PER TUTTO IL MESE DI OTTOBRE RECITA DEL SANTO ROSARIO ORE 20.30 DAVANTI ALL’IMMAGINE DELLA MADONNA DEL QUERCIONE

Il mese di ottobre è il mese del Santo Rosario. Nella nostra parrocchia  c’è la tradizione che in questo mese lo recitiamo davanti all’Immagine della Madonna del Quercione. Scopriamo allora qualcosa in più su questa meravigliosa preghiera.

Il Rosario fu affidato dalla Vergine Maria a San Domenico per rispondere alla richiesta di assisterlo contro la pericolosa eresia degli albigesi. Era l’arma spirituale destinata a rafforzare la fede dei fedeli cattolici, favorire la conversione degli eretici e fermare la diffusione del male nella società. Questa devozione si diffuse miracolosamente tra il popolo cattolico, nel secondo Millennio e con il tempo è diventato, così, una delle più diffuse ed efficaci preghiere cristiane.

Il Rosario è una preghiera mariana ma dal cuore cristologico perché concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico.

A questa preghiera hanno attribuito grande importanza  papa Leone XIII con l’Enciclica Supremi apostolatus officio, papa San Giovanni XXIII , papa Paolo VI con l’Esortazione apostolica Marialis cultus e soprattutto San Giovanni Paolo II che dall’ottobre 2002 a ottobre 2003 proclamò l’Anno del Santo Rosario. Nel 2002 scrisse la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae definendo il Santo Rosario come la preghiera universale per la Pace e per la famiglia dove il cristiano ma anche  le nostre comunità  sono chiamate a distinguersi nell’arte della preghiera.

Il Santo Rosario è una preghiera contemplativa perché nella recita esige un ritmo tranquillo che favorisce la meditazione dei misteri della vita del Signore. Con esso noi ricordiamo, impariamo, ci conformiamo , supplichiamo e annunciamo Cristo con Maria.

Amiamo allora il Santo Rosario come l’hanno amato i  Santi nostri maestri e modelli. “Dopo la S. Messa non c’è preghiera più efficace del Santo Rosario”, diceva San Pio X. “Chi propaga il Santo Rosario è salvo” sono le parole di beato Bartolo Longo fondatore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Che dire poi se pensiamo alla Santa Vergine Maria che apparve a Lourdes e a Fatima con la corona in mano, mentre Santa Bernardetta recitava con devozione le Ave Maria. A Fatima la Madonna ha più volte raccomandato la recita quotidiana del Rosario per ottenere la salvezza del mondo.

Riprendiamo allora la corona del Rosario in mano. Il Rosario è un pegno di salvezza. È fonte di grazie. Con fede e con amore, con fiducia e con gratitudine, impegniamoci a recitare ogni giorno, in questo mese di ottobre il Santo Rosario perché “… dal Rosario si può ottenere tutto. È una lunga catena che lega il cielo e la terra. Una delle estremità è nelle nostre mani, l’altra in quella della Madonna. Finché il Rosario sarà recitato, Dio non potrà abbandonare il mondo, perché questa preghiera è onnipotente sul suo Cuore” (S. Teresa del Bambin Gesù).

 

 

 

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 363

Riscoprire Ogni Giorno Il Dono Di Essere Cristiano

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2021

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 18,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

PROCLAMARE LA PAROLA

PROCLAMARE LA PAROLA

Breve corso dedicato a chi già proclama la Parola di Dio durante le Celebrazioni e a chi desidera farlo.

Mercoledì 6 ottobre

Mercoledì 3 novembre

Mercoledì 1 dicembre

Alle ore 20.45 alla Casa B.V. delle Grazie.

**********************************************************************************************************************************************************

CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

-----------------------

TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 16.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 10.ottobre 2021

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  10. ottobre 2021

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

Che Parole?

AUTORE: BRUNO FERRERO – LIBRO: IL CANTO DEL GRILLO – EDITORE: ELLEDICI

Un uomo, preoccupato perché‚ il suo matrimonio era in crisi, si recò a chiedere consiglio da un famoso maestro.Questi lo ascoltò e poi gli disse: Devi imparare ad ascoltare tua moglie.L’uomo prese a cuore questo consiglio e tornò dopo un mese per dire che aveva ascoltato ogni parola che la moglie dicesse.Il maestro gli disse sorridendo: Ora torna a casa e ascolta ogni parola che non dice.

Che parole bisogna dire per dare gioia?

Che parole bisogna dire per dare felicità?

Bisogna dire amicizia? Bisogna dire concordia?

Bisogna dire anche libertà? O bisogna prenderti la mano?

Che parole bisogna dire per dare Amore?

Che parole bisogna dire per dare tenerezza?

Bisogna dire ti amo? Bisogna dire sempre?

Bisogna dire anche bambini? O bisogna prenderti la mano?

Che parole bisogna dire? Che parole?

E se non dico niente, se taccio?

Se ti guardo semplicemente

E se ti sorrido

Allora la mia mano prenderà da sola la tua

E tu sentirai queste parole

Nel mio silenzio

(Blandine, 19 anni, morta di un cancro osseo).

XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO B

Vendi quello che hai, poi vieni e seguimi

10.OTTOBRE 2021

Per chi vuole appartenere totalmente a Cristo, le ricchezze terrene sono un ostacolo e la giustizia della legge è sufficiente. Per seguirlo da vicino bisogna rinunciare a tutte le sicurezze umane e abbandonarsi all’azione di Dio.

Maestro buono, concedimi sempre di bere l’acqua viva del tuo Spirito. Desidero seguirti, Gesù,  per entrare nel regno di Dio e ricevere la vita eterna, anche se so che devo donarmi totalmente, perché tu ti sei donato totalmente a noi. So che non sarà facile, ma a mano a mano che avanzerò con te nel cammino, mi sentirò più libero per porre il mio cuore in ciò che veramente conta e dura, nell’amore del Padre che tu ci hai mostrato.

NON DI SOLO PANE NR.1009

1009 by

PREGHIERA IN FAMIGLIA

Riflessione Vangelo:  29 domenica ordinario B 2021

Ognuno di noi, in un modo o nell'altro, subisce la seduzione del potere e l'attrazione del dominio, affascinati dal sentirsi "primi" e stregati dall'essere riveriti e venerati. E' un istinto naturale che, per realizzarlo, corriamo il rischio di scendere a compromessi con la nostra coscienza e di trovare espedienti e artifici spesso indecorosi e sconvenienti. Anche all'interno delle nostre comunità ecclesiali, dentro i movimenti, gruppi e associazioni, questa tentazione attecchisce e fa presa, agevolata oltre il dovuto da chi ha il compito di accompagnare e guidare. Se così fosse, c'è da ristabilire un ordine e ripristinare dei valori. "Fra voi - dice Gesù nel Vangelo - fra voi non è così: chi vuol essere grande, sia servitore e chi vuol essere primo, sia servo". Servitori, capaci di slanci di amore e solidarietà, e servi, schiavi, perché i padroni della nostra vita sono le necessità e i bisogni dei nostri fratelli. Non è cattiva cosa voler essere primi, purché lo siamo nel perdono, primi nell'aiutare chi ha bisogno, primi nella solidarietà, nella partecipazione, nell'accoglienza. Tentar di essere come Lui, Cristo, e stare dalla sua parte, scendendo dai piedistalli che ci siamo costruiti o sui quali ci hanno collocati, con o senza merito nostro. Servi, e servi di tutti - dice Gesù. Non solo delle persone a cui vogliamo bene, i genitori per esempio, gli amici, coloro che ci sono in qualche modo simpatici e piacevoli. Di tutti, anche di chi non merita o ha fatto qualche sgarbo e offesa. Servitori di tutti, perché - continua il Vangelo -"il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita", per tutti, senza privilegi né emarginazioni, senza pretendere medaglie o riconoscimenti, ma con gratuità e amore incondizionato.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 10,35-45
Il Figlio dell'uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi cori Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

IL VIDEO DEL MESE

Discepoli missionari – Il Video del Papa 10 – Ottobre 2021

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di ottobre 2021: Preghiamo perché ogni battezzato sia coinvolto nell’evangelizzazione, disponibile alla missione, attraverso una testimonianza di vita che abbia il sapore del Vangelo.A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

10.ottobre 2021

Chiesa. Sinodo universale al via, ecco cosa c'è da sapere

Domenica 10 ottobre papa Francesco apre ufficialmente il processo sinodale che porterà alla celebrazione del Sinodo dei vescovi prevista nel 2023. La Messa presieduta dal Pontefice si tiene alle ore 10 nella Basilica di San Pietro, con concorso limitato di fedeli. QUI IL LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE.

