FESTA DEL RINGRAZIAMENTO DOMENICA 12.NOVEMBRE 2017

90° ASILO

AGENDA

 

Novembre 18 sabato CENA del Ringraziamento in teatro

Novembre 22 Mercoledì LIBRO DELLA APOCALISSE (INTRODUZIONE)

Novembre 24 Venerdi Preghiera allo Spirito e alla Eucaristia coi giovani e serata in Oltre

Novembre 25 sabato Incontro Genitori 2° sul P. NOSTRO

 

Novembre 26 Domenica FESTA DI CRISTO RE / BATTESIMI

BOLLETTINO PARROCCHIALE NR.345 NOVEMBRE/DICEMBRE 2017

OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL ROSARIO

PAGINE PIU' VISTE OTTOBRE 2017

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 12.Novembre 2017

Preghiera di ringraziamento per il Raccolto

 

Noi ti benediciamo e ti ringraziamo, Signore,
perché in questa stagione dell’autunno
raccogliamo con abbondanza i frutti della terra.
Sii benedetto Signore,
perché noi abbiamo seminato e irrigato
e tu hai dato fecondità al nostro lavoro.

R. Benedici il tuo popolo, Signore!

Sii benedetto, Signore,
tu che hai affidato all’uomo
tratto dalla terra le risorse della terra:
fa’ che l’abbondanza del nuovo raccolto
sia da noi condivisa con i più poveri
nella solidarietà e nella giustizia.

R. Benedici il tuo popolo, Signore!

Sii benedetto Signore,
perché tu apri la tua mano generosa
e ogni vivente si sazia dei tuoi beni:
tua è la terra e tutto ciò che essa contiene.
Fa’ che nessun uomo soffra la fame,
e i beni che tu hai creato per tutti
da tutti siano condivisi.

R. Benedici il tuo popolo, Signore!

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 12.novembre 2017

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO
Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo:
Dom 10 Dicembre ore 17.30, chiesa Piumazzo: Concerto di Natale con la Schola Cantorum di Bazzano  
Dom 17 Dicembre ore 21, chiesa di Anzola: Concerto di Natale con la Corale SS. Pietro e Paolo  
Dom 24 Dicembre ore 23.30, chiesa Piumazzo: Messa di Natale della notte 
Lun 25 Dicembre ore 11, chiesa Piumazzo: Messa di Natale del giorno
Lun 1° Gennaio ore 17, chiesa Piumazzo: Messa per la pace  
Mer 14 Febbraio ore 20.30, chiesa Piumazzo: Messa delle Ceneri  
Sab 17 Febbraio ore 21, chiesa di Sorbolo: Concerto dei patroni, con la Corale Incontro Musicale 

La morte della Parrocchia

(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)

