BENEDIZIONI QUESTA SETTIMANA

GENNAIO 2020

20

GEN

LUNEDI'

Via Confalonieri pari

21

GEN

MARTEDI'

Via Confalonieri dispari (esclusi nr. 19-29)

22

GEN

MERCOLEDI'

Via Confalonieri 19-21 e 23-29

23

GEN

GIOVEDI'

Via Galante

24

GEN

VENERDI'

Via Lunga - Via Samoggia

25

GEN

SABATO

Via Bastarda - Via Forcaia

 

CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

Carissimi,

è con viva emozione e con un po’ di trepidazione che entro, come nuovo parroco designato di Piumazzo, per la prima volta nelle vostre case, anche se solo attraverso lo strumento del “bollettino parrocchiale”, per un breve saluto. In questo modo mi accosto, e da qui nasce il mio timore di essere invadente, alla realtà più bella che una casa possa contenere, cioè la famiglia, con le persone che la abitano e gli  affetti cari che la contraddistinguono. Saluto pertanto i genitori, i bambini, i giovani, i meno giovani e agli anziani: insomma tutti. Non ci conosciamo ancora, ma già sono certo del vostro affetto e del fatto che mi attendete con vivo desiderio e, perché no, anche con un po’ di curiosità. Io pure sono attratto e desidero che il tempo trascorra velocemente, e arrivi presto il 17 novembre, quando il nostro Arcivescovo, Mons. Matteo Maria Zuppi

mi conferirà la cura pastorale della Parrocchia di San Giacomo di Piumazzo. Per parte mia in questi mesi, da quando cioè il Vescovo mi ha proposto di diventare il vostro Arciprete, ho cercato di dilatare il mio cuore per fare posto anche a voi. Mi pare che la lettura più vera di tutta questa vicenda che ci riguarda, sia quella della fede. Vi dico che vengo a voi nel nome del Signore e in obbedienza al nostro Arcivescovo che mi ha chiesto di lasciare la parrocchia di Idice per la vostra; anche se un poco preoccupato e intimorito dalle tante cose belle che ho visto coi miei occhi: a cominciare dalla maestosa chiesa, l’asilo parrocchiale, le numerose strutture sportive e non, la canonica quasi episcopale, ecc., e dalle notizie raccontatemi da don Remo.

Verrò nella consapevolezza di seguire con voi Gesù, Colui che tutti noi già conosciamo e amiamo, il Figlio di Dio, il Signore della storia e dei nostri cuori. Vengo principalmente per essere in mezzo a voi un segno della Sua presenza e col desiderio di camminare insieme a voi incontro al Signore, e mettere in pratica il suo comandamento nuovo, quello di “amarci scambievolmente, come Lui ha ci amato”, e continua a farlo. Non sto a svelarvi  nulla  della  mia  persona,  avremo  tempo  e modo di                                                                                                        scoprirci a vicenda. Soltanto un breve cenno autobiografico: ho 65 anni, sono nato a Trasasso di Monzuno e sono prete da trentadue; con un’esperienza pastorale limitata, come può essere quella maturata in montagna prima, e poi a Idice, un paese di periferia, un po’ dormitorio. Ma nonostante tutto, questi anni sono stati belli per me e sono nati rapporti cordiali e solidi legami con le persone incontrate, e auspico che tutto questo possa ripetersi anche a Piumazzo. Vengo da solo, perché i miei genitori sono morti da molto tempo, ed ho altri due fratelli e una sorella che avendo le loro rispettive famiglie, mi accompagneranno soltanto al mio ingresso. In un qualche modo oserei dire che la mia nuova famiglia sarete voi, e di questo ne sono lieto perché nella fede siamo già uniti a Dio e fratelli tra di noi. Siamo cioè la famiglia dei figli di Dio, che Lui raduna nella sua Chiesa attorno all’Eucaristia; che ha in Maria Santissima un modello sublime di fede e un “segno di consolazione e di sicura speranza”; che dalla Messa e dai Sacramenti riceve la grazia e la forza per vivere da cristiani nel mondo. Ringraziando don Remo che mi ha parlato a lungo di voi, edificandomi molto sulla vostra collaborazione nella catechesi, nell’azione pastorale e caritativa, nell’allestimento del presepe artistico la cui fama è giunta anche a Idice, nelle manifestazioni parrocchiali e le tante altre iniziative, che mi auguro continuiate a fare anche con me.

 

Pregate molto per me e per la nostra comunità di Piumazzo, anch’io vi ricorderò al Signore nella Messa quotidiana, supplicando la Madonna della Provvidenza e San Giacomo, i nostri patroni nel cielo, di intercedere per tutti noi.

                                                                 Con affetto,

                                                                 Don Giancarlo Mezzini,

 

Arciprete designato di San Giacomo di  Piumazzo

Saluto di Don Remo

Carissimi,Sarei tanto contento se  don Giancarlo Mezzini si trovasse bene a Piumazzo, come mi sono trovato bene io, e che vogliate bene a lui come avete voluto bene a me e alla mia famiglia.

Di tutti questi 14 anni non ho un  ricordo spiacevole. Abbiamo attraversato insieme tanti problemi, ne ricordo uno su tutti, quel terremoto del 2012, per il quale la chiesa rimase chiusa per quattro anni e noi ci adattammo a vivere la vita comunitaria nel teatro, a volte all’aperto, sotto i tigli delle Suore. Però, anche nel rievocare queste fatiche, ispira rivivere le soddisfazioni che inattese arrivavano:

le messe all’aperto avevano in fondo una loro bellezza, e anche l’intimità del teatro donava qualcosa di suggestivo, col sostegno di tanti, del Coro, e in particolare di Jasmin e Stefano.

Grato a don Giulio Cossarini, per il suo lungo servizio prima di me, di edificazione spirituale,

e tanti lavori strutturali, lasciati a noi da godere, come Cripta, Campanile, Organo, Vetrate, Bussole, Adeguamento liturgico del presbiterio, ecc. Fui grato anche per quei pochi lavori che rimanevano da fare.

Con l’ausilio di tanti parrocchiani, “architetti d’ambiente”, di generosi benefattori, in particolare il cav. Ivo Galletti del caro Gerry, custode e giardiniere esemplare, i nostri prati, gli alberi, i campi da gioco, il Teatro, le Sale, la Canonica, il Parco, la Casa delle Grazie, divennero ambienti sempre più belli e abitabili, per iniziative comunitarie, rese possibili dalla intraprendenza di tanti, come il gruppo cucina, il gruppo tombola, il gruppo giovani e altri.

Ma la parte più bella è stato il rapporto con le persone, negli incontri di strada, i primi appuntamenti battesimali,         le benedizioni alle famiglie, gli anni di catechismo, i matrimoni, gli affettuosi congedi nel momento della morte.        Uno dei tesori più grandi di Piumazzo è la Comunità delle Minime della Addolorata e l’universo Scuola Materna. Proprio in questi giorni, di accoglienza di Suor Angela, neo Superiora e di saluto a Suor Pavana,

abbiamo sperimentato la grazia infinita, la dolcezza, della loro umile, laboriosa, santa presenza.

E con le Suore, come non ringraziare di tutto il personale e i volontari dell’Asilo! Anni di     relazioni, dunque,

di servizio, anche svelamento di talune personali passioni, come per i “grandi pellegrinaggi”, a piedi, in bicicletta, in moto. Quanto ho viaggiato! Fino a quella forma ultima, comunitaria e feconda, della partecipazione a

Pan Onlus. “Pellegrinare” era caricarsi l’animo di letizia, da riversare poi nel quotidiano, feriale e solenne.

Questa diffusa gioia, non fa dimenticare la grave responsabilità, per quello che ho fatto e per quello che non ho fatto, e chino il capo a chiedere misericordia. Parto da Piumazzo in periodo di grandi cambiamenti:

la diocesi propone alle parrocchie di aprirsi e collaborare con le comunità vicine, in un progetto di Zona.Percorriamo con fiducia questo nuovo orizzonte. Nel mio cuore

 

 c’è sempre stato amore alla Madonna, al Rosario, attratto dal nostro Santuario della Madonna della Provvidenza.

Gli intimi sanno che avrei desiderato finire i miei giorni come semplice custode del Santuario della Provvidenza. Il Signore, che sempre

ascolta i cuori, realizza ogni desiderio, in modo ancora più grande di quanto mai avremmo potuto immaginare.

