercano e concedi loro, dopo che ti hanno trovato e dopo che hanno ricevuto la tua luce, la santa gioia di offrire ad altri ciò che hanno ricevuto. A noi che ti preghiamo all’inizio di questa giornata concedi la grazia di avere sempre per stella la Madre di Dio: Maria ci guidi verso di te, che sei la luce eterna.

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

 

La solennità dell’Epifania del Signore, la festa della manifestazione. Manifestazione del Signore a tutto il mondo. La liturgia oggi è piena di luce, della luce di colui che illumina, che ha illuminato il mondo intero. Già il profeta, e subito all’inizio delle letture ci incoraggia, ci sprona: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te». Sono finite le tenebre, ci dice Isaia. È finita la notte. Sta per arrivare il giorno, la luce vera comincia a brillare per tutti. Inizialmente ha brillato, ha illuminato solo il popolo di Israele: Betlemme, pastori, pochi eletti che hanno visto la Luce. Ma la vera luce, la luce cosi grande non poteva risplendere per i pochi eletti. Il Signore è nato per tutti gli uomini, per tutte le genti. Ecco, la festa di oggi ci ripresenta, ci rende partecipi, mediante il mistero della liturgia, ci fa partecipi del mistero dell’Epifania, cioè della manifestazione del Signore al mondo intero rappresentato dai magi, comincia così il pellegrinaggio dei popoli profetizzato da Isaia. Erano studiosi i magi, sapevano guardare il cielo, scrutare le stelle: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?» Sono in cerca e in ricerca di Dio, in ricerca della Verità. Ed egli si lascia trovare, non si nasconde, perché il nostro Dio è l’Emmanuele. È il Dio con noi… Fa vedere loro la guida, mostra i segni, la stella, la stella che ogni tanto si perde, sparisce dai loro occhi, allora si confondono, ma chiedono, domandano agli altri, per andare avanti, per camminare su, per andare verso il Signore. Ecco, anche noi come i magi, siamo in ricerca, in ricerca di Lui, in ricerca di quella luce, della luce della fede… Dobbiamo saper riconoscere nella nostra vita i segni, i prodigi del Signore, quei piccoli e quei grandi, quelli di ogni giorno e i grandi miracoli che il Signore compie per noi (e in noi). E se ogni tanto ci capita di perdere la stella, come ai magi, quella luce che ci guida verso lui, sappiamo dove trovarla, dove ri-trovarla, sappiamo che la luce vera è solo la sua. Chiediamo a lui, all’Emmanuele che ci riveli la nostra stella, la nostra guida la nostra strada che ci porterà direttamente a Lui. Buona Epifania

 

 

Venerdì 5 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, dissipa le mie tenebre con la tua luce. Guarda in fondo alla mia anima e cancella ogni ombra e macchia, perché veda la tua immagine specchiarsi in me. Possa io riconoscere in te, mio Salvatore, l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione, perché anch’io gridi: “Tu sei il Figlio di Dio!”.

 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 1,43-51

Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: “Seguimi!”. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth”. Natanaele gli disse: “Da Nazareth può venire qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”. Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Natanaele gli domandò: “Come mi conosci?”. Gli rispose Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi”. Gli replicò Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!”. Poi gli disse: “In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”.

Parola del Signore.

 

 

Un imperativo che cambia radicalmente la vita di un uomo esce dalla bocca di Cristo. Il fortunato interlocutore è Filippo, che ha solo il merito di aver incontrato il Signore nella sua strada. Solo lui ha questo potere di comandare o meglio di donare così perché è il Figlio di Dio. Lui chiama perché ama di un amore di predilezione. Poi la risposta alla chiamata diventa testimonianza per altri: l’amore divino è sempre coinvolgente. Filippo racconta a Natanaele della sua scoperta: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth”. Alla fede ancora parziale di Filippo fa riscontro quella ancora più negativa di Natanaele: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”. È una visione ancora molto umana, ma i dubbi, anche quelli che potrebbero apparire legittimi, si sciolgono solo facendo esperienza di Dio. È ciò che sostiene Filippo quando dice: “Vieni e vedi”. È l’invito che spesso possiamo rivolgere ai nostri interlocutori ancora dubbiosi della fede o con una visione solo razionale delle verità di Dio. Vieni e vedi, significa incontra anche tu il Signore, accostati a Lui con naturale onestà e sarai inondato della sua grazia e illuminato dal suo Spirito. Anche Natanaele verrà illuminato da Cristo e passerà dal dubbio alla fede piena e dichiarata: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Oggi il nostro pensiero si rivolge ai giovani chiamati da Cristo ad una speciale sequela: quanti dubbi, quanti tentennamenti, e ahimè, quanti rifiuti. È Gesù che ripete loro: “Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi”. Buona giornata

