ARCHIVIO racconti apparsi temporaneamente sul Sito

Le quattro candele

(fonte non specificata)

Le quattro candele, bruciano, si consumano lentamente. 
Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione... 

La prima diceva: 
"Io sono la pace, 
ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!". 
Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente. 

La seconda diceva: 
"Io sono la fede, 
purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, e per questo motivo non ha senso che io resti accesa". 
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense. 

Triste triste, la terza candela, a sua volta disse: 
"Io sono l'amore, 
non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. 
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari." 
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere. 

Inaspettatamente... 
un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente. Impaurito per la semioscurità disse: 
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!". 

E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela impietositasi disse: 
"Non temere, 
non piangere: 
finché io sarò accesa, 
potremo sempre riaccendere 
le altre tre candele: 
io sono la speranza". 

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre. 

Che non si spenga mai la speranza dentro il nostro cuore... 
...e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza la Fede, la Pace e l'Amore!!!

 

Un uomo libero

 (Rabindranath Tagore)

Ero giovane e mi sentivo forte. Quella mattina di primavera uscii di casa e gridai: "Io sono a disposizione di chi mi vuole. Chi mi prende?". 
Mi lanciai sulla strada selciata. Sul suo cocchio, con la spada in mano e seguito da mille guerrieri, passava il Re. "Ti prendo io al mio servizio", disse fermando il corteo. "E in compenso ti metterò a parte della mia potenza". Ma io della sua potenza non sapevo che farmene. E lo lasciai andare. 
"Io sono a disposizione di tutti. Chi mi vuole?". 
Nel pomeriggio assolato, un vecchio pensieroso mi fermò, e disse: "Ti assumo io, per i miei affari. E ti compenserò a suon di rupie sonanti". E cominciò a snocciolarmi le sue monete d'oro. Ma io dei suoi quattrini non sapevo che farmene. E mi voltai dall'altra parte. 
La sera arrivai nei pressi di un casolare. Si affacciò una graziosa fanciulla e mi disse: "Ti prendo io e ti compenserò col mio sorriso". Io rimasi perplesso. Quanto dura un sorriso? Frattanto quello si spense e la fanciulla dileguò nell'ombra. Passai la notte disteso sull'erba, e la mattina ero madido di rugiada. 
"Io sono a disposizione... Chi mi vuole?". 
Il sole scintillava già sulla sabbia, quando scorsi un bambino che, seduto sulla spiaggia, giocava con tre conchiglie. Al vedermi alzò la testa e sorrise, come se mi riconoscesse. "Ti prendo io", disse, "e in cambio non ti darò niente". Accettai il contratto e cominciai a giocare con lui. Alla gente che passava e chiedeva di me, rispondevo: "Non posso, sono impegnato". 
E da quel giorno mi sentii un uomo libero. 

La mano e la sabbia

(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)

Giorgio, un ragazzo di tredici anni, passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. 
Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?". 
La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. 
Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta. 
Giorgio osservò stupito, poi esclamò: "Capisco". 

Dietro un'immaginetta della Madonna, dimenticata in un santuarietto di montagna, ho trovato la "Preghiera dell'accoglienza". Eccola: 

Signore, aiutami ad essere per tutti un amico, 
che attende senza stancarsi, 
che accoglie con bontà, 
che dà con amore, 
che ascolta senza fatica, 
che ti ringrazia con gioia, 
Un amico che si è sempre certi di trovare 
quando se ne ha bisogno. 
Aiutami ad essere una presenza sicura, 
a cui ci si può rivolgere 
quando lo si desidera, 
ad offrire un'amicizia riposante, 
ad irradiare una pace gioiosa, 
la tua pace, o Signore. 
Fa' che sia disponibile e accogliente 
soprattutto verso i più deboli e indifesi. 
Così senza compiere opere straordinarie, 
io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino, 
Signore della tenerezza.


