Castelfranco, pellegrini giubilari a S. Luca

  •  Domenica 2 ottobre
  •  
  •  16:00
  •  
  •  Santuario della Madonna di San Luca

Messa a San Luca per il pellegrinaggio Giubilare della zona pastorale di Castelfranco Emilia, il ritrovo è previsto nel piazzale del santuario

VIDEO TV DIOCESANA

FOTO S. MESSA RIAPERTURA DELLA CHIESA DI PIUMAZZO 11.09.16

Un'impazienza «positiva», spiega il parroco don Remo Resca in cui la «comunità ha dato prova di una pazienza fiduciosa che in questi giorni si tramuta in attesa e gioia. (Non si vede l'ora di rientrare!)». 
Domenica la riapertura con la Messa dell'Arcivescovo alle ore 10. La cronaca ci porta a fare un passo indietro di più di quattro anni, quando le scosse del 29 maggio 2012 resero inagibile l'edificio maestoso costruito ai primi del novecento con una notevole ricchezza architettonica e stilistica di archi e geometrie. «Stavo finendo di celebrare la Messa nell'Ottavario della nostra festa della Madonna della Divina Provvidenza, ricorda il parroco, quando le scosse ci hanno fatto uscire e da allora la comunità non vi è più rientrata. In questi anni abbiamo continuato le nostre attività liturgiche e pastorali all'aperto e nel piccolo teatrino di fronte alla chiesa. L'esperienza è stata forte, e in realtà più di qualcuno si è allontanato dalla parrocchia. Ma abbiamo percepito insieme di essere un popolo sotto le tende, nomadi in questo mondo, un po' come il nostro patrono San Giacomo». 

A Piumazzo fortunatamente non ci furono vittime e il terremoto ha portato solo alcuni disagi per le strutture danneggiate. «Molti in questi anni mi hanno chiesto continuamente notizie sulla nostra chiesa, prosegue don Resca, e questo indica l'attaccamento al luogo di culto, a ciò che rappresenta e alla sua funzione anche identitaria». Ora è tempo di ripartire e di fare qualche bilancio: «Abbiamo avuto fiducia, anche nelle difficoltà, ci tiene a ricordare il parroco, in quanti ci hanno aiutato in questo cammino di ricostruzione e miglioramento sismico dell'edificio: a partire dall'Ufficio amministrativo della Curia, alle maestranze, alle autorità e organismi civile preposti alla ricostruzione. Un grazie speciale a coloro che ci hanno permesso di rinascere con una chiesa ancora più bella e sicura di prima». 
Un percorso di ricostruzione che si è concluso in tempi relativamente brevi, compatibili con i passaggi burocratici, e che vuole essere un augurio per quanti in queste settimane sono stati violentemente colpiti, ancora una volta, dai terremoti».

Pulizia in vista della apertura della chiesa,  11 Settembre 2016, ore 10,00

Vivere l’indulgenza dell’anno Santo significa accostarsi alla misericordia del Padre con la certezza che il suo perdono si estende su tutta la vita del credente Papa Francesco

DA PIUMAZZO A ROMA  Don Remo Resca e Andrea Mazzucchi 

Rai Teche ci ha permesso di recuperare il servizio di Nelson Bova andato in onda sul TG3 Rai Regione il giorno della partenza del nostro pellegrinaggio "Da Piumazzo a Roma Pedalando per PAN ONLUS

CORSO DI FOTOGRAFIA

OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA 

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL ROSARIO

Beatrice e Alice, dopo il bel viaggio in Africa ad Usokami dello scorso anno, hanno deciso di

accompagnare in India Suor Pawana per visitare la terra delle nostre care suore indiane…a loro va il nostro

più caro augurio di Buon viaggio!

Ecco le opere di misericordia spirituale e corporale

Nel messaggio inviato a monsignor Rino Fisichella, nel quale offre alcuni suggerimenti per la celebrazione del Giubileo della Misericordia, il Papa ricorda che "ogni volta che un fedele vivrà" una delle opere di misericordia spirituale o corporale "in prima persona otterà certamente l'indulgenza giubilare". Ecco l'elenco delle opere di misericordia.

