Dal quotidiano AVVENIRE

PERCHÉ UN ANNO DELLA FEDE IL DIRITTO DI DIO

Perché un Anno della fede? La domanda non è retorica e merita una risposta, soprattutto dinanzi alla grande attesa che si sta registrando nella Chiesa per tale evento.
Benedetto XVI ha dato una prima motivazione quando ne ha annunciato l’indizione: «La missione della Chiesa, come quella di Cristo, è essenzialmente parlare di Dio, fare memoria della sua sovranità, richiamare a tutti, specialmente ai cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che gli appartiene, cioè la nostra vita. Proprio per dare rinnovato impulso alla missione di tutta la Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto in cui spesso si trovano verso il luogo della vita, l’amicizia con Cristo che ci dona la vita in pienezza». Questa è l’intenzione principale. Non far cadere nell’oblio il fatto che caratterizza la nostra vita: credere. Uscire dal deserto che porta con sé il mutismo di chi non ha nulla da dire, per restituire la gioia della fede e comunicarla in modo rinnovato.

Questo anno, quindi, si rivolge in primo luogo a tutta la Chiesa perché dinanzi alla drammatica crisi di fede che tocca molti cristiani sia capace di mostrare ancora una volta e con rinnovato entusiasmo il vero volto di Cristo che chiama alla sua sequela.
È un anno per tutti noi, perché nel perenne cammino di fede sentiamo la necessità di rinvigorire il passo, divenuto a volte lento e stanco, e rendere la testimonianza più incisiva. Non possono sentirsi esclusi quanti hanno consapevolezza della propria debolezza, che spesso prende le forme della indifferenza e dell’agnosticismo, per ritrovare il senso perduto e per comprendere il valore di appartenere a una comunità, vero antidoto alla sterilità dell’individualismo dei nostri giorni.

In «Porta fidei», comunque, Benedetto XVI ha scritto che questa «porta della fede è sempre aperta». Ciò significa che nessuno può sentirsi escluso dall’essere positivamente provocato sul senso della vita e sulle grandi questioni che soprattutto ai nostri giorni colpiscono per la persistenza di una crisi complessa che aumenta gli interrogativi ed eclissa la speranza. Porsi la domanda sulla fede non equivale a estraniarsi dal mondo, piuttosto fa prendere coscienza della responsabilità che si ha nei confronti dell’umanità in questo frangente storico.

Un anno durante il quale la preghiera e la riflessione potranno più facilmente coniugarsi con l’intelligenza della fede di cui ognuno deve sentire l’urgenza e la necessità. Non può accadere, infatti, che i credenti abbiano ad eccellere nei diversi ambiti della scienza, per rendere più professionale il loro impegno lavorativo, e ritrovarsi con una debole e insufficiente conoscenza dei contenuti della fede. Uno squilibrio imperdonabile che non consente di crescere nell’identità personale e che impedisce di saper dare ragione della scelta compiuta.

 

 

 

 

 

Rino Fisichella

 

 

 

 

Entro Natale l'uscita del nuovo libro di Benedetto XVI sull'infanzia di Gesù

25.09.12

È stato firmato oggi in Vaticano l'accordo tra la Libreria Editrice Vaticana e la Casa editrice Rizzoli per la pubblicazione del libro di papa Benedetto XVI sull'infanzia di Gesù nei Vangeli. Lo rende noto la Sala Stampa vaticana. La LEV, si legge in un comunicato, affiderà a Rizzoli "il mandato di vendere in tutto il mondo i diritti dell'opera".

"In Italia - spiega la nota - il volume, la cui uscita in tutte le librerie è prevista entro Natale, si presenta come una coedizione LEV-Rizzoli. Insieme all'edizione italiana è già prevista quella in lingua tedesca, pubblicata da Herder, editore storico di Joseph Ratzinger, mentre si sta operando attivamente per la pubblicazione in contemporanea con le lingue di maggiore diffusione". Il titolo definitivo del libro è ancora riservato ma la Sala Stampa vaticana spiega che Benedetto XVI ha orientato la sua ricerca scientifica e la sua opera a far conoscere "la figura e il messaggio di Gesù". "Questo nuovo e atteso libro sulla figura di Gesù - conclude il comunicato - nei racconti evangelici dell'infanzia, che costituisce il completamento dei due precedenti, si rivela quindi di grande importanza dal punto di vista teologico e scientifico". I precedenti volumi della trilogia di Benedetto XVI sono "Gesù di Nazaret" (Rizzoli 2007) e "Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione"

