NATALE A PIUMAZZO

BOLLETTINO PARROCCHIALE N.340 NATALE 2016

DOMENICA 13 NOVEMBRE FESTA del RINGRAZIAMENTO S. MESSA ORE 10.00

INVITO GRUPPO CARITA'

DAL 3.NOVEMBRE IL DOPOSCUOLA PER I RAGAZZI DELLE MEDIE

OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA (ESCLUSO OTTOBRE)

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL ROSARIO

CALENDARIO DEGLI INCONTRI IN PARROCCHIA DA SETTEMBRE 2016 A GIUGNO 2017

PAGINE PIU' VISTE NOVEMBRE 2016

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

 

Preghiera

Per l'uomo che prega nel proprio cuore, il mondo intero è una chiesa.

Silvano del Monte Athos

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del  8.gennaio 2017

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 8.gennaio 2017

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo:
CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO

   Il falco pigro

(Bruno Ferrero, Ma noi abbiamo le ali)

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
"E l'altro?" chiese il re.
"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo".
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.
Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno potè schiodare il falco dal suo ramo.
Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.
"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò:"Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare".
Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le ali.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2017-01-17 - Vangelo di martedi' (mar, 17 gen 2017)
Eb 6, 10-20; Sal.110; Mc 2, 23-28. ||| In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
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2017-01-17 - Commento di martedi' (mar, 17 gen 2017)
Sant'Antonio, Padre dei monaci... ||| E' stato Sant'Atanasio a scrivere la vita di Sant'Antonio. Egli ci racconta che, morti i suoi genitori, Antonio, che era allora assai giovane, andando a messa, come usava fare sempre da vero cristiano, un giorno riflettete molto sul vangelo che era stato letto in chiesa: "Se vuoi essere perfetto và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel Cielo; poi vieni e seguimi". E così egli fece, e senza tanti ripensamenti!... I genitori gli avevano lasciato una grande eredità: possedeva 300 campi molto fertili e ameni. Li diede tutti in dono agli abitanti del paese. Vendette anche tutti i suoi beni e il ricavato lo distribuì ai poveri: una forte somma di denaro, riservandone solo una piccola parte per la sorella più piccola. Egli iniziò a vivere in povertà, nel digiuno, nel silenzio e nella preghiera: una vita aspra e senza nulla concedere a se stesso. Egli lavorava con le proprie mani per comprarsi il pane che mangiava e il resto lo dava sempre ai poveri. E trascorreva molto tempo nella preghiera, perché aveva capito che era necessario pregare sempre, continuamente; e anche per questo si ritirò poi nel deserto e visse in una grotta, che ancora esiste là ad Oriente. Lo seguirono poi tanti giovani e divennero monaci... così è nato il primo monachesimo cristiano, che poi si impianterà anche da noi in Occidente, grazie al nostro San Benedetto Abate. ...E perché Sant'Antonio è stato messo, dalla tradizione popolare, come patrono delle bestiole? Forse perché là, nel deserto, i diavoli andavano a disturbare la sua preghiera, presentandosi a lui sotto forma di bestie strane: serpenti, caproni, porci... Che Sant'Antonio Abate ci aiuti e ci difenda contro gli assalti del maligno; e interceda sempre per tutti noi! :))
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Battesimo del Signore

8.GENNAIO 2017

Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

La festa del Battesimo del Signore ci mostra Gesù, il Figlio prediletto investito dallo Spirito Santo, che vuole essere solidale con il popolo peccatore. Attraverso di essa viene illuminata la nostra vita: battezzati da Gesù nello Spirito Santo, dobbiamo diventare figli di Dio e prendere parte alla sua missione.

Signore, ti chiediamo di farci riscoprire il significato del nostro Battesimo come tuo dono e quello dell’amore del Padre per rispondere con coerenza di vita agli impegni che ci siamo assunti nel giorno della nostra rinascita come figli di Dio. Rendici capaci di essere tuoi autentici testimoni nel mondo per annunciare la liberazione, la giustizia e la salvezza, che tu ci hai donato a piene mani. Amen

 

 

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  2 domenica ordinario A

"Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo". 

