MERCOLEDI 10 FEBBRAIO INIZIO DELLA QUARESIMA

ORE 20.30 S. Messa con Imposizione delle Ceneri

Sussidio CEI Quaresima 2016

"Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro" (Gc 5,8) 
On line il sussidio per il tempo di Quaresima a cura degli uffici CEI. Diviso in varie sezioni: 
Parola di Dio con commenti biblici alle letture domenicali; 
Liturgia - Musica con suggerimenti per la liturgia e proposte musicali (in particolare, il Salmo responsoriale in formato mp3 e pdf); 
Catechesi 
Ogni parte del Sussidio può essere scaricata in formato PDF e stampata secondo le proprie esigenze.

BOLLETTINO QUARESIMA 2016

BENEDIZIONI ALLE FAMIGLIE 2016

BENEDIZIONI QUESTA SETTIMANA

FEBBRAIO 2016

8

FEB.

LUN.

Via Medaglie d’oro pari

V Medaglie d’oro disp.

9

FEB

MAR.

A. Via Mazzini

Via della Libertà

10

FEB

MER

Via Fossavecchia e via Mazzetto

Via S. Giuseppe

ORE 20,30  MESSA  DELLE CENERI

11

FEB

GIO

 

Visita Ospedale

Confessioni

12

FEB

VEN.

Via Delle Grazie 1-21

Via delle Grazie 23 -35

 

 LO ZAINO DELLA PREGHIERA 

Cosè lo Zaino della preghiera in famiglia?

Un piccolo zaino, che accompagni il nostro "cammino" di preghiera. Dentro c'è una bibbia, rosario, libro di spiritualità, diario … 

Per chi è stato pensato?

Per le famiglie della parrocchia, che portandolo a casa, si impegnano a turno, per una settimana, a pregare, per la loro e qualche altra famiglia. 

Da chi è nata questa iniziativa?

Dal Gruppo Parrocchiale di Pastorale Famigliare, per  educarci tutti ad essere famiglie di fede e chiesa in missione.

Se una famiglia vuole partecipare a questa iniziativa, cosa deve fare?

Dirlo al Parroco, o all’accolito Jasmin, e sarà assegnata la settimana in cui prendere lo zaino al termine della messa domenicale, con la benedizione della assemblea.

Arrivati a casa con lo zaino, cosa si deve fare?

Aprirlo e fare un piccolo "piano" di preghiera famigliare. Non è la quantità di preghiere che conta, ma l’amore e la fedeltà che ci mettiamo. Decidiamo per esempio di fare un momento di preghiera al mattino, o alla sera, fra marito e moglie, o mamma con un figlio, o tutti insieme, e si stabilisce come pregare: Padre nostro, Ave Maria, lettura del Vangelo, Rosario o anche semplicemente la Preghiera della Famiglia. Nello zaino c’è anche un Diario e sarà molto piacevole scrivere le proprie scoperte, annotazioni, riflessioni, intenzioni ... 

Se uno fa un "piano" di preghiera poi non riesce a realizzarlo?

Non importa, se ci si è impegnati va bene lo stesso. E’ bene cominciare con propositi semplici e magari crescere nel corso della settimana. La cosa più bella è sperimentare che la preghiera diventa una necessità, una passione. Per questo è molto importante la lettura, la riflessione il silenzio, diventare consapevoli di quanto si fa.

Finita la settimana?
Alla messa della domenica successiva, all’inizio della stessa, riportare lo zaino, e un’altra famiglia continuerà il cammino. Nello zaino c’è anche un piccolo quadretto con la sacra Famiglia e un rosario dedicato, che rimarrà presso la famiglia uscente, come ricordo di questa bella settimana di preghiera, nella speranza sia stata così ricca e bella, da desiderare ripeterla ancora.

Perché adesso questa proposta di pregare?

Perche Dio ci fa questo dono, in occasione dell’Anno Santo della Misericordia.

Qualche altro suggerimento?

Parlare con un sacerdote, prima, durante e dopo, la preghiera che si è fatto: delle difficoltà incontrate, delle scoperte, di cosa è successo in famiglia in quella settimana, nella propria vita interiore, nel lavoro ... sarà la scoperta di quel tesoro che si chiama Direzione Spirituale ... la vicinanza di Dio nella nostra vita, attraverso un fratello di misericordia. 

Anno della Misericordia 2015/16

Anno della Misericordia 2015/16 Catechesi sulla Parabola del Padre buono – 1° parte

Un uomo, una casa, due figli: Dio, il mondo, gli uomini, suoi figli. C’è un grande via vai nella casa del Padre: figli che vanno, restano e ritornano. I due figli della parabola rappresentano tutta l’umanità, rappresentano la mia umanità, la mia esistenza spesso contrassegnata da tante infedeltà, ingratitudini, indifferenze. Tutti noi siamo nello stesso tempo figli minori e figli maggiori; la nostra esistenza è spesso sulla soglia della casa paterna, spesso abbiamo un piede fuori e un piede dentro la divina dimora, in bilico tra il bene e il male, tra la felicità e la dannazione, tra la bellezza della figliolanza e la miseria e l’odore acre dei maiali di cui diventiamo custodi quando ci allontaniamo dalla grazia di Dio. Il figlio minore “Padre dammi la parte di patrimonio che mi spetta…” Il figlio minore chiede la “sua parte”; vuole essere autonomo, gestire in proprio i suoi beni, mettere la mani su quella porzione di patrimonio che presume gli spetti di diritto. Un brandello di pseudo libertà, una pozione di “suo” che vuole gestire lontano dallo sguardo paterno.
Gestire la propria vita da soli, lontani dalla presenza di un Dio che la nostra presunzione ci fa percepire come antagonista, come padrone piuttosto che custode della nostra vita, compagno di viaggio, amico sincero. Tentazione arcaica e sempre nuova. L’uomo padrone di sè stesso, delle proprie risorse, di talenti che in fondo non gli appartengono. “Dammi il mio…”: questo aggettivo possessivo, che altera l’originario “nostro”, mi spaventa, fa nascere dentro di me una folle ebbrezza di protagonismo, preludio di fallimento, di maledizione, di peccato. Quando l’uomo comincia a coniugare “il possessivo” mette i presupposti di voragini incolmabili, di lontananze infinite. Lontano dal padre, lontano dai fratelli dalla sua stessa coscienza.

(don Luciano Vitton Mea)

Ecco le opere di misericordia spirituale e corporale

Nel messaggio inviato a monsignor Rino Fisichella, nel quale offre alcuni suggerimenti per la celebrazione del Giubileo della Misericordia, il Papa ricorda che "ogni volta che un fedele vivrà" una delle opere di misericordia spirituale o corporale "in prima persona otterà certamente l'indulgenza giubilare". Ecco l'elenco delle opere di misericordia.

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE
1 - Consigliare i dubbiosi
2 - Insegnare agli ignoranti
3 - Ammonire i peccatori
4 - Consolare gli afflitti
5 - Perdonare le offese
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE
1 - Dar da mangiare agli affamati
2 - Dar da bere agli assetati
3 - Vestire gli ignudi
4 - Alloggiare i pellegrini
5 - Visitare gli infermi
6 - Visitare i carcerati
7 - Seppellire i morti

  INIZIO DEI LAVORI DI RIPARAZIONE POST-SISMA

Dopo una lunga attesa finalmente sono iniziati i lavori di riparazione post-sisma della chiesa parrocchiale di San Giacomo, i primi di ottobre la ditta COGEI COSTRUZIONI SRL, vincitrice della gara d’appalto, ha firmato il contratto e ha preso in consegna il cantiere.

A molti può essere sembrato un inizio lento, in realtà l’impresa è entrata in cantiere con il rispetto che occorre per affrontare un intervento di miglioramento sismico delicato come questo. In primo luogo si è occupata sotto il controllo della direzione lavori e la supervisione della Soprintendenza di proteggere la pavimentazione e tutti gli arredi sacri, fissi e mobili, contestualmente ha realizzato la recinzione di cantiere, questa è stata arricchita da un banner esplicativo dell’intervento che vi invitiamo a leggere se siete di passaggio nel centro storico di Piumazzo; l’ultima operazione propedeutica all’inizio vero e proprio dei lavori è stata l’allestimento dei ponteggi interni ed esterni. Gli interventi di rinforzo strutturale partiranno dalla cupola passando in seconda battuta alla navata centrale e successivamente alle navate laterali ma non preoccupatevi vi terremo aggiornati sull’avanzamento dei lavori, sappiamo che questo cantiere è a cuore non solo a noi progettisti, ma a tutta la comunità, è nostra responsabilità non solo far eseguire i lavori nel migliore dei modi ma rendervi partecipi di tutta l’operazione.

La direzione lavori, Ing. Stefano Tampieri e Arch. Irene Prata

Preghiera a Suor Anania Tabellini, per la riapertura della chiesa :

Buona Sr. Anania
Tu che hai tanto amato la chiesa di Piumazzo
madre della tua fede e missione
Prega Gesù e la Vergine
Perchè possiamo presto rientrare 
A lodare Dio e S. Giacomo,

celebrare la Eucaristia e le nostre feste, entro quelle mura
Ove, per la tua virtù, sei sepolta.

                                  Padre. Ave. Gloria.  

Sulla tua parola!

Leggiamo con attenzione il brano evangelico di oggi; ascoltiamo volentieri, come fosse la prima volta, gli insegnamenti che Gesù ci vuole trasmettere per il nostro e altrui bene. «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla;». E’ l’umile confessione di un fallimento, di reti gettate nel buio della notte, di un raccolto mancato. Io mi inginocchio e vedo in questa scena la mia vita, tanti miei fallimenti, tante occasioni perdute, speranze infrante sui crinali rocciosi del mio orgoglio. «Non abbiamo preso nulla». Quando si prende il largo da soli, confidando esclusivamente sulle proprie forza, il “nulla” si concretizza, il vuoto riempie il cuore, il lago, così ricco di vita, diventa deserto, terra arsa dal sole. Io benedico questo nulla, questo vuoto, questo lago diventato landa desolata battuta dal vento gelido della notte. Solo sperimentando il mio fallimento prendo coscienza di me stesso, di quello che sono, delle mie piccole, grandi mediocrità. Sento il bisogno di alzare lo sguardo, mi accorgo di non essere solo. E’ la mia, è la vostra salvezza. Là, sulla riva, un volto mi attende: è il Signore, la mia, la vostra salvezza. “Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca”. Dio si serve della mia barca, di questa povera vita per annunciare agli uomini le sue meraviglie. Questo nulla, il mio vuoto, il deserto interiore che attanaglia il mio cuore, diventano, nelle mani di Dio, strumento di Grazia, condizione per la mia e l’altrui salvezza. “Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca»”.
L’invito è rivolto a tutti, nessuno escluso. Ai vicini e ai lontani, ai buoni e ai cattivi, a tutti. “Questa parola la rivolge a tutti, senza fare eccezioni e senza porre condizioni: nonostante i nostri peccati passati, la nostra mediocrità, l’insensibilità spirituale, basta credere all’Amore, credere che tutto è possibile sempre, che nulla è irrevocabile, né fallimenti né infedeltà. La grazia di Dio può porre rimedio a tutto, tutto redimere: ritornare a Dio è sempre un inizio assoluto, perché la potenza di Dio è senza limiti.”

PAGINE PIU' VISTE GENNAIO 2016

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

 

Cari genitori, bisogna avere molta pazienza, e perdonare dal profondo del cuore

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

La preghiera del 7.febbraio 2016

Preghiera dei fidanzati 

 

Signore, ti ringraziamo d’averci dato l’amore.

Ci hai pensato insieme prima del tempo,

e fin d’allora ci hai amati così, l’uno accanto all’altro.

Il nostro amore è nato dal tuo, immenso, infinito.

 

Che esso resti sempre espressione genuina del tuo,

senza che il gusto intenso di sentirsi vicini

attenui il sapore della tua presenza fra noi,

e senza che il reciproco godimento delle cose belle

che sono in noi ci allontani dal fascino della tua amicizia.

 

Se per errore o per un malinteso affetto un giorno ci allontanassimo da te,

fa’ che il vuoto e lo squallore esasperanti della tua assenza

ci scuotano profondamente e ci riportino alla ricerca immediata del tuo volto.

 

Signore, che conosci tutto di noi,

fa’ che apprendiamo noi pure l’arte di conoscerti profondamente;

donaci il coraggio di comunicarci integralmente le nostre aspirazioni,

gli ideali, i limiti stessi del nostro agire.

 

Che le piccole inevitabili asprezze dell’indole, i fugaci malintesi,

gli imprevisti e le indisposizioni non compromettano mai ciò che ci unisce,

ma incontrino, invece, una cortese e generosa volontà di comprenderci.

 

Dona, Signore, a ciascuno di noi gioiosa fantasia

per creare ogni giorno nuove espressioni di rispetto e di premurosa tenerezza;

e fa’ che la vita coniugale, che presto inizieremo,

continui quest’arte creatrice d’affetto,

che sola, ci riporterà all’incontro continuo con te che sei l’Amore,

da cui il nostro si è staccato come piccola scintilla. Amen.

 

 

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 7.febbraio 2016

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo!
Prossimi impegni del Coro Parrocchiale:

Dom 28 Febbraio ore 18: S. Messa in Cattedrale a Bologna, presiede l'Arcivescovo
Ven 11 Marzo ore 21: Stazione quaresimale del Vicariato alla Basilica di S. Luca
Dom 20 Marzo ore 10: S. Messa della Domenica delle Palme
Giov 24 Marzo ore 20.30: S. Messa del Giovedì santo
Ven 25 Marzo ore 20.30: Azione liturgica del Venerdì santo
Sab 26 Marzo ore 21: Veglia pasquale
Dom 27 Marzo ore 9.30 oppure 11: S. Messa di Pasqua

 

CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO

Il campo

Un padre lasciò in eredità ai suoi due figli un campo di grano. I due fratelli divisero equamente il campo. Uno era ricco e non sposato, l'altro povero e con numerosi figli.
Una volta, al tempo della mietitura, il fratello ricco si rigirava nel letto di notte e diceva tra sé:
"Io sono ricco, a che mi servono tutti quei covoni? Mio fratello è povero, e ha bisogno di molto frumento per la sua famiglia".
Si alzò da letto, andò nella sua parte di campo, prese una gran quantità di mannelli di grano e li portò nel campo del fratello.
Nella stessa notte, suo fratello pensò: "Mio fratello non ha moglie né figli. L'unica cosa in cui può trovare gioia è la sua ricchezza. Io gliela voglio accrescere".
Lasciò il proprio giaciglio, andò nella sua parte di campo e portò una gran quantità di mannelli nel campo del fratello.
Quando entrambi, al mattino, si recarono nel proprio campo, si meravigliarono che il grano non fosse diminuito.
Nelle notti che seguirono fecero la stessa cosa. Ognuno dei due portava il proprio grano nel campo dell'altro. E ogni mattina scoprivano che il grano non diminuiva.
Ma una notte i due fratelli, con le braccia cariche di grano si incontrarono sul confine dei campi. Si resero conto ridendo di quello che era accaduto e si abbracciarono.
Allora udirono una voce dal cielo: "Questo luogo, sul quale si è manifestato tanto amore fraterno, merita di essere scelto perché su di esso si edifichi il mio tempio: il tempio dell'amore fraterno".
E in effetti il re Salomone scelse quel posto per la costruzione del tempio.

Oggi il re Salomone riuscirebbe ancora a trovare un posto per il tempio?

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2016-02-14 - Vangelo di domenica (dom, 14 feb 2016)
Dt 26, 4-10; Sal 90; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13. ||| In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo"». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano"; e anche: "Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
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2016-02-14 - Commento di domenica (dom, 14 feb 2016)
Le tentazioni di Gesù. ||| All'inizio della sua missione pubblica Gesù è tentato dal diavolo, ma egli pregando e digiunando nel deserto per quaranta giorni riesce a resistergli. L'episodio di Gesù, pieno di Spirito Santo, evidenzia la sua opera messianica di vera salvezza, salvezza non legata a prospettive terrene. Nel brano, però, leggiamo un insegnamento universale che va oltre i confini del tempo. E' il messaggio particolare che la Chiesa ci vuol offrire, in questa prima domenica di quaresima. Tutti noi siamo sempre e continuamente tentati dalle attrattive di questo mondo e dagli ideali che, poi risultano essere non conformi alla nostra reale natura umana. L'appagamento di desideri volubili non fa altro che sminuire la nostra vera dignità di esseri umani. Dove poniamo il fine della nostra esistenza? Nelle cose materiali? Nel Potere? Nei nostri desideri carnali? In questo caso le tentazioni produrranno in noi effetti devastanti di cui ci pentiremo subito. La conversione alla quale c'invita la Chiesa in questo periodo di quaresima deve farci riflettere sui nostri fini ultimi. I beni materiali sono da considerare, allora strumenti per fini non solo terreni. Le responsabilità che la vita ci affiderà saranno manifestazione di un servizio di carità verso gli altri. I nostri desideri intimi poi devono essere sempre rispondenti alle nostre reali esigenze umane e da verificare anche nei nostri rapporti interpersonali con il rispetto della dignità altrui. Sappiamo sfruttare, quindi questo periodo di conversione con la preghiera e la mortificazione. Nel doveroso impegno dei nostri impegni familiari e civili cerchiamo di trovare il giusto clima allontanando per un attimo tutto quello che ci può distrarre dalle cose divine. Quello che potrà sembrare un periodo di penitenza potrà essere invece una vera scoperta di valori autenticamente cristiani ed umani, attenti ai bisogni nostri ed altrui da praticare nella carità. Piccole rinunce porteranno, quindi, immensi doni e benefici!
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             I Domenica di Quaresima (anno C)

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo..

14.FEBBRAIO 2016

 La Quaresima è il tempo del deserto che libera, dell’incontro che arricchisce, dell’incontro con il volto misericordioso del Padre. Nel deserto Gesù subisce l’assalto della tentazione: il piacere, il potere, l’avere sono richiami forti, che Gesù rifiuta in nome del legame con il Padre, che è il tutto della sua vita, donata al progetto di Dio nonostante le lusinghe del mondo.

O Signore, all’inizio di questo tempo quaresimale mi inviti a meditare, ancora una volta,  il racconto delle tentazioni, perché riscopra il cuore della lotta spirituale e soprattutto perché sperimenti  la vittoria sul male. Fà luce in noi perché i nostri sensi, purificati da te, siano in grado di entrare  in dialogo con te. Se il fuoco del tuo Amore divampa nel nostro cuore, al di là delle nostre aridità,  può dilagare la vita vera, che è pienezza di gioia. Amen

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN TRE IMMAGINI

Riflessione  domenica 1 quaresima C

Tertulliano ci ha detto: cristiani non si nasce, cristiani si diventa. E’ una conquista quotidiana, un traguardo con su scritto: partenza. Una scelta che si rinnova ogni istante e che si rinnova e che coinvolge tutto il nostro essere uomini e donne. 
Ed è proprio sul valore di queste scelte che il Vangelo di questa prima domenica di quaresima ci invita a riflettere e confrontare. Cristo rifiuta la tentazione delle cose, snobba la gloria e il consenso, rigetta atteggiamenti clamorosi e sensazionali. Proposte allettanti e stuzzicanti quelle del demonio, arrivando addirittura a citare la Bibbia pur di risultare convincente e persuasivo. 
Ma Cristo non ci sta. Per essere cristiani non basta conoscere la Bibbia, sono solo le nostre scelte che ci avvicinano a Gesù o ci lasciano assetati e inariditi sulle dune del deserto insieme al peccato. Scelte libere, consapevoli e leali. Possiamo metterci delle maschere per gli altri, ma non per noi stessi e il Signore. Ci conosciamo e non possiamo nasconderci agli occhi della nostra coscienza e a quelli di Dio.
Prepariamo allora la libertà della Pasqua, non ascoltando le lusinghe del mondo, le attrazioni e le seduzioni del peccato.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Dio esiste? Abbi il coraggio di cercare

Questo è il primo di una serie di video catechesi che ci spingeranno a cercare e comprendere. Partiamo dal principio. Dio esiste?

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

12.Febbraio 2016

«Quaresima è tempo di potatura»

Preghiera, carità, digiuno. Sono queste, per il Papa, le tre “medicine che guariscono dal peccato”. In primo luogo, la preghiera, “espressione di apertura e di fiducia nel Signore”, ha spiegato Papa Francesco nell’omelia della Messa delle Ceneri, concelebrata nella basilica di San Pietro con gli oltre 700 Missionari della Misericordia presenti a Roma. Ai quali il Papa ha ricordato di essere «segni e strumenti del perdono di Dio». 

«'Dio è più grande del nostro cuore' (1Gv3,20). Egli vince il peccato e ci rialza dalle miserie, se gliele affidiamo - ha affermato Papa Francesco nell'omelia -. Sta a noiriconoscerci bisognosi di misericordia: è il primo passo del cammino cristiano; si tratta di entrare attraverso la porta aperta che è Cristo, dove ci aspetta Lui stesso, il Salvatore, e ci offre una vita nuova e gioiosa». 

Il Papa si è soffermato su quelli che sono gli ostacoli che chiudono le porte del cuore e ci impediscono di lasciarci «riconciliare con Dio».

«C’è la tentazione di blindare le porte, ossia di convivere col proprio peccato, minimizzandolo, giustificandosi sempre, pensando di non essere peggiori degli altri; così, però, si chiudono le serrature dell’anima e si rimane chiusi dentro, prigionieri del male». 

«Un altro ostacolo è la vergogna ad aprire la porta segreta del cuore». 

«E c’è una terza insidia, quella di allontanarci dalla porta: succede quando ci rintaniamo nelle nostre miserie, quando rimuginiamo continuamente, collegando fra loro le cose negative, fino a inabissarci nelle cantine più buie dell’anima. Allora diventiamo persino familiari della tristezza che non vogliamo, ci scoraggiamo e siamo più deboli di fronte alle tentazioni. Questo avviene perché rimaniamo soli con noi stessi, chiudendoci e fuggendo dalla luce; mentre soltanto la grazia del Signore ci libera». 

Rivolgendosi ai 700 missionari della Misericordia presenti in Basilica di San Pietro il Papa ha chiesto ai missionari della misericordia di «aiutare ad aprire le porte dei cuori, a superare la vergogna, a non fuggire dalla luce. Che le vostre mani benedicano e risollevino i fratelli e le sorelle con paternità; che attraverso di voi lo sguardo e le mani del Padre si posino sui figli e ne curino le ferite!».

Nel concludere l'omelia il Papa ha sottolineato come la Quaresima possa essere «un tempo di benefica “potatura” della falsità, della mondanità, dell’indifferenza: per non pensare che tutto va bene se io sto bene; per capire che quello che conta non è l’approvazione, la ricerca del successo o del consenso, ma la pulizia del cuore e della vita; per ritrovare l’identità cristiana, cioè l’amore che serve, non l’egoismo che si serve. Mettiamoci in cammino insieme, come Chiesa, ricevendo le Ceneri e tenendo fisso lo sguardo sul Crocifisso. Egli, amandoci, ci invita a lasciarci riconciliare con Dio e a ritornare a Lui, per ritrovare noi stessi».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Preghiere al Volto Santo di Nostro Signore Gesù Cristo - Pie pratiche del cristiano

Descrizione

Nel 2006, in occasione del 5° centenario della venuta del Volto Santo a Manoppello, papa Benedetto XVI ha concesso l'indulgenza plenaria per tutto l'anno, ha dichiarato il Santuario "Basilica Minore", e scritto di suo pugno una preghiera al Volto Santo. In seguito a tale e tanta riconoscenza i Frati minori cappuccini della Basilica del Volto Santo hanno deciso di raccogliere delle preghiere per la comunità di fedeli.

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

 

 

Giornata del Malato

  • Domenica 14 febbraio
  • 15:00
  • San Paolo Maggiore

«Affidarsi a Gesù misericordioso come Maria. "Qualsiasi cosa vi dica fatela”». E' il tema della prossima Giornata mondiale del malato che si celebrerà giovedì 11 febbraio e che sarà dedicata all'episodio evangelico delle nozze di Cana.

Arriva a Bologna san Leopoldo Mandic

  • Lunedì 15 febbraio
  • 18:30
  • San Giuseppe Sposo

Lunedì 15, alle 16.30, la celebrazione di una messa con la partecipazione dei consacrati di Cism (Conferenza Italiana Superiori Maggiori) e Usmi (Unione Superiore Maggiori d'Italia), e alle 18.30 la messa solenne di conclusione, che sarà presieduta dall'Arcivescovo.

S. E. Mons. Matteo Maria Zuppi incontra le scuole di Bologna

  • Venerdì 19 febbraio
  • 09:00
  • Cinema teatro Antoniano

 

In occasione della Giornata della Vita le scuole di Bologna sono invitate venerdì 19 febbraio 2016 dalle ore 9 alle 12 presso il cinema - teatro Antoniano via Guinizelli 3 a Bologna.

 

 

Cresimandi: primo turno

  • Domenica 21 febbraio
  • 15:00
  • In Cattedrale

 

Per i vicariati di: Alta Valle del Reno, Bazzano, BO Centro, BO Ovest, BO Ravone, Persiceto-Castelfranco, Sasso Marconi, Setta-Sambro-Savena

PER GLI ALTRI APPUNTAMENTI IN DIOCESI APRI NEL MENU "DIOCESI BOLOGNA"

LE PAROLE DEL PAPA

Quando il mondo dorme nella comodità e nell’egoismo, la missione cristiana è di aiutarlo a svegliarsi.


UDIENZA GENERALE  Piazza San Pietro Mercoledì, 10 febbraio 2016

7. Il Giubileo nella Bibbia. Giustizia e condivisione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon cammino di Quaresima!

È bello e anche significativo avere questa udienza proprio in questo Mercoledì delle Ceneri. Incominciamo il cammino della Quaresima, e oggi ci soffermiamo sull’antica istituzione del “giubileo”; è una cosa antica, attestata nella Sacra Scrittura. La troviamo in particolare nel Libro del Levitico, che la presenta come un momento culminante della vita religiosa e sociale del popolo d’Israele.

Ogni 50 anni, «nel giorno dell’espiazione» (Lv 25,9), quando la misericordia del Signore veniva invocata su tutto il popolo, il suono del corno annunciava un grande evento di liberazione. Leggiamo infatti nel libro del Levitico: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia […] In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà» (25,10.13). Secondo queste disposizioni, se qualcuno era stato costretto a vendere la sua terra o la sua casa, nel giubileo poteva rientrarne in possesso; e se qualcuno aveva contratto debiti e, impossibilitato a pagarli, fosse stato costretto a mettersi al servizio del creditore, poteva tornarsene libero alla sua famiglia e riavere tutte le proprietà.

Era una specie di “condono generale”, con cui si permetteva a tutti di tornare nella situazione originaria, con la cancellazione di ogni debito, la restituzione della terra, e la possibilità di godere di nuovo della libertà propria dei membri del popolo di Dio. Un popolo “santo”, dove prescrizioni come quella del giubileo servivano a combattere la povertà e la disuguaglianza, garantendo una vita dignitosa per tutti e un’equa distribuzione della terra su cui abitare e da cui trarre sostentamento. L’idea centrale è che la terra appartiene originariamente a Dio ed è stata affidata agli uomini (cfr Gen 1,28-29), e perciò nessuno può arrogarsene il possesso esclusivo, creando situazioni di disuguaglianza. Questo, oggi, possiamo pensarlo e ripensarlo; ognuno nel suo cuore pensi se ha troppe cose. Ma perché non lasciare a quelli che non hanno niente? Il dieci per cento, il cinquanta per cento… Io dico: che lo Spirito Santo ispiri ognuno di voi.

Con il giubileo, chi era diventato povero ritornava ad avere il necessario per vivere, e chi era diventato ricco restituiva al povero ciò che gli aveva preso. Il fine era una società basata sull’uguaglianza e la solidarietà, dove la libertà, la terra e il denaro ridiventassero un bene per tutti e non solo per alcuni, come accade adesso, se non sbaglio… Più o meno, le cifre non sono sicure, ma l’ottanta per cento delle ricchezze dell’umanità sono nelle mani di meno del venti per cento della popolazione. È un giubileo – e questo lo dico ricordando la nostra storia di salvezza – per convertirsi, perché il nostro cuore diventi più grande, più generoso, più figlio di Dio, con più amore. Vi dico una cosa: se questo desiderio, se il giubileo non arriva alle tasche, non è un vero giubileo. Avete capito? E questo è nella Bibbia! Non lo inventa questo Papa: è nella Bibbia. Il fine – come ho detto – era una società basata sull’uguaglianza e la solidarietà, dove la libertà, la terra e il denaro diventassero un bene per tutti e non per alcuni. Infatti il giubileo aveva la funzione di aiutare il popolo a vivere una fraternità concreta, fatta di aiuto reciproco. Possiamo dire che il giubileo biblico era un “giubileo di misericordia”, perché vissuto nella ricerca sincera del bene del fratello bisognoso.

Nella stessa linea, anche altre istituzioni e altre leggi governavano la vita del popolo di Dio, perché si potesse sperimentare la misericordia del Signore attraverso quella degli uomini. In quelle norme troviamo indicazioni valide anche oggi, che fanno riflettere. Ad esempio, la legge biblica prescriveva il versamento delle “decime” che venivano destinate ai Leviti, incaricati del culto, i quali erano senza terra, e ai poveri, agli orfani, alle vedove (cfr Dt 14,22-29). Si prevedeva cioè che la decima parte del raccolto, o dei proventi di altre attività, venisse data a coloro che erano senza protezione e in stato di necessità, così da favorire condizioni di relativa uguaglianza all’interno di un popolo in cui tutti dovevano comportarsi da fratelli.

C’era anche la legge concernente le “primizie”. Che cos’è questo? La prima parte del raccolto, la parte più preziosa, doveva essere condivisa con i Leviti e gli stranieri (cfr Dt 18,4-5; 26,1-11), che non possedevano campi, così che anche per loro la terra fosse fonte di nutrimento e di vita. «La terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti», dice il Signore (Lv25,23). Siamo tutti ospiti del Signore, in attesa della patria celeste (cfr Eb 11,13-16; 1Pt 2,11), chiamati a rendere abitabile e umano il mondo che ci accoglie. E quante “primizie” chi è più fortunato potrebbe donare a chi è in difficoltà! Quante primizie! Primizie non solo dei frutti dei campi, ma di ogni altro prodotto del lavoro, degli stipendi, dei risparmi, di tante cose che si possiedono e che a volte si sprecano. Questo succede anche oggi. Nell’Elemosineria apostolica arrivano tante lettere con un po’ di denaro: “Questa è una parte del mio stipendio per aiutare altri”. E questo è bello; aiutare gli altri, le istituzioni di beneficenza, gli ospedali, le case di riposo…; dare anche ai forestieri, quelli che sono stranieri e sono di passaggio. Gesù è stato di passaggio in Egitto.

E proprio pensando a questo, la Sacra Scrittura esorta con insistenza a rispondere generosamente alle richieste di prestiti, senza fare calcoli meschini e senza pretendere interessi impossibili: «Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e ospite, perché possa vivere presso di te. Non prendere da lui interessi, né utili; ma temi il tuo Dio e fa’ vivere il tuo fratello presso di te. Non gli presterai il denaro a interesse, né gli darai il vitto ad usura» (Lv25,35-37). Questo insegnamento è sempre attuale. Quante famiglie sono sulla strada, vittime dell’usura! Per favore preghiamo, perché in questo giubileo il Signore tolga dal cuore di tutti noi questa voglia di avere di più, l’usura. Che si ritorni ad essere generosi, grandi. Quante situazioni di usura siamo costretti a vedere e quanta sofferenza e angoscia portano alle famiglie! E tante volte, nella disperazione, quanti uomini finiscono nel suicidio perché non ce la fanno e non hanno la speranza, non hanno la mano tesa che li aiuti; soltanto la mano che viene a fargli pagare gli interessi. È un grave peccato l’usura, è un peccato che grida al cospetto di Dio. Il Signore invece ha promesso la sua benedizione a chi apre la mano per dare con larghezza (cfr Dt15,10). Lui ti darà il doppio, forse non in soldi ma in altre cose, ma il Signore ti darà sempre il doppio.

Cari fratelli e sorelle, il messaggio biblico è molto chiaro: aprirsi con coraggio alla condivisione, e questo è misericordia! E se noi vogliamo misericordia da Dio incominciamo a farla noi. È questo: incominciamo a farla noi tra concittadini, tra famiglie, tra popoli, tra continenti. Contribuire a realizzare una terra senza poveri vuol dire costruire società senza discriminazioni, basate sulla solidarietà che porta a condividere quanto si possiede, in una ripartizione delle risorse fondata sulla fratellanza e sulla giustizia. Grazie.