IL PERDONO DI ASSISSI 1 e 2 agosto

Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa orde di pellegrini.

Milioni e milioni di anime hanno varcato questa “porta della vita eterna” e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grandeIndulgenza della Porziuncola, la cui festa si celebra la mattina del 1 agosto e si conclude con il Vespro solenne del 2 agosto.

L’aspetto religioso più importante del “Perdono d’Assisi” è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla confessione e alla comunione eucaristica. Confessione, preceduta e accompagnata dalla contrizione per i peccati compiuti e dall’impegno a emendarsi dal proprio male per avvicinarsi sempre più allo stato divita evangelica vissuta da Francesco e Chiara, stato di vita iniziato da entrambi alla Porziuncola.

L’evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio e un segno della passione apostolica di Francesco d’Assisi.

Vengono di seguito descritte le condizioni necessarie per lucrare l’Indulgenza della Porziuncola e le corrispondenti disposizioni con cui il fedele dovrà chiederla al Padre delle misericordie:

  • Ricevere l’assoluzione per i propri peccati nella Confessione sacramentale, celebrata nel periodo che include gli otto giorni precedenti e successivi alla visita della chiesa della Porziuncola, per tornare in grazia di Dio;
  • Partecipazione alla Messa e allaComunione eucaristica nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola ...
  • ... dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDOper riaffermare la propria identità cristiana,
  • ... e si recita il PADRE NOSTROper riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;

Una preghiera secondo le intenzioni del Papa,per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Normalmente si recita un Padre, un’Ave e un Gloria; è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il romano pontefice.

Le fonti narrano che una notte dell’anno 1216, san Francesco è immerso nella preghiera presso la Porziuncola, quando improvvisamente dilaga nella chiesina una vivissima luce ed egli vede sopra l’altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli.

Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: “Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.

“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

Francesco si presenta subito al pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: “Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?”, il santo risponde: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.


 "Un anno vissuto pericolosamente"

Willer Comellini - Piumazzo "Un anno vissuto pericolosamente": proiezione eseguita il 25/07/2015 in occasione dei festeggiamenti di S. Giacomo Patrono. Il numero di immagini è stato notevolmente ridotto affinché la durata non superasse i limiti imposti da da YouTube.

25 LUGLIO 2015 FESTA DI SAN GIACOMO, PATRONO DELLA PAROCCHIA: "MESSA DEL PELLEGRINO" ORE 20,00


SAN GIACOMO

Detto “Maggiore” per distinguerlo dall’apostolo omonimo, Giacomo di Alfeo. Lui e suo fratello Giovanni sono figli di Zebedeo, pescatore in Betsaida, sul lago di Tiberiade. Chiamati da Gesù (che ha già con sé i fratelli Simone e Andrea) anch’essi lo seguono (Matteo cap. 4). Nasce poi il collegio apostolico: "(Gesù) ne costituì Dodici che stessero con lui: (...) Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono" (Marco cap. 3). Con Pietro saranno testimoni della Trasfigurazione, della risurrezione della figlia di Giairo e della notte al Getsemani. Conosciamo anche la loro madre Salome, tra le cui virtù non sovrabbonda il tatto. Chiede infatti a Gesù posti speciali nel suo regno per i figli, che si dicono pronti a bere il calice che egli berrà. Così, ecco l’incidente: "Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono". E Gesù spiega che il Figlio dell’uomo "è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Matteo cap. 20).
E Giacomo berrà quel calice: è il primo apostolo martire, nella primavera dell’anno 42. "Il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni" (Atti cap. 12). Questo Erode è Agrippa I, a cui suo nonno Erode il Grande ha fatto uccidere il padre (e anche la nonna). A Roma è poi compagno di baldorie del giovane Caligola, che nel 37 sale al trono e lo manda in Palestina come re. Un re detestato, perché straniero e corrotto, che cerca popolarità colpendo i cristiani. L’ultima notizia del Nuovo Testamento su Giacomo il Maggiore è appunto questa: il suo martirio.
Secoli dopo, nascono su di lui tradizioni e leggende. Si dice che avrebbe predicato il Vangelo in Spagna. Quando poi quel Paese cade in mano araba (sec. IX), si afferma che il corpo di san Giacomo (Santiago, in spagnolo) è stato prodigiosamente portato nel nord-ovest spagnolo e seppellito nel luogo poi notissimo come Santiago de Compostela. Nell’angoscia dell’occupazione, gli si tributa un culto fiducioso e appassionato, facendo di lui il sostegno degli oppressi e addirittura un combattente invincibile, ben lontano dal Giacomo evangelico (a volte lo si mescola all’altro apostolo, Giacomo di Alfeo). La fede nella sua protezione è uno stimolo enorme in quelle prove durissime. E tutto questo ha un riverbero sull’Europa cristiana, che già nel X secolo inizia i pellegrinaggi a Compostela. Ciò che attrae non sono le antiche, incontrollabili tradizioni sul santo in Spagna, ma l’appassionata realtà di quella fede, di quella speranza tra il pianto, di cui il luogo resta da allora affascinante simbolo. Nel 1989 hanno fatto il “Cammino di Compostela” Giovanni Paolo II e migliaia di giovani da tutto il mondo.