Sui muri e sul giornale della città comparve uno strano annuncio funebre: «Con profondo dolore annunciamo la morte della parrocchia di Santa Eufrosia. I funerali avranno luogo domenica alle ore 11».
La domenica, naturalmente, la chiesa era di Santa Eufrosia era affollata come non mai. Non c'era più un solo posto libero, neanche in piedi. Davanti all'altare c'era il catafalco con una bara di legno scuro. Il parroco pronunciò un semplice discorso: «Non credo che la nostra parrocchia possa rianimarsi e risorgere, ma dal momento che siamo quasi tutti qui voglio fare un estremo tentativo. Vorrei che passaste tutti qui davanti alla bara, a dare un'ultima occhiata alla defunta. Sfilerete in fila indiana, uno alla volta e dopo aver guardato il cadavere uscirete dalla porta della sacrestia. Dopo, chi vorrà potrà rientrare dal portone per la Messa».
Il parroco aprì la cassa. Tutti si chiedevano: «Chi ci sarà mai dentro? Chi è veramente morto?». Cominciarono a sfilare lentamente. Ognuno si affacciava alla bara e guardava dentro, poi usciva dalla chiesa. Uscivano silenziosi, un po' confusi. Perché tutti coloro che volevano vedere il cadavere della parrocchia di Santa Eufrosia e guardavano nella bara, vedevano, in uno specchio appoggiato sul fondo della cassa, il proprio volto.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2017-11-18 - Vangelo di sabato (sab, 18 nov 2017)
Sap 18,14-16; 19,6-9; Sal.104; Lc 18, 1-8. ||| In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario". Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
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2017-11-18 - Commento di sabato (sab, 18 nov 2017)
Pregare sempre. ||| Ai nostri giorni due grandi difficoltà non ci consentono di entrare in un clima di preghiera assidua e costante: da una parte un certo tipo di progresso che ci ha convinti di essere quasi onnipotenti, pare che nulla e nessuno possa più arrestare il cammino verso sempre nuove e affascinanti conquiste, da ciò deriva un senso di autosufficienza che esclude di fatto ogni ricorso a qualsiasi richiesta di aiuto. Dall'altra ci siamo convinti di godere di una forma di invulnerabilità ed anche questo tipo di sufficienza e di sicurezza, benché fasulla, non lascia spazio a quel pensiero di umiltà e di verità che ci consentirebbe invece di rivolgerci ad un Essere superiore. Onnipotenti ed invulnerabili, quindi niente preghiera! L'uomo saggio invece, che si lascia illuminare dallo Spirito di Dio, prende coscienza dei propri limiti, si mette alla ricerca del suo Signore e Padre e, trovatolo, lo invoca incessantemente per conoscerlo, per amarlo, per godere del suo amore, per scoprire il piano divino che lo conduce alla salvezza. Pregare sempre allora non è più una richiesta assurda perché diventa un bisogno irrefrenabile dell'anima, un bisogno di comunione con Dio che non può conoscere più pause o intervalli.
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XXXIII Domenica del T.O.  (anno A)

Sei stato fedele nel poco: prendi parte alla gioia del tuo padrone.

19.NOVEMBRE 2017

Tutti, senza eccezioni, possediamo dei "talenti": anche quelle persone che non riescono ad accorgersene o che - peggio - passano il tempo ad invidiare i talenti degli altri nascondendo il proprio sottoterra.  Il Signore ci chiede di prendere coscienza delle nostre qualità per metterle a servizio degli altri,  per metterle a servizio del Regno che avanza.

O Padre, che affidi alle mani dell'uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fa' che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo ritorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno. Amen

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione 33 domenica ordinario A

La vita oggi è abbastanza pesante e amara per quasi tutte le persone. La mancanza di lavoro, la carenza di sicurezze, la scarsità di beni, l'insufficienza e inadeguatezza dei servizi. La delinquenza dilaga e il teppismo è all'ordine del giorno. Il dolore, la sofferenza e la morte, segue a ruota la guerra, l'odio e l'ingiustizia e la legalità spesso va a farsi friggere. Diventa naturale, allora, rinchiudersi in se stessi, pensare solo al proprio giardino, non fidarsi più di nessuno e arrabattarsi nella vita meglio che si può, anche sulle spalle degli altri e il rischio diventa dubbio e sospetto. E' l'atteggiamento del terzo servo del Vangelo di questa domenica, che preferisce nascondere il suo talento sotto terra per sottrarsi alla responsabilità di impiegare la propria vita e farla fruttificare. Sì, perchè il talento della parabola è la nostra vita di uomini e donne. Dio è per il rischio, e continua ad elargire doni e talenti a tutti per farli fruttificare e impiegare al meglio. Il non uso di questi doni è più spaventoso del cattivo uso. E' il libro dell'Apocalisse che ce lo sottolinea: "Io conosco le vostre opere: voi non siete né freddi né ardenti. Magari foste freddi o ardenti! Invece non siete né freddi nè ardenti e mi disgustate fino alla nausea". Nel cuore di ognuno di noi c'è un talento, anzi un centesimo. Spendiamolo al meglio!

VIDEO VANGELO PER I BAMBINI

VIDEO DELLA SETTIMANA

Il Video del Papa 11-2017 – Testimoniare il Vangelo in Asia – Novembre 2017

Il video con l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di novembre 2017: Per i cristiani in Asia, perché, testimoniando il Vangelo con le parole e le opere, favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca, soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni.  a cura della Rete Mondiale di Preghiera del Papa - Apostolato della Preghiera.  In lingua spagnola con sottotitoli in italiano

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

13.NOVEMBRE 2017

I cellulari alla Messa? Ecco perché non basta che siano silenziosi

Don Paolo Padrini è un sacerdote che di cellulari e tablet se ne intende. Non certo perché è uno di quei «preti e anche vescovi» che hanno «tanti telefonini alzati» durante la Messa, come ha ammonito oggi papa Francesco durante l’udienza generale in piazza San Pietro; ma perché è un esperto del mondo digitale ed è il “padre” di iBreviary, l’applicazione che permette di avere a portata di clic i testi della Liturgia delle Ore in cinque lingue e che è stata scaricata da oltre tre milioni di persone in tutto il mondo. «Bisogna essere chiari – spiega il sacerdote 45enne della diocesi di Tortona –. Il cellulare e il tablet sono un supporto alla preghiera ma non si usano per pregare. Soprattutto occorre chiedersi quando questi strumenti rischiano di arrecare disturbo al personale incontro con il Signore». Don Padrini fa un esempio. «Giustamente papa Francesco ha censurato l’uso del telefonino durante le celebrazioni. Mi permetto di aggiungere che il cellulare andrebbe lasciato a casa quando si va a Messa. E, se proprio lo portiamo con noi, va spento. Non è sufficiente impostarlo in “modalità silenziosa”». Perché? «È vero che con questa scelta non si disturbano gli altri e che non suonerà nel corso dell’Eucaristia. Ma, se il telefonino resta collegato alla rete, è come se nella nostra mente rimanesse un canale perennemente aperto che distrae anche l’anima. Infatti sentiremo sempre la vibrazione oppure avremo la curiosità di tirare fuori dalla tasca l’apparecchio per controllare se qualcuno ci ha chiamato. E ciò distrae dal dialogo con Dio che si crea nella liturgia».

 Con un tocco di sarcasmo Francesco ha ironizzato sul fatto che nella Messa il sacerdote «non dice: “In alto i nostri telefonini per fare la fotografia!”». E ha avvertito: «È una cosa brutta». Che coinvolge sia i laici, sia i pastori. «Il Papa – afferma don Padrini – si riferiva a ciò che accade nelle celebrazioni che presiede. Tutti siamo tentati dal desiderio di prendere il cellulare se abbiamo di fronte il Pontefice. E lo facciamo sia per amore verso il Papa, sia perché partecipiamo a un grande momento di Chiesa. In preda a una sorta di furore eroico vogliamo immortalare l’attimo con un video o una fotografia. Si tratta di una giustificazione? Assolutamente no. La Messa non è un evento per riprese o scatti. È l’abbraccio con il Padre e il Figlio attraverso la Parola e i segni dell’azione liturgica. Pertanto le uniche antenne da issare sono quelle dello Spirito Santo e non le antenne che catturano altre onde, destinate a inquinare quei frangenti». Poi precisa: «In una celebrazione la partecipazione dell’assemblea si declina nell’ascolto, nelle parole della liturgia, nel canto. Non sicuramente nell’impiego di strumenti come il cellulare che non sono parte di questo contesto. Basterebbe il buon senso per capirlo». Eppure è arrivato il rimprovero di Francesco che ha ricordato: «La Messa non è uno spettacolo». E ha esortato «Ricordatevi: niente telefonini». «Il Papa – sottolinea il sacerdote – ribadisce che una celebrazione non è un set fotografico. E con le sue parole ci invita a custodire gli atti che compiamo. Lo dico anche laicamente: con il cellulare sempre in mano perdiamo il gusto per ciò che stiamo facendo. Pensiamo a quando in un concerto ci mettiamo a filmarlo invece di lasciarci conquistare dalla musica...».

