BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 362

AVVISO CARITAS PARROCCHIALE

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

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TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 17.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 30.maggio 2021

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  30.maggio 2021

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

l Grazie  

(Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)

Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite. 
L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile. 
Ma la mano di chi? 
La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte". 
Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino. 
Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. 

Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani? 

Dovremmo imparare ad osservare i "comandamenti della casalinga": 
"Se ci dormi sopra... rimettilo in ordine. 
Se lo indossi... appendilo. 
Se finisci di mangiare... mettilo nel lavandino. 
Se ci cammini sopra... sbattilo. 
Se lo apri... chiudilo. 
Se lo svuoti... riempilo. 
Se suona... rispondi. 
Se miagola... dagli da mangiare. 
Se piange... amalo".

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

CORPUS DOMINI

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

6.GIUGNO 2021

Il Signore che serviamo è un Dio invisibile. Noi abbiamo bisogno di segni per incontrarlo e accoglierlo. Il segno più grande è il Santissimo Sacramento, il Corpo e il Sangue di Cristo che celebriamo in ogni Eucaristia. Questo sacramento è il più grande fra i segni, il segno che mette in comunione con Gesù stesso.

Signore, Tu che ci inviti a mangiare lo stesso pane per ritrovare coraggio e gioia. Tu che prepari per noi sulla tavola la coppa di vino, tu che ci fai bere alla gioia del Regno e ci ricordi che solo il dono della vita del tuo Figlio Gesù  ha potuto invertire la rotta del mondo verso un futuro di beatitudine, santifica la mia anima e il mio corpo, la mia mente e il mio cuore.

NON DI SOLO PANE NR.992

992 by

PREGHIERA IN FAMIGLIA

Riflessione Vangelo:  Santissima Trinità B 2021

Rifugiamoci nel silenzio della contemplazione e nella quiete dell'estasi. Stiamo contemplando il mistero di quello che il Santo Padre ha definito la "Famiglia di Dio". Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nel nome, e non nei nomi, perché la Santissima Trinità è comunione profonda e unità piena. Comunità e unità di amore. E non poteva essere altrimenti. In Dio non c'è spazio alla solitudine e all'isolamento. Non sarebbe più Dio, o meglio, non sarebbe più il Dio che Cristo ci ha rivelato. Dio è Trinità, dono, poesia, gioia, comunicabilità, vita, amore che genera, amore che unisce. Davide Maria Turoldo annota: "neanche Dio può star solo e la Trinità è la sconfitta della solitudine". Mistero da contemplare, sì, ma nello stesso tempo mistero che sollecita ognuno di noi a ricercare con tutti i mezzi quella unità di comunione che fà delle nostre comunità e delle nostre famiglie vera Chiesa. Noi eravamo là, nel cuore di Dio, quando ancora "non aveva fatto la terra e i campi, quando fissava i cieli e prima ancora di ogni sua opera". Eravamo e siamo nel cuore di Dio e con Cristo Figlio e lo Spirito formiamo un'identità di amore entrando a far parte di quella famiglia di Dio che è la Trinità.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 14,12-16.22-26
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

IL VIDEO DEL MESE

Il mondo della finanza – Il Video del Papa – Maggio 2021

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di maggio 2021: Preghiamo perché i responsabili della finanza collaborino con i governi per regolamentare i mercati finanziari e proteggere i cittadini dai suoi pericoli.A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

30.maggio 2021

Nel 1986 il gesuita Bergoglio "folgorato" dalla Madonna che scioglie i nodi

Era il marzo 1986 quando, durante un soggiorno di studio in Germania dell’allora quarantanovenne gesuita Jorge Mario Bergoglio, avvenne il primo contatto diretto fra il futuro Papa e il dipinto della “Madonna che scioglie i nodi”. L’originale di questo dipinto è collocato ancora oggi nella chiesa dei gesuiti di San Pietro ad Augusta in Baviera. Il religioso – che proprio in quell’anno era stato destinato a vivere in Germania dai suoi superiori argentini per concludere la tesi di dottorato (poi mai terminata) sul filosofo Romano Guardini – era solito fare la spola in treno fra Monaco e Augusta per «sostare in preghiera» di fronte al quadro mariano. Un’immagine che segnò un punto di svolta nel percorso formativo di Bergoglio, allora studente nella prestigiosa università della Compagnia di Gesù, la “Sankt Georgen” di Francoforte.

