I SANTI
Canonizzando alcuni fedeli, ossia proclamando solennemente che tali fedeli hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro i santi quali modelli ed intercessori.
San Giacomo 25.LUGLIO
Apostolo
BIOGRAFIA
Giacomo, detto «il maggiore», era figlio di Zebedeo e di Salome (Mc 15, 40; cf Mt 27, 56) e
fratello maggiore di Giovanni l’evangelista, col quale fu chiamato tra i primi discepoli da Gesù e fu sollecito a seguirlo (Mc 1, 19s.; Mt 4, 21s.; Lc 5, 10). È sempre messo tra i primi tre
apostoli (Mc 3, 17; Mt 10, 2; Lc 6, 14; Atti 1, 13). Pronto e impetuoso di carattere come il fratello, con lui viene soprannominato «Boanerghes» da Gesù (Mc 3, 17), ma è fra i prediletti di
lui insieme col fratello, con Pietro e Andrea. La profezia di Gesù, secondo cui avrebbe bevuto con lui il calice del sacrificio e del martirio (Mc 10, 35-45; Mt 20, 20-28), si realizzò in
pieno, quando Giacomo fu il primo tra gli apostoli a dare il sangue per il suo Signore, e come lui fu fatto decapitare durante le feste pasquali da Erode Agrippa I, nel 42/43 (Atti 12, 1-2).
San Giacomo non fu l’evangelizzatore della Spagna, né vi è certezza che vi sia stato trasportato il suo corpo: Venanzio Fortunato attesta che ai suoi tempi (VI secolo), si trovava a
Gerusalemme. Però dal secolo IX, san Giacomo ebbe un culto straordinario a Compostella nella Spagna (Galizia), che lo ebbe protettore della sua fede e libertà contro i Mori. Quel santuario
divenne per l’Europa uno dei maggiori luoghi di pellegrinaggio nel medioevo e oltre.
DAGLI SCRITTI...
Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo,
vescovo.
I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che
nella domanda avanzata non vi é nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioé non ne conoscete il valore, la
grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra
dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece di lotte e di sudori. Non é questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente é tempo di morte
violenta, di guerre e di pericoli.
Osservate quindi come, rispondendo loro con un’altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: «Potete voi bere il calice»
e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il
mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: «Possiamo!». Promettono immediatamente, senza sapere ciò che chiedono, con la speranza che la loro richiesta
sia soddisfatta. E Gesù risponde: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc 10, 39). Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioé,
sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. «Ma sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me
concederlo; é per coloro per i quali é stato preparato» (Mc 10, 40).
Dopo aver preparato l’animo dei due discepoli e dopo averli fortificati contro il dolore, allora corregge la loro richiesta. «Gli altri dieci si sdegnarono con i due fratelli» (Mt 20, 24).
Notate come tutti gli apostoli siano ancora imperfetti, sia i due che vogliono innalzarsi sopra i dieci, sia gli altri che hanno invidia di loro. Ma, come ho già detto, osservateli più tardi,
e li vedrete esenti da tutte queste miserie. Giovanni stesso, che ora si fa avanti anche lui per ambizione, cederà in ogni circostanza il primato a Pietro, sia nella predicazione, sia nel
compiere miracoli, come appare dagli Atti degli Apostoli. Giacomo, invece, non visse molto tempo dopo questi avvenimenti. Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da
parte ogni interesse terreno, perverrà ad una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.
Voi non sapete quel che chiedete…
Giacomo il maggiore, l’apostolo fratello di Giovanni è il primo apostolo a subire il martirio dimostrando come fosse pronto ad immolare la propria vita per il Signore. Essere discepoli ed
apostoli di Gesù significa anche saper offrire la propria vita. Gesù stesso preannuncia questo futuro alla madre di Giacomo e di Giovanni che già li vedeva beneficati di gloria e di onori
terreni. L’intervento materno, comprensibile dal punto di vista umano produce però delle tensioni nel collegio apostolico. Evidentemente a quegli onori aspiravano un po’ tutti gli apostoli ed
ognuno si sentiva più degno dell’altro per assumere a posti di maggior onore. L’intervento di Gesù è valido per tutti e non solo per la richiesta della madre ed è insegnamento per noi quando
ci sentiamo troppo legati ai riconoscimenti materiali.
