Carissimi,

è con viva emozione e con un po’ di trepidazione che entro, come nuovo parroco designato di Piumazzo, per la prima volta nelle vostre case, anche se solo attraverso lo strumento del “bollettino parrocchiale”, per un breve saluto. In questo modo mi accosto, e da qui nasce il mio timore di essere invadente, alla realtà più bella che una casa possa contenere, cioè la famiglia, con le persone che la abitano e gli  affetti cari che la contraddistinguono. Saluto pertanto i genitori, i bambini, i giovani, i meno giovani e agli anziani: insomma tutti. Non ci conosciamo ancora, ma già sono certo del vostro affetto e del fatto che mi attendete con vivo desiderio e, perché no, anche con un po’ di curiosità. Io pure sono attratto e desidero che il tempo trascorra velocemente, e arrivi presto il 17 novembre, quando il nostro Arcivescovo, Mons. Matteo Maria Zuppi

mi conferirà la cura pastorale della Parrocchia di San Giacomo di Piumazzo. Per parte mia in questi mesi, da quando cioè il Vescovo mi ha proposto di diventare il vostro Arciprete, ho cercato di dilatare il mio cuore per fare posto anche a voi. Mi pare che la lettura più vera di tutta questa vicenda che ci riguarda, sia quella della fede. Vi dico che vengo a voi nel nome del Signore e in obbedienza al nostro Arcivescovo che mi ha chiesto di lasciare la parrocchia di Idice per la vostra; anche se un poco preoccupato e intimorito dalle tante cose belle che ho visto coi miei occhi: a cominciare dalla maestosa chiesa, l’asilo parrocchiale, le numerose strutture sportive e non, la canonica quasi episcopale, ecc., e dalle notizie raccontatemi da don Remo.

Verrò nella consapevolezza di seguire con voi Gesù, Colui che tutti noi già conosciamo e amiamo, il Figlio di Dio, il Signore della storia e dei nostri cuori. Vengo principalmente per essere in mezzo a voi un segno della Sua presenza e col desiderio di camminare insieme a voi incontro al Signore, e mettere in pratica il suo comandamento nuovo, quello di “amarci scambievolmente, come Lui ha ci amato”, e continua a farlo. Non sto a svelarvi  nulla  della  mia  persona,  avremo  tempo  e modo di                                                                                                        scoprirci a vicenda. Soltanto un breve cenno autobiografico: ho 65 anni, sono nato a Trasasso di Monzuno e sono prete da trentadue; con un’esperienza pastorale limitata, come può essere quella maturata in montagna prima, e poi a Idice, un paese di periferia, un po’ dormitorio. Ma nonostante tutto, questi anni sono stati belli per me e sono nati rapporti cordiali e solidi legami con le persone incontrate, e auspico che tutto questo possa ripetersi anche a Piumazzo. Vengo da solo, perché i miei genitori sono morti da molto tempo, ed ho altri due fratelli e una sorella che avendo le loro rispettive famiglie, mi accompagneranno soltanto al mio ingresso. In un qualche modo oserei dire che la mia nuova famiglia sarete voi, e di questo ne sono lieto perché nella fede siamo già uniti a Dio e fratelli tra di noi. Siamo cioè la famiglia dei figli di Dio, che Lui raduna nella sua Chiesa attorno all’Eucaristia; che ha in Maria Santissima un modello sublime di fede e un “segno di consolazione e di sicura speranza”; che dalla Messa e dai Sacramenti riceve la grazia e la forza per vivere da cristiani nel mondo. Ringraziando don Remo che mi ha parlato a lungo di voi, edificandomi molto sulla vostra collaborazione nella catechesi, nell’azione pastorale e caritativa, nell’allestimento del presepe artistico la cui fama è giunta anche a Idice, nelle manifestazioni parrocchiali e le tante altre iniziative, che mi auguro continuiate a fare anche con me.

 

Pregate molto per me e per la nostra comunità di Piumazzo, anch’io vi ricorderò al Signore nella Messa quotidiana, supplicando la Madonna della Provvidenza e San Giacomo, i nostri patroni nel cielo, di intercedere per tutti noi.