La mano, Il dito di Giovanni va diritto verso la persona di Gesù e ci fa scoprire sul serio la sua Persona che può sconvolgere tutta una vita.
Lentamente la Parola di Gesù che viene ascoltata ridimensiona le nostre idee, fa scoprire la grandezza dell'animo umano, ci fa consapevoli delle nostre possibilità. E' la testimonianza di noi cristiani.
Cristo che vive dentro ognuno di noi, è un Cristo che vuol vivere uscendo da noi, per entrare nel mondo a portare la sua salvezza e la sua consolazione.
E' un Cristo che vuol parlare, agire, entrare nella società.
E' un Cristo che vuole accostarsi ai deboli, agli emarginati, è un Cristo che vuole la pace, la concordia, la serenità, è un Cristo che vuol spargere fiducia e speranza.
E noi, i cristiani, dobbiamo essere quel dito di Giovanni Battista che indica nella persona di Gesù colui che queste cose può far nascere e crescere nella umanità.
E allora noi, i cristiani, dobbiamo esserne lo strumento.
Quel dito, che è la Chiesa, sacramento di Colui che è il solo, l'unico, il vero Salvatore.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Il Video del Papa 01-2017 – I cristiani al servizio dell'umanità – Gennaio 2017

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2017: Perché tutti contribuiscano con la preghiera e la carità fraterna a ristabilire la piena comunione ecclesiale al servizio delle sfide dell'umanità., per la Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera. In lingua spagnola con sottotitoli in italiano

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Confessione, ecco cosa non fare

14.GENNAIO 2017

Non passa giorno senza che il Papa, giustamente, richiami l’infinita misericordia di Dio. L’Anno Santo appena concluso in particolare è stata occasione per ribadire una volta di più che non c’è peccato che non possa essere perdonato dal Padre. Di qui l’invito a riscoprire la Confessione, il sacramento della Riconciliazione, o Penitenza, dove abbiamo la certezza dell’incontro con il Signore. Tuttavia ci sono dei gesti che devono preparare il sacramento. Il catechismo, come ogni buon parroco, spiega che è opportuno un diligente esame di coscienza, il pentimento e l’accusa dei propri peccati davanti a un sacerdote. Tante volte infatti, rischiamo di arrivare alla Confessione impreparati o con un atteggiamento sbagliato. Monsignor Mario Delpini, vescovo ausiliare di Milano e segretario della Conferenza episcopale lombarda, ha riassunto in dieci punti cosa non si deve fare, o meglio le «regole» da seguire per avere la certezza che la Confessione non serva niente. Cosa rende la Confessione inutile

Per essere sicuri che la confessione non serva a niente si devono applicare le seguenti regole (anche non tutte, ne bastano alcune):
1. Confessare i peccati degli altri invece che i propri (e confidare al confessore tutte le malefatte della nuora, dell’inquilino del piano di sopra e i difetti insopportabili del parroco, dopo aver accertato che il confessore non sia il parroco).
2. Esporre un elenco analitico e circostanziato dei propri peccati, con la preoccupazione di dire tutto e tirare un sospiro di sollievo quando l’elenco è finito: ci sono di quelli che salutano considerando tutto finito. L’assoluzione è ricevuta come una specie di saluto e di augurio.
3. Confessarsi per giustificarsi: in fondo non ho fatto niente di male. Il pentimento è un sentimento dimenticato.