Sant’ Antonio di Padova 13.GIUGNO
Sacerdote e Dottore della Chiesa
BIOGRAFIA
San Antonio nacque a Lisbona. Canonici regolare, poi francescano, predicò
dappertutto, nel Portogallo prima, poi in Italia, nutrendo le sue parole con la dottrina delle Sacre Scritture. Pio XII, che ha annoverato Sant’Antonio tra i dottori della Chiesa, gli ha dato il
titolo di dottore evangelico, tanto era solito sostenere le sue affermazioni con citazioni del vangelo. Professore di teologia e nello stesso tempo predicatore, combatté l’eresia con estremo
vigore e con una eccezionale forza di convinzione. Morì a Padova il 13 giugno 1231 all’età di 35anni in concetto di santità. All’indomani della sua morte innumerevoli miracoli fecero sì che egli
fosse invocato dai fedeli come un infaticabile taumaturgo.
MARTIROLOGIO
A Padova sant’Antonio, Portoghese, sacerdote dell’Ordine dei Minori, Confessore e Dottore della Chiesa, illustre per la vita, per i miracoli e per la predicazione, il quale, non essendo ancora
trascorso un anno della sua morte, dal Papa Gregorio non fu ascritto nel numero dei Santi.
DAGLI SCRITTI...
Dai «Discorsi » di sant’ Antonio di Padova, sacerdote.
Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le
mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza,quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti
opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge,dice Gregorio si imponga al predicatore:metta in atto ciò che predica».
Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge la sua dottrina.
Gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 4). Beato dunque chi parla secondo il dettame di questo Spirito Santo e non
secondo l’inclinazione del suo animo.Vi sono infatti alcuni che parlano secondo il loro spirito, rubano le parole degli altri e le propalano come proprie. Di costoro e dei loro simili il Signore
dice a Geremia: « Perciò,eccomi contro i profeti, oracolo del Signore i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. Eccomi contro i profeti, oracolo del signore, che muovono la lingua per
dare oracoli.
Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri, dice il Signore, che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun ordine. Essi non
gioveranno affatto a questo popolo. Parola del Signore»(Ger23, 30-32).Parliamo quindi secondo quanto ci è dato dallo Spirito Santo, e supplichiamolo umilmente che ci infonde la sua grazia per
realizzare di nuovo il giorno di Pentecoste nella perfezione dei cinque sensi e nell’osservanza del decalogo. Preghiamolo che ci ricolmi di un potente spirito di contrizione e che accenda in noi
le lingue di fuoco per la professione della fede, perché, ardenti e illuminati negli splendori dei santi, meritiamo di vedere Dio uno e trino.
San Giuseppe 19.MARZO
Sposo della Vergine Maria - Patronato: Chiesa universale
BIOGRAFIA
Sposo di colei che sarebbe stata Madre del Verbo fatto carne, Giuseppe è
stato prescelto come “guardiano della parola”. Eppure non ci è giunta nessuna sua parola: ha servito in silenzio, obbedendo al Verbo, a lui rivelato dagli angeli in sogno, e, in seguito, nella
realtà, dalle parole e dalla vita stessa di Gesù.
Anche il suo consenso, come quello di Maria, esigeva una totale sottomissione dello spirito e della volontà. Giuseppe ha creduto a quello che Dio ha detto; ha fatto quello che Dio ha detto. La
sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto ciò che può dare un padre umano: l’amore, la protezione, il nome, una casa.
La sua obbedienza a Dio comprendeva l’obbedienza all’autorità legale. E fu proprio essa a far sì che andasse con la giovane sposa a Betlemme e a determinare, quindi, il luogo dell’Incarnazione.
Dio fatto uomo fu iscritto sul registro del censimento, voluto da Cesare Augusto, come figlio di Giuseppe. Più tardi, la gioia di ritrovare Gesù nel Tempio in Giuseppe fu diminuita dal suo
rendersi conto che il Bambino doveva compiere una missione per il suo vero Padre: egli era soltanto il padre adottivo. Ma, accettando la volontà del Padre, Giuseppe diventò più simile al Padre, e
Dio, il Figlio, gli fu sottomesso. Il Verbo, con lui al momento della sua morte, donò la vita per Giuseppe e per tutta l’umanità. La vita di Giuseppe fu offerta al Verbo, mentre la sola parola
che egli affida a noi è la sua vita.
MARTIROLOGIO
Solennità di San Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed
essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.
DAGLI SCRITTI...
Dai «Discorsi» di san Bernardino da Siena, sacerdote
Il fedele nutrizio e custode
Regola generale di tutte le grazie singolari partecipate a una creatura ragionevole è che quando la condiscendenza divina sceglie qualcuno per una grazia singolare o per uno stato sublime,
concede alla persona così scelta tutti i carismi che le sono necessari per il suo ufficio. Naturalmente essi portano anche onore al prescelto. Ecco quanto si è avverato soprattutto nel grande san
Giuseppe, padre putativo del Signore Gesù Cristo e vero sposo della regina del mondo e signora degli angeli. Egli fu scelto dall’eterno Padre come fedele nutrizio e custode dei suoi principali
tesori, il Figlio suo e la sua sposa, e assolse questo incarico con la più grande assiduità.