Nel quadro Maria è infatti raffigurata mentre scioglie i nodi di un nastro che le porge un angelo e un altro angelo riceve da lei senza più nodi . Il significato è trasparente. I nodi sono tutto ciò che complica la vita, le difficoltà, i peccati. E Maria è colei che aiuta a scioglierli. A giudizio del maestro di formazione teologica di Bergoglio, Juan Carlos Scannone (1931-2019) il caso della “Madonna che scioglie i nodi” aiuta a capire nel profondo il profilo pastorale di papa Francesco e la sua accentuata attenzione al «popolo di Dio». «Mai come quella volta mi sono sentito uno strumento nelle mani di Dio», fu la confidenza che manifestò dopo l’incontro con quell’affresco al suo confratello gesuita e discepolo di formazione, il biblista padre Fernando Albistur.

Grazie al breve ma provvidenziale soggiorno in Germania nel 1986, l’allora padre Bergoglio fece inconsapevolmente nascere nella sua Argentina una nuova devozione mariana. Egli infatti portò con sé un buon numero di cartoline con la "Madonna che scioglie i nodi". Una di queste cartoline fu donata a un artista che riprodusse l’immagine mariana e la offrì a una parrocchia del popolare Barrio de Agronomía, nel centro di Buenos Aires. Ospitata nella chiesa, l’immagine di Maria attrasse un numero crescente di devoti, convertì peccatori e segnò un’inattesa crescita della pratica religiosa. Molti anni dopo, da arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio concesse che una riproduzione dell’icona mariana venisse collocata nella centralissima chiesa della Capitale argentina, San José del Talar. E qui l’8 dicembre 2011 vi presiedette una Messa solenne dichiarando questo nuovo luogo di culto mariano la chiesa "Santuario di Nostra Signora che scioglie i nodi".

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Le guarigioni di Gesù - Le parole, i luoghi, i gesti

Descrizione

 

Il libro propone un viaggio in Terra Santa sui passi di Gesù guaritore: i suoi primi gesti a Cafarnao, la sua attività taumaturgica in Galilea, i prodigi da lui compiuti nei viaggi presso le regioni vicine, le poche ma importantissime guarigioni operate nella città di Gerusalemme.

Gli autori aiutano a focalizzare l'attenzione sulle 17 guarigioni compiute da Gesù e raccontate dagli evangelisti e a conservare nel medesimo sguardo lo spessore umano dell'uomo di Galilea e il potere salvifico del suo ministero profetico, la compassione dell'uomo Gesù e la potenza del Cristo di Dio, la sua capacità affettiva di entrare in relazione con chi soffre e il suo potere di Redentore che dona una vita oltre la malattia e oltre la morte.

Il tutto è accompagnato da preziose indicazioni geografiche, storiche ed esegetiche perché le guarigioni di Gesù descritte nei Vangeli sono sempre interventi di Dio nella storia dell'uomo e sono pur sempre dall'uomo raccontati e mediati.

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Ti preghiamo, o Madre Santa, sciogli i nodi che ci opprimono, perché possiamo testimoniare con gioia il tuo Figlio e Signore nostro, Gesù Cristo.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Cortile di San Damaso Mercoledì, 26 maggio 2021