 

La barca

(Bruno Ferrero, Il canto del grillo)

Una sera, due turisti che si trovavano in un cam­ping sulle rive di un lago decisero di attraversare il lago in barca per andare a «farsi un bicchierino» nel bar situato sull'altra riva.
Ci rimasero fino a notte fonda, scolandosi una di­screta serie di bottiglie.
Quando uscirono dal bar ondeggiavano alquan­to, ma riuscirono a prendere posto nella barca per intraprendere il viaggio di ritorno.
Cominciarono a remare gagliardamente. Sudati e sbuffanti, si sforzarono con decisione per due ore. Finalmente uno disse all'altro: «Non pensi che a quest'ora dovremmo già aver toccato l'altra riva, da un bel po' di tempo?». «Certo!», rispose l'altro. «Ma for­se non abbiamo remato con abbastanza energia».
I due raddoppiarono gli sforzi e remarono risolu­tamente ancora per un'ora. Solo quando spuntò l'al­ba constatarono stupefatti che erano sempre allo stesso punto.
Si erano dimenticati di slegare la robusta fune che legava la loro barca al pontile.

Un uomo che si proclamava ateo cadde da un di­rupo. Con prontezza di riflessi riuscì ad attaccarsi ad un cespuglio che sporgeva dalla proda. Rimase in bilico sul precipizio e cominciò ad urlare senza ritegno: «Signore Iddio, salvami!».
Un silenzio totale accolse il suo grido. Ma l'uo­mo continuò ad urlare: «Dio, salvami!».
Si udì una voce dall'alto: «Dicono tutti così quan­do sono nei pasticci». «Io no, Signore! Sono assolu­tamente sincero. Parlerò dite a tutti. Crederò a tut­te le tue parole!», protestò a gran voce il poveretto.
«Va bene. Allora molla il ramo», disse Dio.
«Mollare il ramo? Non sono mica matto!».

Amico è con chi puoi stare in silenzio.(Camillo Sbarbaro)

LETTURE   Il falco pigro

(Bruno Ferrero, Ma noi abbiamo le ali)

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.

"E l'altro?" chiese il re.

"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo".
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.

Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno potè schiodare il falco dal suo ramo.

Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.

Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.

Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò.

Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.

"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re.

Intimidito e felice, il giovane spiegò:"Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare".

Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le ali.

 

La vecchietta che aspettava Dio

(Bruno Ferrero)

La vita di ognuno di noi è intessuta di attese. Si tratta di una esperienza importante e di grande valore educativo. Consapevole di ciò, la Chiesa ha fissato un tempo per ravvivare questo 'stato' fondamentale nella vita del cristiano: il tempo dell'Avvento.
La storia sottolinea che Dio è sempre sorprendente... è possibile incontrarlo in tanti modi, ma in modo particolare nelle persone che ci avvicinano tutti i giorni.


C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: "Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.

Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: "Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.

Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. "Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo... E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa", implorò il povero.
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.

La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare. Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: "Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto".

Chi non prega?

(Bruno Ferrero, Il canto del grillo)

Un contadino, durante un giorno di mercato, si fermò a mangiare in un affollato ristorante dove pran­zava di solito anche il fior fiore della città. Il contadino trovò un posto in un tavolo a cui sedevano altri avventori e fece la sua ordinazione al cameriere. Quando l'ebbe fatta, congiunse le mani e reci una preghiera. I suoi vicini lo osservarono con curiosità piena di ironia, un giovane gli chiese: «A casa vostra fate sempre così? Pregate veramente tutti?».
Il contadino, che aveva incominciato tranquillamente a mangiare, rispose:
«No, anche da noi c'è qualcuno che non prega».
Il giovane ghignò: «Ah, sì? Chi è che non prega?».
«Be'», proseguì il contadino «per esempio le mucche, il mio asino e i miei maiali...».

Mi ricordo che una volta, dopo aver camminato tutta la notte, ci addormentammo all'alba vicino un boschetto. Un derviscio che era nostro compagno di viaggio lanciò un grido e s'inoltrò nel deserto senza riposarsi un solo istante.
Quando fu giorno gli domandai: «Che ti è successo?». Rispose: «Vedevo gli usignoli che cominciavano a cinguettare sugli alberi, vedevo le pernici sui monti, le rane nell'acqua e gli animali nel bosco. Ho pensato allora che non era giusto che tutti fossero intenti a lodare il Signore, e che io solo dormissi senza pensare a lui».
(Sa'di)

Ama la vita così com'è.
Amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano
o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.
Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re:
Amala quando ti rubano tutto
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo
nemmeno un po'.
Amala nella felicità
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.
Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.
Non vivere mai senza vita!
(Madre Teresa di Calcutta)

La predica di S. Francesco

(Bruno Ferrero, C'è qualcuno lassù)

Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buo­no e san Francesco gli voleva molto bene.
Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, an­diamo a predicare».
«Padre mio» rispose, «sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?».
Ma poiché san Francesco insisteva, frate Gine­pro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle bot­teghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmen­te a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d'acqua.
Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare al convento».
«E la nostra predica?».
«L'abbiamo fatta... L'abbiamo fatta» rispose sor­ridendo il santo.