Grazie di cuore per tutto.

 

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR.357 BENEDIZIONI PASQUALI 2020

LETTERA DELL'ARCIVESCOVO ZUPPI POST VISITA PASTORALE

ESTATE RAGAZZI 2019

Link per vedere il video dell'Estate Ragazzi 2016,2017,2019: rebrand.ly/VideoER

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OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 19.gennaio 2020

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  12.gennaio 2020

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

Festa al castello
(Bruno Ferrero, 365 piccole storie per l'anima)

 

Il villaggio ai piedi del castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del castellano che leggeva un proclama nella piazza.
«Il nostro signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del castello che è vuota...».
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietrofront e scortato dalle guardie ritornò al castello.
Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi.
«Bah! È il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio... Io porterò un bicchiere d’acqua, e sarà abbastanza!».
«Ma no! È sempre stato buono e generoso! Io ne porterò un barile!».
«Io un... ditale!».
«Io una botte!».
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello.
Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua.
Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio.
La processione entrò nel cortile del castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, lo posava in un angolo e poi si avviava pieno di gioia verso la sala del banchetto.
Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti.
«E la sorpresa promessa?», brontolarono alcuni con disappunto e delusione. Altri dimostravano una gioia soddisfatta: «Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!».
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero allora delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e di rabbia.
I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro!
«Ah! Se avessi portato più acqua...».

«Date agli altri e Dio darà a voi: riceverete da lui una misura buona, pigiata, scossa e traboccante. Dio infatti tratterà voi allo stesso modo con il quale voi avrete trattato gli altri» (Vangelo di Luca 6,38).

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della Settimana - Il Commento al Vangelo del giorno

[2020-01-19] L’Agnello di Dio. (dom, 19 gen 2020)
Isaia, con accenti profetici e messianici, ci descrive la gloria di Dio intesa e manifestata come una vocazione speciale, una predilezione divina e una missione particolare: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Il buon Dio forgia ognuno sin dal seno materno con i doni necessari per vivere e raggiungere la meta, per manifestare la sua Gloria. Del Messia il profeta dice: “Ora Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità...
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[2020-01-20] Commensali nel banchetto di nozze. (Mon, 20 Jan 2020)
«Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti». Così Samuele rimprovera la disobbedienza e l’infedeltà di Saul. È una tentazione ricorrente quella di illudersi di poter tacitare la coscienza e soddisfare i nostri debiti nei confronti del Signore con offerte esteriori e di scarso o nullo valore. È su questa scia la falsa interpretazione del significato e del valore del digiuno da parte degli scribi e degli stessi discepoli del Battista. Gesù...
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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno A)

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

19.GENNAIO 2020

La salvezza per tutti gli uomini viene da uno solo: Cristo. Solo Gesù ha il potere di cancellare il peccato che innerva ogni rapporto umano, l’egoismo che si rivela nella nostra vita in ogni sua espressione.

 Vieni Signore Gesù. Ho bisogno della tua salvezza. Ti apro la porta del mio cuore e della mia vita. Dammi una vita piena, purificami, liberami, rinnovami, entra nel mio cuore e nella mia vita e riempila di te. Rendimi testimone credibile della tua Parola, testimone autentico del grande “si” di Dio all’uomo. Testimone coraggioso della tua risurrezione, perché si costruisca un’umanità nuova, più fraterna, unita nel segno dell’amore che tu ci ha insegnato. Amen

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  2 domenica ordinario A 2020

"Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo". La mano, Il dito di Giovanni va diritto verso la persona di Gesù e ci fa scoprire sul serio la sua Persona che può sconvolgere tutta una vita. Lentamente la Parola di Gesù che viene ascoltata ridimensiona le nostre idee, fa scoprire la grandezza dell'animo umano, ci fa consapevoli delle nostre possibilità. E' la testimonianza di noi cristiani. Cristo che vive dentro ognuno di noi, è un Cristo che vuol vivere uscendo da noi, per entrare nel mondo a portare la sua salvezza e la sua consolazione. E' un Cristo che vuol parlare, agire, entrare nella società. E' un Cristo che vuole accostarsi ai deboli, agli emarginati, è un Cristo che vuole la pace, la concordia, la serenità, è un Cristo che vuol spargere fiducia e speranza. E noi, i cristiani, dobbiamo essere quel dito di Giovanni Battista che indica nella persona di Gesù colui che queste cose può far nascere e crescere nell' umanità. E allora noi, i cristiani, dobbiamo esserne lo strumento. Quel dito, che è la Chiesa, sacramento di Colui che è il solo, l'unico, il vero Salvatore.

