Il decreto della Penitenzieria Apostolica

GIOCANDO INSIEME

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 363

AVVISO CARITAS PARROCCHIALE

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

**********************************************************************************************************************************************************

CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

-----------------------

TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 17.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 4.luglio 2021

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  27.giugno 2021

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

l Grazie  

(Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)

Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite. 
L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile. 
Ma la mano di chi? 
La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte". 
Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino. 
Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. 

Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani? 

Dovremmo imparare ad osservare i "comandamenti della casalinga": 
"Se ci dormi sopra... rimettilo in ordine. 
Se lo indossi... appendilo. 
Se finisci di mangiare... mettilo nel lavandino. 
Se ci cammini sopra... sbattilo. 
Se lo apri... chiudilo. 
Se lo svuoti... riempilo. 
Se suona... rispondi. 
Se miagola... dagli da mangiare. 
Se piange... amalo".

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO B

Voi chi dite che sia, Gesù?

12.SETTEMBRE 2021

Gesù è il Messia-salvatore degli uomini attraverso la sofferenza e la morte. Anche noi siamo chiamati a rivivere il destino doloroso del Figlio dell’uomo, per realizzare la nostra vocazione pasquale al seguito di Cristo.

Signore Gesù, oggi ci proponi gli aspetti scomodi e onerosi dell’ideale cristiano. La croce non si è mai disponibili né pronti per accettarla,  contrasta con l’aspirazione umana che tende ad allontanare il dolore e raccogliere gioie. Gesù, donaci il coraggio di seguirti e la forza di perseverare  anche se bisogna remare contro corrente. Amen

NON DI SOLO PANE NR.1004

PREGHIERA IN FAMIGLIA

Riflessione Vangelo:  24 domenica ordinario B 2021

Non credo sia una forzatura pensare che il Vangelo ascoltato richiami e ricordi il giorno del nostro Battesimo. Eravamo sordi e muti, accompagnati dai genitori e dai padrini, come quell'uomo accompagnato e presentato a Gesù da amici. Il sacerdote tocca le orecchie e la bocca e dice "Effatà, il Signore ti conceda di ascoltare presto la Sua Parola e di professare la fede". Lo stesso gesto che Gesù ha fatto al sordomuto del Vangelo e che ripete anche a me, anche a voi: Effatà, apriti. Abbiamo bisogno di guarire dalle nostre sordità, che si chiamano in mille modi, disinteresse, indifferenza, freddezza, menefreghismo. E abbiamo bisogno di guarire dal nostro mutismo, quando non comunichiamo con la vita la nostra fede, quando rifiutiamo il dialogo, l'incontro, la partecipazione. Effatà, apriti. Abbiamo bisogno di guarire dalle nostre fragilità, malattie, depressioni ed esaurimenti, dalle paure e angosce, dalle tentazioni e seduzioni del male. Gesù tocca con la mano le orecchie e la bocca del sordomuto perché l'uomo avverta a pelle il grande affetto e la tenerezza del Salvatore e l'ansia di vederlo liberato e salvo. Dio vuole liberarci e guarirci, facciamoci toccare dalle sue mani, per diventare noi mani che toccano i nostri fratelli per trasmettere l'affetto e l'amore di Cristo agli altri.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 8,27-35
Tu sei il Cristo… Il Figlio dell'uomo deve molto soffrire.

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

IL VIDEO DEL MESE

La Chiesa in cammino – Il Video del Papa 8 – Agosto 2021

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di agosto 2021: Preghiamo per la Chiesa, perché riceva dallo Spirito Santo la grazia e la forza di riformarsi alla luce del Vangelo..A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

5.settembre 2021

Oropa. Incoronata la Madonna nera dopo 101 anni

«Quattro secoli fa, in questo Santuario che si eleva maestoso sulle Alpi, si fece ricorso all’intercessione della Madonna per implorare aiuto e protezione nelle difficoltà della vita e contro il flagello della peste. Oggi, in questo travagliato periodo tormentato dal coronavirus e dalle sue pesanti conseguenze sentiamo il bisogno di ripartire insieme, con determinazione e vigore, per superare la grave crisi che ci attanaglia, dopo i tanti dolori e sofferenze che hanno afflitto la nostra vita, tenendoci lontani perfino dai familiari ed amici ». Immerse nella storia e radicate nel Vangelo, le parole del cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, nominato dal Papa “legato pontificio”, hanno richiamato fortemente il senso della quinta centenaria incoronazione della Madonna di Oropa: «Un segno del nostro impegno nel mettere ordine nella nostra vita, dando a Dio il primo posto nei nostri pensieri e nel nostro cuore, e camminando sotto il suo sguardo paterno sulla strada dei Dieci Comandamenti». Domenica al santuario biellese, a quasi 1.200 metri di altitudine, si è ripetuto un gesto antico e sempre nuovo.