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE
1 - Consigliare i dubbiosi
2 - Insegnare agli ignoranti
3 - Ammonire i peccatori
4 - Consolare gli afflitti
5 - Perdonare le offese
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE
1 - Dar da mangiare agli affamati
2 - Dar da bere agli assetati
3 - Vestire gli ignudi
4 - Alloggiare i pellegrini
5 - Visitare gli infermi
6 - Visitare i carcerati
7 - Seppellire i morti

11-Opera di misericordia :Sopportare pazientemente le persone moleste

Giuda e la folla.

Il peccato crea sottili legami di complicità. Giuda: l'abissale e drammatico mistero della libertà. Quale paura ha scosso il tuo cuore, Giuda? Quale velo ha appesantito il tuo sguardo, sì da non sentire, ultimo appello all'amore, la parola del Maestro che ancora ti chiama: Amico (Mt 26,50)? Davvero credevi che il tuo tradimento sarebbe bastato a sbarazzarti di Dio? Non sapevi che, impiccandoti, saresti caduto inesorabilmente tra le sue braccia?

Gesù ha avuto nel corso di tutta la sua vita persone moleste che lo importunavano: “Fino a quando dovrò sopportarvi?” dice rivolto ai Giudei che non credevano alle sue parole né ai segni che continuamente compiva, ma pretendevano da lui un segno rivelatore definitivo e intanto meditavano di ucciderlo. Anche con i discepoli la sua pazienza è stata messa di frequente alla prova: si pensi alle diatribe fra di loro per accaparrarsi posti di rilievo nel Regno (sedere alla destra e alla sinistra di Dio), all’incredulità di Tommaso, ai mercanti del Tempio, allo stesso tradimento di Giuda. Se dunque Gesù, il maestro, ci ha sopportato, anche

noi dobbiamo sopportarci a vicenda, con spirito di carità. Come? Non certo fidandoci delle nostre forze (altrimenti rischieremmo di ‘mandare sulla forca’ chissà quanta gente), ma chiedendo aiuto a Dio, che solo può darci la forza necessaria. La Rochefoucald, un grande autore del Seicento, diceva che “se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a notare quelli degli altri”: ecco, una considerazione del genere può servire a vedere anche il rovescio della medaglia e a domandarci se per caso non siamo anche noi persone moleste nei confronti dei nostri fratelli.

PAGINE PIU' VISTE AGOSTO 2016

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

 

 

L'AMICO

Proverbio nigeriano

Un amico è qualcuno che conosce la melodia del tuo cuore e te la canta quando tu ti sei dimenticato le parole.

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del 25.SETTEMBRE 2016

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 25.SETTEMBRE 2016

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo:
2 ottobre a S. Cesario: Concerto spirituale in memoria del nostro corista Alberto Bortolotti.

 

21-23 ottobre a Roma: GIUBILEO delle CORALI, con udienza papale, concerto con orchestra, passaggio per la Porta Santa e animazione della S. Messa nella Basilica di S. Pietro, per vivere in maniera intensa e                                                                           partecipata la conclusione dell'Anno Santo.
13 novembre a Crevalcore: Rassegna dei cori del nostro Vicariato
CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO

Il segreto della bilancia  

 

Un uomo gravemente ammalato fu accolto in una comunità e messo in una grande stanza insieme a molti altri ammalati. Ma poco dopo essere deposto sul suo giaciglio, chiamò a gran voce il superiore. "In che luogo mi avete portato?", protestò. "Le persone che ho dintorno ridono e scherzano come bambini! Non sono certe ammalate come me!".

"A dire la verità lo sono molto più di lei!", rispose il superiore, "ma hanno scoperto un segreto, che oggi pochissimi conoscono o che, pur conoscendolo, non ci credono più."
"Quale segreto?" domandò l'uomo.

"Questo!", rispose un anziano dal letto confinante. Estrasse dal comodino una piccola bilancia, prese un sassolino e lo depose su un piatto; subito l'altro si alzò. "Che stai facendo?", chiese l'uomo.

"Ti sto mostrando il segreto! Questa bilancia rappresenta il legame che esiste fra uomo e uomo. Il sassolino è il tuo dolore che ora ti abbatte. Ma mentre abbatte te, solleva l'altro piatto della bilancia permettendo ad un altro di gioire. Gioia e dolore si tengono sempre per mano. Ma bisogna che il dolore sia offerto, non tenuto per sé; allora fa diventare come bambini e fa fiorire il sorriso anche in punto di morte".

"Nessuna scienza giustifica quello che tu dici!", fu la riflessione dell'uomo. "Appunto per questo c'è in giro tanto dolore vissuto con amarezza. Qui non è questione di scienza ma di fede. Perché non entri anche tu nella bilancia dell'amore?".

L'uomo accettò la strana proposta. E fu così che, quando guarito, rivisse istanti di gioia, non poté non pensare alla sofferenza degli altri. E si sentì legato agli uomini di tutto il mondo da un sottile filo d'oro.

Per molti rimarrà solo una bella fiaba. Ma se un domani dovessi incontrare un ammalato che sa sorridere, un infelice capace di gioire, un handicappato che ha fiducia nella vita, ricordatelo: probabilmente hai incontrato qualcuno che conosce il segreto della bilancia...

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2016-10-01 - Vangelo di sabato (sab, 01 ott 2016)
Gb 42,1-3.5-6.12-16; Sal 118; Lc 10, 17-24. ||| In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
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2016-10-01 - Commento di sabato (sab, 01 ott 2016)
Rallegratevi che i vostri nomi sono scritti nei cieli... ||| L'odierna lettura è connessa al ritorno dei settantadue discepoli inviati da Gesù in missione come i suoi battistrada. La partenza fu sotto il segno della croce, in povertà e umiltà, come agnelli in mezzo ai lupi. Il ritorno è sotto il segno della vittoria, del trionfo sul male: l'agnello sgozzato è il Pastore grande della vita. Questo ritorno dei Settantadue è figura del rientro di ogni missione, alla fine dei tempi: “quando tutto gli sarà sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti”. Il frutto immediato di questa missione terrena è di essere ora strettamente uniti alla stessa missione del Figlio, inviato dal Padre. Il frutto, completo, maturo, ossia la partecipazione all'esultanza del Figlio, sarà l'ingresso nella stessa vita trinitaria, concesso ad ogni degno operaio del Regno alla fine dei tempi. Nell'attuale cammino della vita, Gesù non vieta di gioire per l'affermazione del Regno - la caduta di satana - ma rivela ai discepoli una gioia più profonda, che è la sua stessa esultanza. “I vostri nomi sono scritti nei cieli”. Questo è il vero motivo di gioia. E' l'elenco di quelli che fanno parte della sua famiglia. “Non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio”. Sono i nomi di coloro che sono inviati nel suo nome a compiere una missione. Gesù dice ora ai discepoli: “gioite”, perché sono già inscritti nel seno del Padre. Fine ultimo della missione è renderci somiglianti al Figlio, ciascuno secondo la propria chiamata.
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XXVI Domenica del T.O.  (anno C)

Un ricco troppo egoista, troppo intento a godersi i piaceri della vita e troppo assorbito dai propri affari non riesce a vedere le sofferenze di chi giace alla sua porta. Da cristiani siamo invitati a riflettere, sull’uso che facciamo del denaro e sull’atteggiamento che abbiamo di fronte alle ricchezze terrene. Il Signore, ci invita a renderci disponibili nel costruire una uguaglianza sempre più ampia e più concreta per tutti.

Il Signore rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati

25.SETTEMBRE 2016

Signore Gesù, rendici capaci di condividere tutto quello che riceviamo dalle tue mani, pane spirituale e pane materiale, per trovarci là dove tu sei venuto a prendere posto in mezzo a noi; tu, il vero povero, perché da ricco che eri ti sei fatto povero per arricchire noi per mezzo della tua santa e lieta povertà. Amen

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN TRE IMMAGINI

Riflessione 26 domenica ordinario C

Da un lato c'è un uomo definito semplicemente come ricco, senza altri attributi, e non è nemmeno un ricco cattivo. Dall'altro c'è un povero di nome Lazzaro. Quest'ultimo non chiede nulla, è presente e basta. 
Tra i due si avverte una distanza invalicabile, un abisso di ignoranza, di egoismo, di presunzione che si è scavato intorno al ricco, la cui coscienza atrofizzata non riesce neppure a percepire il muto rimprovero della povertà. E' minacciato da una paralisi spirituale che rende incapace di accogliere qualunque richiamo ad un cambiamento di vita.
L'immagine che ci propone il Vangelo è stupenda: quaggiù, su questa terra, sono i poveri che attendono davanti alla porta dei ricchi, lassù saranno i ricchi che supplicheranno i poveri di ricordarsi della amicizia che non hanno dimostrato loro, della ricchezza che non hanno condiviso, della comunione dei beni che hanno realizzato soltanto a loro favore.
Questa pagina evangelica è più che attuale anche oggi in questo mondo, in cui tanti Lazzaro giacciono alla nostra porta, in questa società del benessere tanti Lazzaro attendono qualcosa di diverso. Oggi, come ieri, ciò che conta è varcare l'abisso che ci separa da loro prima che diventi un baratro insormontabile.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Riaperta la chiesa di Piumazzo

12PORTE - 22 settembre 2016: Domenica 11 settembre, l'Arcivescovo Zuppi ha celebrato la prima messa nella Chiesa di Piumazzo, restituita al culto dopo i danni del terremoto

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Il Papa ai catechisti: l'insensibilità scava abissi

28.settembre 2016

Davanti ai tanti Lazzaro, ai tanti poveri che vediamo, siamo chiamati a “inquietarci” e a trovare vie per “incontrare e aiutare”, senza “delegare” o rimandare. Così il Papa nell'omelia della Messa celebrata domenica in Piazza San Pietro per il Giubileo dei catechisti. A loro Francesco ha ricordato che, in un mondo in cui la mondanità “anestetizza l’anima”, non vanno emessi “giudizi amari sulla società, sulla Chiesa, su tutto e tutti” ma la missione è quella di “fare la storia” annunciando Dio-Amore.



Vivere e annunciare il comandamento dell’amore, superando la “cecità dell’apparenza” e le “tristezze mondane”, per essere “sensibili ai poveri”, che non sono un’“appendice” del Vangelo, ma una pagina centrale, sempre aperta davanti a noi. Papa Francesco si rivolge alle decine di migliaia di catechisti giunte da tutto il mondo e, riflettendo sulla parabola evangelica di Lazzaro “coperto di piaghe” di fronte all’opulenza del ricco che non si accorge di lui, invita ad aprirsi al prossimo: “Chi vive per sé non fa la storia. E un cristiano deve fare la storia! Deve uscire da sé stesso, per fare la storia! Ma chi vive per sé non fa la storia. L’insensibilità di oggi scava abissi invalicabili per sempre. E noi siamo caduti, in questo momento, in questa malattia dell’indifferenza, dell’egoismo, della mondanità”.
D’altra parte chi “non vede oltre la porta di casa sua” non è interessato a “quello che succede fuori”: “Non vede con gli occhi perché non sente col cuore. Nel suo cuore è entrata la mondanità che anestetizza l’anima. La mondanità è come un ‘buco nero’ che ingoia il bene, che spegne l’amore, perché fagocita tutto nel proprio io”.

Così si vedono “solo le apparenze” e non ci si accorge degli altri, perché si diventa “indifferenti a tutto”: “Chi soffre questa grave cecità assume spesso comportamenti ‘strabici’: guarda con riverenza le persone famose, di alto rango, ammirate dal mondo, e distoglie lo sguardo dai tanti Lazzaro di oggi, dai poveri e dai sofferenti che sono i prediletti del Signore”.
Francesco esorta dunque a trarre insegnamento dalla povertà di Lazzaro, che si esprime “con grande dignità”, senza lamenti, proteste o parole di disprezzo: “Come servitori della parola di Gesù siamo chiamati a non ostentare apparenza e a non ricercare gloria; nemmeno possiamo essere tristi o lamentosi. Non siamo profeti di sventura che si compiacciono di scovare pericoli o deviazioni; non gente che si trincera nei propri ambienti, emettendo giudizi amari sulla società, sulla Chiesa, su tutto e tutti, inquinando il mondo di negatività. Lo scetticismo lamentevole non appartiene a chi è familiare con la Parola di Dio”.

Chi annuncia la speranza di Gesù, sottolinea il Pontefice, è “portatore di gioia”, ha davanti a sé “orizzonti” e non “un muro che lo chiude”: guarda “al di là del male e dei problemi”, attento al prossimo, a chi “è trascurato e scartato dal mondo”: “Il Signore oggi ce lo chiede: dinanzi ai tanti Lazzaro che vediamo, siamo chiamati a inquietarci, a trovare vie per incontrare e aiutare, senza delegare sempre ad altri o dire: 'ti aiuterò domani, oggi non ho tempo, ti aiuterò domani'. E questo è un peccato. Il tempo per soccorrere gli altri è tempo donato a Gesù, è amore che rimane: è il nostro tesoro in cielo, che ci procuriamo qui sulla terra”.

