SANTO ROSARIO NEL MESE DI MAGGIO

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR.349 MAGGIO 2018

OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

PAGINE PIU' VISTE APRILE 2018

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 13.maggio 2018

Preghiera per i genitori

Signore Gesù,

 

tu hai amato teneramente Maria e Giuseppe,

aiutami ad amare i miei genitori,

a manifestare loro la mia riconoscenza

per quello che hanno fatto per me.

Dona loro salute e lunga vita,

benedici le loro fatiche e proteggili da ogni pericolo.

Ti prego, la nostra famiglia

sia un riflesso della famiglia di Nazareth

e regnino in essa la tua pace,

il tuo amore, la tua grazia.

 

Amen.

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 13.maggio 2018

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo:

20 Maggio ore 17.30 : Rassegna corale in chiesa a Piumazzo col Coro di Anzola e il Coro Girasole di Modena (voci bianche)

27 Maggio ore 10, chiesa Piumazzo: Messa Ottavario Madonna della Provvidenza

30 Maggio ore 18, chiesa Piumazzo: Messa Ottavario Madonna della Provvidenza

10 Giugno ore 17, nelle piazze e vie di Modena: CORIaMO 3a Edizione, rassegna corale all'aperto

22 Luglio ore 21,  nel cortile della Casa delle Grazie: serata gospel con il coro Faith Gospel Choir di Carpi

25 Luglio ore 20, chiesa Piumazzo: Messa del Coro e di S. Giacomo

LA PRINCIPESSA
C'era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza. 
La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, si indebolivano le sue braccia e le sue gambe, mentre vista e udito si affievolivano. Molti medici avevano invano tentato di curarla. 
Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino di vimini, con un coperchio chiuso, e disse: «Prendilo e abbine cura. Ti guarirà». 
Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei. 
La principessa lasciò crescere nel suo cuore la compassione. Nonostante i dolori prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino. Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa. 

Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene era guarita anche lei.    

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2018-05-26 - Vangelo di sabato (sab, 26 mag 2018)
Gc 5, 13-20; Sal 140; Mc 10, 13-16. ||| In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.
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2018-05-26 - Commento di sabato (sab, 26 mag 2018)
Gesù e i bambini. ||| L’evangelista Marco, come è suo stile, ci offre dei quadri stupendi della vita di Cristo. La scena di oggi, Gesù circondato da bambini, ha ispirato ripetutamente l’iconografia cristiana. Suscita ammirazione e tenerezza in tutti noi. Alle braccia aperte di Cristo, pronte ad accoglierli e a benedirli, fa riscontro l’atteggiamento burbero dei discepoli, che animati da falso zelo, vorrebbero allontanare quei bimbi. Li ritengono molesti e incapaci di comprendere gli insegnamenti del Signore, troppo grandi e seri per loro. Gesù invece ammira in loro il candore, la loro spontaneità e la loro innocenza, li prende fra le sue braccia e li benedice. Li propone a tutti come modelli per entrare nel regno di Dio. Chi di noi non rimpiange talvolta quella beata innocenza, quella semplicità di cuore, che ci rendeva gradevole la vita e spontanea la fede e la preghiera? Da adulti ci siamo maledettamente complicata la vita, con le nostre manie di grandezza, con la nostra presunzione di poterci gestire da soli, con tutti i nostri interiori inquinamenti. Dio invece da sempre apprezza ciò che umile e piccolo, egli si è fatto piccolo per noi e si è scelta una madre povera e umile. Egli esalta gli umili e rimanda a mani vuote i superbi. Solo chi possiede queste virtù, innate nei bambini, sa accogliere con semplicità i doni di Dio. La fragilità, propria dell’infanzia, da noi adulti spesso detestata, consente un atteggiamento di dipendenza, sprona alla fiducia verso gli altri, da cui attendiamo aiuto e protezione, spontaneamente fa tendere cuore e mani verso chi è più forte di noi perché ci guidi e ci sostenga. Essere presi tra le braccia costituisce sempre un motivo di gioia e di interiore sicurezza. Queste sono le migliori predisposizioni per rivolgerci al nostro Dio e instaurare con lui una vera comunione, per riconoscerlo come padre buono e premuroso nei nostri confronti. La piccola Teresa di Lisieux è maestra di quella spiritualità che s’ispira all’infanzia dello spirito e prende lo spunto proprio dalle parole di Gesù. È una semplice ed efficace via alla santità, che conserva integro il suo fascino anche ai nostri giorni.
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Pentecoste (anno B)

Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.

20.MAGGIO 2018

Pentecoste, è quella dei 50 giorni dopo la pasqua dell'anno 30 della nostra era. Pentecoste è anche oggi, 50 giorni dopo la pasqua...ma nel terzo millennio. Lo Spirito Santo scende su di noi, come allora su quelli che si trovavano a Gerusalemme. Dio mette a disposizione il suo dono perché possiamo essere felici di vivere come figli suoi. Il dono è disponibile ogni giorno. Anche oggi e domani...sempre!

Spirito Santo ricordami sempre ciò che Gesù ha fatto per me, insegnami ad ascoltare. Spirito di sapienza rendi efficace per la mia vita la parola di Gesù, O Paraclito, abbi pietà, sostienimi, confortami, sorreggimi, guidami. Assistimi, ti chiamo presso di me,  per non aver paura. 

Vieni, Spirito Santo! Vieni oggi è sempre!

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione Pentecoste B 2018

Se non c'è lo Spirito Santo, Dio è un estraneo, lontano e distante e la sua Parola vuota e incomprensibile. La stessa presenza di Cristo nel mondo, senza lo Spirito, è la foto di un uomo più o meno famoso, ma dimenticato e ignorato. Senza lo Spirito Santo la Chiesa e l'umanità intera è una Babele, senza dialogo e comunicazione, tutta tesa alla ricerca affannosa del potere e del gestire, senza la minima attenzione al bisogno e alle necessità degli altri. Senza lo Spirito siamo persone paurose e smarrite, forse vigliacche e codarde. Anche noi, come la prima Chiesa degli Apostoli, abbiamo bisogno della Pentecoste che ci sconvolga profondamente dentro, che faccia crollare la paura e l'angoscia, rimpiazzare l'egoismo dall'amore, e sostituire il gelo dell'indifferenza col calore della solidarietà. Abbiamo bisogno anche noi di un terremoto che cambi il cuore e la vita e spalanchi le porte dei nostri "cenacoli" per raccontare la ricchezza e la pienezza della vita nuova che Cristo risorto ci ha donato. Oggi, Pentecoste, non siamo più Babele, ma tutti ci ascoltano e capiscono, perché parliamo una sola lingua, quella dell'amore.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

VIDEO DELLA SETTIMANA

Nomadelfia

Recital sulla nascita della comunità di Nomadelfi fondata nel 1947 da don Zeno Saltini. E' stato messo in scena durante la visita pastorale di Papa Francesco a Nomadellfia (Gr) il 10 maggio 2017.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

20.maggio 2018

Lunedì dopo Pentecoste. Maria «Madre della Chiesa», la prima festa liturgica

Una memoria liturgica, quella di domani, che celebra la «maternità di Maria nei confronti della Chiesa» ma che richiama anche «un dono e un segno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo» e che ci fa scoprire grazie a questo «Maria come educatrice di ogni credente» in grado di svelarci il «“segreto” di Cristo». È la prima impressione con cui il mariologo padre Gian Matteo Roggio, appartenente alla Congregazione dei missionari di Nostra Signora de La Salette, spiega la scelta «innovativa e unica» di papa Francesco e della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti di inserire da quest’anno nel Calendario Romano la memoria liturgica obbligatoria della «Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa» da celebrarsi ogni anno nel lunedì dopo Pentecoste.

Il decreto del dicastero vaticano è stato firmato l’11 febbraio scorso dal cardinale prefetto Robert Sarah e dall’arcivescovo segretario Arthur Roche, ma è stato reso pubblico nel marzo scorso. L’indicazione del Papa è stata accolta anche nel Calendario Ambrosiano con la stessa data e, mentre l’arcidiocesi di Milano sta avviando la pratica per la recognitio della Sede Apostolica, l’arcivescovo Mario Delpini chiede agli ambrosiani di celebrare già la ricorrenza.

La memoria liturgica è legata alla solennità che si festeggia questa domenica, ossia quella in cui si fa memoria della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti con la Madonna nel Cenacolo, avvenuta cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Cristo. «Non è un caso che lo Spirito ha chiamato Maria – è la riflessione del teologo e docente alla Facoltà Teologica Marianum di Roma – a costruire con forza la Chiesa della Pentecoste attraverso la sua singolare testimonianza di donna che ha saputo stare presso la Croce e da lì ha attinto il “segreto” più profondo dell’identità di quel Figlio avuto per opera del medesimo Spirito, ora risuscitato dai morti. Questa sua singolare testimonianza fa parte dell’annuncio apostolico e non se ne può fare a meno: è permanente e appartiene alle fondamenta stessa della Chiesa. Ed è per questo che il popolo di Dio, riconoscendo il debito che ha nei confronti di questa donna, la onora e la accoglie come “Madre”».

Un titolo quello della Vergine «Madre della Chiesa» che ci riporta a quella definizione pronunciata nel 1964 proprio dal predecessore di papa Bergoglio sulla Cattedra di Pietro, il prossimo santo Paolo VI (sarà canonizzato il prossimo 14 ottobre) a conclusione della terza sessione del Concilio Vaticano II. «Quando Montini a nome di tutto il popolo di Dio, volle che Maria fosse onorata e accolta come “Madre della Chiesa”, egli aveva davanti a sé la Costituzione dogmatica sulla Chiesa approntata dal Concilio Vaticano II, la Lumen gentium – è l’argomentazione del sacerdote classe 1967 ed esperto di apparizioni mariane –. In essa il capitolo VIII è dedicato alla Madre di Dio, perché non si possono separare Maria e la Chiesa.

L’una e l’altra sono indissolubilmente legate per via della fede nel Cristo: è questa comune fede che dà unità alla loro vocazione, alla loro testimonianza e al loro servizio. Essa altro non è se l’abitare e il rimanere nel “segreto” del Cristo, colui che ha fatto della Risurrezione dai morti la misura del perdono e della riconciliazione che provengono dal Padre delle misericordie». E annota a questo proposito: «Con la sua scelta, Paolo VI volle dire fermamente che la dottrina conciliare era radicata nella più genuina tradizione apostolica; e che la stessa tradizione apostolica non smette mai di guardare a Maria. Non perché sia Maria a generare la Chiesa: la Chiesa nasce dallo Spirito ed è lo Spirito che ci rende fratelli e sorelle del Cristo, coeredi della sua Croce e Risurrezione».

Una scelta dunque da vivere e custodire come un filo rosso di continuità con il magistero montiniano. «Oggi 54 anni dopo, papa Francesco – osserva il teologo – ribadisce così due esigenze che il Vaticano II è il riferimento normativo della Chiesa del III millennio e che il popolo di Dio onora e accoglie Maria come “Madre” nella misura in cui fa trasparire stabilmente, nei suoi volti e nelle sue opere, ovunque si trovi e viva, la “rivoluzione della tenerezza” di cui lei è singolare beneficiaria, testimone ed educatrice». Una memoria liturgica, secondo il missionario salettino, che permetterà così di scoprire, incontrare, amare e onorare la «maternità di Maria come un segno provocante di questa autenticità spirituale di cui la Chiesa ha sempre bisogno per essere se stessa».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Gaudete et exsultate - Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo


Descrizione

Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. Questa è tante volte la santità della porta accanto. (Papa Francesco) «Sono cinque i pannelli dell'affresco della santità che Papa Francesco dipinge: la chiamata, due sottili nemici, le beatitudini, cinque caratteristiche, la lotta per la vittoria. Non siamo di fronte ad un sistema chiuso e compiuto in sé stesso, ma ad un affresco le cui pennellate domandano a ciascuno di noi di intervenire, di mettere la propria mano e il proprio cuore dentro la pittura, di prendervi parte e di trovare il proprio posto. «Non ci si deve aspettare qui un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione. Il mio umile obiettivo è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità». Con l'Introduzione di Maurizio Gronchi. In appendice Lettera Placuit Deo della Congregazione per la Dottrina della Fede su alcuni aspetti della salvezza cristiana. Indici a cura di Giuliano Vigini.

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

Presentazione del libro "Tutto può cambiare" di Andrea Riccardi

  •  Giovedì 24 maggio
  •  
  •  00:00
  •  
  •  Nella Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio

«Tutto può cambiare», questo il titolo del volume, debutterà nella suggestiva cornice della cappella Farnese di palazzo D’Accursio alle ore 18. All’incontro interverrà anche monsignor Matteo Zuppi, insieme a Ivano Dionigi, già Magnifico Rettore dell’Alma Mater; Romano Prodi, presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004 e Stefano Zamagni.

Giornata di approfondimento sull’Esortazione apostolica "Amoris Laetitia"

      •  Giovedì 24 maggio
      •  
      •  09:30
      •  
      •  In Seminario

Giovedì 24 al Seminario arcivescovile (piazzale Bacchelli 4) si terrà una giornata di approfondimento sull’Esortazione apostolica di papa Francesco «Amoris laetitia» per i sacerdoti.

Lezione magistrale alla città su "La città ospitale, di umanità e spiritualità", a conclusione dell’evento "Mens-a: futura umanità"

      •  Domenica 27 maggio
      •  
      •  21:00
      •  
      •  Nella chiesa di San Benedetto

Pellegrinaggio notturno dalla Cattedrale di San Pietro al Santuario di S. Luca

      •  Venerdì 1 giugno
      •  
      •  21:00
      •  

Al termine del percorso sarà celebrata l'Eucaristia al Santuario di San Luca alle ore 6,30.

LE PAROLE DEL PAPA

Non dimentichiamo mai questa regola d’oro: «Tutto quanto vorrete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12).


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro        Mercoledì, 23 maggio 2018

Catechesi sulla Confermazione. 1. La testimonianza cristiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Dopo le catechesi sul Battesimo, questi giorni che seguono la solennità di Pentecoste ci invitano a riflettere sulla testimonianza che lo Spirito suscita nei battezzati, mettendo in movimento la loro vita, aprendola al bene degli altri. Ai suoi discepoli Gesù ha affidato una missione grande: «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo» (cfr Mt 5,13-16). Queste sono immagini che fanno pensare al nostro comportamento, perché sia la carenza sia l’eccesso di sale rendono disgustoso il cibo, così come la mancanza o l’eccesso di luce impediscono di vedere. Chi può davvero renderci sale che dà sapore e preserva dalla corruzione, e luce che rischiara il mondo, è soltanto lo Spirito di Cristo! E questo è il dono che riceviamo nel Sacramento della Confermazione o Cresima, su cui desidero fermarmi a riflettere con voi. Si chiama “Confermazione” perché conferma il Battesimo e ne rafforza la grazia (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1289); come anche “Cresima”, dal fatto che riceviamo lo Spirito mediante l’unzione con il “crisma” – olio misto a profumo consacrato dal Vescovo –, termine che rimanda a “Cristo” l’Unto di Spirito Santo.

Rinascere alla vita divina nel Battesimo è il primo passo; occorre poi comportarsi da figli di Dio, ossia conformarsi al Cristo che opera nella santa Chiesa, lasciandosi coinvolgere nella sua missione nel mondo. A ciò provvede l’unzione dello Spirito Santo: «senza la sua forza, nulla è nell’uomo» (cfr Sequenza di Pentecoste). Senza la forza dello Spirito Santo non possiamo fare nulla: è lo Spirito che ci dà la forza per andare avanti. Come tutta la vita di Gesù fu animata dallo Spirito, così pure la vita della Chiesa e di ogni suo membro sta sotto la guida del medesimo Spirito.

Concepito dalla Vergine per opera dello Spirito Santo, Gesù intraprende la sua missione dopo che, uscito dall’acqua del Giordano, viene consacrato dallo Spirito che discende e rimane su di Lui (cfr Mc 1,10; Gv 1,32). Egli lo dichiara esplicitamente nella sinagoga di Nazaret: è bello come Gesù si presenta, qual è la carta identitaria di Gesù nella sinagoga di Nazaret! Ascoltiamo come lo fa: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). Gesù si presenta nella sinagoga del suo villaggio come l’Unto, Colui che è stato unto dallo Spirito.

Gesù è pieno di Spirito Santo ed è la fonte dello Spirito promesso dal Padre (cfr Gv 15,26; Lc 24,49; At 1,8; 2,33). In realtà, la sera di Pasqua il Risorto alita sui discepoli dicendo loro: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22); e nel giorno di Pentecoste la forza dello Spirito discende sugli Apostoli in forma straordinaria (cfr At 2,1-4), come noi conosciamo.

Il “Respiro” del Cristo Risorto riempie di vita i polmoni della Chiesa; e in effetti le bocche dei discepoli, «colmati di Spirito Santo», si aprono per proclamare a tutti le grandi opere di Dio (cfr At 2,1-11).

La Pentecoste – che abbiamo celebrato domenica scorsa – è per la Chiesa ciò che per Cristo fu l’unzione dello Spirito ricevuta al Giordano, ossia la Pentecoste è l’impulso missionario a consumare la vita per la santificazione degli uomini, a gloria di Dio. Se in ogni sacramento opera lo Spirito, è in modo speciale nella Confermazione che «i fedeli ricevono come Dono lo Spirito Santo» (Paolo VI, Cost. ap., Divinae consortium naturae). E nel momento di fare l’unzione, il Vescovo dice questa parola: “Ricevi lo Spirito Santo che ti è stato dato in dono”: è il grande dono di Dio, lo Spirito Santo. E tutti noi abbiamo lo Spirito dentro. Lo Spirito è nel nostro cuore, nella nostra anima. E lo Spirito ci guida nella vita perché noi diventiamo sale giusto e luce giusta agli uomini.

Se nel Battesimo è lo Spirito Santo a immergerci in Cristo, nella Confermazione è il Cristo a colmarci del suo Spirito, consacrandoci suoi testimoni, partecipi del medesimo principio di vita e di missione, secondo il disegno del Padre celeste. La testimonianza resa dai confermati manifesta la ricezione dello Spirito Santo e la docilità alla sua ispirazione creativa. Io mi domando: come si vede che abbiamo ricevuto il Dono dello Spirito? Se compiamo le opere dello Spirito, se pronunciamo parole insegnate dallo Spirito (cfr 1 Cor2,13). La testimonianza cristiana consiste nel fare solo e tutto quello che lo Spirito di Cristo ci chiede, concedendoci la forza di compierlo.