SETTIMANA SANTA

Grande e Santa, Settimana Santa

l'ultima settimana di Gesù cola goccia a goccia, minuto dopo minuto così come i cronisti dell'epoca ci raccontano. Fatti che conosciamo, eventi che ancora (ci auguriamo) suscitano emozione dentro di noi. L'ingresso trionfale nella Gerusalemme che ammazza i profeti, barlume di riconoscimento messianico destinato ben presto a scomparire, la cena consumata con i discepoli al giovedì, la lunga notte di solitudine e angoscia al Getsemani, la croce drammatica che inchioda ogni speranza e la travolge e la notte di attesa...

Inizia la Settimana santa, andiamo con Cristo incontro alla vita che il Padre ci ha dato. Finché restiamo accanto a lui non dobbiamo temere: se dormiamo egli veglia, se cadiamo egli ci rialza, se abbiamo paura egli ci incoraggia, se moriamo con lui egli ci risuscita e ci introduce nel suo regno. A lui sia gloria nei secoli. Amen.

 

Che giorni, fratelli, stiamo per vivere! Siate presenti, vi prego, siateci. Non è folclore ciò che ci apprestiamo a vivere, non è devozione. E' memoriale, attualizzazione di ciò che Gesù ha vissuto e vive. Durante la Settimana santa ci si ferma: giorno per giorno, ora per ora, regoliamo i nostri orologi e il nostro tempo a quel momento cruciale per la storia dell'umanità.

Fermi, zitti, Dio si prepara a morire,

Cristo celebra la sua presenza nell'ultima Pasqua, la nuova, viene arrestato,

 condannato, ucciso, sepolto, vive.

In questa preziosa settimana, qualunque cosa faremo, in ufficio, a scuola, a casa, potremo fermarci, socchiudere gli occhi e pensare a Cristo, ai suoi sentimenti, alla sua angoscia, alla sua bruciante passione, al suo desiderio. Straordinario.  Prendetevi del tempo: giovedì sera, venerdì e sabato notte, celebreremo il Triduo Pasquale:  partecipate, lasciatevi trascinare da queste celebrazioni dense di fede. Sii benedetto, Signore, perché ti presenti alla porta della nostra esistenza non con la tua potenza che esige la genuflessione, ma con la semplicità che organizza la festa con i suoi!

Sii benedetto, tu,

 

 nostro umile Signore!

VIA CRUCIS 2021

AVVISO CARITAS PARROCCHIALE

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 361

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

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TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 16.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 28.marzo 2021

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  28.marzo 2021

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

l Grazie  

(Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)

Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite. 
L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile. 
Ma la mano di chi? 
La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte". 
Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino. 
Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. 

Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani? 

Dovremmo imparare ad osservare i "comandamenti della casalinga": 
"Se ci dormi sopra... rimettilo in ordine. 
Se lo indossi... appendilo. 
Se finisci di mangiare... mettilo nel lavandino. 
Se ci cammini sopra... sbattilo. 
Se lo apri... chiudilo. 
Se lo svuoti... riempilo. 
Se suona... rispondi. 
Se miagola... dagli da mangiare. 
Se piange... amalo".

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

DOMENICA DELLE PALME

Benedetto colui che viene nel nome del Signore

28.MARZO 2021

Inizia la Settimana Santa, siamo chiamati a contemplare due avvenimenti strettamente legati: l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e la sua passione. La processione coi rami d'ulivo ha un significato ben preciso: nella fede accogliamo Gesù che in questa Settimana - attraverso i Riti Liturgici - rende attuale entro la nostra comunità quei suoi gesti salvifici e ne comunica tutto il frutto di salvezza.

