25.LUGLIO 2021 FESTA DI SAN GIACOMO APOSTOLO PATRONO DELLA PARROCCHIA

GIOCANDO INSIEME

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 363

AVVISO CARITAS PARROCCHIALE

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 21.SETTEMBRE 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 09.30 e ore 11.00

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

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TUTTI I MERCOLEDI'

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTI I  GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 17.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 4.luglio 2021

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  27.giugno 2021

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

l Grazie  

(Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)

Un'insegnante chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore. Pensò quanto poco di cui essere grati in realtà avessero questi bambini provenienti da quartieri poveri. Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite. 
L'insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino: una semplice mano disegnata in maniera infantile. 
Ma la mano di chi? 
La classe rimase affascinata dall'immagine astratta. "Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare" disse un bambino. "Un contadino" disse un altro, "perché alleva i polli e le patatine fritte". 
Mentre gli altri erano al lavoro, l'insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano. "E' la tua mano, maestra" mormorò il bambino. 
Si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all'uscita. Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto. 

Hai mai pensato al potere immenso delle tue mani? 

Dovremmo imparare ad osservare i "comandamenti della casalinga": 
"Se ci dormi sopra... rimettilo in ordine. 
Se lo indossi... appendilo. 
Se finisci di mangiare... mettilo nel lavandino. 
Se ci cammini sopra... sbattilo. 
Se lo apri... chiudilo. 
Se lo svuoti... riempilo. 
Se suona... rispondi. 
Se miagola... dagli da mangiare. 
Se piange... amalo".

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO B

Incominciò a mandarli a due a due

11.LUGLIO 2021

Benedetto sia Dio, padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo. In lui, Dio ci ha chiamati per proclamare il Vangelo della salvezza. Come un tempo Gesù mandava i suoi discepoli per i villaggi, oggi manda noi ad annunciare a tutti gli uomini il suo messaggio di libertà e di amore. 

Donaci, o Padre, di riconoscere nel Figlio il volto del tuo amore, la Parola di salvezza e di misericordia, perché lo seguiamo con cuore generoso e lo annunciamo con le opere e le parole ai fratelli e alle sorelle che attendono il Regno e la sua giustizia. Colmaci del tuo Spirito perché il nostro ascolto sia attento e la nostra testimonianza sia autentica e libera, anche nei momenti di difficoltà e di incomprensione. 

NON DI SOLO PANE NR.999

999 by

PREGHIERA IN FAMIGLIA

Riflessione Vangelo:  15 domenica ordinario B 2021

"Il Signore mi prese dietro il bestiame - dice Amos nella prima lettura - e mi disse: và e profetizza al mio popolo". Essere mandati è dono di Dio come dono di Dio è la mia disponibilità per annunciare la Parola, che non è mia. E mi chiama per annunciare il messaggio di salvezza al mondo, incominciando dall'ambiente in cui vivo e opero, consapevole e cosciente che il messaggio rischia di essere rifiutato e respinto. E' stato così della persona di Cristo e della sua parola, e "scuotete la polvere di sotto i vostri piedi" non è giudizio contro, ma testimonianza che li rende responsabili delle proprie scelte. Ciò che mi è chiesto è di non sostituire l'umano col divino, di non confondere i miei progetti e le mie strategie con la Parola del Signore, di non cedere a disegni e tatticismi personali, di non fidarmi delle mie capacità e competenze, ma confidare solo in Dio, perché solo sua è la proposta e solo sua l'iniziativa. Io sono soltanto lo strumento, con ai piedi i calzari e in mano il bastone, svestendomi di me stesso e affidandomi alla "ricchezza della sua grazia - come dice Paolo nella seconda lettura - alla ricchezza della sua grazia che Egli ha abbondantemente riversata su di noi".

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 6,7-13
Prese a mandarli.

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

IL VIDEO DEL MESE

L’amicizia sociale – Il Video del Papa 7 – Luglio 2021

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di luglio 2021: Preghiamo affinché, nelle situazioni sociali, economiche e politiche conflittuali, siamo coraggiosi e appassionati artefici del dialogo e dell'amicizia..A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

11.luglio 2021

Università Cattolica. «Qui si costruisce il futuro». La difficile sfida dell’educare

«Spesso gli amici mi chiedono come faccio a fare scuola (…), ma dovrebbero preoccuparsi (…) solo di come bisogna essere per poter fare scuola». Le parole di don Lorenzo Milani, scritte su Esperienze pastorali centrano in pieno il problema dell’educare. Ne è consapevole il professor Domenico Simeone, preside della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica, quella che un tempo si chiamava Magistero, «anche se non siamo davanti a un semplice cambio di denominazione» avverte il preside. Basta scorrere i percorsi di studio offerti dalla facoltà per capire quanto sia complessa la formazione di coloro che sono chiamati a educare. In questo «ha influito la consapevolezza che l’educazione non è un evento legato solo alla prima fase della vita – aggiunge Simeone –, ma copre l’intera durata della vita». Un cambio di prospettiva che ha rivoluzionato l’approccio al tema dell’educazione e ha portato alla nascita di Scienze della Formazione. E l’uso del plurare non è casuale. «Sono davvero tanti gli ambiti coinvolti – aggiunge il preside – e noi dobbiamo formare professionisti preparati, capaci di cogliere le situazioni e affrontare le sfide che si pongo davanti a noi».


Il preside di Scienze della formazione, Simeone: ai nostri studenti cerchiamo di dare gli strumenti per leggere le situazioni che affronteranno

«La scuola e la società in cui viviamo non sono più quelle del passato – dice Antonella Marchetti, direttrice del dipartimento di psicologia –. Occorre sensibilizzare i futuri docenti rispetto alle nuove forme di disagio che si troveranno ad affrontare e in cui sono chiamati ad essere sentinelle verso i ragazzi e di sostegno alle famiglie». Certo «non devono sentirsi investiti della missione di salvarli, bensì di aiutarli a trovare le risorse interne per uscire dai problemi».

Ecco ritornare le parole di don Milani: «Come bisogna essere per poter fare scuola». «Ai nostri studenti – dice il preside – insegniamo a mettere al centro la persona, in relazione con gli altri. Dunque in un rapporto sociale. Ma accanto a questa dimensione orizzontale, ne poniamo anche una verticale, trascendente, che apre alla relazione con l’Altro». Ne è consapevole Adriano Pessina, direttore del Centro di ricerca sulla filosofia della persona "Adriano Bausola": «Creare questo senso di responsabilità nei confronti degli altri – dice – non può che partire dalla responsabilità verso se stessi. Scoprire quell’io non egoistico che permette di non considerare l’altro come oggetto della formazione», ma come coprotagonista in un rapporto nel quale anche chi insegna impara e apprende. Concorda il professor Simeone, per il quale «l’idea dell’insegnamento solo come trasmissione di sapere, non rende giustizia alla vera idea dell’educare che vede tutti i soggetti coinvolti. Dunque anche il docente è sollecitato a interrogarsi, a realizzare un’esperienza».

In questo contesto l’uso del linguaggio, della parola diventa strumento necessario. «Il linguaggio stesso nasce nella relazione – sottolinea Pier Antonio Frare, direttore del dipartimento di italianistica e comparatistica –. Ma oggi assistiamo a una diffusa povertà linguistica, dovuta anche al basso tasso di lettura nei nostri giovani. Comprendersi significa dirsi le cose, ma per farlo occorre possedere il linguaggio, che si alimenta con la lettura. E cosa più importante leggere non aumenta solo le parole conosciute, ma sviluppa anche la capacità di pensiero. E avere delle idee, dei pensieri è fondamentale». Sembrano rieccheggiare ancora le voci della scuola di Barbiana di don Milani, che parlava proprio di una scuola capace di educare tutti e ciascuno.