Sinodo sulla nuova evangelizzazione, le nomine di Benedetto XVI

18.09.2012

Benedetto XVI ha nominato i padri sinodali della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo dal 7 al 28 ottobre 2012, sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Un gruppo dei partecipanti al sinodo, infatti, viene sempre nominata dal Papa, gli altri padri sinodali sono scelti dalle diverse conferenze episcopali del mondo. Questo l'elenco:

I cardinali: Angelo SODANO, Decano del Collegio Cardinalizio; Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (Rep. Federale di Germania); Vinko PULJIČ, Arcivescovo di Vrhbosna (Bosnia ed Erzegovina); Polycarp PENGO, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania), Presidente del Symposium des Conférences Episcopales d’Afrique et de Madagascar (S.C.E.A.M.); Christoph SCHÖNBORN, O.P., Arcivescovo di Wien (Austria); George PELL, Arcivescovo di Sydney (Australia); Josip BOZANIĆ, Arcivescovo di Zagreb (Croazia); Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria), Presidente del Consilium Conferentiarum Episcoporum Europae (C.C.E.E.); Agostino VALLINI, Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma; Lluís MARTÍNEZ SISTACH, Arcivescovo di Barcelona (Spagna); André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris (Francia); Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay (India), Segretario Generale della Federation of Asian Bishops’ Conferences (F.A.B.C.).

I monsignori: Francesco MORAGLIA, Patriarca di Venezia; John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja (Nigeria); Héctor Rubén AGUER, Arcivescovo di La Plata (Argentina); Antonio ARREGUI YARZA, Arcivescovo di Guayaquil (Ecuador), Presidente della Conferencia Episcopal Ecuatoriana; John Atcherley DEW, Arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda), Presidente della Federation of Catholic Bishops’ Conferences of Oceania (F.C.B.C.O.); José Octavio RUIZ ARENAS, Arcivescovo emerito di Villavicencio, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione; José Horacio GÓMEZ, Arcivescovo di Los Angeles (Stati Uniti d’America); Carlos AGUIAR RETES, Arcivescovo di Tlalnepantla (Messico), Presidente del Consejo Episcopal Latinoamericano (C.E.L.AM.); Bernard LONGLEY, Arcivescovo di Birmingham (Gran Bretagna); Ricardo Antonio TOBÓN RESTREPO, Arcivescovo di Medellín (Colombia); Luis Antonio G. TAGLE, Arcivescovo di Manila (Filippine); Filippo SANTORO, Arcivescovo di Taranto (Italia); Javier ECHEVARRÍA RODRÍGUEZ, Vescovo tit. di Cilibia, Prelato della Prelatura personale dell’Opus Dei; Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon (Francia); Menghesteab TESFAMARIAM, M.C.C.J., Eparca di Asmara (Eritrea); Benedito Beni DOS SANTOS, Vescovo di Lorena (Brasile); Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo tit. di Bela, Ausiliare di Valparaiso (Cile), Segretario Generale del Consejo Episcopal Latinoamericano (C.E.L.AM.); Luigi NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro (Italia); Alberto Francisco María SANGUINETTI MONTERO, Vescovo di Canelones (Uruguay); Enrico DAL COVOLO, S.D.B., Vescovo tit. di Eraclea, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense in Roma.

Il rev.do Julián CARRÓN, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione; i rev.di padri: Renato SALVATORE, M.I., Superiore Generale dei Chierici Regolari Ministri Degli Infermi (Camilliani); Heinrich WALTER, Superiore Generale dei Padri di Schönstatt; Jose PANTHAPLAMTHOTTIYIL, C.M.I., Priore Generale dei Carmelitani della B. V. Maria Immacolata.

