PASQUA FORZA DI ANDARE OLTRE

“Tu apri alla tua Chiesa la strada dell’Esodo / perché ai piedi della santa montagna,/prenda coscienza della sua vocazione / di popolo della alleanza, convocato per la tua lode”

Dopo Pasqua, a Dio piacendo, partirò per due settimane di pellegrinaggio, da Siviglia a Santiago di Compostela. Esperienza che si presta ad alcune riflessioni sulla Pasqua come “passaggio” e

conclusione di un “viaggio” verso la luce. Prima di illustrare i suoi significati simbolici, dico che attraverserò quattro regioni della Spagna: Andalusia, Estremadura, Castiglia e Galizia, lungo una

direttiva chiamata Via de la Plata, di 1000 chilometri, in bicicletta. Colline, montagne, qualche grande città, come Merida, Salamanca, Zamora, Ourense. Anche per ritemprare le energie fisiche e spirituali e continuare al meglio il servizio nella comunità. Ci siamo detti, fin dal mercoledì delle Ceneri, che la quaresima è un viaggio e la meta è la Pasqua. Apparentemente quel giorno non succederà nulla di eclatante esteriormente, e forse neppure emotivamente, ma l’animo sente di “essere arrivato”

ritrovando qualcosa capace di dare significato a tutta la vita, confortandola, illuminandola, rendendola felice. Gesù entra festosamente a Gerusalemme su un asinello, fa l’ultima cena coi discepoli, viene catturato dai soldati, flagellato, messo in croce. Dopo tre giorni, per onnipotenza amorosa del Padre, risorge. Questa è la Pasqua. La celebriamo in semplicità, magari attraversandola in fretta, eppure il resto dei giorni ne rimarrà illuminato. Quando arriverò a Santiago, il mezzogiorno del 27 aprile, avrò giusto il tempo di partecipare alla Messa del pellegrino, ricevere la Compostela, mangiare qualcosa, impacchettare la bicicletta, fermarmi in preghiera qualche ora, poi alle 20,00 l’aereo partirà per il ritorno a casa. Due settimane di pedale, fra sentieri, valli, fiumi e boschi, per rimanere alla meta solo poche

ore. Che senso ha? Il tesoro, lo sappiamo, sta nel viaggio stesso. Quella forza che con tanto ardore ci spinge ad una meta, non è scontentezza della vita, ma il contrario, è l’entusiasmo incontenibile per l’amore che ci circonda, a renderci grati e insaziabili di un bene che sta sempre “oltre”. Partirò la domenica 12 Aprile, Festa della Misericordia: celebreremo insieme la tenerezza di Dio, che ci perdona sempre e offre se stesso nell’Eucaristia. Nella domenica dopo Pasqua, celebreremo una Messa unica, alle 10,00, la processione col Santissimo per le vie del paese e le borse già pronte nel baule. Il Paradiso è il frutto della Pasqua. Sulla terra nulla più

del pellegrinaggio somiglia al Paradiso. Celebriamo la Pasqua, rimanendo uniti, verso il

Santuario di Compostela, ora in restauro. Preghiamo che proprio in quei giorni possano iniziare i lavori anche attorno alla nostra chiesa. Come gli alberi si ornano di foglie e di fiori, così vedere fasciare la chiesa di ponteggi, sarà la nostra più attesa primavera.

don Remo Resca

1° MAGGIO ORE 4 .00 Pellegrinaggio a piedi Piumazzo - San Luca

12.APRILE DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

DOMENICA IN ALBIS e FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA il 12 APRILE

La nostra parrocchia dedica questo anno di cammino pastorale alla Misericordia. Alla Divina Misericordia é stato intitolato anche il teatro - chiesa provvisoria che tanto supporto ha dato in questi anni alla nostra comunità raccolta in preghiera in assenza della Chiesa. Papa Francesco, nel suo primo Angelus davanti a migliaia di fedeli il 17 marzo 2013, ha voluto soffermarsi sul tema della misericordia e ha voluto insistere che Dio mai si stanca di