Sviluppare le capacità dei singoli, pensando di non avere davanti bambini tutti uguali, è oggi più che mai un patrimonio consolidato per la pedagogia, che «ora si avvale di altre scienze» spiega Simonetta Polenghi, direttrice del dipartimento di pedagogia. «La pedagogia è cresciuta in un mondo complesso osservando i nuovi bisogni educativi. Un esempio? Le classi multietniche». Diventano quanto mai necessarie «buone prassi educative da mettere a disposizione di docenti, formatori ed educatori». Insomma torna la necessità di «persone preparate». Per questo accanto alla formazione teorica, spiega il preside, «abbiamo da tempo attivato laboratori, percorsi di tirocinio, ma anche lavori di gruppo dove gli studenti sono chiamati a mettersi in gioco». Il tutto per acquisire «competenze da queste esperienze». Concorda Danilo Zardin, direttore del dipartimento di storia dell’economia, della società e di scienze del territorio, sottolineando come «la formazione degli specialisti non può puntare soltanto a preparare dei tecnici, ma persone che devono avere un bagaglio di conoscenza per una formazione globale. La nostra facoltà non forma soltanto futuri insegnanti di scuola, ma anche educatori che avranno rapporti educativi con disabili - anche dentro la scuola, superando le antiche classi differenziate -, o professionisti che insegneranno discipline sportive, o docenti impegnati nella formazione permanente dei lavoratori. Come si vede la società e il welfare richiedono interventi diversificati».

E «l’educazione è un processo per diventare una società che stia bene» aggiunge Lucia Boccaccin ordinario di Sociologia e referente per la facoltà nell’area di sociologia. Ma per creare questo processo, avverte la sociologa, "occorre la credibilità della proposta. I giovani, nonostante quello che si dice, domandano educazione e prendono seriamente il loro futuro, stando attenti all’essenziale». Il preside Simeone usa l’immagine di un proverbio africano che paragona l’azione dell’educare, a un padre che porta il figlio sulle spalle perché possa guardare lontano. «Noi nella nostra facoltà cerchiamo di fare questo – dice Simeone –. Non a caso abbiamo scelto come facoltà tre parole per il Centenario dell’Università Cattolica: cultura, formazione e educazione». Si tratta di «tre bussole che ci aiuteranno a viaggiare, non delle ancore che, seppure rassicuranti, possono solo fermarci. Puntiamo a un patrimonio capace di offrirci legami che nutrano, che siano generativi». Bussole e non ancore, anche perché «non conosciamo le sfide che ci attendono, ma dobbiamo preparare strumenti che ci permettano di affrontarle, però senza pacchetti precostituiti». Anche questo significa «generare futuro», con strumenti che «ci permettono di camminare, leggere, interpretare e indicare una strada». Percorsi che «non si possono compiere da soli, in forma individuale, ma in modo comunitario. Il futuro si costruisce insieme, come avviene nello stesso rapporto educativo. Un docente, un formatore, non ha una divisa o uno strumento che lo caratterizzi: ha se stesso».
Lo diceva anche il fondatore della Cattolica, padre Agostino Gemelli, nell’apertura dell’Anno accademico l’8 dicembre 1955: «L’università aiuta il giovane a diventare adulto con la conoscenza della verità, con il lavoro comune con i maestri e i compagni, abituandolo a non essere schiavo dei pregiudizi, ad amare e a servire la libertà».
«Oggi il mondo è più complesso – conclude il preside Simeone –, ma quell’indicazione resta al cuore della nostra azione accademica».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Taci! Esci da lui! - Gli esorcismi nel Vangelo di Marco

Descrizione

 

Un uomo posseduto da uno spirito impuro cominciò a gridare: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto per rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». È il primo miracolo che troviamo nel vangelo secondo Marco: la guarigione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao. Risanata l'interiorità turbata resta tra la folla, e in noi, lo stupore per quel gesto compiuto con autorità. Chi è Gesù? Chi è colui che comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono? L'evangelista Marco presenta Gesù come un Maestro che insegna con autorità, che viene non a rovinarci, ma a redimerci. A «guarire» la visione di un Dio in concorrenza con l'uomo, la supponenza dell'indemoniato, per vivere un cristianesimo di relazione e non di superficialità, dramma del nostro occidente. In un linguaggio semplice e accurato, con dovizia di riferimenti bibliografici, l'autore presenta il vangelo secondo Marco con fedeltà alla struttura del testo: portare il discepolo a scoprire la messianicità di Gesù; dimostrare la sua identità nella novità della sua persona che sceglie liberamente di sacrificarsi sulla croce dove verrà riconosciuto come Figlio di Dio. L'opera ci conduce nel mistero di Dio e ci sollecita a passare da una visione tiepida della fede a una evangelica, a meravigliarci davanti all'azione di Dio e, come dice Papa Francesco, a «svegliarci dal sonno dell'indifferenza e dalla vanità, dall'incapacità di instaurare rapporti genuinamente umani, di farsi carico del fratello solo, abbandonato o malato».