 

Giovedì 4 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, ti sto cercando. Nella mia vita di dubbi e di incertezze, desidero vedere il tuo volto, percepire la tua presenza. Aprimi gli orecchi, perché senta la tua voce che mi chiama, aprimi il cuore, perché percepisca il tuo amore, e veda quale spazio tu occupi nel mio cuore e possa gioire della tua presenza.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,35-42
Abbiamo trovato il Messia.


In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che tradotto, significa maestro - dove dimori?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.

Parola del Signore.

 

 

Giovanni fissa ancora lo sguardo su Gesù, lo addita come agnello di Dio e suscita la curiosità di due dei suoi discepoli i quali si mettono alla sua sequela. Gesù li interroga: «Che cosa cercate?». Una domanda ancora più che mai opportuna per ciascuno di noi che abbiamo scelto di seguirlo. Dicendo «che» cercate e non «chi» cercate, vuole chiederci se da lui attendiamo qualcosa, qualche umana sicurezza, qualche bene di cui fruire. L’evangelista Matteo riferisce più dettagliatamente la risposta di Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Così egli dichiara la sua estrema povertà e contemporaneamente orienta i suoi seguaci a scelte chiare e consapevoli: nessuno si mette alla sequela del Cristo per avere beni di questo mondo, ma per ottenere il sommo bene, la vita in Dio. Così fece Andrea, il fratello di Simone, così fece lo stesso Pietro, che ottiene un nuovo nome, così hanno fatto milioni e milioni di seguaci e apostoli del Cristo. Sono loro che ancora una volta ci rivelano con semplicità ed entusiasmo la grande scoperta della vita: «abbiamo trovato il Messia» che si traduce Cristo». È la scoperta di ogni cristiano che vive il proprio battesimo e sceglie con piena convinzione di seguire Cristo e il suo Vangelo. È poi l’esperienza della vita a convincerci giorno dopo giorno della splendida realtà del dono ricevuto; è l’esperienza a convincerci quanto ci convenga rinunciare alle nostre fragili ed umane sicurezze per possedere quelle stabili e certe che Dio ci dona rivelandosi gratuitamente a ciascuno di noi. Buona giornata

 

 

Mercoledì 3 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Gesù, Agnello di Dio, come è possibile che il Battista ti abbia riconosciuto in mezzo alla folla? Senza dubbio è potuto accadere grazie alla straordinarietà della sua visione. Dal momento in cui sussultò di gioia nel grembo della madre, Giovanni Battista visse solo per essere al tuo servizio. Tale devozione totale potrebbe spaventarci; eppure lui ci assicura che in essa è la vera gioia. Fa che la gioia, il coraggio e la perseveranza di Giovanni Battista ci aiutino a seguirti anche verso mete sconosciute ed imprevedibili.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,29-34

Ecco l'agnello di Dio.

 

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Parola del Signore.

 

 

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio». È la presentazione ufficiale che Giovanni Battista fa del Signore, ma è lo stesso Spirito Santo che ha confermato la sua e la nostra fede. Il battesimo di penitenza che egli amministrava, nel caso di Gesù, si è trasforma in una grande teofania: la voce di Dio completa e perfeziona quella di Giovanni, proclamando Cristo suo Figlio. Per questo il battezzatore afferma di non conoscere Gesù prima di quella rivelazione e di poter ora, che ha visto lo Spirito Santo discendere, essere invece un convinto testimone della sua divinità. Così si afferma l’autorivelazione di Dio, così ci è concesso di certificare la nostra fede in Lui e nel suo Figlio. Ci prepariamo alla grande epifania per vedere nella vera luce il mistero dell’incarnazione e della missione si salvezza apportata da Cristo a tutti noi. Buona giornata

 

 

Martedì 2 gennaio 2024

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, tu che ami i miti e gli umili, bandisci dai nostri cuori ogni orgoglio e ogni ambizione umana: purificali dal tarlo crudele della gelosia e concedici la grazia di scegliere il posto più umile, secondo l’esempio del tuo profeta più grande, che non si riteneva degno nemmeno di abbassarsi, come un servo, a scioglierti il legaccio del sandalo.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,19-28

Dopo di me verrà uno che è prima di me.