perdonarci: "Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti." Anche noi vogliamo guardare con particolare attenzione, nella liturgia, nella formazione, nel cammino di fede personale e comunitario, al sacramento della riconciliazione e all'unzione dei malati.Uno degli appuntamenti "forti" del cammino comunitario dell'Anno della Misericordia sarà Domenica 12 aprile, che unirà due momenti di fede molto significativi: le Quarantore, con la processione del Santissimo, e la festa della Divina Misericordia, istituita per volontà di Giovanni Paolo ll morto proprio dieci anni fa, sabato 2 Aprile del 2005 (la sera prima della domenica della Misericordia).Accompagnare il Santissimo per le strade del nostro paese (e sarebbe bello essere in tanti...) nella domenica della Misericordia potrà così assumere un profondo significato di fede ma anche una esortazione: non dimentichiamoci che Dio è misericordioso e non si stanca mai di perdonarci. E noi non dimentichiamoci di chiedere perdono.

Silvia

GITA A CARAVAGGIO E CREMONA 10 MAGGIO 2015

 BOLLETTINO PASQUA 

QUANDO RIAPRE LA CHIESA?

Preghiera a Suor Anania Tabellini, per la riapertura della chiesa :

Buona Sr. Anania
Tu che hai tanto amato la chiesa di Piumazzo
madre della tua fede e missione
Prega Gesù e la Vergine
Perchè possiamo presto rientrare 
A lodare Dio e S. Giacomo,

celebrare la Eucaristia e le nostre feste, entro quelle mura
Ove, per la tua virtù, sei sepolta.

                                  Padre. Ave. Gloria.  

IL MONDO MEDIE E GIOVANI

Sono riprese alla grande le attività del gruppo medie e uno dei momenti più belli è stata la pizzata che ci ha visti tutti riuniti alle sale per una bella serata in

compagnia. Dopo l’incontro di zona a

Castelfranco Emilia con tutti i ragazzi delle parrocchie vicine il 14 febbraio, ora, in

preparazione alla Pasqua, ci aspetta una “Due giorni” a Fanano dove speriamo che i ragazzi aderiscano numerosi! Invece, per quanto riguarda le attività del gruppo giovani, recentemente, sotto proposta di Don Remo, abbiamo ripreso la festa degli anziani, do-po circa 10 anni di sospensione. E’ stato un pomeriggio in allegria tra canti, scenette e ballet-ti. Dobbiamo ammettere che ci siamo divertiti davvero tanto durante la preparazione e anche se questa esperienza ci ha richiesto tanto lavoro, nessuno di noi si è mai tirato

Indietro ...come è nello spirito del gruppo giovani! Tante altre iniziative sono in programma...

soprattutto in vista del prossimo Estate Ragazzi e del Campo Estivo!!!

LA FAMIGLIA

Papa Francesco ha proclamato il 2015 “anno dedicato alla famiglia”; nel Settembre 2015 ci sarà a Filadelfia l’8° Incontro Mondiale sulla Famiglia e l’anno si concluderà con il Sinodo Ordinario sulla Famiglia. La famiglia fondata sul Sacramento del Matrimonio è certamente al centro delle attenzioni della Chiesa.

Un uomo ed una donna cristiani formano una famiglia cristiana con la Celebrazione del Sacramento del Matrimonio offrendo così a Dio la loro unione perché sanno a quali difficoltà andranno in contro nella società e nella vita di tutti i giorni. La Chiesa ha sempre prestato alla Famiglia attenzioni particolari, e Papa Giovanni XXIII, Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto e Papa Francesco con Encicliche,Sinodi, Concili hanno cercato di dare nuovo slancio alla Piccola Chiesa Domestica che è la famiglia. Gli sposi con la celebrazione del matrimonio in Chiesa ricevono il Sacramento del Matrimonio dato dalla Chiesa, da Gesù, per rafforzare, proteggere il

Matrimonio. Se cade la famiglia, perno della società, all’interno delle quale scaturisce la vita, cade tutto. Cosa si può fare perché questo non avvenga? La Chiesa può far leva sui politici perché dedichino più attenzione alla famiglia, si può aiutare chi è in difficoltà attraverso Gruppi, Centri di recupero, ecc., e si può chiedere aiuto a Dio con la preghiera. Se in famiglia si

prega, si mettono le proprie difficoltà davanti a DIO, tutto va meglio, perché la preghiera avvicina, riconcilia, calma l’animo appesantito, stempera le difficoltà. Con la preghiera si da nuova linfa vitale al Matrimonio.

