RIPRENDONO LE SANTE MESSE DA LUNEDì 18.MAGGIO 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 10.00 

SANTO ROSARIO TUTTE LE SERE ALLE 20.30 IN CHIESA 

La chiesa è stata adeguata a tutte le necessaria misure di sicurezza per poter iniziare da domani le celebrazioni!

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

146° OTTAVARIO DELLA MADONNA DELLA PROVVIDENZA

LETTERA DI DON GIANCARLO PER L'OTTAVARIO DELLA MADONNA DELLA PROVVIDENZA

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

ESTATE RAGAZZI 2019

Link per vedere il video dell'Estate Ragazzi 2016,2017,2019: rebrand.ly/VideoER

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OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 17.maggio 2020

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  17.maggio 2020

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

Una vita solitaria

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent'anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.
Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai né una famglia né una casa.
Non frequentò l'università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov'era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.
Aveva solo trentatré anni quando l'opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri.
Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l'unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.
Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale nella storia dell'umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell'uomo sulla terra quanto quest'unica vita solitaria.


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Al tempo della propaganda antireligiosa, in Russia, un commissario del popolo aveva presentato brillantemente le ragioni del successo definitivo della scienza. Si celebrava il primo viaggio spaziale. Era il momento di gloria del primo cosmonauta, Gagarin. Ritornato sulla terra, aveva affermato che aveva avuto un bel cercare in cielo: Dio proprio non l'aveva visto. Il commissario tirò la conclusione proclamando la sconfitta definitiva della religione. Il salone era gremito di gente. La riunione era ormai alla fine.
"Ci sono delle domande?".
Dal fondo della sala un vecchietto che aveva seguito il discorso con molta attenzione disse sommessamente: "Christòs ànesti", "Cristo è risorto". Il suo vicino ripeté, un po'più forte: "Christòs ànesti". Un altro si alzò e lo gridò; poi un altro e un altro ancora. Infine tutti si alzarono gridando: "Christòs ànesti", "Cristo è risorto".
Il commissario si ritirò confuso e sconfitto.
Al di là di tutte le dottrine e di tutte le discussioni, c'è un fatto. Per la sua descrizione basterà sempre un francobollo: "Christòs ànesti". Tutto il cristianesimo vi è condensato. Un fatto: non si può niente contro di esso.
I filosofi possono disinteressarsi del fatto. Ma non esistono altre parole capaci di dar slancio all'umanità: "Gesù è risorto".

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della Settimana - Il Commento al Vangelo del giorno

[2020-05-24] L'umanità innalzata al cielo... (dom, 24 mag 2020)
«Esulti di santa gioia, la tua Chiesa, o Padre per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo figlio asceso al cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te». Così ci fa pregare le liturgia in questo giorno solenne. Siamo sollecitati alla gioia, a dare lode a Dio perché Cristo ascende vittorioso e perché anche la nostra umanità è innalzata nella gloria. Il cielo che si riapre per accogliere il Figlio di Dio, si riapre anche per tutti noi. Il primo dei...
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[2020-05-25] Abbiate fiducia: io ho vinto il mondo. (Mon, 25 May 2020)
Le parole dei discepoli sono piene ora di buone intenzioni, perché ritengono di aver capito che Gesù sta parlando chiaramente, senza ricorrere a immagini. Essi sono giunti a riconoscere che Gesù sa tutto, cioè legge nell'intimo di ciascuno, e su questo fatto basano la loro fede. "Per questo crediamo che sei venuto da Dio". Con garbata ironia Gesù commenta questa loro espressione di fede, ponendola in dubbio. "Adesso credete?". Quando la nostra fede è più umanamente baldanzosa e non è...
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VI Domenica di Pasqua

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito.

17.MAGGIO 2020

La promessa di Gesù, che avrebbe mandato lo Spirito a rafforzare i discepoli, non è solo motivo di fiducia e di consolazione nelle difficoltà inevitabili. E’ una garanzia che egli non ci lascia soli, che non ci abbandona a noi stessi o in balia delle forze avverse. 

Vieni, Spirito Santo. Abbiamo bisogno di te come dell’aria che respiriamo. Vieni, Spirito Santo, perché il nostro sforzo dia frutti di amore; perché la fedeltà ci apra un futuro nuovo e ci spinga al compito di ogni giorno; perché ci liberi dalla stanchezza e dalla delusione e ci porti al regno dell’amore. Vieni, Signore e datore di vita, a rallegrare il nostro mondo tanto cupo. Vieni e rinnova la faccia della terra! 

