Un abbraccio, Marco!

SETTIMANA DELL’ASCOLTO dal 8 al 15 Marzo 2015

  • Ogni giorno dalle ore 7.20 – 8.00 PREGHIERA DEL MATTINO allo Spirito, a Gesù e al Padre
  • Ogni giorno S. Messa ore 20.00 in cripta (venerdì a Gaggio di Piano)
  • Da Lunedì 9 a venerdì 14 Marzo Ore 16.30 – 17.15 Preghiera di Ascolto per le 4° e 5° elementare
  • Domenica 8 Marzo “IL VANGELO IN OGNI CASA” Dono del vangelo alle famiglie
  • Lunedì 9 Marzo ore 20.45 CATECHESI sul SACRAMENTO del PERDONO Casa delle Grazie – Relatore Jasmin Sabljakovic
  • Mercoledì 11 Marzo S. Messa in teatro e a seguire CELEBRAZIONE COMUNITARIA della PENITENZA animata dal Coro San Giacomo
  • Giovedì 12 Marzo S. Rosario dopo la messa
  • Venerdì 13 Marzo ore 20.30 Stazione Quaresimale a Gaggio di Piano
  • Sabato 14 Marzo ore 15.00 PRIME CONFESSIONI
  • Sabato 14 e Domenica 15 Marzo DUE GIORNI di quaresima per i ragazzi delle Medie di Zona a Fanano

In data 18.FEBBRAIO 2015 la Regione autorizza il Progetto di miglioramento sismico della chiesa di Piumazzo. Nella gratitudine continua il cammino verso l'apertura. Continuiamo a pregare.

Preghiera a Suor Anania Tabellini, per la riapertura della chiesa :

Buona Sr. Anania
Tu che hai tanto amato la chiesa di Piumazzo
madre della tua fede e missione
Prega Gesù e la Vergine
Perchè possiamo presto rientrare 
A lodare Dio e S. Giacomo,

celebrare la Eucaristia e le nostre feste, entro quelle mura
Ove, per la tua virtù, sei sepolta.

                                  Padre. Ave. Gloria.  

CARNEVALE DI PIUMAZZO 1. E 8.MARZO 2015

DON REMO 10 ANNI A PIUMAZZO

Cari Parrocchiani, in questo anniversario voglio salutarvi in modo speciale.


Il primo giorno di servizio a Piumazzo ricevetti una telefonata: “venga a benedire l''Arci”. Era uno scherzo, ma si tramutò in impareggiabile occasione di conoscenza e rapporto.

Succedevo a don Giulio, il parroco gentiluomo, che ringrazierò sempre, di affidarmi una casa bellissima, una chiesa curata, una comunità buona.

Conobbi le Suore: Sr. Annarosa, Sr. Giannina, Sr. Riccarda, ma anche una giovanissima  Sr. Pavana che poi divenne Superiora. Imparai col tempo che le suore, come le spose e le mamme, hanno meriti sempre più alti quanto si riesca mai loro dimostrare.

Ogni angolo di Parrocchia parlava del Cav. Ivo Galletti: l’Asilo, il Campanile, l’Organo e

tutti i racconti sulla sua secolare generosità. Col tempo anche io lo conobbi e godemmo

della sua bontà, in modo speciale per la Casa delle Grazie.

Incontrai chi amava tanto il nostro paese, da trasformarlo in leggenda. Il Prof. Giovanni

Santunione, con le sue iniziative, i suoi racconti, veri ed inventati, l’amore competente,

per ogni sasso, casa, fosso e filo d’erba, trasmise a me e a tutti l’orgoglio di una

appartenenza. Conobbi col tempo le vie, le case, le storie. Per molti, fu l’istante

dell’ultimo saluto l’occasione per esprimere loro un sincero grazie, per l’umanità espressa

e donata, per l’amore di una vita umile e preziosa, nella nostra comunità.

A Piumazzo mi è stato fatto conoscere il Cammino di Santiago. La devozione al patrono

San Giacomo, faceva parlare di pellegrini e mi chiedevo: “Ma perché tutti parlano e

nessuno parte?” Finalmente partii, e presi la malattia del "pellegrino", una delle malattie più belle che si possano immaginare, da cui non sono ancora guarito.