A Sarajevo un meeting di pace

11.09.2012

A venti anni dalla guerra nei Balcani, che ha avuto nella città di Sarajevo uno dei luoghi più colpiti, le religioni mondiali si ritrovano a Sarajevo per confrontarsi sulle ragioni della pace e della stabilità e per indicare vie d'uscita ai gravi conflitti che tuttora insanguinano il mondo, e in particolare il Mediterraneo.

Per iniziativa della Comunità di Sant'Egidio, insieme alla Comunità islamica di Bosnia ed Erzegovina, alla Chiesa serba ortodossa, all'arcidiocesi di Vrhbosna-Sarajevo e alla locale Comunità ebraica, si svolgerà da domenica a martedì prossimi a Sarajevo l'incontro mondiale per la pace "Living together is the future - Religioni e culture il dialogo", cui domenica parteciperanno tra gli altri anche il premier Mario Monti e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

«Si tratta del più grande appuntamento mondiale dell'anno sotto il segno del dialogo tra protagonisti delle grandi religioni mondiali, assieme a esponenti di primo piano della cultura e della vita pubblica europea e mondiale. È la prima occasione in cui tutte le parti religiose presenti in Bosnia si ritrovano per un evento comune dopo la guerra», sottolinea la Comunità di Sant'Egidio.

Vent'anni dopo l'inizio di quello che è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, durato dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996, che ha provocato più di 12 mila morti e 50 mila feriti, l'85% dei quali tra i civili, Sarajevo si propone oggi come culla di una nuova convivenza tra religioni e culture diverse, proponendo anche all'Europa domande sull'integrazione del continente, oggi quanto mai pregnanti nella situazione di crisi economica e di nazionalismi sempre più accentuati.

Nella giornata inaugurale, domenica pomeriggio, Monti e Van Rompuy interverranno sul tema "Crisi e speranza nel mondo della globalizzazione". Ma nei tre giorni di lavori, innumerevoli le tavole rotonde sui temi del dialogo, della convivenza, delle nuove povertà, dell'immigrazione, dell'incontro tra le generazioni, dei cantieri aperti per la pace, dei conflitti in corso, delle "primavere arabe", cui parteciperanno rappresentanti di governi, personalità internazionali, leader religiosi delle varie fedi mondiali, oltre a cardinali e vescovi. Fino alla cerimonia finale e al rinnovo della tradizionale preghiera comune per la pace.

«Papa Benedetto XVI, recandosi ad Assisi lo scorso anno per il venticinquesimo anniversario dell'iniziativa voluta da Giovanni Paolo II - ricorda ancora Sant'Egidio -, ha rinnovato quello che ormai è definito lo "Spirito di Assisi" fatto di dialogo interreligioso e culturale come scelta strategica, di lungo periodo, per giungere alla pace in tante parti del mondo». E che questo «sia diventato ancora di più una necessità, a causa delle irrisolte condizioni di tensione e instabilità in tutto il Medio Oriente", in particolare in Siria, «appare un dato che non richiede particolari sottolineature». Tra l'altro, l'incontro di Sarajevo, a cui parteciperanno anche personalità religiose libanesi, ha luogo a pochi giorni del delicato viaggio di Benedetto XVI in Libano.

22-25 settembre 2011

Benedetto XVI in Germania
Un v​iaggio molto intenso, fitto di appuntamenti e denso di momenti significativi, primo tra i quali l’inedito incontro con il Parlamento tedesco e con 18 discorsi in agenda. Sono le coordinate fondamentali attorno alle quali, da giovedì 22 a domenica 25 settembre, si articola la visita pastorale di Benedetto XVI in Germania. La sua ventunesima fuori dall’Italia e la terza nella sua terra d’origine, dopo quella a Colonia per la Giornata mondiale della gioventù nel 2005, e quella dell’anno successivo in Baviera.

18 marzo 2011

STRASBURGO

Crocifisso, Italia assolta 
Santa Sede: sentenza storica

 

 
L'Italia ha vinto la sua battaglia a Strasburgo: la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo l'ha assolta dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. La decisione della Corte è stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l'eventuale influenza sugli alunni dell'esposizione del crocefisso nella aule scolastiche.

La Santa Sede esprime "soddisfazione" per la sentenza della Corte Europea sulla esposizione del crocifisso nelle scuole. Si tratta, afferma il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi in una dichiarazione scritta, di una sentenza "assai impegnativa e che fa storia".