E nella nostra Parrocchia? Il contributo, a mio parere, deve essere dato da tutti attraverso proposte,suggerimenti da valutare, poi, all’interno del Consiglio Pastorale in quanto ogni realtà può avere bisogno di apporti, eventi diversi. Nel primo incontro del 2015 del Consiglio Pastorale-Famiglia, sono emerse alcune idee come: ricordarsi dell’anniversario del matrimonio (singolarmente e in modo comunitario), preghiera comunitaria delle famiglie, messa (1 volta al mese) per la famiglia, inserire sul sito della Parrocchia riferimenti per Centri, Gruppi della Diocesi di aiuto per le coppie in difficoltà. Non è un compito facile, si può fare di più, per questo ripeto il contributo di tutti, nessuno escluso, è necessario e molto gradito .

Maria Rosa e Lucio

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PROSSIMA CELEBRAZIONE BATTESIMI

 

 


 

 

DOMENICA  3 maggio ore 17,00

 

L’ ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Papa Francesco ha annunciato “l’Anno della vita consacrata” da celebrarsi in tutta la chiesa, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Ha individuato alcuni obiettivi . Ecco il primo obiettivo: fare “memoria grata” del recente passato riconoscendo questi ultimi 50 anni che ci separano dal concilio

come esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. Il secondo obiettivo è “abbracciare il futuro con speranza”. Siamo ben coscienti che il momento presente è delicato e faticoso, la crisi che attraversa

la società e la stessa Chiesa tocca pienamente la vita consacrata. Ma può essere un’occasione favorevole per una crescita profonda con la speranza che la vita consacrata mai sparisca dalla Chiesa. Il terzo obiettivo è la passione intesa come innamoramento, vera amicizia, e profonda comunione . E’ questo che dà bellezza alla vita di tanti uomini e donne che professano i consigli evangelici e seguono “più da vicino” Cristo. Per questo l’Anno della vita consacrata sarà un momento importante per tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati in modo speciale per “Evangelizzare” la propria vocazione e testimoniare la bellezza della sequela di Gesù. In questo anno speciale vi chiediamo di pregare per noi consacrate perché possiamo servire con gioia il Signore e noi vi accompagneremo con la nostra preghiera. Occorre anche a pregare perché tanti giovani rispondano “sì” al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli.

Suor Theresa

PAGINE PIU' VISTE MARZO 2015

ULTIMI AGGIORNAMENTI


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IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

Perché siamo cristiani
(Paul Xardel)


Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio.
Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

La preghiera del 26.aprile 2015

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 26.aprile 2015

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

 L'appuntamento

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9,00.

Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.

Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò c he era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.

Ne fui sorpreso, e gli chiesi: "E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?".

L'uomo sorrise dicendo: "Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei".

Dovetti trattenere le lacrime... Avevo la pelle d'oca e pensai: "Questo è il genere di amore che vorrei nella mia vita".

Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2015-04-27 - Vangelo di lunedi' (lun, 27 apr 2015)
At 11, 1-18; Sal.41-42; Gv 10, 1-10. ||| In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
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2015-04-27 - Commento di lunedi' (lun, 27 apr 2015)
Anche le "Genti" abbiamo la vita. ||| «In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio». E' lo Spirito Santo che si rivolge a Pietro per dare alle Chiese via libera alla sua dimensione universale: dapprima in una visione straordinaria, di cui Pietro stesso coglie l'interpretazione, e poi facendogli constatare che anche i pagani, proprio come i discepoli del Signore, possono accogliere i doni dello Spirito. Tutti sono chiamati a convertirsi e a riceverlo in dono, come in una Pentecoste continuata, che non potremo mai impedire. Pietro è il ministro di questa evangelizzazione, di questo dono universale dello spirito di Gesù risorto. L'immagine delicata del pastore, ha però una incidenza grave: il potere non si accontenta di dare la vita: ma dà "la sua vita". È lui a guidare i credenti. Ma egli si presenta anche come la porta delle pecore attraverso la quale esse passano per entrare nell'ovile e per uscire al pascolo. Vita per vita è la risposta del cristiano sino in fondo.
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IV Domenica di Pasqua (anno B)

Il buon pastore offre la vita per le sue pecore.

Oggi “giornata mondiale di preghiera per le vocazioni”  impegniamoci  a pregare per le vocazioni.