Catechesi sulla preghiera - 35. La certezza di essere ascoltati

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

C’è una contestazione radicale alla preghiera, che deriva da una osservazione che tutti facciamo: noi preghiamo, domandiamo, eppure a volte le nostre preghiere sembrano rimanere inascoltate: ciò che abbiamo chiesto – per noi o per gli altri – non si è realizzato. Noi abbiamo questa esperienza, tante volte. Se poi il motivo per cui abbiamo pregato era nobile (come può essere l’intercessione per la salute di un malato, o perché cessi una guerra), il non esaudimento ci appare scandaloso. Per esempio, per le guerre: noi stiamo pregando perché finiscano le guerre, queste guerre in tante parti del mondo, pensiamo allo Yemen, pensiamo alla Siria, Paesi che sono in guerra da anni, da anni! Paesi martoriati dalle guerre, noi preghiamo e non finiscono. Ma come mai può essere questo? «Alcuni smettono perfino di pregare perché, pensano, la loro supplica non è esaudita» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2734). Ma se Dio è Padre, perché non ci ascolta? Lui che ha assicurato di dare cose buone ai figli che gliele chiedono (cfr Mt 7,10), perché non risponde alle nostre richieste? Tutti noi abbiamo esperienza di questo: abbiamo pregato, pregato, per la malattia di questo amico, di questo papà, di questa mamma e poi se ne sono andati, Dio non ci ha esauditi. È un’esperienza di tutti noi.

Il Catechismo ci offre una buona sintesi sulla questione. Ci mette in guardia dal rischio di non vivere un’autentica esperienza di fede, ma di trasformare la relazione con Dio in qualcosa di magico. La preghiera non è una bacchetta magica: è un dialogo con il Signore. In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi (cfr n. 2735). Ecco allora una preghiera che sempre reclama, che vuole indirizzare gli avvenimenti secondo il nostro disegno, che non ammette altri progetti se non i nostri desideri. Gesù invece ha avuto una grande sapienza mettendoci sulle labbra il “Padre nostro”. È una preghiera di sole domande, come sappiamo, ma le prime che pronunciamo sono tutte dalla parte di Dio. Chiedono che si realizzi non il nostro progetto, ma la sua volontà nei confronti del mondo. Meglio lasciar fare a Lui: «Sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà» (Mt 6,9-10).

E l’apostolo Paolo ci ricorda che noi non sappiamo nemmeno cosa sia conveniente domandare (cfr Rm 8,26). Noi domandiamo per le nostre necessità, i nostri bisogni, le cose che noi vogliamo, “ma questo è più conveniente o no?”. Paolo ci dice: noi neppure sappiamo cosa è conveniente chiedere. Quando preghiamo dobbiamo essere umili: questo è il primo atteggiamento per andare a pregare. Così come c’è l’abitudine in tanti posti che per andare a pregare in chiesa, le donne si mettono il velo o si prende l’acqua benedetta per iniziare a pregare, così dobbiamo dirci, prima della preghiera, ciò che sia più conveniente, che Dio mi dia quello che conviene di più: Lui sa. Quando preghiamo dobbiamo essere umili, perché le nostre parole siano effettivamente delle preghiere e non un vaniloquio che Dio respinge. Si può anche pregare per motivi sbagliati: ad esempio, per sconfiggere il nemico in guerra, senza domandarsi che cosa pensa Dio di quella guerra. È facile scrivere su uno stendardo “Dio è con noi”; molti sono ansiosi di assicurare che Dio sia con loro, ma pochi si preoccupano di verificare se loro sono effettivamente con Dio. Nella preghiera, è Dio che deve convertire noi, non siamo noi che dobbiamo convertire Dio. È l’umiltà. Io vado a pregare ma Tu, Signore, converti il mio cuore perché chieda quello che è conveniente, chieda quello che sarà meglio per la mia salute spirituale.

Tuttavia, rimane lo scandalo: quando gli uomini pregano con cuore sincero, quando domandano beni che corrispondono al Regno di Dio, quando una mamma prega per il figlio malato, perché a volte sembra che Dio non ascolti? Per rispondere a questa domanda, bisogna meditare con calma i Vangeli. I racconti della vita di Gesù sono pieni di preghiere: tante persone ferite nel corpo e nello spirito gli chiedono di essere guarite; c’è chi lo prega per un amico che non cammina più; ci sono padri e madri che gli portano figli e figlie malati... Sono tutte preghiere impregnate di sofferenza. È un immenso coro che invoca: “Abbi pietà di noi!”.

