PROGRAMMA OTTAVARIO 2022

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 366 MAGGIO-GIUGNO 2022

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2021

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 18,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

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TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 16.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 5.Dicembre 2021

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  21.novembre 2021

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

 Egli guarda me ed io guardo Lui 

Il Santo Curato d'Ars incontrava spesso, in Chiesa, un semplice contadino della sua Parrocchia.
Inginocchiato davanti al Tabernacolo, il brav'uomo rimaneva per ore immobile, senza muovere le labbra.
Un giorno, il Parroco gli chiese:
"Cosa fai qui così a lungo?".
"Semplicissimo. Egli guarda me ed io guardo Lui".

Puoi andare al tabernacolo così come sei. Con il tuo carico di paure, incertezze, distrazioni, confusione, speranze e tradimenti. Avrai una risposta straordinaria: «Io sono qui!».
«Che ne sarà di me, dal momento che tutto è così incerto?». «Io sono qui!».
«Non so cosa rispondere, come reagire, come decidermi nella situazione difficile che mi attende». «Io sono qui!».
«La strada è così lunga, io sono così piccolo e stanco e solo...». «Io sono qui!».

Bruno Ferrero, Il canto del grillo

II DOMENICA DI AVVENTO C


Preparate le vie del Signore

5.DICEMBRE 2021

Attendere Gesù, predisporsi alla sua venuta, significa cambiare la nostra vita, leggere gli avvenimenti di cui è intessuta con gli occhi della fede. Giovanni è un testimone privilegiato del Messia. È colui che lo riconosce come veniente e già presente, e ci insegna come attenderlo, come prepararci alla sua venuta. Chiediamo al Signore, che ci invita ad attenderlo con amore, di riconoscere il suo irrompere nella storia.

O Dio, abbiamo scoperto ancora una volta che tu sei "grande nell'amore" perché "chiami gli uomini alla luce gloriosa del tuo regno". Ti chiediamo: "raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture della superbia e preparaci  a celebrare con fede ardente la venuta del nostro salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio" che impariamo ad attendere ed accogliere in questo tempo che tu ci doni, o Dio che sempre ci ami.  Marana tha, vieni Signore Gesù!

NON DI SOLO PANE NR.1030

1030 by

PREGHIERA IN FAMIGLIA

Riflessione Vangelo: VIII Domenica ORDINARIA C

Tutto il Vangelo di questa domenica si può sintetizzare in: "siate misericordiosi, come misericordioso è il Padre vostro che è nei cieli". E' questo il volto del Padre che Gesù è venuto a presentarci. E l'impegno di noi cristiani e amici di Cristo, sta proprio nel praticare questa misericordia nella propria vita, con l'impegno, l'amore per gli altri, incominciando da non giudicarli. Chi si comporta in modo diverso, dice Gesù, è come un cieco che vuol guidare un altro cieco e cadranno certamente tutti e due in un burrone. La verità è che oggi seguiamo falsi modelli di vita, proposti soprattutto dai mass media. Diciamocelo, sono "cattivi maestri". Usare la carta carbone di ciò che fanno gli altri, senza domandarci se sia la strada giusta per la nostra vita. L'immagine dell'occhio e della vista, Gesù la usa anche per ricordarci che tutti siamo peccatori e bisognosi della misericordia di Dio. "Perchè guardi la pagliuzza nell'occhio del fratello tu che hai una trave nel tuo occhio?" Gesù ha ragione Quanta fatica a riconoscere i nostri sbagli ed errori. E quanto siamo impegnati a giustificarli e minimizzarli. E se noi non ci riteniamo bisognosi della misericordia e del perdono del Padre, i frutti del nostro albero certamente non produrranno frutti buoni. E' come quando, dice la prima lettura, è come quando si scuote un setaccio, che restano solo i rifiuti.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,39-45
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello. Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore».

IL VIDEO DEL MESE

Per le religiose e consacrate – Il Video del Papa 2 – Febbraio 2022

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di febbraio 2022: Preghiamo per le religiose e le consacrate, ringraziandole per la loro missione e il loro coraggio, affinché continuino a trovare nuove risposte di fronte alle sfide del nostro tempo. A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.

NOTIZIE DAL MONDO

Civiltà Cattolica. Il grido del Papa da amplificare: «No alla guerra, è una pazzia»

Per la prima volta dal 1850 La Civiltà Cattolica mette sullo sfondo la sua testata. Abbiamo deciso di far spazio all’appello di papa Francesco: Fermatevi! Egli, infatti, dopo l’Angelus di domenica 6 marzo, ha esclamato davanti all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: «La guerra è una pazzia! Fermatevi, per favore! Guardate questa crudeltà! ». All’Angelus del 13 marzo il Pontefice ha aggiunto: «Non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri». E alla fine ha lanciato l’appello: «In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!».

La Civiltà Cattolica ha rilanciato l’appello su tutti i media sociali della rivista con l’hashtag #Fermatevi, soprattutto su Twitter, Facebook e Instagram. Ringraziamo chi lo ha diffuso, unendosi a noi rafforzando così il messaggio: il Sacro Convento di Assisi, Il Centro Astalli, Avvenire, RaiNews, l’associazione di giornalisti Articolo 21, e tante altre realtà. Oggi, a nove anni dalla sua elezione, comprendiamo pienamente quanto giusta sia la definizione di 'Terza guerra mondiale a pezzi' che il Pontefice ha coniato: una guerra progressiva, che coinvolge altri scenari insanguinati quali lo Yemen, la Siria, l’Etiopia, e che sembra inarrestabile.

L'appello di Francesco è alle coscienze davanti a un conflitto che non risparmia nessuno, neanche i bambini. E bisogna fermarsi perché l’escalation potrebbe condurre l’umanità in un vicolo cieco dal quale sarà difficile uscire. Più crudele sarà la guerra, più il fiume di lacrime e sangue sarà in piena, più sarà tortuoso il percorso di una possibile riconciliazione. E sullo sfondo, per la prima volta dopo la crisi cubana del 1962, appare lo spettro della minaccia atomica. Da qui la nostra scelta di gridare dalla nostra copertina e sui social: Fermatevi! Ci ha colpito pure che Francesco abbia fatto esplicito riferimento alla Costituzione italiana per dire che chi ama la pace 'ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali' (art. 11). Come cittadini e come credenti, noi ci uniamo al suo appello, e lo rilanciamo nella speranza di contribuire a far tacere le armi. Fermatevi!

 

Papa Francesco ha incontrato tre volte il presidente russo Putin (2013, 2015 e 2019), una volta il presidente ucraino Poroshenko (2015) e una volta il suo successore, il presidente Zelenskyy (2020). Nel 2015 Francesco aveva parlato con Putin circa la situazione riguardante l’Ucraina, affermando «che occorre impegnarsi in un sincero e grande sforzo per realizzare la pace». Con lui aveva «convenuto sulla importanza di ricostituire un clima di dialogo e che tutte le parti si impegnino per attuare gli accordi di Minsk». E nel 2020 i colloqui con Zelensky erano stati dedicati – recita un comunicato di allora – «alla ricerca della pace nel contesto del conflitto che, dal 2014, sta ancora affliggendo l’Ucraina». Al riguardo, si era condiviso l’auspicio che «tutte le Parti implicate dimostrino la massima sensibilità nei riguardi delle necessità della popolazione, prima vittima delle violenze, nonché impegno e coerenza nel dialogo». Il Pontefice oggi indica la strada: «Si punti veramente e decisamente sul negoziato, e i corridoi umanitari siano effettivi e sicuri». Ripetere l’appello Fermatevi! – anche da una copertina – ci sembra, dunque, aiuti a collocarci bene nella richiesta di pace.

La diplomazia vaticana guarda al momento presente, ma anche al prossimo futuro. In questo senso è chiara nella condanna, ma intende tessere e cucire, non tagliare. Non attacca capi religiosi o politici, così da poter restare di ausilio. Fa invece appello alla soluzione dei conflitti e condanna azioni e scelte politiche o strategiche maligne. In generale, lavora sempre per la riconciliazione e per una stabilità che resti nel tempo: accompagna i processi in modo che resti uno spazio per la riconciliazione, che attualmente appare sempre più lontana, purtroppo, almeno per la generazione presente. Per questo il Papa parla chiaro, dicendo che questa non è un’«operazione militare» – come Putin vorrebbe che si dicesse – ma una vera e propria «guerra», un’«inaccettabile aggressione armata», frutto di miopia strategica. Ma, d’altra, parte chiede di puntare 'veramente e decisamente sul negoziato' tra le parti, mettendosi a disposizione, se dovesse servire. L’alternativa al negoziare sembra una violenza senza fine. Per questi ripetiamo l’appello di Francesco: Fermatevi!