26.APRILE 2015

Il cammino pasquale può progredire solo tenendo lo sguardo fisso su Gesù, il Buon Pastore. Gesù è il pastore delle nostre anime. Un pastore paziente e misericordioso, disposto a sacrificare la sua vita per noi. Siamo chiamati a rinnovare la fiducia, l’accoglienza, l’adesione a Cristo  che spalanca a noi la porta del Suo Cuore per ammetterci alla gioia ed alla pace che non hanno fine.

Nelle tue mani, Signore,  ci affidiamo completamente, sicuri di trovare in te il buon Pastore, che ci conduce alla salvezza, facendoci passare dal peccato alla grazia, dalla grazia alla santità perfetta. Guida la tua Chiesa, Signore Gesù, con il forte braccio di Dio onnipotente. Suscita per il tuo popolo santi pastori, che abbiano il tuo cuore e rendano visibili a tutti la tua potenza, la tua saggezza, il tuo amore. Amen.

Cristo nostra Pasqua è risorto!  Si, veramente è risorto!

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione IV domenica Pasqua B

"Io sono - dice Gesù - io sono il buon Pastore". Era sufficiente che dicesse : "sono il Pastore" per farci comprendere in pieno la missione e il mandato del Padre. Pastore, cioè custode e difensore, aiuto, guida e sostegno della Chiesa e di ognuno di noi. Pastore che ama, riconosce e capisce il suo gregge.
Ma Cristo si definisce "buon Pastore" e il Vangelo lo ripete diverse volte insistendo sul perché egli è buono. "Il pastore offre la vita per le pecore": ci difende, ci protegge e ci tutela, offrendo la propria vita per salvarci. Ma non come eroe, ma come uno che ama fino all'inverosimile e dove noi neppure ci sogneremmo di arrivare. Ha amato fino al vertice ultimo, fino al punto oltre il quale non è più possibile amare di più. E' il culmine, il punto più alto, il gesto del dono più completo e assoluto.
E non come il mercenario che abbandona le pecore e fugge al minimo pericolo. E di questi mercenari ce ne sono tanti, troppi in giro. Rubano la vita delle persone, inducendo alla criminalità, alla prostituzione, alla violenza, alla pornografia. Rapinano la dignità dei bambini, delle donne, degli anziani, dei malati. Sfruttano la povertà, la miseria, la paura dei più deboli. Di questi mercenari ce ne sono tanti, troppi in giro.
Il buon Pastore dà la vita e ci sollecita a seguirlo. Dare anche noi la vita, cioè donare un sorriso, una stretta di mano, donare perdono, solidarietà, sostegno, creare pace, unità, accoglienza.
Forse, allora, riusciremmo a scoprire che chi ci rimette in questo rapporto di amore è il Signore e chi ci guadagna siamo proprio noi.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Comunicare bene con i figli 

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

24.aprile 2015

La Chiesa nel mondo: tutti i numeri

Dalla Congregazione delle cause dei santi è arrivato il nulla osta a procedere per le cause di beatificazione di don Mazzolari e di monsignor Cazzani». Con queste parole il vescovo di Cremona Dante Lafranconi, ha comunicato ieri ufficialmente il via libera all’apertura della tappa diocesana del cammino verso gli altari ("sì" ricevuto il 2 aprile scorso, Giovedì Santo) per due figure di sacerdoti cremonesi che hanno segnato la storia e non solo quella, della Chiesa, locale e no.
L’annuncio, dato al termine dell’assemblea diocesana del clero, è stato accolto da un grande applauso, segno della gratitudine e dell’attesa di una una comunità intera.

«La figura di don Primo Mazzolari, la sua spiritualità – commenta a caldo il postulatore della causa don Bruno Bignami, presidente della Fondazione "Don Primo Mazzolari" di Bozzolo – viene così riconosciuta punto di riferimento per la vita cristiana di questo tempo».
Nato al Boschetto, frazione di Cremona, il 13 gennaio 1890, fu ordinato prete nel 1912. Assunse numerosi incarichi da vicario a parroco a cappellano militare nel 1918. Il suo forte spirito critico lo portò a guardare sempre lontano anche davanti all’avanzare dell’ideologia fascista. L’impegno per l’evangelizzazione, la pacificazione, la costruzione di una nuova società più giusta e libera costituirono i cardini del suo impegno dal 1945 in poi. Figlio in questo della Chiesa del suo tempo, egli era convinto che il cristianesimo potesse costituire un rimedio ai mali del mondo e si fece portatore così dell’idea di una vera e propria "rivoluzione cristiana". 

Autore di numerose pubblicazioni, alcune delle quali guardate con sospetto anche all’interno della comunità ecclesiale, nel 1949 fondò e assunse la direzione del periodico "Adesso" la cui pubblicazione fu sospesa nel 1951. Nel 1957 predicò la Missione a Milano, chiamato dal cardinale Giovanni Battista Montini. Morì a Bozzolo il 12 aprile 1959. Tanti sono i temi portati avanti dalle sue opere e dalla sua predicazione: quello della pace, dei lontani, della giustizia sociale, di una Chiesa che dialoga, povera tra poveri.

«Ha rappresentato una spiritualità di cristianesimo incarnato dentro la storia» – aggiunge don Bignami –. È stato un uomo capace di leggere i segni dei tempi, di esercitare il discernimento. E questa sua lungimiranza non fu sempre capita da una Chiesa che oggi invece legge la sua presenza come segno dello Spirito Santo. 
Ora la diocesi di Cremona ha il compito di programmare l’iter per l’avvio della causa di beatificazione. 

Un cammino che prevede 2 commissioni alle quali spetterà il compito di analizzare la testimonianza di fede di don Primo, tanto dal punto di vista del suo pensiero raccolto nelle opere e negli scritti, che sotto il profilo dell’esperienza di vita quotidiana. Il frutto di questo studio, di questo esame dettagliato verrà poi nuovamente affidato al dicastero delle cause dei santi per l’eventuale prosecuzione della causa.

Accanto a don Mazzolari, via libera per l’apertura della causa anche per la figura, magari meno nota, ma molto affascinante di monsignor Giovanni Cazzani, nato il 4 marzo 1867, laureato in teologia ma anche in lettere e filosofia. Uomo dotto ma anche pastore, a 37 anni eletto vescovo di Cesena e poi dal 1914 fino alla morte (26 agosto 1952) vescovo di Cremona. Al di sopra dei contrasti e delle passioni di parte svolse la sua azione prudente e ferma anche durante il periodo fascista. Attento ai poveri (che accoglieva a pranzare nel palazzo vescovile), vicino al suo popolo locale non smise di pronunciarsi apertamente su questioni scottanti nazionali ed internazionali come l’ateismo comunista. Si guadagnò la stima di tutti tanto che nel 1944 Pio XII gli conferì il titolo di arcivescovo "ad personam". Ora la Chiesa lo riconosce Servo di Dio.

Il vescovo Lafranconi ha poi informato che il 3 dicembre scorso è stato ufficializzato il nulla osta anche per l’iter riguardante un altro cremonese: padre Silvio Pasquali (1864-1924), missionario del Pime e fondatore nel 1914 in India delle Suore catechiste di Sant’Anna.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Pregare   di Vannucci Giovanni

Descrizione

Quattro meditazioni inedite di Padre Vannucci ci introducono nel cuore del momento decisivo nella vita di ogni credente: il momento in cui cerca un contatto con l'Infinito. Che cos'è la preghiera? Come si prega? A cosa serve pregare? Pregare non serve a domandare ma a rendere più intensa la nostra vita.studiato teologia evangelica e sociologia a Marburgo, ed è attualmente direttrice editoriale della “South and North Publishing Company” di Taiwan.

DIOCESI DI BOLOGNA

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LE PAROLE DEL PAPA

Bisogna custodire la terra affinché possa continuare ad essere, come Dio la vuole, fonte di vita per l’intera famiglia umana.

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Mercoledì, 22 aprile 2015

CATECHESI DEL PAPA SULLA FAMIGLIA

La Famiglia - 11. Maschio e Femmina (II)


Cari fratelli e sorelle,

nella precedente catechesi sulla famiglia, mi sono soffermato sul primo racconto della creazione dell’essere umano, nel primo capitolo della Genesi, dove sta scritto: «Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (1,27).