Ringrazio Dio di essere stato mandato a Piumazzo. C’è in me una connaturalità con questo

luogo e la sua gente; anche nei difetti; nella facilità all’entusiasmo e allo scoraggiamento;

nella indole avventurosa, appartata, laboriosa, gelosa e poetica. Grazie Signore. Grazie

Parrocchiani. Siete i migliori del mondo!

Don Remo Resca

 

 SUSSIDIO PER PREGARE IN FAMIGLIA PER OGNI GIORNO DELLA QUARESIMA 2015

BENEDIZIONI QUESTA SETTIMANA

2-6  MARZO 2015

 

                               MATTINO                              POMERIGGIO


RECUPERI


 
Le offerte che raccogliamo , sono per La  nostra parte nella ristrutturazione della Chiesa. Grazie. 

 

BOLLETTINO QUARESIMA 

BENEDIZIONI PASQUALI 2015

PROGRAMMA GIOVANI

LA FAMIGLIA

Papa Francesco ha proclamato il 2015 “anno dedicato alla famiglia”; nel Settembre 2015 ci sarà a Filadelfia l’8° Incontro Mondiale sulla Famiglia e l’anno si concluderà con il Sinodo Ordinario sulla Famiglia. La famiglia fondata sul Sacramento del Matrimonio è certamente al centro delle attenzioni della Chiesa.

Un uomo ed una donna cristiani formano una famiglia cristiana con la Celebrazione del Sacramento del Matrimonio offrendo così a Dio la loro unione perché sanno a quali difficoltà andranno in contro nella società e nella vita di tutti i giorni. La Chiesa ha sempre prestato alla Famiglia attenzioni particolari, e Papa Giovanni XXIII, Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto e Papa Francesco con Encicliche,Sinodi, Concili hanno cercato di dare nuovo slancio alla Piccola Chiesa Domestica che è la famiglia. Gli sposi con la celebrazione del matrimonio in Chiesa ricevono il Sacramento del Matrimonio dato dalla Chiesa, da Gesù, per rafforzare, proteggere il

Matrimonio. Se cade la famiglia, perno della società, all’interno delle quale scaturisce la vita, cade tutto. Cosa si può fare perché questo non avvenga? La Chiesa può far leva sui politici perché dedichino più attenzione alla famiglia, si può aiutare chi è in difficoltà attraverso Gruppi, Centri di recupero, ecc., e si può chiedere aiuto a Dio con la preghiera. Se in famiglia si

prega, si mettono le proprie difficoltà davanti a DIO, tutto va meglio, perché la preghiera avvicina, riconcilia, calma l’animo appesantito, stempera le difficoltà. Con la preghiera si da nuova linfa vitale al Matrimonio.

E nella nostra Parrocchia? Il contributo, a mio parere, deve essere dato da tutti attraverso proposte,suggerimenti da valutare, poi, all’interno del Consiglio Pastorale in quanto ogni realtà può avere bisogno di apporti, eventi diversi. Nel primo incontro del 2015 del Consiglio Pastorale-Famiglia, sono emerse alcune idee come: ricordarsi dell’anniversario del matrimonio (singolarmente e in modo comunitario), preghiera comunitaria delle famiglie, messa (1 volta al mese) per la famiglia, inserire sul sito della Parrocchia riferimenti per Centri, Gruppi della Diocesi di aiuto per le coppie in difficoltà. Non è un compito facile, si può fare di più, per questo ripeto il contributo di tutti, nessuno escluso, è necessario e molto gradito .

Maria Rosa e Lucio

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PREGHIERA DEL MATTINO

 

Ogni giorno dalle ore 7.20 – 8.00 PREGHIERA DEL MATTINO allo Spirito, a Gesù e al Padre

STAZIONI QUARESIMALI

 

 

Ogni venerdì sera presso il nostro vicariato ore 20.30

 

Venerdì 6.MARZO  SAN MATTEO DELLA DECIMA

ADORAZIONE EUCARISTICA




DOMENICA 1 .MARZO 2015 POMERIGGIO

PROSSIMA CELEBRAZIONE BATTESIMI

 

 


 

 4 aprile ore 21,30;Veglia di Pasqua

 

      6 Aprile ore ore 10,00

 

