PARROCCHIA DI SAN GIACOMO DI PIUMAZZO

PARROCCHIA SAN GIACOMO PIUMAZZO

DIOCESI DI BOLOGNA  -  Provincia di Modena 

Piazza Repubblica 1- Piumazzo -  41013 Castelfranco Emilia MO

Abitanti 4985

Telefono 059.93.12.08 

Parroco, don Remo Resca Parroco dal 30.gennaio 2005

Accolito, Jasmin Sabljakovic Accolito dal 13.gennaio 2002

Lettore, Stefano Tampieri Lettore dal 18.settembre 2011

 

Comunità delle Minime della Addolorata

Suor Pavana, Superiora

Suor Flora Msemwa

Suor Theresa Thalakkodan

Suor Eufemia

Suor Riccarda Guizzardi

 

Parroco Emerito: Can. Giulio Cossarini

 

Consiglio Pastorale Parrocchiale:

Luca Stanzani, Tampieri Stefano, Vignali Daniela, Rubbi Edoarda, Tomaso Ferrari, Maccaferri Amedeo, Ballestri Fernando, Lorenza Russo, Antonella Giorgis, Tabellini Lamberto, Luigi Vignoli, Cennamo Felice, Sabrina Malaguti, Luisa Zirotti, Suor Pavana, Valeria Ballestri, Jasmin Sabljakovic, Maria Rosa Simoni. 

 

Consiglio Per gli Affari Economici

Ferrari Tomaso; Mazzucchi Armando; Vignoli Luigi; Cennamo Felice

 

Consiglio Tecnico Parrocchiale

Ing. Tampieri Stefano; Geom. Marco Vignali; Rag. Tomaso Ferrari; Rag Vignoli Luigi; Dott. Mauro Tabellini

 

                      Ringraziamo per foto STUDIO ARCADIA di Willer Comellini

Chiesa di S. Giacomo

Per vedere l'interno della chiesa clicka sulla foto
Chiesa Parrocchiale di Piumazzo dedicata a San Giacomo Apostolo-Per vedere l'interno fai click sulla foto

La chiesa, documentata solo a partire dal 1233, esisteva probabilmente già a partire dal 1213, data di fondazione del Castrum Plumacium, ed era annessa ad un ospitale di cui non restano che tracce nei documenti d’archivio. Nel 1578 la chiesa passò al plebanato di Castelfranco Emilia. Dopo l’importante restauro avvenuto nel 1844l’edificio subì una ulteriore ricostruzione: la chiesa quindi mutò addirittura la disposizione dell’impianto (la facciata della chiesa romanica guardava ad ovest). La facciata è ora tripartita riprendendo la suddivisione dell’interno in tre navate. In essa si riconosce lo stile neoromanico ottocentesco evidente nella modellazione della superficie muraria piena su cui si inseriscono il rosone frontale, la soggetta di coronamento sostenuta dagli archetti ripetuti lateralmente e la strombatura del protiro. Il campanile annesso, a base quadrata, venne realizzato nel secolo XVIII in stileneoclassico, presentando dunque dei caratteri stilistici diversi dal resto della chiesa. L’interno, a croce latina con profonda abside presbiteriale, viene animato dal sapiente gioco cromatico dato dalla contrapposizione del bianco dello sfondo, dei basamenti dei pilastri e delle colonne con la bicromia delle nervature, che sottolineano l’incrociarsi delle strutture su cui si impostano le volte e la cupola, e con il motivo bicromatico degli archettia tutto sesto delle volte e delle tonde finestre. Sul transetto sinistro è collocata La vocazione di Giacomo e Giovanni di Gaetano Gandolfi (1734-1802) che fu realizzata per l’ornato dell’altare maggiore, terminato nel 1758, assieme a un suo pendant, già attribuito al fratello Ubaldo, ma più probabilmente opera di Domenico Pedrini. Mentre l’opera del Gandolfi propone una struttura dove le figure occupano con maestosa padronanza tutta la scena, il dipinto del Pedrini appare una composizione più manierata: le quinte dei due armigeri di spalle mettono in risalto il gruppo del Santo e dell’aguzzino, impegnato in una posa più coreografica che crudele. All’interno della canonica è conservata la pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario con san Domenico e santa Caterina. La composizione dell’opera è fortemente influenzata dallo stile classicista dell’accademia bolognese, anche se alcuni particolari rivelano contatti dell’autore con esponenti più maturi della pittura settecentesca come Marcantonio Franceschini e Gaetano Gandolfi. In epoca imprecisata, la tela ha subito la decurtazione della parte inferiore. Della veduta di Piumazzo che doveva apparire ai piedi dei due santi oggi si scorgono soltanto la punta del campanile e la sommità della Torre, come si presentava prima che i restauri la privassero della copertura.

DON REMO RESCA PARROCO DI PIUMAZZO
DON REMO RESCA PARROCO DI PIUMAZZO

La lista completa dei rettori della chiesa di San Giacomo

Don Giulio
Don Giulio

La lista completa dei rettori della chiesa di San Giacomo di Piumazzo,dal 1465, quando il rettore fu nominato dai Canonici di Monteveglio.

1465 - Don Corradino Primari

1490 - Don Nicolò Bartolomeo Paraffinai

1501 - Don Serafino

1513 - Don Sebastiano

1549 - Don Antonio Marescalchi

1567 - Don Giacomo Antonio Barbieri

1574 - Don Girolamo Castagnoli

1590 - Don Giacomo Filippo Barbieri

1616 - Don Giorgio Barbieri

1626 - Don Pellegrino Roberti

1627 - Don Tomaso Stamarini

1634 - Don Giacomo Fabbri

1641 - Don Giacomo Tarozzi

1644 - Don Antonio Vittori

1650 - Dott Andrea Tardini

1681 - Don Giulio Manlio Marchi

1690 - Don Pietro Giacomini

1704 - Don Giacomo Magagnoli

1733 - Don Pietro Piletti

1747 - Don Serafino Magri

1780 - Don Giovanni Garagnani

1810 - Don Giuseppe Cantelli

1830 - Don Felice Forlai

1867 - Don Vincenzo Salvioli

1888 - Dott Emanuele Lanzarini

1921 - Don Ulisse Turilli

1951 - Don Marino Dal Fiume

1968 - Don Giulio Cossarini

2005 - Don Remo Resca.

 

Domenica alle 10 la messa

Don Giulio Cossarini si congeda da Piumazzo 
dopo trentasette anni

Domenica la comunità parrocchiale di Piumazzo si riunirà attorno al proprio parroco don Giulio Cossarini (nella foto), che alle 10 celebrerà la Messa di commiato. Egli, infatti, dopo 37 anni di servizio pastorale, lascia la parrocchia per motivi di salute e di età. Per i suoi parrocchiani è di un saluto particolarmente sentito, poiché a Piumazzo egli ha dedicato gran parte della propria vita. Di animo nobile e gentile, colto, intelligente e arguto, disponibile al dialogo, in questi anni ha saputo farsi amare e rispettare, contribuendo enormemente alla crescita spirituale della parrocchia.

Don Giulio è nato il 10 aprile 1923 a Pieve di Cento. Fin da giovanissimo sente il richiamo della vocazione, tanto da essere ordinato sacerdote a soli 23 anni, nel 1946. Il suo primo incarico è il cappellanato nella parrocchia della Sacra Famiglia, servizio che ha svolto fino al 1960. In seguito viene nominato parroco a Caselle di Crevalcore. Sono anni difficili, nei quali serpeggiano tensioni sociali e politiche, ma la carica umana di don Giulio riesce a conquistare gli animi, tanto che numerosi parrocchiani si prodigarono per il restauro della chiesa parrocchiale. Nel 1968 viene nominato parroco di Piumazzo, incarico che ha mantenuto fino a oggi. Durante questi anni, numerose sono state le innovazioni introdotte assieme ai parrocchiani: ad esempio, l'istituzione del Carnevale dei Ragazzi; la celebrazione della giornata del Ringraziamento; l'apertura del bellissimo presepe meccanico nell'oratorio; l'istituzione della Paraliturgia durante la Veglia di Natale. Inoltre don Giulio, col suo gusto artistico, ha reso bella la chiesa di Piumazzo, prodigandosi negli interventi di restauro. Don Giulio è famoso anche per le sue omelie, sempre toccanti, profonde e per le sue liturgie, organizzate nei minimi particolari.

 

Piumazzo (Piumâz, o Pimâz nella locale variante di dialetto bolognese) è una frazione del comune di Castelfranco Emilia. Conta circa 5.000 abitanti ed è situata pochi chilometri a sud della via Emilia, nei pressi delle colline che sorgono tra Bologna e Modena. Sulla strada che conduce a Bologna, a circa 3 km, si trova il Santuario della Madonna della Provvidenza.

Fu fondata nel 1203 dalle armate bolognesi a difesa del confine posto sul torrente Muzza. Nel corso dei secoli ha vissuto parecchie vicissitudini ed è stato anche libero comune. Nel 1861 venne aggregato a Castelfranco Emilia e nel 1929 venne spostato dalla provincia di Bologna a quella di Modena, mentre la parrocchia di San Giacomo fa sempre parte della diocesi di Bologna. Culturalmente il paese è da sempre legato all'area bolognese (il dialetto locale è una variante di dialetto bolognese). Negli ultimi anni ha subìto un incremento demografico notevole.

(da Wikipedia)

L'origine del nome

DAL LIBRO "STORIA DI PIUMAZZO" DI GIOVANNI SANTUNIONE

SAN GIACOMO-IL PATRONO

San Giacomo

Apostolo 

BIOGRAFIA
Albrecht Dürer, San Giacomo, tavola a olio, Firenze, Uffizi, monogrammata e datata 1516Giacomo, detto «il maggiore», era figlio di Zebedeo e di Salome (Mc 15, 40; cf Mt 27, 56) e fratello maggiore di Giovanni l’evangelista, col quale fu chiamato tra i primi discepoli da Gesù e fu sollecito a seguirlo (Mc 1, 19s.; Mt 4, 21s.; Lc 5, 10). È sempre messo tra i primi tre apostoli (Mc 3, 17; Mt 10, 2; Lc 6, 14; Atti 1, 13). Pronto e impetuoso di carattere come il fratello, con lui viene soprannominato «Boanerghes» da Gesù (Mc 3, 17), ma è fra i prediletti di lui insieme col fratello, con Pietro e Andrea. La profezia di Gesù, secondo cui avrebbe bevuto con lui il calice del sacrificio e del martirio (Mc 10, 35-45; Mt 20, 20-28), si realizzò in pieno, quando Giacomo fu il primo tra gli apostoli a dare il sangue per il suo Signore, e come lui fu fatto decapitare durante le feste pasquali da Erode Agrippa I, nel 42/43 (Atti 12, 1-2). San Giacomo non fu l’evangelizzatore della Spagna, né vi è certezza che vi sia stato trasportato il suo corpo: Venanzio Fortunato attesta che ai suoi tempi (VI secolo), si trovava a Gerusalemme. Però dal secolo IX, san Giacomo ebbe un culto straordinario a Compostella nella Spagna (Galizia), che lo ebbe protettore della sua fede e libertà contro i Mori. Quel santuario divenne per l’Europa uno dei maggiori luoghi di pellegrinaggio nel medioevo e oltre.

DAGLI SCRITTI...
Il Martirio…Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo.
I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi é nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioé non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece di lotte e di sudori. Non é questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente é tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli.
Osservate quindi come, rispondendo loro con un’altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: «Potete voi bere il calice» e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: «Possiamo!». Promettono immediatamente, senza sapere ciò che chiedono, con la speranza che la loro richiesta sia soddisfatta. E Gesù risponde: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc 10, 39). Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioé, sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. «Ma sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo; é per coloro per i quali é stato preparato» (Mc 10, 40).
Dopo aver preparato l’animo dei due discepoli e dopo averli fortificati contro il dolore, allora corregge la loro richiesta. «Gli altri dieci si sdegnarono con i due fratelli» (Mt 20, 24). Notate come tutti gli apostoli siano ancora imperfetti, sia i due che vogliono innalzarsi sopra i dieci, sia gli altri che hanno invidia di loro. Ma, come ho già detto, osservateli più tardi, e li vedrete esenti da tutte queste miserie. Giovanni stesso, che ora si fa avanti anche lui per ambizione, cederà in ogni circostanza il primato a Pietro, sia nella predicazione, sia nel compiere miracoli, come appare dagli Atti degli Apostoli. Giacomo, invece, non visse molto tempo dopo questi avvenimenti. Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da parte ogni interesse terreno, perverrà ad una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.

