27.SETTEMBRE 2020  XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO SANTE MESSE ORE 09.30 E 11.00

DOMENICA 27.SETTEMBRE 2020 SANTA MESSA DI PRIMA COMUNIONE ORE  11.00

ORARIO SANTE MESSE DA LUNEDì 1.GIUGNO 2020

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì e Giovedì 

Prefestiva:  ore 19,00   

Festiva:

ore 10.00 

MISURE DI SICUREZZA PER LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLE SANTE MESSE

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

ESTATE RAGAZZI 2019

Link per vedere il video dell'Estate Ragazzi 2016,2017,2019: rebrand.ly/VideoER

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OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 27.settembre 2020

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  23. settembre 2020

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

Sognando la vita

(fonte non specificata)

In un grembo, vennero concepiti due gemelli. Passavano le settimane ed i bambini crescevano. Nella misura in cui cresceva la loro coscienza, aumentava la gioia: «Di', non è fantastico che siamo stati concepiti? Non è meraviglioso che viviamo?». 
I gemelli iniziarono a scoprire il loro mondo. Quando scoprirono il cordone ombelicale, che li legava alla madre dando loro nutrimento, cantarono di gioia: «Quanto grande è l'amore di nostra madre, che divide con noi la sua stessa vita!». A mano a mano che le settimane passavano, però, trasformandosi poi in mesi, notarono improvvisamente come erano cambiati. «Che cosa significa?», chiese uno. 
«Significa», rispose l'altro, «che il nostro soggiorno in questo mondo presto volgerà alla fine!». 
«Ma io non voglio andarmene», ribatté il primo, «vorrei restare qui per sempre!». 
«Non abbiamo scelta», replicò l'altro, «ma forse c'è una vita dopo la nascita!». 
«E come può essere», domandò il primo, dubbioso, «perderemo il nostro cordone di vita, e come faremo a vivere senza di esso? E per di più, altri prima di noi hanno lasciato questo grembo, e nessuno di loro è tornato a dire che c'è una vita dopo la nascita. No, la nascita è la fine!». 
Così, uno di loro cadde in un profondo affanno, e disse: «Se il concepimento termina con la nascita, che senso ha la vita nell'utero? 
È assurda... Magari non esiste nessuna madre dietro tutto ciò!». 
«Ma deve esistere», protestò l'altro, «altrimenti come avremmo fatto ad entrare qua dentro? E come faremmo a sopravvivere?». 
«Hai mai visto nostra madre?», domandò l'uno.«Magari vive soltanto nella nostra immaginazione. Ce la siamo inventata, perché così possiamo comprendere meglio la nostra esistenza!». 
E così, gli ultimi giorni nel grembo della madre, furono pieni di mille domande e di grande paura. Infine, venne il momento della nascita. Quando i gemelli ebbero lasciato il loro mondo, aprirono gli occhi. 
Gridarono... Ciò che videro superava i loro sogni più arditi! 
"Un giorno, finalmente, nasceremo!".

Sognando la vita

 

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pentitosi andò.  I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

27.SETTEMBRE 2020

Lavorare nella vigna è questione di salvezza. La salvezza, per fortuna, non dipende dal nostro lavoro, ma è dono gratuito di Dio al di là dei nostri meriti. E’ richiesta però la nostra decisione personale, almeno come condizione. Dio ha voluto scommettere sulla nostra libertà, affidare il suo sogno alle nostre fragili mani. 

O Signore, fa’ che ascoltiamo la tua chiamata a lavorare nella tua vigna e non permettere che rimaniamo sordi e insensibili al tuo invito. Donami di vedere che è importante evangelizzare, promuovere la fede, accogliere chi è sulla porta, essere Cristiani attivi. Fa’ che comprendiamo il grande dono che offri all’uomo nel chiamarlo a collaborare alla realizzazione del tuo Regno. 

NON DI SOLO PANE NR.956

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VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  XXVI DOMENICA ORDINARIA

La presunzione di essere a posto e l'arroganza di essere i buoni, fa si che gli scribi e i farisei sono sorpassati e battuti dai pubblicani e prostitute. Uno a zero, e palla al centro. "E' venuto Giovanni - dice Gesù - non gli avete creduto e non vi siete pentiti. I pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto". Due a zero e palla nuovamente al centro. Stiamo giocando veramente una partita nella nostra vita, un confronto tra la maschera e la coerenza, tra la fede e la vita concreta, tra la parola e il comportamento. Un confronto che diventa spesso scontro tra il si di dire e il no di fare, tra l'apparire e l'essere. Lo stadio applaude a chi dice si, ma poi non si schioda di un centimetro, mentre fischia chi dice no, ma poi si rimbocca le maniche. Se ci analizziamo un poco, con serenità e lealtà, dovremmo scoprire in che ruolo stimo giocando questa partita, quanti goal ab-biamo segnato con i nostri no e quanti auto goal con i nostri si. Quante volte siamo stati convocati tra quei peccatori e prostitute che hanno accolto la Parola di Dio nella vita facendola diventare conversione e cambiamento, e quante volte invece annoverati tra le persone per bene senza mai calare il Vangelo nella realtà della vita. Facciamo in modo in questa settimana che la nostra coerenza di vita attiri gli indifferenti e i lontani alla riscoperta dell'amore del Signore per tutti.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

IL VIDEO DEL MESE

Rispetto per le risorse del pianeta (Il Video del Papa 59 – Settembre 2020)

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di settembre 2020: Preghiamo affinché le risorse del pianeta non vengano saccheggiate, ma condivise in modo equo e rispettoso..A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con sottotitoli in italiano.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

20.settembre 2020

Assisi. Beatificazione Carlo Acutis, tomba aperta alla venerazione dall'1 al 17 ottobre

Al Santuario della Spogliazione il 1 ottobre si apre la tomba del giovane che verrà beatificato il 10 ottobre: ecco il programma degli eventi

Per la prima volta dalla morte, avvenuta il 15 ottobre del 2006, la tomba del venerabile Carlo Acutis è aperta alla venerazione dal 1 al 17 ottobre, in occasione della cerimonia di beatificazione in programma il 10 ottobre alle ore 16,30 nella Basilica superiore di San Francesco. Il corpo, traslato nel 2016 al Santuario della Spogliazione, sarà visibile dal 1 ottobre.

"Questo ragazzo che da Milano ha scelto Assisi come luogo prediletto – spiega il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Domenico Sorrentino - aveva capito, anche seguendo le orme di Francesco, che al centro di tutto deve esserci Dio. Tutti nascono originali molti muoiono fotocopie, diceva Carlo riferendosi alla tendenza dei giovani ad omologarsi, a non far fruttare i propri talenti, a non metterli al servizio degli altri. Ora più che mai – spiega monsignor Sorrentino - riteniamo che l’esempio di Carlo, brillante internauta che amava aiutare gli ultimi, i poveri e i disadattati, possa sprigionare un effetto propulsore per un nuovo slancio evangelizzatore ed anche per la costruzione di un modello sociale ed economico capace di valorizzare la persona e diminuire le diseguaglianze per una società più giusta e solidale. Per questo, in sinergia con la famiglia Acutis, i Francescani e il Comune, tenendo conto delle restrizioni dovute al Covid, abbiamo pensato che la venerazione non dovesse concentrarsi nel solo giorno della Beatificazione ma potesse realizzarsi nell'arco di 17 giorni, durante i quali la tomba del giovane Carlo resterà aperta così da permettere ai moltissimi fedeli di poter vedere anche il corpo del Beato".


Oltre ai posti all’interno della Basilica sono previsti maxi-schermo all’esterno e, comunque, anche per poter accedere alle aree esterne, sarà necessario il pass. Sono ancora disponibili alcuni posti: da giovedì 23 settembre sul sito:IL PROGRAMMA

L'apertura del sepolcro sarà nella mattinata di giovedì 1 ottobre al termine della Messa delle 11,30. Il giorno successivo, 2 ottobre, ci saranno le inaugurazioni, nella cattedrale di San Rufino e a Santa Maria degli Angeli, delle due mostre, quella sui “Miracoli eucaristici” e quella sulle “Apparizioni Mariane”, ideate dallo stesso Carlo mentre in serata è previsto un evento online dedicato ai giovani dal titolo: “Beato Te: a scuola di felicità con Carlo Acutis”, a cura della Pastorale giovanile regionale.

Sabato 3 ottobre alle ore 21 al Santuario della Spogliazione ci sarà la visita dei vescovi della Conferenza episcopale delle Marche per la venerazione del corpo di Carlo Acutis.
Il 5 ottobre è previsto un momento di testimonianza con il ricordo della mamma, Antonia Salzano e di alcuni amici assisani di Carlo. L’incontro sarà moderato da padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro convento.
Il 6 ottobre alle ore 17 nella sala della Spogliazione. “Francesco e Carlo: due giovani a confronto”, Paolo Rodari, vaticanista de La Repubblica intervista il vescovo Sorrentino. Nel pomeriggio dell'8 ottobre, presso il Santuario della Spogliazione, ci sarà la presentazione del libro della giornalista Mediaset, Safiria Leccese dal titolo: “La ricchezza del bene” alla presenza degli imprenditori raccontati nel volume.
Il 9 ottobre, vigilia della Beatificazione, ci sarà una veglia di preghiera a Santa Maria degli Angeli, alla presenza del vescovo ausiliare di Milano, monsignor Paolo Martinelli e del presidente della Conferenza episcopale umbra, monsignor Renato Boccardo e animata dalla Pastorale giovanile diocesana; nella circostanza tutta Assisi diventerà “Città Eucaristica” con momenti di Adorazione in diverse chiese del centro storico.
La cerimonia di beatificazione di sabato 10 ottobre, che potrà essere seguita attraverso maxi-schermi allestiti in diverse piazze, sarà presieduta dal cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Prima e dopo la celebrazione, animazione a cura di Marco Mammoli, conduce Safiria Leccese.
Domenica 11 ottobre sempre al Santuario della Spogliazione alle ore 11 il ministro generale dell’Ordine dei Frati minori Cappuccini, padre Roberto Genuin, presiederà la Messa, mentre il 12 ottobre, nel giorno della memoria liturgica del beato Carlo Acutis sarà il vescovo di Assisi- Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Sorrentino a celebrare la Messa delle ore 18.
Nella mattina del 13 ottobre momento di riflessione nella sala della Spogliazione dal titolo: “Eucarestia e malattia, quando la sofferenza luce”. Nel pomeriggio alle ore 18 al Santuario della Spogliazione sarà il presidente della Ceu, l'arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo a presiedere la Messa. Il 16 ottobre nel salone Papale di San Francesco è in programma un convegno dal titolo: “Carlo Acutis e la digital economy”, al quale partecipano padre Paolo Benanti, docente presso la Pontificia Università Gregoriana, Luca Tomassini, fondatore di Vetrya e Giovanna Melandri, presidente della Human Foundation e SIA (Social Impact Agenda per l’Italia) e presidente della Fondazione Maxxi.
Il periodo di venerazione del giovane beato terminerà il 17 ottobre alle 10,30 con la Messa al Santuario della Spogliazione, presieduta dal vescovo Sorrentino con la partecipazione di tutte le rappresentanze diocesane. Al termine sarà chiusa la tomba del beato.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Ecco,il seminatore usci a seminare- nota pastorale

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

sabato 26 Settembre 17:30
Messa di Ordinazione dei Diaconi

sabato 26 Settembre 17:30
Ordinazione di un diacono transeunte

domenica 27 Settembre :
106a Giornata del migrante e del rifugiato

domenica 4 Ottobre :
Giornata per la carità del Papa

 

domenica 4 Ottobre :
San Petronio e Beatificazione di Padre Marella

LE PAROLE DEL PAPA

Imploro le autorità civili affinché prestino particolare attenzione ai bambini a cui vengono negati i loro diritti e la loro dignità fondamentali, in particolare il loro diritto alla vita e all’educazione.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Cortile San Damaso Mercoledì,                    23 settembre 2020

Catechesi “Guarire il mondo”: 8. Sussidiarietà e virtù della speranza

Cari fratelli e sorelle, sembra che il tempo non è tanto buono, ma vi dico buongiorno lo stesso!

Per uscire migliori da una crisi come quella attuale, che è una crisi sanitaria e al tempo stesso una crisi sociale, politica ed economica, ognuno di noi è chiamato ad assumersi la sua parte di responsabilità cioè condividere le responsabilità. Dobbiamo rispondere non solo come persone singole, ma anche a partire dal nostro gruppo di appartenenza, dal ruolo che abbiamo nella società, dai nostri principi e, se siamo credenti, dalla fede in Dio. Spesso, però, molte persone non possono partecipare alla ricostruzione del bene comune perché sono emarginate, sono escluse o ignorate; certi gruppi sociali non riescono a contribuirvi perché soffocati economicamente o politicamente. In alcune società, tante persone non sono libere di esprimere la propria fede e i propri valori, le proprie idee: se le esprimono vanno in carcere. Altrove, specialmente nel mondo occidentale, molti auto-reprimono le proprie convinzioni etiche o religiose. Ma così non si può uscire dalla crisi, o comunque non si può uscirne migliori. Usciremo in peggio.

Affinché tutti possiamo partecipare alla cura e alla rigenerazione dei nostri popoli, è giusto che ognuno abbia le risorse adeguate per farlo (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa [CDSC]186). Dopo la grande depressione economica del 1929, Papa Pio XI spiegò quanto fosse importante per una vera ricostruzione il principio di sussidiarietà (cfr Enc. Quadragesimo anno, 79-80). Tale principio ha un doppio dinamismo: dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Forse non capiamo cosa significa questo, ma è un principio sociale che ci fa più uniti.

Da un lato, e soprattutto in tempi di cambiamento, quando i singoli individui, le famiglie, le piccole associazioni o le comunità locali non sono in grado di raggiungere gli obiettivi primari, allora è giusto che intervengano i livelli più alti del corpo sociale, come lo Stato, per fornire le risorse necessarie ad andare avanti. Ad esempio, a causa del lockdown per il coronavirus, molte persone, famiglie e attività economiche si sono trovate e ancora si trovano in grave difficoltà, perciò le istituzioni pubbliche cercano di aiutare con appropriati interventi sociali, economici, sanitari: questa è la loro funzione, quello che devono fare.

Dall’altro lato, però, i vertici della società devono rispettare e promuovere i livelli intermedi o minori. Infatti, il contributo degli individui, delle famiglie, delle associazioni, delle imprese, di tutti i corpi intermedi e anche delle Chiese è decisivo. Questi, con le proprie risorse culturali, religiose, economiche o di partecipazione civica, rivitalizzano e rafforzano il corpo sociale (cfr CDSC185). Cioè, c’è una collaborazione dall’alto in basso, dallo Stato centrale al popolo e dal basso in alto: delle formazioni del popolo in alto. E questo è proprio l’esercizio del principio di sussidiarietà.

Ciascuno deve avere la possibilità di assumere la propria responsabilità nei processi di guarigione della società di cui fa parte. Quando si attiva qualche progetto che riguarda direttamente o indirettamente determinati gruppi sociali, questi non possono essere lasciati fuori dalla partecipazione. Per esempio: “Cosa fai tu? - Io vado a lavorare per i pover i – Bello, e cosa fai? – Io insegno ai poveri, io dico ai poveri quello che devono fare – No, questo non va, il primo passo è lasciare che i poveri dicano a te come vivono, di cosa hanno bisogno: Bisogna lasciar parlare tutti! E così funziona il principio di sussidiarietà. Non possiamo lasciare fuori della partecipazione questa gente; la loro saggezza, la saggezza dei gruppi più umili non può essere messa da parte (cfr Esort. ap. postsin Querida Amazonia [QA]32; Enc. Laudato si’63). Purtroppo, questa ingiustizia si verifica spesso là dove si concentrano grandi interessi economici o geopolitici, come ad esempio certe attività estrattive in alcune zone del pianeta (cfr QA9.14). Le voci dei popoli indigeni, le loro culture e visioni del mondo non vengono prese in considerazione. Oggi, questa mancanza di rispetto del principio di sussidiarietà si è diffusa come un virus. Pensiamo alle grandi misure di aiuti finanziari attuate dagli Stati. Si ascoltano di più le grandi compagnie finanziarie anziché la gente o coloro che muovono l’economia reale. Si ascoltano di più le compagnie multinazionali che i movimenti sociali. Volendo dire ciò con il linguaggio della gente comune: si ascoltano più i potenti che i deboli e questo non è il cammino, non è il cammino umano, non è il cammino che ci ha insegnato Gesù, non è attuare il principio di sussidiarietà. Così non permettiamo alle persone di essere «protagoniste del proprio riscatto».[1] Nell’inconscio collettivo di alcuni politici o di alcuni sindacalisti c’è questo motto: tutto per il popolo, niente con il popolo. Dall’alto in basso ma senza ascoltare la saggezza del popolo, senza far attuare questa saggezza nel risolvere dei problemi, in questo caso nell’uscire dalla crisi. O pensiamo anche al modo di curare il virus: si ascoltano più le grandi compagnie farmaceutiche che gli operatori sanitari, impegnati in prima linea negli ospedali o nei campi-profughi. Questa non è una strada buona. Tutti vanno ascoltati, quelli che sono in alto e quelli che sono in basso, tutti.

Per uscire migliori da una crisi, il principio di sussidiarietà dev’essere attuato, rispettando l’autonomia e la capacità di iniziativa di tutti, specialmente degli ultimi. Tutte le parti di un corpo sono necessarie e, come dice San Paolo, quelle parti che potrebbero sembrare più deboli e meno importanti, in realtà sono le più necessarie (cfr 1 Cor 12,22). Alla luce di questa immagine, possiamo dire che il principio di sussidiarietà consente ad ognuno di assumere il proprio ruolo per la cura e il destino della società. Attuarlo, attuare il principio di sussidiarietà dà speranza, dà speranza in un futuro più sano e giusto; e questo futuro lo costruiamo insieme, aspirando alle cose più grandi, ampliando i nostri orizzonti. [2] O insieme o non funziona. O lavoriamo insieme per uscire dalla crisi, a tutti i livelli della società, o non ne usciremo mai. Uscire dalla crisi non significa dare una pennellata di vernice alle situazioni attuali perché sembrino un po’ più giuste. Uscire dalla crisi significa cambiare, e il vero cambiamento lo fanno tutti, tutte le persone che formano il popolo. Tutte le professioni, tutti. E tutti insieme, tutti in comunità. Se non lo fanno tutti il risultato sarà negativo.

In una catechesi precedente abbiamo visto come la solidarietà è la via per uscire dalla crisi: ci unisce e ci permette di trovare proposte solide per un mondo più sano. Ma questo cammino di solidarietà ha bisogno della sussidiarietà. Qualcuno potrà dirmi: “Ma padre oggi sta parlando con parole difficili!”. Ma per questo cerco di spiegare cosa significa. Solidali, perché andiamo sulla strada della sussidiarietà. Infatti, non c’è vera solidarietà senza partecipazione sociale, senza il contributo dei corpi intermedi: delle famiglie, delle associazioni, delle cooperative, delle piccole imprese, delle espressioni della società civile. Tutti devono contribuire, tutti. Tale partecipazione aiuta a prevenire e correggere certi aspetti negativi della globalizzazione e dell’azione degli Stati, come accade anche nella cura della gente colpita dalla pandemia. Questi contributi “dal basso” vanno incentivati. Ma quanto è bello vedere il lavoro dei volontari nella crisi. I volontari che vengono da tutte le parti sociali, volontari che vengono dalle famiglie più benestanti e che vengono dalle famiglie più povere. Ma tutti, tutti insieme per uscire. Questo è solidarietà e questo è principio di sussidiarietà.

Durante il lockdown è nato spontaneo il gesto dell’applauso per i medici e gli infermieri e le infermiere come segno di incoraggiamento e di speranza. Tanti hanno rischiato la vita e tanti hanno dato la vita. Estendiamo questo applauso ad ogni membro del corpo sociale, a tutti, a ognuno, per il suo prezioso contributo, per quanto piccolo. “Ma cosa potrà fare quello di là?. – Ascoltalo, dagli spazio per lavorare, consultalo”. Applaudiamo gli “scartati”, quelli che questa cultura qualifica “scartati”, questa cultura dello scarto, cioè applaudiamo gli anziani, i bambini, le persone con disabilità, applaudiamo i lavoratori, tutti quelli che si mettono al servizio. Tutti collaborano per uscire dalla crisi. Ma non fermiamoci solo all’applauso! La speranza è audace, e allora incoraggiamoci a sognare in grande. Fratelli e sorelle, impariamo a sognare in grande! Non abbiamo paura di sognare in grande, cercando gli ideali di giustizia e di amore sociale che nascono dalla speranza. Non proviamo a ricostruire il passato, il passato è passato, ci aspettano cose nuove. Il Signore ha promesso: “Io farò nuove tutte le cose”. Incoraggiamoci a sognare in grande cercando questi ideali, non proviamo a ricostruire il passato, soprattutto quello che era iniquo e già malato, che ho nominato già come ingiustizie. Costruiamo un futuro dove la dimensione locale e quella globale si arricchiscano mutualmente, - ognuno può dare il suo, ognuno deve dare del suo, la sua cultura, la sua filosofia, il suo modo di pensare -, dove la bellezza e la ricchezza dei gruppi minori anche dei gruppi scartati possa fiorire perché pure lì c’è bellezza, e dove chi ha di più si impegni a servire e a dare di più a chi ha di meno.