E il Pontefice si sofferma sul fatto che a pagare è la povera gente, come sempre. Dopo l’Angelus del 27 febbraio aveva detto: «Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere». Dunque, «si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini...». Ed è questo che tante giornaliste e tanti giornalisti ci fanno vedere e che – ha detto lo stesso Francesco – «per garantire l’informazione mettono a rischio la propria vita', permettendoci 'di essere vicini al dramma di quella popolazione». Davanti a queste immagini possiamo gridare dalla nostra copertina e sui social Fermatevi!

Certo, di fronte all’orrore dell’invasione è naturale immergersi nelle strategie militari e politiche. Attribuiamo colpe e lodi, soppesiamo cause e giustificazioni, e dividiamo il mondo in amici e nemici. Noi oggi però siamo chiamati a meditare anche sul fatto che ciò che distrugge sia gli amici sia i nemici è la guerra. Dobbiamo concentrarci sul dolore, e occuparci con compassione di tutte le persone le cui vite sono e saranno devastate. Dobbiamo abbracciare il dolore degli ucraini che hanno perso la vita e le loro case, le persone rese profughe che affrontano la separazione dalla loro nazione, dalla loro lingua, da tutto ciò che fa di una nazione una casa. E dobbiamo avvertire il dolore delle famiglie russe, vittime di una guerra che pure le ha divise al loro interno tra fratelli, o tra mariti e mogli, separando amici, esponendole a una grave crisi e al risentimento. Avvertiamo il dolore di chi è inviato allo sbaraglio, e di chi è arrestato per dire no all’aggressione bellica, che in sé è un crimine contro l’umanità. Il dolore di questa guerra di invasione comprende anche gli effetti della rabbia sul cuore umano: l’incapacità di riconoscere l’umanità delle persone riunite sotto una bandiera diversa. Per questo è il tempo di gridare con Papa Francesco, così come possiamo, Fermatevi!

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Santa Messa. 100 domande, 101 risposte - Novità editorialedi Rocco Salemme, Francesco Apponi

Descrizione

In questo libro trovi tutte le domande che ti sei sempre fatto partecipando alla Santa Messa e tutte le risposte secondo i canonici Liturgici. Prefazione del Card. Comastri.

Rocco Salemme (9/11/1991) è docente IRC presso il Liceo ginnasio statale “G. Cesare” di Roma e membro della cappella musicale “Giulia” della basilica di san Pietro in Vaticano. Svolge contestualmente le sue attività di studio e ricerca presso la facoltà di sacra Teologia della Pontificia Universitas Lateranensis, nell’ambito della teologia fondamentale.

 

Francesco Apponi (21/11/1991) si è formato presso la Pontificia Universitas Lateranensis, dove ha conseguito la laurea magistrale in Diritto Civile, con una tesi sullo statuto giuridico del Papa emerito e, successivamente, il Baccalaureato in Scienze Religiose, svolgendo contemporaneamente la pratica forense sia nel settore pubblico che privato. Attualmente approfondisce i suoi studi e la sua ricerca presso la facoltà di sacra Teologia della medesima università.

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, di una conversione, che smilitarizzi i cuori, permettendo a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello. #Pace #FratelliTutti


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro                 Mercoledì, 18 maggio 2022

Catechesi sulla Vecchiaia - 10. Giobbe. La prova della fede, la benedizione dell’attesa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il brano biblico che abbiamo ascoltato chiude il Libro di Giobbe, un vertice della letteratura universale. Noi incontriamo Giobbe nel nostro cammino di catechesi sulla vecchiaia: lo incontriamo come testimone della fede che non accetta una “caricatura” di Dio, ma grida la sua protesta di fronte al male, finché Dio risponda e riveli il suo volto. E Dio alla fine risponde, come sempre in modo sorprendente: mostra a Giobbe la sua gloria ma senza schiacciarlo, anzi, con sovrana tenerezza, come fa Dio, sempre, con tenerezza. Bisogna leggere bene le pagine di questo libro, senza pregiudizi, senza luoghi comuni, per cogliere la forza del grido di Giobbe. Ci farà bene metterci alla sua scuola, per vincere la tentazione del moralismo davanti all’esasperazione e all’avvilimento per il dolore di aver perso tutto.