 

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore.

 

 

 

La voce nel deserto è il grido, l’annuncio di un solitario che costata che le sue parole si perdono inascoltate nelle dune. La voce che proclama una presenza e d’intorno il silenzio muto o il chiasso dei lontani. Accade ancora perché il frastuono è grande e soffoca le voci autentiche, anche quelle di chi umilmente parla nel nome del Signore. Le voci cadono nel deserto anche quando si ammassano le folle, se queste sono affette da sordità spirituale. Non si ascolta e non si riconoscono i profeti. “Chi sei tu?” – chiedono a Giovanni Battista. L’identità del profeta è riposta unicamente nella sua missione; per mandato divino egli parla e quanto proclama va accolto con la fede. Il profeta non parla di sé, non ha un messaggio proprio da proporre, né verità personali da scandire: parla la Parola di Dio, è un intermediario tra cielo e terra, tra Dio e gli uomini. Il Battista ha una missione davvero speciale: egli deve additare al mondo l’Agnello di Dio che viene a cancellare il peccato del mondo. Invita alla conversione, rifiuta le false identificazioni che alcuni fanno sulla sua persona, ribadisce che egli sta preparando la strada a colui al quale non è degno di sciogliere il legaccio del sandalo. Egli è il testimone del Cristo già presente nel mondo e che sta per iniziare la sua missione. Egli afferma che la vera adesione non deve essere rivolta alla sua persona, ma al Messia, al Salvatore del mondo. Ai nostri giorni non mancano profeti, sono pochi gli ascoltatori attenti. Buona giornata

 

Lunedì 1 gennaio 2024, Solennità di Maria Ss.ma            Madre di Dio

PREGHIERA DEL MATTINO

Divino Spirito del Padre eterno e di Gesù, suo Figlio unigenito, innalzato in nome nostro alla sua destra gloriosa, noi imploriamo la tua misericordia. Celebriamo il momento in cui ti sei manifestato nella tua potenza più grande, quando hai formato nel grembo di una giovane donna Dio fatto uomo, il Verbo fatto carne. Anche noi ci inchiniamo di fronte alla sua maternità divina, realizzatasi nella più perfetta armonia con te. Pur con una tale maestà, Maria resta, per tua grazia, una di noi, anzi la più vicina a noi dopo il tuo Figlio divino, Gesù. Nello svolgersi del tuo disegno divino per lei e per noi – e per lei in nome nostro – Maria parteciperà, in modo straordinario, al realizzarsi della vita di Gesù, nostro Salvatore. Grazie alla sua generosità, diventerà davvero nostra madre: ci accoglierà tutti, nonostante la nostra debolezza, nel suo cuore di madre, previdente, forte e compassionevole, come l’eroina benefica nei confronti della sua stirpe. Fa risplendere, per sua intercessione, la tua luce fino agli angoli più bui della nostra vita, purifica col fuoco del tuo amore il nostro cuore macchiato dal peccato. Fa aumentare la nostra fede in te, affinché possiamo, grazie ad un amore sempre più puro e forte, divenire simili a Maria, nostra Madre, rendendoti gloria unitamente al Padre e al Figlio.

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,16-21
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.


In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore.