Oggi vorrei completare la riflessione con il secondo racconto, che troviamo nel secondo capitolo. Qui leggiamo che il Signore, dopo aver creato il cielo e la terra, «plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (2,7). E’ il culmine della creazione. Ma manca qualcosa: poi Dio pone l’uomo in un bellissimo giardino perché lo coltivi e lo custodisca (cfr 2,15).

Lo Spirito Santo, che ha ispirato tutta la Bibbia, suggerisce per un momento l’immagine dell’uomo solo - gli manca qualcosa -, senza la donna. E suggerisce il pensiero di Dio, quasi il sentimento di Dio che lo guarda, che osserva Adamo solo nel giardino: è libero, è signore,… ma è solo. E Dio vede che questo «non è bene»: è come una mancanza di comunione, gli manca una comunione, una mancanza di pienezza. «Non è bene» – dice Dio – e aggiunge: «voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (2,18).

Allora Dio presenta all’uomo tutti gli animali; l’uomo dà ad ognuno di essi il suo nome – e questa è un’altra immagine della signoria dell’uomo sul creato –, ma non trova in alcun animale l’altro simile a sé. L’uomo continua solo. Quando finalmente Dio presenta la donna, l’uomo riconosce esultante che quella creatura, e solo quella, è parte di lui: «osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (2,23). Finalmente c’è un rispecchiamento, una reciprocità. Quando una persona – è un esempio per capire bene questo – vuole dare la mano a un’altra, deve averla davanti a sé: se uno dà la mano e non ha nessuno la mano rimane lì….., gli manca la reciprocità. Così era l’uomo, gli mancava qualcosa per arrivare alla sua pienezza, gli mancava la reciprocità. La donna non è una “replica” dell’uomo; viene direttamente dal gesto creatore di Dio. L’immagine della “costola” non esprime affatto inferiorità o subordinazione, ma, al contrario, che uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari e che hanno anche questa reciprocità. E il fatto che – sempre nella parabola – Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio. Suggerisce anche un’altra cosa: per trovare la donna - e possiamo dire per trovare l’amore nella donna -, l’uomo prima deve sognarla e poi la trova.

La fiducia di Dio nell’uomo e nella donna, ai quali affida la terra, è generosa, diretta, e piena. Si fida di loro. Ma ecco che il maligno introduce nella loro mente il sospetto, l’incredulità, la sfiducia. E infine, arriva la disobbedienza al comandamento che li proteggeva. Cadono in quel delirio di onnipotenza che inquina tutto e distrugge l’armonia. Anche noi lo sentiamo dentro di noi tante, volte, tutti.

Il peccato genera diffidenza e divisione fra l’uomo e la donna. Il loro rapporto verrà insidiato da mille forme di prevaricazione e di assoggettamento, di seduzione ingannevole e di prepotenza umiliante, fino a quelle più drammatiche e violente. La storia ne porta le tracce. Pensiamo, ad esempio, agli eccessi negativi delle culture patriarcali. Pensiamo alle molteplici forme di maschilismo dove la donna era considerata di seconda classe. Pensiamo alla strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica. Ma pensiamo anche alla recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura – in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne – riguardo ad un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza.

Se non troviamo un soprassalto di simpatia per questa alleanza, capace di porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dall’indifferenza, i figli verranno al mondo sempre più sradicati da essa fin dal grembo materno. La svalutazione sociale per l’alleanza stabile e generativa dell’uomo e della donna è certamente una perdita per tutti. Dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia! La Bibbia dice una cosa bella: l’uomo trova la donna, si incontrano e l’uomo deve lasciare qualcosa per trovarla pienamente. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre per andare da lei. E’ bello! Questo significa incominciare una nuova strada. L’uomo è tutto per la donna e la donna è tutta per l’uomo.

La custodia di questa alleanza dell’uomo e della donna, anche se peccatori e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti, è dunque per noi credenti una vocazione impegnativa e appassionante, nella condizione odierna. Lo stesso racconto della creazione e del peccato, nel suo finale, ce ne consegna un’icona bellissima: «Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì» (Gen 3,21). E’ un’immagine di tenerezza verso quella coppia peccatrice che ci lascia a bocca aperta: la tenerezza di Dio per l’uomo e per la donna! E’ un’immagine di custodia paterna della coppia umana. Dio stesso cura e protegge il suo capolavoro.