La sentenza costituisce un punto di riferimento imprescindibile sulla questione della presenza dei simboli religiosi negli spazi pubblici in tutta Europa. Con la sentenza la Corte ha scritto la parola fine sul dossier del caso "Lautsi contro Italia". Un procedimento approdato a Strasburgo il 27 luglio del 2006, quando l’avvocato Nicolò Paoletti presentò il ricorso con cui Soile Lautsi sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane costituiva una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo coscienza e senza interferenze da parte dello Stato, nonché una violazione della libertà di pensiero, coscienza e religione degli alunni. La prima sentenza della Corte ha dato sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, scatenando un’ondata d’indignazione che ha preso anche la forma di decine e decine di lettere di protesta inviate a Strasburgo da semplici cittadini. «Ne abbiamo ricevute quasi duecento», ha riferito una fonte che ha chiesto di non essere citata. 

Alcune contengono critiche alla sentenza, altre minacce ai giudici, altre ancora semplici farneticazioni. «Ma se nei primi mesi l’invio era, per così dire, fatto su base spontanea, da qualche mese c’è chi ha provveduto a organizzarlo», ha aggiunto la stessa fonte mostrando una lettera indirizzata al presidente della Corte in cui si denuncia «la profonda offesa arrecata dalla Corte» ai cattolici. Una sentenza contro la quale il governo italiano ha subito fatto ricorso, trovando tra l’altro il sostegno di altri dieci Paesi membri del Consiglio d’Europa (Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Principato di Monaco, Romania, Russia e San Marino) esplicitato il 30 giugno scorso in occasione della prima e unica udienza pubblica svoltasi nell’ambito del "processo" d’appello

14.01.2011

Il I maggio Wojtyla sarà beato

L’annuncio ufficiale, tanto atteso, è finalmente arrivato. Il prossimo Primo maggio, seconda domenica dopo Pasqua, Giovanni Paolo II-Karol Wojtyla sarà proclamato beato. A dare la notizia è stato ieri mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, specificando tra l’altro che non è stato ancora deciso il giorno della memoria liturgica (a stabilirlo sarà la Congregazione per il culto divino e sarà annunciato il giorno della beatificazione), e che la scelta del giorno della cerimonia è «particolarmente significativo per Giovanni Paolo II» in quanto «il 30 aprile 2000 avvenne la canonizzazione di suor Faustina Kowalska e la proclamazione, da parte di papa Wojtyla, della Giornata della Divina Misericordia per tutta la Chiesa».

L’iter della causa, dalla morte di Giovanni Paolo II, è durato sei anni e un mese, trenta giorni in meno di quella, già velocissima, di Madre Teresa di Calcutta. Ma, ha precisato ancora Lombardi, «tutti i passi sono stati fatti con cura, senza sconti, così come stava a cuore a papa Benedetto XVI, che, come tutti sanno, è molto esigente in questo senso», con solo due "facilitazioni": «La prima di non attendere i 5 anni dalla morte, alla luce della eccezionale attesa popolare e della grande fama di santità. La seconda facilitazione è consistita in una "corsia preferenziale", che ha reso possibile fare avanzare la causa stessa man mano che la documentazione veniva ultimata e vagliata».

Di qui al Primo maggio mancano solo tre mesi e mezzo e nella Basilica di San Pietro «sono iniziati i lavori di preparazione – ha spiegato ancora il portavoce vaticano – presso la cappella di San Sebastiano, nella navata a destra dopo la Pietà e prima del Santissimo Sacramento dove verrà traslata la bara del beato Giovanni Paolo II», che sarà posta «in un vano chiuso e sulla lastra sarà semplicemente scritto in latino "Beato Giovanni Paolo II"». Tutto questo per facilitare l’afflusso dei fedeli – se ne prevedono centinaia di migliaia – che vorranno rendere omaggio a papa Wojtyla.

