BENEDIZIONI PASQUALI 2023

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BOLLETTINO PARROCCHIALE NR. 368 NATALE 2022 EPIFANIA 2023

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ORARIO SANTE MESSE DA DOMENICA       29. GENNAIO 2023

Orari Sante messe :

Feriali:   ore 18,30 Lunedì, Martedì, Giovedì e Venerdì  

ore 20,00  Mercoledì  

Prefestiva:  ore 18,00   

Festiva:

ore 09.45 e ore 11.00

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CALENDARIO LITURGICO SETTIMANALE

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Tutti i mercoledì

  

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E A SEGUIRE LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

TUTTE LE DOMENICHE

 

 

 

ALLE ORE 16.00 ADORAZIONE EUCARISTICA E RECITA  DEL SANTO ROSARIO

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 15.gennaio 2023

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La  foto del  15.gennaio 2023

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo: 

 Egli guarda me ed io guardo Lui 

Il Santo Curato d'Ars incontrava spesso, in Chiesa, un semplice contadino della sua Parrocchia.
Inginocchiato davanti al Tabernacolo, il brav'uomo rimaneva per ore immobile, senza muovere le labbra.
Un giorno, il Parroco gli chiese:
"Cosa fai qui così a lungo?".
"Semplicissimo. Egli guarda me ed io guardo Lui".

Puoi andare al tabernacolo così come sei. Con il tuo carico di paure, incertezze, distrazioni, confusione, speranze e tradimenti. Avrai una risposta straordinaria: «Io sono qui!».
«Che ne sarà di me, dal momento che tutto è così incerto?». «Io sono qui!».
«Non so cosa rispondere, come reagire, come decidermi nella situazione difficile che mi attende». «Io sono qui!».
«La strada è così lunga, io sono così piccolo e stanco e solo...». «Io sono qui!».

Bruno Ferrero, Il canto del grillo

II DOMENICA TEMPO ORDINARIO A

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

15.GENNAIO 2023

La salvezza per tutti gli uomini viene da uno solo: Cristo. Solo Gesù ha il potere di cancellare il peccato che innerva ogni rapporto umano, l’egoismo che si rivela nella nostra vita in ogni sua espressione.

 Vieni Signore Gesù. Ho bisogno della tua salvezza. Ti apro la porta del mio cuore e della mia vita. Dammi una vita piena, purificami, liberami, rinnovami, entra nel mio cuore e nella mia vita e riempila di te. Rendimi testimone credibile della tua Parola, testimone autentico del grande “si” di Dio all’uomo. Testimone coraggioso della tua risurrezione, perché si costruisca un’umanità nuova, più fraterna, unita nel segno dell’amore che tu ci ha insegnato.

NON DI SOLO PANE NR.1067

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PREGHIERA IN FAMIGLIA

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Riflessione Vangelo: II domenica ordinario A 2023

"Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo". La mano, Il dito di Giovanni va diritto verso la persona di Gesù e ci fa scoprire sul serio la sua Persona che può sconvolgere tutta una vita. Lentamente la Parola di Gesù che viene ascoltata ridimensiona le nostre idee, fa scoprire la grandezza dell'animo umano, ci fa consapevoli delle nostre possibilità. E' la testimonianza di noi cristiani. Cristo che vive dentro ognuno di noi, è un Cristo che vuol vivere uscendo da noi, per entrare nel mondo a portare la sua salvezza e la sua consolazione. E' un Cristo che vuol parlare, agire, entrare nella società. E' un Cristo che vuole accostarsi ai deboli, agli emarginati, è un Cristo che vuole la pace, la concordia, la serenità, è un Cristo che vuol spargere fiducia e speranza. E noi, i cristiani, dobbiamo essere quel dito di Giovanni Battista che indica nella persona di Gesù colui che queste cose può far nascere e crescere nell' umanità. E allora noi, i cristiani, dobbiamo esserne lo strumento. Quel dito, che è la Chiesa, sacramento di Colui che è il solo, l'unico, il vero Salvatore.

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 1,29-34
Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

IL VIDEO DEL MESE

Per le parrocchie – Il Video del Papa 2 – Febbraio 2023

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di febbraio 2023: Preghiamo perché le parrocchie, mettendo al centro la comunione, siano sempre più comunità di fede, di fraternità e di accoglienza verso i più bisognosi..A cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.In lingua spagnola con traduzione e sottotitoli in italiano.

NOTIZIE DAL MONDO

Il 22 gennaio. Fare spazio alla Scrittura, nel cuore. La Domenica della Parola di Dio

Nella terza domenica del Tempo ordinario la Chiesa celebra la Domenica dedicata alla Scrittura. Dalla Cei un sussidio per viverla appieno

Si celebra anche quest’anno, il 22 gennaio, la “Domenica della Parola di Dio”, istituita dal Pontefice il 30 settembre 2019 – memoria liturgica di san Girolamo, traduttore della Bibbia – con il motu proprio Aperuit illis. Obiettivo di questa iniziativa è, nelle parole con cui Francesco chiudeva il suo documento, «far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30,14)». La data stabilita dal Papa era e resta la terza domenica del Tempo ordinario, a ridosso quindi della Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei e della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Anche quest’anno la Conferenza episcopale italiana ha elaborato un sussidio per celebrare in modo appropriato questa Domenica della Parola, e che ha visto coinvolti ben cinque Uffici nazionali.

Il segretario generale della Cei, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, firma un’introduzione al sussidio che inizia con un versetto della Lettera di san Paolo ai Romani: «La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10.17). «Mentre è in corso il secondo anno del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia dedicato ancora all’ascolto» scrive Baturi, «sembra risuonare più forte questa celebre espressione di san Paolo: fides ex auditu». Ovvero, «la fede in Gesù, morto e risorto, è un dono che raggiunge chi è disponibile ad obbedire all’annuncio di salvezza così come l’orecchio è aperto ai suoni che vengono dall’esterno: il cristiano non è dunque centrato su di sé, ma piuttosto “evangelicamente sbilanciato” verso il mondo che lo circonda». In base questa idea di fondo il sussidio contiene una serie di proposte per la preghiera e la meditazione sul tema “Parola di Dio e missione”. «La Chiesa in ascolto è la Chiesa missionaria – spiega sempre Baturi – proiettata verso il mondo, desiderosa di crescere nella fede, interessata a ogni uomo e donna, attenta soprattutto a quanti abitano loro malgrado le periferie esistenziali. L’ascolto della Parola di Dio educa il cuore ad entrare in relazione profonda con le persone e con gli eventi della storia: Dio parla ancora attraverso le Scritture e la vita concreta. È questa la strada che le nostre Chiese intendono percorrere insieme, nella fedeltà al Vangelo e nel servizio ai fratelli».

Il sussidio, scaricabile dal sito www.chiesacattolica.it, è diviso in tre parti: la prima con indicazioni per l’animazione liturgica, la seconda con una serie di testi biblici, dall’Antico e dal Nuovo Testamento, la terza con testi tratti da documenti dei Papi, del Concilio Vaticano II, della Conferenza episcopale italiana e anche del Consiglio ecumenico della Chiese.

Per quanto riguarda l’animazione liturgica, vale la pena riportare quello che indica la Aperuit illis e su cui si appoggia il sussidio: «Sarà importante che nella celebrazione eucaristica si possa intronizzare il testo sacro, così da rendere evidente all’assemblea il valore normativo che la Parola di Dio possiede. In questa domenica, in modo particolare, sarà utile evidenziare la sua proclamazione e adattare l’omelia per mettere in risalto il servizio che si rende alla Parola del Signore. I vescovi potranno in questa Domenica celebrare il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, per richiamare l’importanza della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia. È fondamentale, infatti, che non venga meno ogni sforzo perché si preparino alcuni fedeli ad essere veri annunciatori della Parola con una preparazione adeguata, così come avviene in maniera ormai usuale per gli accoliti o i ministri straordinari della Comunione. Alla stessa stregua, i parroci potranno trovare le forme per la consegna della Bibbia, o di un suo libro, a tutta l’assemblea in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con un particolare riferimento alla lectio divina».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Nient'altro che la verità - La mia vita al fianco di Benedetto XVI  -

Descrizione

 

Quello tra Joseph Ratzinger e Georg Gänswein è stato un lungo e significativo rapporto di profondo rispetto e stima reciproca, sin da quando, nel 2003, il futuro Papa nominò segretario personale il giovane sacerdote tedesco. E ancor più dopo l'elezione del cardinale Ratzinger come Benedetto XVI, don Georg ha vissuto costantemente al suo fianco quale suo più stretto collaboratore, ma anche confidente e consigliere, accompagnandolo durante il pontificato e nel tempo successivo alla storica rinuncia del 2013. Oggi, dopo la scomparsa del Papa emerito, per l'attuale prefetto della Casa pontificia è giunto il momento di raccontare la propria verità riguardo le bieche calunnie e le oscure manovre che hanno cercato invano di gettare ombre sul magistero e sulle azioni del Pontefice tedesco, e di far conoscere così, finalmente, il vero volto di uno dei più grandi protagonisti degli ultimi decenni, troppo spesso ingiustamente denigrato dai critici come "Panzerkardinal" o "Rottweiler di Dio". Un racconto autentico e schietto in cui, coadiuvato dalla esperta penna del vaticanista Saverio Gaeta, monsignor Gänswein propone l'autorevole ricostruzione di un particolarissimo periodo per la Chiesa cattolica, affrontando anche gli interrogativi su enigmatiche vicende, quali i dossier di Vatileaks e i misteri del caso Orlandi, lo scandalo della pedofilia e i rapporti fra il Papa emerito e il successore Francesco. Ne scaturisce l'intensa testimonianza della grandezza di un uomo, cardinale, Papa che ha fatto la storia del nostro tempo e che emerge qui come un faro di competenza teologica, chiarezza dottrinale e saggezza profetica.

DIOCESI DI BOLOGNA

Per seguire le celebrazioni del cardinal Zuppi collegarsi a questo link:   www.youtube.it/user/12portebo

Prossimi appuntamenti

LE PAROLE DEL PAPA

Abbiamo bisogno della #preghiera quotidiana, di tempi dedicati a Dio, in modo che Lui possa entrare nel nostro tempo; di momenti frequenti in cui gli apriamo il cuore, così che Egli possa riversare in noi ogni giorno amore e nutrire la nostra fede.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì,         11 gennaio 2023

Catechesi. La passione per l’evangelizzazione: lo zelo apostolico del credente. La chiamata all’apostolato (Mt 9,9-13)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Iniziamo oggi un nuovo ciclo di catechesi, dedicato a un tema urgente e decisivo per la vita cristiana: la passione per l’evangelizzazione, cioè lo zelo apostolico. Si tratta di una dimensione vitale per la Chiesa: la comunità dei discepoli di Gesù nasce infatti apostolica, nasce missionaria, non proselitista e dall’inizio dovevamo distinguere questo: essere missionario, essere apostolico, evangelizzare non è lo stesso di fare proselitismo, niente a che vedere una cosa con l’altra. Si tratta di una dimensione vitale per la Chiesa, la comunità dei discepoli di Gesù nasce apostolica e missionaria. Lo Spirito Santo la plasma in uscita - la Chiesa in uscita, che esce - , perché non sia ripiegata su sé stessa, ma estroversa, testimone contagiosa di Gesù la fede si contagia, pure -, protesa a irradiare la sua luce fino agli estremi confini della terra. Può succedere, però, che l’ardore apostolico, il desiderio di raggiungere gli altri con il buon annuncio del Vangelo, diminuisca, divenga tiepido. A volte sembra eclissarsi, sono cristiani chiusi, non pensano agli altri. Ma quando la vita cristiana perde di vista l’orizzonte dell’evangelizzazione, l’orizzonte dell’annuncio, si ammala: si chiude in sé stessa, diventa autoreferenziale, si atrofizza. Senza zelo apostolico, la fede appassisce. La missione è invece l’ossigeno della vita cristiana: la tonifica e la purifica. Intraprendiamo allora un percorso alla riscoperta della passione evangelizzatrice, iniziando dalle Scritture e dall’insegnamento della Chiesa, per attingere alle fonti lo zelo apostolico. Poi ci accosteremo ad alcune sorgenti vive, ad alcuni testimoni che hanno riacceso nella Chiesa la passione per il Vangelo, perché ci aiutino a ravvivare il fuoco che lo Spirito Santo vuole far ardere sempre in noi.

E oggi vorrei iniziare da un episodio evangelico in qualche modo emblematico lo abbiamo sentito: la chiamata dell’apostolo Matteo, e lui stesso la racconta nel suo Vangelo, nel brano che abbiamo ascoltato (cfr 9,9-13).

Tutto inizia da Gesù, il quale “vede” – dice il testo – «un uomo». In pochi vedevano Matteo così com’era: lo conoscevano come colui che stava «seduto al banco delle imposte» (v. 9). Era infatti esattore delle tasse: uno, cioè, che riscuoteva i tributi per conto dell’impero romano che occupava la Palestina. In altre parole, era un collaborazionista, un traditore del popolo. Possiamo immaginare il disprezzo che la gente provava per lui: era un “pubblicano”, così si chiamava. Ma, agli occhi di Gesù, Matteo è un uomo, con le sue miserie e la sua grandezza. State attenti a questo: Gesù non si ferma agli aggettivi, Gesù sempre cerca il sostantivo. “Questo è un peccatore, questo è un tale per quale…” sono degli aggettivi: Gesù va alla persona, al cuore, questa è una persona, questo è un uomo, questa è una donna, Gesù va alla sostanza, al sostantivo, mai all’aggettivo, lascia perdere gli aggettivi. E mentre tra Matteo e la sua gente c’è distanza - perché loro vedevano l’aggettivo, “pubblicano” - , Gesù si avvicina a lui, perché ogni uomo è amato da Dio; “Anche questo disgraziato?”. Sì, anche questo disgraziato, anzi Lui è venuto per questo disgraziato, lo dice il Vangelo: “Io sono venuto per i peccatori, non per i giusti”. Questo sguardo di Gesù che è bellissimo, che vede l’altro, chiunque sia, come destinatario di amore, è l’inizio della passione evangelizzatrice. Tutto parte da questo sguardo, che impariamo da Gesù.

Possiamo chiederci: com’è il nostro sguardo verso gli altri? Quante volte ne vediamo i difetti e non le necessità; quante volte etichettiamo le persone per ciò che fanno o ciò che pensano! Anche come cristiani ci diciamo: è dei nostri o non è dei nostri? Questo non è lo sguardo di Gesù: Lui guarda sempre ciascuno con misericordia anzi con predilezione. E i cristiani sono chiamati a fare come Cristo, guardando come Lui specialmente i cosiddetti “lontani”. Infatti, il racconto della chiamata di Matteo si conclude con Gesù che dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (v. 13). E se ognuno di noi si sente giusto, Gesù è lontano, Lui si avvicina ai nostri limiti e alle nostre miserie, per guarirci.

Dunque, tutto inizia dallo sguardo di Gesù “Vide un uomo”, Matteo. A questo segue – secondo passaggio – un movimento. Prima lo sguardo, Gesù vide, poi il secondo passaggio, il movimento. Matteo era seduto al banco delle imposte; Gesù gli disse: «Seguimi». Ed egli «si alzò e lo seguì» (v. 9). Notiamo che il testo sottolinea che “si alzò”. Perché è tanto importante questo dettaglio? Perché a quei tempi chi era seduto aveva autorità sugli altri, che stavano in piedi davanti a lui per ascoltarlo o, come in quel caso, per pagare il tributo. Chi stava seduto, insomma, aveva potere. La prima cosa che fa Gesù è staccare Matteo dal potere: dallo stare seduto a ricevere gli altri lo pone in movimento verso gli altri, non riceve, no: va agli altri; gli fa lasciare una posizione di supremazia per metterlo alla pari con i fratelli e aprirgli gli orizzonti del servizio. Questo fa e questo è fondamentale per i cristiani: noi discepoli di Gesù, noi Chiesa, stiamo seduti aspettando che la gente venga o sappiamo alzarci, metterci in cammino con gli altri, cercare gli altri? È una posizione non cristiana dire: “Ma che vengano, io sono qui, che vengano.” No, vai tu a cercarli, fai tu il primo passo.

Uno sguardo - Gesù vide - , un movimento – si alza – e terzo, una meta. Dopo essersi alzato e aver seguito Gesù, dove andrà Matteo? Potremmo immaginare che, cambiata la vita di quell’uomo, il Maestro lo conduca verso nuovi incontri, nuove esperienze spirituali. No, o almeno non subito. Per prima cosa Gesù va a casa sua; lì Matteo gli prepara «un grande banchetto», a cui «partecipa una folla numerosa di pubblicani» (Lc 5,29) cioè gente come lui. Matteo torna nel suo ambiente, ma ci torna cambiato e con Gesù. Il suo zelo apostolico non comincia in un luogo nuovo, puro, un luogo ideale, lontano, ma lì, comincia dove vive, con la gente che conosce. Ecco il messaggio per noi: non dobbiamo attendere di essere perfetti e di aver fatto un lungo cammino dietro a Gesù per testimoniarlo; il nostro annuncio comincia oggi, lì dove viviamo. E non comincia cercando di convincere gli altri, convincere no: ma testimoniando ogni giorno la bellezza dell’Amore che ci ha guardati e ci ha rialzati e sarà questa bellezza, comunicare questa bellezza a convincere la gente, non comunicare noi, ma lo stesso Signore. Noi siamo quelli che annunciano il Signore, non annunciamo noi stessi, né annunciamo un partito politico, una ideologia, no: annunciamo Gesù. Bisogna mettere in contatto Gesù con la gente, senza convincerli, ma lasciare che il Signore convinca. Come infatti ci ha insegnato Papa Benedetto, «la Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione»  (Omelia nella Messa inaugurale della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, Aparecida, 13 maggio 2007). Non dimenticare questo: quando voi vedrete dei cristiani che fanno proselitismo, che ti fanno una lista di gente per venire… questi non sono cristiani, sono pagani travestiti da cristiani ma il cuore è pagano. La Chiesa cresce non per proselitismo, cresce per attrazione. Una volta ricordo che in ospedale a Buenos Aires sono andate via le suore che lavoravano lì perché erano poche e non potevano portare avanti l’ospedale ed è venuta una comunità di suore dalla Corea e sono arrivate, pensiamo lunedì per esempio, non ricordo il giorno. Hanno preso possesso della casa delle suore dell’ospedale e il martedì sono scese a visitare gli ammalati dell’ospedale, ma non parlavano una parola di spagnolo, soltanto parlavano il coreano e gli ammalati erano felici, perché commentavano: “Brave queste suore, brave, brave” - Ma cosa ti ha detto la suora? “Niente, ma con lo sguardo mi ha parlato, hanno comunicato Gesù”. Non comunicare se stessi, ma con lo sguardo, con i gesti, comunicare Gesù. Questa è l’attrazione, il contrario del proselitismo.

Questa testimonianza attraente, questa testimonianza gioiosa è la meta a cui ci porta Gesù con il suo sguardo di amore e con il movimento di uscita che il suo Spirito suscita nel cuore. E noi possiamo pensare se il nostro sguardo assomiglia a quello di Gesù per attrarre la gente, per avvicinare alla Chiesa. Pensiamo questo.