ADORAZIONE EUCARISTICA DELLE QUARANTORE

 

 

ADORAZIONE EUCARISTICA DELLE QUARANTORE:

Venerdì 21 e sabato 22 aprile: Esposizione eucaristica dalle ore 09.00-12.00 e dalle ore 15.00-18.30.

Venerdì 21 Aprile ore 16.30 adorazione per i bambini e sabato 22 aprile ore 15.30 Adorazione Eucaristica Comunitaria
Domenica 23 aprile Ore 10.00 S. Messa e conclusione delle Quarantore con la processione e benedizione Eucaristica

BOLLETTINO PARROCCHIALE N.342 PASQUA 2017

La Lectio Divina

Vi comunichiamo due incontri ( 14 e 22 marzo 2017 )
che si terranno in Chiesa.
VENITE , VEDETE E GUSTATE
Il nostro vescovo Matteo Zuppi dice:- “L’anno Santo della Misericordia continuerà,
provvidenzialmente per noi , con il Congresso Eucaristico Diocesano: evento cosi importante da segnare i passi del nostro cammino di Chiesa”. Anche la nostra comunità si unisce a vivere
quest’anno importante. Ormai stiamo vivendo da tempo l’Avvento : come già sapete il nostro
Lettore Stefano Tampieri ha parlato del tema “ Voi stessi date loro da mangiare” . Cosi abbiamo
iniziato per la prima volta la “Lectio Divina” in chiesa . E’ stato un bellissimo momento e con
partecipazione di tanti parrocchiani. Con tanta gioia vi comunichiamo altre due date per poter
partecipare a questi incontri meravigliosi insieme con don Remo e la Comunità . Saremmo come una vera famiglia che desidera vivere un cammino di chiesa. Sicuramente la parola di Dio ci sazierà e possiamo far saziare anche il nostro prossimo. Ora il dubbio chiede: ma che cos’è la “Lectio divina”? Ecco la risposta :- Nella liturgia cristiana, la Lectio Divina (lettura divina) è un
modo tradizionale di pregare la Bibbia. Fondamentalmente immagina quattro grandi gradini.

DAL 3.NOVEMBRE IL DOPOSCUOLA PER I RAGAZZI DELLE MEDIE

INVITO GRUPPO CARITA'

OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL ROSARIO

CALENDARIO DEGLI INCONTRI IN PARROCCHIA DA SETTEMBRE 2016 A GIUGNO 2017

PAGINE PIU' VISTE FEBBRAIO 2017

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 16.aprile 2017

PREGHIERA PER IL SABATO SANTO

(Card. Angelo Comastri)

 

O Gesù, mi fermo pensoso ai piedi della Croce:
anch’io l’ho costruita con i miei peccati!
La tua bontà, che non si difende
e si lascia crocifiggere, è un mistero
che mi supera e mi commuove profondamente.
Signore, tu sei venuto nel mondo per me,
per cercarmi,
per portarmi l’abbraccio del Padre.
Tu sei il volto della bontà
e della misericordia:
per questo vuoi salvarmi!
Dentro di me ci sono le tenebre:
vieni con la tua limpida luce.
Dentro di me c’è tanto egoismo:
vieni con la tua sconfinata carità.
Dentro di me c’è rancore e malignità:
vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.
Signore, il peccatore da salvare sono io:
il figlio prodigo che deve tornare, sono io!
Signore, concedimi il dono delle lacrime
per ritrovare la libertà e la vita,
la pace con te e la gioia in te. Amen.

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 16. aprile 2017

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo:
15 Aprile ore 21 : Sabato santo
16 Aprile ore 11 : Domenica di Pasqua
Domenica 28 Maggio ore 17: Concerto nella chiesa di Bazzano
Domenica 11 Giugno ore 17: "Cori-a-MO" Rassegna corale per le vie e piazze di Modena

I doni di Dio

(Bruno Ferrero)

In un paese lontano, un uomo, camminando tra i vicoli nella parte vecchia della città, si imbatte in una bottega dall'insegna consumata dal tempo ma ancora ben leggibile.
C'era scritto: "Qui si vendono i doni di Dio".
Entrò e visto un vecchietto dietro un bancone gli chiese: "Che vendi buon vecchio?".
Gli rispose: "Ogni ben di Dio".
"Fai pagate caro?".
"No! I doni di Dio sono tutti gratuiti".
Si guardò intorno stupito per gli scaffali pieni di anfore d'amore, vasi di coraggio, lattine di gioia, flaconi di fede, pacchi di speranza, bottiglioni di pace, scatole di salvezza, casse di amicizia...
Si fece coraggio e disse al vecchietto: "Mi dia un bel po' d'amore di Dio, tutta la pace e la gioia, un cartoccio di fede e salvezza quanto basta".
Questi con pazienza, curva sulla schiena, preparò tutto sul bancone. L'uomo fece un balzo. Con grande meraviglia vide che di tutti i grandi doni che aveva chiesto il vecchietto fece solo un piccolissimo pacco che stava sul pugno delle mani.
Esclamò: "Possibile? Tutto qui?".
Il vecchietto raddrizzatosi di colpo rispose solennemente:
"E sì, mio caro, nel negozi di Dio non si vendono frutti maturi, ma soltanto piccoli semi da coltivare".

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2017-04-27 - Vangelo di giovedi' (gio, 27 apr 2017)
At 5, 27-33; Sal.33; Gv 3, 31-36. ||| Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.
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2017-04-27 - Commento di giovedi' (gio, 27 apr 2017)
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. ||| Gesù Cristo viene dal cielo: è il Figlio di Dio che si è fatto carne. La sua venuta è un atto d'amore; l'amore l'ha ispirata, un amore che tende alla vita. Da lui è annunziata la parola di Dio ed è elargito lo Spirito Santo. Inaudito paradosso: un libero e disinteressato amore per l'umanità in rovina, ha indotto il Padre a immolare il suo amatissimo Figlio. La passione è la massima rivelazione d'amore; è la massima effusione di Dio stesso. Chi mediante la fede vi si immerge, ottiene la vita eterna. Gesù è il dono di Dio Padre, è la vita del mondo: chi ne respinge la divinità e la missione è in stato di inimicizia con Dio, è avulso dalla vita, è nella condanna, "è già giudicato". Il piano di salvezza di Dio Padre è condizionato alla posizione che l'uomo prende nei confronti di Cristo. L'uomo non può restare indifferente: l'indifferenza di fronte all'amore è un rifiuto, un "no" all'amore. Gesù, luce del mondo, è venuto a illuminare; non si contenta di rinnovare nell'oggi dell'uomo i prodigi di Dio, segni della sua benevolenza verso di noi, ma si fa lui stesso sacramento, segno sensibile e credibile dell'amore che è Dio. Perciò chi non mette Cristo al centro della sua vita non vedrà la luce, ma non vedrà neanche la vita.
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Benedizione in famiglia nel giorno di Pasqua con l’acqua benedetta

Io sono la risurrezione e la vita

16.APRILE 2017

Benedetto sei tu, Signore del cielo e della terra,che nella grande luce della Pasqua manifesti la tua gloria e doni al mondo la speranza della vita nuova; guarda a noi, tuoi figli, radunati intorno alla mensa di famiglia: fa’ che accogliamo da te la vera pace,

 

la salute del corpo e dello spirito e la sapienza del cuore,per amarci gli uni gli altri come Cristo ci ha amati.  Egli ha vinto la morte,

 

e vive e regna nei secoli dei secoli.

 

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione Domenica di Pasqua A

Cristo, oggi, ci dà un appuntamento. Non davanti ad una tomba vuota, ma un appuntamento e un rendez vous con un incarico, un mandato e un compito: Gesù è vivo, andiamo a dirlo agli altri.
Il crocifisso è risorto e riempie le strade di questo mondo, i viottoli di tutti i tempi e i sentieri di tutti i luoghi con la sua presenza vittoriosa e trionfante. E siamo noi, i cristiani, i suoi amici, che dobbiamo appagare quella voglia e quel desiderio di liberazione e risurrezione che il mondo, urlando, sta chiedendo e reclamando.
Il venerdì santo, dentro e fuori di noi, sembra non conoscere tramonto. La passione di Cristo non è finita, continua sulla pelle di tante persone a cui è stata tolta la dignità, il lavoro, la casa, gli affetti. E' il Cristo che ancora soffre nella persona di tanti nostri fratelli.
Ecco allora il nostro appuntamento di oggi: dire a tutti con la nostra vita e i nostri atteggiamenti che il Cristo del venerdì è vivo, oggi, per tutti.
Andiamo a dirlo agli altri.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Il Video del Papa 04-2017 – I giovani – Aprile 2017

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di aprile 2017: Per i giovani, perché sappiano rispondere con generosità alla propria vocazione, mobilitandosi per le grandi cause del mondo, a cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera. In lingua spagnola con sottotitoli in italiano

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Benedetto XVI, 90 anni in «famiglia»

19.aprile 2017

Dai giardini vaticani la cupola di Michelangelo svetta fin quasi ad abbracciare un paesaggio dell’anima che sembra uscito da un patto d’alleanza tra l’opera della natura e il meglio della mano dell’uomo. Uno dei punti di osservazione più suggestivi di questo compendio di arte e di umanità nel territorio che papa Pio XI, all’atto della nascita in forma di Stato, indicò come «quel tanto di corpo che bastava per tenersi unita l’anima», è certamente il monastero Mater Ecclesiae. Da quattro anni, dopo i due primi mesi di Castel Gandolfo (28 febbraio-2 maggio 2013), il monastero è diventata la casa e il luogo di ritiro e di preghiera del papa emerito Benedetto XVI.

Oggi, Pasqua di Risurrezione 2017, Joseph Ratzinger compie 90 anni. Nel monastero, in tutti i sensi, non è, né può essere un giorno come un altro. È attesa la visita di papa Francesco. Da Ratisbona è già arrivato e si fermerà per alcuni giorni monsignor Georg, l’amatissimo fratello maggiore. Una delegazione bavarese porgerà gli auguri ufficiali della “sua” terra. Ma tutto nel segno della sobrietà. Nella cappella il grande cero intarsiato a mano e inviato, come ogni anno, dalla Baviera, scandisce il tempo liturgico, ma dà anche il tono giusto a una festa di famiglia.

Il clima della casa si misura e si conforma sulla mitezza di Ratzinger. Il Papa emerito ha sempre un sorriso e il cuore aperto per tutti. Un colloquio, poco più di un saluto, non può essere un’intervista, ma il primo pensiero, il primo grazie di Benedetto XVI, sapendo che si scriverà della visita al monastero, è per Avvenire e i suoi lettori: «Voglio augurare a tutti loro una buona Pasqua e ringraziarli per la vicinanza nella preghiera. Sappiano che la ricambio». Poche parole, il volto sereno, lo sguardo intenso e illuminato dalla cordialità di un sorriso. I novant’anni “barcollano” principalmente sulle gambe. E infatti dopo il bastone, ecco un deambulatore ad accompagnare, quando necessario, i passi. Cammina certo più veloce la mente che, alla soglia del secolo, non è solo un deposito di ricordi. Il monastero è appartato ma non è fuori dal mondo.

Il 16 aprile 1927 era un Sabato Santo, e la liturgia pasquale, con la benedizione dell’acqua e il Battesimo, veniva celebrata, allora, già alla vigilia; e dunque il privilegio di una «vita subito immersa nel mistero pasquale» si rende misteriosamente presente. Oggi più che mai, nel tempo in cui la Pasqua segna con esattezza anche un tempo straordinario della vita, non si può pensare a una semplice faccenda di calendario; oggi che lo sguardo sotto gli occhi di Benedetto – il manto vivo e rigoglioso dei giardini e il maestoso profilo della cupola di san Pietro – riporta a un’altra «coincidenza», una condizione di vita già vissuta e assimilabile, almeno in parte, a quella attuale.

Il monastero, con la piccola comunità che vive insieme e intorno al Pontefice emerito, richiama il tempo e il luogo della piccola chiesa di Pentling, il paesino alle porte di Ratisbona dove il cardinale Joseph Ratzinger trascorreva le vacanze estive e dove avrebbe voluto ritirarsi una volta che Giovanni Paolo II avesse accolto le sue dimissioni da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ogni domenica nella chiesetta di San Giovanni svolgeva la funzione di parroco. E per la piccola comunità di Pentling il cardinale celebrava Messa e teneva l’omelia. Da tempo, ancor prima che venissero raccolte in un volume, per la loro profondità e bellezza, erano diventate le “omelie di Pentling”, il pulpito di un minuscolo centro davanti al quale, per la parola del suo “parroco della domenica”, si spalancavano gli orizzonti del mondo.