La nota informativa della Santa Sede che ha accompagnato l’annuncio, ricorda che la dispensa al termine di cinque anni fu sollecitata «dall’imponente fama di santità goduta dal papa Giovanni Paolo II in vita, in morte e dopo morte. Per il resto – osserva la nota – furono osservate integralmente le comuni disposizioni canoniche riguardanti le cause di beatificazione e di canonizzazione». Tra il giugno 2005 e l’aprile 2007 furono celebrate l’inchiesta diocesana e quelle rogatoriali sulla vita, le virtù e la fama di santità e di miracoli di papa Wojtyla e nel giugno 2009, esaminata la relativa «positio», nove consultori teologi del Dicastero diedero il loro parere positivo in merito all’eroicità delle virtù, proclamate il 19 dicembre 2009.

Subito dopo venne presentata all’esame della Congregazione la guarigione dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre Normand e gli atti relativi «furono sottoposti all’esame scientifico della Consulta medica del Dicastero il 21 ottobre 2010», che si espresse «a favore dell’inspiegabilità scientifica della guarigione», poi confermata all’unanimità dai Consultori teologi e, l’11 gennaio 2011, «dalla Sessione Ordinaria dei cardinali e dei vescovi della Congregazione delle cause dei santi».
Nella lista dei prossimi beati di cui ieri è stata autorizzata la promulgazione dei decreti, oltre a papa Wojtyla, spicca la figura del professor Giuseppe Toniolo, laico e padre di famiglia, esponente di primo piano del cattolicesimo sociale in Italia. Nell’elenco altri due italiani: la prossima beata Madre Antonia Maria Verna, fondatrice dell’Istituto della Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea e il venerabile Antonio Franco, prelato ordinario di Santa Lucia del Mela nel Napoletano.

6 novembre 2010

IL PAPA IN SPAGNA

«L'Europa costruisca il futuro 
sulle sue radici cristiane»

«Portando in Spagna il Vangelo, San Giacomo, ha offerto ai popoli che vi abitano la possibilità di essere «in un certo modo, abbracciati da Dio, trasformati dal suo amore». «La Chiesa - ha detto il Papa nel discorso pronunciato nella Cattedrale-Santuario di Santiago de Compostela - è questo abbraccio di Dio nel quale gli uomini imparano anche ad abbracciare i propri fratelli, scoprendo in essi l'immagine e somiglianza divina, che costituisce la verità più profonda del loro essere, e che è origine della vera libertà». 

«Che la gioia di sentirvi figli amati di Dio - ha chiesto Benedetto XVI alle migliaia di pellegrini presenti all'interno e all'esterno - vi spinga anche ad una amore sempre più profondo per la Chiesa, collaborando con essa nella sua opera di portare Cristo a tutti gli uomini. Pregate il Padrone della messe, perchè molti giovani si consacrino a questa missione nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata: oggi, come sempre, vale la pena dedicarsi per tutta la vita a proporre la novità del Vangelo». 

In proposito, il Pontefice ha anche voluto «esprimere felicitazione e ringraziamento a tutti i cattolici spagnoli per la generosità con la quale sostengono tante istituzioni di carità e di promozione umana». «Non stancatevi - ha esortato - di mantenere queste opere, che apportano beneficio a tutta la società, e la cui efficacia si è manifestata in modo speciale nell'attuale crisi economica, così come in occasione delle gravi calamità naturali che hanno colpito vari Paesi».

Il discorso all'arrivo a Santiago. «Come il servo di Dio Giovanni Paolo II, che da Compostela esortò il vecchio continente a dare nuovo vigore alle sue radici cristiane, anch'io vorrei esortare la Spagna e l'Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell'uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce, e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti». Lo ha affermato Benedetto XVI durante la cerimonia di accoglienza all'aeroporto di Santiago de Compostela, al suo arrivo in Spagna alla presenza dei principi delle Asturie, Felipe e Letizia. Il Papa ha fatto appello a «una Spagna e un'Europa non solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose, perchè - ha detto - tutte queste sono esigenze autentiche dell'unico uomo e solo così si opera in modo efficace, integro e fecondo per il suo bene».

Nel mondo si produce il cibo necessario per sfamare otto miliardi di persone (siamo sei miliardi). Circa un miliardo di esseri umani soffre la fame.

