Festa del Catechismo



Domenica 31 Maggio

In piazza alle ore 17.00

Festa del Catechismo con la

11ª Edizione del Grande Gioco dell’Oca

Tanto divertimento e premi per tutti

Tutti i bambini e le famiglie sono invitati!!!

 

RECITA DEL SANTO ROSARIO TUTTE LE SERE ALLE  ORE 20.30

 La sera del 5 Maggio scorso, nel Parco intitolato al dott. Giuseppe Nizzi sono iniziati i Rosari “nei Pilastrini, Parchi e Case”. Un’amica di Calcara, vedendo mettere una ventina di sedie ha detto: “siete molto ottimisti!” Poi le sedie si sono riempite, ne sono giunte di nuove, portate dalla intraprendente signora Flora, anche in piedi tante persone pregavano. E’ stato un piccolo momento di fede, ma molto significativo e bello. La grazia di Dio e l’amore alla Madonna sono vivi in mezzo a noi. C’era anche qualche persona anziana, che da decenni non vedeva una scena simile: “Mi ricordo che alla California, si diceva il rosario, a Maggio, nella loggia di una casa … “.

Dio vive nel nostro cuore e quando preghiamo è quasi secondario che la nostra preghiera sia esaudita o meno, perché la cosa straordinaria, il miracolo, è che noi possiamo pregare e sentire che Dio, qualunque sia la sua volontà, ci è vicino, anzi più intimo a noi di noi stessi. Attraverso Maria.

 


Con la recita del Rosario viviamo il Mese di Maggio in preparazione all’Ottavario alla

Madonna della Provvidenza. Questo cammino è iniziato con il grande Pellegrinaggio alla Madonna di san Luca, il primo Maggio, con la partecipazione di 130 camminanti, che

nella notte si sono diretti alla “Casa di Dio e Porta del cielo”. In questa circostanza

abbiamo sentito anche la bellezza della presenza e della intercessione di San Giuseppe, grande intercessore, assieme a Maria.

Ogni sera del mese abbiamo recitato il Rosario alle 20,30:

ogni lunedì davanti alla Grotta della Madonna di Lourdes all’Asilo, ogni martedì presso un piastrino, un cortile, o un

parco del paese: quello intitolato felicemente al

dott Giuseppe Nizzi, o quello fra Medaglie d’Oro-via Indipendenza.

Il cammino di preghiera “esterno”, si conclude la sera del 26 maggio presso il Piastrino di via Pipa.

L’origine del culto alla Madonna della Provvidenza sta

proprio nella devozione alle immagini poste ai crocicchi delle strade, alle quali si rivolge il passante, o le sere di Maggio, ove le famiglie si radunano per la recita del rosario.

La dimensione domestica e “cosmica”, preghiera all’aperto, all’ultima luce del giorno, dà un senso di grande naturalezza alla fede. Dio e la Madonna sono presenti nelle nostre case e nei nostri giorni, nei fiori e nella campagna, che a Maggio mostra la sua veste migliore, giovane e feconda.

I rosari ai pilastrini e nei giardini danno una grande pace.

I bambini e gli animali domestici sembrano sentire questa benedizione e partecipano volentieri quando invitati.

E’ anche probabile che la mia vocazione sacerdotale sia

nata in una di queste semplici sere di ripetizione dell’”Ave Maria”, davanti ad una

immagine sacra, collocata sul tronco di un albero, quando la mia nonna Alice mi

chiamava, facendomi fare “da prete” nella recita del rosario. Chiamiamo dunque i

bambini, vicino a Maria, mettiamo nelle loro mani la corona, recitandola insieme: il frutto di bene sarà grande e la via per ottenerlo facile e dolce.

Don Remo Resca

QUANDO RIAPRE LA CHIESA?

Preghiera a Suor Anania Tabellini, per la riapertura della chiesa :

Buona Sr. Anania
Tu che hai tanto amato la chiesa di Piumazzo
madre della tua fede e missione
Prega Gesù e la Vergine
Perchè possiamo presto rientrare 
A lodare Dio e S. Giacomo,

celebrare la Eucaristia e le nostre feste, entro quelle mura
Ove, per la tua virtù, sei sepolta.