VANGELO BAMBINI

Vangelo Gv 1, 29-34 Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

VIDEO DELLA SETTIMANA

Promozione della pace nel mondo (Il Video del Papa 49 – Gennaio 2020)

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di gennaio 2020: Preghiamo affinché i cristiani, coloro che seguono le altre religioni e le persone di buona volontà promuovano la pace e la giustizia nel mondo.a cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

12.gennaio 2020

Compie 100 anni il «foglietto» della Messa

Ha quasi 100 anni, passa di mano tra circa 4 milioni di persone ogni settimana. È il più antico e popolare dei foglietti da Messa italiani La Domenica, ponte tra immediatezza e approfondimento della liturgia, sponda di partecipazione e memoria della «Parola che fa ardere il cuore». Un progetto di sostegno alla fede ancora necessario 99 anni dopo. In vista del centenario (a settembre 2021), lavorano oggi nella redazione di Alba (Cuneo) don Orlando Zambello, direttore dal 1962 al 2018, e il successore dal 2019 don Pietro Roberto Minali. Hanno ereditato La Domenica dal beato don Giacomo Alberione, che la fondò nel 1921. Le copie del «viceparroco di carta» (così lo chiamava Alberione) dalle 16.800 del 1926 oggi sono diventate un milione. Ognuna raggiunge tra i tre e i cinque lettori, anche se oggi il modello di vademecum alla celebrazione si è diffuso, con pubblicazioni edite non solo dalla Società San Paolo.

«La svolta fu nel 1965 con la Messa in italiano – ricorda don Zambello, che al foglietto ha dedicato la vita, fin dall’avvio del Concilio Vaticano II – siamo stati in prima fila nel far conoscere ai fedeli i documenti conciliari e le riforme liturgiche, con innumerevoli edizioni, oltre 60 opuscoli e sussidi di catechesi». Don Zambello ricavò spazio per l’esegesi: «Chiamai noti commentatori, per arginare l’ignoranza biblica: dal mariologo Stefano De Fiores a liturgisti come don Rinaldo Falsini e don Silvano Sirboni. Presto il foglietto arrivò anche ai malati e ai lontanissimi, che spesso ci hanno scritto consolati. Tuttora grazie alle donazioni dei fedeli spediamo 10mila copie nelle carceri. È stato un lungo viaggio, che non mi aspettavo».

Il prossimo passo? «Coinvolgere il popolo di Dio nella traduzione rinnovata del Messale – spiega il direttore don Minali – con le preghiere ritradotte, dal Kyrie eleison al Gloria, al Padre Nostro. Questo servizio è il nostro modo di vivere la vocazione sacerdotale, lavorando per la diffusione del Vangelo e servendo l’Eucaristia con i media. Oggi c’è gran bisogno di nuova evangelizzazione, di formazione. I prossimi approfondimenti saranno sui “novissimi”». Non mancano critiche all’uso del foglietto durante la Messa. «La riforma liturgica richiede dignità della celebrazione, e che la Parola proclamata non sia letta ma ascoltata, per una partecipazione attiva del popolo di Dio – chiarisce don Minali – ma nella pratica sappiamo che non tutti i fedeli sono ugualmente formati nei testi biblici o preparati nella lettura. Senza manicheismi, il nostro strumento vuol aiutare a far conoscere non solo la Parola, ma a vivere la pienezza dell’intera liturgia. Contribuiamo alla consapevolezza del rito, dalle letture al sacrificio eucaristico, quello che Cristo ha detto e che ha realizzato. È un servizio alle comunità». A sostegno, come indicato anche da papa Francesco, della «dimensione adorante, viva della liturgia, per il popolo, trasformatrice del suo cammino di fede».