Perciò il Signore gli dice: Servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore (cfr. Mt 25, 21).
Se poni san Giuseppe dinanzi a tutta la Chiesa di Cristo, egli è l’uomo eletto e singolare, per mezzo del quale e sotto il quale Cristo fu introdotto nel mondo in modo ordinato e onesto. Se
dunque tutta la santa Chiesa è debitrice alla Vergine Madre, perché fu stimata degna di ricevere Cristo per mezzo di lei, così in verità dopo di lei deve a Giuseppe una speciale riconoscenza e
riverenza.
Infatti egli segna la conclusione dell’Antico Testamento e in lui i grandi patriarchi e i profeti conseguono il frutto promesso. Invero egli solo poté godere della presenza fisica di colui che la
divina condiscenza aveva loro promesso.
Certamente Cristo non gli ha negato in cielo quella familiarità, quella riverenza e quell’altissima dignità che gli ha mostrato mentre viveva fra gli uomini, come figlio a suo padre, ma anzi l’ha
portata al massimo della perfezione.
Perciò non senza motivo il Signore soggiunge: «Entra nella gioia del tuo Signore». Sebbene sia la gioia della beatitudine eterna che entra nel cuore dell’uomo, il Signore ha preferito dire:
«Entra nella gioia», per insinuare misticamente che quella gioia non solo è dentro di lui, ma lo circonda ed assorbe da ogni parte e lo sommerge come un abisso infinito.
Ricordati dunque di noi, o beato Giuseppe, ed intercedi presso il tuo Figlio putativo con la tua potente preghiera; ma rendici anche propizia la beatissima Vergine tua sposa, che è madre di colui
che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli infiniti. Amen.(Disc. 2 su san Giuseppe; Opera 7, 16. 27-30)
Sant’ Agnese 21.gennaio
Vergine e Martire
BIOGRAFIA
Fra le innumerevoli vergini che hanno sacrificato la vita per le fede di Gesù Cristo,
emerge S. Agnese. Nacque a Roma da genitori cristiani, appartenenti ad illustre famiglia patrizia, verso la fine del III secolo. Giovanetta consacrò al Signore la sua verginità e riuscì a portare
il giglio intatto dinanzi al suo Sposo Divino. In piena persecuzione, quando molti fedeli e il clero stesso s’abbandonavano in massa alla defezione, ella rimase fedele a Cristo e gli sacrificò la
sua giovane vita. Morì martire a Roma più probabilmente all’inizio del IV secolo. S. Ambrogio e S. Damaso hanno esaltato il suo esempio. Il suo nome è scritto nel canone della messa. La sua fama
volò alta e lontana, come il suo culto fu grande e continuo.
DAGLI SCRITTI...
Dal Trattato “Sulle vergini” di sant’Ambrogio, vescovo
E’ il giorno natalizio per il cielo di una vergine: seguiamone l’integrità. E’ il giorno natalizio di una martire: offriamo come lei il nostro sacrificio. E’ il giorno natalizio di sant’Agnese!
Si dice che subì il martirio a dodici anni. Quanto é detestabile questa barbarie, che non ha saputo risparmiare neppure un’età così tenera! Ma certo assai più grande fu la forza della fede, che
ha trovato testimonianza in una vita ancora all’inizio. Un corpo così minuscolo poteva forse offrire spazio ai colpi della spada? Eppure colei che sembrava inaccessibile al ferro, ebbe tanta
forza da vincere il ferro. Le fanciulle, sue coetanee, tremano anche allo sguardo severo dei genitori ed escono in pianti e urla per piccole punture, come se avessero ricevuto chissà quali
ferite. Agnese invece rimane impavida fra le mani del carnefici, tinte del suo sangue. Se ne sta salda sotto il peso delle catene e offre poi tutta la sua persona alla spada del carnefice, ignara
di che cosa sia il morire, ma pur già pronta alla morte. Trascinata a viva forza all’altare degli dei e posta fra i carboni accesi, tende le mani a Cristo, e sugli stessi altari sacrileghi
innalza il trofeo del Signore vittorioso. Mette il collo e le mani in ceppi di ferro, anche se nessuna catena poteva serrare membra così sottili.