                                                                 Con affetto,

                                                                 Don Giancarlo Mezzini,

 

Arciprete designato di San Giacomo di  Piumazzo

Saluto di Don Remo

Carissimi,Sarei tanto contento se  don Giancarlo Mezzini si trovasse bene a Piumazzo, come mi sono trovato bene io, e che vogliate bene a lui come avete voluto bene a me e alla mia famiglia.

Di tutti questi 14 anni non ho un  ricordo spiacevole. Abbiamo attraversato insieme tanti problemi, ne ricordo uno su tutti, quel terremoto del 2012, per il quale la chiesa rimase chiusa per quattro anni e noi ci adattammo a vivere la vita comunitaria nel teatro, a volte all’aperto, sotto i tigli delle Suore. Però, anche nel rievocare queste fatiche, ispira rivivere le soddisfazioni che inattese arrivavano:

le messe all’aperto avevano in fondo una loro bellezza, e anche l’intimità del teatro donava qualcosa di suggestivo, col sostegno di tanti, del Coro, e in particolare di Jasmin e Stefano.

Grato a don Giulio Cossarini, per il suo lungo servizio prima di me, di edificazione spirituale,

e tanti lavori strutturali, lasciati a noi da godere, come Cripta, Campanile, Organo, Vetrate, Bussole, Adeguamento liturgico del presbiterio, ecc. Fui grato anche per quei pochi lavori che rimanevano da fare.

Con l’ausilio di tanti parrocchiani, “architetti d’ambiente”, di generosi benefattori, in particolare il cav. Ivo Galletti del caro Gerry, custode e giardiniere esemplare, i nostri prati, gli alberi, i campi da gioco, il Teatro, le Sale, la Canonica, il Parco, la Casa delle Grazie, divennero ambienti sempre più belli e abitabili, per iniziative comunitarie, rese possibili dalla intraprendenza di tanti, come il gruppo cucina, il gruppo tombola, il gruppo giovani e altri.

Ma la parte più bella è stato il rapporto con le persone, negli incontri di strada, i primi appuntamenti battesimali,         le benedizioni alle famiglie, gli anni di catechismo, i matrimoni, gli affettuosi congedi nel momento della morte.        Uno dei tesori più grandi di Piumazzo è la Comunità delle Minime della Addolorata e l’universo Scuola Materna. Proprio in questi giorni, di accoglienza di Suor Angela, neo Superiora e di saluto a Suor Pavana,

abbiamo sperimentato la grazia infinita, la dolcezza, della loro umile, laboriosa, santa presenza.

E con le Suore, come non ringraziare di tutto il personale e i volontari dell’Asilo! Anni di     relazioni, dunque,

di servizio, anche svelamento di talune personali passioni, come per i “grandi pellegrinaggi”, a piedi, in bicicletta, in moto. Quanto ho viaggiato! Fino a quella forma ultima, comunitaria e feconda, della partecipazione a

Pan Onlus. “Pellegrinare” era caricarsi l’animo di letizia, da riversare poi nel quotidiano, feriale e solenne.

Questa diffusa gioia, non fa dimenticare la grave responsabilità, per quello che ho fatto e per quello che non ho fatto, e chino il capo a chiedere misericordia. Parto da Piumazzo in periodo di grandi cambiamenti:

la diocesi propone alle parrocchie di aprirsi e collaborare con le comunità vicine, in un progetto di Zona.Percorriamo con fiducia questo nuovo orizzonte. Nel mio cuore

 

 c’è sempre stato amore alla Madonna, al Rosario, attratto dal nostro Santuario della Madonna della Provvidenza.

Gli intimi sanno che avrei desiderato finire i miei giorni come semplice custode del Santuario della Provvidenza. Il Signore, che sempre

ascolta i cuori, realizza ogni desiderio, in modo ancora più grande di quanto mai avremmo potuto immaginare.

Grazie di cuore per tutto.

 

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR.355  NOVEMBRE 2019

LETTERA DELL'ARCIVESCOVO ZUPPI POST VISITA PASTORALE

ESTATE RAGAZZI 2019

Link per vedere il video dell'Estate Ragazzi 2016,2017,2019: rebrand.ly/VideoER

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OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

Tutti vorrebbero guarire dai mali del corpo, ma non possono, tutti potrebbero guarire dai mali dell'anima, ma non vogliono. (Annibal Caro)

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 1.dicembre 2019

 Preghiera in Avvento

 

O Gesù, a Betlemme Tu hai acceso una luce,

che illumina definitivamente il volto di Dio:

Dio è umile!

Mentre noi vogliamo essere grandi,

Tu, o Dio, ti fai piccolo;

mentre noi vogliamo essere i primi,

Tu, o Dio, ti metti all’ultimo posto;

mentre noi vogliamo dominare,

Tu, o Dio, vieni per servire;

mentre noi cerchiamo gli onori e i privilegi,

Tu, o Dio, cerchi i piedi degli uomini

e li lavi e li baci amorevolmente.

Quanta differenza tra noi e te, o Signore!

O Gesù, mite e umile,

noi ci fermiamo sulla soglia di Betlemme

e sostiamo pensosi e titubanti:

la montagna del nostro orgoglio

non entra nell’angusto spazio della grotta.

O Gesù, mite e umile, toglici l’orgoglio dal cuore,

sgonfia le nostre presunzioni,

donaci la tua umiltà e,

scendendo dal piedestallo,

incontreremo Te e i nostri fratelli;

e sarà Natale e sarà festa! Amen.

(Card. Angelo Comastri)

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  24.novembre 2019

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

Festa al castello
(Bruno Ferrero, 365 piccole storie per l'anima)

 

Il villaggio ai piedi del castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del castellano che leggeva un proclama nella piazza.
«Il nostro signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del castello che è vuota...».
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietrofront e scortato dalle guardie ritornò al castello.
Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi.
«Bah! È il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio... Io porterò un bicchiere d’acqua, e sarà abbastanza!».
«Ma no! È sempre stato buono e generoso! Io ne porterò un barile!».
«Io un... ditale!».
«Io una botte!».
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello.
Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua.
Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio.
La processione entrò nel cortile del castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, lo posava in un angolo e poi si avviava pieno di gioia verso la sala del banchetto.
Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti.
«E la sorpresa promessa?», brontolarono alcuni con disappunto e delusione. Altri dimostravano una gioia soddisfatta: «Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!».
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero allora delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e di rabbia.
I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro!
«Ah! Se avessi portato più acqua...».

«Date agli altri e Dio darà a voi: riceverete da lui una misura buona, pigiata, scossa e traboccante. Dio infatti tratterà voi allo stesso modo con il quale voi avrete trattato gli altri» (Vangelo di Luca 6,38).

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della Settimana - Il Commento al Vangelo del giorno

[2019-12-01] Un "avvento" che potrebbe coglierci distratti. (dom, 01 dic 2019)
"Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo". Gli eventi della nostra storia sin dal principio sono contrassegnati da alternanze di fatti intrisi di male e di peccato e da interventi salvifici di Dio. Egli,...
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[2019-12-02] Io verrò e lo curerò. (Mon, 02 Dec 2019)
La liturgia di oggi ci propone due prime letture dal profeta Isaia. Nell'anno A, perché la prima già letta ieri, è preferibile la seconda. Siamo in cammino verso il Natale e in questo viaggio ci accompagna una dichiarazione solenne da parte del Signore: egli viene, viene tra noi ed ha un programma di salvezza per tutti i popoli, per ciascuno di noi. Egli sa di trovare ancora un'umanità malata e sofferente. Abbiamo urgente bisogno che qualcuno venga a curare i nostri mali. Siamo capaci di...
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I Domenica di Avvento (anno A) Vegliate!

Vegliate per essere pronti al suo arrivo.

1.DICEMBRE 2019

L’Avvento, come la primavera per la natura, colora di nuovo la vita. E’ un tempo opportuno per rileggere la nostra storia e intravedere “nuovi germogli”, sentire nostalgia di qualcosa che possa togliere pesantezza alla nostra esistenza. Ci è chiesto di destarci dal sonno rivestendoci del Signore. Andiamogli incontro con gioia per ascoltare la sua Parola e per accoglierla nella nostra vita.