La missione è dunque annunciare “Dio-Amore”: “Non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale. Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino”.

Il Signore non è un’idea - spiega Francesco - ma una “Persona viva”: il suo messaggio passa con la “testimonianza semplice e vera, con l’ascolto e l’accoglienza, con la gioia che si irradia”: “Non si parla bene di Gesù quando si è tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell’oggi il Vangelo della carità, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio”.

In questo Giubileo, conclude il Papa, ci è chiesto di “non stancarci di mettere al primo posto” l’annuncio principale della fede, il Signore è risorto.
“Non ci sono contenuti più importanti, nulla è più solido e attuale. Ogni contenuto della fede diventa bello se resta collegato a questo centro, se è attraversato dall’annuncio pasquale. Invece, se si isola, perde senso e forza”.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Vangeli e Atti degli Apostoli - Domande e risposte

Descrizione

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

 Inaugurazione mostra fotografica sul Cardinal Giacomo Lercaro

  •  Mercoledì 28 settembre
  •  
  •  17:30
  •  
  •  Complesso Santa Maria della Vita

In memoria del cardinal Lercaro nel 40° anniversario della morte (18 ottobre 1976), la mostra fotografica che ha per tema il rapporto fra il grande Pastore e la città nei sedici anni del suo ministero pastorale (1952-1968)

Workshop "Dopo di Noi", saluto di apertura dell'Arcivescovo

  •  Giovedì 29 settembre
  •  
  •  09:00
  •  
  •  Fondazione IPSSER

Nella sede della Fondazione Ipsser un workshop sui vari aspetti del testo che regola gli interventi rivolti alle persone con disabilità prive, dopo la morte dei genitori, di un sostegno familiare di riferimento

Messa per il patrono San Michele e incontro con i parroci urbani

  •  Giovedì 29 settembre
  •  
  •  10:30
  •  
  •  Santuario della Madonna di San Luca

L'Arcivescovo celebra la Messa per i Parroci urbani e la Polizia di Stato

Master in Scienza e Fede

  •  Martedì 11 ottobre
  •  
  •  15:30
  •  
  •  Istituto Veritatis Splendor

Master in Scienza e Fede organizzato, anche per l'a.a. 2016-2017, dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con l'Istituto Veritatis Splendor.

Diploma di perfezionamento in Bieotica

  •  Venerdì 14 ottobre
  •  
  •  15:20
  •  
  •  Istituto Veritatis Splendor

Anche per l'a.a. 2016-2017, l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con l'Istituto Veritatis Splendor proporranno un Diploma di perfezionamento in Bioetica.

LE PAROLE DEL PAPA

Più ci lasciamo coinvolgere dall'amore di Dio e più la nostra vita si rigenera.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 21 settembre 2016

30. Misericordiosi come il Padre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Abbiamo ascoltato il brano del Vangelo di Luca (6,36-38) da cui è tratto il motto di questo Anno Santo straordinario:Misericordiosi come il Padre. L’espressione completa è: «Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso» (v. 36). Non si tratta di uno slogan ad effetto, ma di un impegno di vita. Per comprendere bene questa espressione, possiamo confrontarla con quella parallela del Vangelo di Matteo, dove Gesù dice: «Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (5,48). Nel cosiddetto discorso della montagna, che si apre con le Beatitudini, il Signore insegna che la perfezione consiste nell’amore, compimento di tutti i precetti della Legge. In questa stessa prospettiva, san Luca esplicita che la perfezione è l’amore misericordioso: essere perfetti significa essere misericordiosi. Una persona che non è misericordiosa è perfetta? No! Una persona che non è misericordiosa è buona? No! La bontà e la perfezione si radicano nella misericordia. Certo, Dio è perfetto. Tuttavia, se lo consideriamo così, diventa impossibile per gli uomini tendere a quella assoluta perfezione. Invece, averlo dinanzi agli occhi come misericordioso, ci permette di comprendere meglio in che cosa consiste la sua perfezione e ci sprona ad essere come Lui pieni di amore, di compassione, di misericordia.

Ma mi domando: le parole di Gesù sono realistiche? È davvero possibile amare come ama Dio ed essere misericordiosi come Lui?