26 agosto 2010

LA MATITA DI DIO

Madre Teresa,si celebrano
i 100 anni dalla nascita

 

Una messa solenne ha dato il via alla giornata di celebrazioni per il centenario della nascita di Madre Teresa, la "Santa dei Poveri" che ha dedicato tutta la sua vita ai malati e ai bisognosi di Calcutta. La messa, presieduta dal cardinal Telesphore Placidus Toppo, è stata celebrata a Calcutta, nel quartier generale delle Missionarie della Carità, l'ordine di suore fondato da Madre Teresa 60 anni fa. 

Un messaggio di Papa Benedetto XVI è stata letto durante il servizio liturgico, al quale erano presenti circa mille persone, centinaia delle quali sono rimaste in piedi fuori dalla cappella troppo affollata. «Sono sicuro che quest'anno sarà, per la Chiesa e il mondo, un'occasione di gioiosa gratitudine a Dio per il dono inestimabile che Madre Teresa è stato durante la sua vita e che continua ad essere attraverso il lavoro affettuosa e instancabile di voi, le sue figlie spirituali», recita il messaggio del Papa.

La suora che è succeduta a Madre Teresa, Suor Nirmala, e l'attuale capo dell'ordine, suor Prema, hanno liberato alcune colombe bianche come simbolo di pace e compassione. Madre Teresa, Premio Nobel per la Pace in attesa della santificazione, è nata il 26 Agosto 1910 da genitori albanesi a Skopje, in Macedonia. Arrivata in India nel 1929, due anni dopo ha preso i voti e il nome con il quale è oggi conosciuta in tutto il mondo. L'anniversario della sua nascita verrà anche festeggiato in Albania, Macedonia e Kosovo.
Madre Teresa ha iniziato la sua opera missionaria con i poveri di Calcutta nel 1948, e la metropoli indiana è rimasta la sua base fino alla morte, nel settembre 1997. La "Santa dei Poveri" è stata beatificata nel 2003.
 

 

17 giugno 2010

SIMBOLI RELIGIOSI

La Cei: la Croce segno
d'identità aperta al dialogo

«La presenza dei simboli religiosi e in particolare della croce, che riflette il sentimento religioso dei cristiani di qualsiasi denominazione, non si traduce in un’imposizione e non ha valore di esclusione, ma esprime una tradizione che tutti conoscono e riconoscono nel suo alto valore spirituale, e come segno di un’identità aperta al dialogo con ogni uomo di buona volontà, di sostegno a favore dei bisognosi e dei sofferenti, senza distinzione di fede, etnia o nazionalità». Lo afferma la Presidenza della Cei in una dichiarazione diffusa oggi in vista dell’imminente decisione della Corte europea dei diritti umani sul tema 

«Intendiamo richiamare – scrivono i vescovi - l’attenzione sull’importanza che la questione dell’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche assume in relazione ai sentimenti religiosi delle popolazioni e alle tradizioni delle Nazioni d’Europa».

«Auspichiamo che nell’esame di una questione così delicata si tenga conto dei sentimenti religiosi della popolazione e di questi valori, come pure del fatto che in tutti i Paesi europei si è affermato e si va sviluppando sempre più positivamente il diritto di libertà religiosa, di cui l’esposizione dei simboli religiosi rappresenta un’importante espressione. Le Chiese cristiane – si legge nella dichiarazione - favoriscono ovunque il dialogo con altre Chiese e religioni e agiscono come parte integrante delle rispettive realtà nazionali, che in materia di simboli religiosi conoscono normative diverse e un’autonoma evoluzione sociale e giuridica. Una scelta non penalizzante per la simbologia religiosa – è la conclusione - risulterebbe in linea con il principio di sussidiarietà che presiede al rapporto tra Stati e istituzioni europee, nel rispetto delle tradizioni millenarie di ciascun popolo e di ciascuna Nazione».

 

 

SULLE ORME DI PIETRO


Il Papa sarà a Torino il 2 maggio
per visitare la Sacra Sindone
Papa Benedetto XVI sarà il 2 maggio 2010 in visita a Torino in occasione dell'ostensione della Sindone, prevista dal 10 aprile al 23 maggio. Lo ha reso noto oggi l'arcivescovo del capoluogo piemontese, card. Severino Poletto, con una lettera. Il pontefice visiterà prima la Sindone, per poi celebrare una messa in piazza San Giovanni e recitare l'Angelus. Seguirà anche una breve visita ai malati del Cottolengo, prima del rientro a Roma in serata.