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

 

domenica 11 Luglio 17:30
Messa in suffragio del cardinale Giacomo Biffi nel 6° anniversario della morte.
Inizio:11/07/2021 17:30

ZUPPI

6 LUGLIO 2021 

lunedì 12 Luglio 10:00
Sulle orme di don Fornasini
Inizio:12/07/2021 10:00

DALLA DIOCESIZUPPI

21 GIUGNO 2021 

martedì 13 Luglio 20:30
Budrie, festa di S.Clelia Barbieri
Inizio:13/07/2021 20:30

ZUPPI

6 LUGLIO 2021 

mercoledì 14 Luglio 21:15
Serata LIBeRi a Villapallavicini
Inizio:14/07/2021 21:15

DALLA DIOCESIZUPPI

6 LUGLIO 2021 

venerdì 16 Luglio 19:30
Riapertura della chiesa di Galliera
Inizio:16/07/2021 19:30

DALLA DIOCESIZUPPI

6 LUGLIO 2021 

domenica 18 Luglio 11:00
Messa in suffragio di Remo Boschi
Inizio:18/07/2021 11:00

DALLA DIOCESIZUPPI

21 GIUGNO 2021 

domenica 25 Luglio 17:00
Messa a Pianaccio
Inizio:25/07/2021 17:00

 

 

LE PAROLE DEL PAPA

Il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie con il tema L’amore familiare: vocazione e via di santità, assumerà una forma multicentrica e diffusa: ogni diocesi potrà essere centro di un Incontro locale per le proprie famiglie e le comunità.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Cortile di San Damaso Mercoledì, 30 giugno 2021

Catechesi sulla Lettera ai Galati  - 2. Paolo vero apostolo

Fratelli e sorelle, buongiorno!

Ci addentriamo poco alla volta nella Lettera ai Galati. Abbiamo visto che questi cristiani si vengono a trovare in conflitto su come vivere la fede. L’apostolo Paolo inizia a scrivere la sua Lettera ricordando loro i rapporti trascorsi, il disagio per la lontananza e l’immutato amore che nutre per ciascuno di loro. Non manca di far notare comunque la sua preoccupazione perché i Galati abbiano a seguire la giusta strada: è la preoccupazione di un padre, che ha generato le comunità nella fede. Il suo intento è molto chiaro: è necessario ribadire la novità del Vangelo, che i Galati hanno ricevuto dalla sua predicazione, per costruire la vera identità su cui fondare la propria esistenza. E questo è il principio: ribadire la novità del Vangelo, quello che i Galati hanno ricevuto dall’Apostolo.

Scopriamo da subito che Paolo è un profondo conoscitore del mistero di Cristo. Fin dall’inizio della sua Lettera non segue le basse argomentazioni utilizzate dai suoi detrattori. L’Apostolo “vola alto” e indica anche a noi come comportarci quando si creano conflitti all’interno della comunità. Solo verso la fine della Lettera, infatti, viene esplicitato che il nocciolo della diatriba suscitata è quello della circoncisione, dunque della principale tradizione giudaica. Paolo sceglie la strada di andare più in profondità, perché la posta in gioco è la verità del Vangelo e la libertà dei cristiani, che ne è parte integrante. Non si ferma alla superfice dei problemi, dei conflitti, come spesso siamo tentati di fare noi per trovare subito una soluzione che illude di mettere tutti d’accordo con un compromesso. Paolo ama Gesù e sa che Gesù non è un uomo-Dio di compromessi. Non è così che funziona con il Vangelo e l’Apostolo ha scelto di seguire la via più impegnativa. Scrive così: «È forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio?» Lui non cerca di fare la pace con tutti. E continua: «O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!» (Gal 1,10).

In primo luogo, Paolo si sente in dovere di ricordare ai Galati di essere un vero apostolo non per proprio merito, ma per la chiamata di Dio. Lui stesso racconta la storia della sua vocazione e conversione, coincisa con l’apparizione di Cristo Risorto durante il viaggio verso Damasco (cfr At 9,1-9). È interessante osservare quanto afferma della sua vita precedente a quell’avvenimento: «Perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri» (Gal 1,13-14). Paolo osa affermare che lui nel giudaismo superava tutti, era un vero fariseo zelante, «irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» (Fil 3,6). Per ben due volte sottolinea che lui era stato un difensore delle «tradizioni dei padri» e un «convinto sostenitore della legge». Questa è la storia di Paolo.

Da una parte, egli insiste nel sottolineare che aveva ferocemente perseguitato la Chiesa e che era stato un «bestemmiatore, un persecutore, un violento» (1 Tm 1,13) non risparmia aggettivi: lui stessi si qualifica così -, dall’altra parte, evidenzia la misericordia di Dio nei suoi confronti, che lo porta a vivere una trasformazione radicale, ben conosciuta da tutti. Scrive: «Non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: “Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere”» (Gal 1,22-23). Si è convertito, è cambiato, è cambiato il cuore. Paolo mette così in evidenza la verità della sua vocazione attraverso l’impressionante contrasto che si era venuto a creare nella sua vita: da persecutore dei cristiani perché non osservavano le tradizioni e la legge, era stato chiamato a diventare apostolo per annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. Ma vediamo che Paolo è libero: è libero per annunciare il Vangelo ed è anche libero per confessare i suoi peccati. “Io ero così”: è la verità che dà la libertà del cuore, è la libertà di Dio.

Ripensando a questa sua storia, Paolo è pieno di meraviglia e di riconoscenza. È come se volesse dire ai Galati che lui tutto sarebbe potuto essere tranne che un apostolo. Era stato educato fin da ragazzo per essere un irreprensibile osservante della Legge mosaica, e le circostanze lo avevano portato a combattere i discepoli di Cristo. Tuttavia, qualcosa d’inaspettato era accaduto: Dio, con la sua grazia, gli aveva rivelato suo Figlio morto e risorto, perché lui ne diventasse annunciatore in mezzo ai pagani (cfr Gal 1,15-6).

Come sono imperscrutabili le strade del Signore! Lo tocchiamo con mano ogni giorno, ma soprattutto se ripensiamo ai momenti in cui il Signore ci ha chiamato. Non dobbiamo mai dimenticare il tempo e il modo in cui Dio è entrato nella nostra vita: tenere fisso nel cuore e nella mente quell’incontro con la grazia, quando Dio ha cambiato la nostra esistenza. Quante volte, davanti alle grandi opere del Signore, viene spontanea la domanda: ma com’è possibile che Dio si serva di un peccatore, di una persona fragile e debole, per realizzare la sua volontà? Eppure, non c’è nulla di casuale, perché tutto è stato preparato nel disegno di Dio. Lui tesse la nostra storia, la storia di ognuno di noi: Lui tesse la nostra storia e, se noi corrispondiamo con fiducia al suo piano di salvezza, ce ne accorgiamo. La chiamata comporta sempre una missione a cui siamo destinati; per questo ci viene chiesto di prepararci con serietà, sapendo che è Dio stesso che ci invia, Dio stesso che ci sostiene con la sua grazia. Fratelli e sorelle, lasciamoci condurre da questa consapevolezza: il primato della grazia trasforma l’esistenza e la rende degna di essere posta al servizio del Vangelo. Il primato della grazia copre tutti i peccati, cambia i cuori, cambia la vita, ci fa vedere strade nuove. Non dimentichiamo questo!

LE UDIENZE NEL MESE DI LUGLIO SONO SOSPESE