Nuovo genere di martirio! Non era ancora capace di subire tormenti, eppure era già matura per la vittoria. Fu difficile la lotta, ma facile la corona. La tenera età diede una perfetta lezione di
fortezza. Una sposa novella non andrebbe si rapida alle nozze come questa vergine andò al luogo del supplizio: gioiosa, agile, con il capo adorno non di corone, ma del Cristo, non di fiori, ma di
nobili virtù. Tutti piangono, lei no. I più si meravigliano che, prodiga di una vita non ancora gustata, la doni come se l’avesse interamente goduta. Stupirono tutti che già fosse testimone della
divinità colei che per l’età non poteva ancora essere arbitra di sé. Infine fece sì che si credesse alla sua testimonianza in favore di Dio, lei, cui ancora non si sarebbe creduto se avesse
testimoniato in favore di uomini. Invero ciò che va oltre la natura é dall’Autore della natura. A quali terribili minacce non ricorse il magistrato, per spaventarla, a quali dolci lusinghe per
convincerla, e di quanti aspiranti alla sua mano non le parlò per farla recedere dal suo proposito! Ma essa: “E’ un’offesa allo Sposo attendere un amante. Mi avrà chi mi ha scelta per primo.
Carnefice, perché indugi? Perisca questo corpo: esso può essere amato e desiderato, ma io non lo voglio”. Stette ferma, pregò, chinò la testa. Avresti potuto vedere il carnefice trepidare, come
se il condannato fosse lui, tremare la destra del boia, impallidire il volto di chi temeva il pericolo altrui, mentre la fanciulla non temeva il proprio. Avete dunque in una sola vittima un
doppio martirio, di castità e di fede. Rimase vergine e conseguì la palma del martirio.Lib. 1, cap. 2. 5. 7-9; PL 16, 189-191)
Sant’ Antonio Abate 17.gennaio
Padre del monachesimo
BIOGRAFIA
Insigne padre del monachesimo, nacque circa l’anno 250. Dopo la morte dei genitori
distribuì i suoi averi ai poveri, si ritirò nel deserto e lì cominciò la sua vita di penitente. Ebbe molti discepoli e molto lavorò per la Chiesa, sostenendo i martiri nella persecuzione di
Diocleziano e aiutando sant’Atanasio nella lotta contro gli Ariani. Morì nell’anno 356.
MARTIROLOGIO
Nella Tebaide sant’Antonio, il quale, padre dei molti Monaci, visse celeberrimo per la vita e miracoli; le sue gesta furono descritte da sant’Atanasio. Il suo sacro corpo però, sotto l’Imperatore
Giustiniano, fu ritrovato per divina rivelazione, portato ad Alessandria e sepolto nella chiesa di san Giovanni Battista.
DAGLI SCRITTI...
Dalla «Vita di sant’Antonio» scritta da sant’Atanasio vescovo.
Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all’età di diciotto o vent’anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei
mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com’era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire
il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli
apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai
poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt 19, 21). Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi gli fosse stato presentato dalla Provvidenza e quelle parole fossero
state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia possedeva infatti trecento campi molto fertili e
ameni perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte
per la sorella. Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo: «Non vi angustiate per il domani» (Mt 6, 34). Non potendo resistere più a
lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. Affidò la sorella alle vergini consacrate a Dio e poi egli stesso si dedicò nei pressi della sua casa alla vita ascetica, e
cominciò a condurre con fortezza una vita aspra, senza nulla concedere a se stesso.
Egli lavorava con le proprie mani: infatti aveva sentito proclamare: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2 Ts 3, 10). Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il
resto lo donava ai poveri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente (cfr. 1 Ts 5, 17). Era così attento alla lettura, che non
gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell’animo ogni cosa al punto che la memoria finì per sostituire i libri. Tutti gli abitanti del paese e gli uomni giusti, della cui bontà
si valeva, scorgendo un tale uomo lo chiamavano amico di Dio e alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello.
«La Chiesa anche oggi, benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata» ma è una Chiesa «giovane» dove «la fede crea gioia»: è quanto ha detto ieri
sera il Papa al termine del ...
Il calo delle vocazioni? È una realtà con cui gli istituti religiosi sono chiamati a fare i conti, rilanciando al tempo stesso il proprio carisma con linguaggi non obsoleti. Ma puntare sui «serbatoi»
di chiamate all’estero ...
Il cardinale Ersilio Tonini oggi compie 96 anni. L’arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia è nato infatti a Centovera di San Giorgio Piacentino, in diocesi di Piacenza-Bobbio, il 20 luglio 1914, terzo
dei cinque figli di Cesare ...
Affollano i vicoli della Città Vecchia a Gerusalemme, aspettano pazienti in coda per poter scendere alla Grotta della Natività a Betlemme, celebrano Messe in ogni lingua alla basilica
dell’Annunciazione a Nazareth. Mai come ...