L’ ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Papa Francesco ha annunciato “l’Anno della vita consacrata” da celebrarsi in tutta la chiesa, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Ha individuato alcuni obiettivi . Ecco il primo obiettivo: fare “memoria grata” del recente passato riconoscendo questi ultimi 50 anni che ci separano dal concilio

come esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. Il secondo obiettivo è “abbracciare il futuro con speranza”. Siamo ben coscienti che il momento presente è delicato e faticoso, la crisi che attraversa

la società e la stessa Chiesa tocca pienamente la vita consacrata. Ma può essere un’occasione favorevole per una crescita profonda con la speranza che la vita consacrata mai sparisca dalla Chiesa. Il terzo obiettivo è la passione intesa come innamoramento, vera amicizia, e profonda comunione . E’ questo che dà bellezza alla vita di tanti uomini e donne che professano i consigli evangelici e seguono “più da vicino” Cristo. Per questo l’Anno della vita consacrata sarà un momento importante per tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati in modo speciale per “Evangelizzare” la propria vocazione e testimoniare la bellezza della sequela di Gesù. In questo anno speciale vi chiediamo di pregare per noi consacrate perché possiamo servire con gioia il Signore e noi vi accompagneremo con la nostra preghiera. Occorre anche a pregare perché tanti giovani rispondano “sì” al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli.

Suor Theresa

PAGINE PIU' VISTE GENNAIO 2015

ULTIMI AGGIORNAMENTI


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IL PENSIERO DELLA SETTIMANA


Un salto nell'ignoto

Sperare vuol dire: osare il salto nell'ignoto e abbandonarsi completamente a Dio.

 

(Helder Camara)

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

LA PREGHIERA DEL  01.MARZO 2015

LA FOTO DELLA SETTIMANA

LA FOTO DEL  1.MARZO 2015

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

Dov'è il Mio Bacio

C'era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta.
Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele. Quando fu ora di dormire, la mamma di Adele rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte.
"Ti voglio bene" disse la mamma ad Adele.
"Anch'io" sussurrò la bambina.
Cecilia era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio. Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene. Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: "È così che dovrebbe essere".
Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava. Perché non l'avevano mai baciata? Perché non l'abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano? Cecilia pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni.
Alla fine decise di scappare di casa. Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare. Era bloccata per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo. All'improvviso, trovò una soluzione. Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: "Ti voglio bene".
Poi corse dal papà e lo abbracciò: "Buonanotte papà", disse, "ti voglio bene". Quindi andò a letto, lasciando i genitori ammutoliti in cucina.
Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà. Alla fermata dell'autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: "Ciao, mamma. Ti voglio bene".
Cecilia andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano. Ma Cecilia non smise. Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera. Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto. Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò. "Allora, dov'è il mio bacio?" chiese, fingendo di essere contrariata.
Cecilia si sollevò a sedere: "Oh, l'avevo scordato". La baciò e poi: "Ti voglio bene, mamma". Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi.
Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: "Anch'io ti voglio bene". Poi si chinò e baciò Cecilia proprio sulla guancia.
Poi aggiunse con finta severità: "E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte".
Cecilia rise e promise: "Non succederà più".

Oggi, qualcuno sta aspettando il "suo" bacio. Da te.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2015-03-03 - Vangelo di martedi' (mar, 03 mar 2015)
Is 1, 10.16-20; Sal.49; Mt 23, 1-12. ||| In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
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2015-03-03 - Commento di martedi' (mar, 03 mar 2015)
Conoscersi, accettarsi, superarsi. ||| Oggi meditiamo insieme le esortazioni del profeta Isaia "Lavatevi, purificatevi" e "anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve". Sono esortazioni rivolte al popolo eletto ma anche alla nostra comunità monastica e cristiana. Il profeta Isaia ci manifesta la sua grande preoccupazione perché vuole il cambiamento, la conversione, vuole una novità di vita e di Spirito, una vera vita di comunione. Gesù nel Vangelo ci conferma, in un suo invito, di amarci gli uni gli altri. Queste esortazioni ci devono far riflettere, in modo particolare in questo periodo di Quaresima. Abbiamo bisogno di conoscerci a fondo. Nessuno può progredire nel cammino della vita spirituale senza una profonda conoscenza di se stesso, delle sue qualità e dei suoi limiti, delle tendenze del proprio carattere e della propria personalità, delle possibilità che effettivamente possiede. Chi ha un vero interesse di avanzare nel cammino della vita cristiana deve compiere dei passi necessari: - conoscersi, - accettarsi, - superarsi. Già l'antico filosofo Sòcrate diceva: "conosci te stesso". Ognuno è chiamato in causa a fare un'introspezione personale. Se non conosciamo noi stessi rischiamo di avanzare nel buio, nelle tenebre, e di sbagliare la strada della vita. Abbiamo tutti bisogno di luce e di amore. Questo amore ci viene dalla riflessione, dal contatto con gli altri che ci possono consigliare o aiutare, ma, soprattutto dalla preghiera, dai sacramenti e dallo Spirito Santo. Conoscersi è far morire se stesso, per fare l'esperienza con Dio. Solo chi si avvicina in questo modo a Dio trova garanzia di vita e certezza del cammino. Ma poi però non basta conoscersi. Dobbiamo accettarci come siamo, con grande realismo ed umiltà. Diceva Santa Teresa d'Avila che "l'umiltà è la verità". Non si tratta quindi di mortificarci per le nostre mancanze e miserie, ma oltre a riconoscere queste dovremmo saper ringraziare il Padre Eterno anche per i doni ricevuti, le qualità e le virtù che, per sua grazia, possiamo praticare. Dobbiamo impegnarci, quindi, nel conoscere meglio noi stessi, per comprendere quali virtù e quali difetti dòminano in noi. Tutto questo per intraprendere un sano cammino di crescita spirituale. Il tempo di quaresima è un tempo di grazia molto propizio per la nostra metànoia, per la nostra conversione.
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II DOMENICA DI QUARESIMA

E` bello restare con Cristo!

1.MARZO 2015

 Oggi il cammino quaresimale ci conduce con Cristo sul monte della Trasfigurazione. L’evento della trasfigurazione, rafforza in ogni credente la fiducia che già, nell’umiltà e nelle sofferenze della condizione mortale, è racchiusa per anticipazione la gloria della vita divina. Essa risplenderà senza ombre nella luce della Pasqua definitiva.

Signore Gesù, tu sai quanto faccio fatica a rimanerti fedele nel tempo della prova, ad affrontare la mia parte di sacrificio. Sostieni i miei passi con il ricordo di quella luce che hai donato anche a me sul monte della Trasfigurazione. 

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione  2 domenica quaresima b

Due luoghi e due monti: il tabor e il monte degli ulivi. Cristo chiama con se gli stessi apostoli e, guarda caso, in tutte e due le situazioni li troviamo che dormono.
Quando i loro occhi si aprono, sul Tabor vedono un Volto irrorato di luce luminosa, nell’orto degli ulivi un Volto sofferente irrorato di gocce di sangue. Luce e gioia, sangue e dolore. E’ la Parola-Persona, è questo Cristo, presente nella nostra vita quotidiana, nelle gioie e nel dolore, nell’inferno della nostra sofferenza e nella luce dei nostri entusiasmi. Il Crocifisso e il Risorto, la croce e la tomba vuota: è la grande esperienza che fa l’uomo e la donna di tutti i tempi. 
Ascoltatelo (ci dice oggi il Vangelo). Già l’abbiamo sentito una volta questo invito del Padre, quando Gesù si fece battezzare nel Giordano. “Questi è mio Figlio, ascoltatelo”. 
La nostra fede non è fede della visione o constatazione di un evento soprannaturale, ma è dono che proviene e nasce dall’ascolto. Ascolto di una Parola che è Persona: Gesù, il Figlio del Padre. Il mistero di Dio è ormai racchiuso dentro questo Cristo che con la sua parola ci porta a salvezza e liberazione. 
L’impegno quotidiano in questo periodo di Quaresima sia allora di ascoltare e far propria questa Parola di Dio.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Ligabue - Metti in circolo il tuo amore (con testo)

Questa famosa canzone di Ligabue è un invito a mettere in circolo l'amore e il bene presente dentro di noi, facendo il primo passo: E ti senti ad una festa di cui non hai l'invito, per cui gli inviti adesso falli tu.

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

28. FEBBRAIO 2015

In Quaresima lasciamo agire lo Spirito Santo

La conversione che ci chiede Gesù non è un “tornare indietro”, ma piuttosto “fare un salto in avanti”. È quanto affermato dal predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, nella prima predica di Quaresima nella Cappella “Redemptoris Mater” in Vaticano. Padre Cantalamessa ha dedicato la meditazione all’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, invitando tutti a vivere la Quaresima come un periodo in cui possiamo riempire di Spirito Santo la nostra anima.

Ciascun battezzato “è un soggetto attivo di evangelizzazione”. Padre Raniero Cantalamessa ha preso spunto da un passo dell’Evangelii Gaudium per soffermarsi sul tema della gioia evangelica che riempie il cuore e la vita.

Incontrare personalmente Gesù 
Lo scopo ultimo dell’evangelizzazione, ha affermato, “non è la trasmissione di una dottrina ma l’incontro con una persona, Gesù Cristo”.
“La possibilità di un tale incontro a tu per tu dipende dal fatto che Gesù risorto è vivo e desidera camminare affianco di ogni credente così realmente come camminava affianco dei due discepoli di Emmaus lungo il viaggio, anzi, di più, come era con i due discepoli quando tornavano a Gerusalemme dopo che avevano ricevuto il pane spezzato da Gesù, perché adesso era dentro di loro, non era affianco”.

Per Francesco, ha proseguito, questo non vuol dire che l’incontro personale “sostituisce quello ecclesiale”, ma solo che quest’ultimo deve essere anche “un incontro libero, voluto, spontaneo, non puramente nominale, giuridico o abitudinario”. Il frate cappuccino ha così evidenziato che questo è ancor più vero oggi nel momento in cui “l’esaltazione della libertà individuale e dell’autodeterminazione” hanno mutato “profondamente la situazione della fede nella società”.

I movimenti al servizio della nuova evangelizzazione
Di qui l’urgenza di una nuova evangelizzazione che crei per gli “uomini d’oggi delle occasioni che permettano loro” di prendere una decisione “personale libera e matura”. Al riguardo, ha detto, dopo il Concilio Vaticano II hanno avuto un grande ruolo gli “innumerevoli movimenti ecclesiali” e le “aggregazioni laicali”
“Il contributo comune di tutte queste realtà vastissime, sia pe consistenza numerica che per indole, costituisce un elemento comune: sono l’occasione per molti laici adulti di prendere coscienza del proprio battesimo e di decidere liberamente della loro appartenenza, quindi diventare soggetti attivi della Chiesa, non più solo passivi”.

Ma perché, si chiede ancora padre Cantalamessa, “il Vangelo riempie di gioia il cuore e la vita del credente?”. La risposta è proprio nell’incontro “personale con Gesù”, nel “rapporto intimo, da persona a persona” con Lui.

Convertirsi è andare avanti, non tornare indietro
Prima di Gesù, ha così affermato, “convertirsi significava sempre ‘tornare indietro’”, ma con il Signore cambia tutta la realtà, la conversione “assume un significato nuovo, finora sconosciuto”
“Convertirsi non significa più tornare indietro all’alleanza violata: significa fare un balzo in avanti ed entrare nel Regno che è apparso gratuitamente per decisione di Dio in mezzo agli uomini. Quindi convertitevi e credete sono la stessa cosa: convertitevi, cioè credete”.

Ecco, ha soggiunto, perché il Vangelo è Buona Notizia: perché “ci parla di un Dio che, per pura grazia, ci è venuto incontro in suo Figlio Gesù”. Quindi, ha messo in guardia dal fermarsi alla croce convincendosi “che il Vangelo è sinonimo di sofferenza e di rinnegamento di sé, e non di gioia”. In realtà, ha detto, il Calvario è la “penultima tappa, mai l’ultima”: dopo la croce c’è la Risurrezione, “la gioia senza fine”.

Fede e opere in “Evangelii Gaudium”
Il predicatore della Casa Pontificia ha dunque evidenziato che il Vangelo non si può ridurre alla sola dimensione della fede, trascurando le opere. Altrimenti, come scrive l’Apostolo Giacomo, la fede è “morta”. E qui ha richiamato l’Evangelii Gaudium che, ha detto, fa una sintesi proprio tra fede e opere
“L’Esortazione Apostolica di Papa Francesco riflette questa sintesi tra fede e opere, perché dopo aver iniziato con questa prospettiva radiosa dell’incontro con Cristo, che già ti mette nella salvezza, elenca nel corpo della lettera tutti i ‘No’ che il Vangelo dice contro l’egoismo, l’ingiustizia, l’idolatria del denaro e i ‘Si’ che il Vangelo ci fa dire, ci sprona a dire al servizio degli altri, all’impegno sociale, ai poveri. È la dimostrazione che l’incontro personale con Gesù non ti lascia indifferente nel quietismo, ma ti spinge, diventa un dinamismo che porta sia all’evangelizzazione che alla santificazione personale”.

A Quaresima, riempiamo di Spirito Santo la nostra anima
Padre Cantalamessa ha concluso la sua predica sottolineando che la “gioia promessa dal Vangelo è frutto dello Spirito, e non si mantiene se non grazie a un continuo contatto con Lui”. Un contatto che possiamo ancor più sperimentare e approfondire nel tempo di Quaresima
“E questo tempo di Quaresima, venerabili padri, fratelli e sorelle, è il tempo più adatto per ‘l’ispirazione’, per fare dei forti, grossi respiri di Spirito Santo attraverso quel poco che possiamo fare, in modo che poi dopo, quando andiamo verso gli altri – senza che ce ne accorgiamo – forse, il nostro respiro, il nostro alito profuma un po’ di Gesù. Buona Quaresima a tutti”.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

La forza dell'amore di Francesco (Jorge Mario Bergoglio)

Descrizione

Nel cuore di una grande metropoli come Buenos Aires, il suo pastore, Jorge Mario Bergoglio, annuncia il Vangelo con lo spirito profetico dell'uomo di Dio che non ha paura di usare parole scomode e forti, perché vuol far sentire la novità profonda e la forza dell'amore che nasce dall'incontro con Cristo. Ancora una volta, nel leggere questi discorsi e omelie, si avverte chiara la sensazione che qui ci siano già tutta la tensione, la volontà e l'energia che sta ispirando ora il pontificato di Francesco. C'è la fede del pastore che prega per il suo popolo e si mette in cammino per portargli l'annuncio della salvezza, seguendo i passi di Gesù, lasciandosi guidare dallo Spirito e sempre invocando la materna protezione di Maria. C'è il senso della tradizione, delle radici della fede e dell'appartenenza cristiana, assieme alla consapevolezza di quanto costa "vivere nella verità", quando il demonio - padre della menzogna - è sempre in agguato per allontanare da essa. C'è la consapevolezza del sacrificio e della lotta permanente da ingaggiare contro le seduzioni dei mercanti di morte che rubano la speranza e la libertà, contro le distruttive illusioni di tanti paradisi artificiali, contro le tentazioni della superbia, della mondanità, dell'autosufficienza, l'onda lunga dell'illegalità, della violenza, della corruzione. C'è lo sconfinato paesaggio quotidiano dell'egoismo, dell'ingiustizia, dell'indifferenza, che si manifesta anche nei confronti del Creato e della sua custodia...

DIOCESI DI BOLOGNA

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UDIENZA GENERALE 18.02.2015

CATECHESI DEL PAPA SULLA FAMIGLIA

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia, dopo aver considerato il ruolo della madre, del padre, dei figli, oggi è la volta dei fratelli. “Fratello” e “sorella” sono parole che il cristianesimo ama molto. E, grazie all’esperienza familiare, sono parole che tutte le culture e tutte le epoche comprendono.

Il legame fraterno ha un posto speciale nella storia del popolo di Dio, che riceve la sua rivelazione nel vivo dell’esperienza umana. Il salmista canta la bellezza del legame fraterno: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Sal132,1). E questo è vero, la fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle, assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità.

Sappiamo che quando il rapporto fraterno si rovina, quando si rovina il rapporto tra fratelli, si apre la strada ad esperienze dolorose di conflitto, di tradimento, di odio. Il racconto biblico di Caino e Abele costituisce l’esempio di questo esito negativo. Dopo l’uccisione di Abele, Dio domanda a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9a). E’ una domanda che il Signore continua a ripetere in ogni generazione. E purtroppo, in ogni generazione, non cessa di ripetersi anche la drammatica risposta di Caino: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9b). La rottura del legame tra fratelli è una cosa brutta e cattiva per l’umanità. Anche in famiglia, quanti fratelli litigano per piccole cose, o per un’eredità, e poi non si parlano più, non si salutano più. Questo è brutto! La fratellanza è una cosa grande, quando si pensa che tutti i fratelli hanno abitato il grembo della stessa mamma durante nove mesi, vengono dalla carne della mamma! E non si può rompere la fratellanza. Pensiamo un po’: tutti conosciamo famiglie che hanno i fratelli divisi, che hanno litigato; chiediamo al Signore per queste famiglie - forse nella nostra famiglia ci sono alcuni casi - che le aiuti a riunire i fratelli, a ricostituire la famiglia. La fratellanza non si deve rompere e quando si rompe succede quanto è accaduto con Caino e Abele. Quando il Signore domanda a Caino dov’era suo fratello, egli risponde: “Ma, io non so, a me non importa di mio fratello”. Questo è brutto, è una cosa molto, molto dolorosa da sentire. Nelle nostre preghiere sempre preghiamo per i fratelli che si sono divisi.

Il legame di fraternità che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace. In famiglia, tra fratelli si impara la convivenza umana, come si deve convivere in società. Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società e sui rapporti tra i popoli.

La benedizione che Dio, in Gesù Cristo, riversa su questo legame di fraternità lo dilata in un modo inimmaginabile, rendendolo capace di oltrepassare ogni differenza di nazione, di lingua, di cultura e persino di religione.

Pensate che cosa diventa il legame fra gli uomini, anche diversissimi fra loro, quando possono dire di un altro: “Questo è proprio come un fratello, questa è proprio come una sorella per me”! E’ bello questo! La storia ha mostrato a sufficienza, del resto, che anche la libertà e l’uguaglianza, senza la fraternità, possono riempirsi di individualismo e di conformismo, anche di interesse personale.

La fraternità in famiglia risplende in modo speciale quando vediamo la premura, la pazienza, l’affetto di cui vengono circondatiil fratellino o la sorellina più deboli, malati, o portatori di handicap. I fratelli e le sorelle che fanno questo sono moltissimi, in tutto il mondo, e forse non apprezziamo abbastanza la loro generosità. E quando i fratelli sono tanti in famiglia - oggi, ho salutato una famiglia, che ha nove figli?: il più grande, o la più grande, aiuta il papà, la mamma, a curare i più piccoli. Ed è bello questo lavoro di aiuto tra i fratelli.

Avere un fratello, una sorella che ti vuole bene è un’esperienza forte, impagabile, insostituibile. Nello stesso modo accade per la fraternità cristiana. I più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno “diritto” di prenderci l’anima e il cuore. Sì, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli. Quando questo accade, quando i poveri sono come di casa, la nostra stessa fraternità cristiana riprende vita. I cristiani, infatti, vanno incontro ai poveri e deboli non per obbedire ad un programma ideologico, ma perché la parola e l’esempio del Signore ci dicono che tutti siamo fratelli. Questo è il principio dell’amore di Dio e di ogni giustizia fra gli uomini. Vi suggerisco una cosa: prima di finire, mi mancano poche righe, in silenzio ognuno di noi, pensiamo ai nostri fratelli, alle nostre sorelle, e in silenzio dal cuore preghiamo per loro. Un istante di silenzio.

Ecco, con questa preghiera li abbiamo portati tutti, fratelli e sorelle, con il pensiero, con il cuore, qui in piazza per ricevere la benedizione.

Oggi più che mai è necessario riportare la fraternità al centro della nostra società tecnocratica e burocratica: allora anche la libertà e l’uguaglianza prenderanno la loro giusta intonazione. Perciò, non priviamo a cuor leggero le nostre famiglie, per soggezione o per paura, della bellezza di un’ampia esperienza fraterna di figli e figlie. E non perdiamo la nostra fiducia nell’ampiezza di orizzonte che la fede è capace di trarre da questa esperienza, illuminata dalla benedizione di Dio.

LE PAROLE DEL PAPA

Il cuore si indurisce quando non ama. Signore, dacci un cuore che sappia amare!

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