Signore, in questi giorni che ci fanno rivivere i momenti fondamentali della nostra storia di salvezza, rinnova la nostra fede.  Che le feste pasquali accendano anche in noi il fuoco vivo del tuo amore, un fuoco con cui incendiare il mondo intero, perché nessun uomo possa ignorare che tu sei Padre d’amore, e hai donato il tuo Figlio e lo Spirito per rendere anche noi, e tutti, figli amati e felici di abitare con te, e lodare per sempre il tuo nome. 

NON DI SOLO PANE NR.982

982 by

PREGHIERA IN FAMIGLIA

DOMENICA DELLE PALME B 2021

La gente si domanda: Chi è costui? E' la stessa domanda che viene fatta a noi cristiani, ad ognuno di noi: chi sei tu? chi sei tu per te e chi sei tu per gli altri? Allora proviamo a riconoscerci e a vedere dove ci siamo cacciati, a scoprire il ruolo e il nostro comportamento. Proviamo ad esaminare una qualunque circostanza della nostra vita. Al centro una situazione qualsiasi, un povero cristo vittima dell'ingiustizia, della solitudine, del tradimento e della indifferenza. E noi essere un Pilato, un Pietro, un Barabba, un Cireneo, lo stesso Giuda. Proviamo ad immaginarci. Potrebbe succedere che Pilato non si lavi le mani ma trovi il coraggio di compromettersi. Che Pietro si lasci scappare: sì, lo conosco, è un mio amico, che Barabba si offra di morire al posto di un innocente e che Giuda dia un bacio vero, di affetto. Proviamo ad immaginare di essere quel Gesù. Quel Gesù che si limita a ricordarci che la violenza genera altra violenza, quel Gesù che vive la sfida dell'amore e che per affermare la propria forza sceglie la strada della debolezza e della non violenza. Di essere quel Gesù che viene processato. Ci sono accuse contro di lui, si presentano testimoni a suo carico. Negli schedari del tempio Gesù verrà classificato come bestemmiatore e impostore, negli archivi di Roma come un delinquente e un malfattore. Gesù, uomo giusto, ha una fedina penale di cui qualsiasi persona un pò onesta si vergognerebbe. E spesso anche noi giudichiamo gli altri non per quello che sono, ma come abbiamo interesse che siano. Domandiamoci, chi siamo per noi e chi siamo per gli altri.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 14,1-15,47
La passione del Signore

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

IL VIDEO DEL MESE

Sacramento della riconciliazione – Il Video del Papa – Marzo 2021

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di marzo 2021: Preghiamo affinché viviamo il sacramento della riconciliazione con una rinnovata profondità, per gustare l’infinita misericordia di Dio. E preghiamo perché Dio dia alla sua Chiesa sacerdoti misericordiosi e non torturatori...A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

28.marzo 2021

La benedizione delle famiglie? La creatività «batte» il coronavirus

I primi a porsi il problema erano stati i vicari generali dell’arcidiocesi di Bologna. Già a metà dicembre avevano affrontato il tema della benedizione pasquale delle famiglie che «si presenta più delicata del solito» in un tempo segnato dalla pandemia. E il rimedio suggerito era quello della “prenotazione”, ossia di «portare la benedizione nelle case solo alle persone che la chiedono spontaneamente»: compilando un modulo da consegnare al parroco o riempiendolo sul sito della parrocchia. Poi le raccomandazioni: tutti con la mascherina, i familiari e il sacerdote; tempi ridotti di permanenza nelle abitazioni, magari sostando solo sull’ingresso; stop agli incontri quando si registrano sintomi influenzali. A metà gennaio era stata la volta della Conferenza episcopale toscana: i vescovi avevano analizzato il daffarsi spiegando come «questo gesto pastorale, che pur ha un forte significato per il legame fra il pastore e la sua comunità, non possa essere compiuto quest’anno nella consueta modalità della visita nelle case». E avevano rimandato alle diocesi la scelta di «rinviare» il tutto oppure cercare «modalità nuove che ne permettano l’attuazione in una forma comunitaria che salvaguardi il distanziamento».

Come era avvenuto anche lo scorso anno, l’emergenza sanitaria modifica le “benedizioni”, come vengono popolarmente chiamate, che fanno passare il prete di casa in casa nelle settimane di Quaresima. E costringe i sacerdoti a rivedere «uno dei compiti principali della loro azione pastorale» che è la «cura di visitare le famiglie per recare l’annuncio di pace di Cristo», chiarisce il Benedizionale, cioè il libro che contiene le formule di benedizione per le diverse circostanze. Se oggi la parola d’ordine è sicurezza, che implica il rispetto delle misure anti-Covid, si è scelto di coniugare prudenza e creatività pastorale intorno a una tradizione già contemplata dal Concilio di Trento che rimane un “rito” capace di unire le parrocchie da Nord a Sud dell’Italia.

Le revisioni proposte tengono conto di restrizioni, sensibilità e risorse dei sacerdoti. In Emilia Romagna, ad esempio, la soluzione che prevale è quella della benedizione «solo su richiesta»: non c’è quindi il sacerdote che stila il calendario delle vie da percorrere ed entra nelle porte trovate aperte, ma si ferma se si è fissato un appuntamento. Nell’arcidiocesi di Ferrara- Comacchio le unità pastorali chiariscono che il prete «passerà da chi avrà fatto giungere la propria richiesta» alla parrocchia, persino via web. È una delle opzioni indicate anche dal vescovo di Albenga-Imperia, Guglielmo Borghetti, che ha stilato una sorta di vademecum per le benedizioni «in adeguata sicurezza»: nessuna visita se c’è chi ha una temperatura oltre i 37,5 gradi; sosta in un «ambiente arieggiato oppure sulla soglia»; durata massima di dieci minuti per ciascuna tappa; igienizzazione delle mani da parte del prete durante il tragitto. Tutto ciò per non privare le famiglie di un «dono di grazia», come lo definisce il vescovo.

Un’alternativa è quella di ritirare nelle chiese un’ampollina con l’acqua benedetta da portare a casa, spesso assieme a un sussidio che spiega come compiere in famiglia il gesto di prossimità e accompagnarlo con la preghiera. Ci sono chiese in cui si trovano cesti con le piccole boccette e i kit. Oppure, come avviene nelle parrocchie di Firenze, vengono organizzate in chiesa celebrazioni “ad hoc” per gli abitanti delle varie strade o zone durante le quali viene benedetta l’acqua che entrerà nelle famiglie, viene consegnata la lettera del cardinale arcivescovo Giuseppe Betori e viene presentata la preghiera da fare fra le mura domestiche con l’aspersione «preferibilmente nel giorno di Pasqua».

Una variante, già sperimentata a Milano durante l’Avvento quando nell’arcidiocesi ambrosiana vengono “anticipate” le benedizioni, prevede un breve incontro fra i residenti di uno stesso condominio o di un agglomerato: in un cortile interno o in un largo si danno appuntamento le famiglie per una preghiera comunitaria e per l’aspersione con l’acqua che la parrocchia ha consegnato. Poi ci sono i sacerdoti che compiono il rito “a distanza”, nel senso che passano lungo le strade secondo un’agenda condivisa ma non entrano nelle case. E benedicono tutti coloro che si affacciano alle finestre o sono sul portone. «Sempre nel rispetto del distanziamento fisico», tengono a ribadire.