NON DI SOLO PANE NR.942

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  Sesta Domenica di Pasqua

Nella vita di ogni giorno e nei molteplici rapporti con gli altri, tanti sono i condizionamenti e le restrizioni per farci agire e operare. Tanti sono i "se" che condizionano e subordinano i nostri comportamenti. Il "se" del Vangelo di oggi di condizioni ne immette solamente una: se mi amate, soddisfatta la quale entriamo nel vortice di una comunità di amore che ci toglie il respiro. Saremo amati da Lui, Cristo, e dal Padre, e conosceremo lo Spirito di verità, perché Egli "dimora presso di voi e sarà in voi". E non siamo più orfani, parola che evoca la morte e l'abbandono. Non siamo più orfani perché "Io vivo e voi vivrete". Chi ama vive, perché l'amore in Cristo fa passare dalla morte alla vita. La morte delle nostre solitudini, animate solo da sofferenze e difficoltà, momenti di angoscia e di spavento di fronte alla croce, l'impatto con il dolore, lo smarrimento della emarginazione, la paura della fine. Sono questi i momenti nei quali il "se mi amate" ci riporta alla gioia della vita e all'entusiasmo della nostra speranza. "Se mi amate". No, non è un ricatto o una estorsione. Non è in gioco l'amore di Dio per noi e questo amore non è condizionato alla nostra risposta. Dio ama lo stesso, rispetta le mie scelte, sempre pronto ad accogliermi perché, come dice il Salmo, Lui non nega mai la sua misericordia, a nessuno e non esiste per il Signore il "do ut des", per qualsiasi latitudine e colore.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

VIDEO DELLA SETTIMANA

Per i diaconi – Il Video del Papa 5 – Maggio 2020

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di maggio 2020: Preghiamo affinché i diaconi, fedeli al servizio della Parola e dei poveri, siano un segno vivificante per tutta la Chiesa..a cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

17.maggio 2020

Dal 18 maggio tornano le Messe con i fedeli, ecco come partecipare

Le diocesi hanno preparato dei piccoli prontuari di comportamento per garantire la ricchezza delle celebrazioni comunitarie senza venir meno alla sicurrezza dei fedel

Come noto, da lunedì 18 maggio i fedeli potranno di nuovo partecipare alla Messa. Lo prevede il protocollo firmato dalla Cei e dal governo lo scorso 7 maggio. Un accordo che cerca di conciliare le esigenze di culto con il massimo di sicurezza possibile per la salute pubblica. Inizierà cioè una “normalità” diversa da quella di prima, e abituarsi potrebbe non essere facilissimo. Per questo le Chiese locali, da sole o insieme ad altre diocesi, hanno preparato dei “vademecum”, piccoli prontuari di comportamento da seguire per garantire la ricchezza delle celebrazioni comunitarie senza venir meno alle esigenze di prudenza e di rispetto della normativa vigente. Tra i manualetti più particolareggiati quello preparato dalla Chiesa di Venezia, firmato l’11 maggio dal patriarca Francesco Moraglia.

Chi può partecipare

Elemento centrale è naturalmente la responsabilità dei fedeli. Coloro che accedono ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche, devono infatti indossare mascherine e igienizzarsi le mani con un apposito liquido messo a disposizione all’ingresso. Chi lo desidera inoltre può usare guanti monouso nuovi, tenendoli anche durante la celebrazione. Il tutto, tenendo conto di una condizione di base: è consentito partecipare al culto solo se non si presentano sintomi influenzali/respiratori, se non si ha una temperatura corporea di 37,5°C o più. Regole naturalmente che valgono anche per sacerdoti, diaconi, religiosi, ministri ordinati e così via..

Quante persone in Chiesa?

Uno dei problemi più seri legati alla ripresa delle celebrazioni con il popolo riguarda il numero dei partecipanti. A tal proposito una nota del ministero dell’interno precisa che in un luogo di culto chiuso i presenti non possano essere più di 200 mentre il Comitato tecnico scientifico chiede che per le cerimonie religiose celebrate all’aperto sia consentita una partecipazione massima di 1.000 persone. In ogni caso tornando al vademecum del patriarcato di Venezia spetta al “legale rappresentante” (cioè quasi sempre il parroco) stabilire la capienza della chiesa (entro i dati indicati prima) nel rispetto delle norme di sicurezza anti contagio. Di qui l’invito a considerare preferibilmente solo posti a sedere; a garantire che tra le persone ci sia sempre una distanza di non meno di un metro davanti e ai lati; a valutare l’opportunità di disporre i posti a sedere “a scacchiera”, per evitare che una persona, inginocchiandosi, si trovi troppo vicino a chi gli è davanti; a tener conto di situazioni particolari, come la necessità di spazi adeguati e a distanza di sicurezza anche per persone che debbano spostarsi con carrozzine o girelli. È opportuno inoltre contare il numero dei posti a sedere per indicarlo in un apposito cartello da appendere all’ingresso. Da rispettare sempre anche la distanza di sicurezza, almeno 1.5 metri durante gli spostamenti, in particolare all’ingresso e all’uscita.

Il ruolo dei volontari

Naturalmente per garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza il legale rappresentante non può fare tutto da solo. Sono necessari «collaboratori affidabili che - indossando adeguati dispositivi di protezione individuale, guanti monouso nuovi e un evidente segno di riconoscimento - favoriscano l’accesso e l’uscita, controllino il mantenimento delle distanze e il rispetto delle regole di igienizzazione, verifichino che le persone si siedano nei posti autorizzati e vigilino sul rispetto del numero massimo di presenze». Ciò non toglie che là dove possibile si adottino misure per aumentare il numero delle presenze: ad esempio ricavare posti a sedere anche nel "sagrato" e utilizzarlo come ampliamento della chiesa; Ma si può anche considerare l’ipotesi di incrementare il numero delle celebrazioni liturgiche..

L’igienizzazione

Al termine di ogni funzione o comunque prima di quella successiva si deve inoltre: igienizzare il luogo di culto e la sacrestia; cambiare l’aria; disinfettare accuratamente i vasi sacri, vassoi, ampolline o ogni altro oggetto utilizzato; disinfettare accuratamente i microfoni. Non è necessaria la "sanificazione" degli ambienti, mentre occorre una loro "igienizzazione", «cioè una buona ordinaria pulizia delle superficie di contatto» e per contrastare la sopravvivenza del virus vanno tolti «drappi e parati, cuscini, santini, pubblicazioni in distribuzione, libri di preghiera e di canti» mentre devono essere protetti «con distanziatori le immagini sacre e i simulacri in modo che non possano essere toccate». Quanto alle acquasantiere «continuino a rimanere vuote».

Regole per celebrare

Molto articolato il capitolo relativo alle attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche. I particolare si chiede di:

ridurre al minimo indispensabile la presenza di concelebranti e ministri;

rispettare le condizioni di distanziamento fisico, il che rende per ora impossibile l’utilizzo dei cori, mentre è possibile usufruire di strumentisti e cantori;

omettere lo scambio del segno della pace.

Quanto al celebrante, può rimanere senza la mascherina durante la Messa fino al momento della distribuzione della Comunione avendo però cura di tenere coperte le pissidi poste sull’altare.

La Comunione

Circa la Comunione: nelle concelebrazioni ci sia un calice per ogni celebrante; «se ciò non fosse assolutamente possibile, si eviti la concelebrazione; se la concelebrazione fosse veramente inevitabile, gli eventuali sacerdoti concelebranti si comunichino "per intinzione" prima che il celebrante si comunichi all’unico calice disponibile».

Inoltre: il ministro celebrante si comunichi al calice assumendo tutta la specie del vino; agli altri eventuali ministri si dia la comunione con la sola specie del pane; Il celebrante e gli eventuali altri ministri della Comunione: si igienizzino le mani con disinfettante alcolico; indossino guanti monouso nuovi e mascherina; offrano la Comunione esclusivamente sulla mano dei fedeli; nel porre l’ostia abbiano cura di mantenere un’adeguata distanza di sicurezza e di non toccare le loro mani; si valuti inoltre «l’opportunità di istruire i fedeli che, al posto di rispondere “Amen” a voce alta a “Il Corpo di Cristo” lo esprimano interiormente e lo manifestino con inchino del capo.

Come ci si mette in fila

Importanti i criteri da seguire nel formare la fila dei fedeli. Nello specifico: va rispettata la distanza di 1,5 metri uno dall’altro e di almeno un metro tra la fila e i fedeli che sono al posto; non ci devono essere file parallele di fedeli distanti meno di 1,5 metri l’una dall’altra. Mentre sono in fila i fedeli devono portare la mascherina da rimettere subito dopo aver ricevuta la Comunione. Per la prolungata permanenza del virus sulle superficie poi, nei luoghi destinati ai fedeli non devono essere presenti sussidi per i canti o di altro tipo di preghiere, santini e quant’altro). Tuttavia si potrebbero preparare dei foglietti fotocopiati contenenti i testi della Messa e i canti, distribuirli all’ingresso (dopo l’igienizzazione delle mani), chiedendo che li portino con sé al termine della celebrazione. Le collette inoltre non vanno raccolte durante la celebrazione, ma deposte in appositi contenitori collocati agli ingressi o in altro luogo idoneo.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Rosario con San Pio da Pietrelcina

Descrizione

Nessuno saprà mai con certezza quanti rosari completi (all'epoca di 15 poste, oggi 20 per volontà di san Giovanni Paolo II) recitasse al giorno padre Pio. Padre Pio attribuiva grande importanza alla recita del santo Rosario per il suo valore teologale; definiva, infatti, questa preghiera: «La sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l'esplosione della nostra carità». Il sussidio vuole aiutare, attraverso la recita del Rosario e le brevi riflessioni di san Pio da Pietrelcina, tratte dal suo Epistolario, a contemplare il volto di Gesù, nostro Salvatore, e alimentare nei cuori la fiducia e l'amore in Maria che per lui era: «La strada che a vita conduce», «la via per giungere al termine», «strada e via che lo conduce alla salvezza». 

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

La preghiera appartiene a tutti: agli uomini di ogni religione, e probabilmente anche a quelli che non ne professano alcuna. La preghiera nasce nel segreto di noi stessi, in quel luogo interiore che spesso gli autori spirituali chiamano “cuore”


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Biblioteca del Palazzo Apostolico Mercoledì, 13 maggio 2020

Catechesi: 2. La preghiera del cristiano

 Catechesi: 2. La preghiera del cristiano

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Facciamo oggi il secondo passo nel cammino di catechesi sulla preghiera, iniziato la settimana scorsa.

La preghiera appartiene a tutti: agli uomini di ogni religione, e probabilmente anche a quelli che non ne professano alcuna. La preghiera nasce nel segreto di noi stessi, in quel luogo interiore che spesso gli autori spirituali chiamano “cuore” (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2562-2563). A pregare, dunque, in noi non è qualcosa di periferico, non è qualche nostra facoltà secondaria e marginale, ma è il mistero più intimo di noi stessi. È questo mistero che prega. Le emozioni pregano, ma non si può dire che la preghiera sia solo emozione. L’intelligenza prega, ma pregare non è solo un atto intellettuale. Il corpo prega, ma si può parlare con Dio anche nella più grave invalidità. È dunque tutto l’uomo che prega, se prega il suo “cuore”.

La preghiera è uno slancio, è un’invocazione che va oltre noi stessi: qualcosa che nasce nell’intimo della nostra persona e si protende, perché avverte la nostalgia di un incontro. Quella nostalgia che è più di un bisogno, più di una necessità: è una strada. La preghiera è la voce di un “io” che brancola, che procede a tentoni, in cerca di un “Tu”. L’incontro tra l’“io” e il “Tu” non si può fare con le calcolatrici: è un incontro umano e tante volte si procede a tentoni per trovare il “Tu” che il mio “io” sta cercando.

La preghiera del cristiano nasce invece da una rivelazione: il “Tu” non è rimasto avvolto nel mistero, ma è entrato in relazione con noi. Il cristianesimo è la religione che celebra continuamente la “manifestazione” di Dio, cioè la sua epifania. Le prime feste dell’anno liturgico sono la celebrazione di questo Dio che non rimane nascosto, ma che offre la sua amicizia agli uomini. Dio rivela la sua gloria nella povertà di Betlemme, nella contemplazione dei Magi, nel battesimo al Giordano, nel prodigio delle nozze di Cana. Il Vangelo di Giovanni conclude con un’affermazione sintetica il grande inno del Prologo: «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (1,18). È stato Gesù a rivelarci Dio.

La preghiera del cristiano entra in relazione con il Dio dal volto tenerissimo, che non vuole incutere alcuna paura agli uomini. Questa è la prima caratteristica della preghiera cristiana. Se gli uomini erano da sempre abituati ad avvicinarsi a Dio un po’ intimiditi, un po’ spaventati da questo mistero affascinante e tremendo, se si erano abituati a venerarlo con un atteggiamento servile, simile a quello di un suddito che non vuole mancare di rispetto al suo signore, i cristiani si rivolgono invece a Lui osando chiamarlo in modo confidente con il nome di “Padre”. Anzi, Gesù usa l’altra parola: “papà”.

Il cristianesimo ha bandito dal legame con Dio ogni rapporto “feudale”. Nel patrimonio della nostra fede non sono presenti espressioni quali “sudditanza”, “schiavitù” o “vassallaggio”; bensì parole come “alleanza”, “amicizia”, “promessa”, “comunione”, “vicinanza”. Nel suo lungo discorso d’addio ai discepoli, Gesù dice così: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda» (Gv 15,15-16). Ma questo è un assegno in bianco: “Tutto quello che chiederete al Padre mio nel mio nome, ve lo concedo”!

Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande. A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce. Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.