Non accorgerci di nulla: per te, Gesù, è proprio questa la cosa peggiore che ci può accadere. Fare come se nulla fosse, continuare a vivere senza curarci di trovare una bussola, un senso,  una direzione, un significato. Destaci, dunque, Signore. All’inizio di questo Avvento noi ci rivolgiamo a te: non lasciarci affondare nella palude del consumismo, nelle sabbie mobili della pigrizia, nel gorgo della disillusione, nel fango dell’egoismo. Apri i nostri orecchi: la tua Parola risuoni con forza e ci getti decisamente sulle strade dell’attesa e della speranza. Marana thà, vieni Signore Gesù!

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  I domenica avvento A 2019

Ormai è tempo, dice San Paolo nella seconda lettura, ormai è tempo di svegliarci dal sonno perché la nostra salvezza è vicina. Noi cristiani abbiamo il dovere della speranza e il dovere di non lasciarla spegnere mai. Purtroppo la nostra società e con lei noi stessi, permette il precipitare di tante cose. Scompaiono i valori, scricchiolano le sicurezze, sprofondano le certezze, e, quel che è peggio, nessuno ha voglia di guardare al di là dell'oggi. La diagnosi e le cause di questo fenomeno di incoscienza collettiva sono state formulate da Cristo. I nostri cuori si sono appesantiti e in essi non c'è più alcuna speranza se non nelle cose che ci possono soddisfare ora e subito, soprattutto se non ci costano fatica. La liturgia di questo Avvento che iniziamo ci ricorda che c'è un Dio che mantiene la sua parola. Tra i tanti sconquassi che ci costringono ad incassare la testa tra le spalle e chiudere gli occhi, c'è qualcuno che ci invita a sollevare il capo e a scorgere l'aurora della salvezza e della liberazione ormai vicina. La domanda allora è: dove andremo a finire, ma da dove incominciamo. Paradossalmente si incomincia dalla fine ed è significativo che la prima domenica dell'anno liturgico ci parli della fine del mondo per farci capire che siamo incamminati verso un principio. Nel deserto del mondo spunta un germoglio, il germoglio della speranza. E il Signore non ci presenta le certezze che oggi molti vorrebbero. Ci presenta germogli che aiutano a crescere e che noi siamo incaricati di far fiorire. E i germogli spuntano anche fra i deserti del mondo, affiorano perfino fra le rovine, si affacciano fra le crepe del terreno più ingrato. Là, dove si sono spaccati i massi delle certezze più tradizionali, può essere nascosto un seme: è la speranza quella che dobbiamo coltivare, la speranza per non essere condannati a non sperare più.

VANGELO BAMBINI

VIDEO DELLA SETTIMANA

Video Lezioni sul Vangelo di Matteo

Don Gianmario Pagano, sacerdote della Diocesi di Roma e insegnante di religione, ogni settimana propone un nuovo video di approfondimento sul Vangelo di Matteo:1. Il ladro arriva quando non lo aspetti. La parabola dello scassinatore (Mt 24,37-44)2. Chi è il migliore di tutti gli uomini? Gesù e Giovanni il Battista (Mt 11,11)3. Dio e il mistero del male (Mt 13,24-43)4. L'ultima apparizione (di Gesù): l'Ascensione (Mt 28,16-20)5. Che cosa c'è sotto il velo? - La Trasfigurazione secondo Matteo (Mt 17,1-9)6. Le tentazioni di Gesù secondo il Vangelo di Matteo - 7 cose da sapere (Mt 4,1-11)7. "Che cosa mangerò?" è la domanda sbagliata. "Cercate prima il Regno..." (Mt 6,33)8. Amare il nemico è davvero possibile? (Mt 5,17-37)9. Il peccato che Dio non può perdonare (Mt 5, 21-26)10. Voi siete il sale della terra, la luce del mondo, la città sul monte (Mt 5,13-16)11. Quello che devi sapere per leggere il vangelo di Matteo

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

1.dicembre 2019

Inizia l'Avvento, tempo di attesa e di conversione verso il Natale

Inizia domenica 1 dicembre 2019 l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico che prepara al Natale. La prima domenica di Avvento apre il nuovo Anno liturgico. Quattro sono le domeniche di Avvento nel rito romano, mentre nel rito ambrosiano sono sei e infatti l’Avvento è già cominciato domenica 17 novembre. Si tratta di un tempo che invita «ad alzare lo sguardo e ad aprire il cuore per accogliere Gesù», aveva spiegato lo scorso anno papa Francesco nel suo primo Angelus d’Avvento in piazza San Pietro. E aveva aggiunto: «In queste quattro settimane siamo chiamati a uscire da un modo di vivere rassegnato e abitudinario, e ad uscire alimentando speranze, alimentando sogni per un futuro nuovo».