Non manca chi ha deciso di rinviare le visite. Il vescovo di Chiavari, Alberto Tanasini, avverte che il segno sarà «riproposto quando la situazione sanitaria lo consentirà». E il vescovo di Macerata- Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, Nazzareno Marconi, suggerisce lo slittamento a dopo la solennità della Risurrezione utilizzando «l’acqua benedetta nella notte di Pasqua». Ma raccomanda ai preti di «rendersi vicini alle famiglie» anche con telefonate, chat, social e di andare a trovarle se qualcuna lo chieda. Perché, conclude, «il parroco è amico». Anche e soprattutto in un frangente così complesso.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Egli perdona tutte le tue colpe. 24 ore per il Signore 2021

Descrizione

 

Nonostante il perdurare della pandemia, Papa Francesco ha stabilito che anche quest'anno, il 12-13 marzo, in prossimità della IV Domenica di Quaresima, venga celebrata l'iniziativa "24 ore per il Signore-. Il tema scelto è un versetto del Sal 103,3: «Egli perdona tutte le tue colpe». Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione ha predisposto il Sussidio ufficiale in cui vengono offerti alcuni suggerimenti per consentire alle parrocchie e alle comunità cristiane di prepararsi a vivere l'iniziativa 24 ore per il Signore. Si tratta, ovviamente, di proposte che possono essere adattate in base alle consuetudini locali e alle esigenze dettate dal momento storico che stiamo attraversando. Nella prima parte si presentano alcuni testi che incoraggiano a vivere in maniera consapevole l'incontro con il sacerdote nel momento della confessione individuale. Essi possono anche servire per prepararsi (da soli o sotto la guida di un ministro) alla contrizione perfetta, nel caso in cui non sia temporaneamente possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione. La seconda parte può essere utilizzata durante il tempo di apertura della chiesa, in modo che quanti vi potranno accedere per confessarsi, possano essere aiutati nella preghiera e nella meditazione attraverso un percorso basato sulla Parola di Dio.Il presente Sussidio potrebbe essere anche utile a preparare una catechesi sulla necessità della conversione e sul Sacramento della Riconciliazione.

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso. Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo, perché l’amore pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi. #Quaresima


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Biblioteca del Palazzo Apostolico Mercoledì, 24 marzo 2021

Catechesi sulla preghiera - 27. Pregare in comunione con Maria

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi la catechesi è dedicata alla preghiera in comunione con Maria, e ricorre proprio alla vigilia della solennità dell’Annunciazione. Sappiamo che la via maestra della preghiera cristiana è l’umanità di Gesù. Infatti, la confidenza tipica dell’orazione cristiana sarebbe priva di significato se il Verbo non si fosse incarnato, donandoci nello Spirito la sua relazione filiale con il Padre. Abbiamo sentito, nella lettura, di quel raduno dei discepoli, le pie donne e Maria, pregando, dopo l’Ascensione di Gesù: è la prima comunità cristiana che aspettava il dono di Gesù, la promessa di Gesù.

Cristo è il Mediatore, il ponte che attraversiamo per rivolgerci al Padre (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2674). È l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo. È il Mediatore per eccellenza, è il Mediatore. Ogni preghiera che eleviamo a Dio è per Cristo, con Cristo e in Cristo e si realizza grazie alla sua intercessione. Lo Spirito Santo estende la mediazione di Cristo ad ogni tempo e ogni luogo: non c’è altro nome nel quale possiamo essere salvati (cfr At 4,12). Gesù Cristo: l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

Dall’unica mediazione di Cristo prendono senso e valore gli altri riferimenti che il cristiano trova per la sua preghiera e la sua devozione, primo tra tutti quello alla Vergine Maria, la Madre di Gesù.

Ella occupa nella vita e, quindi, anche nella preghiera del cristiano un posto privilegiato, perché è la Madre di Gesù. Le Chiese d’Oriente l’hanno spesso raffigurata come l’Odigitria, colei che “indica la via”, cioè il Figlio Gesù Cristo. Mi viene in mente quel bel dipinto antico dell’Odigitria nella cattedrale di Bari, semplice: la Madonna che mostra Gesù, nudo. Poi gli hanno messo la camicia per coprire quella nudità, ma la verità è che Gesù è ritratto nudo, ad indicare che lui, uomo nato da Maria, è il Mediatore. E lei segnala il Mediatore: lei è la Odigitria. Nell’iconografia cristiana la sua presenza è ovunque, a volte anche in grande risalto, ma sempre in relazione al Figlio e in funzione di Lui. Le sue mani, i suoi occhi, il suo atteggiamento sono un “catechismo” vivente e sempre segnalano il cardine, il centro: Gesù. Maria è totalmente rivolta a Lui (cfr CCC, 2674). A tal punto, che possiamo dire che è più discepola che Madre. Quella segnalazione, alle nozze di Cana: Maria dice “Fate quello che Lui vi dirà”. Sempre segnala Cristo; ne è la prima discepola.

