DOMENICA 4.DICEMBRE SECONDA DOMENICA DI AVVENTO S. MESSE ORE 10.00 e 11.00

Martedì 6 Dicembre ore 20,30           LECTIO DIVINA in chiesa                     Prima Tappa del Congresso Eucaristico Diocesano


AVVENTO 2016

Celebrare l'Avvento, significa saper attendere, e l'attendere è un'arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all'apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. Chi non conosce l'aspra beatitudine dell'attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell'adempimento.

 

Ogni giorno porta al cristiano molte ore di solitudine in mezzo ad un mondo non cristiano. Questo è il tempo della verifica. Esso è la prova della bontà della meditazione personale e della comunione cristiana. La comunità ha reso gli individui liberi, forti, adulti, o li ha resi invece dipendenti, non autonomi? Li ha condotti un po' per mano, per far loro imparare di nuovo a camminare da soli, o li ha resi paurosi e insicuri?… Qui si tratta di decidere se la meditazione personale ha portato il cristiano in un mondo irreale da cui si risveglia con spavento, nel ritornare al mondo terreno del suo lavoro, o se viceversa lo ha fatto entrare nel vero mondo di Dio, che permette di affrontare la giornata dopo aver attinto nuova forza e purezza. Si è trattato di un'estasi spirituale per brevi attimi, cui poi subentra la quotidianità, o di un radicarsi essenziale e profondo della Parola di Dio nel cuore?… Solo la giornata potrà deciderlo… Ognuno deve sapere che anche il momento in cui è isolato ha una sua retroazione sulla comunione. Nella sua solitudine egli può dilacerare e macchiare la comunione o viceversa rafforzarla e santificarla….

SUSSIDIO CEI AVVENTO-NATALE 2016

BOLLETTINO PARROCCHIALE N.340 NATALE 2016

MUSICA IN FESTA 2016

Il Coro S. Giacomo di Piumazzo insieme alla Corale Pancaldi di Lesignana-Ganaceto darà vita al Concerto di Natale Musica in Festa 2016. Coi i due cori suonerà anche un'orchestra di 10 musicisti, più Chiara Molinari e Cleonice Bortolotti soprano soliste e Martino Cavani all'oboe.

NATALE A PIUMAZZO

DOMENICA 13 NOVEMBRE FESTA del RINGRAZIAMENTO S. MESSA ORE 10.00

INVITO GRUPPO CARITA'

DAL 3.NOVEMBRE IL DOPOSCUOLA PER I RAGAZZI DELLE MEDIE

OGNI MERCOLEDI'

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DELLA CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA (ESCLUSO OTTOBRE)

OGNI GIOVEDI'

 

 

 

 

 

SANTA MESSA ORE 20.00 E LA RECITA DEL ROSARIO

CALENDARIO DEGLI INCONTRI IN PARROCCHIA DA SETTEMBRE 2016 A GIUGNO 2017

RASSEGNA CONCERTISTICA NATALE 2016

PAGINE PIU' VISTE SETTEMBRE 2016

ULTIMI AGGIORNAMENTI


IL PENSIERO DELLA SETTIMANA

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

Preghiera del  27.novembre 2016

Preghiera di Avvento

 

Verbo Incarnato, o Sapienza Eterna,
o Splendore del Padre,
vieni nelle nostre famiglie.

Vieni Signore, nelle opere e nei giorni della nostra vita,
donaci occhi per riconoscerti Presente,
nella trama della ferialità ordinaria e complessa
del nostro vissuto familiare, ecclesiale, professionale e sociale.

Vieni Signore, squarcia con la tua straordinaria imprevedibilità,
il grigiore delle nostre ordinarie prevedibilità,
donaci gli occhi della mente e della fede
per vedere il tuo disegno d’amore
e l’ardore del cuore per conformarvi pensieri, parole ed opere.

Assumi, purifica, trasfigura ed eleva, con il santo Mistero del tuo Avvento,
le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce delle famiglie del nostro tempo.

Insegnaci e donaci la grazia
di costruire famiglie aperte all’ascolto obbediente e fiducioso della tua Parola,
nella Chiesa, tua Sposa, sotto la guida dei nostri pastori.

Liberaci dalla durezza del cuore, che diffonde deserto ed aridità,
Tu Via, Verità e Vita,
che raggiungi la nostra umanità vecchia e sterile,
per trasformarla in giovinezza
e fecondità di vita e di salvezza.