In questo passaggio conclusivo del libro – noi ricordiamo la storia, Giobbe che perde tutto nella vita, perde le ricchezze, perde la famiglia, perde il figlio e perde anche la salute e rimane lì, piagato, in dialogo con tre amici, poi un quarto, che vengono a salutarlo: questa è la storia – e in questo passaggio di oggi, il passaggio conclusivo del libro, quando Dio finalmente prende la parola (e questo dialogo di Giobbe con i suoi amici è come una strada per arrivare al momento che Dio dia la sua parola) Giobbe viene lodato perché ha compreso il mistero della tenerezza di Dio nascosta dietro il suo silenzio. Dio rimprovera gli amici di Giobbe che presumevano di sapere tutto, sapere di Dio e del dolore, e, venuti per consolare Giobbe, avevano finito per giudicarlo con i loro schemi precostituiti. Dio ci preservi da questo pietismo ipocrita e presuntuoso! Dio ci preservi da quella religiosità moralistica e quella religiosità di precetti che ci dà una certa presunzione e porta al fariseismo e all’ipocrisia.

Ecco come si esprime il Signore nei loro confronti. Così dice il Signore: «La mia ira si è accesa contro di [voi][…], perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe. […]»: questo è quello che dice il Signore agli amici di Giobbe. «Il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe» (42,7-8). La dichiarazione di Dio ci sorprende, perché abbiamo letto le pagine infuocate della protesta di Giobbe, che ci hanno lasciato sgomenti. Eppure – dice il Signore – Giobbe ha parlato bene, anche quando era arrabbiato e anche arrabbiato contro Dio, ma ha parlato bene, perché ha rifiutato di accettare che Dio sia un “Persecutore”, Dio è un’altra cosa. E in premio Dio restituisce a Giobbe il doppio di tutti i suoi beni, dopo avergli chiesto di pregare per quei suoi cattivi amici.

Il punto di svolta della conversione della fede avviene proprio al culmine dello sfogo di Giobbe, là dove dice: «Io so che il mio redentore è vivo / e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! / Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, / senza la mia carne, vedrò Dio. / Io lo vedrò, io stesso, / i miei occhi lo contempleranno e non un altro». (19,25-27). Questo passaggio è bellissimo. A me viene in mente la fine di quell’oratorio geniale di Haendel, il Messia, dopo quella festa dell’Alleluja lentamente il soprano canta questo passaggio: “Io so che il mio Redentore vive”, con pace. E così, dopo tutta questa cosa di dolore e di gioia di Giobbe, la voce del Signore è un’altra cosa. “Io so che il mio Redentore vive”: è una cosa bellissima. Possiamo interpretarlo così: “Mio Dio, io so che Tu non sei il Persecutore. Il mio Dio verrà e mi renderà giustizia”. È la fede semplice nella risurrezione di Dio, la fede semplice in Gesù Cristo, la fede semplice che il Signore sempre ci aspetta e verrà.

La parabola del libro di Giobbe rappresenta in modo drammatico ed esemplare quello che nella vita accade realmente. Cioè che su una persona, su una famiglia o su un popolo si abbattono prove troppo pesanti, prove sproporzionate rispetto alla piccolezza e fragilità umana. Nella vita spesso, come si dice, “piove sul bagnato”. E alcune persone sono travolte da una somma di mali che appare veramente eccessiva e ingiusta. E tante persone sono così.

Tutti abbiamo conosciuto persone così. Siamo stati impressionati dal loro grido, ma spesso siamo anche rimasti ammirati di fronte alla fermezza della loro fede e del loro amore nel loro silenzio. Penso ai genitori di bambini con gravi disabilità o a chi vive un’infermità permanente o al familiare che sta accanto... Situazioni spesso aggravate dalla scarsità di risorse economiche. In certe congiunture della storia, questi cumuli di pesi sembrano darsi come un appuntamento collettivo. È quello che è successo in questi anni con la pandemia di Covid-19 e che sta succedendo adesso con la guerra in Ucraina.

Possiamo giustificare questi “eccessi” come una superiore razionalità della natura e della storia? Possiamo benedirli religiosamente come giustificata risposta alle colpe delle vittime, che se li sono meritati? No, non possiamo. Esiste una sorta di diritto della vittima alla protesta, nei confronti del mistero del male, diritto che Dio concede a chiunque, anzi, che è Lui stesso, in fondo, a ispirare. Alle volte io trovo gente che mi si avvicina e mi dice: “Ma, Padre, io ho protestato contro Dio perché ho questo problema, quell’altro …”. Ma, sai, caro, che la protesta è un modo di preghiera, quando si fa così. Quando i bambini, i ragazzi protestano contro i genitori, è un modo per attirare l’attenzione e chiedere che si prendano cura di loro. Se tu hai nel cuore qualche piaga, qualche dolore e ti viene voglia di protestare, protesta anche contro Dio, Dio ti ascolta, Dio è Padre, Dio non si spaventa della nostra preghiera di protesta, no! Dio capisce. Ma sii libero, sii libera nella tua preghiera, non imprigionare la tua preghiera negli schemi preconcetti! La preghiera dev’essere così, spontanea, come quella di un figlio con il padre, che gli dice tutto quello che gli viene in bocca perché sa che il padre lo capisce. Il “silenzio” di Dio, nel primo momento del dramma, significa questo. Dio non si sottrarrà al confronto, ma all’inizio lascia a Giobbe lo sfogo della sua protesta, e Dio ascolta. Forse, a volte, dovremmo imparare da Dio questo rispetto e questa tenerezza. E a Dio non piace quella enciclopedia – chiamiamola così – di spiegazioni, di riflessione che fanno gli amici di Giobbe. Quello è succo di lingua, che non è giusto: è quella religiosità che spiega tutto, ma il cuore rimane freddo. A Dio non piace, questo. Piace più la protesta di Giobbe o il silenzio di Giobbe.

La professione di fede di Giobbe – che emerge proprio dal suo incessante appello a Dio, a una giustizia suprema – si completa alla fine con l’esperienza quasi mistica, direi io, che gli fa dire: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (42,5). Quanta gente, quanti di noi dopo un’esperienza un po’ brutta, un po’ oscura, dà il passo e conosce Dio meglio di prima! E possiamo dire, come Giobbe: “Io ti conoscevo per sentito dire, ma adesso ti ho visto, perché ti ho incontrato. Questa testimonianza è particolarmente credibile se la vecchiaia se ne fa carico, nella sua progressiva fragilità e perdita. I vecchi ne hanno viste tante nella vita! E hanno visto anche l’inconsistenza delle promesse degli uomini. Uomini di legge, uomini di scienza, uomini di religione persino, che confondono il persecutore con la vittima, imputando a questa la responsabilità piena del proprio dolore. Si sbagliano!

I vecchi che trovano la strada di questa testimonianza, che converte il risentimento per la perdita nella tenacia per l’attesa della promessa di Dio – c’è un cambiamento, dal risentimento per la perdita verso una tenacia per seguire la promessa di Dio – questi vecchi sono un presidio insostituibile per la comunità nell’affrontare l’eccesso del male. Lo sguardo dei credenti che si rivolge al Crocifisso impara proprio questo. Che possiamo impararlo anche noi, da tanti nonni e nonne, da tanti anziani che, come Maria, uniscono la loro preghiera, a volte straziante, a quella del Figlio di Dio che sulla croce si abbandona al Padre. Guardiamo gli anziani, guardiamo i vecchi, le vecchie, le vecchiette; guardiamoli con amore, guardiamo la loro esperienza personale. Essi hanno sofferto tanto nella vita, hanno imparato tanto nella vita, ne hanno passate tante, ma alla fine hanno questa pace, una pace – io direi – quasi mistica, cioè la pace dell’incontro con Dio, tanto che possono dire “Io ti conoscevo per sentito dire, ma adesso ti hanno visto i miei occhi”. Questi vecchi assomigliano a quella pace del figlio di Dio sulla croce che si abbandona al Padre.

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