Vediamo che a volte la risposta di Gesù è immediata, invece in qualche altro caso essa è differita nel tempo: sembra che Dio non risponda. Pensiamo alla donna cananea che supplica Gesù per la figlia: questa donna deve insistere a lungo per essere esaudita (cfr Mt 15,21-28). Ha anche l’umiltà di sentire una parola di Gesù che sembra un po’ offensiva: non dobbiamo buttare il pane ai cani, ai cagnolini. Ma a questa donna non importa l’umiliazione: importa la salute della figlia. E va avanti: “Sì, anche i cagnolini mangiano quello che cade dalla mensa”, e questo piacque a Gesù. Il coraggio nella preghiera. Oppure pensiamo al paralitico portato dai suoi quattro amici: inizialmente Gesù perdona i suoi peccati e solo in un secondo tempo lo guarisce nel corpo (cfr Mc 2,1-12). Dunque, in qualche occasione la soluzione del dramma non è immediata. Anche nella nostra vita, ognuno di noi ha questa esperienza. Abbiamo un po’ di memoria: quante volte abbiamo chiesto una grazia, un miracolo, diciamolo così, e non è accaduto nulla. Poi, con il tempo, le cose si sono sistemate ma secondo il modo di Dio, il modo divino, non secondo quello che noi volevamo in quel momento. Il tempo di Dio non è il nostro tempo.

Da questo punto di vista, merita attenzione soprattutto la guarigione della figlia di Giairo (cfr Mc 5,21-33). C’è un padre che corre trafelato: sua figlia sta male e per questo motivo chiede l’aiuto di Gesù. Il Maestro accetta subito, ma mentre vanno verso casa succede un’altra guarigione, e poi giunge la notizia che la bambina è morta. Sembra la fine, invece Gesù dice al padre: «Non temere, soltanto abbi fede!» (Mc 5,36). “Continua ad avere fede”: perché è la fede che sostiene la preghiera. E infatti, Gesù risveglierà quella bambina dal sonno della morte. Ma per un certo tempo, Giairo ha dovuto camminare nel buio, con la sola fiammella della fede. Signore, dammi la fede! Che la mia fede cresca! Chiedere questa grazia, di avere fede. Gesù, nel Vangelo, dice che la fede sposta le montagne. Ma, avere la fede sul serio. Gesù, davanti alla fede dei suoi poveri, dei suoi uomini, cade vinto, sente una tenerezza speciale, davanti a quella fede. E ascolta.

Anche la preghiera che Gesù rivolge al Padre nel Getsemani sembra rimanere inascoltata: “Padre, se possibile, allontana da me questo che mi aspetta”. Sembra che il Padre non lo ha ascoltato. Il Figlio dovrà bere fino in fondo il calice della passione. Ma il Sabato Santo non è il capitolo finale, perché il terzo giorno, cioè la domenica, c’è la risurrezione. Il male è signore del penultimo giorno: ricordate bene questo. Il male mai è un signore dell’ultimo giorno, no: del penultimo, il momento dove è più buia la notte, proprio prima dell’aurora. Lì, nel penultimo giorno c’è la tentazione dove il male ci fa capire che ha vinto: “Hai visto?, ho vinto io!”. Il male è signore del penultimo giorno: l’ultimo giorno c’è la risurrezione. Ma il male mai è signore dell’ultimo giorno: Dio è il Signore dell’ultimo giorno. Perché quello appartiene solo a Dio, ed è il giorno in cui si compiranno tutti gli aneliti umani di salvezza. Impariamo questa pazienza umile di aspettare la grazia del Signore, aspettare l’ultimo giorno. Tante volte, il penultimo giorno è molto brutto, perché le sofferenze umane sono brutte. Ma il Signore c’è e all’ultimo giorno Lui risolve tutto.