Se hai in tasca il profumo del muschio non hai bisogno di raccontarlo a tutti. Il profumo parlerà in tua vece.
La predica migliore sei tu.

Il segreto del paradiso

(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)

Una volta un samurai grosso e rude andò a visitare un piccolo monaco. "Monaco", gli disse "insegnami che cosa sono l'inferno e il paradiso!".
Il monaco alzò gli occhi per osservare il potente guerriero e rispose con estremo disprezzo: "Insegnarti che cosa sono l'inferno e il paradiso? Non potrei insegnarti proprio niente. Sei sporco e puzzi, la lama del tuo rasoio si è arrugginita. Sei un disonore, un flagello per la casta dei samurai. Levati dalla mia vista, non ti sopporto".
Il samurai era furioso. Cominciò a tremare, il volto rosso dalla rabbia, non riusciva a spiccicare parola. Sguainò la spada e la sollevò in alto, preparandosi a uccidere il monaco.
"Questo è l'inferno", mormorò il monaco.
Il samurai era sopraffatto. Quanta compassione quanta resa in questo ometto che aveva offerto la propria vita per dargli questo insegnamento, per dimostrargli l'inferno! Lentamente abbassò la spada, pieno di gratitudine e improvvisamente colmo di pace.
"E questo è il paradiso", mormorò il monaco.

Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell'aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un'occhiata anche all'inferno.
Un angelo lo accontentò e lo condusse all'inferno.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt'intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.
"Com'è possibile?", chiese il samurai alla sua guida. "Con tutto quel ben di Dio davanti!".
"Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all'estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca".
Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa. Il Paradiso era un salone assolutamente identico all'inferno.
Dentro l'immenso salone c'era l'infinita tavolata di gente; un'identica sfilata di piatti deliziosi.
Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all'estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C'era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
"Ma com'è possibile?", chiese il samurai.
L'angelo sorrise. "All'inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui, al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino".

Paradiso e inferno sono nelle tue mani. Oggi.

I doni di Dio

(Bruno Ferrero)

In un paese lontano, un uomo, camminando tra i vicoli nella parte vecchia della città, si imbatte in una bottega dall'insegna consumata dal tempo ma ancora ben leggibile.
C'era scritto: "Qui si vendono i doni di Dio".
Entrò e visto un vecchietto dietro un bancone gli chiese: "Che vendi buon vecchio?".
Gli rispose: "Ogni ben di Dio".
"Fai pagate caro?".
"No! I doni di Dio sono tutti gratuiti".
Si guardò intorno stupito per gli scaffali pieni di anfore d'amore, vasi di coraggio, lattine di gioia, flaconi di fede, pacchi di speranza, bottiglioni di pace, scatole di salvezza, casse di amicizia...
Si fece coraggio e disse al vecchietto: "Mi dia un bel po' d'amore di Dio, tutta la pace e la gioia, un cartoccio di fede e salvezza quanto basta".
Questi con pazienza, curva sulla schiena, preparò tutto sul bancone. L'uomo fece un balzo. Con grande meraviglia vide che di tutti i grandi doni che aveva chiesto il vecchietto fece solo un piccolissimo pacco che stava sul pugno delle mani.
Esclamò: "Possibile? Tutto qui?".
Il vecchietto raddrizzatosi di colpo rispose solennemente:
"E sì, mio caro, nel negozi di Dio non si vendono frutti maturi, ma soltanto piccoli semi da coltivare".