 Comunque iBreviary ha fatto breccia. «Innanzitutto l’App è legata alla preghiera personale – sostiene don Padrini –. A mio avviso, un cellulare o un tablet non è adatto per la preghiera comunitaria. Infatti dico “no” all’uso di questi strumenti nella Messa. E poi il breviario digitale va meditato in “modalità aereo”, ossia evitando che il telefonino suoni o che sullo schermo appaiono notifiche di messaggi e mail. Soltanto così il cellulare sarà consono alla preghiera. Del resto, non basta educare all’impiego intelligente dei device elettronici. Serve anche educare gli strumenti, vale a dire impostarli in maniera coerente. Tutto ciò eviterà di essere succubi della tecnologia o addirittura di essere manipolati da essa, fino quasi a diventarne schiavi».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Una guida per l'Avvento

Descrizione

Andare incontro al Natale: quattro settimane diverse dal solito. Dare forma a uno spazio di calma e di silenzio. Vivere con consapevolezza un tempo che si lascia contagiare da ciò che attendiamo nel Natale. Se per ogni giorno di Avvento ci lasciamo condurre un passo più vicini al mistero della nostra vita, possiamo giungere davvero all'interno del nostro cuore. E toccare l'amore di Dio per noi.

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

  • L'incontro con il povero: profezia di una Chiesa in uscita

    •  Giovedì 16 novembre
    •  
    •  21:00
    •  
    •  Presso la Parrocchia del Corpus Domini

    Relazione tenuta dal prof. Luigino Bruni

  • Meditazione sulla figura del Beato Josef Mayr-Nusser

    •  Venerdì 17 novembre
    •  
    •  19:00
    •  
    •  In Cattedrale

Incontri tra operatori della Caritas e persone accolte

  •  Sabato 18 novembre
  •  
  •  15:00
  •  
  •  A Bologna

Presso la parrocchia di San Silverio di Chiesa Nuova, presso la parrocchia di San Giuseppe Sposo e nella Sala Bedetti dell'Arcivescovado

LE PAROLE DEL PAPA

La fede è una grande compagna di vita: fa toccare con mano la presenza di un Padre che mai lascia sole le sue creature.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì,  15 novembre 2017

La Santa Messa - 2. La Messa è preghiera

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Continuiamo con le catechesi sulla Santa Messa. Per comprendere la bellezza della celebrazione eucaristica desidero iniziare con un aspetto molto semplice: la Messa è preghiera, anzi, è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più “concreta”. Infatti è l’incontro d’amore con Dio mediante la sua Parola e il Corpo e Sangue di Gesù. È un incontro con il Signore.

Ma prima dobbiamo rispondere a una domanda. Che cosa è veramente la preghiera? Essa è anzitutto dialogo, relazione personale con Dio. E l’uomo è stato creato come essere in relazione personale con Dio che trova la sua piena realizzazione solamente nell’incontro con il suo Creatore. La strada della vita è verso l’incontro definitivo con il Signore.

Il Libro della Genesi afferma che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, il quale è Padre e Figlio e Spirito Santo, una relazione perfetta di amore che è unità. Da ciò possiamo comprendere che noi tutti siamo stati creati per entrare in una relazione perfetta di amore, in un continuo donarci e riceverci per poter trovare così la pienezza del nostro essere.

Quando Mosè, di fronte al roveto ardente, riceve la chiamata di Dio, gli chiede qual è il suo nome. E cosa risponde Dio? : «Io sono colui che sono» (Es 3,14). Questa espressione, nel suo senso originario, esprime presenza e favore, e infatti subito dopo Dio aggiunge: «Il Signore, il Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe» (v. 15). Così anche Cristo, quando chiama i suoi discepoli, li chiama affinché stiano con Lui. Questa dunque è la grazia più grande: poter sperimentare che la Messa, l’Eucaristia è il momento privilegiato per stare con Gesù, e, attraverso di Lui, con Dio e con i fratelli.

Pregare, come ogni vero dialogo, è anche saper rimanere in silenzio - nei dialoghi ci sono momenti di silenzio -, in silenzio insieme a Gesù. E quando noi andiamo a Messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a noi. Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù. Il silenzio è tanto importante! Ricordatevi quello che ho detto la settimana scorsa: non andiamo ad un uno spettacolo, andiamo all’incontro con il Signore e il silenzio ci prepara e ci accompagna. Rimanere in silenzio insieme a Gesù. E dal misterioso silenzio di Dio scaturisce la sua Parola che risuona nel nostro cuore. Gesù stesso ci insegna come realmente è possibile “stare” con il Padre e ce lo dimostra con la sua preghiera. I Vangeli ci mostrano Gesù che si ritira in luoghi appartati a pregare; i discepoli, vedendo questa sua intima relazione con il Padre, sentono il desiderio di potervi partecipare, e gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Abbiamo sentito nella Lettura prima, all’inizio dell’udienza. Gesù risponde che la prima cosa necessaria per pregare è saper dire “Padre”. Stiamo attenti: se io non sono capace di dire “Padre” a Dio, non sono capace di pregare. Dobbiamo imparare a dire “Padre”, cioè mettersi alla sua presenza con confidenza filiale. Ma per poter imparare, bisogna riconoscere umilmente che abbiamo bisogno di essere istruiti, e dire con semplicità: Signore, insegnami a pregare.

Questo è il primo punto: essere umili, riconoscersi figli, riposare nel Padre, fidarsi di Lui. Per entrare nel Regno dei cieli è necessario farsi piccoli come bambini. Nel senso che i bambini sanno fidarsi, sanno che qualcuno si preoccuperà di loro, di quello che mangeranno, di quello che indosseranno e così via (cfr Mt 6,25-32). Questo è il primo atteggiamento: fiducia e confidenza, come il bambino verso i genitori; sapere che Dio si ricorda di te, si prende cura di te, di te, di me, di tutti.

La seconda predisposizione, anch’essa propria dei bambini, è lasciarsi sorprendere. Il bambino fa sempre mille domande perché desidera scoprire il mondo; e si meraviglia persino di cose piccole perché tutto è nuovo per lui. Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera –domando - ci lasciamo meravigliare o pensiamo che la preghiera è parlare a Dio come fanno i pappagalli? No, è fidarsi e aprire il cuore per lasciarsi meravigliare. Ci lasciamo sorprendere da Dio che è sempre il Dio delle sorprese? Perché l’incontro con il Signore è sempre un incontro vivo, non è un incontro di museo. È un incontro vivo e noi andiamo alla Messa non a un museo. Andiamo ad un incontro vivo con il Signore.

Nel Vangelo si parla di un certo Nicodemo (Gv 3,1-21), un uomo anziano, un’autorità in Israele, che va da Gesù per conoscerlo; e il Signore gli parla della necessità di “rinascere dall’alto” (cfr v. 3). Ma che cosa significa? Si può “rinascere”? Tornare ad avere il gusto, la gioia, la meraviglia della vita, è possibile, anche davanti a tante tragedie? Questa è una domanda fondamentale della nostra fede e questo è il desiderio di ogni vero credente: il desiderio di rinascere, la gioia di ricominciare. Noi abbiamo questo desiderio? Ognuno di noi ha voglia di rinascere sempre per incontrare il Signore? Avete questo desiderio voi? Infatti si può perderlo facilmente perché, a causa di tante attività, di tanti progetti da mettere in atto, alla fine ci rimane poco tempo e perdiamo di vista quello che è fondamentale: la nostra vita del cuore, la nostra vita spirituale, la nostra vita che è incontro con il Signore nella preghiera.

In verità, il Signore ci sorprende mostrandoci che Egli ci ama anche nelle nostre debolezze. «Gesù Cristo […] è la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2,2). Questo dono, fonte di vera consolazione – ma il Signore ci perdona sempre – questo, consola, è una vera consolazione, è un dono che ci è dato attraverso l’Eucaristia, quel banchetto nuziale in cui lo Sposo incontra la nostra fragilità. Posso dire che quando faccio la comunione nella Messa, il Signore incontra la mia fragilità? Sì! Possiamo dirlo perché questo è vero! Il Signore incontra la nostra fragilità per riportarci alla nostra prima chiamata: quella di essere a immagine e somiglianza di Dio. Questo è l’ambiente dell’Eucaristia, questo è la preghiera.