                                  Padre. Ave. Gloria.  

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Aggiornato archivio dei Bollettini Parrocchiali 2009-2015

PROSSIMA CELEBRAZIONE BATTESIMI

 

 

 

 

 

DOMENICA  31 maggio ore 11,00

 

L'ESTATE DEI RAGAZZI

Dopo gli intensi momenti della Settimana Santa e quasi al termine delle ordinarie attività del

sabato pomeriggio all’Oratorio, il gruppo Giovani è già proiettato verso i numerosi e impegnativi appuntamenti dell’estate ormai vicina. Sono iniziati già nello scorso mese di marzo gli incontri a Castelfranco per la formazione dei futuri animatori di Estate Ragazzi; come parrocchia abbiamo partecipato con un numeroso gruppo di giovanissimi che con entusiasmo desiderano sperimentare questa esperienza di servizio verso gli amici più piccoli. È con gioia che il gruppo di animatori “storici” accoglie questi nuovi collaboratori con il desiderio di proiettare nel futuro la bella realtà di Estate Ragazzi! Il Gruppo Medie ha recentemente terminato gli Incontri di Zona con i coetanei delle altre parrocchie del territorio castelfranchese, un cammino iniziato già lo scorso anno che, nonostante alcune difficoltà che non nascondiamo dovute dall’impegno organizzativo e di

spostamento, ha senza dubbio rafforzato in noi il senso di appartenenza ad una Comunità “allargata” con la quale condividere oggi e nel futuro fatiche e gioie come in un vero e proprio cammino.

Il Gruppo Medie è già invitato al momento speciale di ritiro conclusivo dell’anno che si svolgerà a Benedello nei giorni 26-27-28 giugno; sarete informati, ma intanto…tenetevi liberi! Il Gruppo Giovani e Giovanissimi dell’Oratorio ha invece in programma l’ormai tradizionale Campo d’agosto (dal 19 al 22) in autogestione; quest’anno ci recheremo a Rimini e dintorni guidati dalla figura del Beato Alberto Marvelli, un giovane pieno di vitalità, santità, impegno per i ragazzi e vicino agli ultimi, vissuto a Rimini tra le due guerre e beatificato da S. Giovanni Paolo II a Loreto nel 2004. In ultimo, desideriamo comunicarvi che ci piacerebbe allestire durante l’ormai vicinissimo Ottavario una bancarella di articoli religiosi vari e ricordini della B. V. della Provvidenza; per questo raccoglieremo oggetti “a tema” che ci vorrete donare (es. santini, statuette, coroncine del rosario, medagliette, libretti ecc.) che provvederemo ad esporre, integrandoli con nuovi ed interessanti ricordini! Contiamo nel vostro aiuto!

Il Gruppo Giovani

AUGURI SUOR RICCARDA

Buongiorno sr Riccarda!

Chi nella comunità parrocchiale non ha mai pronunciato questo saluto vedendola, come spesso avviene,

percorrere le vie di Piumazzo o incontrandola in Chiesa o in Parrocchia?

Un cordiale saluto, un sorriso e un rapido scambio di

battute questa è suor Riccarda donna consacrata a Dio e esempio umile di fede e carità al servizio della sua comunità. Da sempre operosa, ha dedicato e continua a farlo, la sua vita all’insegnamento, ai bambini e a servizio del prossimo e seppur le forze non sempre sostengono la volontà resta per tutti un instancabile riferimento educativo e religioso. Il resto del suo tempo è dedicato alla preghiera per sé e per noi che spesso tralasciamo questa devozione. Così è trascorsa e continuerà a essere la vita di sr Riccarda che nella sua lunga presenza a