Se nel 1920, terminata la Grande Guerra erano giunti per l’incoronazione in oltre 150mila, questa volta il Covid ha fatto rimandare di un anno l’evento e ha ridotto la presenza a 1.500 persone. Cinquecento accolte nella basilica superiore, altre mille hanno partecipato alla Messa all’esterno seguendola sui maxischermi. In 1.500 a rappresentare la diocesi e l’intero territorio biellese.

Ma grazie alle nuova tecnologie e alla diretta di Tv2000 l’evento è stato portato in tanti sagrati e ha consentito di vivere l’Incoronazione a migliaia di persone dalle proprie case. Al termine della celebrazione – con la partecipazione del coro con oltre cento elementi, diretto da Giulio Monaco – il collegamento con Roma per l’Angelus di papa Francesco. Poi l’incoronazione: il cardinal Re ha posto sul capo del Bambino Gesù e della Vergine Maria la corona realizzata dall’artista milanese Luca Cavalca in collaborazione con Riccardo Stanchi, disegnatore orafo valenzano. Non solo un oggetto prezioso, ma il simbolo di una comunità in cammino, una “corona di figli”. «Il gesto di incoronare la Madonna – ha sottolineato Re – ci inserisce in una tradizione che ha radici nel 1620 e ci riporta col pensiero alle innumerevoli persone che lungo i secoli sono salite a questo Santuario per cercare luce, sostegno e conforto» e che qui «hanno vissuto l’esperienza tonificante di un incontro profondo con Dio. Non sono pochi quanti sono giunti col cuore amareggiato e triste e il cui animo è ritornato sereno pregando e cantando le lodi della Madonna, fiduciosi nel potere di intercessione della Madre di Dio e Madre nostra».

Dopo la corona, attraverso le mani del rettore don Michele Berchi, il dono del manto realizzato con oltre 15.000 pezzetti di tessuto donati dalla gente, con uno strascico lungo 25 metri, cucito a mano dalle monache dell’abbazia “Mater Ecclesiae” di Isola San Giulio. È il “Manto della misericordia”, simbolo di protezione per tutto il popolo. Infine, la preghiera che il cardinal Re ha rivolto alla Vergine Maria. Una preghiera accorata, in un luogo fatto silenzio. Tra le invocazioni: «Proteggi, Vergine Santa, la comunità diocesana di Biella, il Piemonte, l’Italia e l’umanità intera, perché cresca l’impegno per il bene comune e non manchino gli sforzi perché amore e pace regnino nei cuori e nella società. Rinvigorisci la coerenza cristiana e sostienici nel cammino sinodale programmato dalla Chiesa italiana».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Il perdono è l'arma di Dio - Un'arma che non uccide ma fa rivivere le persone  (Dimensioni dello spirito) - Novità editorialedi Angelo Comastri

 

Descrizione

 

Ogni essere umano porta inscritto nelle fibre più intime del proprio cuore il bisogno di perdono. Questa sete di perdono trova la sua risposta più soddisfacente in Gesù. In Lui, afferma il Card. Comastri nel presente volume, Dio è pronto a perdonare, Dio gioisce nel perdonare. Questo insegnamento di Gesù è una novità assoluta e il distintivo irrinunciabile di riconoscimento dei suoi discepoli. I santi, che sono i cristiani pienamente coerenti con l'insegnamento di Gesù, l'hanno tradotto in gesti meravigliosi. Tra i numerosi esempi di perdono riportati nel volume, merita attenzione quanto accaduto il 13 maggio 1981, giorno dell'attentato a San Giovanni Paolo II per mano di Mehmet Ali Ağca. Sull'ambulanza che lo portava al Gemelli, il Papa, gravemente ferito, sussurrò: «Perdono il fratello che mi ha sparato». Parole che rivelano che cosa è il cristianesimo: un fiume di amore, di bontà e di perdono che parte dal cuore di Gesù e attraversa la storia cattiva degli uomini e sboccia in meravigliosi gesti di amore che spezzano e spiazzano l'odio degli uomini.