Per entrare in paradiso


Un uomo andò in paradiso. Appena giunto alla porta coperta di perle incontrò S. Pietro che gli disse: "Ci vogliono 1.000 punti per essere ammessi. Le buone opere da te compiute determineranno i tuoi punti".
L'uomo rispose: "A parte le poche volte in cui ero ammalato, ho ascoltato la Messa ed ho cantato nel coro".
"Quello fa 50 punti", disse San Pietro.
"Ho sempre messo una bella sommetta nel piatto dell'elemosina che il sacrestano metteva davanti a me durante la Messa".
"Quello vale 25 punti", disse San Pietro.
Il pover'uomo, vedendo che aveva solo 75 punti, cominciò a disperarsi.
"La domenica ho fatto scuola di Catechismo – disse – e mi pare che sia una bella opera per Iddio".
"Sì – disse san Pietro – e quello fa altri 25 punti".
L'uomo ammutolì, poi aggiunse: "Se andiamo avanti così, sarà solo la Grazia di Dio che mi darà accesso al paradiso".
San Pietro sorrise: "Quello fa 900 punti. Entra pure".

Smettiamola di voler accumulare i cosiddetti "punti Paradiso": se siamo salvi, è prima di tutto per Grazia di Dio! La stessa Grazia, ci ispiri stupore per un amore così grande, e desideri buoni, di vera conversione, di autentica carità, per puro amore di Dio, non per aspettarci un contraccambio nell'aldilà.

LETTURE L'oca selvatica: un immagine

" C'era una volta un'oca selvatica. Sul declinare dell'autunno, al tempo della partenza per la migrazione, essa scorse in terra un gruppo di oche domestiche; si affezionò loro e le sembrava un peccato doverle abbandonare; sperava di guadagnarle alla sua vita e così avrebbero preso il volo per regioni lontane.

A questo punto si adoperava in tutti i modi per persuaderle, allenarle al volo, e a volare sempre più in alto, affinchè potessero seguirla in cielo, fuggendo a quella vita mediocre di rispettabili oche domestiche, razzolanti per terra.

Da principio le oche domestiche trovarono che il gioco era divertente, l'oca selvatica piaceva. Ma ben presto si stufarono e diedero in parole risentite, la ripresero come una stupidona fantastica, inesperta, scriteriata. Ma ahimè, l'oca selvatica si era ormai disgraziatamente familiarizzata troppo con le oche domestiche; esse avevano preso potere su si essa, sì che quelle parole la impressionarono, e summa summarum l'oca selvativa finì per diventare un'oca domestica.

Se in un certo senso era un bel progetto quello accarezzato dall'oca selvatica, tuttavia il suo fu uno sbaglio: perchè la legge è che l'oca domestica non può mai  tramutarsi in oca selvatica, mentre una selvatica può benissimo diventare una domestica.

Essa avrebbe dovuto innanzitutto badare assolutamente a una cosa, a conservare se stessa.

 

Ma nella vita cristiana non è così: il Cristianesimo insegna precisamente cosa un uomo può "diventare" nella sua vita. Qui c'è la speranza che un'oca domestica possa diventare un'oca selvatica.

Perciò tu resta con loro, rimani pure con queste oche domestiche, intento a una cosa sola, a guadagnarle per poterle trasformare. Ma, per l'amor di Dio, bada bene a una cosa: appena t'accorgi che le oche domestiche cominciano ad avere potere su di te, via, vola via subito con lo stormo. Perchè alla fine tu, alla stregua delle oche domestiche, non ti senta felice nella miseria. "

                                                                                           Soren Kierkegaard, Diario n. 2916 

 

Il male esiste?

(Aneddoto attribuito ad Albert Einstein)

Germania, primi anni del XX secolo. 
Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell'Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda: 
"Dio ha creato tutto quello che esiste?" 
Uno studente diligentemente rispose: "Sì certo!". 
"Allora Dio ha creato proprio tutto?" - Replicò il professore. 
"Certo!", affermò lo studente. 
Il professore rispose: "Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male". 
Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l’ennesima volta che la fede religiosa era un mito. 
Un altro studente alzò la sua mano e disse: "Posso farle una domanda, professore?". 
"Naturalmente!" - Replicò il professore. 
Lo studente si alzò e disse: "Professore, il freddo esiste?". 
"Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?". Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente. 
Il giovane replicò: "Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo... se non abbiamo calore". 
Lo studente continuò: "Professore, l’oscurità esiste?". 
Il professore rispose: "Naturalmente!". 
Lo studente replicò: "Ancora una volta signore, è in errore, anche l’oscurità non esiste. L’oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d’onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l’oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza? 
Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L’oscurità è un termine usato dall’uomo per descrivere ciò che accade quando la luce... non è presente". 
Finalmente il giovane chiese al professore: "Signore, il male esiste?". 
A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E’ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male". 
A questo punto lo studente replicò "Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l’assenza di Dio. E’ proprio come l’oscurità o il freddo, è una parola che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. E’ come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce". 
Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio. 
Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: "Qual è il tuo nome?". 
"Mi chiamo, Albert Einstein, signore!" - Rispose il ragazzo.