Voi non sapete quel che chiedete…
Giacomo il maggiore, l’apostolo fratello di Giovanni è il primo apostolo a subire il martirio dimostrando come fosse pronto ad immolare la propria vita per il Signore. Essere discepoli ed apostoli di Gesù significa anche saper offrire la propria vita. Gesù stesso preannuncia questo futuro alla madre di Giacomo e di Giovanni che già li vedeva beneficati di gloria e di onori terreni. L’intervento materno, comprensibile dal punto di vista umano produce però delle tensioni nel collegio apostolico. Evidentemente a quegli onori aspiravano un po’ tutti gli apostoli ed ognuno si sentiva più degno dell’altro per assumere a posti di maggior onore. L’intervento di Gesù è valido per tutti e non solo per la richiesta della madre ed è insegnamento per noi quando ci sentiamo troppo legati ai riconoscimenti materiali.
     

    

Dalla vita del nostro Santo:

Giacomo di Zebedeo, detto anche Giacomo il Maggiore, san Jacopo o Iacopo (... –Giudea, 43 o 44), fu uno dei dodici apostoli di Gesù. Figlio di Zebedeo e di Salomè, era il fratello di Giovanni apostolo. È detto "Maggiore" per distinguerlo dall'apostolo omonimo, Giacomo di Alfeo detto "Minore". Secondo i vangeli sinottici Giacomo e Giovanni erano assieme al padre sulla riva del lago quando Gesù li chiamò per seguirlo. Stando al Vangelo secondo Marco, Giacomo e Giovanni furono detti da GesùBoanerghes ("figli del tuono"). Giacomo fu uno dei tre apostoli che assistettero allatrasfigurazione di Gesù. Secondo gli Atti degli Apostoli fu messo a morte dal re Erode Agrippa I.

È venerato da tutte le chiese cristiane che riconoscono il culto dei santi. Giacomo e suo fratello Giovanni, figli di Zebedeo e Salomè, nati a Betsaida, erano pescatori insieme al padre sul lago di Tiberiade. Giovanni e Andrea furono, secondo il quarto vangelo (scritto, secondo la tradizionale identificazione cristiana, dallo stesso Giovanni), i primi discepoli di Gesù, che essi seguirono dopo che Giovanni Battista lo aveva indicato loro come il Messia. Il loro incontro avvenne subito dopo il battesimo di Gesù, probabilmente nell'anno 28 (o nel 31 secondo alcuni). Ai due si unirono quasi subito i rispettivi fratelli, Giacomo e Simone (Pietro). Giacomo e Giovanni furono da Gesù soprannominati "figli del tuono" per sottolineare l'inesauribile zelo di cui erano dotati questi apostoli, ma anche il loro temperamento impetuoso.

Con Pietro fu testimone della trasfigurazione, della resurrezione della figlia di Giàiro e dell'ultima notte di Gesù al Getsemani. Come appare evidente, sono tre situazioni molto diverse: in un caso, Giacomo e gli altri due apostoli sperimentano in modo diretto la gloria del Signore, vedendolo a colloquio con Mosè ed Elia; in occasione della resurrezione della figlia di Giairo, assistette ad uno dei miracoli più toccanti compiuti dal Maestro e ancora, al Getsemani, si trovò di fronte alla sofferenza e all'umiliazione di Gesù, al suo aspetto più umano. Vide come il Figlio dell'Uomo si umiliò, facendosi obbediente fino alla morte. Dopo la morte e la resurrezione di Cristo, Giacomo assunse un ruolo di spicco nella comunità cristiana di Gerusalemme.

 

Dall’Udienza generale di Papa Benedetto XVI de 21 giugno 2006


Da san Giacomo, dunque, possiamo imparare molte cose: la prontezza ad accogliere la chiamata del Signore anche quando ci chiede di lasciare la “barca” delle nostre sicurezze umane, l’entusiasmo nel seguirlo sulle strade che Egli ci indica al di là di ogni nostra illusoria presunzione, la disponibilità a testimoniarlo con coraggio, se necessario, fino al sacrificio supremo della vita. Così Giacomo il Maggiore si pone davanti a noi come esempio eloquente di generosa adesione a Cristo. Egli, che inizialmente aveva chiesto, tramite sua madre, di sedere con il fratello accanto al Maestro nel suo Regno, fu proprio il primo a bere il calice della passione, a condividere con gli Apostoli il martirio. E alla fine, riassumendo tutto, possiamo dire che il cammino non solo esteriore ma soprattutto interiore, dal monte della Trasfigurazione al monte dell’agonia, simbolizza tutto il pellegrinaggio della vita cristiana, fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, come dice il Concilio Vaticano II. 

Seguendo Gesù come san Giacomo, sappiamo, anche nelle difficoltà, che andiamo sulla strada giusta.

PREGHIERA A SAN GIACOMO APOSTOLO

 

 

Al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, amore infinito, presenza misteriosa e reale, rendiamo grazie per averci donato la Chiesa, feconda di grazia e di santità, e in essa S. Giacomo Apostolo .

 

O Apostolo di Cristo, facci sentire la gioia di saper pronunciare un si generoso

e totale alla chiamata del Signore,

così come tu fosti disposto a lasciare tutto,

dopo aver ascoltato la voce del Maestro che ti diceva: seguimi!

 

Contemplativo del Signore, prescelto insieme a Pietro e Giovanni ad essere partecipe alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor,

dona anche a noi occhi trasfigurati che non vedano "se non Gesù solo" e,

pieni di stupore e di adorazione, aiutaci a fare di Dio l'Assoluto della nostra vita.

 

Figlio del tuono, donaci la tua audacia e la tua prontezza nel corrispondere con fedeltà

al credo che professiamo,

sino a fare della nostra vita un dono per Dio

e per i fratelli senza riserve e per sempre.

 

Trasformaci in testimoni di Cristo, credibili fino in fondo,

anche quando le ferite del vivere scavano dentro di noi solchi di dolore e sfiducia.

 

Amico di Dio, raccogli il pentimento per i nostri errori ed i nostri peccati,

aiutaci a presentarlo al Padre della misericordia,

perché graziati dal Signore diventiamo uomini nuovi,

capaci di amare sul serio perfino i nostri nemici.

 

Fratello maggiore, sii accanto a noi e sostienici mentre cerchiamo di fare un'esperienza profonda della paternità divina; così ci sentiremo "figli nel Figlio"

e un giorno, con tutti i santi, concittadini del Cielo.

Amen.

 

 

CONFERIMENTO MINISTERO DEL “LETTORATO” a Stefano Tampieri, domenica 18 Settembre 2011

Stefano TAMPIERI

Il  18 settembre con la Benedizione del Vescovo è  iniziato il mio Ministero di Lettore presso questa Comunità parrocchiale, la stessa dove sono nato e cresciuto, dove ho ricevuto i Sacramenti, dove vivo e lavoro. L’Istituzione giunge al termine di un

lungo ed impegnativo percorso di formazione che ho seguito a Bologna negli anni

2009/2010 e segna l’inizio ufficiale di un cammino nella Comunità e per la Comunità.

La missione come Lettore, piuttosto impegnativa, ma altrettanto coinvolgente, sarà quella, continuando la mia vita da laico, di essere d’aiuto agli altri nella ricerca di Cristo, particolarmente attraverso la Parola di Dio. Come ci è stato ripetuto più volte durante il corso: “il Ministro non è colui che fa, ma colui che aiuta a fare”. Il Ministero del Lettore si innesta profondamente nel Sacramento Battesimale (peraltro, tema centrale dell’ Anno Liturgico che sta per iniziare), poiché nasce per promuovere la partecipazione e la corresponsabilità di ogni battezzato all’interno della Chiesa, aumentando la consapevolezza di ciascuno di vivere una Vita nuova inserita nel Mistero di Cristo. Ringrazio don Remo per avermi proposto di intraprendere questo percorso (nel 2009, durante l’Ottavario della Madonna della Provvidenza alla quale affido il mio Ministero), il Consiglio Pastorale per il consenso e la fiducia mostrati nei miei confronti e chi mi è stato vicino in questi due anni. Sento la responsabilità di questo incarico, pertanto chiedo la vostra preghiera, sperando (1 Cor 15) “di poter trasmettere a voi quello che anch’io ho ricevuto, …cioè che Cristo morì, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture”. 

Stefano Tampieri

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