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Domani inizierò il mio #ViaggioApostolico a Budapest e in Slovacchia. Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera, e affido questa visita all’intercessione di tanti eroici confessori della fede che testimoniarono il Vangelo in quei luoghi tra ostilità e persecuzioni.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì, 8 settembre 2021

Catechesi sulla Lettera ai Galati - 8. Siamo figli di Dio

Fratelli e sorelle, buongiorno!

Proseguiamo il nostro itinerario di approfondimento della fede – della nostra fede – alla luce della Lettera di San Paolo ai Galati. L’Apostolo insiste con quei cristiani perché non dimentichino la novità della rivelazione di Dio che è stata loro annunciata. In pieno accordo con l’evangelista Giovanni (cfr 1 Gv 3,1-2), Paolo sottolinea che la fede in Gesù Cristo ci ha permesso di diventare realmente figli di Dio e anche suoi eredi. Noi cristiani diamo spesso per scontato questa realtà di essere figli di Dio. È bene invece fare sempre memoria grata del momento in cui lo siamo diventati, quello del nostro battesimo, per vivere con più consapevolezza il grande dono ricevuto.

Se io oggi domandassi: chi di voi sa la data del proprio battesimo?, credo che le mani alzate non sarebbero tante. E invece è la data nella quale siamo stati salvati, è la data nella quale siamo diventati figli di Dio. Adesso, coloro che non la conoscono domandino al padrino, alla madrina, al papà, alla mamma, allo zio, alla zia: “Quando sono stato battezzato? Quando sono stata battezzata?”; e ricordare ogni anno quella data: è la data nella quale siamo stati fatti figli di Dio. D’accordo? Farete questo? [rispondono: sì!] È un “sì” così, eh? [ridono] Andiamo avanti…

Infatti, una volta che è «sopraggiunta la fede» in Gesù Cristo (v. 25), si crea la condizione radicalmente nuova che immette nella figliolanza divina. La figliolanza di cui parla Paolo non è più quella generale che coinvolge tutti gli uomini e le donne in quanto figli e figlie dell’unico Creatore. Nel brano che abbiamo ascoltato egli afferma che la fede permette di essere figli di Dio «in Cristo» (v. 26): questa è la novità. È questo “in Cristo” che fa la differenza. Non soltanto figli di Dio, come tutti: tutti gli uomini e donne siamo figli di Dio, tutti, qualsiasi sia la religione che abbiamo. No. Ma “in Cristo” è quello che fa la differenza nei cristiani, e questo soltanto avviene nella partecipazione alla redenzione di Cristo e in noi nel sacramento del battesimo, così incomincia. Gesù è diventato nostro fratello, e con la sua morte e risurrezione ci ha riconciliati con il Padre. Chi accoglie Cristo nella fede, per il battesimo viene “rivestito” di Lui e della dignità filiale (cfr v. 27).

San Paolo nelle sue Lettere fa riferimento più volte al battesimo. Per lui, essere battezzati equivale a prendere parte in maniera effettiva e reale al mistero di Gesù. Per esempio, nella Lettera ai Romani giungerà perfino a dire che, nel battesimo, siamo morti con Cristo e sepolti con Lui per poter vivere con Lui (cfr 6,3-14). Morti con Cristo, sepolti con Lui per poter vivere con Lui. E questa è la grazia del battesimo: partecipare della morte e resurrezione di Gesù. Il battesimo, quindi, non è un mero rito esteriore. Quanti lo ricevono vengono trasformati nel profondo, nell’essere più intimo, e possiedono una vita nuova, appunto quella che permette di rivolgersi a Dio e invocarlo con il nome di “Abbà”, cioè “papà”. “Padre”? No, “papà” (cfr Gal 4,6).