Se guardiamo la storia della salvezza, vediamo che tutta la rivelazione di Dio è un incessante e instancabile amore per gli uomini: Dio è come un padre o come una madre che ama di insondabile amore e lo riversa con abbondanza su ogni creatura. La morte di Gesù in croce è il culmine della storia d’amore di Dio con l’uomo. Un amore talmente grande che solo Dio lo può realizzare. È evidente che, rapportato a questo amore che non ha misura, il nostro amore sempre sarà in difetto. Ma quando Gesù ci chiede di essere misericordiosi come il Padre, non pensa alla quantità! Egli chiede ai suoi discepoli di diventare segno, canali, testimoni della sua misericordia.

E la Chiesa non può che essere sacramento della misericordia di Dio nel mondo, in ogni tempo e verso tutta l’umanità. Ogni cristiano, pertanto, è chiamato ad essere testimone della misericordia, e questo avviene in cammino di santità. Pensiamo a quanti santi sono diventati misericordiosi perché si sono lasciati riempire il cuore dalla divina misericordia. Hanno dato corpo all’amore del Signore riversandolo nelle molteplici necessità dell’umanità sofferente. In questo fiorire di tante forme di carità è possibile scorgere i riflessi del volto misericordioso di Cristo.

Ci domandiamo: Che cosa significa per i discepoli essere misericordiosi? Viene spiegato da Gesù con due verbi: «perdonare» (v. 37) e «donare» (v. 38).

La misericordia si esprime, anzitutto, nel perdono: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati» (v. 37). Gesù non intende sovvertire il corso della giustizia umana, tuttavia ricorda ai discepoli che per avere rapporti fraterni bisogna sospendere i giudizi e le condanne. È il perdono infatti il pilastro che regge la vita della comunità cristiana, perché in esso si mostra la gratuità dell’amore con cui Dio ci ha amati per primo. Il cristiano deve perdonare! Ma perché? Perché è stato perdonato. Tutti noi che stiamo qui, oggi, in piazza, siamo stati perdonati. Nessuno di noi, nella propria vita, non ha avuto bisogno del perdono di Dio. E perché noi siamo stati perdonati, dobbiamo perdonare. Lo recitiamo tutti i giorni nel Padre Nostro: “Perdona i nostri peccati; perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Cioè perdonare le offese, perdonare tante cose, perché noi siamo stati perdonati da tante offese, da tanti peccati. E così è facile perdonare: se Di ha perdonato me, perché non devo perdonare gli altri? Sono più grande di Dio? Questo pilastro del perdono ci mostra la gratuità dell’amore di Dio, che ci ha amato per primi. Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato. Non perché non si voglia riconoscere il peccato, ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli. Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui: abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione.

Alla sua Chiesa, a noi, Gesù indica anche un secondo pilastro: “donare”. Perdonare è il primo pilastro; donare è il secondo pilastro. «Date e vi sarà dato […] con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (v. 38). Dio dona ben al di là dei nostri meriti, ma sarà ancora più generoso con quanti qui in terra saranno stati generosi. Gesù non dice cosa avverrà a coloro che non donano, ma l’immagine della “misura” costituisce un ammonimento: con la misura dell’amore che diamo, siamo noi stessi a decidere come saremo giudicati, come saremo amati. Se guardiamo bene, c’è una logica coerente: nella misura in cui si riceve da Dio, si dona al fratello, e nella misura in cui si dona al fratello, si riceve da Dio!

L’amore misericordioso è perciò l’unica via da percorrere. Quanto bisogno abbiamo tutti di essere un po’ più misericordiosi, di non sparlare degli altri, di non giudicare, di non “spiumare” gli altri con le critiche, con le invidie, con le gelosie. Dobbiamo perdonare, essere misericordiosi, vivere la nostra vita nell’amore. Questo amore permette ai discepoli di Gesù di non perdere l’identità ricevuta da Lui, e di riconoscersi come figli dello stesso Padre. Nell’amore che essi praticano nella vita si riverbera così quella Misericordia che non avrà mai fine (cfr 1 Cor 13,1-12). Ma non dimenticatevi di questo: misericordia e dono; perdono e dono. Così il cuore si allarga, si allarga nell’amore. Invece l’egoismo, la rabbia, fanno il cuore piccolo, che si indurisce come una pietra. Cosa preferite voi? Un cuore di pietra o un cuore pieno di amore? Se preferite un cuore pieno di amore, siate misericordiosi!