Questo è il ruolo che Maria ha occupato per tutta la sua vita terrena e che conserva per sempre: essere l’umile ancella del Signore, niente di più. A un certo punto, nei Vangeli, ella sembra quasi scomparire; ma ritorna nei momenti cruciali, come a Cana, quando il Figlio, grazie al suo intervento premuroso, fece il primo “segno” (cfr Gv 2,1-12), e poi sul Golgota, ai piedi della croce.

Gesù ha esteso la maternità di Maria a tutta la Chiesa quando le ha affidato il discepolo amato, poco prima di morire in croce. Da quel momento, noi siamo collocati tutti sotto il suo manto, come si vede in certi affreschi o quadri medievali. Anche la prima antifona latina – Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix: la Madonna che, come Madre alla quale Gesù ci ha affidati, avvolge tutti noi; ma come Madre, non come dea, non come corredentrice: come Madre. È vero che la pietà cristiana sempre le dà dei titoli belli, come un figlio alla mamma: quante cose belle dice un figlio alla mamma alla quale vuole bene! Ma stiamo attenti: le cose belle che la Chiesa e i Santi dicono di Maria nulla tolgono all’unicità redentrice di Cristo. Lui è l’unico Redentore. Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma – alcune volte esagerate. Ma l’amore, noi sappiamo, sempre ci fa fare cose esagerate, ma con amore.

E così abbiamo cominciato a pregarla con alcune espressioni a lei dirette, presenti nei Vangeli: “piena di grazia”, “benedetta fra le donne” (cfr CCC, 2676s.). Nella preghiera dell’Ave Maria sarebbe presto approdato anche il titolo “Theotokos”, “Madre di Dio”, sancito dal Concilio di Efeso. E, analogamente a come avviene nel Padre Nostro, dopo la lode aggiungiamo la supplica: chiediamo alla Madre di pregare per noi peccatori, perché interceda con la sua tenerezza, “adesso e nell’ora della nostra morte”. Adesso, nelle concrete situazioni della vita, e nel momento finale, perché ci accompagni – come Madre, come prima discepola – nel passaggio alla vita eterna.

Maria è sempre presente al capezzale dei suoi figli che partono da questo mondo. Se qualcuno si ritrova solo e abbandonato, ella è Madre, è lì vicino, come era accanto al suo Figlio quando tutti l’avevano abbandonato.

Maria è stata ed è presente nei giorni di pandemia, vicino alle persone che purtroppo hanno concluso il loro cammino terreno in una condizione di isolamento, senza il conforto della vicinanza dei loro cari. Maria è sempre lì, accanto a noi, con la sua tenerezza materna.

Le preghiere rivolte a lei non sono vane. Donna del “sì”, che ha accolto con prontezza l’invito dell’Angelo, risponde pure alle nostre suppliche, ascolta le nostre voci, anche quelle che rimangono chiuse nel cuore, che non hanno la forza di uscire ma che Dio conosce meglio di noi stessi. Le ascolta come Madre. Come e più di ogni buona madre, Maria ci difende nei pericoli, si preoccupa per noi, anche quando noi siamo presi dalle nostre cose e perdiamo il senso del cammino, e mettiamo in pericolo non solo la nostra salute ma la nostra salvezza. Maria è lì, a pregare per noi, a pregare per chi non prega. A pregare con noi. Perché? Perché lei è la nostra Madre.