Giovanni Paolo II e Pio XII verso la beatificazione

Firmato il decreto sulle virtù eroiche

Benedetto XVI ha firmato oggi 19/12/2009 il decreto che riconosce l'eroicità delle virtù di Giovanni Paolo II che è stato approvato qualche settimana fa dalla Congregazione vaticana per le cause dei santi. Prima della beatificazione, che ci si può attendere attorno all'ottobre 2010, manca il riconoscimento di un miracolo attribuito all'intercessione di Wojtyla da parte della stessa Congregazione. 

Nella stessa udienza i decreti relativi all'eroicità delle virtù di Pio XII e padre Popieluzsko.

«I Santi non sono rappresentati del passato, ma costituiscono il presente e il futuro della Chiesa e della società. Essi hanno realizzato in pienezza quella 'Caritas in veritatè che è il sommo valore della vita cristiana». Ha affermato Benedetto XVI ricevendo questa mattina in Vaticano gli officiali collaboratori della congregazione delle Cause dei Santi in occasione della celebrazione del 40/mo anniversario del Dicastero.

«Ogni beatificazione e canonizzazione - ha aggiunto Ratzinger - è per i cristiani un forte incoraggiamento a vivere con intensità ed entusiasmo la sequela di Cristo, camminando verso la pienezza dell'esistenza cristiana e la perfezione della carità».

2 Marzo 2010
IL CASO
Crocifisso: la Corte Europea
accoglie il ricorso dell'Italia
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso presentato dall'Italia contro la sentenza che ha «bocciato», il 3 novembre scorso, la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. A quanto si è appreso, il caso sarà quindi esaminato dalla Grande Camera nei prossimi mesi. 

A dare l'annuncio il ministro degli Esteri Franco Frattini. "Apprendo - sottolinea - con vivo compiacimento la notizia dell'accoglimento, da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, della domanda di rinvio davanti alla Grande Camera del caso Lautzi, sull' affissione del crocifisso nelle aule scolastiche". "È con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l'Italia aveva presentato alla Corte".

La Cei: «Un passo avanti nella direzione giusta». "Un atto di buon senso da tutti auspicato perché rispetta quello che è la tradizione viva del nostro Paese e riconosce un dato storico oggettivo, secondo cui alla radice della cultura e della storia europea c'è il Vangelo, che è riassunto in Gesù Crocifisso". Così il presidente della Conferenza episcopale italiana, Cardinale Angelo Bagnasco, questo pomeriggio a Genova, a margine di un incontro pubblico sulla scuola, ha commentato la decisione della Corte europea di accogliere il ricorso dell'Italia sull'affissione del crocefisso nelle aule scolastiche. "La presenza del crocefisso - ha aggiunto Bagnasco - è importante, l'importanza dei segni fa parte dell'antropologia, perché l'uomo è anima e corpo non puro spirito o un'idea astratta: attraverso la corporeità tutti noi esprimiamo i nostri sentimenti e i nostri valori, che sono nel cuore e resterebbero invisibili se non fossero espressi attraverso segni visibili. Il crocifisso - ha concluso il presidente della Cei - esprime il centro della nostra fede cristiana e la sintesi dei valori che hanno ispirato la cultura di libertà rispetto della persona la dignità dell'uomo che sta alla base dell'occidente".

"L'accoglienza da parte della Corte di Strasburgo del ricorso presentato dal governo italiano è un segnale interessante, che dimostra come attorno al crocifisso si sia creato un consenso ben più ampio di quello che ci si sarebbe immaginati", ha spiegato il portavoce e sottosegretario dell'episcopato italiano, mons. Domenico Pompili. Tale consenso , ha aggiunto , "conferma la non adeguatezza di alcune posizioni volte a strumentalizzare segni che hanno innegabilmente a che fare con le radici culturali dell'Europa e con la fede di milioni di persone, che in tale segno si riconoscono". "Si tratta dunque - ha concluso mons. Pompili - di un passo avanti nella direzione giusta"."Un passo avanti nella giusta direzione": così la Conferenza episcopale italiana ha commentato la decisione della Corte di Strasburgo.