 

La morte della Parrocchia

(Bruno Ferrero, L'importante è la rosa)

Sui muri e sul giornale della città comparve uno strano annuncio funebre: «Con profondo dolore annunciamo la morte della parrocchia di Santa Eufrosia. I funerali avranno luogo domenica alle ore 11».

La domenica, naturalmente, la chiesa era di Santa Eufrosia era affollata come non mai. Non c'era più un solo posto libero, neanche in piedi. Davanti all'altare c'era il catafalco con una bara di legno scuro. Il parroco pronunciò un semplice discorso: «Non credo che la nostra parrocchia possa rianimarsi e risorgere, ma dal momento che siamo quasi tutti qui voglio fare un estremo tentativo. Vorrei che passaste tutti qui davanti alla bara, a dare un'ultima occhiata alla defunta. Sfilerete in fila indiana, uno alla volta e dopo aver guardato il cadavere uscirete dalla porta della sacrestia. Dopo, chi vorrà potrà rientrare dal portone per la Messa».

Il parroco aprì la cassa. Tutti si chiedevano: «Chi ci sarà mai dentro? Chi è veramente morto?». Cominciarono a sfilare lentamente. Ognuno si affacciava alla bara e guardava dentro, poi usciva dalla chiesa. Uscivano silenziosi, un po' confusi. Perché tutti coloro che volevano vedere il cadavere della parrocchia di Santa Eufrosia e guardavano nella bara, vedevano, in uno specchio appoggiato sul fondo della cassa, il proprio volto.

E' LA TUA MANO

Il giorno del Ringraziamento, negli Stati Uniti, una maestra disse ai suoi alunni di disegnare qualcosa per cui si sentivano grati.Un bambino disegnò una mano."Di chi sarà questa mano?", si chiedevano i compagni e la maestra..."Sarà la mano di Dio? Dei genitori? Del presidente?". Il bambino svelò il segreto: "E' la tua mano, maestra.Molte volte ho sentito che mi accarezzavi durante la ricreazione.Ho capito che c'era qualcuno che mi voleva bene davvero". Quello fu il regalo più bello che la maestra avesse mai ricevuto nel giorno del Ringraziamento.

La fede

(Bruno Ferrero, La Vita è Tutto Ciò che Abbiamo)

I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.

Le settimane si succedevano sempre più infuocate.

Da mesi non cadeva una vera pioggia.

Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.

All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.

Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila.

Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

Ho cercato Dio  con la mia lampada così brillante
che tutti me la invidiavano.
Ho cercato Dio negli altri.
Ho cercato Dio  nelle piccolissime tane dei topi.
Ho cercato Dio nelle biblioteche.
Ho cercato Dio nelle università.
Ho cercato Dio  col telescopio e con microscopio.
Finché mi accorsi che avevo dimenticato quello che cercavo.
Allora, spegnendo la mia lampada,
gettai le chiavi, e mi misi a piangere...
e subito, la sua Luce fu in me...

 

Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se correggete, correggete per amore. Se perdonate, perdonate per amore. Sia sempre in voi la radice dell'amore, perché solo da questa radice può scaturire l'amore. Amate, e fate ciò che volete.
L'amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore. L'amore è tutto.  

 

 

Il prete e i mille "se"

(fonte non specificata)

Il prete e la sua gente: una storia piena di "se...se....se.." 

Se sta da solo in Chiesa, "si chiude nel suo intimismo". 
Se esce, "va sempre in giro, e non si trova mai". 
Se va a benedire le case (o meglio, le famiglie), "non è mai in Chiesa". 
Se non va, "non fa nulla per conoscere i suoi parrocchiani". 
Se qualche volta accetta di andare al bar "è uomo di mondo". 
Se non accetta, "vive isolato". 
Se si ferma in strada a parlare con la gente, è "pettegolo". 
Se non si ferma "è scostante". 
Se parla con le vecchiette, "perde il tempo". 
Se dialoga con le giovani è "un donnaiolo". 
Se sta insieme e gioca con i ragazzi "forse è di tendenze equivoche". 
Se non li frequenta, "trascura di compiere il suo principale dovere". 
Se accoglie in casa certe persone, "è imprudente". 
Se non le accoglie, "non si comporta da cristiano sensibile". 
Se in chiesa afferma verità scottanti, "fa politica". 
Se tace è "menefreghista". 
Se predica un minuto in più diventa "interminabile". 
Se parla o predica poco "non ha autorità" o "è impreparato". 
Se si occupa dei malati "dimentica i sani". 
Se accetta inviti a pranzo o a cena "è un mangione e un beone". 
Se rifiuta, "non sa vivere in società". 
Se organizza incontri e riunioni "sta sempre a scocciare". 
Se tace e ascolta, "si lascia sopraffare da quelli che comandano". 
Se cerca di fare qualche aggiornamento, "butta via tutto quello che c'è da conservare". 
Se ritiene valide alcune tradizioni, "non capisce i tempi attuali". 
Se è d'accordo con il vescovo, "si lascia strumentalizzare e non ha personalità". 
Se non condivide tutto quello che il vescovo propone, "è fuori della Chiesa". 
Se chiede la collaborazione dei fedeli, "è lui che non vuol far niente". 
Se agisce da solo, "non lascia spazio agli altri". 
Se si occupa degli immigrati (o extracomunitari) "è imprudente". 
Se non si interessa, "è un grande egoista che non vuole rogne". 
Se organizza gite, pellegrinaggi, "pensa solo a far soldi". 
Se non organizza, "è indolente e non ha iniziative". 
Se fa il bollettino parrocchiale, "spreca tempo e soldi". 
Se non lo fa', "non informa i fedeli sulle attività della parrocchia". 
Se si ferma a casa, "non è mai reperibile in ufficio". 
Se inizia la santa Messa in orario, "il suo orologio è sempre avanti". 
Se comincia un attimo dopo, "fa quello che vuole e non rispetta gli altri". 
Se a tutti ricorda e sottolinea il dovere della partecipazione e della solidarietà, "è sempre arrabbiato e nervoso; e, in ogni occasione, bussa a quattrini". 
Se indossa la veste talare "è un sorpassato". 
Se veste da borghese, "nasconde la sua identità". 

Se... se... se... 

Signore, dimmi tu: ma come dovrebbe essere il prete? 
Risposta del Capo (alias Gesù Cristo): 
"Un innamorato di Dio". 

E non dovrebbe dimenticare che: "il discepolo non è da più del maestro 
né un apostolo è più grande di chi l'ha mandato...". 
Se hanno perseguitato Me perseguiteranno anche voi; 
se hanno osservato la Mia Parola, osserveranno anche la vostra" (Gv 15). 
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28).


 

 

I monaci e la Parola

  (Ernesto Olivero, Il sogno di Dio)

Tre monaci, tutti e tre studiosi della Bibbia, andarono un giorno da un grande uomo di preghiera per chiedergli come pregare la Parola. Il primo raccontò di aver letto la Bibbia da capo a fondo e di averla imparata a memoria. Il secondo disse di averla letta e riletta fino ad avere imparato a cantarla. Il terzo, intimidito dalla sapienza dei primi due, non osava parlare; l'uomo di Dio lo incoraggiò ed egli disse di essere riuscito a leggere una frase soltanto, ma di averla macinata giorno e notte nella mente e nel cuore, senza aver potuto andare più avanti. Il grande uomo di preghiera rispose: "E' questo il modo di pregare la Parola".

 

Il sassolino

(fonte non specificata)

Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: "Tu dici che l'uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent'anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno compie un solo delitto e non si pente, finirà all'inferno. E' giusto questo? Cento elitti sono più leggeri di uno?". 
Il vecchio sacerdote rispose al re: 
"Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?". 
"Andrà a fondo", rispose il re. 
"E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?". 
"Galleggeranno". 
"Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?". 
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò: 
"Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell'inferno. Invece l'uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto".