DIARIO DAL 24/12/2017

24 Dicembre 2017 Domenica

Messa unica al mattino, partecipata. Bella l'organizzazione delle catechiste, con inviti augurali e canto finale dei bambini. Clima gioioso; chiedo allo Spirito sia anche clima di preghiera.

 

Il babbo sta per essere trasportato a casa in ambulanza. Ogni ricovero per lui è soluzione di un problema e apertura di un altro. Stamattina attraverso il racconto, da parte della moglie, dei sei anni di malattia estrema di Romano Mezzanotte, capisco che, pur grave e infinitamente limitante la condizione del babbo, la "voglia di vivere" ha un potere immenso. Quale sorte ci aspetta? 

 

Sempre dal ricordo di don Giovanni Benassi, prete molto "serio", capisco quanto la "gioia" sia importante testimonianza cristiana. Non sta bene chiedersi troppo "chi siamo", "cosa dobbiamo fare", "quale è il proprio carisma". Tuttavia oggi ispira rapportare questa domanda, alla risposta data prima: "la gioia" è vera vocazione, carisma, servizio. Ci sono anime che sanno fare e dire poco, ma hanno il dono di innata letizia, semplicità; a loro pare di donare niente, invece donano Dio, attraverso la gioia.

 

La povertà, tanto conclamata da Papa Francesco, oggetto di una domanda costante, ricerca e anche disagio, di fronte a tante possibile risposte, non autentiche, o non realizzabili, oggi trova prospettiva nuova, personale e positiva. Non nel vivere di fame e di freddo, non la mancanza di soldi, cibo e vestiti, ma la "mancanza di tempo", la "impotenza di fronte a situazioni più grandi", come l'avere in casa un malato grave, cronico, due genitori anziani. Vivere con semplicità e gratitudine questa situazione, senza omettere, per quanto possibile, la cura di se stessi e del proprio lavoro, questa è la "povertà buona" che chiede Gesù; accettare con pace e gioia le limitazioni concrete del proprio destino, non sentendole come ostacoli, ma occasioni. 

 

Lo scenario evangelico, anche la tradizione classica della spiritualità, non contempla il caso della malattia, la malattia moderna, quella che trova sempre una risposta clinica, la quale non fa che  prolungare l'infermità, spostare in avanti la morte, con conseguenze assolutamente nuove, per l'anima del malato e di chi gli sta vicino. Le lunghe malattie fino a poco tempo non esistevano, dunque sono ambito di una condizione spirituale nuova. Come detto, i malati gravi cronici sono sacramento insieme del Natale e della Pasqua, di Gesù bimbo e di Gesù che soffre, qualcosa di inauditamente nuovo, e misteriosamente, drammaticamente, completo.

 

in casa abbiamo cambiato i letti, al babbo quello attrezzato, alla mamma il mio singolo, io il loro. Adesso dormo nel matrimoniale, lettone in cui andavo da piccolino. Adattamento al presente, recupero del passato, conformazione a colui "che esce come sposo dalla stanza nuziale

27 Dicembre 2018. Mercoledì 

Natale e S. Stefano con bella preparazione, di chiesa, altare, liturgie, presepe, mostre, ecc confortante presenza di gente ai vari momenti. Continua alternanza per me fra chiesa e camera del babbo, dona dimensione intensa. Se il rischio della routine (religiosa) è la banalità, gli eventi me ne preservano. Vivo una forte limitazione, apparentemente. Ma la presidenza nelle celebrazioni, pubblica, comunicativa, ne risente positivamente.  

 

Continuo a frequentare l'universo spirituale di Gianni Zaccherini, la lettura personale della Apocalisse, i commenti di D. Barsotti, le omelie di Dossetti. Sento l'aiuto di questi testimoni e maestri e parimenti il dovere di percorrere una mia strada, non per egoismo, ma sincerità, responsabilità, gioia. Nella mia ricerca, incrocio la relazione del Prof. Massimo Cacciari sulla Apocalisse: non dice tutto, ma qualcosa di importante lo dice proprio bene. 

Durante le pulizie in teatro, per preparare il Concerto Banda del 26 Dicembre, mi lascio andare con Stefano alla idea di una lettura pubblica e continuata della Apocalisse: "Immagina 22 lettori, che si alternano, in un pomeriggio o sera ... sento che leggerla tutta, in una volta sola, sia una esperienza vera, straordinaria, utile, che può fare del bene e aprire tante strade ...".

 

Babbo mangia sempre di meno, dorme sempre di più. Potrebbe riprendersi, potrebbe non riprendersi. In casa si è trovato equilibrio nel gestire tecnicamente la situazione. Il nuovo lettino attrezzato, dal babbo accettato (temevo un rifiuto, per l'evidente messaggio di gravità) aiuta molto e lui sente protezione. Anche mamma più serena: con l'aiuto dei servizi infermieristici domiciliari, avverte di poter affrontare le necessità. Ovviamente si appoggia molto a me, questo è naturale e benefico, per entrambi. 

 

Visita a Teresa, bimba di 14 anni, venuta con la famiglia ad abitare a Piumazzo da poco, gravemente cerebrolesa, minutissima, non parla, non cammina. Insistentemente prende il mio braccio perchè la avvolga e la mano perchè la accarezzi. Mamma Floriana stupita dice: "è sempre molto sospettosa con chi incontra la prima volta ... si vede che la sente subito uno di famiglia".  Poco dopo, alla Messa leggiamo: "Ciò che i nostri occhi hanno visto, le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, perchè la Vita si è fatta visibile, noi lo comunichiamo a voi, perchè la nostra gioia sia piena" I Giov 1-2

 

28 Dicembre 2017 Giovedì 

La lezione di Cacciari e la omelia di Dossetti, alla messa del giorno di Natale, sono la luce del giorno. Visioni estreme, dunque semplificate e fortissime, che spingono a conversione. Chiavi per un rinnovato ministero, che avverto significative anche per il cuore dei giovani.

 

Immagino di lasciare tutto, "con solo un sacchetto sulle spalle" - lo so bene che è solo una immagine - partire, per vivere di Cristo, solamente e totalmente. C'è qualcosa che lo impedisce, anche nel presente. Una vita parrocchiale che non tocca il centro delle cose, banale e mondana, triste e inutile. Non lo dico contro persone o cose, in mezzo alla quali vivo, verso cui c'è stima e riconoscenza, ma contro di me, che non mi decido alla luce. 

 

Trovare Cristo nella preghiera, nella Parola, quella "del giorno". Comprendo come sia importante non scegliere la Parola, ma lasciarsi scegliere da lei. Perchè in essa ci sono temi molto diversi: invito alla lotta e invito alla pace, inviti al pianto e inviti all'allegria, inviti alla azione e inviti all'attesa. La Parola "del giorno" è quella da ascoltare, per capire la quale, occorre consuetudine a tutta la Sacra Scrittura. Ecco il senso dello studio e della lectio divina.

 

Si impone sicuramente una conversione, anche operativa, esteriore. Ma essa deve procedere da quella interiore. In molta parte è la vita stessa che costruisce il cambiamento, anche la vecchiaia e malattia fanno parte di questa opera divina. Ma è certo che, se non nasce da Dio, ogni cambiamento è inutile, e più dannoso dell'inerzia, "perchè nasce da orgoglio" come ha detto papà, nella sua ultima, solenne, parola magistrale. Eppure proprio il rapporto con mio padre, dalla personalità così diversa, dalla costante tensione, fra una mia forma di strada che lui non capisce, disapprova, eppure alla fine commosso accetta e stima, è chiave per la svolta. 

 

Il Papa, in una Lettera Apostolica del 11 luglio 2017, stabilisce un terzo "criterio di santità", nei processi di canonizzazione, accanto a "martirio" e "eroicità delle virtù", quello di "dare la vita per gli altri". La virtù personale passa in secondo ordine rispetto all'amore, che acquista così evangelicamente il primo posto. Nello stesso giorno, il Papa proclama la Festa di Maria Maddalena, solenne come quella degli Apostoli. La fede del futuro, più mariana, femminile e popolare, legata a Maria e ai poveri, dove "ascoltare e dare rilievo di più le donne, alle religiose"

 

Marisa (nome fittizio), telefona dicendo di avere bisogno. So che chiederà soldi. Le do appuntamento in chiesa, per sacralità e creare difesa. Mentre racconta per l'ennesima volta le sue disavventure, dove emerge, fra le necessità, il regalino ai figli, (già trentenni), benzina, meccanico, gommista, sigarette, oltre che bollette scadute, affitto non pagato, ecc. Combatto fra la volontà di ascoltarla, in quanto "povera", vedervi Cristo, e la voce di mio padre, che taglierebbe corto, dicendo "è una stupida, viziosa, assecondarla non le si fa bene". Resisto nel non dare soldi, ma cerco di lasciare aperto il discorso, nella gentilezza. Se ne va serena.

 

In una prospettiva apocalittica, da fine di ogni cosa, di "Cristo Tutto in Tutti", cosa importa se una creatura non riesce a creare armonia con questo mondo; se pur corteggiandolo ne rimane costantemente scartata; cosa importa se sciupa il suo tempo e le sue energie ad inseguire briciole di un benessere che non ha più consistenza, a fronte di Splendore altro, per tutti. La cosa drammatica è che in me, prete e chiesa, non vede questo Splendore altro, ma un rubinetto di quel mondo vecchio, fatto di pochi spiccioli, per benzina, regalini e sigarette. 

 

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Dopo la Messa del Santi Innocenti, lettura di un testo di don Umberto Neri, su "Indicazioni per una nuova evangelizzazione", dal sito "Esegesi delle Scritture". Riflessione intelligente e ispirata, per orientare presente e futuro nella verità. Collegata al nostro Anno della Missione, della Parola e al nostro leggere in parrocchia l'Apocalisse: 

"La vita cristiana infine dovrà connotarsi come vita “escatologica”.

Nella consapevolezza del compimento dei tempi ormai avvenuto in Cristo, e nell’orientamento costante alla “fine” che rivelerà la giustizia e la verità del Signore, compiendo, finalmente, “giustizia vera” per tutti coloro che nel mondo hanno subìto afflizione e hanno atteso l’epifania del Salvatore.

Ma “vita escatologica” significa anche esistenza vissuta in quella integralità di fedeltà che può derivare solo dalla consapevolezza che effettivamente gli ultimi tempi sono giunti, e che sarebbe stoltezza suprema abbarbicarsi alle realtà già giudicate transeunti e illusorie.

Anche qui, è proprio necessario precisare che questo “escatologismo” non comporta affatto distacco dalle contingenze storiche e dall’impegno storico, ma anzi – nella nuova, inaudita libertà che ne deriva – una capacità incomparabilmente più grande di giocare la propria vita, tutta la propria vita, per la verità.

Don Umberto Neri

Scopro un libro, nella mia biblioteca: IL SIGNORE - di Romano Guardini -  un classico, il cui ultimo capitolo è tutto sulla Apocalisse. So già come passerò la notte.

 

l’Apocalisse è un libro di consolazione. Non è una teologia della storia o dei Novissimi, ma un conforto che Dio ha dato in mano alla sua Chiesa sul finire dell’epoca apostolica. Di questo conforto essa aveva bisogno, perché era molto tribolata. Lo Stato romano aveva dichiarato il cristianesimo suo nemico  e pose tra se stesso e quella fede l’aut aut. Ora ebbero inizio le persecuzioni vere e proprie e durarono più di duecento anni - facciamo bene a tenere a memoria questo numero. La prima di esse, quella di Domiziano, è la persecuzione dalla cui esperienza vissuta nasce l’Apocalisse...

Ma come consola Dio? Non come se dicesse: “La situazione di angustia, in fondo, non è tanto negativa”; essa è negativa e viene anche vista come tale. Dio non promette neppure interventi prodigiosi. La storia ha il suo tempo e il suo potere, anche quando si dirige contro Dio, ed essi non vengono aboliti. Tuttavia al di sopra della realtà terrena è indicata quella celeste. Al di sopra delle potenze della storia, che danno tribolazione, appare, silenzioso e inatteso, colui che esse attaccano, Cristo. Egli tutto vede, pondera tutto, dall’esordio intimo nel cuore fino all’estremo esplicarsi degli effetti nel corso degli eventi, e tutto scrive nel “libro” del suo sapere infallibile. E un giorno scoccherà l’ora in cui tutte le cose avranno avuto il loro tempo. Allora esse passeranno, ma Cristo vive. Tutto verrà di fronte a lui, ed egli pronuncerà la parola che svela ogni opera dell’uomo, assegna a ciascuna il suo preciso valore e permane in eterno... È questa la consolazione.  

                        Romano Guardini, testimone di carità intellettuale, apostolo dei giovani

 

29 Dicembre 2017 Venerdi 

Buon giorno, Gesù! Mi preparo, nella consolazione e nella tribolazione, ad un nuovo giorno, sulla tua Parola. Nella notte, papà ha chiamato più volte, per essere sollevato dalle sue pene fisiche. Per me è stato dolce, per lui di aiuto. Beato il figlio che può soccorrere il padre e Beato il padre che è soccorso dal figlio. 

 

"Signore apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode". Urge un bisogno apostolico, di donazione di vita, per il bene delle anime. Nella fede, per la loro fede -  Preghiera - Coltivare la divina Presenza. Lasciandosi andare con la chiesa dei santi - immagino di pregare a fianco di S Theresa di Gesù Bambino e a fianco di mio papà - Mi preparo al funerale di Silvana Zanna. 

 

Il tema della evangelizzazione dei giovani. Ingannevole coltivare illusioni, percorrendo strade sbagliate, obiettivi fuorvianti, ansie inopportune. Essi, come noi e più di noi, respirano il clima del tempo. Tentazione di uno spiritualismo razionalista (es. buddismo), tentazione di una ideologia tecnicistica (culto per la hi teh, in ogni sua forma). Vero problema, una chiesa di Cristo spenta. Lasciare che lo Spirito ci riaccenda. Preghiera, Parola, Luce, Verità. Ora!  Rosario! 

 

L'attaccamento alla Parola si compie con l'esercizio ordinato, appassionato e continuo della sua lettura e ascolto. "Chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto" I Gv. 2,4 Importante costruire un cammino, un ordine, un programma. Poi rimanere fedele alla "pratica", seguendo i criteri consueti: premettere e accompagnare con la preghiera dello Spirito Santo; intercalare silenzi; cercare vie di concretizzazioni, piccole, nella mia vita, nei miei rapporti. Se poi qualche volta, o spesso, non si riesce a capire, o a capire adeguatamente, non importa, è un atto di amore umile, quello di rimanere tranquilli e fiduciosi, proseguendo nel cammino. Orgoglioso e superbo chi vuole capire subito, capire tutto, sa quasi di volontà di possedere una sapienza, qualcosa di proprio, che contraddice lo Spirito della fede, che è umiltà, solo ricevere, con adorazione grata e operosa. 

 

 Le 7 stelle, che stanno nelle mani dell'Agnello, davanti ai 7 candelabri d'oro, sono i 7 angeli delle 7 chiese. Angeli, che poi nella interpretazione dei Padri, accanto alle creature celesti, sono i rispettivi Vescovi. Dunque, nel mio ministero di presidenza, in comunione col vescovo, sono anche io "stella" della comunità di Piumazzo. Come sarò oggi luce?

Al funerale di Zanna Silvana (10/1/1948 - 27/12/2017) si respira un clima che ricorda le caratteristiche descritte da D. Umberto Neri, sulle comunità nate dal vangelo : semplicità, serenità, libertà, pace, gratitudine, affetto. Ispira leggere alla Messa le letture del giorno, liberi di proclamare la fede, la "parola", senza bisogno di minimizzare o mediare. Il Coro dei giovani canta, anche questo è un "segno". 

Dal saluto di Luca Palazzolo: 

"Se c'è un aggettivo adatto a descriverti, cara Silvana, questo è "serena". In questi anni non c'è mai stato un momento in cui ti abbia vista arrabbiata, agitata, nervosa. Nemmeno in questi ultimi giorni, in quel posto nuovo per te, Avevi sempre un sorriso per tutti, una parola buona, un consiglio da dare. "Eh tanto passa!" amavi dirci ogni volta che ti raccontavamo le nostre paure, o le nostre sofferenze. E questa tua leggerezza e positività, la terremo sempre di insegnamento, per tutti i giorni che avremo davanti. Ora però concedicelo, non so quando passerà, e so già che tu ci guarderai storto, come facevi sempre quando dicevamo qialcosa di sbagliato. "No" ci dicevi quando qualcosa non ti piaceva, ma con quella dolcezza ed educazione che ti hanno sempre contraddistinto. Piccola di statura, ma fortissima. I tuoi occhi azzurri, sempre sorridenti alla vita, sempre curiosi. Curiosi come quell'estate, di qualche anno fa, quando per la prima volta hai visto il mare. Curiosi anche in questi giorni, con tutte quelle persone in camice bianco che ti giravano attorno. i tuoi occhi non li scorderò mai. Grazie per esserci sempre stata vicina. Nel tuo stesso modo noi saremo sempre vicini a Silvano. Ora ciao Silvanina e come amavi dirci tu ... Baci Baci  Ti vogliamo bene 

6 Gennaio 2018 Epifania del Signore

Continua il cammino sulla Parola. Uno dei gesti più significativi di questi giorni è la sistemazione della libreria, nella quale i testi sulla Sacra Scrittura, sparsi un pò ovunque, ora sono raccolti in una unica sezione.

 

E' interessante la sistemazione data alla mia libreria. Chiari i comparti di "agiografia" e "spiritualità", con una sezione dedicata a Don Divo Barsotti, a don Giuseppe Dossetti, al card Biffi e a Papa Ratzinger. Importante la zona di "letteratura", con molte opere classiche e moderne. Poi i mondi "pellegrinaggio" e "montagna", parte significativa nel mio cammino umano e religioso. Due piccoli settori di "storia" e "liturgia", poche opere di teologia, pastorale e catechesi. Adesso la Parola di Dio risplende, anche fisicamente, al mio sguardo. I libri che possiedo non sono tanti, importante che siano amati e frequentati. 

in casa le cose pare abbiano trovato un loro equilibrio. La situazione del babbo è stazionaria, tale comunque da richiedere sempre costante presenza e dedizione. Sono anziano io e ho due genitori anzianissimi. E' un momento così, della vita. In un commento alla Apocalisse, precisamente al cap 4,4: "Vidi un trono e attorno 24 seggi, sui quali erano seduti 24 vegliardi, ciascuno con corone d'oro sul capo" Romano Guardini dice: "Non è la gioventù che comprende l'umano. Ma esso è espresso pienamente dalla età che ha attraversato tutte le prove e le altezze, maturata ogni cosa" 

 

Cerco di riprendere il ministero parrocchiale, anche la visita all'Ospedale di Castelfranco, i vari impegni, fra cui il calendario delle benedizioni, in preparazione alla Pasqua. Si può e si deve fare ancora molto; il Papa nel messaggio di capodanno sulla Pace, indica la figura esemplare di S. Francesca Cabrini, patrona degli emigranti, donna di somma dedizione, pur con forze ficiche limitate. Mi coinvolge particolarmente, essendo la Cabrini morta il 22 dicembre. Comunque sono contento che al centro del cuore rimanga la Parola, fulcro attorno a cui ruota tutto, la ripresa, la azione, la contemplazione, la consolazione, l'avvenire. 

Ora al Policlinico, nel reparto dove è stato il babbo, dove presemibilmente a breve dovrà tornare, c'è Simoni Dina, Giusy Fossacreta, Nino Maccaferri ... dentro quelle finestre, un pò di Piumazzo


Oggi 'Epifania. Grande festa di luce e gioia. Il misero della benevolenza e della grazia ci avvolge e ci innonda. Eppure rimane un grande dolore, per l'impressione di non vedere i frutti. Mi colpisce particolarmente, nella Parola di Dio, l'accenno alla fecondità del credente: "Ecco guarda, i tuoi figli vengono da lontano, esulta e si commuove il tuo cuore" Isaia 60,4. Pregare, credere, fare penitenza e aspettare il realizzarsi di promesse incalcolabili. 

 

Alla sera leggo "Guerra e Pace" di Tolstoi. Tutto è nato da una conversazione col marito dell'architetto Adriana, ha citato questo libro e in me si è accesa come una luce, una chiamata, a questo autore, mai frequentato, il cui cristianesimo sincero e problematico, la cui tensione etica, può essere fuorviante. Comunque anima viva, genio dell'umano, forse mio compagno di cammino nel 2018 

 

Molto bella la giornata parrocchiale della Epifania: S Messa con Presepe Vivente, calza della Befana, Tombola al pomeriggio, e visite interminabili al presepe in Oratorio

Leggo in Romano Guardini, "il Signore",  un capitolo sulla ADORAZIONE:

"Adorare Dio è espressione di verità: della verità che non si logora mai, che non si esaurisce mai, che si dispiega sempre più profonda. Per questo è buona cosa adorare. Per questo la volontà dell'uomo vi rimane tutelata - di più: vi si fonda, perchè la dignità dell'uomo viene dalla verità, e l'uomo, quando si inchina davanti a Dio, è giusto e libero. L'atto di adorazione ha in sè qualcosa di infinitamente casto, benefico, edificante. Qualche cosa di salutare. Quanti rapporti si intersecano qui! In essa è anche la purezza. La purezza dello spirito è qualcosa di molto grande. Il corpo ha la sua purezza, il sentimento ce l'ha, così pure lo spirito"

9 Gennaio 2018 Martedi

Avrei dovuto essere a questa ora ad Abadin, sull'altipiano, nella parte finale del Cammino del Nord, a 140 km da Santiago de Compostela. Un altro cammino invece a Provvidenza mi fa percorrere, non meno bello, purificante e edificante.

 

Stamattina funerali di Giovanni Zannoni, il caro "moviola" (per il suo incedere in bicicletta a lentezza impressionante) amico del babbo, sedevano a fianco, a messa, nello stesso banco. Sono contento di essere rimasto a Piumazzo, anche solo per essere stato presente al funerale di Giovanni. Durante l'omelia, nello sfondo riecheggiava una frase, ascoltata ieri sera, durante la finale del film: "Lo Hobbit", di un autore profondamente cristiano: -  "Si ritiene che solo un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Ho scoperto che sono le piccole cose…le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura… e lui mi da coraggio». [J.R.R.Tolkien – Lo Hobbit]

17 Gennaio 2018 Mercoledì S. Antonio Abate

Quasi una settimana che non scrivo. Mercoledi scorso, 10 gennaio, appuntamento in H per ecografia e visita di controllo al babbo. Niente di nuovo, un piccolo equilibrio, molto in basso.

Stanotte, sentendone la voce, mi avvicino: "babbo hai chiamato?" "non ho chiamato, mi lamento". Una pena infinita, che mi ispira un pensiero:

 

"ll lamento è l'ultima parola dell'uomo prima del silenzio. Non possiamo impedire questa estrema voce, togliere questo sussurro di vita. Beato chi saprà ascoltare ogni sussurro di vita"

 

Chiama in media 15-20 volte per notte. Ad alta voce, con insistenza, come bimbo che sa come toccare il cuore di chi ha vicino. Spesso è proprio solo un lamento, un bisogno di rassicurazione, un dire: "ci sono, voi ci siete?". A volte improvvisi attacchi di nausea, un malessere dentro che lo fa gemere. In quelle circostanze dice: "ma cosa ho?" "Cosa è questo?" Chiede da bere, di spostarsi, alleviare il prurito, "che ore sono?" ... Ormai ci stiamo abituando, ma mi chiedo, accanto alla umana capacità di adattarsi a tutto, quali potranno essere le conseguenze di questo dormire a pezzettini, e quanto durerà. 

 

Spiritualmente vivo bene tutto questo. Mi do le mie ragioni: i doveri filiali, oppure la strada non desueta del "prete lavoratore". Lo spendere tante ore, per un impegno non direttamente pastorale, però "servizio" vero,  necessario, che qualcuno deve pur fare,  da un lato dà alla mia umanità una struttura "reale", molto vicina alla vita di tante famiglie, per un problema che prima o poi tutti devono attraversare. Poi la parola della Scrittura "chi non lavora non mangi". 


Certo che le attività ne risentono. Mi accorgo di essere sovente distratto, in ritardo sulle cose, affaticato, non lucido. E se. in questo contesto, faccio anche qualche piccola passeggiata, o leggo letteratura, o guardo qualche film, è solo per non perdere il contatto con l'altra realtà, quella sana, vitale, serena. Tuttavia sento in positivo tutta la potenza della Parola di Dio, specialmente del libro della Apocalisse, che è bellissimo, in questi giorni, intrecciare con la vita. 

 

Sono iniziate le benedizioni alle famiglie. Ovviamente è un impegno in più, molto oneroso, ma finora è estremamente utile anche a me, a creare equilibrio operativo, interiore, fra un agire famigliare, domestico e uno pastorale, parrocchiale. Anche gli impegni vicariali e diocesani cerco di non trascurare, compresa la importante "Riunione dei Saggi", lunedi prossimo a Panzano, per delineare spirito e linee del cammino futuro, nelle nostre comunità di Castelfranco