L’Apostolo afferma con grande audacia che quella ricevuta con il battesimo è un’identità totalmente nuova, tale da prevalere rispetto alle differenze che ci sono sul piano etnico-religioso. Cioè, lo spiega così: «non c’è Giudeo né Greco»; e anche su quello sociale: «non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina» (Gal 3,28). Si leggono spesso con troppa fretta queste espressioni, senza cogliere il valore rivoluzionario che possiedono. Per Paolo, scrivere ai Galati che in Cristo “non c’è Giudeo né Greco” equivaleva a un’autentica sovversione in ambito etnico-religioso. Il Giudeo, per il fatto di appartenere al popolo eletto, era privilegiato rispetto al pagano (cfr Rm 2,17-20), e Paolo stesso lo afferma (cfr Rm 9,4-5). Non stupisce, dunque, che questo nuovo insegnamento dell’Apostolo potesse suonare come eretico. “Ma come, uguali tutti? Siamo differenti!”. Suona un po’ eretico, no? Anche la seconda uguaglianza, tra “liberi” e “schiavi”, apre prospettive sconvolgenti. Per la società antica era vitale la distinzione tra schiavi e cittadini liberi. Questi godevano per legge di tutti i diritti, mentre agli schiavi non era riconosciuta nemmeno la dignità umana. Questo succede anche oggi: tanta gente nel mondo, tanta, milioni, che non hanno diritto a mangiare, non hanno diritto all’educazione, non hanno diritto al lavoro: sono i nuovi schiavi, sono coloro che sono alle periferie, che sono sfruttati da tutti. Anche oggi c’è la schiavitù. Pensiamo un poco a questo. Noi neghiamo a questa gente la dignità umana, sono schiavi. Così infine, l’uguaglianza in Cristo supera la differenza sociale tra i due sessi, stabilendo un’uguaglianza tra uomo e donna allora rivoluzionaria e che c’è bisogno di riaffermare anche oggi. C’è bisogno di riaffermarla anche oggi. Quante volte noi sentiamo espressioni che disprezzano le donne! Quante volte abbiamo sentito: “Ma no, non fare nulla, [sono] cose di donne”. Ma guarda che uomo e donna hanno la stessa dignità, e c’è nella storia, anche oggi, una schiavitù delle donne: le donne non hanno le stesse opportunità degli uomini. Dobbiamo leggere quello che dice Paolo: siamo uguali in Cristo Gesù.

Come si può vedere, Paolo afferma la profonda unità che esiste tra tutti i battezzati, a qualsiasi condizione appartengano, siano uomini o donne, uguali, perché ciascuno di loro, in Cristo, è una creatura nuova. Ogni distinzione diventa secondaria rispetto alla dignità di essere figli di Dio, il quale con il suo amore realizza una vera e sostanziale uguaglianza. Tutti, tramite la redenzione di Cristo e il battesimo che abbiamo ricevuto, siamo uguali: figli e figlie di Dio. Uguali.

Fratelli e sorelle, siamo dunque chiamati in modo più positivo a vivere una nuova vita che trova nella figliolanza con Dio la sua espressione fondante. Uguali perché figli di Dio, e figli di Dio perché ci ha redento Gesù Cristo e siamo entrati in questa dignità tramite il battesimo. È decisivo anche per tutti noi oggi riscoprire la bellezza di essere figli di Dio, di essere fratelli e sorelle tra di noi perché inseriti in Cristo che ci ha redenti. Le differenze e i contrasti che creano separazione non dovrebbero avere dimora presso i credenti in Cristo. E uno degli apostoli, nella Lettera di Giacomo, dice così: “State attenti con le differenze, perché voi non siete giusti quando nell’assemblea (cioè nella Messa) entra uno che porta un anello d’oro, è ben vestito: ‘Ah, avanti, avanti!’, e lo fanno sedere al primo posto. Poi, se entra un altro che, poveretto, appena si può coprire e si vede che è povero, povero, povero: ‘sì, sì, accomodati lì, in fondo’”. Queste differenze le facciamo noi, tante volte, in modo inconscio. No, siamo uguali. La nostra vocazione è piuttosto quella di rendere concreta ed evidente la chiamata all’unità di tutto il genere umano (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 1). Tutto quello che esaspera le differenze tra le persone, causando spesso discriminazioni, tutto questo, davanti a Dio, non ha più consistenza, grazie alla salvezza realizzata in Cristo. Ciò che conta è la fede che opera seguendo il cammino dell’unità indicato dallo Spirito Santo. E la nostra responsabilità è camminare decisamente su questa strada dell’uguaglianza, ma l’uguaglianza che è sostenuta, che è stata fatta dalla redenzione di Gesù.

Grazie. E non dimenticatevi, quando tornerete a casa: “Quando sono stata battezzata? Quando sono stato battezzato?”. Domandare, per avere sempre in mente quella data. E anche festeggiare quando arriverà la data. Grazie.