Progetto Messa

L'idea di lavorare ad un Progetto Messa. Prendere di petto il problema della partecipazione alla messa con i bambini, per entrare in modo nuovo, condiviso, dentro al mistero liturgico nell'anno dell'Eucaristia. Forse è proprio questo il segno e il lavoro a cui la Provvidenza ci invita in questo 2013-2014. Avevamo fatto i nostri piani, ci parevano già compiuti e belli, invece l'amore di Dio ci spinge oltre, ad andare più a fondo, in virtù di un problema educativo che si manifesta, mai così drammatico come questo anno.

 

Il Progetto Messa deve partire da lontano; pur nella responsabilità di tradursi presto in azioni concrete, proceda con ordine e saggezza. Non lasciarsi schiacciare o confondere dalla fretta, né dai cattivi consigli dell'ansia. Partire dalla preghiera, dalla riflessione, dal senso della Chiesa e avanzare in modo concertato, coinvolgendo in tempi e modi giusti, i catechisti, i genitori, tutta la comunità. E' un tema che attraversa tutti i settori della vita parrocchiale, quello liturgico, catechistico, caritativo. A tempo debito un resoconto-controllo nel Consiglio Pastorale

 

dati di partenza

Tutto nasce dal primo giorno di catechismo, il 6 ottobre 2013: presenza quasi completa dei bimbi, ma difficoltà alla partecipazione alla Messa, con picchi di irrequietezza imbarazzante alla messa delle 11,00, dei gruppi che hanno fatto prima l'incontro di catechismo. La stanchezza, l'agitazione del primo giorno, la giornata di pioggia, possono avere aggravato la situazione, ma al fondo il problema è semplice ed evidente: per la maggior parte dei bimbi il rimanere a Messa non ha significato, è faticoso e noioso e tutto dice il loro bisogno di iniziare una strada diversa, di senso e amore. Imparare la preghiera, la verità della Eucaristia e in fondo della nostra fede, il raccoglimento, il gusto e la gioia della liturgia. Questo è l'obiettivo.

Il discernimento

dice Papa Francesco. «Il discernimento è una delle cose che più ha lavorato interiormente sant’Ignazio. Per lui è uno strumento di lotta, per conoscere meglio il Signore e seguirlo più da vicino. Mi ha sempre colpito una massima con la quale viene descritta la visione di Ignazio: Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo divinum est. Ho molto riflettuto su questa frase, in ordine al governo, ad essere superiore: non essere ristretti dallo spazio più grande, ma essere in grado di stare nello spazio più ristretto. Questa virtù del grande e del piccolo è la magnanimità, che dalla posizione in cui siamo ci fa guardare sempre l’orizzonte. È fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande e aperto a Dio e agli altri. È valorizzare le cose piccole all’interno di grandi orizzonti, quelli del Regno di Dio». «Questa massima offre i parametri per assumere una posizione corretta per il discernimento, per sentire le cose di Dio a partire dal suo “punto di vista”. Per sant’Ignazio i grandi princìpi devono essere incarnati nelle circostanze di luogo, di tempo e di persone.

 

A suo modo Giovanni XXIII si mise in questa posizione di governo quando ripeté la massima Omnia videre, multa dissimulare, pauca corrigere, perché, pur vedendo omnia, la dimensione massima, riteneva di agire su pauca, su una dimensione minima. Si possono avere grandi progetti e realizzarli agendo su poche minime cose. O si possono usare mezzi deboli che risultano più efficaci di quelli forti, come dice anche san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi».

 

Questo discernimento richiede tempo. Molti ad esempio pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo, io penso che occorra tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento. E a volte il discernimento sprona a fare subito quello che inizialmente si pensava di fare dopo. E' ciò che è accaduto anche a me in questi mesi. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, alle cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri. Le mie scelte, anche quelle legate alla normalità della vita, come l'usare una macchina modesta, sono legate ad un discernimento spirituale, che risponde ad una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. Il discernimento dello Spirito mi guida nel mio modo di governare. Ecco io diffido delle decisioni prese in maniera improvvisa. Diffido sempre della prima decisione, cioè della prima cosa che mi viene in mente di fare, se devo prendere una decisione. In genere è la cosa sbagliata. Devo attendere, valutare interiormente, prendere il tempo necessario. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita e fa trovare i mezzi più opportuni, che non sempre si identifica con ciò che sembra grande e forte"  (Intervista a Civiltà Cattolica)

primi passi concreti

Intanto imparo che fa parte delle indicazioni del Congresso Eucaristico Vicariale dedicare tempo durante questo anno alla spiegazione della Messa durante le domeniche. Poi riprendo in mano l'esortazione di Benedetto XVI, grande catechista, immaginando di partire da zero.

 

Il dato del pane e del vino: Si può cominciare dall'attenzione all'Offertorio: perché durante la messa si porta in chiesa il Pane e il Vino? dicendo "frutto della terra e del lavoro dell'uomo" ?

1. A fronte dei doni di Dio Creatore, anche noi ci presentiamo davanti a lui con qualcosa da donare. Non ci si presenta davanti a Dio a mani vuote. Il primo atto di fede, riconoscere di ricevere, contraccambiare un dono.

 

Ma perché proprio portiamo pane di grano e vino di uva

2. Il pane è il cibo base, il vino la bevanda della festa. Significa manifestare che la vita è fatta di quotidiano e di speciale, vivendo davanti a Dio entrambe le dimensioni.

3. Significa inoltre ricordare la storia della incarnazione, che avvenne nell'area mediterranea, di cui i due cibi sono realtà tipiche. Nel pane e nel vino si incontrano natura e storia.

4. Tutto confermati dalla tradizione liturgica biblica: Caino ed Abele / Melchisedec / il banchetto pasquale/ la manna / il sacrificio nella legge  / le profezie messianiche, banchetto.