Piumazzo ha mostrato quanto bene possa fare una donna sorretta dalla preghiera e dalla gratuità dei piccoli gesti quotidiani che non si affievoliscono con il passare degli anni. Oggi rivolgiamo a lei un augurio colmo di gratitudine come fosse, oltre che dono di Dio, la nonna di tutti noi sempre pronta a sollevarci dalle fatiche della vita e a trovare le giuste parole capaci di farci ritrovare la gioia nel cuore. Oggi in silenzio e con discrezione , alla soglia dei suoi 88 anni, sentiamo forte in lei il bisogno di essere confortata negli affanni che la vita, seppur trascorsa nella grazia del

Signore, porta con se la valigia dei suoi anni. Gli anni che passano dall’infanzia spensierata alla maturità e sfumano nell’anzianità non hanno scalfito i ricordi che nitidi affiorano nei suoi racconti: quando il suo papà la portava in spalla a scuola perché a terra c’era troppa neve, o quando

ancora bambina andava al fiume con il suo cesto per fare il bucato e l’emozione di vedere il Papa, dopo la guerra, quando ancora il suo cuore non era completamente sposato al Signore.

Per questo auguriamo a suor Riccarda di proseguire con la stessa intensità di fede e di opere, festeggiando con lei il suo compleanno Il Regno dei Cieli l’ha già meritato, ma può sicuramente attendere.

Flavia

L’ ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Papa Francesco ha annunciato “l’Anno della vita consacrata” da celebrarsi in tutta la chiesa, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Ha individuato alcuni obiettivi . Ecco il primo obiettivo: fare “memoria grata” del recente passato riconoscendo questi ultimi 50 anni che ci separano dal concilio

come esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. Il secondo obiettivo è “abbracciare il futuro con speranza”. Siamo ben coscienti che il momento presente è delicato e faticoso, la crisi che attraversa

la società e la stessa Chiesa tocca pienamente la vita consacrata. Ma può essere un’occasione favorevole per una crescita profonda con la speranza che la vita consacrata mai sparisca dalla Chiesa. Il terzo obiettivo è la passione intesa come innamoramento, vera amicizia, e profonda comunione . E’ questo che dà bellezza alla vita di tanti uomini e donne che professano i consigli evangelici e seguono “più da vicino” Cristo. Per questo l’Anno della vita consacrata sarà un momento importante per tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati in modo speciale per “Evangelizzare” la propria vocazione e testimoniare la bellezza della sequela di Gesù. In questo anno speciale vi chiediamo di pregare per noi consacrate perché possiamo servire con gioia il Signore e noi vi accompagneremo con la nostra preghiera. Occorre anche a pregare perché tanti giovani rispondano “sì” al Signore che li chiama a consacrarsi totalmente per un servizio disinteressato ai fratelli; consacrare la vita per servire Dio e i fratelli.

Suor Theresa

PAGINE PIU' VISTE APRILE 2015

ULTIMI AGGIORNAMENTI


***

IL PENSIERO DELLA SETTIMANA



La vita di ogni uomo dev'essere un'ininterrotta marcia verso la santità.

(Giovanni Paolo II)

PREGHIERA DELLA SETTIMANA

La preghiera del 24.maggio 2015

Sequenza di Pentecoste

Vieni, Spirito Santo,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

 
Vieni,  padre  dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni  luce dei cuori.

Consolatore  perfetto,

ospite dolce dell'anima,

dolcissimo sollievo.

 
 

Nella fatica riposo,

nella calura  riparo,

nel  pianto,  conforto.

O luce beatissima

invadi nell'intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

 

Senza la tua forza,

nulla è nell'uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,

bagna ciò che è arido,

sana ciò che  sanguina.

 
Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che  è sviato.

Dona ai tuoi fedeli

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

 
 

Amen

LA FOTO DELLA SETTIMANA

La foto del 17.maggio 2015

SI RINGRAZIA  A FOTO-STUDIO "ARCADIA" DI WILLER COMELLINI

Una notte ho fatto un sogno splendido e ve lo devo proprio raccontare:
strada verso il cielo Nel mio sogno vidi una strada lunga, una strada che si snodava dalla terra e saliva su nell’aria, fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo.
Ma non era una strada comoda, anzi era una strada piena di ostacoli, cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro. La gente camminava su quella strada a piedi scalzi. I chiodi si conficcavano nella carne, molti avevano i piedi sanguinanti. Le persone però non desistevano: volevano arrivare in cielo. Ma ogni passo costava sofferenza e il cammino era lento e penoso.
Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava. Era anche lui a piedi scalzi. Camminava lentamente, ma in modo risoluto. E neppure una volta si ferì i piedi. Gesù saliva e saliva. Finalmente giunse al cielo e là si sedette su un grande trono dorato. Guardava in giù, verso chi si sforzava di salire. Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava. Subito dopo di lui, avanzava Maria, sua Mamma. Maria camminava ancora più veloce di Gesù. Sapete perché? Metteva i suoi piedi nelle impronte lasciate da Gesù. Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra. Anche Maria si mise a incoraggiare quelli che stavano salendo e invitava anche loro a camminare nelle orme lasciate da Gesù, come aveva fatto lei. Gli uomini più saggi facevano proprio così, e procedevano spediti verso il cielo. Gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso, qualche volta desistevano del tutto e se ne stavano sul bordo della strada, pieni di tristezza.

IL VANGELO DEL GIORNO COMMENTATO

Liturgia della settimana

2015-05-26 - Vangelo di martedi' (mar, 26 mag 2015)
Sir 35, 1-15; Sal.49; Mc 10, 28-31. ||| In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
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2015-05-26 - Commento di martedi' (mar, 26 mag 2015)
Noi abbiamo lasciato tutto... ||| Non si può dubitare della convinzione sincera di Pietro nell'affermare che "ha lasciato tutto". Seguire prontamente Gesù è stato certamente un atto di amore e di fiducia nel maestro... Tuttavia "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare". Il Signore è esigente e ci vuole votati totalmente alla sua causa. Per questo è necessario che sappiamo valutare le nostre forze. Ci dice un santo dottore: "Non lascia nulla chi non lascia se stesso". Pietro e gli apostoli sono ancora bramosi dei primi posti... Urge la necessità di non farci ingannare dalle apparenze e dal sottile rifiorire dell'egoismo che è così difficile a morire! Anche se il Signore accoglie come vero quanto afferma Pietro, forse non sarebbe fuori posto un po' di umiltà e di timore quando facciamo le nostre assicurazioni di fedeltà agli impegni presi, sia come anime consacrate sia come discepoli del suo vangelo. L'adesione piena alla volontà del Signore dovrebbe guidare tutte le nostre scelte, anche quando ciò comporta la rinuncia ai nostri programmi di vita. Alla supremazia del Signore ci richiama anche il Siràcide quando dice: "Non presentarti a mani vuote dinanzi al Signore!" Non perché egli abbia bisogno di qualche cosa: tutto è suo. Ma la creatura ha il dovere di riconoscere che tutto ciò che è e che ha, è dono gratuito della benevolenza del Creatore. Da qui la riconoscenza e il ringraziamento, che è sempre da rinnovare.
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Pentecoste

Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.

24.MAGGIO 2015

Pentecoste, è quella dei 50 giorni dopo la pasqua dell'anno 30 della nostra era. Pentecoste è anche oggi, 50 giorni dopo la pasqua...ma nel terzo millennio. Lo Spirito Santo scende su di noi, come allora su quelli che si trovavano a Gerusalemme. Dio mette a disposizione il suo dono perché possiamo essere felici di vivere come figli suoi. Il dono è disponibile ogni giorno. Anche oggi e domani...sempre!

Spirito Santo ricordami sempre ciò che Gesù ha fatto per me, insegnami ad ascoltare. Spirito di sapienza rendi efficace per la mia vita la parola di Gesù, O Paraclito, abbi pietà, sostienimi, confortami, sorreggimi, guidami. Assistimi, ti chiamo presso di me,  per non aver paura.

Vieni, Spirito Santo! Vieni oggi è sempre!

VANGELO IN IMMAGINI

Riflessione domenica di Pentecoste

Se non c'è lo Spirito Santo, Dio è un estraneo, lontano e distante e la sua Parola vuota e incomprensibile. La stessa presenza di Cristo nel mondo, senza lo Spirito, è la foto di un uomo più o meno famoso, ma dimenticato e ignorato. Senza lo Spirito Santo la Chiesa e l'umanità intera è una Babele, senza dialogo e comunicazione, tutta tesa alla ricerca affannosa del potere e del gestire, senza la minima attenzione al bisogno e alle necessità degli altri. Senza lo Spirito siamo persone paurose e smarrite, forse vigliacche e codarde.
Anche noi, come la prima Chiesa degli Apostoli, abbiamo bisogno della Pentecoste che ci sconvolga profondamente dentro, che faccia crollare la paura e l'angoscia, rimpiazzare l'egoismo dall'amore, e sostituire il gelo dell'indifferenza col calore della solidarietà. Abbiamo bisogno anche noi di un terremoto che cambi il cuore e la vita e spalanchi le porte dei nostri "cenacoli" per raccontare la ricchezza e la pienezza della vita nuova che Cristo risorto ci ha donato.
Oggi, Pentecoste, non siamo più Babele, ma tutti ci ascoltano e capiscono, perché parliamo una sola lingua, quella dell'amore.

VIDEO DELLA SETTIMANA

IL RUOLO DEL PADRE

NOTIZIA DELLA SETTIMANA

24.maggio 2015

Romero è beato, festa il 24 marzo

Monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso nel marzo del 1980 mentre celebrava la messa, è stato proclamato beato nella cerimonia presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nella Piazza Salvatore del Mondo di San Salvador. La sua festa sarà il 24 marzo, giorno della morte. 

La lettera apostolica di papa Francesco, letta in latino e spagnolo durante la cerimonia, precisa che la figura del beato Romero sarà ricordata ogni 24 marzo, "la data in cui è nato al Cielo", ossia nella quale è stato ucciso da un cecchino per aver denunciato le violazioni dei diritti umani da parte della dittatura militare che governava allora il paese centroamericano.

Monsignor Oscar Romero è stato un “vescovo martire” capace di “vedere e ascoltare la sofferenza del suo popolo”. È uno dei passaggi dell'appassionata lettera inviata da Papa Francesco all’arcivescovo di San Salvador, monsignor José Luis Escobar Alas, in occasione della Beatificazione di monsignor Romero. “La voce del nuovo Beato – scrive Francesco – ricorda a ognuno di noi che la Chiesa non può avere alcuna divisione”.

“Un esempio dei migliori figli della Chiesa” che seppe costruire la pace “con la forza dell’amore” fino all’estremo sacrificio della vita. Papa Francesco ricorda così monsignor Romero in un messaggio per la Beatificazione del “vescovo martire” del Salvador.

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

Il Vangelo di Maria - Per un Giubileo di misericordia

Descrizione

Il Dio della misericordia ha scelto di nascere in una famiglia, in uno sperduto villaggio, in una periferia poco visibile, piena di problemi. Poteva farsi re o imperatore, ma non l'ha fatto. Ha scelto una famiglia. Ha scelto di farsi Figlio. Ha scelto una Madre. Una ragazza che ha in cuore un segreto a lei stessa ignoto. Una figlia d'Israele scelta per essere madre del suo Creatore, e in cui misteriosamente finisce per concentrarsi il cammino di salvezza della storia umana. Una creatura umile e debole come tutti noi, che accetta con coraggio di farsi sorprendere da Dio e da quel momento risplende di luce e grazia nuova. Una donna pienamente inserita nel suo tempo e nel suo popolo, che lavora, che va al tempio, totalmente immersa in questo mistero nella sua quotidianità operosa e che, anni dopo, quando si ritroverà al cospetto del Figlio morente, dilaterà la sua maternità per abbracciare l'umanità intera. La protagonista del racconto è Maria di Nazareth, la voce narrante è quella di papa Francesco, per il quale Maria è figura cardine di quella pedagogia della misericordia a cui ha dedicato il nuovo Giubileo.

DIOCESI DI BOLOGNA

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LE PAROLE DEL PAPA

Dio sempre ci aspetta, sempre ci capisce, sempre ci perdona.

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Mercoledì, 20 maggio 2015

CATECHESI DEL PAPA SULLA FAMIGLIA

La Famiglia - 15. Educazione

Oggi, cari fratelli e sorelle, voglio darvi il benvenuto perché ho visto fra di voi tante famiglie, buongiorno a tutte le famiglie! Continuiamo a riflettere sulla famiglia. Oggi ci soffermeremo a riflettere su una caratteristica essenziale della famiglia, ossia la sua naturale vocazione a educare i figli perché crescano nella responsabilità di sé e degli altri. Quello che abbiamo sentito dall’apostolo Paolo, all’inizio, è tanto bello: «Voi figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino” (Col 3, 20-21) . Questa è una regola sapiente: il figlio che è educato ad ascoltare i genitori e a obbedire ai genitori i quali non devono comandare in una maniera brutta, per non scoraggiare i figli. I figli, infatti, devono crescere senza scoraggiarsi, passo a passo. Se voi genitori dite ai figli: “Saliamo su quella scaletta” e prendete loro la mano e passo dopo passo li fate salire, le cose andranno bene. Ma se voi dite: “Vai su!” – “Ma non posso” – “Vai!”, questo si chiama esasperare i figli, chiedere ai figli le cose che non sono capaci di fare. Per questo, il rapporto tra genitori e figli deve essere di una saggezza, di un equilibrio tanto grande. Figli, obbedite ai genitori, ciò piace a Dio. E voi genitori, non esasperate i figli, chiedendogli cose che non possono fare. E questo bisogna fare perché i figli crescano nella responsabilità di sé e degli altri.

Sembrerebbe una constatazione ovvia, eppure anche ai nostri tempi non mancano le difficoltà. E’ difficile educare per i genitori che vedono i figli solo la sera, quando ritornano a casa stanchi dal lavoro. Quelli che hanno la fortuna di avere lavoro! E’ ancora più difficile per i genitori separati, che sono appesantiti da questa loro condizione:  poverini, hanno avuto difficoltà, si sono separati e tante volte il figlio è preso come ostaggio e il papà gli parla male della mamma e la mamma gli parla male del papà, e si fa tanto male. Ma io dico ai genitori separati: mai, mai, mai prendere il figlio come ostaggio! Vi siete separati per tante difficoltà e motivi, la vita vi ha dato questa prova, ma i figli non siano quelli che portano il peso di questa separazione, non siano usati come ostaggi contro l’altro coniuge, crescano sentendo che la mamma parla bene del papà, benché non siano insieme, e che il papà parla bene della mamma. Per i genitori separati questo è molto importante e molto difficile, ma possono farlo.

Ma, soprattutto, la domanda: come educare? Quale tradizione abbiamo oggi da trasmettere ai nostri figli?

Intellettuali “critici” di ogni genere hanno zittito i genitori in mille modi, per difendere le giovani generazioni dai danni – veri o presunti – dell’educazione familiare. La famiglia è stata accusata, tra l’altro, di autoritarismo, di favoritismo, di conformismo, di repressione affettiva che genera conflitti.

Di fatto, si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca. I sintomi sono molti. Per esempio, nella scuola si sono intaccati i rapporti tra i genitori e gli insegnanti. A volte ci sono tensioni e sfiducia reciproca; e le conseguenze naturalmente ricadono sui figli. D’altro canto, si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi. Privati del loro ruolo, essi diventano spesso eccessivamente apprensivi e possessivi nei confronti dei loro figli, fino a non correggerli mai: “Tu non puoi correggere il figlio”. Tendono ad affidarli sempre più agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo! Oggi ci sono casi di questo tipo. Non dico che accada sempre, ma ci sono. La maestra a scuola rimprovera il bambino e fa una nota ai genitori. Io ricordo un aneddoto personale. Una volta, quando ero in quarta elementare ho detto una brutta parola alla maestra e la maestra, una brava donna, ha fatto chiamare mia mamma. Lei è venuta il giorno dopo, hanno parlato fra loro e poi sono stato chiamato. E mia mamma davanti alla maestra mi ha spiegato che quello che io ho fatto era una cosa brutta, che non si doveva fare; ma la mamma lo ha fatto con tanta dolcezza e mi ha chiesto di chiedere perdono davanti a lei alla maestra. Io l’ho fatto e poi sono rimasto contento perché ho detto: è finita bene la storia. Ma quello era il primo capitolo! Quando sono tornato a casa, incominciò il secondo capitolo… Immaginatevi voi, oggi, se la maestra fa una cosa del genere, il giorno dopo si trova i due genitori o uno dei due a rimproverarla, perché gli “esperti” dicono che i bambini non si devono rimproverare così. Sono cambiate le cose! Pertanto i genitori non devono autoescludersi dall’educazione dei figli.

E’ evidente che questa impostazione non è buona: non è armonica, non è dialogica, e invece di favorire la collaborazione tra la famiglia e le altre agenzie educative, le scuole, le palestre… le contrappone.

Come siamo arrivati a questo punto? Non c’è dubbio che i genitori, o meglio, certi modelli educativi del passato avevano alcuni limiti, non c’è dubbio. Ma è anche vero che ci sono sbagli che solo i genitori sono autorizzati a fare, perché possono compensarli in un modo che è impossibile a chiunque altro. D’altra parte, lo sappiamo bene, la vita è diventata avara di tempo per parlare, riflettere, confrontarsi. Molti genitori sono “sequestrati” dal lavoro - papà e mamma devono lavorare - e da altre preoccupazioni, imbarazzati dalle nuove esigenze dei figli e dalla complessità della vita attuale, - che è così, dobbiamo accettarla com’è - e si trovano come paralizzati dal timore di sbagliare. Il problema, però, non è solo parlare. Anzi, un “dialoghismo” superficiale non porta a un vero incontro della mente e del cuore. Chiediamoci piuttosto: cerchiamo di capire “dove” i figli veramente sono nel loro cammino? Dov’è realmente la loro anima, lo sappiamo? E soprattutto: lo vogliamo sapere? Siamo convinti che essi, in realtà, non aspettano altro?

Le comunità cristiane sono chiamate ad offrire sostegno alla missione educativa delle famiglie, e lo fanno anzitutto con la luce della Parola di Dio. L’apostolo Paolo ricorda la reciprocità dei doveri tra genitori e figli: «Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino» (Col 3,20-21). Alla base di tutto c’è l’amore, quello che Dio ci dona, che «non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, … tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,5-6). Anche nelle migliori famiglie bisogna sopportarsi, e ci vuole tanta pazienza per sopportarsi! Ma è così la vita. La vita non si fa in laboratorio, si fa nella realtà. Lo stesso Gesù è passato attraverso l’educazione familiare.

Anche in questo caso, la grazia dell’amore di Cristo porta a compimento ciò che è inscritto nella natura umana. Quanti esempi stupendi abbiamo di genitori cristiani pieni di saggezza umana! Essi mostrano che la buona educazione familiare è la colonna vertebrale dell’umanesimo. La sua irradiazione sociale è la risorsa che consente di compensare le lacune, le ferite, i vuoti di paternità e maternità che toccano i figli meno fortunati. Questa irradiazione può fare autentici miracoli. E nella Chiesa succedono ogni giorno questi miracoli!

Mi auguro che il Signore doni alle famiglie cristiane la fede, la libertà e il coraggio necessari per la loro missione. Se l’educazione familiare ritrova la fierezza del suo protagonismo, molte cose cambieranno in meglio, per i genitori incerti e per i figli delusi. E’ ora che i padri e le madri ritornino dal loro esilio - perché si sono autoesiliati dall’educazione dei figli -, e riassumano pienamente il loro ruolo educativo. Speriamo che il Signore dia ai genitori questa grazia: di non autoesiliarsi nell’educazione dei figli. E questo soltanto lo può fare l’amore, la tenerezza e la pazienza.