Il polso di quest’opera è anche nelle circa 60 lettere che arrivano ogni settimana. «Segno che tanti danno valore a quel che leggono – aggiunge don Minali – critiche e apprezzamenti, rispondiamo a tutti ogni lunedì. Le domande vanno dalla fede al modo di agire di Dio. Le contestazioni, più aggressive negli ultimi anni, arrivano invece quando parliamo di poveri, migranti, carceri, perdono e misericordia, perché in tanti credenti sta venendo meno la carità, il tentare di capire l’altro. Ma con il nostro foglietto siamo dentro questo momento storico, in cerca di semplicità e speranza. Siamo parte della vita spirituale delle persone».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

La pace come cammino di speranza, dialogo, riconciliazione e conversione ecologica - Messaggio per la celebrazione della 53a Giornata mondiale della pace  - Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio)

Descrizione

La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica.

 

Messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione della 53ma Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2020.

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Gesù guarda il paralitico e va all’essenziale: “Ti sono perdonati i peccati”. La salute fisica è un dono che dobbiamo custodire, ma il Signore ci insegna che dobbiamo custodire anche la salute del cuore, la salute spirituale.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Aula Paolo VI Mercoledì, 15 gennaio 2020

Catechesi sugli Atti degli Apostoli: 20. «Paolo accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio…con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,30-31). La prigionia di Paolo a Roma e la fecondità dell’annuncio.

Cari fratelli e sorelle!

Concludiamo oggi la catechesi sugli Atti degli Apostoli, con l’ultima tappa missionaria di San Paolo: cioè Roma (cfr At 28,14).

Il viaggio di Paolo, che è stato un tutt’uno con quello del Vangelo, è la prova che le rotte degli uomini, se vissute nella fede, possono diventare spazio di transito della salvezza di Dio, attraverso la Parola della fede che è un fermento attivo nella storia, capace di trasformare le situazioni e di aprire vie sempre nuove.

Con l’arrivo di Paolo nel cuore dell’Impero termina il racconto degli Atti degli Apostoli, che non si chiude con il martirio di Paolo, ma con la semina abbondante della Parola. La fine del racconto di Luca, imperniato sul viaggio del Vangelo nel mondo, contiene e ricapitola tutto il dinamismo della Parola di Dio, Parola inarrestabile che vuole correre per comunicare salvezza a tutti.

A Roma, Paolo incontra anzitutto i suoi fratelli in Cristo, che lo accolgono e gli infondono coraggio (cfr At 28,15) e la cui calda ospitalità lascia pensare a quanto fosse atteso e desiderato il suo arrivo. Poi gli viene concesso di abitare per conto proprio sotto custodia militaris, cioè con un soldato che gli fa da guardia, era agli arresti domiciliari. Malgrado la sua condizione di prigioniero, Paolo può incontrare i notabili giudei per spiegare come mai sia stato costretto ad appellarsi a Cesare e per parlare loro del regno di Dio. Egli cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalle Scritture e mostrando la continuità tra la novità di Cristo e la «speranza d’Israele» (At 28,20). Paolo si riconosce profondamente ebreo e vede nel Vangelo che predica, cioè nell’annuncio di Cristo morto e risorto, il compimento delle promesse fatte al popolo eletto.

Dopo questo primo incontro informale che trova i Giudei ben disposti, ne segue uno più ufficiale durante il quale, per un’intera giornata, Paolo annuncia il regno di Dio e cerca di aprire i suoi interlocutori alla fede in Gesù, a partire «dalla legge di Mosè e dai Profeti» (At 28,23). Poiché non tutti sono convinti, egli denuncia l’indurimento di cuore del popolo di Dio, causa della sua condanna (cfr Is 6,9-10), e celebra con passione la salvezza delle nazioni che si mostrano invece sensibili a Dio e capaci di ascoltare la Parola del Vangelo della vita (cfr At 28,28).

A questo punto della narrazione, Luca conclude la sua opera mostrandoci non la morte di Paolo ma il dinamismo della sua predica, di una Parola che «non è incatenata» (2Tm 2,9) – Paolo non ha la libertà di muoversi ma è libero di parlare perché la Parola non è incatenata - è una Parola pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31), in una casa dove accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo. Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù.

Cari fratelli e sorelle, al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che «viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo» (cfr II Prefazio di Avvento).