 

4. Confessare tutto, eccetto i peccati più gravi («perché se no non mi assolve»).
5. Presentarsi al confessore con la dichiarazione: «Io non ho niente da confessare».
6. Confessarsi perché «me l’ha detto la mamma (o il papà o la moglie o la zia…)».
7. Parlare con il confessore per mezz’ora del più e del meno e concludere: «La ringrazio che mi ha ascoltato! Le auguro buona Pasqua, a Lei e alla Sua mamma».
8. Approfittare per confessarsi della presenza di un confessore («Non avevo neanche in mente di confessarmi, ma ho visto che era libero…»).
9. Confessarsi perché è giusto confessarsi ogni tanto.
10. Confessarsi per evitare che il confessore sia venuto per niente.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

La Parola di Dio ogni giorno 2017 (Parola e liturgia)di Vincenzo Paglia

Descrizione

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

 

  •  
  •  nella sede della Fondazione per le Scienze religiose «Giovanni XXIII»

 

L'Arcivescovo a Mapanda

  •  Venerdì 13 gennaio
  •  
  •  00:00
  •  
  •  Mapanda

L'Arcivescovo parte per Mapanda, e vi rimane fino al 22 gennaio.

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

  •  Sabato 14 gennaio
  •  
  •  18:00
  •  
  •  Chiesa evangelica della Riconciliazione (Via di Corticella 218/b)

Momento di riflessione in preparazione alla Settimana a cura del 'costituendo' Consiglio di Chiese cristiane a Bologna.

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

  •  Mercoledì 18 gennaio
  •  
  •  21:00
  •  
  •  Chiesa Metodista (Via Venezian n. 1)

Preghiera ecumenica iniziale della Settimana.

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

  •  Venerdì 20 gennaio
  •  
  •  20:30
  •  
  •  Chiesa cristiana Avventista del settimo giorno (Via Zanardi 181/10)

Preghiera ecumenica giovanile presso il Parcheggio Via Selva Pescarola n. 21.

LE PAROLE DEL PAPA

Ciascuno può contribuire ad una cultura della misericordia, in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Mercoledì, 11 gennaio 2017

La Speranza cristiana - 6. Salmo 115. Le false speranze negli idoli

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nello scorso mese di dicembre e nella prima parte di gennaio abbiamo celebrato il tempo di Avvento e poi quello di Natale: un periodo dell’anno liturgico che risveglia nel popolo di Dio la speranza. Sperare è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”.

Ma è importante che tale speranza sia riposta in ciò che veramente può aiutare a vivere e a dare senso alla nostra esistenza. È per questo che la Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l’insensatezza. E lo fa in vari modi, ma soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l’uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l’oggetto della sua speranza.

In particolare i profeti e sapienti insistono su questo, toccando un punto nevralgico del cammino di fede del credente. Perché fede è fidarsi di Dio – chi ha fede, si fida di Dio –, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. Io mi affido a Dio, ma la situazione è un po’ brutta e io ho bisogno di una certezza un po’ più concreta. E lì è il pericolo! E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi piacciono gli idoli, ci piacciono tanto! Una volta, a Buenos Aires, dovevo andare da una chiesa ad un’altra, mille metri, più o meno. E l’ho fatto, camminando. E c’è un parco in mezzo, e nel parco c’erano piccoli tavolini, ma tanti, tanti, dove erano seduti i veggenti. Era pieno di gente, che faceva anche la coda. Tu, gli davi la mano e lui incominciava, ma, il discorso era sempre lo stesso: c’è una donna nella tua vita, c’è un’ombra che viene, ma tutto andrà bene … E poi, pagavi. E questo ti dà sicurezza? E’ la sicurezza di una – permettetemi la parola – di una stupidaggine. Andare dal veggente o dalla veggente che leggono le carte: questo è un idolo! Questo è l’idolo, e quando noi vi siamo tanto attaccati: compriamo false speranze. Mentre di quella che è la speranza della gratuità, che ci ha portato Gesù Cristo, gratuitamente dando la vita per noi, di quella a volte non ci fidiamo tanto.

