LA "PAROLA" DEL GIORNO: Commento spirituale alla Parola di Dio

"La Chiesa si nutre del pane della vita sia alla mensa della Parola di Dio che a quella del Corpo di Cristo." (CEI, Il rinnovamento della catechesi, n. 28)

Liturgia della settimana

2010-03-10 - Vangelo di mercoledi' (mer, 10 mar 2010)
Dt 4, 1. 5-9; Sal.147; Mt 5, 17-19. ||| In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
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2010-03-10 - Commento di mercoledi' (mer, 10 mar 2010)
Il compimento della legge è l’amore. ||| Le leggi emanate dagli uomini e destinate a regolare la vita nel mondo, hanno sempre la caratteristica della provvisorietà; cambiano infatti con mutare dei tempi e della situazioni. La legge del Signore è immutabile ed eterna: «In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto». L’unica evoluzione possibile è quella voluta dallo stesso Dio che ne è l’autore. Per questo Gesù, dopo aver proclamato le beatitudini, afferma: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, a dare pieno compimento». Più che le leggi in sé, nella loro fredda formulazione, è lo spirito che deve cambiare, in base alla novità di Cristo. Per molte ragioni si aderisce alla legge o ci si distacca da essa. Ciò che Gesù propone, è un radicale rinnovamento interiore, che trae la sua origine dalla sua venuta e dall’opera che egli sta compiendo per noi. La giustizia solo formale ed esteriore, praticata dagli scribi e dai farisei, indice di un asservimento alla legge, non è più sufficiente. Dall’alto della croce sta per essere scandito un «tutto è compiuto», che instaura le libertà dei figli di Dio, non più schiavi ma liberi, ma capaci di grazia e di amore. Lo stesso Gesù non esiterà a proporci una perfezione assimilata a quella stessa di Dio: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Ora ci è reso possibile l’osservanza dei precetti e dei comandamenti del Signore, perché Cristo ci ha dotati di una legge nuova, che tutte le riassume e le vitalizia: quella dell’amore, quella appunto che è sgorgata dal cuore di Cristo e che ci ha riaperto la via del regno per essere davvero grandi al suo cospetto.
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Giovedì 11 marzo 2010

+ Dal Vangelo secondo Luca               11, 14-23

Chi non è con me è contro di me.   

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE       (Monaci Benedettini Silvestrini)


Prima ancora che il Verbo si umiliasse nella carne per venire ad abitare in mezzo, lo stesso Dio, pur di riprendere un dialogo con noi, è ricorso alla parola per comunicarci le sue verità e convincerci del suo immutato amore. La parola di Dio sin dal principio doveva costituire il documento base e la via del ritorno a Lui, per tutta l'umanità, ma si è calata purtroppo in cuori di pietra e in un uomo dalla dura cervice. Ecco perché poi la Parola, il Verbo, si è fatto carne. Cristo si affida ancora alla parola, affascina i suoi uditori, comanda ai demoni di uscire dall'uomo, richiama alla vita i morti, annuncia le grandi verità di cui l'uomo si è colpevolmente privato. Perfino i più scettici sono costretti dall'evidenza a testimoniare: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!». Altri dopo averlo ascoltato anche una sola volta affermavano: "Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità". Una categoria di persone, gli scribi e i farisei, si opponeva sistematicamente e ostinatamente alle parole di Cristo e arrivava a contestare, con subdoli e meschini raggiri, le azioni del Cristo, anche quando evidentemente venivano poste a favore dei più bisognosi nel corpo e nello spirito. Nel vangelo di oggi c'è una contrapposizione netta tra l'agire di Gesù, che scaccia un demonio muto, per ridare il dono della parola al malcapitato e le parole di alcuni dei testimoni e astanti, che malignano terribilmente sul suo operato: «È in nome di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni». "Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo". C'è tanto veleno in queste parole, c'è la pretesa di giudicare il Signore, di stravolgere malignamente il significato delle sue azioni, c'è poi la pretesa di un segno dal cielo e la sfida aperta alla potenza di Dio. Crolla

 

anche la logica più elementare in coloro che hanno la malvagità nel cuore. Egli però, e Gesù in perfetta sintonia con Lui, non danno spettacolo, non accettano sfide, porgono la verità, agiscono solo per amore, ci liberano dal male. Si attendono legittimamente una libera adesione perché si comprenda che:

"Chi non è con me, è contro di me; e

chi non raccoglie con me, disperde"..  


Mercoledì 10 marzo 2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo           5, 17-19

  Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.  

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE                       (Eremo di san Biagio)


Gesù è colui che rialza l'oppresso, che fa giustizia all'orfano, che difende la causa della vedova, che evangelizza i poveri, che ridona la vista ai ciechi e che perdona i peccatori. Gesù, attraverso la sua azione misericordiosa verso il popolo, porta così a compimento tutto il sistema delle leggi cerimoniali. La giustizia degli scribi e dei farisei si fossilizza sulle leggi cerimoniali e non riesce ad andare al di là di quelle leggi. Ma la giustizia di Gesù supera di gran lunga quella dei farisei, perché la giustizia di Gesù si basa sulla misericordia che Dio vuole e non su cerimonie sacrifici che non toccano l'anima. Gesù ha portato a compimento la legge, mostrando che ogni suo precetto non era fine a se stesso ma era funzionale a educare il popolo a usare misericordia. Questo è il motivo per cui il Signore diede la legge al suo popolo: imparare a usare misericordia gli uni verso gli altri, proprio come il Signore ha usato misericordia verso il suo popolo.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di lasciarci ammaestrare da Gesù sul modo in cui dobbiamo prestare ubbidienza ai comandamenti di Dio e alle leggi civili. Fra i cristiani infatti si è ormai prodotta una profonda lacerazione sul modo in cui vanno osservate le leggi. Da una parte ci sono i credenti più legalisti che usano la Bibbia come un codice di norme che spesso e volentieri vengono usate per dividere i santi dai peccatori. E dall'altra parte ci sono quei credenti che reagiscono a questo legalismo con un atteggiamento relativistico, in base al quale tutto va bene, tanto siamo tutti peccatori. Tutte e due le posizioni non sono giuste. Quello che conta è la rispondenza tra fede e vita. Non solo insegnare, ma agire di conseguenza. Andare al cuore della Legge, come è stata portata a compimento da Gesù.


 

Martedì  9  marzo  2010

+ Dal Vangelo secondo Matteo           18, 21-35      

Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE                        (don Roberto Rossi)


Il perdono. Che cos'è? E' possibile? Come viverlo? E' istintivo per ciascuno di noi reagire alle azioni degli altri, offenderci, rimanerci male anche nelle piccole cose. Quando poi avvengono contrasti, offese o azioni cattive sentiamo quasi il bisogno e il diritto di far valere le nostre ragioni (e fin qui può andare bene), di trattare con durezza e cattiveria, di far pagare quel "male" che abbiamo ricevuto.
E si innesca quel meccanismo dove il male richiama il male, la violenza (di qualunque tipo) richiama e aumenta la violenza, l'odio non si placa, ma aumenta sempre. La conseguenza è che di fatto ci si illude di risolvere qualcosa, ma si vive nel tormento, con l'inferno nel cuore. Abbiamo l'esempio di vicini di casa che hanno litigato una volta e lasciano passare anni e decenni senza riprendere un dialogo, una parola, un saluto. Ciascuno orgogliosamente arroccato nella propria posizione. Eppure il perdono è l'unica strada, umana e cristiana, per poter vivere in maniera vera. Ci sono  dei fatti molto dolorosi: quando  qualcuno che ti porta via il marito o la moglie e rovina la vita tua e della tua famiglia, quando qualcuno ha causato la morte di una persona cara. Come fare? Come gestire queste situazioni? Come continuare a vivere dopo questi fatti? Sono comprensibili tutte le reazioni che una persona prova e occorre avere tanto rispetto per il dolore e i drammi che passano nel cuore delle persone. E il perdono? Sembra impossibile. Certo è una cosa eroica. Gesù ci dice che ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio. Occorre chiedere tutta la forza di Dio. E da parte nostra accogliere un po' di rassegnazione, aprirsi alla pace del cuore, farsi forza. Non è giusto quando un giornalista va a chiedere quello che lui non sarebbe mai capace di fare forse a una madre di fronte ad un figlio ucciso, se perdona. Questo modo di rapportarsi è terribile. Invece è importante saper vedere tutta la fatica che ogni persona fa', per continuare a vivere, per farsi forza, per aprirsi a dimensioni che rasentano il divino, quando si diventa capaci di lottare contro l'odio, di santificare il dolore, di ritrovare la pace, di vivere il perdono.
Il Signore dà la sua forza anche nelle situazioni più difficili, tanto più noi, che in genere abbiamo problemi piccoli, dobbiamo aprirci alla comprensione verso gli altri, all'amore, al perdono. Gesù è estremamente chiaro. Lo fa diventare un distintivo del suo insegnamento, come lo è della sua vita e della sua morte. Come fare a vivere l'amore e il perdono? La liturgia ci offre un'indicazione preziosa: dobbiamo contemplare sempre di più la bontà, la misericordia, la tenerezza del Signore verso noi e verso
tutti. La contemplazione del Signore diventa luce, verità, forza per le nostre scelte di vita. Riprendiamo questi testi: "Benedici il Signore anima mia, non dimenticare nessuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie... non ci tratta secondo i nostri peccati... come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia, come dista l'oriente dall'occidente, così allontana da noi le nostre colpe". "Il Signore è buono e grande nell'amore. E' clemente e misericordioso, ricco di misericordia, è il Padre delle misericordie". Il Signore non ha altro desiderio che di offrire il suo perdono, perché sa che siamo deboli, fragili. E più siamo peccatori, cioè bisognosi di misericordia, più ci ama. Tutta la Bibbia è la storia di questo amore misericordioso e fedele di Dio che sempre risolleva l'uomo e lo aiuta nel suo cammino. Fino a Gesù che sulla croce sa pregare: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Gesù sulla croce ha chiesto e meritato il perdono per tutti.
Ecco allora il vangelo che ci dice: "Se Dio ha perdonato e perdona a noi continuamente tutto, perché io non devo perdonare le piccole cose che capitano con le persone?"
L'esempio e la parola di Gesù sono luce e forza per la nostra vita. Dobbiamo prendere sempre più coscienza di come sia importante imparare ad amare, a perdonare, ad essere costruttori di pace.
L'apostolo Paolo ci dice nella lettera agli Efesini: "Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo".