5 Settembre 2015 - Professione perpetua di Sr. Eufemia Mgaya - Le Budrie ore 9,30

"Mettimi come sigillo sul tuo cuore,

come sigillo sul tuo braccio" (Ct. 8,6)


Un augurio e una preghiera speciale per la nostra "piccola" Sr Eufemia, col carisma della giovane età e di una dolce mitezza. "I miti possederanno la terra". Accompagniamo questa settimana di attesa, con il pensiero e l'affetto, per partecipare attivamente alla celebrazione di sabato 5 Settembre, con la forza della fede, della intercessione e del ringraziamento. In questo Anno della Vita Consacrata, ha un particolare rilievo questo evento, per lei, per la Comunità delle Minime e la nostra parrocchia. Sr. Eufemia, per sempre "sposa" del Signore, immagine di Maria e della Chiesa, serva dei piccoli e "madre" di grazia, sulle orme di Santa Clelia.  

6 Settembre 2015. Matrimonio di Stefano Tampieri e Valeria Ballestri. Ore 10,30

Ai "nostri" cari Stefano e Valeria, il cui cammino di vita fa corpo unico col cammino della parrocchia, essendone essi figli e "genitori", in un modo speciale, il nostro augurio e la nostra preghiera di accompagnamento nel giorno delle loro Nozze. Mentre li ringraziamo di tutto quello che hanno fatto e fanno per la comunità, in modo attento e quasi "geloso", come si conviene ad ogni vero amore, preghiamo che la formazione della loro nuova famiglia sia accompagnate dalla grazie del "vino nuovo", pienezza di Spirito Santo per la gioia e la fecondità della loro vita. 

MESSA DOMENICALE UNICA, ORE 10.00, PER TUTTA L'ESTATE 

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QUANDO RIAPRE LA CHIESA?

Preghiera a Suor Anania Tabellini, per la riapertura della chiesa :

Buona Sr. Anania
Tu che hai tanto amato la chiesa di Piumazzo
madre della tua fede e missione
Prega Gesù e la Vergine
Perchè possiamo presto rientrare 
A lodare Dio e S. Giacomo,

celebrare la Eucaristia e le nostre feste, entro quelle mura
Ove, per la tua virtù, sei sepolta.

                                  Padre. Ave. Gloria.  

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Giubileo, la misericordia e le indulgenze

Una sorta di “vademecum” sull’Anno Santo della Misericordia che inizierà l’8 dicembre e terminerà il 30 novembre 2016, nei suoi aspetti più spirituali e che coinvolgono più da vicino i fedeli. 

Lo ha inviato oggi il Papa a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione, esaminando nel dettaglio, con qualche elemento di grande respiro, come i credenti possono vivere l’esperienza della misericordia di Dio, “la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso”. 

Nella nota si ricordano le condizioni grazie alle quali i fedeli possono ottenere l’indulgenza (vedi testo qui di seguito). 

Tre i punti da sottolineare: 

1) I carcerati. 
Il Papa sottolinea che “il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia”; nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza. La porta di ogni cella si trasformerà in Porta Santa, secondo il Papa, se i detenuti vi passeranno “rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre”.

Subito dopo la diffusione del messaggio, molti commenti hanno suggerito che il Papa abbia chiesto agli Stati una amnistia in occasione del Giubileo. Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha però precisato che "il Papa si rivolge alla Chiesa: non mi pare che esprima un appello per un'amnistia di carattere giuridico". Il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, chiarisce ai giornalisti il messaggio inviato a monsignor Rino Fisichella. "Se volesse, il Papa potrebbe farlo. Ma non mi pare che sia questo il senso di questa lettera: non è una richiesta di amnistia alle autorità civili". 

2) Il peccato dell’aborto
Francesco concede a tutti i sacerdoti del mondo (e non solo ai vescovi e ai sacerdoti da essi delegati, come i penitenzieri di alcune basiliche e alcuni santuari) la “facoltà di assolvere da peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”.

Quello espresso dal Papa "vuole essere un segno dell'estensione della
manifestazione della misericordia divina in termini sempre più
accessibili e disponibili da parte della Chiesa. Non vuole essere in
nessun modo - ha sottolineato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, commentando questo specifico passaggio della lettera - una attenuazione del senso di gravità di questo peccato, bensì far comprendere la natura grave di questo crimine e la necessità di un percorso di autentica conversione".

Inoltre, ricorda ancora il portavoce del Vaticano, "per il peccato di
aborto, non vi è una estensione generale: l'assoluzione è la relativa
soltanto al tempo dell'Anno Giubilare".

3) Fraternità San Pio X
Se la condizione dei fedeli che frequentano le chiese officiate dai sacerdoti lefevriani è “pastoralmente difficile”, ciò nondimeno chi si accosta al Sacramento della riconciliazione “riceverà validamente e lecitamente” l’assoluzione dei loro peccati.

L'aver concesso per l'Anno giubilare la validità del sacramento della Confessione amministrato dai sacerdoti lefebvriani, "è un modo con cui il Papa intende dare sicurezza e serenità ai fedeli della Fraternità San Pio X, per i quali invece, in condizioni normali, la liceità del sacramento non è sicura", ha spiegato padre Lombardi. Il Papa così "vuole dare questa totale serenità e certezza dell'accesso alla misericordia di Dio, che è anche per loro", laddove di solito "c'è una situazione di disagio dei fedeli che sono in buona fede". Padre Lombardi ha posto anche l'accento sulla frase in cui il Papa, a proposito dei lefebvriani, "ribadisce il desiderio di arrivare a soluzioni".

In sostanza, è il messaggio forte del Papa, "questo Anno giubilare della misericordia none sclude nessuno".

IL TESTO DEL MESSAGGIO 

La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell’Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace. Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo.

Desidero che l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso. Per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione. 

Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l’indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero. 

Penso, inoltre, a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine.

Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l’indulgenza giubilare. Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà.

Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà.

Ho chiesto che la Chiesa riscopra in questo tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale. L’esperienza della misericordia, infatti, diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato. Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Di qui l’impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell’amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un’indulgenza giubilare piena, frutto dell’evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità.

L’indulgenza giubilare, infine, può essere ottenuta anche per quanti sono defunti. A loro siamo legati per la testimonianza di fede e carità che ci hanno lasciato. Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine. Uno dei gravi problemi del nostro tempo è certamente il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre.

Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza.

Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. 

Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati. Confidando nell’intercessione della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario. 
Dal Vaticano, 1 settembre 2015

L’ ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Papa Francesco ha annunciato “l’Anno della vita consacrata” da celebrarsi in tutta la chiesa, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Ha individuato alcuni obiettivi . Ecco il primo obiettivo: fare “memoria grata” del recente passato riconoscendo questi ultimi 50 anni che ci separano dal concilio

come esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. Il secondo obiettivo è “abbracciare il futuro con speranza”. Siamo ben coscienti che il momento presente è delicato e faticoso, la crisi che attraversa

la società e la stessa Chiesa tocca pienamente la vita consacrata. Ma può essere un’occasione favorevole per una crescita profonda con la speranza che la vita consacrata mai sparisca dalla Chiesa. Il terzo obiettivo è la passione intesa come innamoramento, vera amicizia, e profonda comunione . E’ questo che dà bellezza alla vita di tanti uomini e donne che professano i consigli evangelici e seguono “più da vicino” Cristo. Per questo l’Anno della vita consacrata sarà un momento importante per tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati in modo speciale per “Evangelizzare” la propria vocazione e testimoniare la bellezza della sequela di Gesù. In questo anno speciale vi chiediamo di pregare per noi consacrate perché possiamo servire con gioia il Signore e noi vi accompagneremo con la nostra preghiera. Occorre anche a pregare perché tanti giovani rispondano “sì” al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli.

Suor Theresa

L’Eucaristia, cuore del mondo

L’Eucaristia, cuore del mondo

In questa e nelle Domeniche successive siamo chiamati a provare “l’emozione sottile della Presenza silenziosa, dietro le fiammelle discrete dei ceri”.

Portiamoci nelle nostre giornate, almeno qualche volta con il pensiero e con il cuore, a trovare Gesù nel tabernacolo.

Parlare dell’Eucaristia è un compito arduo. È toccare il fuoco. È fare esperienza dell’Amore di Dio. È riconoscere l’Amore all’opera nella nostra vita e assecondarlo.

Centro vitale del cristianesimo, suo cuore, è l’Eucaristia: “Il nostro cuore deve essere come il tabernacolo: non deve albergare che Gesù”, ha detto Pierre Duvalier. Per fare questo è necessario spazzare via tutto ciò che è superficiale e ci disperde e realizzare l’ideale della vita di Adorazione.

La vita di adorazione è una vita di conversione che passa attraverso Cristo e ci conduce alla trasformazione. L’adorazione del Corpo e del Sangue di Cristo sviluppa in noi l’uomo interiore. Spazzando via tutto ciò che è superficiale e ci disperde, essa ci conduce nelle più vive profondità di noi stessi, là dove Dio ci attende, per manifestarci la sua presenza nel grande silenzio.

L’esperienza ci induce a constatare che l’amore per l’Eucaristia sviluppa in noi la vita interiore, opposta a una vita in superficie, e la fortifica. Nasce di qui un desiderio sempre crescente di lasciare che questa vita interiore occupi tutto il posto.

Proviamo a realizzare questa prospettiva in questi giorni di vacanza, in modo che l’Eucaristia, di Domenica in Domenica, possa essere molto più incisiva sulla nostra vita.

Il Signore Gesù, pane di vita, ci accompagni e sostenga con il suo aiuto.

Buone vacanze!

PAGINE PIU' VISTE GIUGNO 2015

ULTIMI AGGIORNAMENTI


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IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

 


Dolore e gioia
(Kahlil Gibran)


Più profondamente scava il dolore nel vostro essere, e più è la gioia che potete contenere.

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

La preghiera del 30.agosto 2015

PREGHIERA ALLA VERGINE DEL SORRISO

O Maria, Madre di Gesù e madre nostra,
che con un chiaro sorriso vi siete degnata di consolare
e curare vostra figlia Santa Teresina del Bambin Gesù dalla depressione,
restituendole la gioia di vivere
e il senso della sua vita in Cristo Risorto,
guardate con affetto materno tanti
figli e figlie che soffrono di depressione,
disturbi e sindromi psichiatriche e mali psicosomatici.
Gesù Cristo curi e dia senso alla vita di tante persone
la cui esistenza a volte è deteriorata.
Maria, il vostro bel sorriso non lasci che
le difficoltà della vita oscurino la nostra anima.
Sappiamo che solo vostro figlio Gesù può soddisfare
le ansie più profonde del nostro cuore.
Maria, attraverso la luce che sboccia dal vostro volto
traspare la misericordia di Dio.
Il vostro sguardo ci accarezzi e ci convinca che
Dio ci ama e non ci abbandona mai,
e la vostra tenerezza rinnovi in noi l'autostima,
la fiducia nelle nostre capacità,
l'interesse per il futuro e il desiderio di vivere felici.
I familiari di quanti soffrono di depressione
aiutino nel processo di guarigione, non considerandoli mai
attori della malattia con interessi di comodo,
ma li valorizzino, li ascoltino, li comprendano e li esortino.
Vergine del Sorriso, ottenete per noi da Gesù la vera cura
e liberateci da sollievi temporanei e illusori.
Curati, ci impegniamo a servire con gioia,
disposizione ed entusiasmo Gesù come discepoli missionari,
con la nostra testimonianza di vita rinnovata.
Amen.

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 30.agosto 2015

DON REMO VERSO SANTIAGO PRIMAVERA 2015
DON REMO VERSO SANTIAGO PRIMAVERA 2015

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

Chi non Prega?

Un contadino, durante un giorno di mercato, si fermò a mangiare in un affollato ristorante dove pranzava di solito anche il fior fiore della città.

Il contadino trovò posto in un tavolo a cui sedevano già altri avventori e fece la sua ordinazione al cameriere. Quando l’ebbe fatta, congiunse le mani e recitò una preghiera.

I suoi vicini lo osservarono con curiosità piena di ironia, un giovane gli chiese: “A casa vostra fate sempre così? Pregate veramente tutti?”.

Il contadino, che aveva incominciato tranquillamente a mangiare, rispose: “No, anche da noi c’è qualcuno che non prega”.

Il giovane ghignò: “Ah, si? Chi è che non prega?”.

“Beh”, prosegui il contadino, “per esempio le mie mucche, il mio asino e i miei maiali…”.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2015-09-02 - Vangelo di mercoledi' (mer, 02 set 2015)
Col 1, 1-8; Sal.51; Lc 4, 38-44. ||| In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
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2015-09-02 - Commento di mercoledi' (mer, 02 set 2015)
Gesù e le preghiere... ||| La liturgia della parola ci presenta oggi alla meditazione il brano delle guarigioni. Ma vorrei attirare l'attenzione su un'altra cosa. "Lo pregarono per lei ed egli, chinatosi la guarì". Ecco, "lo pregarono"... Egli, per fare miracoli, vuole le nostre preghiere, ha bisogno che chiediamo, che lo invochiamo... Come preghiamo noi? Sappiamo chiedere al Signore ciò di cui abbiamo bisogno? Sappiamo aprire il nostro cuore e dire: Signore ti prego, Signore, sia fatta la tua volontà, se vuoi puoi aiutarmi..., puoi sanarmi, puoi guarirmi... Sì, Dio sa e conosce le nostre necessità, Dio è consapevole delle nostre malattie e povertà, nonostante ciò Egli dice: entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Approfittiamone... :)
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XXII Domenica  TEMPO ORDINARIO B

Questo popolo mi onora con le labbra…

30.AGOSTO 2015

Gesù ci insegna che una vita cristiana autentica nasce da un cuore puro, senza ostentazione di religiosità esteriore e sinceramente impegnato a vivere la Parola di Dio. 

Quante volte, Signore, con il cuore siamo lontani da te. Ripetici ancora che non ti incontreremo moltiplicando pratiche religiose, ma aprendo il cuore alla tua Parola, orientando la vita secondo ciò che a te piace, prendendoci cura del fratello e della sorella. Ripetici che l’amore — e solo l’amore — ci rende puri. E noi, accogliendo il tuo dono, rinnovati nella mente e nel cuore, ti diremo in verità: «Tu sei il nostro Signore».

PROVVISTE DI VIAGGIO

Riflessione  22 domenica ordinario

Lavarsi le mani e lavarsele fino al gomito. Fare ciò che non si fa, infrangere l'etichetta, rompere la consuetudine: è questo il grave peccato, onorando Dio con le labbra mentre il cuore è lontano e assente. Gesù condanna questo formalismo sterile e vuoto, che porta solo al fanatismo settario, infischiandosi altamente di ciò che veramente è sacro, la persona umana. Penso a quanto le nostre comunità si riempiono le labbra di -alleluia, amen o quanti riti, processioni, precetti e tradizioni religiose abbiamo, mentre, forse, il nostro cuore latita ed è distante da decisioni e scelte fondamentali.
Gesù ha elencato 12 "intenzioni cattive" che escono dal nostro cuore e lo contaminano. Sono atteggiamenti di vita e stili di comportamento che racchiudono la nostra fragilità e il nostro scarso impegno a ricercare ciò che è importante e vitale per la nostra salvezza, e se davvero gli diamo il primo posto.
Gesù insiste e tiene duro: abbandonate - dice - l'esteriorità, che può tranquillizzare la nostra coscienza, facendoci dimenticare e trascurare l'essenziale.

LAUDATO SI,ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO IN PDF

VIDEO DELLA SETTIMANA

I verbi di Firenze 2015 - 1 - Uscire

"Uscire è muoversi, è decidere di dire: è ora che mi muovo io perché altrimenti non si smuove niente". La prima via del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze (9-13 novembre 2015) riletta dalla giornalista Emanuela Vinai per il Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione).

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

1.settembre 2015

Ecco le opere di misericordia spirituale e corporale

Nel messaggio inviato a monsignor Rino Fisichella, nel quale offrealcuni suggerimenti per la celebrazione del Giubileo della Misericordia, il Papa ricorda che "ogni volta che un fedele vivrà" una delle opere di misericordia spirituale o corporale "in prima persona otterà certamente l'indulgenza giubilare". Ecco l'elenco delle opere di misericordia.

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE
1 - Consigliare i dubbiosi
2 - Insegnare agli ignoranti
3 - Ammonire i peccatori
4 - Consolare gli afflitti
5 - Perdonare le offese
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE 
1 - Dar da mangiare agli affamati
2 - Dar da bere agli assetati
3 - Vestire gli ignudi
4 - Alloggiare i pellegrini
5 - Visitare gli infermi
6 - Visitare i carcerati
7 - Seppellire i morti

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Il vero volto di don Camillo

Descrizione

Fernandel, ovvero Don Camillo. Don Camillo, sì, insomma, Fernandel...Sull'identificazione tra attore e personaggio sono stati spesi fiumi di inchiostro, ma in questo caso realtà e finzione si sono come fuse in un'unica identità, difficilmente distinguibile. Eppure Fernand Joseph Désiré Contandin, questo il nome intero del protagonista del presente libro, è stato come uomo, marito e padre, ma anche come attore, molto altro rispetto al prete burbero ma santo che la saga guareschiana gli ha cucito addosso rendendo insieme imperitura la sua fama. Tutto comincia con il Don Camillo narrato da Giovannino Guareschi. Perché sono le sue storie che hanno disegnato il personaggio nella nostra immaginazione, ma è un solo attore che in cinque memorabili film ce l'ha reso vivo, teatrale, carnale, e anche simbolico come una moderna mascheradella commedia dell'arte. Ma chi era veramente Fernandel? Francese, simpatico, bravo... e poi? E perché fu scelto proprio lui per questo ruolo di prete schietto, uno che ama il suo gregge, fuma il sigaro, sghignazza, mena le mani e, soprattutto, dialoga con Gesù crocifisso? I più «vecchi» se lo ricordano, oltre che nei panni del pretone guareschiano, in uno spot di Carosello in cui pubblicizzava con l'amico Cervi «un brandy che crea l'atmosfera». Ma pochi sanno della sua lunga carriera - più di 120 film all'attivo -, della famiglia a cui era molto legato, degli amici che frequentava, dei luoghi e del cibo del Midi che amava, della fede cattolica che aveva nutrito, con la semplicità propria del popolo, sin da piccolo nella sua parrocchia nel cuore di Marsiglia?

DIOCESI DI BOLOGNA

PER GLI ALTRI APPUNTAMENTI IN DIOCESI APRI NEL MENU "DIOCESI BOLOGNA"


LE PAROLE DEL PAPA

Nella Confessione Gesù ci accoglie con tutti i nostri peccati, per donarci un cuore nuovo, capace di amare come ama Lui.

UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 26 agosto 2015

La Famiglia - 24. Preghiera

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Dopo aver riflettuto su come la famiglia vive i tempi della festa e del lavoro, consideriamo ora il tempo della preghiera. Il lamento più frequente dei cristiani riguarda proprio il tempo: “Dovrei pregare di più...; vorrei farlo, ma spesso mi manca il tempo”. Lo sentiamo continuamente. Il dispiacere è sincero, certamente, perché il cuore umano cerca sempre la preghiera, anche senza saperlo; e se non la trova non ha pace. Ma perché si incontrino, bisogna coltivare nel cuore un amore “caldo” per Dio, un amore affettivo.

Possiamo farci una domanda molto semplice. Va bene credere in Dio con tutto il cuore, va bene sperare che ci aiuti nelle difficoltà, va bene sentirsi in dovere di ringraziarlo. Tutto giusto. Ma vogliamo anche un po’ di bene al Signore? Il pensiero di Dio ci commuove, ci stupisce, ci intenerisce?

Pensiamo alla formulazione del grande comandamento, che sostiene tutti gli altri: «Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le forze» (Dt 6,5; cfr Mt 22,37). La formula usa il linguaggio intensivo dell’amore, riversandolo in Dio. Ecco, lo spirito di preghiera abita anzitutto qui. E se abita qui, abita tutto il tempo e non ne esce mai. Riusciamo a pensare Dio come la carezza che ci tiene in vita, prima della quale non c’è nulla? Una carezza dalla quale niente, neppure la morte, ci può distaccare? Oppure lo pensiamo soltanto come il grande Essere, l’Onnipotente che ha fatto ogni cosa, il Giudice che controlla ogni azione? Tutto vero, naturalmente. Ma solo quando Dio è l’affetto di tutti i nostri affetti, il significato di queste parole diventa pieno. Allora ci sentiamo felici, e anche un po’ confusi, perché Lui ci pensa e soprattutto ci ama! Non è impressionante questo? Non è impressionante che Dio ci accarezzi con amore di padre? E’ tanto bello! Poteva semplicemente farsi riconoscere come l’Essere supremo, dare i suoi comandamenti e aspettare i risultati. Invece Dio ha fatto e fa infinitamente di più di questo. Ci accompagna nella strada della vita, ci protegge, ci ama.

Se l’affetto per Dio non accende il fuoco, lo spirito della preghiera non riscalda il tempo. Possiamo anche moltiplicare le nostre parole, “come fanno i pagani”, dice Gesù; oppure anche esibire i nostri riti, “come fanno i farisei” (cfr Mt 6,5.7). Un cuore abitato dall’affetto per Dio fa diventare preghiera anche un pensiero senza parole, o un’invocazione davanti a un’immagine sacra, o un bacio mandato verso la chiesa. E’ bello quando le mamme insegnano ai figli piccoli a mandare un bacio a Gesù o alla Madonna. Quanta tenerezza c’è in questo! In quel momento il cuore dei bambini si trasforma in luogo di preghiera. Ed è un dono dello Spirito Santo. Non dimentichiamo mai di chiedere questo dono per ciascuno di noi! Perché lo Spirito di Dio ha quel suo modo speciale di dire nei nostri cuori “Abbà” – “Padre”, ci insegna a dire “Padre” proprio come lo diceva Gesù, un modo che non potremmo mai trovare da soli (cfr Gal 4,6). Questo dono dello Spirito è in famiglia che si impara a chiederlo e apprezzarlo. Se lo impari con la stessa spontaneità con la quale impari a dire “papà” e “mamma”, l’hai imparato per sempre. Quando questo accade, il tempo dell’intera vita famigliare viene avvolto nel grembo dell’amore di Dio, e cerca spontaneamente il tempo della preghiera.

Il tempo della famiglia, lo sappiamo bene, è un tempo complicato e affollato, occupato e preoccupato. E’ sempre poco, non basta mai, ci sono tante cose da fare. Chi ha una famiglia impara presto a risolvere un’equazione che neppure i grandi matematici sanno risolvere: dentro le ventiquattro ore ce ne fa stare il doppio! Ci sono mamme e papà che potrebbero vincere il Nobel, per questo. Di 24 ore ne fanno 48: non so come fanno ma si muovono e lo fanno! C’è tanto lavoro in famiglia!

Lo spirito della preghiera riconsegna il tempo a Dio, esce dalla ossessione di una vita alla quale manca sempre il tempo, ritrova la pace delle cose necessarie, e scopre la gioia di doni inaspettati. Delle buone guide per questo sono le due sorelle Marta e Maria, di cui parla il Vangelo che abbiamo sentito; esse impararono da Dio l’armonia dei ritmi famigliari: la bellezza della festa, la serenità del lavoro, lo spirito della preghiera (cfr Lc 10,38-42). La visita di Gesù, al quale volevano bene, era la loro festa. Un giorno, però, Marta imparò che il lavoro dell’ospitalità, pur importante, non è tutto, ma che ascoltare il Signore, come faceva Maria, era la cosa veramente essenziale, la “parte migliore” del tempo. La preghiera sgorga dall’ascolto di Gesù, dalla lettura del Vangelo. Non dimenticatevi, tutti i giorni leggere un passo del Vangelo. La preghiera sgorga dalla confidenza con la Parola di Dio. C’è questa confidenza nella nostra famiglia? Abbiamo in casa il Vangelo? Lo apriamo qualche volta per leggerlo assieme? Lo meditiamo recitando il Rosario? Il Vangelo letto e meditato in famiglia è come un pane buono che nutre il cuore di tutti. E alla mattina e alla sera, e quando ci mettiamo a tavola, impariamo a dire assieme una preghiera, con molta semplicità: è Gesù che viene tra noi, come andava nella famiglia di Marta, Maria e Lazzaro. Una cosa che ho molto a cuore e che ho visto nelle città: ci sono bambini che non hanno imparato a fare il segno della croce! Ma tu mamma, papà, insegna al bambino a pregare, a fare il segno della croce: questo è un compito bello delle mamme e dei papà!

Nella preghiera della famiglia, nei suoi momenti forti e nei suoi passaggi difficili, siamo affidati gli uni agli altri, perché ognuno di noi in famiglia sia custodito dall’amore di Dio.