Sabato 9 ottobre, nell'Aula nuova del Sinodo, sono previsti lavori in seduta plenaria e lavori in gruppi linguistici. Presenti rappresentanti del popolo di Dio, tra delegati delle riunioni internazionali delle Conferenze episcopali ed organismi assimilati, membri della Curia romana, delegati fraterni, delegati della vita consacrata e dei movimenti laicali ecclesiali, il consiglio dei giovani. Il Papa parteciperà alla prima parte dei lavori e terrà un discorso alle 9.20, seguito dal saluto del cardinale Jean-Claude Hollerich, relatore generale del Sinodo e dal messaggio del cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo. QUI IL SITO DEL SINODO

LE DIRETTE SUL CANALE YOUTUBE VATICAN NEWS

 

Quando si apre il processo sinodale?

L’apertura del processo sinodale della Chiesa universale avverrà sia in Vaticano sia in ciascuna diocesi del mondo. Il cammino verrà inaugurato dal Papa in Vaticano il 9 e il 10 ottobre, mentre domenica 17 ottobre ogni vescovo lo aprirà nella propria diocesi.

Va precisato che in Italia il percorso del Sinodo dei vescovi è destinato a intrecciarsi con il cammino sinodale della Chiesa italiana che si è aperto ufficialmente lo scorso maggio.

Qui i dettagli del cammino sinodale che riguarderà soltanto la Chiesa italiana.

 

Che cosa si intende per fase diocesana del Sinodo universale?

La fase diocesana in programma dall’ottobre 2021 all’aprile 2022 è una «consultazione del popolo di Dio», come indicato dalla costituzione apostolica Episcopalis communio di papa Francesco pubblicata il 15 settembre 2018 che “trasforma” il Sinodo dei vescovi. Si tratta della fase di ascolto “dal basso” della gente, cara al Pontefice, ed è la principale novità introdotta dalla riforma del Sinodo dei vescovi voluta da Francesco.

La Segreteria generale del Sinodo ha inviato alle singole diocesi di tutto il mondo il Documento preparatorio, accompagnato da un questionario e da un vademecum. Lo stesso testo è stato inviato anche ai dicasteri della Curia romana, alle Unioni di superiori e superiore maggiori, alle federazioni della vita consacrata, ai movimenti internazionali dei laici e alle università e facoltà di teologia.

Ogni vescovo nominerà un responsabile (eventualmente un’équipe) diocesano della consultazione sinodale, che diventerà il punto di riferimento e di collegamento con la Conferenza episcopale e che accompagnerà la consultazione nella Chiesa particolare in tutti i suoi passi. La consultazione nelle diocesi si svolgerà attraverso gli organi di partecipazione senza escludere le altre modalità che «si giudichino opportune perché la consultazione stessa sia reale ed efficace». La consultazione in ciascuna diocesi si concluderà con una riunione pre-sinodale, che sarà il momento culminante del discernimento diocesano. Dopo la chiusura della fase diocesana, ogni diocesi invierà i suoi contributi alla Conferenza episcopale.

 

 

 

 

Qual è il tema del Sinodo dei vescovi?

“Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.

 

 

Ansa

 

 

Come proseguirà il processo sinodale?

Dopo la consultazione delle diocesi, le Conferenze episcopali metteranno a punto la sintesi che sarà inviata alla Segreteria generale del Sinodo insieme ai contributi diocesani. Quindi la Segreteria generale redigerà il primo Instrumentum Laboris entro settembre 2022.

Si aprirà allora la fase continentale (da settembre 2022 a marzo 2023) che ha al centro il dialogo sul primo Instrumentum Laboris, realizzando un ulteriore atto di discernimento alla luce delle particolarità culturali di ogni continente. Si terranno quindi vere e proprie assemblee continentali: si stabiliranno i criteri di partecipazione dei vescovi e degli altri membri del popolo di Dio. Al termine la Segreteria generale del Sinodo procederà alla redazione del secondo Instrumentum Laboris.
Nell’ottobre 2023 si terrà l’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi in Vaticano con l’incontro dei vescovi.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Il segreto di mio figlio - Perché Carlo Acutis è considerato un santo

Descrizione

 

«In tanti mi chiedono quale sia il segreto nascosto dietro la figura di mio figlio Carlo, che in pochi anni ha saputo conquistare l'amicizia e l'affetto di una moltitudine di persone che nella preghiera chiedono la sua intercessione. Perché un semplice ragazzino, morto a quindici anni, è invocato in tutto il mondo? Perché la Chiesa lo ha proclamato beato? Quale, insomma, il "mistero di luce" che lo accompagna? Tanti hanno voluto raccontare Carlo, ma non è semplice riuscire a cogliere l'individualità di una persona se non si è entrati in relazione diretta con lui. Se è vero che "l'essenziale è invisibile agli occhi e non si vede bene che con il cuore", come madre di Carlo ho voluto provare a scrivere un libro con il cuore, per aiutare i suoi tanti devoti a conoscerlo e ad amarlo. Un fortissimo e innato senso religioso portava mio figlio ad aprirsi agli altri, in particolare agli ultimi, ai poveri e ai deboli. Carlo ha vissuto sempre proteso verso Dio. Diceva che "la conversione è un processo di sottrazione: meno io per lasciare spazio a Dio". Come un faro in una notte buia, ha squarciato e illuminato le tenebre che mi tenevano prigioniera e mi ha indicato un cammino in chiave di eternità. L'Infinito era la sua meta, non il finito. Gesù era il centro della sua vita. Sono questi i tesori che provo qui a svelare, i tesori di Carlo, il suo segreto.»

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Un vero incontro nasce solo dall’ascolto.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì, 13 ottobre 2021

Catechesi sulla Lettera ai Galati: 11. La libertà cristiana, fermento universale di liberazione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel nostro itinerario di catechesi sulla Lettera ai Galati, abbiamo potuto mettere a fuoco qual è per San Paolo il nucleo centrale della libertà: il fatto che, con la morte e risurrezione di Gesù Cristo, siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato e della morte. In altri termini: siamo liberi perché siamo stati liberati, liberati per grazia – non per pagamento -, liberati dall’amore, che diventa la legge somma e nuova della vita cristiana. L’amore: noi siamo liberi perché siamo stati liberati gratuitamente. Questo è appunto il punto chiave.

Oggi vorrei sottolineare come questa novità di vita ci apra ad accogliere ogni popolo e cultura e nello stesso tempo apra ogni popolo e cultura a una libertà più grande. San Paolo infatti dice che per chi aderisce a Cristo non conta più essere giudeo o pagano. Conta solo «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6). Credere che siamo stati liberati e credere in Gesù Cristo che ci ha liberati: questa è la fede operosa per la carità. I detrattori di Paolo – questi fondamentalisti che erano arrivati lì - lo attaccavano per questa novità, sostenendo che egli avesse preso questa posizione per opportunismo pastorale, cioè per “piacere a tutti”, minimizzando le esigenze ricevute dalla sua più stretta tradizione religiosa. È lo stesso discorso dei fondamentalisti d’oggi: la storia di ripete sempre. Come si vede, la critica nei confronti di ogni novità evangelica non è solo dei nostri giorni, ma ha una lunga storia alle spalle. Paolo, comunque, non rimane in silenzio. Risponde con parresia - è una parola greca che indica coraggio, forza – e dice: «È forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!» (Gal 1,10). Già nella sua prima Lettera ai Tessalonicesi si era espresso in termini simili, dicendo che nella sua predicazione non aveva mai usato «parole di adulazione, né […] avuto intenzioni di cupidigia […]. E neppure […] cercato la gloria umana» (1 Ts 2,5-6), che sono le strade del “far finta di”; una fede che non è fede, è mondanità.

Il pensiero di Paolo si mostra ancora una volta di una profondità ispirata. Accogliere la fede comporta per lui rinunciare non al cuore delle culture e delle tradizioni, ma solo a ciò che può ostacolare la novità e la purezza del Vangelo. Perché la libertà ottenutaci dalla morte e risurrezione del Signore non entra in conflitto con le culture, con le tradizioni che abbiamo ricevuto, ma anzi immette in esse una libertà nuova, una novità liberante, quella del Vangelo. La liberazione ottenuta con il battesimo, infatti, ci permette di acquisire la piena dignità di figli di Dio, così che, mentre rimaniamo ben innestati nelle nostre radici culturali, al tempo stesso ci apriamo all’universalismo della fede che entra in ogni cultura, ne riconosce i germi di verità presenti e li sviluppa portando a pienezza il bene contenuto in esse. Accettare che noi siamo stati liberati da Cristo – la sua passione, la sua morte, la sua resurrezione – è accettare e portare la pienezza anche alle diverse tradizioni di ogni popolo. La vera pienezza.

Nella chiamata alla libertà scopriamo il vero senso dell’inculturazione del Vangelo. Qual è questo vero senso? Essere capaci di annunciare la Buona Notizia di Cristo Salvatore rispettando ciò che di buono e di vero esiste nelle culture. Non è una cosa facile! Sono tante le tentazioni di voler imporre il proprio modello di vita come se fosse il più evoluto e il più appetibile. Quanti errori sono stati compiuti nella storia dell’evangelizzazione volendo imporre un solo modello culturale! La uniformità come regola di vita non è cristiana! L’unità sì, l’uniformità no! A volte, non si è rinunciato neppure alla violenza pur di far prevalere il proprio punto di vista. Pensiamo alle guerre. In questo modo, si è privata la Chiesa della ricchezza di tante espressioni locali che portano con sé la tradizione culturale di intere popolazioni. Ma questo è l’esatto contrario della libertà cristiana! Per esempio, mi viene in mente quando si è affermato il modo di fare apostolato in Cina con padre Ricci o nell’India con padre De Nobili. … [Qualcuno diceva]: “E no, questo non è cristiano!”. Sì, è cristiano, sta nella cultura del popolo.

Insomma, la visione della libertà propria di Paolo è tutta illuminata e fecondata dal mistero di Cristo, che nella sua incarnazione – ricorda il Concilio Vaticano II – si è unito in certo modo ad ogni uomo (cfr Cost. past. Gaudium et spes, 22). E questo vuol dire che non c’è uniformità, c’è invece la varietà, ma varietà unita. Da qui deriva il dovere di rispettare la provenienza culturale di ogni persona, inserendola in uno spazio di libertà che non sia ristretto da alcuna imposizione dettata da una sola cultura predominante. È questo il senso di dirci cattolici, di parlare di Chiesa cattolica: non è una denominazione sociologica per distinguerci da altri cristiani. Cattolico è un aggettivo che significa universale: la cattolicità, la universalità. Chiesa universale, cioè cattolica, vuol dire che la Chiesa ha in sé, nella sua stessa natura, l’apertura a tutti i popoli e le culture di ogni tempo, perché Cristo è nato, morto e risorto per tutti.

La cultura, d’altronde, è per sua stessa natura in continua trasformazione. Si pensi a come siamo chiamati ad annunciare il Vangelo in questo momento storico di grande cambiamento culturale, dove una tecnologia sempre più avanzata sembra avere il predominio. Se dovessimo pretendere di parlare della fede come si faceva nei secoli passati rischieremmo di non essere più compresi dalle nuove generazioni. La libertà della fede cristiana – la libertà cristiana - non indica una visione statica della vita e della cultura, ma una visione dinamica, una visione dinamica anche della tradizione. La tradizione cresce ma sempre con la stessa natura. Non pretendiamo, pertanto, di avere il possesso della libertà. Abbiamo ricevuto un dono da custodire. Ed è piuttosto la libertà che chiede a ciascuno di essere in un costante cammino, orientati verso la sua pienezza. È la condizione di pellegrini; è lo stato di viandanti, in un continuo esodo: liberati dalla schiavitù per camminare verso la pienezza della libertà. E questo è il grande dono che ci ha dato Gesù Cristo. Il Signore ci ha liberato dalla schiavitù gratuitamente e ci ha messo sulla strada per camminare nella piena libertà.