Autore: 
Domenico Agasso


MESSA DOMENICALE UNICA, ORE 10.00, PER TUTTA L'ESTATE 

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Sant' Anna Madre della Beata Vergine Maria 26 luglio

Nonostante che di s. Anna ci siano poche notizie e per giunta provenienti non da testi ufficiali e canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente che in Occidente.
Quasi ogni città ha una chiesa a lei dedicata, Caserta la considera sua celeste Patrona, il nome di Anna si ripete nelle intestazioni di strade, rioni di città, cliniche e altri luoghi; alcuni Comuni portano il suo nome.
La madre della Vergine, è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria; poiché portò nel suo grembo la speranza del mondo, il suo mantello è verde, per questo in Bretagna dove le sono devotissimi, è invocata per la raccolta del fieno; poiché custodì Maria come gioiello in uno scrigno, è patrona di orefici e bottai; protegge i minatori, falegnami, carpentieri, ebanisti e tornitori. 
Perché insegnò alla Vergine a pulire la casa, a cucire, tessere, è patrona dei fabbricanti di scope, dei tessitori, dei sarti, fabbricanti e commercianti di tele per la casa e biancheria.
È soprattutto patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti, è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale.
Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo.
Questi scritti benché non siano stati accettati formalmente dalla Chiesa e contengono anche delle eresie, hanno in definitiva influito sulla devozione e nella liturgia, perché alcune notizie riportate sono ritenute autentiche e in sintonia con la tradizione, come la Presentazione di Maria al tempio e l’Assunzione al cielo, come il nome del centurione Longino che colpì Gesù con la lancia, la storia della Veronica, ecc.
Il “Protovangelo di san Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica; un giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”.
Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e ormai data l’età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, perciò erano sterili.
L’anziano ricco pastore, per l’amore che portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un’altra donna per avere un figlio; pertanto addolorato dalle parole del gran sacerdote si recò nell’archivio delle dodici tribù di Israele per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto non ebbe il coraggio di tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni.
Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio.
Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.
Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì. Il “Protovangelo di san Giacomo” conclude: “Trascorsi i giorni necessari si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia ‘prediletta del Signore’”.
Altri vangeli apocrifi dicono che Anna avrebbe concepito la Vergine Maria in modo miracoloso durante l’assenza del marito, ma è evidente il ricalco di un altro episodio biblico, la cui protagonista porta lo stesso nome di Anna, anch’ella sterile e che sarà prodigiosamente madre di Samuele.
Gioacchino portò di nuovo al tempio con la bimba, i suoi doni: dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia.
L’iconografia orientale mette in risalto rendendolo celebre, l’incontro alla porta della città, di Anna e Gioacchino che ritorna dalla montagna, noto come “l’incontro alla porta aurea” di Gerusalemme; aurea perché dorata, di cui tuttavia non ci sono notizie storiche.
I pii genitori, grati a Dio del dono ricevuto, crebbero con amore la piccola Maria, che a tre anni fu condotta al Tempio di Gerusalemme, per essere consacrata al servizio del tempio stesso, secondo la promessa fatta da entrambi, quando implorarono la grazia di un figlio.
Dopo i tre anni Gioacchino non compare più nei testi, mentre invece Anna viene ancora menzionata in altri vangeli apocrifi successivi, che dicono visse fino all’età di ottanta anni, inoltre si dice che Anna rimasta vedova si sposò altre due volte, avendo due figli la cui progenie è considerata, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, come la “Santa Parentela” di Gesù.
Il culto di Gioacchino e di Anna si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente (anche a seguito delle numerose reliquie portate dalle Crociate); la prima manifestazione del culto in Oriente, risale al tempo di Giustiniano, che fece costruire nel 550 ca. a Costantinopoli una chiesa in onore di s. Anna.
L’affermazione del culto in Occidente fu graduale e più tarda nel tempo, la sua immagine si trova già tra i mosaici dell’arco trionfale di S. Maria Maggiore (sec. V) e tra gli affreschi di S. Maria Antiqua (sec. VII); ma il suo culto cominciò verso il X secolo a Napoli e poi man mano estendendosi in altre località, fino a raggiungere la massima diffusione nel XV secolo, al punto che papa Gregorio XIII (1502-1585), decise nel 1584 di inserire la celebrazione di s. Anna nel Messale Romano, estendendola a tutta la Chiesa; ma il suo culto fu più intenso nei Paesi dell’Europa Settentrionale anche grazie al libro di Giovanni Trithemius “Tractatus de laudibus sanctissimae Annae” (Magonza, 1494).
Gioacchino fu lasciato discretamente in disparte per lunghi secoli e poi inserito nelle celebrazioni in data diversa; Anna il 25 luglio dai Greci in Oriente e il 26 luglio dai Latini in Occidente, Gioacchino dal 1584 venne ricordato prima il 20 marzo, poi nel 1788 alla domenica dell’ottava dell’Assunta, nel 1913 si stabilì il 16 agosto, fino a ricongiungersi nel nuovo calendario liturgico, alla sua consorte il 26 luglio.
Artisti di tutti i tempi hanno raffigurato Anna quasi sempre in gruppo, come Anna, Gioacchino e la piccola Maria oppure seduta su una alta sedia come un’antica matrona con Maria bambina accanto, o ancora nella posa ‘trinitaria’ cioè con la Madonna e con Gesù bambino, così da indicare le tre generazioni presenti.
Dice Gesù nel Vangelo “Dai frutti conoscerete la pianta” e noi conosciamo il fiore e il frutto derivato dalla annosa pianta: la Vergine, Immacolata fin dal concepimento, colei che preservata dal peccato originale doveva diventare il tabernacolo vivente del Dio fatto uomo.
Dalla santità del frutto, cioè di Maria, deduciamo la santità dei suoi genitori Anna e Gioacchino.


Autore: 
Antonio Borrelli

QUANDO RIAPRE LA CHIESA?

Preghiera a Suor Anania Tabellini, per la riapertura della chiesa :

Buona Sr. Anania
Tu che hai tanto amato la chiesa di Piumazzo
madre della tua fede e missione
Prega Gesù e la Vergine
Perchè possiamo presto rientrare 
A lodare Dio e S. Giacomo,

celebrare la Eucaristia e le nostre feste, entro quelle mura
Ove, per la tua virtù, sei sepolta.

                                  Padre. Ave. Gloria.  

*******

AUGURI SUOR RICCARDA

Buongiorno sr Riccarda!

Chi nella comunità parrocchiale non ha mai pronunciato questo saluto vedendola, come spesso avviene,

percorrere le vie di Piumazzo o incontrandola in Chiesa o in Parrocchia?

Un cordiale saluto, un sorriso e un rapido scambio di

battute questa è suor Riccarda donna consacrata a Dio e esempio umile di fede e carità al servizio della sua comunità. Da sempre operosa, ha dedicato e continua a farlo, la sua vita all’insegnamento, ai bambini e a servizio del prossimo e seppur le forze non sempre sostengono la volontà resta per tutti un instancabile riferimento educativo e religioso. Il resto del suo tempo è dedicato alla preghiera per sé e per noi che spesso tralasciamo questa devozione. Così è trascorsa e continuerà a essere la vita di sr Riccarda che nella sua lunga presenza a

Piumazzo ha mostrato quanto bene possa fare una donna sorretta dalla preghiera e dalla gratuità dei piccoli gesti quotidiani che non si affievoliscono con il passare degli anni. Oggi rivolgiamo a lei un augurio colmo di gratitudine come fosse, oltre che dono di Dio, la nonna di tutti noi sempre pronta a sollevarci dalle fatiche della vita e a trovare le giuste parole capaci di farci ritrovare la gioia nel cuore. Oggi in silenzio e con discrezione , alla soglia dei suoi 88 anni, sentiamo forte in lei il bisogno di essere confortata negli affanni che la vita, seppur trascorsa nella grazia del

Signore, porta con se la valigia dei suoi anni. Gli anni che passano dall’infanzia spensierata alla maturità e sfumano nell’anzianità non hanno scalfito i ricordi che nitidi affiorano nei suoi racconti: quando il suo papà la portava in spalla a scuola perché a terra c’era troppa neve, o quando

ancora bambina andava al fiume con il suo cesto per fare il bucato e l’emozione di vedere il Papa, dopo la guerra, quando ancora il suo cuore non era completamente sposato al Signore.

Per questo auguriamo a suor Riccarda di proseguire con la stessa intensità di fede e di opere, festeggiando con lei il suo compleanno Il Regno dei Cieli l’ha già meritato, ma può sicuramente attendere.

Flavia

L’ ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Papa Francesco ha annunciato “l’Anno della vita consacrata” da celebrarsi in tutta la chiesa, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Ha individuato alcuni obiettivi . Ecco il primo obiettivo: fare “memoria grata” del recente passato riconoscendo questi ultimi 50 anni che ci separano dal concilio

come esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. Il secondo obiettivo è “abbracciare il futuro con speranza”. Siamo ben coscienti che il momento presente è delicato e faticoso, la crisi che attraversa

la società e la stessa Chiesa tocca pienamente la vita consacrata. Ma può essere un’occasione favorevole per una crescita profonda con la speranza che la vita consacrata mai sparisca dalla Chiesa. Il terzo obiettivo è la passione intesa come innamoramento, vera amicizia, e profonda comunione . E’ questo che dà bellezza alla vita di tanti uomini e donne che professano i consigli evangelici e seguono “più da vicino” Cristo. Per questo l’Anno della vita consacrata sarà un momento importante per tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati in modo speciale per “Evangelizzare” la propria vocazione e testimoniare la bellezza della sequela di Gesù. In questo anno speciale vi chiediamo di pregare per noi consacrate perché possiamo servire con gioia il Signore e noi vi accompagneremo con la nostra preghiera. Occorre anche a pregare perché tanti giovani rispondano “sì” al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli.

Suor Theresa

L’Eucaristia, cuore del mondo

L’Eucaristia, cuore del mondo

In questa e nelle Domeniche successive siamo chiamati a provare “l’emozione sottile della Presenza silenziosa, dietro le fiammelle discrete dei ceri”.

Portiamoci nelle nostre giornate, almeno qualche volta con il pensiero e con il cuore, a trovare Gesù nel tabernacolo.

Parlare dell’Eucaristia è un compito arduo. È toccare il fuoco. È fare esperienza dell’Amore di Dio. È riconoscere l’Amore all’opera nella nostra vita e assecondarlo.

Centro vitale del cristianesimo, suo cuore, è l’Eucaristia: “Il nostro cuore deve essere come il tabernacolo: non deve albergare che Gesù”, ha detto Pierre Duvalier. Per fare questo è necessario spazzare via tutto ciò che è superficiale e ci disperde e realizzare l’ideale della vita di Adorazione.

La vita di adorazione è una vita di conversione che passa attraverso Cristo e ci conduce alla trasformazione. L’adorazione del Corpo e del Sangue di Cristo sviluppa in noi l’uomo interiore. Spazzando via tutto ciò che è superficiale e ci disperde, essa ci conduce nelle più vive profondità di noi stessi, là dove Dio ci attende, per manifestarci la sua presenza nel grande silenzio.

L’esperienza ci induce a constatare che l’amore per l’Eucaristia sviluppa in noi la vita interiore, opposta a una vita in superficie, e la fortifica. Nasce di qui un desiderio sempre crescente di lasciare che questa vita interiore occupi tutto il posto.

Proviamo a realizzare questa prospettiva in questi giorni di vacanza, in modo che l’Eucaristia, di Domenica in Domenica, possa essere molto più incisiva sulla nostra vita.

Il Signore Gesù, pane di vita, ci accompagni e sostenga con il suo aiuto.

Buone vacanze!

PAGINE PIU' VISTE GIUGNO 2015

ULTIMI AGGIORNAMENTI


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IL PENSIERO DELLA SETTIMANA


Sii più gentile del necessario 


Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

La preghiera del 26.luglio 2015

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 19.luglio 2015

PARROCCHIA PIUMAZZO
PARROCCHIA PIUMAZZO

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

IL FUOCO
Sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa nelle brume del mare del Nord.
Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile.
Il freddo si faceva sempre più insopportabile.
La prima persona era una donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro?
L'uomo che stava al suo fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel pezzo di legno per un avversario politico.
La terza persona era vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo ramo per un ozioso riccone?
Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti.
Il volto scuro dell'immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento. Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta.
L'ultimo membro di quel mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono pagare caro questo pezzo di legno, pensava.
Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte per assideramento.
Non erano morti per il freddo di fuori, erano morti per il freddo di dentro.

Forse anche nella tua famiglia, nella tua comunità, davanti a te c'è un fuoco che sta morendo. Di certo stringi un pezzo di legno nelle tue mani. Che ne farai?
(Bruno Ferrero - Libro: A volte basta un Raggio di Sole)

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2015-07-31 - Vangelo di venerdi' (ven, 31 lug 2015)
Lv 23, 1, 4-11. 15-16. 27. 34-; Sal.80; Mt 13, 54-58. ||| In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
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2015-07-31 - Commento di venerdi' (ven, 31 lug 2015)
E non fece molti miracoli... ||| Nel Vangelo di oggi abbiamo una reazione all'insegnamento di Gesù. L'evangelista Matteo precisa dove nasce questa contestazione. Non nelle strade, non tra il popolo dove Gesù ha operato, guarito, consolato e perdonato i peccatori. Nasce nella sinagoga, dove Gesù ha la pretesa di insegnare. La classe colta, che non comprende l'insegnamento di Gesù, è quella che si dimostra più restia ad accettare il suo messaggio di salvezza. Gesù non è attaccato sul contenuto del suo insegnamento ma disprezzato per le sue umili origini; Egli non proviene dalla classe sacerdotale e vuol pretendere di insegnare la sua dottrina nella sinagoga?! Può capitare anche a noi di non voler accettare un consiglio o un insegnamento. Può, allora succedere che siamo tentati a colpire quelli che riteniamo i nostri avversari sul piano personale. Gesù invece ci insegna a non disprezzare ciò che ci sembra umile. E' l'invito a non giudicare dalle apparenze e nel saper accettare tutti senza nessun pregiudizio.
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XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO B

Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

2.AGOSTO 2015

Cristo è il dono del Padre agli uomini. Accogliere tale dono significa entrare in relazione con Lui, accettarlo nella sua totalità di uomo-Dio, seguirlo sul tracciato che è suo e che facciamo nostro. 

Ci hai mandato, Signore, un Pane dal cielo, un Pane che porta in sé ogni dolcezza e soddisfa ogni desiderio. Accompagna con la tua continua protezione, il popolo che hai nutrito con questo Pane, e rendilo degno dell’eredità eterna.

PROVVISTE DI VIAGGIO

Riflessione  XVIII domenica ordinario B

IL PANE (dagli scritti di Mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo)

Elemento più comune del nutrimento
Simbolo di ciò che assicura la vita
Segno di familiarità
Amicizia
Condivisione

"Io sono il pane" (Gv 6,48)

La presenza di Cristo in noi
Fa lievitare
I nostri pensieri
Affetti
Esperienze
Progetti
E trasforma la nostra identità
"Non sono più io che vivo
Ma Cristo vive in me".
(Gal 2,20)

Anche noi cristiani
Siamo chiamati a diventare
Pane

"Frumento di Dio io sono
E con i denti delle belve
Sono macinato
Per essere trovato
Puro pane di Cristo"
(Ignazio di Antiochia nel momento del martirio)

Pane
Per i nostri fratelli
Macinati nel sangue della guerra
Stritolati nel laccio delle ingiustizie
Frantumati nell'ingordigia del potere
Sbriciolati nell'odio di razza
Spezzettati nella repressione della libertà

"Dacci oggi
Il nostro pane quotidiano"

Quello necessario
Quello sostanziale

Quel pane
Preparato per noi
Nel banchetto dell'eternità

LAUDATO SI,ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO IN PDF

VIDEO DELLA SETTIMANA

LAUDATO SI'

Una video sintesi dell'Enciclica Laudato si' di Papa Francesco sulla cura della casa comune.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

26.luglio 2015

500 anni fa nasceva san Filippo Neri

La Chiesa, quella di Roma in particolare, vive oggi l’anniversario di uno dei suoi Santi più popolari: il 21 luglio 1515 nasceva a Firenze Filippo Neri, che ben presto si trasferirà nella città del Papa per dare inizio a una straordinaria esperienza di carità tra i più poveri, intessuta di una letizia e una spontaneità rimaste come uno dei segni più noti e amati dell’apostolato di San Filippo. Anche Papa Francesco, lo scorso 26 maggio ha voluto rievocare in un Messaggio questo anniversario. 

Pietro e Paolo, e Filippo. Da 500 anni gli “Apostoli di Roma” sono tre. E questo la dice lunga sull’amore di una città per un uomo nato a Firenze ma rinato, per i romani, tra le piazze della Città Eterna e i vicoli, quelli più degradati, dove un pastore santo può anche avere l’odore delle pecore ma le pecore hanno addosso il puzzo della malattia e della povertà, che svuota le tasche e l’anima.

Tra le periferie del centro
Quando Filippo Neri arriva a Roma nel 1534, è come se una luce venisse accesa nel buio della miseria che annida tra le glorie dell’Ara Pacis e i lustri travertini dei palazzi nobiliari. Il centro dell’Urbe ha la faccia sporca delle periferie e lì Filippo andrà a prendere una stanzetta, a San Girolamo a via Giulia. Di giorno, viso simpatico e cuore lieto che porta a chi incontra il calore di Dio, senza nemmeno essere un prete, accompagnandolo se può con un pezzo di pane. O una carezza sulla fronte, un conforto sussurrato, a chi si lamenta sui pagliericci dell’Ospedale degli Incurabili. Di notte, un’anima di fuoco, Filippo, perso in un dialogo talmente intimo con Dio che il suo letto può essere senza problemi il sagrato di una chiesa o la pietra di una catacomba.

Il sorriso sempre
Questo – ricorda il Papa nel suo messaggio per il 500° – lo rese “appassionato annunciatore della Parola di Dio”. Questo è stato il segreto che fece di lui un “cesellatore di anime”. La sua paternità spirituale, osserva Francesco, “traspare da tutto il suo agire, caratterizzato dalla fiducia nelle persone, dal rifuggire dai toni foschi ed accigliati, dallo spirito di festosità e di gioia, dalla convinzione che la grazia non sopprime la natura ma la sana, la irrobustisce e la perfeziona”. “Si accostava alla spicciolata ora a questo, ora a quello e tutti divenivano presto suoi amici”, racconta il suo biografo e il Papa commenta: “Amava la spontaneità, rifuggiva dall’artificio, sceglieva i mezzi più divertenti per educare alle virtù cristiane, al tempo stesso proponeva una sana disciplina che implica l’esercizio della volontà per accogliere Cristo nel concreto della propria vita”.

L’ora dell’Oratorio
Tutto questo affascina chi, conoscendo Filippo, vuole fare come lui. L’“Oratorio” nasce così, tra i tuguri fetidi profumati giorno per giorno da una carità fatta di carne e non per un progetto disegnato sulla carta e calato dall’alto come un’elemosina data a freddo. “Grazie anche all’apostolato di San Filippo – riconosce Papa Francesco – l’impegno per la salvezza delle anime tornava ad essere una priorità nell’azione della Chiesa; si comprese nuovamente che i Pastori dovevano stare con il popolo per guidarlo e sostenerne la fede”. E pastore lo diventa lui stesso, Filippo, che nel 1551 approda al sacerdozio senza per questo cambiare vita e stile. Col tempo, attorno a lui prende corpo la prima comunità, la cellula della futura Congregazione che nel 1575 riceve il placet di Gregorio XIII.

“State bassi”
“Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi”, ripete ai suoi padre Filippo, che ricorda che per essere figli di Dio “non basta solamente onorare i superiori, ma ancora si devono onorare gli eguali e gli inferiori, e cercare di essere il primo ad onorare”. E colpisce, da un’anima tanto contemplativa come Maria ai piedi di Gesù, il piglio di Marta che convive nel suo cuore quando afferma: “È meglio obbedire al sagrestano e al portinaio quando chiamano, che starsene in camera a fare orazione”. Filippo Neri, il terzo Apostolo di Roma, chiude gli occhi alle prime ore del 26 maggio 1595. Mai spento è il dinamismo del suo amore e a Roma che si prepara al Giubileo della misericordia sembra che ripeta: “Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni”.

(Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Un raggio di luce - Riflessioni sulla spiritualità di Chiara Badano  (Piccola spiritualità) 

Descrizione

La luminosa esperienza di Chiara Badano, una ragazza che nella sua vita ha seguito la spiritualità  dell'Istituto secolare dei Focolarini, racconta i grandi valori che hanno orientato il suo cammino, insieme alle risorse da cui ha saputo attingere il coraggio e la tenacia per andare controcorrente e tessere con Cristo uno splendido rapporto di unione. In queste pagine sono rapidamente tratteggiati i punti essenziali del suo percorso, che nelle vicende ordinarie della vita di oggi mostra come è attuabile e affascinante la scoperta del vero amore al seguito di Gesù.

DIOCESI DI BOLOGNA

Ferragosto a Villa Revedin

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LE PAROLE DEL PAPA

Ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo.

Udienze Generali:Tutte le Udienze nel mese di luglio non avranno luogo.