25 OTTOBRE ORE 09.00 E 11.15 SANTA MESSA CON LA CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA PRESIEDUTA DA MONS. FRANCESCO CAVINA VESCOVO EMERITO DI CARPI

PER TUTTO IL MESE DI OTTOBRE RECITA DEL SANTO ROSARIO ORE 20.30,DAVANTI ALL’IMMAGINE DELLA MADONNA DEL QUERCIONE

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 359

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

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TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 16.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 18.ottobre 2020

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  11. ottobre 2020

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

Sognando la vita

(fonte non specificata)

In un grembo, vennero concepiti due gemelli. Passavano le settimane ed i bambini crescevano. Nella misura in cui cresceva la loro coscienza, aumentava la gioia: «Di', non è fantastico che siamo stati concepiti? Non è meraviglioso che viviamo?». 
I gemelli iniziarono a scoprire il loro mondo. Quando scoprirono il cordone ombelicale, che li legava alla madre dando loro nutrimento, cantarono di gioia: «Quanto grande è l'amore di nostra madre, che divide con noi la sua stessa vita!». A mano a mano che le settimane passavano, però, trasformandosi poi in mesi, notarono improvvisamente come erano cambiati. «Che cosa significa?», chiese uno. 
«Significa», rispose l'altro, «che il nostro soggiorno in questo mondo presto volgerà alla fine!». 
«Ma io non voglio andarmene», ribatté il primo, «vorrei restare qui per sempre!». 
«Non abbiamo scelta», replicò l'altro, «ma forse c'è una vita dopo la nascita!». 
«E come può essere», domandò il primo, dubbioso, «perderemo il nostro cordone di vita, e come faremo a vivere senza di esso? E per di più, altri prima di noi hanno lasciato questo grembo, e nessuno di loro è tornato a dire che c'è una vita dopo la nascita. No, la nascita è la fine!». 
Così, uno di loro cadde in un profondo affanno, e disse: «Se il concepimento termina con la nascita, che senso ha la vita nell'utero? 
È assurda... Magari non esiste nessuna madre dietro tutto ciò!». 
«Ma deve esistere», protestò l'altro, «altrimenti come avremmo fatto ad entrare qua dentro? E come faremmo a sopravvivere?». 
«Hai mai visto nostra madre?», domandò l'uno.«Magari vive soltanto nella nostra immaginazione. Ce la siamo inventata, perché così possiamo comprendere meglio la nostra esistenza!». 
E così, gli ultimi giorni nel grembo della madre, furono pieni di mille domande e di grande paura. Infine, venne il momento della nascita. Quando i gemelli ebbero lasciato il loro mondo, aprirono gli occhi. 
Gridarono... Ciò che videro superava i loro sogni più arditi! 
"Un giorno, finalmente, nasceremo!".

Sognando la vita

 

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Amerai il Signore Dio tuo e il prossimo come te stesso.

25.OTTOBRE 2020

Se amiamo sinceramente Dio, amiamo anche i fratelli con lo stesso amore.  Gesù, oggi, ci rivela il principio fondamentale che regola tutta la vita del nuovo popolo di Dio: l'Amore di Dio è sorgente e radice del nostro amore verso gli altri; così, amando i fratelli, diventiamo segno dell'Amore del Padre per loro e per tutti gli uomini.

Beati noi se non rispondiamo al male con altro male, se non cerchiamo di risolvere tutto con la vendetta e la cattiveria. Beati noi se sappiamo guardare oltre l’orizzonte ristretto dei nostri bisogni e lo allarghiamo invece alle attese di chi abbiamo attorno, diventando il prossimo di tutti. Beati noi se sappiamo aprire la porta del nostro cuore agli altri  e lasciamo entrare nella vita la luce di Dio. Beati noi se proviamo a guardare il mondo con gli occhi di Dio  per vedere la bellezza del suo volto di Padre riflessa nel volto di ogni fratello e sorella. Beati noi se comprendiamo  quale immensa felicità c’è nel vivere l’Amore!

NON DI SOLO PANE NR.960

960.pdf by J

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  XXX DOMENICA ORDINARIA

Quando Dio si è rivelato a noi nella persona di Cristo, ha scartato tutto ciò che aveva il sapore dello straordinario e del sorprendente. All'inizio come un bambino, piccolo essere innocente e fragile. Poi con un crocifisso, un uomo appeso ad una trave. E infine come un pezzo di pane. Ha voluto, cioè, apparire in mezzo a noi come uno che serve, l'ultimo e il servo di tutti. Ed è qui, solo qui, l'essenza dell'amore: il servizio agli altri per servire Dio, amare gli altri per amare Dio. Il Vangelo ci dice: ama Dio con tutto il cuore, cioè fai una scelta non sentimentale od emotiva, ma una scelta che si manifesta e si prova nell'ama il prossimo tuo. E il prossimo non è quello che viene dopo, ma quello con cui vivi, con cui ti incontri, con cui condividi cose e valori, con cui costruisci e realizzi. Il prossimo non è colui che viene dopo, ma il fratello a cui tendi la mano per donare e servire, perchè Dio, perchè il cielo sono gli altri, e ogni volta che apriamo una mano ai fratelli è una mano che tocca il cielo. La prima lettura di questa domenica ci indica nell'amore che dobbiamo agli stranieri, alle vedove, agli orfani e ai poveri il modo di vivere l'amore di Dio e quando ci rendiamo indifferenti, freddi e menefreghisti al grido dei poveri e dei deboli, falsiamo e mascheriamo l'amore per il Signore, perchè il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'indifferenza. Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E' san Giovanni che ce lo ripete. Teniamolo nella mente e nel cuore questa settimana.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

IL VIDEO DEL MESE

Donne in posti di responsabilità nella Chiesa (Il Video del Papa 60 – Ottobre 2020)

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di ottobre 2020: Preghiamo affinché, in virtù del battesimo, i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa..A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

18.ottobre 2020

La preghiera per la pace. Il Papa: la guerra, fallimento della politica e dell'umanità

Il grande evento di fraternità con i leader delle religioni: all'Ara Coeli e in Campidoglio gli appelli per la pace

Il più grande fallimento e tradimento per tutti i leader politici che governano le nazioni è la guerra e sugli sforzi per cancellarla dalla faccia della Terra devono essere giudicati dai loro popoli e saranno giudicati da Dio. Sono parole forti, quelle lette sul colle romano del Campidoglio che compongono l'Appello di Pace, sottoscritto dai leader religiosi di tutte le fedi - papa Francesco in testa e poi cristiani ortodossi e protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, induisti - al termine della Preghiera per la Pace promossa dalla Comunità di Sant'Egidio secondo lo "spirito di Assisi", che ha visto l'intervento anche del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Il testo dell'Appello di pace

Convenuti a Roma nello “spirito di Assisi”, spiritualmente uniti ai credenti di tutto il mondo e alle donne e agli uomini di buona volontà, abbiamo pregato gli uni accanto agli altri per implorare su questa nostra terra il dono della pace. Abbiamo ricordato le ferite dell’umanità, abbiamo nel cuore la preghiera silenziosa di tanti sofferenti, troppo spesso senza nome e senza voce. Per questo ci impegniamo a vivere e a proporre solennemente ai responsabili degli Stati e ai cittadini del mondo questo Appello di Pace.

 

In questa piazza del Campidoglio, poco dopo il più grande conflitto bellico che la storia ricordi, le Nazioni che si erano combattute strinsero un Patto, fondato su un sogno di unità, che si è poi realizzato: l’Europa unita. Oggi, in questo tempo di disorientamento, percossi dalle conseguenze della pandemia di Covid-19, che minaccia la pace aumentando le diseguaglianze e le paure, diciamo con forza: nessuno può salvarsi da solo, nessun popolo, nessuno!

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Nuovo Messale Romano + orazionale. Nuova edizione 2020 -

Descrizione

Nuova traduzione in italiano della terza edizione tipica - in latino - del Messale Romano scaturito dal Concilio Vaticano II, nella quale cambiano alcune formule con cui viene celebrata l’Eucaristia nella nostra lingua.
Il nuovo messale romano, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, sarà obbligatorio da Pasqua 2021, che cadrà il giorno 4 aprile, ma i parroci potranno usarlo fin da subito.

Fra le novità introdotte quelle sul Padre Nostro: la formula «e non ci indurre in tentazione», è stata sostituita da «non abbandonarci alla tentazione». Inoltre, sempre nella stessa preghiera, è previsto l’inserimento di un «anche» («come anche noi li rimettiamo»). In questo modo il testo del Padre Nostro contenuto nella versione italiana della Bibbia, approvata dalla Cei nel 2008, e già recepito nella rinnovata edizione italiana del Lezionario, entrerà anche nell’ordinamento della Messa.
Altra modifica riguarda il Gloria dove il classico «pace in terra agli uomini di buona volontà» è sostituito con il nuovo «pace in terra agli uomini, amati dal Signore».

Queste sono le principali variazioni che riguardano il popolo e quindi dovranno essere “imparate” da tutti. Si annunciano anche altre modifiche in ciò che viene pronunciato dal sacerdote, come ad esempio nelle Preghiere eucaristiche, vale a dire quelle della consacrazione del pane e del vino.

 

Oltre ai ritocchi e agli arricchimenti della terza edizione tipica latina, il volume propone altri testi facoltativi di nuova composizione, maggiormente rispondenti al linguaggio e alle situazioni pastorali delle comunità e in gran parte già utilizzati a partire dalla seconda edizione in lingua italiana del 1983.

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

A tutti i credenti, alle donne e agli uomini di buona volontà, diciamo: facciamoci con creatività artigiani della pace, costruiamo amicizia sociale, facciamo nostra la cultura del dialogo.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Aula Paolo VI         Mercoledì, 14 ottobre 2020

Catechesi: 10. La preghiera dei Salmi. 1

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Leggendo la Bibbia ci imbattiamo continuamente in preghiere di vario genere. Ma troviamo anche un libro composto di sole preghiere, libro che è diventato patria, palestra e casa di innumerevoli oranti. Si tratta del Libro dei Salmi. Sono 150 Salmi per pregare.

Esso fa parte dei libri sapienziali, perché comunica il “saper pregare” attraverso l’esperienza del dialogo con Dio. Nei salmi troviamo tutti i sentimenti umani: le gioie, i dolori, i dubbi, le speranze, le amarezze che colorano la nostra vita. Il Catechismo afferma che ogni salmo «è di una sobrietà tale da poter essere pregato in verità dagli uomini di ogni condizione e di ogni tempo» (CCC, 2588). Leggendo e rileggendo i salmi, noi impariamo il linguaggio della preghiera. Dio Padre, infatti, con il suo Spirito li ha ispirati nel cuore del re Davide e di altri oranti, per insegnare ad ogni uomo e donna come lodarlo, come ringraziarlo e supplicarlo, come invocarlo nella gioia e nel dolore, come raccontare le meraviglie delle sue opere e della sua Legge. In sintesi, i salmi sono la parola di Dio che noi umani usiamo per parlare con Lui.

In questo libro non incontriamo persone eteree, persone astratte, gente che confonde la preghiera con un’esperienza estetica o alienante. I salmi non sono testi nati a tavolino; sono invocazioni, spesso drammatiche, che sgorgano dal vivo dell’esistenza. Per pregarli basta essere quello che siamo. Non dobbiamo dimenticare che per pregare bene dobbiamo pregare così come siamo, non truccati. Non bisogna truccare l’anima per pregare. “Signore, io sono così”, e andare davanti al Signore come siamo, con le cose belle e anche con le cose brutte che nessuno conosce, ma noi, dentro, conosciamo. Nei salmi sentiamo le voci di oranti in carne e ossa, la cui vita, come quella di tutti, è irta di problemi, di fatiche, di incertezze. Il salmista non contesta in maniera radicale questa sofferenza: sa che essa appartiene al vivere. Nei salmi, però, la sofferenza si trasforma in domanda. Dal soffrire al domandare.

E tra le tante domande, ce n’è una che rimane sospesa, come un grido incessante che attraversa l’intero libro da parte a parte. Una domanda, che noi la ripetiamo tante volte: “Fino a quando, Signore? Fino a quando?”. Ogni dolore reclama una liberazione, ogni lacrima invoca una consolazione, ogni ferita attende una guarigione, ogni calunnia una sentenza di assoluzione. “Fino a quando, Signore, dovrò soffrire questo? Ascoltami, Signore!”: quante volte noi abbiamo pregato così, con “Fino a quando?”, basta Signore!

Ponendo in continuazione domande del genere, i salmi ci insegnano a non assuefarci al dolore, e ci ricordano che la vita non è salvata se non è sanata. L’esistenza dell’uomo è un soffio, la sua vicenda è fugace, ma l’orante sa di essere prezioso agli occhi di Dio, per cui ha senso gridare. E questo è importante. Quando noi preghiamo, lo facciamo perché sappiamo di essere preziosi agli occhi di Dio. È la grazia dello Spirito Santo che, da dentro, ci suscita questa consapevolezza: di essere preziosi agli occhi di Dio. E per questo siamo indotti a pregare.