L’Avvento inizia con i primi Vespri della prima domenica di Avvento e termina prima dei primi Vespri di Natale. Il colore dei paramenti liturgici indossati dal sacerdote è il viola; nella terza domenica di Avvento (ossia, la domenica Guadete) facoltativamente si può usare il rosa, a rappresentare la gioia per la venuta di Cristo. Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloriain maniera che esso risuoni più vivo nella Messa della notte per la Natività del Signore. Quest’anno la seconda domenica di Avvento coincide con la solennità dell’Immacolata Concezione l’8 dicembre.

 

I nomi tradizionali delle domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’Antifona di ingresso alla Messa. La prima domenica è detta del Ad te levavi («A te elevo», Salmo 25); la seconda domenica è chiamata del Populus Sion («Popolo di Sion», Isaia 30,19.30); la terza domenica è quella del Gaudete («Rallegratevi», Filippesi 4,4.5); la quarta domenica è quella del Rorate («Stillate», Isaia 45,8).

Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventusIl vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto.

L’Avvento è «tempo di attesa, di conversione, di speranza», come spiega Direttorio su pietà popolare e liturgia. È il tempo dell’attesa della venuta di Dio che viene celebrata nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Ciò è spiegato nel primo Prefazio di Avvento, ossia la preghiera che “apre” la liturgia eucaristica all’interno della Messa dopo l’Offertorio. In essa si sottolinea che il Signore «al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». E poi si aggiunge: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Le parole del Natale - Novità editoriale di papa Francesco

Descrizione

 

La promessa del Salvatore, l'attesa, la nascita del Bambino, la gioia del presepe, il dono della luce e della pace. Le parole di papa Francesco ci accompagnano verso il Natale, per scoprirne il vero significato. Un percorso che ci invita a uscire da una quotidianità rassegnata e abitudinaria, ad aprire la mente e il cuore, a incamminarci verso Betlemme, dove ci aspetta il pane della nostra vita. Queste pagine raccolgono le riflessioni di Francesco per vivere il Natale non solo come una festa, ma come l'occasione per prepararsi all'incontro personale con il Signore e conoscere il potere dell'amore, quello che rigenera la vita, perdona le colpe, riconcilia i nemici, instaura nel mondo un regno di pace.

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Preghiamo per tutti i pastori della Chiesa, affinché guidino il gregge a loro affidato con la stessa fermezza e tenerezza del Buon Pastore.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì,    4 dicembre 2019

Catechesi sugli Atti degli Apostoli - 17. «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge» (At 20,28). Il ministero di Paolo ad Efeso e il congedo dagli anziani

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

 

Il viaggio del Vangelo nel mondo continua senza sosta nel Libro degli Atti degli Apostoli, e attraversa la città di Efeso manifestando tutta la sua portata salvifica. Grazie a Paolo, circa dodici uomini ricevono il battesimo nel nome di Gesù e fanno esperienza dell’effusione dello Spirito Santo che li rigenera (cfr At 19,1-7). Diversi poi sono i prodigi che avvengono per mezzo dell’Apostolo: i malati guariscono e gli ossessi vengono liberati (cfr At 19,11-12). Questo accade perché il discepolo somiglia al suo Maestro (cfr Lc 6,40) e lo rende presente comunicando ai fratelli la stessa vita nuova che da Lui ha ricevuto.

 

La potenza di Dio che irrompe ad Efeso smaschera chi vuole usare il nome di Gesù per compiere esorcismi ma senza avere l’autorità spirituale per farlo (cfr At 19,13-17), e rivela la debolezza delle arti magiche, che vengono abbandonate da un gran numero di persone che scelgono Cristo e abbandonano le arti magiche (cfr At 19,18-19). Un vero capovolgimento per una città, come Efeso, che era un centro famoso per la pratica della magia! Luca sottolinea così l’incompatibilità tra la fede in Cristo e la magia. Se scegli Cristo non puoi ricorrere al mago: la fede è abbandono fiducioso nelle mani di un Dio affidabile che si fa conoscere non attraverso pratiche occulte ma per rivelazione e con amore gratuito. Forse qualcuno di voi mi dirà: “Ah, sì, questa della magia è una cosa antica: oggi, con la civiltà cristiana questo non succede”. Ma state attenti! Io vi domando: quanti di voi vanno a farsi fare i tarocchi, quanti di voi vanno a farsi leggere le mani dalle indovine o farsi leggere le carte? Anche oggi nelle grandi città cristiani praticanti fanno a queste cose. E alla domanda: “Ma come mai, se tu credi a Gesù Cristo, vai dal mago, dall’indovina, da tutta questa gente?”, rispondono: “Io credo in Gesù Cristo ma per scaramanzia vado anche da loro”. Per favore: la magia non è cristiana! Queste cose che si fanno per indovinare il futuro o indovinare tante cose o cambiare situazioni di vita, non sono cristiane. La grazia di Cristo ti porta tutto: prega e affidati al Signore.

 

La diffusione del Vangelo ad Efeso danneggia il commercio degli argentieri – un altro problema –, che fabbricavano le statue della dea Artemide, facendo di una pratica religiosa un vero e proprio affare. Su questo io vi chiedo di pensare. Vedendo diminuire quell’attività che fruttava molto denaro, gli argentieri organizzano una sommossa contro Paolo, e i cristiani vengono accusati di aver messo in crisi la categoria degli artigiani, il santuario di Artemide e il culto di questa dea (cfr At 19,23-28).

 

Paolo, poi, parte da Efeso diretto a Gerusalemme e giunge a Mileto (cfr At 20,1-16). Qui manda a chiamare gli anziani della Chiesa di Efeso – i presbiteri: sarebbero i sacerdoti – per fare un passaggio di consegne “pastorali” (cfr At 20,17-35). Siamo alle battute finali del ministero apostolico di Paolo e Luca ci presenta il suo discorso di addio, una sorta di testamento spirituale che l’Apostolo rivolge a coloro che, dopo la sua partenza, dovranno guidare la comunità di Efeso. E questa è una delle pagine più belle del Libro degli Atti degli Apostoli: vi consiglio di prendere oggi il Nuovo Testamento, la Bibbia, il capitolo XX e leggere questo congedo di Paolo dai presbiteri di Efeso, e lo fa a Mileto. E’ un modo per capire come si congeda l’Apostolo e anche come i presbiteri oggi devono congedarsi e anche come tutti i cristiani devono congedarsi. E’ una bellissima pagina.

 

Nella parte esortativa, Paolo incoraggia i responsabili della comunità, che sa di vedere per l’ultima volta. E cosa dice loro? «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge”. Questo è il lavoro del pastore: fare la veglia, vegliare su sé stesso e sul gregge. Il pastore deve vegliare, il parroco deve vegliare, fare la veglia, i presbiteri devono vegliare, i Vescovi, il Papa devono vegliare. Fare la veglia per custodire il gregge, e anche fare la veglia su sé stessi, esaminare la coscienza e vedere come si compie questo dovere di vegliare. “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio» (At 20,28): così dice San Paolo. Agli episcopi è chiesta la massima prossimità con il gregge, riscattato dal sangue prezioso di Cristo, e la prontezza nel difenderlo dai «lupi» (v. 29). I Vescovi devono essere vicinissimi al popolo per custodirlo, per difenderlo; non staccati dal popolo. Dopo aver affidato questo compito ai responsabili di Efeso, Paolo li mette nelle mani di Dio e li affida alla «parola della sua grazia» (v. 32), fermento di ogni crescita e cammino di santità nella Chiesa, invitandoli a lavorare con le proprie mani, come lui, per non essere di peso agli altri, a soccorrere i deboli e a sperimentare che «si è più beati nel dare che nel ricevere» (v. 35).

 

Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di rinnovare in noi l’amore per la Chiesa e per il deposito della fede che essa custodisce, e di renderci tutti corresponsabili nella custodia del gregge, sostenendo nella preghiera i pastori perché manifestino la fermezza e la tenerezza del Divino Pastore.