Un Salmo pieno di sapienza ci dipinge in modo molto suggestivo la falsità di questi idoli che il mondo offre alla nostra speranza e a cui gli uomini di ogni tempo sono tentati di affidarsi. È il salmo 115, che così recita:

«I loro idoli sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Le loro mani non palpano,
i loro piedi non camminano;
dalla loro gola non escono suoni!
Diventi come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida!» (vv. 4-8).

Il salmista ci presenta, in modo anche un po’ ironico, la realtà assolutamente effimera di questi idoli. E dobbiamo capire che non si tratta solo di raffigurazioni fatte di metallo o di altro materiale, ma anche di quelle costruite con la nostra mente, quando ci fidiamo di realtà limitate che trasformiamo in assolute, o quando riduciamo Dio ai nostri schemi e alle nostre idee di divinità; un dio che ci assomiglia, comprensibile, prevedibile, proprio come gli idoli di cui parla il Salmo. L’uomo, immagine di Dio, si fabbrica un dio a sua propria immagine, ed è anche un’immagine mal riuscita: non sente, non agisce, e soprattutto non può parlare. Ma, noi siamo più contenti di andare dagli idoli che andare dal Signore. Siamo tante volte più contenti dell’effimera speranza che ti dà questo falso idolo, che la grande speranza sicura che ci dà il Signore.

Alla speranza in un Signore della vita che con la sua Parola ha creato il mondo e conduce le nostre esistenze, si contrappone la fiducia in simulacri muti. Le ideologie con la loro pretesa di assoluto, le ricchezze – e questo è un grande idolo – , il potere e il successo, la vanità, con la loro illusione di eternità e di onnipotenza, valori come la bellezza fisica e la salute, quando diventano idoli a cui sacrificare ogni cosa, sono tutte realtà che confondono la mente e il cuore, e invece di favorire la vita conducono alla morte. E’ brutto sentire e fa dolore all’anima quello che una volta, anni fa, ho sentito, nella diocesi di Buenos Aires : una donna brava, molto bella, si vantava della bellezza, commentava, come se fosse naturale: “Eh sì, ho dovuto abortire perché la mia figura è molto importante”. Questi sono gli idoli, e ti portano sulla strada sbagliata e non ti danno felicità.

Il messaggio del Salmo è molto chiaro: se si ripone la speranza negli idoli, si diventa come loro: immagini vuote con mani che non toccano, piedi che non camminano, bocche che non possono parlare. Non si ha più nulla da dire, si diventa incapaci di aiutare, cambiare le cose, incapaci di sorridere, di donarsi, incapaci di amare. E anche noi, uomini di Chiesa, corriamo questo rischio quando ci “mondanizziamo”. Bisogna rimanere nel mondo ma difendersi dalle illusioni del mondo, che sono questi idoli che ho menzionato.

Come prosegue il Salmo, bisogna confidare e sperare in Dio, e Dio donerà benedizione.
Così dice il Salmo:

«Israele, confida nel Signore […]
Casa di Aronne, confida nel Signore […]
Voi che temete il Signore, confidate nel Signore […]
Il Signore si ricorda di noi, ci benedice» (vv. 9.10.11.12). Sempre il Signore si ricorda. Anche nei momenti brutti lui si ricorda di noi. E questa è la nostra speranza. E la speranza non delude. Mai. Mai. Gli idoli deludono sempre: sono fantasie, non sono realtà.

Ecco la stupenda realtà della speranza: confidando nel Signore si diventa come Lui, la sua benedizione ci trasforma in suoi figli, che condividono la sua vita. La speranza in Dio ci fa entrare, per così dire, nel raggio d’azione del suo ricordo, della sua memoria che ci benedice e ci salva. E allora può sgorgare l’alleluia, la lode al Dio vivo e vero, che per noi è nato da Maria, è morto sulla croce ed è risorto nella gloria. E in questo Dio noi abbiamo speranza, e questo Dio – che non è un idolo – non delude mai.