 

 

 

La festa di oggi ci offre molteplici motivi di riflessione: la chiesa scandisce per tutti noi ripetutamente nel nome del Signore una solenne benedizione sacerdotale. È l’augurio migliore che possiamo ricevere e scambiarci in questo giorno: viene da Dio, ma è per tutti noi. Pur essendo la festa della Madre di Dio, domina la figura del Cristo e ci viene ricordata ancora la sua opera di salvezza operata per l’intera umanità. Maria è sapientemente incastonata nel mistero del suo Figlio per sottolineare il suo ruolo nella storia della salvezza e in quello sempre attuale di Madre dei credenti. Noi onoriamo Maria sempre vergine, proclamata nel Concilio di Efeso “santissima madre di Dio” perché Cristo sia riconosciuto veramente Figlio di Dio. È nel nome di Maria che dal 1967 si celebra oggi in tutto il mondo cattolico la giornata mondiale della pace. Dono divino, dono messianico è la pace. Non può essere costruita soltanto da noi uomini e soprattutto non potrà mai essere proclamata efficacemente fin quando non si depongono le armi. La pace degli uomini non può essere diversa da quella di Cristo: va quindi costruita sulle solide basi dell’amore fraterno e della grazia divina. Ogni cristiano per vocazione deve essere un costruttore di pace cominciando magari dalle mura domestiche, impartendo una sana educazione ai figli con la forza dell’esempio. Il tutto dobbiamo accompagnarlo con la forza della preghiera come fa la liturgia di questo giorno che ci fa ripetere nella orazione: “Tu, o Dio nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna”, una salvezza che inizia già durante il nostro pellegrinaggio terreno. Buon anno a tutti ricco di benedizioni e favori celesti

 

Domenica 31 dicembre 2023, Festa della Santa Famiglia Gesù, Maria e Giuseppe

PREGHIERA DEL MATTINO

 

Santa Famiglia, ti preghiamo oggi per le famiglie cristiane di tutto il mondo; concedi la perseveranza a coloro che sono “insieme” nella celebrazione della loro fede; mostra il cammino da seguire a coloro che cercano la comunione e l’unità: la via che tu stesso hai percorso, la via della croce; fa scoprire la saggezza della comunione nelle gioie e nei sacrifici a coloro che si sentono soli, nonostante siano in mezzo agli altri. Concedi la pace a ogni famiglia, ora e sempre.

 

 

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40

Il bambino cresceva pieno di sapienza.

 

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

 

 

 

Una festa speciale quella della Santa Famiglia di Nazareth. Si tratta di Gesù, Maria e Giuseppe, che vengono additati ad esempio ad ogni famiglia umana. Da tempo, forse da sempre, si parla di famiglia in crisi; ai nostri giorni tale crisi ha assunto proporzioni allarmanti: i casi di separazioni, di divorzi, di matrimoni irregolari e di unioni di fatto, prive del sacro suggello sacramentale, sono sempre più frequenti. Manca un punto di riferimento e un modello imitabile di amore vero, di amore come dono, di unione indissolubile da vivere nell’intima comunione con Dio. Nelle famiglie manca il dialogo, manca la preghiera, manca l’unione e viene meno l’amore. Oggi gli occhi dei genitori e dei figli posano il loro sguardo ammirato sulla Santa Famiglia per riscoprire le virtù che adornano quella casa benedetta e quel Figlio e quegli educatori davvero speciali. Possiamo scoprire che sono spesso coinvolti da misteri divini, ma anche che sono chiamati a vivere le semplici e drammatiche vicende umane, non dissimili da quella che ci coinvolgono, ma sempre animati e sorretti dalla preghiera e dalla fede. I protagonisti della Sacra Famiglia sono attenti ai segnali divini non solo per percepire una missione eccezionale e salvifica, ma anche per superare i momenti tragici, per superare le difficoltà quotidiane, anche per affrontare il sacrificio e la croce. Questo incessante dialogo con Dio, che diventa preghiera, che diventa umile docilità alla volontà divina e forza per superare ogni prova e ogni tentazione, è un messaggio da cogliere e da attuare all’interno delle nostre famiglie. Così potremo riscoprire la fortezza che unisce, l’amore che salva, la vera pace e la concordia. Proponiamo oggi ad ogni famiglia, ad ogni mamma ad ogni papà, ad ogni figlio, uno spirituale pellegrinaggio a Nazareth per riempire il proprio spirito delle sublimi virtù di Maria, l’umile ancella del Signore, di Giuseppe, l’uomo giusto, il carpentiere custode della santa famiglia e di Gesù, il Figlio di Dio, che era loro sottomesso e cresceva in età, sapienza e grazia. Buona Domenica