Come tutte le chiese dei piccoli villaggi, anche Pentling aveva il suo bel campanile. E fu quando, in una domenica del luglio 1994, furono inaugurate le nuove campane, che il cardinale Ratzinger tenne un’omelia che a distanza di oltre vent’anni aiuta a capire il clima, i momenti e gli attimi di vita al monastero. Parlava, l’omelia, nel suo passaggio più importante, delle differenti altezze dei grattacieli e dei campanili, e osservava che i grattacieli indicano soprattutto il potere della terra. Spingono un po’ più su la terra, ne innalzano il potere, ma, mostrando che in alto c’è solo terra e cemento, denunciano chiaramente il senso del nostro limite. E invece «il campanile, anche se è piccolo come un modesto, timido indice, ci parla di tutt’altra altezza, di un’altezza che non si può raggiungere col cemento e neanche con i razzi; di un’altezza che si può raggiungere solo con il cuore, di un’altezza che si chiama Dio».

Imponente e maestosa, la cupola di san Pietro nella visione del Papa emerito è ora anche il riflesso del campanile della piccola comunità di una Pentling ancora più ridotta: il segretario personale e prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Georg Gänswein, le quattro Memores Domini Rossella, Loredana, Carmela e Cristina, a cui va aggiunta (pur non vivendo nella casa) la laica consacrata Birgit, del movimento di Schoenstatt, l’unica, si dice, in grado di decrittare la minutissima grafia di Benedetto XVI.
Non si staglia nessun grattacielo sullo sfondo di una Roma che in alto è una distesa di tetti e terrazze e che nella sua visione d’insieme appare come un’immensa piazza adagiata ai piedi della cupola. In un luogo dove spazio e tempo quasi si confondono, il campanile di Pentling affiora allora come il “focolare” di una famiglia tutta speciale, consapevole, pur in tutta umiltà, di vivere un tempo speciale; e nel nome di una persona speciale. Il monastero è una casa dove la storia ha messo fin dal principio le tende, eppure qui proprio la storia sembra essere l’estranea di casa, l’ultima ospite alla quale si mostra riguardo perché tutto scorre in un silenzio che non è nascondimento, bensì l’argine naturale per dare spazio e primato all’essenziale.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Le più belle pagine del Vangelo

Descrizione

Nella predicazione del Papa, la meditazione delle pagine evangeliche costituisce uno dei momenti centrali, perché tutto nasce dal Vangelo e al suo messaggio tutto si riconduce, nella dimensione intima della fede e nella testimonianza della vita. A cominciare dal commento quotidiano delle letture della messa celebrata nella cappella della residenza di Santa Marta e, via via, nelle omelie, nei discorsi, nelle udienze, ben si vede come per il Papa sia un bisogno e un dovere prioritario mettersi personalmente a far assaporare la Parola di Dio, perché essa incontri e dimori nel cuore dei credenti. Nelle sue parole ritroviamo non solo l'originalità, la saporosità e la colloquialità del linguaggio che gli è familiare (le immagini, le metafore, le sottolineature), ma anche la congiunzione di una creatività meditativa che, attraverso un sobrio quanto intenso commento, sa esprimere l'essenziale da cogliere come esortazione spirituale, ammonimento morale, passione di ricerca. Concentrato sull'attualizzazione e la personalizzazione del Vangelo che deve vivere nell'oggi dell'uomo e penetrare ogni momento della sua esistenza, Francesco punta a far sì che il messaggio da cogliere non venga recepito come una bella «lezione» da ascoltare, ma arrivi a scuotere profondamente le coscienze e a portare ogni volta degli orientamenti concreti per la vita. Nel commento di Francesco ai brani evangelici si avverte la fede umile di chi vive dentro di sé quello che annuncia, e l'afflato del pastore che si pone in dialogo con chi lo ascolta, nella comune ricerca della verità e del bene, attinta alla luce e alla speranza del Vangelo. E in questo si avverte la tenerezza paterna del Papa; la premura materna della Chiesa che si riflette nelle sue parole; la forza dello Spirito – così spesso invocato – che lo illumina e lo guida. C'è in sostanza tutta la dimensione spirituale, ecclesiale e umana della predicazione come discernimento, messaggio e incontro, che si nutre anche della semplicità sapiente di Francesco nell'annunciare e testimoniare il Vangelo come Parola che vive. Nei testi qui raccolti appare nitidamente questa dimensione, nella quale si può leggere lo stesso tratto distintivo del suo pontificato, ovvero gli orizzonti ecclesiali e pastorali verso i quali desidera che la Chiesa cammini per essere autenticamente se stessa. Che siano alcuni momenti della storia di Gesù evidenziati nella prima parte di questa silloge oppure, nella seconda, alcuni aspetti fondamentali del messaggio evangelico, emerge sempre chiaramente ciò che per Francesco conta di più nell'incontrare Cristo e nel rimanere nel suo amore.

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

 

Visita Pastorale del Santo Padre Francesco in occasione del Congresso Eucaristico Diocesano

Film documentario: Son morto che ero bambino

  • Mercoledì 26 aprile
  • 20:30
  • al cinema-teatro Kursaal di Porretta Terme

Documentazione del viaggio che l'Arcivescovo ha compiuto sul "treno della memoria".

Istituzione accoliti

  • Venerdì 28 aprile
  • 18:30
  • in Cattedrale

Venerdì 28 alle 18.30 nella cattedrale di San Pietro l'arcivescovo Matteo Zuppi celebrerà la Messa nel corso della quale istituirà dieci accoliti.

Messa e affidamento del Mandato ai Fratelli e Sorelle di San Francesco per le Missioni al Popolo

  • Domenica 30 aprile
  • 11:30
  • nella parrocchia di San Giacomo fuori le Mura
  • Il pellegrinaggio notturno giovani

  • Domenica 30 aprile
  • 21:00
  • presso il cortile dell'Arcivescovado

«Eucaristia (cammino) e (sosta in mezzo alla) città degli uomini». Questo è il titolo del pellegrinaggio notturno che alcuni sacerdoti e religiosi propongono domenica prossima con ritrovo alle ore 21 presso il cortile dell'Arcivescovado a Bologna in via Altabella.

1 maggio, Villa Pallavicini in festa

  • Lunedì 1 maggio
  • 10:00
  • a Villa Pallavicini

È dal 1955 che Villa Pallavicini, per iniziativa di monsignor Giulio Salmi e su ispirazione del cardinale Giacomo Lercaro, ha aperto le porte alla ospitalità e alla formazione.

LE PAROLE DEL PAPA

Se avessimo la Parola di Dio sempre nel cuore, nessuna tentazione potrebbe allontanarci da Dio.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Mercoledì, 19 aprile 2017

La Speranza cristiana - 19. Cristo Risorto nostra speranza (cfr 1 Cor 15)

La Speranza cristiana - 19. Cristo Risorto nostra speranza (cfr 1 Cor 15)

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

 

Ci incontriamo quest’oggi nella luce della Pasqua, che abbiamo celebrato e continuiamo a celebrare con la Liturgia. Per questo, nel nostro itinerario di catechesi sulla speranza cristiana, oggi desidero parlarvi di Cristo Risorto, nostra speranza, così come lo presenta san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (cfr cap. 15).

 

L’apostolo vuole dirimere una problematica che sicuramente nella comunità di Corinto era al centro delle discussioni. La risurrezione è l’ultimo argomento affrontato nella Lettera, ma probabilmente, in ordine di importanza, è il primo: tutto infatti poggia su questo presupposto.

 

Parlando ai suoi cristiani, Paolo parte da un dato inoppugnabile, che non è l’esito di una riflessione di qualche uomo sapiente, ma un fatto, un semplice fatto che è intervenuto nella vita di alcune persone. Il cristianesimo nasce da qui. Non è un’ideologia, non è un sistema filosofico, ma è un cammino di fede che parte da un avvenimento, testimoniato dai primi discepoli di Gesù. Paolo lo riassume in questo modo: Gesù è morto per i nostri peccati, fu sepolto, e il terzo giorno è risorto ed è apparso a Pietro e ai Dodici (cfr 1 Cor 15,3-5). Questo è il fatto: è morto, è sepolto, è risorto ed è apparso. Cioè, Gesù è vivo! Questo è il nocciolo del messaggio cristiano.

 

Annunciando questo avvenimento, che è il nucleo centrale della fede, Paolo insiste soprattutto sull’ultimo elemento del mistero pasquale, cioè sul fatto che Gesù è risuscitato. Se infatti tutto fosse finito con la morte, in Lui avremmo un esempio di dedizione suprema, ma questo non potrebbe generare la nostra fede. E’ stato un eroe. No! E’ morto, ma è risorto. Perché la fede nasce dalla risurrezione. Accettare che Cristo è morto, ed è morto crocifisso, non è un atto di fede, è un fatto storico. Invece credere che è risorto sì. La nostra fede nasce il mattino di Pasqua. Paolo fa un elenco delle persone a cui Gesù risorto apparve (cfr vv. 5-7). Abbiamo qui una piccola sintesi di tutti i racconti pasquali e di tutte le persone che sono entrate in contatto con il Risorto. In cima all’elenco ci sono Cefa, cioè Pietro, e il gruppo dei Dodici, poi “cinquecento fratelli” molti dei quali potevano rendere ancora la loro testimonianza, poi viene citato Giacomo. Ultimo della lista – come il meno degno di tutti – è lui stesso. Paolo dice di se stesso: “Come un aborto” (cfr v. 8).

 

Paolo usa questa espressione perché la sua storia personale è drammatica: lui non era un chierichetto, ma era un persecutore della Chiesa, orgoglioso delle proprie convinzioni; si sentiva un uomo arrivato, con un’idea molto limpida di cosa fosse la vita con i suoi doveri. Ma, in questo quadro perfetto – tutto era perfetto in Paolo, sapeva tutto – in questo quadro perfetto di vita, un giorno avviene ciò che era assolutamente imprevedibile: l’incontro con Gesù Risorto, sulla via di Damasco. Lì non ci fu soltanto un uomo che cadde a terra: ci fu una persona afferrata da un avvenimento che gli avrebbe capovolto il senso della vita. E il persecutore diviene apostolo, perché? Perché io ho visto Gesù vivo! Io ho visto Gesù Cristo risorto! Questo è il fondamento della fede di Paolo, come della fede degli altri apostoli, come della fede della Chiesa, come della nostra fede.

 

Che bello pensare che il cristianesimo, essenzialmente, è questo! Non è tanto la nostra ricerca nei confronti di Dio – una ricerca, in verità, così tentennante –, ma piuttosto la ricerca di Dio nei nostri confronti. Gesù ci ha presi, ci ha afferrati, ci ha conquistati per non lasciarci più. Il cristianesimo è grazia, è sorpresa, e per questo motivo presuppone un cuore capace di stupore. Un cuore chiuso, un cuore razionalistico è incapace dello stupore, e non può capire cosa sia il cristianesimo. Perché il cristianesimo è grazia, e la grazia soltanto si percepisce, e per di più si incontra nello stupore dell’incontro.

 

E allora, anche se siamo peccatori –tutti noi lo siamo –, se i nostri propositi di bene sono rimasti sulla carta, oppure se, guardando la nostra vita, ci accorgiamo di aver sommato tanti insuccessi… Nel mattino di Pasqua possiamo fare come quelle persone di cui ci parla il Vangelo: andare al sepolcro di Cristo, vedere la grande pietra rovesciata e pensare che Dio sta realizzando per me, per tutti noi, un futuro inaspettato. Andare al nostro sepolcro: tutti ne abbiamo un pochettino dentro. Andare lì, e vedere come Dio è capace di risorgere da lì. Qui c’è felicità, qui c’è gioia, vita, dove tutti pensavano ci fosse solo tristezza, sconfitta e tenebre. Dio fa crescere i suoi fiori più belli in mezzo alle pietre più aride.

 

Essere cristiani significa non partire dalla morte, ma dall’amore di Dio per noi, che ha sconfitto la nostra acerrima nemica. Dio è più grande del nulla, e basta solo una candela accesa per vincere la più oscura delle notti. Paolo grida, riecheggiando i profeti: «Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (v. 55). In questi giorni di Pasqua, portiamo questo grido nel cuore. E se ci diranno il perché del nostro sorriso donato e della nostra paziente condivisione, allora potremo rispondere che Gesù è ancora qui, che continua ad essere vivo fra noi, che Gesù è qui, in piazza, con noi: vivo e risorto.