Donaci la capacità di riconoscerti ed accoglierti,
con cuore obbediente, nel dono della tua Parola di vita.

Precedici, accompagnaci, guidaci, come pellegrini e viandanti,
sulle strade del nostro quartiere, della nostra città, del nostro paese e del mondo,
per annunziare e testimoniare a tutti il tuo amore incorruttibile.

Tu Figlio dell’Altissimo, Dio Salvatore,
Re dei re della terra, Principe della pace e nostra Pace,
che sei disceso dal cielo, per noi uomini,
quale Sacramento della nostra riconciliazione e rigenerazione:
guida tutte le famiglie e i giovani della nostra Chiesa e della nostra Parrocchia
ad essere testimoni coraggiosi, infaticabili e fedeli del tuo Amore.

Possano tutti gli uomini conoscere
che Tu, Signore, sei L’Alfa e l’Omega, il Centro della storia e del cosmo,
Colui che svela pienamente l’uomo a se stesso:
Tu Giustizia, Libertà, Via, Verità e Vita Eterna.

Maria Santissima, Vergine obbediente,
Madre Tua ed Avvocata nostra,
ci insegni il silenzio gravido di mistero e ricco di umiltà,
la speranza che non delude, la gioia indicibile e pura del cuore,
la verginità incorruttibile e la fecondità copiosa della fede.

Così, avvolti dal soffio dello Spirito,
possiamo vivere per Te, con Te e in Te,
condividendo con tutti il Dono Infinito della tua Presenza: Tutto abbiamo in Te!
E Tu sei Tutto per noi, o Signore Gesù Cristo Figlio Eterno del Padre! Amen.

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 27.novembre 2016

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

CANTARE INSIEME FA BENE!

Cantare in coro fa bene perchè stimola la creatività, le relazioni sociali e affettive, sviluppa l'ascolto, l'attenzione, l'espressione e la comunicazione e fa' apprendere un nuovo linguaggio, quello musicale.
Nel coro non ci sono differenze, alti e bassi, grassi o magri, giovani e meno giovani, tutti sono ugualmente importanti e ognuno contribuisce con la propria voce a creare un suono magico e meraviglioso, il suono del CORO.
Il Coro S. Giacomo di Piumazzo, presente in parrocchia da 25 anni anima le celebrazioni liturgiche della comunità e organizza concerti e attività culturali e musicali.
Stiamo cercando nuove voci, femminili e maschili, e una potrebbe essere proprio la tua!
Per informazioni rivolgersi a don Remo o alla direttrice Maria Teresa. Ti aspettiamo! 
Elenco dei prossimi appuntamenti del Coro S. Giacomo:
 11 dicembre ore 17.30 concerto di avvento e per Maria con coro e orchestra
CORO SAN GIACOMO
CORO SAN GIACOMO

La mano e la sabbia

(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)

Giorgio, un ragazzo di tredici anni, passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. 
Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?". 
La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. 
Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta. 
Giorgio osservò stupito, poi esclamò: "Capisco". 

Dietro un'immaginetta della Madonna, dimenticata in un santuarietto di montagna, ho trovato la "Preghiera dell'accoglienza". Eccola: 

Signore, aiutami ad essere per tutti un amico, 
che attende senza stancarsi, 
che accoglie con bontà, 
che dà con amore, 
che ascolta senza fatica, 
che ti ringrazia con gioia, 
Un amico che si è sempre certi di trovare 
quando se ne ha bisogno. 
Aiutami ad essere una presenza sicura, 
a cui ci si può rivolgere 
quando lo si desidera, 
ad offrire un'amicizia riposante, 
ad irradiare una pace gioiosa, 
la tua pace, o Signore. 
Fa' che sia disponibile e accogliente 
soprattutto verso i più deboli e indifesi. 
Così senza compiere opere straordinarie, 
io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino, 
Signore della tenerezza.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2016-12-04 - Vangelo di domenica (dom, 04 dic 2016)
Is 11, 1-10; Sal.71; Rm 15, 4-9; Mt 3, 1-12. ||| In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
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2016-12-04 - Commento di domenica (dom, 04 dic 2016)
Vieni, Signore, re di giustizia e di pace! ||| Quella del titolo è l'invocazione che la liturgia ci fa ripetere come ritornello nel salmo responsoriale. Che cosa attende l'uomo dalla venuta del Salvatore? Anzitutto una società secondo l'immagine che viene presentata dal brano del profeta Isaia. Qui le esigenze della collettività, come dei singoli individui, si realizzano intorno alla pace che è conseguenza e frutto della giustizia. Per raggiungere questo scopo ci viene in aiuto l'insegnamento di San Paolo che, scrivendo ai Romani, esorta ad accogliersi a vicenda come Cristo accoglie ognuno di noi. Ma non vi può essere una cordiale accoglienza senza una speranza eterna, frutto della Parola di Dio meditata, fonte di ogni consolazione. San Giovanni il Battista nella sua predicazione, austera, ma vera, annuncia la speranza che è generata dalla conversione del cuore. Vera, perché realmente il cuore dell'uomo è travolto da tante passioni egoistiche e orgogliose che lo portano a considerarsi autonomo, sufficiente a se stesso senza alcun bisogno di salvezza. Verso questi superuomini di tutti i tempi Giovanni ha parole terribili e appellativi forti: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente?". Parole inusitate nella predicazione dei nostri tempi, ma che hanno tutto il loro peso in un mondo ostile o indifferente ai problemi della fede. Il progresso della scienza ha portato l'uomo nel suo stolto orgoglio a credersi padrone del mondo e quindi a fare a meno di Dio e di tutte le norme di vita onesta da lui dettate. Si potrebbe esclamare con San Paolo: mentre scoprono le meraviglie del creato, dimènticano il loro autore. Se questo era riprovevole al tempo dei pagani, è assolutamente stolto e insipiente dopo due millenni di cristianesimo, soprattutto da parte di chi ha avuto il sigillo del battesimo con il dono dello Spirito Santo. L'attesa del Natale sia come un campanello di allarme, un segnale di sveglia per quanti dormono il sonno dell'indifferenza o della ostilità nei riguardi della fede. La misericordia del Signore è più grande della ostinazione dell'uomo e sempre pronta ad accogliere, chi desidera tornare.
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II Domenica di Avvento


Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!

4.DICEMBRE 2016

L’Avvento è il grande momento dell’attesa della Chiesa che ci chiama a preparare la strada del Signore; a cambiare il cuore perché diventi strada accogliente del Signore che ci chiama a cambiare la vita, per fare spazio alla “novità” di Dio e della Sua Parola che si fa carne.

Suscita in noi, Signore, il desiderio vivo di tornare a te con una vera conversione.  Riconosciamo, Padre, le molte tortuosità in cui si smarriscono il nostro cuore e la nostra volontà, quando non sono sostenuti dalla tua Parola di verità, dall’opera della tua grazia. Vieni su di noi, Spirito Santo, con la pienezza dei tuoi doni, perché questo popolo, che ancora si accinge ad ascoltare la parola forte e austera del Battista, non riposi sulla propria presunta giustizia e abbia la forza di portare a termine il cammino intrapreso. Marana thà, vieni Signore Gesù!

PROVVISTE DI VIAGGIO

VANGELO IN TRE IMMAGINI

Riflessione 2 domenica avvento A

C'è davvero da smarrirsi e perdersi in mezzo alle vie di questo nostro mondo. Siamo stati colpiti, in questi giorni, ma, in verità, da sempre, colpiti da fatti e avvenimenti che non solo hanno trafitto il cuore, ma hanno interpellato la nostra coscienza cosa significa essere uomini e donne, e soprattutto uomini e donne cristiani. 
Oltre a fatti cruenti e feroci, si continua a distruggere ogni barriera di dignità umana, rispetto per i deboli, dignità della donna e dei bambini. Storie umane che gettano una grande ombra su quello che noi continuiamo a chiamare civiltà. C'è davvero da smarrirsi!
Ma, oltre lo smarrimento, c'è bisogno soprattutto di conversione e pentimento, senza fingere, per non restare sempre uguali a se stessi. E' necessario e urgente abbassare ogni monte dell'orgoglio e ogni colle di superbia, riempire ogni burrone dell' indifferenza e pregiudizio e raddrizzare le strade della solidarietà e fratellanza. Se vogliamo preparare la strada al Signore che sta per venire!
Prima di essere cristiani dobbiamo essere uomini. Fare cristiana la nostra umanità, fare umana la nostra umanità. Prepararci al Natale significa quindi vedere e scoprire il Cristo non solo nel volto di un fragile Bambino deposto in una mangiatoia, ma nei volti e nelle persone messe a dura prova da una vita non sempre facile e semplice.
Umanizzare la nostra umanità, è accogliere l'invito del Papa a riscoprire le opere di misericordia: dar da mangiare, bere, vestire, visitare, che non è solo una scelta da cristiano, ma innanzitutto un obbligo radicato nelle nostra natura di uomini e donne.

VIDEO DELLA SETTIMANA

VIDEO FANTASTICI - Il Cappotto - Una storia vera di carità

Un giorno di inverno un bambino ricevette un bellissimo cappotto rosso. Ma poi successe una cosa... Bel video che racconta una semplice storia di generosità.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

Charles de Foucauld, il seme che muore porta frutto

3.DICEMBRE 2016

Papa Francesco, durante la Messa a Santa Marta, ha ricordato che il 1 dicembre ricorre il centesimo anniversario dell’assassinio del beato Charles de Foucauld, avvenuto in Algeria il primo dicembre 1916. Era “un uomo – ha detto, secondo quanto riferisce Radio Vaticana – che ha vinto tante resistenze e ha dato una testimonianza che ha fatto bene alla Chiesa. Chiediamo che ci benedica dal cielo e ci aiuti a camminare sulle sue tracce di povertà, contemplazione e servizio ai poveri”.«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» ( Gv12.24). Nella vicenda spirituale del beato Charles de Foucauld questa parola evangelica, a lui molto cara, rappresenta il cuore della sua vocazione e della sua missione. Egli si è posto con una tale docilità nelle mani di Dio, con una tale fiducia e abbandono alla Sua volontà, da lasciarsi gettare da Lui nel terreno, come il seme nella mano del seminatore. Dio, come è noto, lo ha gettato nel deserto, il deserto del Sahara, ma non solo, anche nel mezzo dei deserti umani, perché essi potessero fiorire e dare frutto.

Per Charles è stato un lavoro paziente, umile, totalmente affidato, un lavoro nascosto, povero, fiducioso, solitario. Fatto di cura delle relazioni, di accompagnamento e amicizia, di preghiera e meditazione del Vangelo, di studio della lingua e della cultura della popolazione tuareg, di diffusione del bene e di ricerca di operai per il Regno di Dio.

In vita è rimasto solo: umanamente, un fallimento. Eppure dopo la sua morte sono nati via via, nel tempo e in diverse parti del mondo, molti gruppi (di laici, sacerdoti, religiosi e religiose) e singole persone che si ispirano a lui e vivono nella loro quotidianità la vita semplice di Nazaret, l’ascolto della Parola di Dio, l’adorazione eucaristica silenziosa, la condivisione con i poveri: una fecondità secondo il Vangelo.

Ad oggi gli appartenenti alla grande Famiglia Charles de Foucauld sono più di 13mila membri dei 20 gruppi formalmente riconosciuti dall’Associazione internazionale delle Famiglie Charles de Foucauld. Essi sono presenti in tutti i continenti (81 nazioni) in particolare nei luoghi più “caldi”, nelle periferie delle metropoli dell’occidente e dei paesi più poveri e nei luoghi di forte presenza araba: dall’Iraq ad Haiti, dal Libano al Giappone, da Israele al Rwanda, al Vietnam, al deserto del Sahara, al Cile, al Pakistan… solo per citarne alcuni.

La vitalità della grande famiglia foucauldiana, che non emerge in grandi avvenimenti, ma nella fedeltà umile e semplice della vita ordinaria, fatta di silenzio e contemplazione, di piccoli gesti di amicizia e di prossimità ai poveri e agli ultimi, si è resa più visibile durante quest’anno, in occasione del centenario della morte di frère Charles. Nei vari continenti si è infatti celebrata la ricorrenza in modi diversi: con tempi prolungati di preghiera e di adorazione, con momenti di riflessione, con proposte di studio e approfondimento della spiritualità.

In particolare ricordiamo la Settimana internazionale Charles de Foucauld, svoltasi a Taizé dal 21 al 28 agosto, che ha visto coinvolti giovani da tutta Europa e i rappresentanti dei gruppi foucauldiani. Una settimana, preceduta da alcuni giorni di cammino, che ha fatto avvicinare i giovani alla figura di frère Charles e sperimentare un bel clima di pace, gioia, preghiera e scambio con giovani di altre religioni. A Roma, il 10 e 11 settembre, si è svolto un convegno, organizzato dalle fraternità italiane, che ha raccolto molti gruppi, associazioni e singoli, amici e simpatizzanti attorno al tema: “Gridare il Vangelo con la vita”. Le relazioni proposte, le testimonianze delle varie realtà foucauldiane, la serata musicale, lo scambio fraterno, hanno reso evidente la ricchezza di una spiritualità che si diffonde e si incarna nel nostro oggi.

 

Infine vogliamo ricordare che oggi, primo dicembre, nella giornata che conclude il Centenario, il comitato francese ha proposto a tutti i membri della Famiglia spirituale di vivere dalle 8 alle 9 un’ora di adorazione (per tutti alla stessa ora, ma nei diversi continenti con fusi orari diversi) per coprire insieme 24 ore di preghiera. Una preghiera universale, che da un confine all’altro della terra loda e benedice il Signore per la sua bontà e misericordia, come Charles de Foucauld ha instancabilmente ripetuto: «Come sei buono, mio Dio, come canterò le tue misericordie!».

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Sette regole per una parrocchia felice

Descrizione

DIOCESI DI BOLOGNA

Prossimi appuntamenti

 

Mostra «Un presepe ritrovato dal Conservatorio di Santa Marta»

  •  Sabato 3 dicembre
  •  
  •  16:30
  •  
  •  a Palazzo Davia Bargellini

Al Museo Davia Bargellini (Strada Maggiore 44) sabato 3 dicembre alle 16.30 l'Arcivescovo Matteo Zuppi inaugurerà la tradizionale mostra dedicata ai presepi bolognesi: il titolo di quest'anno «Un presepe "ritrovato" dal Conservatorio di Santa Marta».

«Sto alla porta e busso»

  •  Domenica 4 dicembre
  •  
  •  15:00
  •  
  •  nella Sala polivalente della parrocchia di Medicina

Il Vicariato di Budrio, in sinergia con le Associazioni «Famiglie Accoglienti onlus» e «Senza confini» e col patrocinio di Scuola di Formazione teologica e Comune di Budrio organizza anche quest'anno (il quarto consecutivo), la kermesse biblica «Sto alla porta e busso».

LE PAROLE DEL PAPA

Gesù ci chiama ad essere portatori di gioia e di consolazione, come suoi testimoni misericordiosi.


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE  Mercoledì, 30 novembre 2016

Pregare Dio per i vivi e per i morti

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Con la catechesi di oggi concludiamo il ciclo dedicato alla misericordia. Ma le catechesi finiscono, la misericordia deve continuare! Ringraziamo il Signore per tutto questo e conserviamolo nel cuore come consolazione e conforto.

L’ultima opera di misericordia spirituale chiede di pregare per i vivi e per i defunti. Ad essa possiamo affiancare anche l’ultima opera di misericordia corporale che invita a seppellire i morti. Può sembrare una richiesta strana quest’ultima; e invece, in alcune zone del mondo che vivono sotto il flagello della guerra, con bombardamenti che giorno e notte seminano paura e vittime innocenti, questa opera è tristemente attuale. La Bibbia ha un bell’esempio in proposito: quello del vecchio Tobi, il quale, a rischio della propria vita, seppelliva i morti nonostante il divieto del re (cfr Tb 1,17-19; 2,2-4). Anche oggi c’è chi rischia la vita per dare sepoltura alle povere vittime delle guerre. Dunque, questa opera di misericordia corporale non è lontana dalla nostra esistenza quotidiana. E ci fa pensare a ciò che accadde il Venerdì Santo, quando la Vergine Maria, con Giovanni e alcune donne stavano presso la croce di Gesù. Dopo la sua morte, venne Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco, membro del Sinedrio ma diventato discepolo di Gesù, e offrì per lui il suo sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Andò personalmente da Pilato e chiese il corpo di Gesù: una vera opera di misericordia fatta con grande coraggio (cfr Mt 27,57-60)! Per i cristiani, la sepoltura è un atto di pietà, ma anche un atto di grande fede. Deponiamo nella tomba il corpo dei nostri cari, con la speranza della loro risurrezione (cfr 1 Cor 15,1-34). È questo un rito che permane molto forte e sentito nel nostro popolo, e che trova risonanze speciali in questo mese di novembre dedicato in particolare al ricordo e alla preghiera per i defunti.

Pregare per i defunti è, anzitutto, un segno di riconoscenza per la testimonianza che ci hanno lasciato e il bene che hanno fatto. È un ringraziamento al Signore per averceli donati e per il loro amore e la loro amicizia. La Chiesa prega per i defunti in modo particolare durante la Santa Messa. Dice il sacerdote: «Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli, che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace. Dona loro,Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace» (Canone romano). Un ricordo semplice, efficace, carico di significato, perché affida i nostri cari alla misericordia di Dio. Preghiamo con speranza cristiana che siano con Lui in paradiso, nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero di amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto. Tutti risusciteremo e tutti rimarremo per sempre con Gesù, con Lui.

Il ricordo dei fedeli defunti non deve farci dimenticare anche di pregare per i vivi, che insieme con noi ogni giorno affrontano le prove della vita. La necessità di questa preghiera è ancora più evidente se la poniamo alla luce della professione di fede che dice: «Credo la comunione dei santi». È il mistero che esprime la bellezza della misericordia che Gesù ci ha rivelato. La comunione dei santi, infatti, indica che siamo tutti immersi nella vita di Dio e viviamo nel suo amore. Tutti, vivi e defunti, siamo nella comunione, cioè come un’unione; uniti nella comunità di quanti hanno ricevuto il Battesimo, e di quelli che si sono nutriti del Corpo di Cristo e fanno parte della grande famiglia di Dio. Tutti siamo la stessa famiglia, uniti. E per questo preghiamo gli uni per gli altri.

Quanti modi diversi ci sono per pregare per il nostro prossimo! Sono tutti validi e accetti a Dio se fatti con il cuore. Penso in modo particolare alle mamme e ai papà che benedicono i loro figli al mattino e alla sera. Ancora c’è questa abitudine in alcune famiglie: benedire il figlio è una preghiera; penso alla preghiera per le persone malate, quando andiamo a trovarli e preghiamo per loro; all’intercessione silenziosa, a volte con le lacrime, in tante situazioni difficili per cui pregare. Ieri è venuto a messa a Santa Marta un bravo uomo, un imprenditore. Quell’uomo giovane deve chiudere la sua fabbrica perché non ce la fa e piangeva dicendo: “Io non me la sento di lasciare senza lavoro più di 50 famiglie. Io potrei dichiarare il fallimento dell’impresa: me ne vado a casa con i miei soldi, ma il mio cuore piangerà tutta la vita per queste 50 famiglie”. Ecco un bravo cristiano che prega con le opere: è venuto a messa a pregare perché il Signore gli dia una via di uscita, non solo per lui, ma per le 50 famiglie. Questo è un uomo che sa pregare, col cuore e con i fatti, sa pregare per il prossimo. E’ in una situazione difficile. E non cerca la via di uscita più facile: “Che si arrangino loro”. Questo è un cristiano. Mi ha fatto tanto bene sentirlo! E magari ce ne sono tanti così, oggi, in questo momento in cui tanta gente soffre per la mancanza di lavoro; penso anche al ringraziamento per una bella notizia che riguarda un amico, un parente, un collega…: “Grazie, Signore, per questa cosa bella!”, anche quello è pregare per gli altri!. Ringraziare il Signore quando le cose vanno bene. A volte, come dice San Paolo, «non sappiamo come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (Rm 8,26). E’ lo Spirito che prega dentro di noi. Apriamo, dunque, il nostro cuore, in modo che lo Spirito Santo, scrutando i desideri che sono nel più profondo, li possa purificare e portare a compimento. Comunque, per noi e per gli altri, chiediamo sempre che si faccia la volontà di Dio, come nel Padre Nostro, perché la sua volontà è sicuramente il bene più grande, il bene di un Padre che non ci abbandona mai: pregare e lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi. E questo è bello nella vita: prega ringraziando, lodando Dio, chiedendo qualcosa, piangendo quando c’è qualche difficoltà, come quell’uomo. Ma il cuore sia sempre aperto allo Spirito perché preghi in noi, con noi e per noi.

Concludendo queste catechesi sulla misericordia, impegniamoci a pregare gli uni per gli altri perché le opere di misericordia corporale e spirituale diventino sempre più lo stile della nostra vita. Le catechesi, come ho detto all’inizio, finiscono qui. Abbiamo fatto il percorso delle 14 opere di misericordia ma la misericordia continua e dobbiamo esercitarla in questi 14 modi. Grazie.