La preghiera dei salmi è la testimonianza di questo grido: un grido molteplice, perché nella vita il dolore assume mille forme, e prende il nome di malattia, odio, guerra, persecuzione, sfiducia… Fino allo “scandalo” supremo, quello della morte. La morte appare nel Salterio come la più irragionevole nemica dell’uomo: quale delitto merita una punizione così crudele, che comporta l’annientamento e la fine? L’orante dei salmi chiede a Dio di intervenire laddove tutti gli sforzi umani sono vani. Ecco perché la preghiera, già in sé stessa, è via di salvezza e inizio di salvezza.

Tutti soffrono in questo mondo: sia che si creda in Dio, sia che lo si respinga. Ma nel Salterio il dolore diventa relazione, rapporto: grido di aiuto che attende di intercettare un orecchio che ascolti. Non può rimanere senza senso, senza scopo. Anche i dolori che subiamo non possono essere solo casi specifici di una legge universale: sono sempre le “mie” lacrime. Pensate a questo: le lacrime non sono universali, sono le “mie” lacrime. Ognuno ha le proprie. Le “mie” lacrime e il “mio” dolore mi spingono ad andare avanti con la preghiera. Sono le “mie” lacrime che nessuno ha mai versato prima di me. Sì, tanti hanno pianto, tanti. Ma le “mie” lacrime sono le mie, il “mio” dolore è mio, la “mia” sofferenza è mia.

Prima di entrare in Aula, ho incontrato i genitori di quel sacerdote della diocesi di Como che è stato ucciso; proprio è stato ucciso nel suo servizio per aiutare. Le lacrime di quei genitori sono le lacrime “loro” e ognuno di loro sa quanto ha sofferto nel vedere questo figlio che ha dato la vita nel servizio dei poveri. Quando noi vogliamo consolare qualcuno, non troviamo le parole. Perché? Perché non possiamo arrivare al suo dolore, perché il “suo” dolore è suo, le “sue” lacrime sono sue. Lo stesso è di noi: le lacrime, il “mio” dolore è mio, le lacrime sono “mie” e con queste lacrime, con questo dolore mi rivolgo al Signore.

Tutti i dolori degli uomini per Dio sono sacri. Così prega l’orante del salmo 56: «I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro?» (v. 9). Davanti a Dio non siamo degli sconosciuti, o dei numeri. Siamo volti e cuori, conosciuti ad uno ad uno, per nome.

Nei salmi, il credente trova una risposta. Egli sa che, se anche tutte le porte umane fossero sprangate, la porta di Dio è aperta. Se anche tutto il mondo avesse emesso un verdetto di condanna, in Dio c’è salvezza.

“Il Signore ascolta”: qualche volta nella preghiera basta sapere questo. Non sempre i problemi si risolvono. Chi prega non è un illuso: sa che tante questioni della vita di quaggiù rimangono insolute, senza via d’uscita; la sofferenza ci accompagnerà e, superata una battaglia, ce ne saranno altre che ci attendono. Però, se siamo ascoltati, tutto diventa più sopportabile.

La cosa peggiore che può capitare è soffrire nell’abbandono, senza essere ricordati. Da questo ci salva la preghiera. Perché può succedere, e anche spesso, di non capire i disegni di Dio. Ma le nostre grida non ristagnano quaggiù: salgono fino a Lui che ha cuore di Padre, e che piange Lui stesso per ogni figlio e figlia che soffre e che muore. Io vi dirò una cosa: a me fa bene, nei momenti brutti, pensare ai pianti di Gesù, quando pianse guardando Gerusalemme, quando pianse davanti alla tomba di Lazzaro. Dio ha pianto per me, Dio piange, piange per i nostri dolori. Perché Dio ha voluto farsi uomo – diceva uno scrittore spirituale – per poter piangere. Pensare che Gesù piange con me nel dolore è una consolazione: ci aiuta ad andare avanti. Se rimaniamo nella relazione con Lui, la vita non ci risparmia le sofferenze, ma si apre a un grande orizzonte di bene e si incammina verso il suo compimento. Coraggio, avanti con la preghiera. Gesù sempre è accanto a noi.